Il Pride di Belgrado celebra 25 anni riprendendo lo slogan del 2001. Il corteo ha attraversato pacificamente il centro tra richieste di diritti e contestazioni.
Il Pride di Belgrado ha celebrato il venticinquesimo anniversario tornando simbolicamente alle origini. La manifestazione del 5 settembre ha ripreso lo slogan del primo corteo del 2001, “C’è posto per tutti noi”, per sottolineare sia i progressi compiuti sia le richieste della comunità Lgbtq+ rimaste ancora senza risposta.
Pride di Belgrado: il percorso e le richieste
Il corteo è partito dal parco Manjež e ha attraversato il centro della capitale serba, passando davanti al palazzo del governo e in vista del Parlamento. Come riferisce ANSA nella cronaca pubblicata il 5 settembre, la manifestazione si è svolta pacificamente e con una partecipazione significativa, sotto la protezione di cordoni di polizia nei punti considerati più delicati.
Ad aprire la marcia uno striscione arcobaleno con lo slogan scelto per l’anniversario. Madrina dell’edizione 2026 è stata Danica Vučenić, giornalista dell’emittente d’opposizione N1. Nel suo intervento davanti alla sede del governo ha richiamato il clima politico e sociale del Paese, denunciando violazioni dei diritti umani e attacchi contro persone Lgbtq+.
Gli organizzatori chiedono risposte su otto punti, tra cui il riconoscimento delle unioni civili e dei generi. Il confronto con il 2001 resta centrale: il primo tentativo di Pride nella capitale serba fu travolto dalla violenza di nazionalisti e hooligan e venne ricordato come “Pride del sangue”. Oggi il corteo è autorizzato, protetto e molto più visibile, ma gli attivisti ritengono incompleto il percorso legislativo.
Durante la manifestazione si è registrata anche una contestazione davanti alla chiesa dell’Ascensione, dove alcuni religiosi e laici hanno esposto croci, icone e un’immagine di Ratko Mladić. Non sono stati segnalati scontri lungo il percorso.
La marcia si è conclusa nuovamente al parco Manjež con un concerto. L’anniversario ha così unito memoria e rivendicazione: la distanza dalla violenza del 2001 appare evidente, mentre resta aperto il confronto politico sul riconoscimento effettivo dei diritti.
