martedì, Ottobre 27, 2026
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Tasca (A2A): “Molto soddisfatti risultati ottenuti con bilancio sostenibilità territoriale Calabria”

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(Adnkronos) – “Abbiamo presentato il Bilancio di sostenibilità territoriale della Calabria e siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti. Contribuire allo sviluppo economico di un territorio significa sapere ascoltare e sostenere le imprese e le comunità”. Lo ha detto il presidente di A2A, Roberto Tasca, alla presentazione del quinto Bilancio di sostenibilità territoriale di A2A in Calabria.  

“Dal mio punto di vista uno dei valori principali è la fiducia, sulla quale va costruita una relazione di lungo termine con territori e istituzioni. Chiaramente A2A – ha aggiunto Tosca – ha come primo obiettivo quello di creare profitto, ma dietro c’è anche un rapporto di fiducia da coltivare. Questa azienda si occupa di servizio di pubblica utilità, noi siamo con voi quando vi svegliate la mattina. Credo che, però, questa attività vada fatta in modo sempre più innovativo. E credo che l’impresa che rappresento abbia tutte queste caratteristiche. Siamo quello che appariamo, non abbiamo bisogno di finzioni e possiamo dare garanzie per quello che andiamo a fare”. 

Tasca ha dato risalto anche all’impegno sociale del gruppo: “Nel 2025 in Calabria abbiamo svolto attività didattiche per 10 mila studenti e docenti. Attraverso il Banco dell’Energia abbiamo sostenuto 200 famiglie in difficoltà per il pagamento di bollette e per interventi di efficientamento energetico”. 

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cronaca

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Mazzoncini 8A”A): “La Calabria per noi ha ruolo strategico”

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(Adnkronos) – “La Calabria occupa un ruolo strategico per A2A e lo dimostrano i 45 milioni di euro distribuiti dal Gruppo sul territorio nel 2025, 14% in più rispetto all’anno precedente, e i 400 milioni di investimenti previsti dal Piano industriale al 2035. Nel 2025 abbiamo investito 19,4 milioni di euro in impianti e infrastrutture per la transizione ecologica. 16,8 milioni sono gli ordini affidati a micro e piccole imprese del territorio. Segno che il nostro impegno coinvolge anche il tessuto imprenditoriale locale”. Sono i numeri forniti dall’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, alla presentazione del Bilancio di sostenibilità territoriale di A2A in Calabria, a Catanzaro. 

Mazzoncini è intervenuto anche sul tema della fiducia con il territorio e le istituzioni, pilastro dell’azione territoriale del Gruppo: “Secondo me il tema della fiducia è centrale. Per fidarsi bisogna sapere cosa uno vuole fare e A2A è l’unica azienda italiana che in questo momento sa cosa andrà a fare fino al 2035. Questo penso sia di straordinario aiuto per gli enti locali che vogliono lavorare con noi. E questa trasparenza rispetto alla finalità è fondamentale. Non siamo dei frati trappisti, è chiaro che siamo un’impresa e il nostro scopo è quello di creare profitto. Ma credo che la fiducia in questo momento sia cruciale. Più che mettere su internet il nostro piano industriale per i prossimi 10 anni, non so cosa possiamo fare per dimostrare la nostra serietà”. 

Tra i prossimi obiettivi di A2A “la realizzazione di un impianto fotovoltaico a Cutro, tre impianti agrivoltaici nelle province di Crotone e Cosenza, un sistema di accumulo a Maida e un impianto eolico in provincia di Cosenza”. 

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cronaca

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1 e 4 novembre in busta paga, come vengono pagati: lo stipendio è più ricco?

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(Adnkronos) –
Nel mese di novembre ci sono due giornate che possono far variare la busta paga rendendola più ricca. Il 1 novembre, Festa di Ognissanti, rappresenta una festività nazionale e viene considerato un giorno non lavorativo per la maggior parte dei lavoratori: quindi coloro che non lavorano riceveranno comunque la retribuzione piena. E’ riconosciuto come giorno di riposo obbligatorio secondo la normativa italiana, il dipendente ha infatti diritto a percepire lo stesso stipendio che avrebbe ricevuto se avesse lavorato, senza alcuna decurtazione. 

C’è poi il 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, ex festività soppressa: dal 1977 non dà più diritto a stare a casa dal lavoro e la legge stabilisce che la sua celebrazione venga spostata alla prima domenica del mese.  

Se la festività cade quindi in un giorno lavorativo (da lunedì a venerdì in generale), il datore di lavoro deve corrispondere la normale retribuzione giornaliera. Nel 2026, però, l’1 novembre cade di domenica. Un dettaglio che cambia il modo in cui viene trattato in busta paga, perché si parla di festività coincidente con la domenica. Per i lavoratori con stipendio fisso mensile, la festività che coincide con la domenica non va ‘persa’. La legge e la maggior parte dei contratti collettivi prevedono un indennizzo economico. Perché di fatto viene ‘perso’ il beneficio di una festività che, se fosse caduta in un giorno lavorativo, avrebbe dato diritto al riposo retribuito. Per questo viene riconosciuta una compensazione economica. L’importo extra per la festività non goduta da parte di un impiegato è in genere pari a 1/26 della retribuzione globale mensile. Ma non è così per tutti, alcuni Ccnl prevedono criteri diversi. 

Nel caso in cui il lavoratore presti attività, non si parla più solo di festività coincidente con la domenica perché lavora di domenica e durante una festività nazionale. Il pagamento dipende dal Ccnl: dalla retribuzione per le ore lavorate, dalla maggiorazione per lavoro festivo e da quello domenicale (se prevista e distinta), dal riposo compensativo (se dovuto).  

Quindi, per capire esattamente quanto spetta in busta paga, è fondamentale fare riferimento al proprio contratto collettivo. Non sempre le maggiorazioni si sommano in modo automatico. Alcuni contratti prevedono una maggiorazione unica per il lavoro festivo, altri distinguono domenicale, festivo, notturno o straordinario. 

In genere per una festività lavorata senza riposo compensativo, l’impiegato ha diritto alla normale retribuzione oltre alla maggiorazione del 50% (il valore della maggiorazione varia in base al Ccnl applicato) sulla retribuzione oraria per le ore lavorate in un giorno festivo. 

Nel caso del 4 novembre, in quanto festività soppressa, ai lavoratori dipendenti spetta un trattamento economico specifico, che varia in base al proprio Contratto collettivo nazionale di Lavoro: alcuni conservano uno specifico trattamento economico collegato a questa ex festività. In alcuni casi, essendo stata spostata alla domenica, viene considerato come una festività cadente di domenica: quindi nello stipendio si riceverà un giorno in più di retribuzione (pari a 1/26 della quota mensile per i lavoratori a stipendio fisso), indipendentemente dal giorno della settimana in cui cade effettivamente il calendario.  

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Milano, violenza contro studentessa Erasmus: fermato 31enne

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(Adnkronos) – Un uomo di 31 anni è stato fermato dai carabinieri per la violenza sessuale su una studentessa tedesca di 21 anni, a Milano per il progetto Erasmus. All’alba dello scorso 15 ottobre la ragazza stava rientrando nello studentato in cui alloggia, quando in via Giacosa, vicino al parco Trotter, quando è stata sorpresa alle spalle e abusata, prima di venire soccorsa da due passanti. È stato da uno zaino ritrovato a poca distanza dal luogo dell’aggressione, con all’interno uno scontrino e la Sim di un telefono che – come hanno anticipato le edizioni online di Corriere, Repubblica e Giorno – gli investigatori, coordinati dai pubblici ministeri Letizia Mannella e Alfonso Serritiello, sono riusciti a risalire al 31enne, di nazionalità peruviana.  

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cronaca

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Protesta Tir e agricoltori, oggi Consiglio dei ministri: governo prepara decreto con risorse

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(Adnkronos) –
Il Consiglio dei ministri si riunisce oggi per varare un decreto legge con misure a sostegno dell’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura, mentre le proteste contro il caro carburanti e i blocchi stradali stanno provocando disagi in diverse zone del Sud Italia. “Il governo è impegnato da giorni per individuare le risorse necessarie per sostenere il settore dell’autotrasporto”, riferiscono fonti di Palazzo Chigi. L’obiettivo, spiegano, è tradurre rapidamente gli impegni assunti in misure concrete, riunendo nel decreto gli interventi per gli autotrasportatori e ulteriori risorse per il comparto agricolo. 

Il governo richiama però anche la necessità di ripristinare la circolazione. “Il proseguimento di alcune proteste, nonostante il confronto avviato e l’accordo raggiunto con le associazioni di categoria, evidenzia una situazione più complessa”, sottolineano le fonti, invitando a distinguere le rivendicazioni legittime da eventuali condotte illegali. “Il rispetto delle regole, la libertà di circolazione e la tutela delle attività economiche devono restare priorità imprescindibili”. 

Secondo una nota del MIT, nel Cdm sono attesi i nuovi interventi a sostegno dell’autotrasporto avranno particolare attenzione ai piccoli operatori e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea. Tra le misure già individuate figurano ristori per il caro gasolio, sospensione dei canoni di leasing e digitalizzazione della lettera di vettura. Il lavoro prosegue ora per garantire risposte concrete soprattutto ai cosiddetti padroncini e tutelare la regolarità del mercato.  

Ieri sera la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presieduto una riunione con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. 

Nel corso dell’incontro, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, “è stato fatto il punto sulle misure da portare in Cdm”. Per l’autotrasporto, “si è discusso degli esiti del confronto avvenuto ieri con i rappresentanti di categoria e sull’immediata operatività dei provvedimenti”. L’esecutivo lavora inoltre a “un pacchetto di norme e iniziative concrete a sostegno del comparto agricolo”. 

Sul fronte della sicurezza, Piantedosi ha aggiornato il governo sui contatti con i prefetti dei territori interessati dai blocchi. Il Viminale è impegnato a decongestionare la viabilità e a garantire la continuità dei rifornimenti, con particolare attenzione ai beni di prima necessità, agli alimenti e ai farmaci. “Le Forze dell’Ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori. Un servizio che sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”, riferiscono le fonti. 

Il governo ribadisce infine la volontà di tutelare i diritti di tutti e contrastare eventuali condotte illegali: «Il governo ribadisce la ferma volontà a garantire i diritti di tutti e a combattere ogni condotta delinquenziale e criminale». 

 

In attesa di risposte concrete dal governo, la protesta si ferma in Sicilia e Calabria. Sciolto anche il presidio da giorni al casello autostradale di Caianello, sulla A1. In Sicilia, l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias) ha deciso di revocare il blocco dei tir dopo un incontro in Prefettura a Catania. Sospesa la mobilitazione anche in Calabria, dove Fedralog guarda al confronto con il ministro Matteo Salvini previsto per il 27 ottobre. La decisione, si legge in una nota, è stata “sofferta ma meditata” e presa “con profondo senso di responsabilità verso la collettività, le imprese, i cittadini e per la tutela della sicurezza nazionale”. 

La federazione ha spiegato di voler dare fiducia al governo e al ministero, in attesa dell’incontro con Salvini fissato per il 27 ottobre. “Confidiamo che nell’incontro del 27 con il ministro Salvini arrivino finalmente le soluzioni concrete e tanto attese”, sottolinea Fedralog, avvertendo che, in assenza di risposte adeguate, sarà organizzato “un corteo verso Roma con tutti i mezzi”. 

Ieri gli autotrasportatori, ritenendo non sufficienti i provvedimenti promessi dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti durante l’incontro con le associazioni di categoria, hanno deciso di prorogare il blocco almeno sino al 27 ottobre. Situazione critica in particolare in Campania, con blocchi e presidi al casello autostradale di Nola, Avellino Est, Mercato San Severino (Salerno), Capua, Caserta Nord. Le ripercussioni sono ad ampio spettro: in alcune zone di Napoli, carburante esaurito nei distributori. Sui social dilagano le foto di supermercati con scaffali vuoti per ritardi nelle consegne di generi alimentari. 

Effetti anche sugli aeroporti del Sud: a secco gli scali di Napoli, Salerno, Catania, Reggio Calabria e Crotone. L’Enav diffonde avvisi destinati alle compagnie aeree segnalando la necessità di rifornire i velivoli della quantità sufficiente di jet fuel alla partenza perché nei 4 aeroporti del Sud si registra “Fuel Jet A1 availability limited”. 

Il blocco dell’autotrasporto crea disagi anche per chi è in attesa di pacchi e corrispondenza. Dopo l’industria alimentare e della ristorazione, la moda, il packaging, i rifornimenti di carburante e lo smaltimento dei rifiuti, diversi player delle spedizioni riportano problemi dovuti al fermo dei tir. 

 

Mentre il governo si riunisce per varare il decreto con nuove risorse, le opposizioni attaccano e chiedono alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di riferire sulla crisi economica e sui disagi che stanno interessando il Paese. 

“Chiedo un’informativa urgente alla presidente del Consiglio sulla crisi economica che sta coinvolgendo il Paese, il Paese si sta bloccando”, dice il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, intervenendo alla Camera. “Mi associo alla richiesta del collega Conte per un’informativa urgente della premier Meloni sulla crisi nel Paese”, fa eco Elly Schlein, segretaria del Pd. Alla richiesta si associa anche il gruppo di Alleanza Verdi Sinistra e Iv . 

Il presidente del M5S ha descritto una situazione caratterizzata da difficoltà nella circolazione, problemi nei rifornimenti e possibili ripercussioni sulla distribuzione dei prodotti. “Abbiamo una circolazione in tilt, gli scaffali dei supermercati si stanno svuotando, i distributori di carburante sono a secco, l’Italia si sta fermando… E in tutto questo il governo cosa intende offrire come risposta? La risposta sin qui ci appare assolutamente inadeguata. Non riesco a capire perché Giorgia Meloni, il presidente del Consiglio, non incontri chi in questo momento è portatore di così tanta sofferenza economica e sociale”.  

Ed Elly Schlein ha aggiunto “Io chiedo a Giorgia Meloni di uscire dal palazzo, di ascoltare il Paese reale, di venire in questo Parlamento a riferire quali risposte concrete per migliorare la vita delle persone”. E Bonelli ha sottolineato “siete in difficoltà, avete perso il rapporto con il Paese e ora gettate fango con chi protesta perché vuole lavorare”. 

 

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economia

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Russia, operazione ‘Matryoshka’: così la fabbrica di fake news del Cremlino punta sull’Italia

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(Adnkronos) –
Prima c’era la fabbrica dei troll di San Pietroburgo. Dal 2022 all’iniziativa sponsorizzata da Evgheny Prigozhin, cuoco e arrampicatore finito male, si è affiancata la fabbrica di notizie false, un progetto più strutturato diretto inizialmente a cinque Paesi, fra cui l’Italia, che fa capo a Sergei Kiriyenko, vice capo di gabinetto del Cremlino, l’architetto della macchina politica interna in Russia il cui potere si sta estendendo sull’estero.  

La realizzazione del progetto, a cui era stato dato in un primo momento il prevedibile nome di rete Matryoshka, è stata affidata a Ilya Gambashidze, ex consigliere del vice presidente della Duma uscente Pyotr Tolstoy (ora Presidente della Commissione esteri della nuova Camera bassa del Parlamento russo), oscuro creatore di chatbot politici dal 2020. La gestione fa capo ad Aleksandr Kharichev, al vertice del nuovo direttorato per il controllo e l’analisi dei processi sociali dell’amministrazione presidenziale, che segue le attività di disinformazione sull’Ucraina, e a Sofia Zakharova, responsabile per lo sviluppo Ict e l’infrastruttura delle comunicazioni del direttorato, per i Paesi occidentali.  

L’obiettivo dell’Agenzia per la progettazione sociale è quello di “promuovere dall’interno narrative russe nei Paesi non amichevoli”, vale a dire la diffusione di contenuti falsi ma non direttamente identificabili come propaganda russa, anche su siti di notizie occidentali. Non ci lavorano ragazzini reclutati con annunci, come quelli cooptati dal Centro ricerche Internet di San Pietroburgo – la fabbrica di Prigozhin basata in un condominio di quattro piani alla periferia di San Pietroburgo, con turni di 12 ore, giorno e notte, quote di 135 commenti da postare a turno e stipendi bassi. Ma centinaia di persone con curriculum importanti, fra cui diplomati all’Mgimo e dipendenti del ministero degli Esteri, che rispondono all’Amministrazione presidenziale. I giornalisti investigativi del sito indipendente The Insider hanno ricostruito l’attività di questo sforzo sulla base di carteggi interni e con il Cremlino.  

Si considerano come “soldati dell’ideologia” e “architetti sociali” e lavorano per costruire storie in lingue diverse che fanno passare per notizie di media occidentali insieme a progettisti di deepfakes, “realtà aumentata” o “rapporti speciali”, come vengono definiti in gergo. Vengono allestiti set per riprese o scatti professionali, in Russia, ma con prop e altri dettagli per ricreare ambientazioni simili all’Italia, alla Germania o all’Inghilterra, e attori in scena. Sono anche previste riprese nei Paesi interessati. E computer graphic per la post produzione.  

Strateghi politici e propagandisti di professione usano l’Ia per individuare i temi più sensibili in ogni momento in ogni Paese, e rendere la loro opera disinformazione il più efficace, politicamente, possibile. Per amplificare l’ostilità nei confronti dei migranti in Italia, per esempio, l’agenzia ha proposto la diffusione di notizie false sulle “residenze sequestrate ai russi da offrire ai rifugiati ucraini, con i costi di mantenimento sostenuti dalle amministrazioni locali”. Blogger italiani avrebbero dovuto essere pagati per produrre sketch sui danni prodotti dalle sanzioni contro la Russia. “La cosa principale è che non capiscano da chi è stato commissionato – in questo momento, si pensa che sia un partito politico italiano”, si riconosceva in una.  

I dipendenti della fabbrica 2.0 lavorano sia online che offline. Utilizzano la loro rete di bot per amplificare la diffusione di foto, come per esempio quella di un graffito con la stella di David sui palazzi parigini del novembre del 2023 (eseguito originariamente da agenti russi), altri che operano per rendere visibili notizie false su Volodymir Zelensky rilanciate da Elon Musk e JD Vance. Il sito di notizie indipendente The Insider ha dedicato alla struttura una lunga inchiesta basata sul carteggio fra l’agenzia e il Cremlino. 

Fra gli esempi più noti di fake ci sono gli yacht di Zelensky e dei suoi e lo shopping da Cartier della moglie Olena. L’allora senatore dell’Ohio JD Vance nel dicembre del 2023 era intervenuto al podcast di Steve Bannon, sostenendo che “il welfare viene tagliato, i nostri nonni gettati in povertà, perché uno dei ministri di Zelensky possa acquistare uno yacht ancora più grande?”. Solo poche settimane prima la Komsomolskaya Prava, aveva pubblicato un articolo su un presunto yacht di Zelensky, citando “documenti della Mediterranea Association of Yacht Brokers” che era stato subito rilanciato da DC Weekly, un sito di notizie false finanziato dall’ex marine Usa John Mark Dougan, che ora vive in Russia. Due settimane dopo, il lead veniva citato dai senatori Gop Thom Tillis e da Vance, appunto, ma anche dalla Rappresentante, poi pentita, Marjorie Taylor Greene. Gli interventi sono stati stampati e raccolti in una cartellina destinata al Cremlino.  

Nel luglio del 2022, Kiriyenko sviluppa il piano per una campagna di propaganda da lanciare simultaneamente in cinque Paesi europei che presenta a Gambashidze, Zakharova e un certo ‘Stas’, sembra Stanislav Starostin, poi cooptato nell’agenzia. Priorità è quella di screditare gli Usa, la Gran Bretagna, la Nato. Secondo obiettivo, trasmettere “verità” sulla guerra in Ucraina, terzo, persuadere i tedeschi a opporsi a quella che veniva definita come “inefficace politica delle sanzioni”, Germania focus principale dei primi passi della campagna. A giugno del 2022, la campagna era attiva in almeno tre Paesi, Germania, Italia e Gran Bretagna.  

All’inizio del 2023 nasce invece la campagna, anzi, contro campagna ucraina, nome in codice “uganda” a cui Kiriyenko assegna quattro priorità: screditare i vertici politici e militari, dividere le elite, demoralizzare le forze militare e incidere negativamente sulla vita civile. A giugno 2024, Kharichev assume la responsabilità del nuovo direttorato per il controllo e l’analisi dei processi sociali, e diventa a tutti gli effetti il responsabile al Cremlino dell’ideologia dopo l’inizio dell’invasione. Primo impiego di Kharichev sono le forze di protezione dalle radiazioni, dagli agenti chimici e biologici. Il suo lavoro era concentrato sul “supporto morale e psicologico”. Dopo l’arrivo di Putin al Cremlino, è entrato nell’Amministrazione presidenziale, dove ha avuto da allora diversi incarichi.  

Nel quadro dello scandalo di corruzione sull’approvvigionamento di cibo ed equipaggiamenti per le forze ucraine che hanno portato alle dimissioni del ministro della difesa, Oleksiy Reznikov, i siti di notizie associati all’agenzia nel 2023 hanno diffuso notizie false sull’acquisto, da parte del ministro e della sua famiglia, di proprietà immobiliari a Cannes, Dubai e Madrid. 

Identico impegno per l’acquisto da parte della ‘first lady’ di gioielli da Cartier a New York, fatti girare originariamente su account x anonimi, poi rilanciati mesi dopo da un account Instagram poco noto, rilanciati da propagandisti importanti rssi su X e Tik Tok, quindi dall’esponente politico britannico George Galloway. La storia è stata anche rilanciata dal giornalista americano e collaboratore di RT Max Blumenthal, che ha 860.000 follower su X, citato da Candace Owens, che ha 7,8 milioni di follower. “Nn vogliamo avere nulla a che fare con Zelensky. Rubi ai nostri mentre tua moglie dissipa decine di migliaia di dollari facendo shopping a Parigi. Disgustoso”. 

Post sui social associati a link web falsi che si spacciano per siti di notizie noti, con centinaia di dollari spesi ogni giorno dall’Agenzia e da ‘Structure’, un gruppo di società affiliate, per promuoverli. Commenti con link a questi siti farlocchi venivano anche pubblicati di seguito a post di media veri e propri. I commenti non autentici non comparivano solo su FB e Instagram ma anche su Telegram. 

“Dopo due anni di operazioni, il progetto è diventato effettivamente l’unico modo per influenzare l’opinione pubblica nei Paesi obiettivo in modo ‘nativo’, senza che i contenuti portino apertamente il marchio di ‘propaganda russa’, ha scritto Gambashidze in un rapporto per il Cremlino. In un video, Gambashidze ha precisato: “le nostre narrative sono immerse nelle opinioni sul mondo dei cittadini occidentali. Crediamo con forza nella vittoria definitiva, dal momento che abbiamo preparato con attenzione i nostri attacchi nell’informazione e compreso gli obiettivi del progetto. Il campo di battaglia sono le menti delle persone sul pianeta terra!”.  

In altre note, si raccomandano ai dipendenti video in tedesco in cui gli ucraini “si paragonano a eroi nazisti”. O materiale per dire che “ci sono molti rifugiati oggi, ma gli ucraini sono gli unici che meritano davvero il sostegno dei tedeschi o degli italiani”. Un altro video commissionato per la Germania prevedeva un siriano che sosteneva che “gli ucraini aderiscono all’Is per combattere i russi e gli ebrei in Europa”. In Gran Bretagna, si chiedeva di produrre video in cui un siriano a Londra, legato all’Is, minacciava: “Se vedo anche solo un altro ucraino qui, lo sgozzo”. Prevista anche nei diversi Paesi la creazione di comunità online di “piagnucoloni”, per gli sfoghi quotidiani. “La gente pubblica, altri simpatizzano. Poi, gli argomenti politici vengono fatti entrare piano piano, lamentele sui prezzi, gli scontri con i rifugiati e altro”.  

L’accesso a Kiryienko da parte di Gambashidze, ha scoperto the Insider, avviene dopo che lo specialista di PR accompagna regolarmente nelle loro missioni all’estero, incluso all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, i deputati Leonid Slutsky, liberaldemocratico, e Tolstoy, che invece fa capo a Russia unita. A ottobre 2024, era stato insignito della Medaglia dell’Ordine per il Merito alla patria, in qualità di esperto dell’Eisi, un think tank associato all’Amministrazione presidenziale.  

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Ucraina, Russia: “Vicini alla fine della guerra”. Putin apre ai nuovi colloqui a novembre

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(Adnkronos) – Nuovi segnali sul fronte diplomatico per una svolta nella guerra tra Ucraina e Russia: Mosca si dice pronta a riprendere i negoziati trilaterali con Stati Uniti e Kiev a novembre, mentre Volodymyr Zelensky indica il congelamento dell’attuale linea del fronte come possibile primo passo verso un cessate il fuoco. Dopo l’incontro a San Pietroburgo tra Vladimir Putin e l’inviato americano Steve Witkoff, il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov parla di un possibile avvicinamento alla fine del conflitto. Restano tuttavia divergenze importanti sulle condizioni per raggiungere la pace, a partire dal futuro dei territori contesi e dalle garanzie di sicurezza. 

Ottimista anche Trump. “Ci stiamo avvicinando alla fine della guerra di Putin contro l’Ucraina. Forse non siamo mai stati così vicini come adesso”, ha detto il presidente americano . 

L’incontro tra Putin e Witkoff è durato oltre tre ore e ha affrontato diversi temi. Ai colloqui ha partecipato, per la parte russa, anche Kirill Dmitriev, rappresentante del Cremlino per gli investimenti esteri. Secondo quanto riferito dal portavoce Dmitry Peskov, è intervenuto da remoto anche Jared Kushner, genero di Trump. 

Al termine dell’incontro, Ushakov ha spiegato che Putin ha informato l’inviato americano della disponibilità russa a riprendere i negoziati trilaterali con Washington e Kiev. Mosca sarebbe pronta, in linea di principio, a riavviare i colloqui intorno al 10 novembre, concentrandosi sulla questione della sicurezza per Russia e Ucraina. 

Le prospettive di una conclusione della guerra sono state commentate direttamente dal consigliere del Cremlino in un’intervista all’emittente russa Vesti. “Non so quanto siamo vicini, ma ci stiamo muovendo in quella direzione”, ha dichiarato Ushakov, rispondendo a una domanda sulla possibilità che il conflitto giunga al termine. 

Ushakov ha inoltre espresso una valutazione critica sulle proposte discusse a Oslo da rappresentanti ucraini ed europei e successivamente presentate a Putin da Witkoff. “Nel contesto di una soluzione della crisi ucraina, non c’è molto di utile” in tali proposte, ha affermato il consigliere, evidenziando le persistenti distanze tra le parti. 

Al termine della riunione, Ushakov ha riferito che Putin ha informato Witkoff della disponibilità russa, in linea di principio, a riprendere i colloqui trilaterali con Washington e Kiev, con focus la creazione di un sistema di sicurezza per Russia e Ucraina nel periodo successivo alla fine del conflitto. 

Tra le possibilità prese in considerazione per il prossimo round negoziale figura Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Ushakov ha riferito che l’ipotesi è in discussione e che i colloqui potrebbero svolgersi a metà novembre. 

La ripresa del formato trilaterale rappresenterebbe un nuovo tentativo di affrontare direttamente le questioni ancora irrisolte tra Russia e Ucraina, con la mediazione degli Stati Uniti. Restano da definire i dettagli dell’incontro e, soprattutto, le condizioni sulle quali le delegazioni potrebbero trovare un’intesa. 

Sul versante ucraino, Volodymyr Zelensky ha riferito che l’Ucraina è favorevole a organizzare “al più presto” colloqui trilaterali con Stati Uniti e Russia. “Abbiamo appreso che la Russia è favorevole a un incontro trilaterale tra le nostre delegazioni – ha spiegato Zelensky ai giornalisti – La parte statunitense propone di tenerlo il prima possibile. Noi lo sosteniamo. Non conosco ancora le date definitive dell’incontro. L’ordine del giorno è chiaro: porre fine alla guerra, avvicinare la pace e preparare tutto per un incontro tra i leader. Questo è molto importante per tutti. I team si riuniranno per discutere e definire l’ordine del giorno”. 

In un’intervista a Fox News, il presidente ucraino ha poi indicato il congelamento delle attuali linee del fronte come un possibile primo passo per fermare i combattimenti.  

“In questo momento dobbiamo congelare il fronte e credo che questa sia la strada concreta per mettere fine alla guerra”, ha dichiarato Zelensky, aggiungendo:”Parliamo di cessate il fuoco… congelare e fermare”. 

Parallelamente ai contatti sulla guerra, Ushakov ha riferito che è in preparazione un possibile incontro tra i leader di Russia, Stati Uniti e Cina. L’ipotesi sarebbe quella di inserire il vertice nel programma del summit APEC previsto a Shenzhen, a novembre. 

Un eventuale incontro tra Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping potrebbe offrire un’ulteriore occasione di confronto sulle relazioni internazionali e sulla crisi ucraina. Al momento, tuttavia, il vertice resta un’ipotesi in preparazione e non un appuntamento confermato. 

 

Secondo quanto riferisce The Atlantic, citando fonti vicine all’amministrazione americana, Trump punta a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina entro la fine del 2026 e potrebbe intensificare le pressioni su Kiev per arrivare a un’intesa con Mosca. Il futuro dell’Ucraina potrebbe dipendere anche dall’esito delle elezioni di midterm del 3 novembre e dagli eventuali colloqui che Trump potrebbe avere con Putin e Xi Jinping. Il tycoon guarda inoltre al vertice del G20 in programma a dicembre come possibile occasione per favorire un’intesa. “Il presidente immagina di trovarsi tra Putin e Zelensky mentre firmano un accordo di pace, anche a costo di costringere l’Ucraina a farlo con la forza”, scrive la rivista, citando alcuni consiglieri di Trump. 

La prospettiva suscita però crescente preoccupazione in Ucraina, dove si teme che Washington possa negoziare direttamente con Mosca il futuro del Paese, escludendo i rappresentanti ucraini. “Sembra che tutto questo stia accadendo senza di noi”, ha dichiarato al settimanale un funzionario di Kiev, rimasto anonimo. Timori condivisi anche da alcuni alleati occidentali, preoccupati che eventuali negoziati tra le grandi potenze possano portare a una nuova divisione del mondo in sfere d’influenza. Secondo The Atlantic, il tentativo di Trump di ottenere un accordo nelle prossime otto settimane rischia di sottoporre l’Ucraina a forti pressioni. “Se Trump riuscirà nel suo intento, potrebbe non trattarsi di un negoziato, ma di una capitolazione”, conclude la rivista americana. 

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Elezioni Usa, simulazioni e avvocati: la difesa dei dem contro le ‘minacce’ di Trump

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(Adnkronos) – Gli scenari iniziano a delinearsi, il clima politico si fa sempre più rovente in vista delle imminenti elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il 3 novembre, e i vertici del Partito democratico hanno deciso di non lasciare nulla al caso. Di fronte ai precedenti legati all’amministrazione di Donald Trump e alle tensioni istituzionali, i leader democratici stanno preparando una risposta senza precedenti per arginare e prevenire qualsiasi tentativo di interferenza o di destabilizzazione del processo elettorale, sia durante le operazioni di voto sia nelle delicate fasi successive di spoglio e di certificazione. L’obiettivo dichiarato è creare una rete di difesa volta a tutelare l’integrità del voto popolare da qualsiasi anomalia o abuso di potere da parte del governo federale. 

Guidati da figure chiave delle due Camere – tra cui il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, e il deputato Joe Morelle, a cui è stata affidata la regia dei preparativi alla Camera dei Rappresentanti – i Democratici hanno elaborato una mappatura esaustiva dei rischi, identificando oltre 150 potenziali minacce e criticità che potrebbero manifestarsi il giorno delle elezioni e nelle settimane successive. A porte chiuse sono state condotte diverse simulazioni pratiche (wargaming) con l’aiuto di esperti ed ex funzionari di governo per cercare di anticipare ogni possibile mossa dell’amministrazione. Tra gli scenari più temuti, vi è il possibile dispiegamento di agenti del Department of Homeland Security (Dhs), di truppe della Guardia Nazionale o di agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) in prossimità o all’interno dei seggi elettorali, per intimidire alcuni elettori e impedire loro di votare. 

Altra ipotesi: video falsi generati dall’intelligenza artificiale che potrebbero essere diffusi e resi virali per simulare presunti brogli elettorali e manipolazioni del voto, in modo che alcuni Stati possano richiedere interventi d’urgenza o annullare arbitrariamente le preferenze di alcuni elettori ritenuti non idonei. Uno dei timori è che funzionari federali sequestrino le schede con la scusa che i sistemi di voto siano stati compromessi da un attacco informatico perpetrato da avversari stranieri. “Queste sessioni non ci hanno solo aiutato a capire come sventare le minacce più eclatanti di Trump – ha dichiarato l’ufficio stampa di Chuck Schumer in una nota inviata ad Adnkronos, a seguito di una richiesta di commento – Sono state fondamentali per aiutarci a immaginare i molti colpi di scena che Trump e i suoi alleati potrebbero riservarci, permettendoci di individuare e colmare tempestivamente le falle nella nostra preparazione. I cittadini americani possono riporre fiducia nel fatto che siamo straordinariamente pronti”. 

I Democratici hanno dovuto costruire da zero una struttura di sicurezza complessa e autonoma, un’impresa resa ancor più difficile dal fatto che – in un anno di midterm non presidenziale – non è presente la ricca dote finanziaria di un comitato nazionale dedicato alla campagna della Casa Bianca. Su impulso del leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, l’apparato difensivo elettorale si articola su più livelli interconnessi. Innanzitutto, personale qualificato ed esaminatori civili saranno inviati presso i centri di voto chiave e le sedi di spoglio per tracciare e documentare in tempo reale eventuali anomalie o tentativi di ingerenza politica. Il principale studio legale del Partito Democratico, l’Elias Law Group, ha già avviato ben 85 contenziosi e cause elettorali in 41 Stati per tutelare il diritto di voto. 

Le équipe di avvocati lavorano con ricorsi preventivi già redatti, pronti a depositare istanze di ingiunzione d’urgenza in tribunale in caso di sequestro delle urne o di tentativi illeciti di bloccare le operazioni. Stessa storia per quanto riguarda la possibilità che il governo federale schieri uomini armati o forze dell’ordine per l’immigrazione nei pressi delle urne. Per legge, è illegale farlo, salvo situazioni eccezionali di difesa da attacchi nemici esteri, e i Dem sono pronti a riaffermarlo di fronte ai giudici nei vari Stati. “Siamo tutti fondamentalmente preparati a essere dislocati in uno Stato con un preavviso di pochi minuti, di fronte a una minaccia o a un contenzioso imminente – ha spiegato Aria Branch, partner di Elias Law Group, alla Cnn – In pratica, abbiamo le valigie operative pronte per partire immediatamente”. 

La vasta rete difensiva assemblata dai Democratici supera i confini del mondo politico e include una stretta collaborazione con la società civile organizzata e con gruppi non partitici di tutela dei diritti civili. L’American Civil Liberties Union (Aclu) ha messo a disposizione un budget record di 25 milioni di dollari per l’operazione “Election Safeguarding”, formando oltre 10.000 volontari, distribuiti prevalentemente nei sette Stati chiave, e sviluppando oltre 25 simulazioni di scenari. “In una democrazia, ogni elettore avente diritto ha il diritto di votare liberamente e di vederne rispettato l’esito – ha dichiarato ad Adnkronos Deirdre Schifeling, attivista della Aclu – Intimidire gli elettori è illegale, punto. Senza se e senza ma. Se ci sono militari, truppe o qualsiasi altra forza dell’ordine con lo scopo di intimidire gli elettori, si sta violando la legge”. 

Tale piano di reazione rapida trova riscontro nei primi successi giudiziari ottenuti nel corso del 2026. Le corti d’appello e la Corte Suprema hanno già respinto diversi tentativi di stravolgere le modalità di gestione del voto per corrispondenza e hanno archiviato decine di denunce federali volte a far consegnare alle autorità centrali i dati e i registri elettorali statali riservati. 

Lo sforzo dei Democratici ha scatenato una dura reazione da parte della Casa Bianca, che ha risposto accusandoli di alimentare paranoie infondate per distogliere l’attenzione dalle riforme volte a garantire l’integrità del voto. I portavoce dell’amministrazione Trump hanno contestato apertamente la strategia dell’opposizione, difendendo le iniziative legislative repubblicane come il Save America Act, che mira a introdurre requisiti stringenti sull’obbligo di esibire un documento d’identità con foto valido (Voter ID) per impedire che cittadini non americani votino. Sulle speculazioni relative all’invio dell’Ice o di forze d’assalto federali ai seggi, la Casa Bianca ha seccamente smentito l’esistenza di piani in tal senso, definendo tali accuse una mera narrazione dell’opposizione. (di Iacopo Luzi) 

 

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Proteste a Milano, “preoccupazione” per sabato: scatta il piano sicurezza con parà e droni

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(Adnkronos) – Milano si prepara a un sabato ad alta tensione, con un piano straordinario per prevenire nuovi disordini dopo le devastazioni dello scorso fine settimana. In arrivo 500 parà della Folgore da Siena, che affiancheranno i 5.000 uomini e donne delle forze dell’ordine; la Polizia locale che schiera “tutte le forze disponibili” e i suoi droni per sorvolare la città; controlli alle stazioni per chi la raggiunge da fuori; squadre mobili pronte a spostarsi in caso di emergenza e monitoraggio sui social di un fenomeno, descritto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, come “inedito e insidiosissimo”. 

“C’è preoccupazione”, ha ammesso il sindaco Giuseppe Sala, al termine di una affollatissima riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica: al tavolo c’erano infatti anche il vicepremier Salvini e il ministro Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani, oltre a tutte le autorità cittadine e ai questori delle altre province lombarde. Una presenza, quest’ultima, che ha un doppio significato: da un lato deriva dalla constatazione che “solo il 20% dei fermati – ha evidenziato Sala – è milanese” e molti dei giovani e giovanissimi arrivano delle province limitrofe; dall’altro – ha spiegato il sindaco – “si ritiene che questo non sia un fenomeno milanese e ci sono avvisi di adunate per sabato anche nelle altre città lombarde”. 

Il rischio è che per ‘difendere’ Milano, si scoprano altri centri. Stesso discorso che vale per il capoluogo. “La pianificazione prevederà la copertura di tutto il territorio cittadino, sia con presenze collocate nei vari quadranti della città, soprattutto nel centro storico, ma anche con squadre mobili di pronto intervento, nel caso i fenomeni si dovessero manifestare fuori dalle zone pre-individuate”, ha spiegato Piantedosi. Questo perché, se “abbiamo visto che c’è questa tendenziale concentrazione nel centro storico, Piazza Duomo e dintorni, potrebbe anche essere che proprio per effetto dell’azione di deterrenza e per la caratteristica che si è vista di questi ragazzi di muoversi in maniera molto improvvisata, poi si possano materializzare altrove” i disordini. 

E’ proprio l’imprevedibilità di un movimento spontaneo e ancora poco conosciuto a rendere complesso il piano di prevenzione. Molto passa anche dallo studio dei social, con gruppi che proliferano, fake news e continue chiamate ‘alle armi’. Sull’universo della rete “c’è la Polizia postale che ci sta lavorando”, ha assicurato il ministro Salvini, uscito rassicurato dalla riunione: “Ci sono forze dell’ordine pronte reattive, abbiamo più di 5.000 uomini e donne nelle forze dell’ordine solo in città, se a questi aggiungiamo i 500 parà della Folgore, da milanese sono fiducioso”. 

Anche il sindaco apprezza l’arrivo dei militari. “Voglio dire senza ambiguità che prima di tutto in questa fase critica viene il controllo e la repressione di questi fenomeni. Non voglio proprio rischiare di essere ambiguo: non sono per niente contrario al fatto che arrivino cinquecento militari”, ha detto. 

Piantedosi ha chiarito che i parà “concorreranno a tutte le attività che forze di polizia, carabinieri, polizia e anche finanza svolgono nella prevenzione e nel contrasto a questi fenomeni. I compiti verranno assegnati dall’autorità di pubblica sicurezza, che nella fattispecie è il prefetto, con un piano di impiego che sarà dettagliatissimo e che abbiamo concordato che stressi molto quelle che sono le funzioni di pubblica sicurezza, che sono già affidate al personale anche delle forze armate. Quindi potranno sicuramente pattugliare, fermare le persone e adottare le iniziative conseguenti a quello che dovessero rilevare, quindi poteri di polizia”. 

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Barella: “Non so se la vittoria è meritata al 100% ma abbiamo dato tutto quello che avevamo”

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(Adnkronos) – “Sappiamo che ogni partita in Champions è difficile. Lo Shakhtar ha dimostrato di essere squadra di qualità con gente che va forte, di ritmo e intensità. Avevamo bisogno di questa vittoria, parliamoci chiaro; giocare bene è bello ma serve finalizzare, non so se è meritata al 100% ma ci abbiamo messo tutto quello che avevamo”. Così il centrocampista dell’Inter Nicolò Barella commenta la sofferta vittoria per 1-0 sullo Shakhtar Donetsk nella terza giornata della fase campionato di Champions League. “Quando sei spalle al muro qualcosa devi fare. Quando sei in dieci è uno svantaggio abbastanza grosso nel calcio di oggi, noi però abbiamo sfruttato le ripartenze e segnato con Carlos Augusto al quale faccio i complimenti -aggiunge Barella al microfono di Sky Sport-. La Champions è un sogno ma vogliamo che diventi un obiettivo, cercheremo di farlo diventare un obiettivo con tutto quello che abbiamo”.  

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