mercoledì, Ottobre 28, 2026
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Cni, i lavori della 14ª Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza

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(Adnkronos) – Il 28 ottobre 2025 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Sicurezza Lavoro (D.L. n. 159/2025, conv. L. n. 198/2025), che ridisegna obblighi e responsabilità in materia di salute e sicurezza sul lavoro. A oggi i due provvedimenti attuativi più attesi, le linee guida sui near miss e il decreto sul badge di cantiere, non risultano ancora adottati. Forte del ruolo di partner operativo svolto accanto a Inail e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri si interroga su che cosa sia diventato, concretamente, il quadro normativo varato nel 2025. A questo interrogativo, tra gli altri, si propone di rispondere la 14ª Giornata nazionale dell’ingegneria della sicurezza, che si è tenita oggi esattamente un anno dopo l’approvazione del Decreto. Alla Giornata è stata conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica, riconoscimento che conferma il rilievo pubblico dei temi al centro dell’iniziativa. 

Secondo dati Inail, è stato ricordato, nel 2025 ci sono stati 1.093 decessi sul lavoro: quasi tre al giorno. Nei primi otto mesi del 2026 abbiamo lo stesso trend: 701 da gennaio ad agosto. Per Francesco Paolo Sisto, vice ministro della Giustizia “Ogni analisi deve partire dai numeri. L’ultimo rapporto Inail dice che i casi sono aumentati. Significa che la cura non è efficace. Governare il rischio è una sfida tecnica, giuridica e istituzionale. La sicurezza è la condizione essenziale dello sviluppo economico. Non possiamo accontentarci di un sistema sanzionatorio. Vanno incrementati i meccanismi di prevenzione. Inoltre, va superata la contrapposizione tra datore di lavoro e dipendente sulla sicurezza. Vanno portati entrambi sullo stesso carro”. Sisto, poi, ha richiamato la proposta di riforma strutturale del ruolo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (rspp) Emanuele Prisco sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno “Si deve partire dal valore dei professionisti e delle professioni ordinistiche e dal ruolo che possono svolgere, sulla base delle loro competenze, come corpo intermedio a disposizione di cittadini e imprese. La sicurezza non deve essere solo il compimento di adempimenti formali. E’ necessario un gioco di squadra tra impresa, organizzazioni sindacali, professionisti e istituzioni. In questo senso, la riforma approntata parte da questo principio”. 

“Nella scrittura delle norme di prevenzione incendi – ha assicurato Giampietro Boscaino Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica, Antincendio ed Energetica – abbiamo a cura, tra le altre cose, la sicurezza degli operatori. Per fare prevenzione incendi servono le competenze”. “I numeri degli incidenti – ha osservato Fabrizio D’Ascenzo presidente Inail – sono ancora troppi. Non si tratta solo di far rispettare le norme, dobbiamo fare di più in termini di prevenzione. E’ necessario sviluppare forme di collaborazione, come quella che abbiamo avviato nel 2024 con il Cni. La sicurezza è anche un concetto collaborativo. E’, inoltre, necessario che la sicurezza sia comunicata correttamente. Dobbiamo far capire che rispettare certi adempimenti non serve solo ad adempiere agli obblighi di legge ma garantisce concretamente la sicurezza”. 

 

Per Aniello Pisanti direttore della Direzione centrale coordinamento giuridico Inl: “Il ruolo dei controlli è una parte fondamentale ma da soli non sono sufficienti. Se cambia il modo di lavorare nelle aziende, allora anche l’azione di controllo deve cambiare di pari passo. Spesso gli adempimenti sulla sicurezza sono svolti per il timore per la sanzione. Questa logica va superata. I controlli devono porsi come obiettivo quello di far comprendere che gli adempimenti servono a garantire la sicurezza e non sono un atto burocratico. L’introduzione delle nuove tecnologie e dell’IA rendono indispensabile il confronto e la collaborazione con i professionisti competenti, quindi con gli ingegneri, fondamentali nella diffusione della cultura della sicurezza”. 

“Siamo di fronte – ha sottolineato Elena Lovera Formedil Italia – ad un inverno demografico, una crisi delle vocazioni. Come possiamo accogliere nuove persone in edilizia, lavorando in sicurezza? Dobbiamo accorciare il più possibile le distanze tra persone e lavoro”. Angelo Domenico Perrini presidente Consiglio nazionale degli ingegneri ha osservato che “per secoli il lavoro ha conosciuto il pericolo dopo l’evento, quando il danno ormai era fatto. L’ingegneria della sicurezza nasce per rovesciare questo ordine, per spostare la prova dalle persone al progetto. La sicurezza non è l’assenza del pericolo. E’ il pericolo conosciuto e governato. Gli ingegneri progettano e realizzano la sicurezza, un bene pubblico del quale il professionista è responsabile. Il compito che ci diamo è quello di prevenire il danno, minimizzare il rischio, in modo che nessuno debba pagare delle conseguenze”. 

Tiziana Petrillo, consigliera del Cni con delega a Sicurezza e Prevenzione Incendi ha detto: “desidero innanzitutto ringraziare il Presidente Sergio Mattarella per aver voluto conferire, per la seconda volta, la Medaglia del Presidente della Repubblica alla Giornata Nazionale dell’Ingegneria della Sicurezza. Con questa edizione abbiamo voluto partire dai numeri degli infortuni per rafforzare il metodo della prevenzione, a cominciare dagli strumenti introdotti dalle nuove norme. A un anno dal Decreto Sicurezza Lavoro è presto per un bilancio organico, ma possiamo dire che il cantiere è aperto e il lavoro è avviato. Resta ancora molto da fare”. In merito alla proposta di riforma del ruolo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, Petrillo ha sottolineato che l’rspp è un tecnico prezioso, ma non decide come si organizza il lavoro né può fermare una lavorazione: “Caricarlo di responsabilità penali senza questi poteri sposta il rischio legale, ma non riduce il rischio per chi lavora”. 

 

“Le nuove norme – ha ricordato Pasquale Staropoli, ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – tracciano l’impostazione corretta, ossia la programmazione e l’attenzione alla diffusione della cultura della sicurezza. In questo senso, la comunicazione è fondamentale. La premialità va bene, ma non è sufficiente limitarsi alla mera applicazione della norma, occorre tenere conto delle ultime innovazioni tecnologiche per costruire un adeguato sistema di sicurezza. A distanza di 12 mesi dal Decreto Sicurezza Lavoro è difficile fare un bilancio, è passato troppo poco tempo per una corretta valutazione. I decreti attuativi su badge di cantiere e near miss sono in via di definizione. I near miss obbligano ad analizzare e stressare la procedura per capire come mai sono accaduti determinati eventi”. 

La prima tavola di lavoro ha affrontato il tema della sicurezza alla prova della comunicazione. La sicurezza sul lavoro entra nell’informazione quasi soltanto dopo il grande incidente. La domanda di fondo è stata allora come rendere coinvolgente un tema che, in condizioni normali, di per sé non lo è, senza tradirne la serietà. Il dibattito, cui hanno partecipato Paola Medde (presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio), Alberto Romagnoli (consigliere Cni con delega alla comunicazione), Michele Tritto (Formedil nazionale) e Carmelo Mustica (Formatore e Public Speaker), ha confermato la visione del Cni che interpreta le parole come prima misura di prevenzione. Romagnoli, in particolare, ha sottolineato che “la comunicazione è parte integrante della progettazione”. Sul tema della comunicazione della sicurezza è intervenuto anche Giovanni Grasso (consigliere per la stampa e la comunicazione del Presidente della Repubblica) che si è espresso così: “La morte sul lavoro è molto spesso un trafiletto che intralcia il traffico delle notizie. Le morti sul lavoro non sono bianche, ma rosse come il sangue, nere come il lavoro nero. Non sono frutto di fatalità, non sono opera del destino. La sicurezza sul lavoro rischia di non fare molta audience, non suscita la morbosità, ad esempio, della cronaca nera. Come comunicatori dovremmo riuscire a portare i morti sul lavoro all’attenzione del pubblico, sebbene non sia facile”. Quindi ha fatto notare che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sempre affrontato il tema delle morti sul lavoro in temini di cause e responsabilità, mai di fatalità. 

La seconda tavola, introdotta da Sandro Catta (consigliere del Cni) si è occupata del tema dei near miss (i mancati incidenti) e della nuova disciplina della segnalazione. Il dibattito è partito dalla considerazione che un sistema di segnalazione funziona soltanto se segnalare non equivale ad autodenunciarsi. Se l’impresa teme che il registro dei mancati infortuni diventi materia d’ispezione, o il lavoratore che la segnalazione si ritorca contro di lui o contro un collega, i dati non arriveranno. Il messaggio della tavola, dunque, è che un near miss esiste solo se qualcuno lo chiama con il suo nome e sceglie di segnalarlo e che tutti gli attori interessati devono concorrere a far sì che questo accada. Al dibattito hanno partecipato Antonio Leonardi (Componente del Gruppo di Lavoro Sicurezza del Cni e della Commissione per gli interpelli del Ministero del Lavoro), Mario Gallo (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), Diego De Merich (Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail), Antonella Milieni (Ispettorato nazionale del lavoro) e Francesca Ferrocci (Ance nazionale). 

 

La terza tavola ha analizzato il rapporto tra IA e sicurezza. Roberto Magnani (Ente nazionale per l’Intelligenza Artificiale) ha spiegato, attraverso alcuni esempi, che l’IA che protegge non è un chatbot ma è ingegneria. Fabrizio Benedetti (Coordinatore della Consulenza tecnica per la salute e la sicurezza di Inail) ha sostenuto che l’IA va agganciata alla valutazione dei rischi, altrimenti diventa una rincorsa all’innovazione e basta. Elio Masciovecchio (vicepresidente del Cni) ha voluto sottolineare l’aspetto umano: la responsabilità resta in capo all’ingegnere, come dicono il nuovo Codice deontologico e la legge. Carla Cappiello (vicepresidente vicario del Cni) ha affermato che l’IA non è un capitolo nuovo della sicurezza ma un modo nuovo di affrontare il tema della sicurezza. In questo scenario, l’ingegnere deve saper definire il problema, quale rischio ridurre, come misurarlo. Diventa fondamentale allora la formazione, oltre tutto ormai obbligatoria: il professionista non può smettere di imparare. 

L’ultima tavola si è occupata della prevenzione incendi di fronte alle nuove tecnologie, tenendo conto di rischi e soluzioni tecniche che prima non esistevano. Tiziana Petrillo, nel suo intervento introduttivo, ha richiamato quei cambiamenti che la transizione energetica e lo sviluppo tecnologico hanno portato nelle nostre vite, segnando una fase di transizione che pone nuovi obiettivi alla prevenzione incendi. “Va trovata una metodologia che ci consenta di governare il rischio ancora non conosciuto” ha detto. Giampietro Boscaino, esperto degli aspetti tecnico-amministrativi, ha affrontato il sistema dei nuovi rischi proponendo alcuni esempi pratici. Chiara Crosti (componente del Gruppo di Lavoro Sicurezza del Cni) ha portato il punto di vista di chi cura la progettazione antincendio utilizzando un approccio ingegneristico alla sicurezza. Giulia Monteleone (Enea) ha portato la voce della ricerca sulle tecnologie della transizione energetica, dalle quali nascono i rischi e le soluzioni nuove. Tra le altre cose, ha indicato nell’intelligenza artificiale e nei gemelli digitali strumenti di monitoraggio e prevenzione. 

Nel confronto conclusivo, in cui sono state tirate le somme della giornata, Sandro Catta ha sottolineato la necessità di incidere di più, in termini di sensibilizzazione sulla sicurezza, all’interno dei cantieri e, più in generale, con i lavoratori. Per Roberto Magnani l’AI è uno strumento nato per motivi commerciali ma ha un enorme potere, dunque comporta rischi: ma solo gli esseri umani posso ridurre questi rischi. Per Tiziana Petrillo la sfida più ampia emersa dalla giornata è proprio quella di come comunicare la sicurezza sul lavoro, un po’ il filo comune di tutte le nostre tavole. Una comunicazione che va modulata e strutturata a seconda del soggetto al quale si rivolge: lavoratori, imprese, cittadini. 

 

 

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