martedì, Ottobre 27, 2026
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Minaccia di avvelenare la marmellata, David Sirca a processo per tentata estorsione a Zuegg

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(Adnkronos) – Si è aperto a Verona un nuovo processo per David Sirca, il cosiddetto ‘Acquabomber’. L’informatico triestino, 51 anni, è imputato per tentata estorsione ai danni del gruppo alimentare Zuegg. Secondo l’accusa, avrebbe inviato tre e-mail minatorie all’azienda, chiedendo 100mila euro per evitare la contaminazione delle confezioni di marmellata con solfato di tallio, una sostanza altamente tossica. 

Nel corso dell’udienza del 20 ottobre è stato ascoltato il legale rappresentante dell’azienda, che ha ricostruito le minacce ricevute e i danni economici provocati dal ritiro precauzionale dei prodotti dagli scaffali. Stando a quanto riportato dal ‘Corriere del Veneto’, dopo il rifiuto dell’azienda di pagare, l’uomo avrebbe sostenuto di aver manomesso un vasetto in un supermercato della Val di Fassa, accompagnando la minaccia con un video. L’allarme avrebbe spinto l’azienda e i distributori a ritirare preventivamente i prodotti. 

Il caso si aggiunge alle altre vicende giudiziarie che coinvolgono Sirca. Nel maggio 2026, il tribunale di Cuneo lo ha condannato a tre anni per tentata estorsione nei confronti di tre aziende produttrici di acqua minerale e di una cantina vinicola. Secondo Rai News, questa pena si somma alla precedente condanna di quattro anni pronunciata a Roma, portando a sette anni il totale delle pene da scontare. 

Il soprannome ‘Acquabomber’ richiama le minacce rivolte negli anni a diverse aziende del settore alimentare e delle bevande. Per il procedimento relativo a Zuegg, tuttavia, le contestazioni devono essere distinte dalle condanne già pronunciate in altri processi. 

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cronaca

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X Factor 2026, al via i live: Marco Mengoni super ospite e l’X Pass di Giorgia

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(Adnkronos) – Le luci dell’X Factor Arena stanno per riaccendersi. Dopo le appassionanti e serrate fasi di selezione, il percorso di X Factor 2026 entra nella sua fase più attesa e spettacolare. I Live Show prenderanno il via oggi giovedì 22 ottobre in prima serata su Sky e in streaming su NOW, in diretta dal Teatro Repower di Assago.  

A fare gli onori di casa ci sarà Giorgia pronta a guidare i ragazzi e ad accompagnare il pubblico nel cuore della gara. Al tavolo dei giudici, quattro personalità che sin dalle selezioni sono apparse forti e complementari: Francesco Gabbani, la new entry di quest’anno Irama, Jake La Furia e Paola Iezzi. La loro missione è quella di gestire le proprie squadre e sfidarsi a colpi di talento, seguendo da vicino ogni dettaglio della preparazione dei loro artisti, dalla scelta dei brani alla costruzione delle performance. 

Lo faranno sin dal primo Live Show, nel quale i 12 concorrenti si divideranno in due manche di cover. I meno votati di ciascuna manche andranno al ballottaggio e a quel punto la parola spetterà ai giudici: se almeno tre di loro voteranno la stessa persona, sarà eliminata; se invece si divideranno a metà scatterà il Tilt. Sempre nel corso del primo Live verranno inoltre svelati i nomi dei due artisti su cui Giorgia avrà puntato con i propri ‘Škoda X Pass’: si tratta di due degli artisti eliminati nel corso delle Last Call, che proporranno un loro cavallo di battaglia dopodiché saranno giudicati dal pubblico da casa che, con un televoto flash, sceglierà il proprio preferito. Il vincitore di questo ballottaggio tornerà in gara, entrando direttamente nella squadra che sarà rimasta senza un concorrente al termine delle due manche del Live Show 1. 

E per aprire gli appuntamenti dei Live Show il ritorno di un pezzo di storia del programma: Marco Mengoni torna sul palco dell’X Factor Arena con un set inedito, realizzato in esclusiva per il programma. La gara tra i 12 concorrenti ufficiali si svilupperà esibizione dopo esibizione, con l’obiettivo finale di raggiungere il palco dell’Unipol Forum di Assago, che giovedì 3 dicembre ospiterà la finalissima. 

Le quattro squadre intanto sono pronte a sfidarsi all’X Factor Arena del Teatro Repower di Assago. Il team di Francesco Gabbani schiera il suo X Pass Giacomo Calò, ventiduenne di Nardò, la diciottenne genovese Alice Fregoso e la band toscana Scraffs. Jake La Furia porterà invece ai Live la ventenne di Fano, Veronica Bruganelli, il ventisettenne napoletano Alex Fontana e il suo X Pass Martina Cerutti, in arte Alìa, dicianonovenne di Desenzano del Garda. Per quanto riguarda le scelte di Paola Iezzi, la rosa comprende il suo X Pass Camilla Guerini, ventitreenne bresciana, la band alternative rock sassarese Mad-Dog e il diciannovenne palermitano Manuel Gargano. Infine, la squadra di Irama è composta dalla band Le Distanze, dal venticinquenne pratese Danny Anania, in arte Lenanie, e dalla ventunenne campana Patrizia Napolano. 

Nelle settimane successive torneranno, tra le altre, le puntate a tema, la celebre giostra e la serata degli inediti, il primo vero traguardo di stagione per tutti i cantanti in gara.  

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spettacoli

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Meteo a Verona, giovedì 22 ottobre asciutto e più fresco: nuove piogge da venerdì pomeriggio

Il meteo a Verona torna asciutto giovedì 22 ottobre: l’aggiornamento ARPAV delle 9 indica schiarite sempre più ampie e temperature in diminuzione. Venerdì le nubi aumenteranno, con piogge sparse dal pomeriggio. Nel fine settimana resta una tendenza variabile, con attendibilità più contenuta.

Il bollettino Meteo Veneto aggiornato alle 9 del 22 ottobre descrive una giornata senza precipitazioni, dopo la residua nuvolosità irregolare delle prime ore. Gli spazi di sereno si allargheranno nel corso della mattinata. Il quadro interessa anche il Veronese, mentre le indicazioni su neve e venti in quota riguardano i settori montani specificati da ARPAV.

Meteo a Verona: giovedì schiarite e temperature in calo

Le minime sono previste in diminuzione anche marcata e anche le massime scenderanno. Nell’interno i venti saranno deboli e variabili. In quota, invece, inizieranno forti da nord, con probabili episodi di Foehn nelle valli e localmente sulla fascia pedemontana, prima di attenuarsi nel pomeriggio.

Dopo la fase perturbata e l’allerta per vento a Verona riferita al 21 ottobre, cambia dunque lo scenario delle precipitazioni. L’aggiornamento odierno indica piogge assenti per giovedì, con attendibilità buona. Non sono riportate temperature previste puntuali per la città.

Venerdì nuove piogge, weekend ancora variabile

Venerdì 23 il cielo passerà da poco nuvoloso nelle prime ore a molto nuvoloso verso sera. Dal pomeriggio sono attesi fenomeni sparsi, anche con possibili rovesci locali. Le temperature diminuiranno moderatamente, salvo limitate controtendenze. La previsione ha attendibilità buona.

Il limite delle nevicate sarà sui 1.500–1.800 metri, localmente più basso sulle Dolomiti. Sabato 24 sono previste fasi di pioggia sparse soprattutto nei settori orientali, alternate a schiarite: quota neve intorno a 1.500–1.800 metri sulle Prealpi e 1.300–1.600 sulle Dolomiti.

Per domenica 25 la tendenza indica nubi e schiarite, con possibili precipitazioni modeste soprattutto nell’entroterra. L’attendibilità del fine settimana è discreta: distribuzione e tempi dei fenomeni restano da seguire nei successivi aggiornamenti. La successione di perturbazioni atlantiche mantiene il quadro regionale dinamico, senza una stabilizzazione duratura già delineata.

Di Pasquale (Tta): “Idrogeno troppo caro, servono fondi per i costi operativi”

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(Adnkronos) – “L’idrogeno è una tecnologia sicuramente interessante, ma probabilmente oggi presenta costi operativi molto alti, mentre la tecnologia elettrica ha un costo significativamente più basso, pari a circa 0,30 euro al chilometro, e un grado di maturità tecnologica superiore. Il tema è che in entrambi i casi sono richiesti investimenti in infrastrutture e un modello di finanza pubblica che finanzi anche la gestione dei costi operativi emergenti legati alle nuove tecnologie”. Lo afferma Maxmilian Di Pasquale, direttore generale di TUA, in occasione della 20esima edizione del Convegno Nazionale Asstra, in programma il 21 e 22 ottobre al Parco dei Principi Grand Hotel Roma, dal titolo “Mobilità di valore, valore alla mobilità”. 

Di Pasquale si è poi soffermato su come incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico: “I fattori sono molteplici, sia endogeni, quindi riconducibili a ciò che viene fatto all’interno dell’azienda, sia esogeni, legati al sistema complessivo. Fondamentalmente, il fattore determinante è la corsia dedicata, la corsia protetta. Si tratta quindi di un fattore esterno, che dimostra come il trasporto pubblico debba essere considerato un sistema in cui collaborano le aziende, l’amministrazione comunale, la Regione, gli enti proprietari e tutti gli attori coinvolti. Bisogna iniziare a ripensare le aziende come piattaforme in grado di promuovere la mobilità, offrendo la possibilità di vivere tutta l’esperienza di viaggio all’interno di un unico ecosistema integrato”. 

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economia

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Ancona, truffa e corruzione in appalti ricostruzione post sisma: 8 arresti e 51 indagati

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(Adnkronos) –
Le mani della criminalità organizzata calabrese e campana negli appalti per la ricostruzione post sisma nelle Marche. Si è conclusa una vasta indagine del Comando provinciale della Guardia di finanza di Ancona, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato alla luce un sistema illecito nel settore delle commesse ottenute nell’ambito della ricostruzione privata post sisma 2016 e degli appalti pubblici banditi dalla Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino.  

Sono 51 le persone complessivamente indagate. Per 8, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere. E’ stato disposto, inoltre, l’interrogatorio preventivo per altre cinque e il sequestro per oltre 57 milioni di euro. Sono in corso oltre 50 perquisizioni e acquisizioni documentali nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza, che hanno impegnato circa 230 militari della Guardia di finanza. 

L’operazione, denominata ‘Ricostruzione’ e condotta dal nucleo di Polizia economico–finanziaria di Ancona, si è articolata in più filoni, tra i quali, uno relativo alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dagli eventi sismici, i cui lavori, spiegano gli investigatori, sarebbero stati subappaltati anche a persone collegate alla criminalità organizzata calabrese e campana. Uno secondo filone di indagine, invece riguarda condotte di corruzione che sarebbero state poste in essere da pubblici ufficiali e imprenditori. 

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cronaca

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La pazienza dei cittadini non è un salvacondotto per i teppisti

La sicurezza dei cittadini richiede prevenzione, responsabilità e leggi efficaci, senza confondere garanzie e impunità. Il rapporto tra libertà e tutela delle attività economiche attraversa anche le preoccupazioni dei commercianti veronesi per i disordini.

Sicurezza dei cittadini: libertà, diritti e responsabilità

Dalla vetrina infranta alla fiducia incrinata: la libertà non può diventare il privilegio di chi la calpesta. Servono leggi efficaci, responsabilità condivise e interventi tempestivi, senza confusioni tra garantismo e impunità.

C’è sempre una goccia che fa traboccare il vaso. E, questa volta, il vaso non soltanto trabocca: rischia di andare in frantumi, insieme alla pazienza di cittadini che vorrebbero semplicemente vivere, lavorare e circolare senza sentirsi ostaggi di bande di sconsiderati.

A Bologna, dopo gli scontri, alcuni commercianti hanno deciso di non riparare neppure le vetrine già infrante, in attesa dei prossimi disordini. Una scelta amara, che racconta meglio di tante statistiche il grado di esasperazione raggiunto: quando riparare un danno diventa un investimento a perdere, significa che qualcosa, nella convivenza civile, si è seriamente guastato.

Intanto, gruppi di facinorosi, talvolta giovanissimi, trasformano le piazze in campi di battaglia, aggrediscono le forze dell’ordine, devastano negozi, saccheggiano supermercati e vetrine di lusso. E, come se non bastasse, immortalano le proprie imprese sui social, trasformando la violenza in uno spettacolo da esibire e, magari, in un trofeo da esibizionisti. Alla fine, se ne vanno loro; a restare sono i cocci, la paura e il conto da pagare. Naturalmente, a carico di chi non c’entrava nulla.

Non manca, talvolta, il genitore indignato perché il figlio minorenne è stato arrestato o sottoposto a misure cautelari. Comprensibile che una madre o un padre si preoccupino della sorte dei propri ragazzi; meno comprensibile pretendere che l’età diventi uno scudo assoluto dalle conseguenze delle proprie azioni. La minore età impone garanzie e percorsi educativi adeguati, non una patente di impunità. Perché educare significa anche insegnare che ogni diritto porta con sé una responsabilità.

Il garantismo è una conquista di civiltà, non un lasciapassare per la violenza.

Il nuovo decreto sicurezza 2026, approvato dal Consiglio dei ministri, interviene su diversi fronti, dalla condotta dei minori alle manifestazioni, fino agli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine. È un passo che andrà valutato nei suoi contenuti e nei suoi risultati. Ma sarebbe ingenuo credere che basti una norma, per quanto severa, a risolvere un problema che affonda le radici ben più in profondità.

La questione riguarda anche la famiglia, la scuola, i servizi sociali e le amministrazioni locali. Quando il disagio viene ignorato, l’autorità delegittimata e il vandalismo scambiato per esuberanza giovanile, il terreno diventa fertile per chi confonde la libertà con il diritto di fare ciò che gli pare. Prevenire è indispensabile; intervenire, quando la prevenzione fallisce, è altrettanto necessario.

E qui finisce la stagione delle buone intenzioni, delle dichiarazioni indignate a giorni alterni e delle solite schermaglie politiche. Basta invocare il rigore quando si è all’opposizione e denunciare la repressione quando si governa. La sicurezza dei cittadini non dovrebbe avere una tessera di partito, né cambiare colore a seconda di chi occupa Palazzo Chigi.

Non auspichiamo pieni poteri, né divise al posto delle istituzioni democratiche. Auspichiamo istituzioni che esercitino con fermezza i poteri legittimamente conferiti loro dalla legge. C’è una differenza enorme tra uno Stato autoritario e uno Stato autorevole: il primo pretende obbedienza senza limiti; il secondo garantisce diritti, esige doveri e non abbandona i cittadini alla prepotenza dei più violenti.

Anche le forze dell’ordine devono poter operare con strumenti adeguati, regole chiare e protezioni giuridiche coerenti con la delicatezza del loro compito. Non si può pretendere che agenti e militari facciano da bersaglio alle sassate, salvo poi processarli sommariamente, almeno nel tribunale mediatico, se un intervento legittimo produce conseguenze sgradite. Naturalmente, ogni abuso va accertato e sanzionato; ma la responsabilità individuale non può trasformarsi in un pretesto per paralizzare chi è chiamato a proteggere gli altri.

La risposta, dunque, non è la violenza dello Stato, ma la fermezza della legge. Identificare i responsabili, interrompere tempestivamente le condotte pericolose, applicare sanzioni proporzionate ed effettive, risarcire i danni e intervenire sui segnali precoci di radicalizzazione e devianza. Per i minori, giustizia ed educazione devono procedere insieme. Per gli adulti, nessuna indulgenza di comodo. E per chi organizza, fomenta o sfrutta i disordini, accertamenti seri e responsabilità commisurate ai fatti, senza processi alle intenzioni ma neppure indulgenze preventive.

Il male va contrastato sul nascere, prima che diventi abitudine, emulazione o sistema. Non significa punire senza prove, sacrificare la presunzione d’innocenza o rinunciare al controllo dei giudici. Significa evitare che la lentezza, l’inerzia e le contrapposizioni ideologiche rendano inefficace una giustizia che dovrebbe essere tempestiva, credibile e uguale per tutti.

Già negli anni Novanta, lungo qualche strada calabrese, si leggevano sui muri vecchie scritte elettorali: «Molto si è fatto e molto si dovrà fare». Il tempo ha scolorito la vernice, ma non sempre le cattive abitudini della politica. Noi aggiorneremmo la formula in modo meno trionfalistico e forse più sincero: «Poco si è fatto, molto si deve ancora fare».

Un’esortazione ai destinatari legittimi: meglio tardi che mai. Purché il tardi non finisca per assomigliare, pericolosamente, a un mai.

Isaac Bashevis Singer osservava che, nella vita, le cose che desideriamo hanno la curiosa specialità di arrivare troppo tardi. Facciamo in modo che, almeno per la sicurezza e la serenità dei cittadini, non sia questa la regola.

Perché la libertà non è il privilegio di chi urla più forte, lancia il sasso o spacca la vetrina. È il diritto di tutti a vivere senza paura, nel rispetto reciproco e sotto la protezione di leggi giuste, applicate con coraggio.

E se vogliamo brindare a una società davvero civile, scegliamo pure un buon vino biologico: genuino, senza sofisticazioni e con un finale limpido. Alla libertà, dunque. Ma a quella di tutti, non soltanto di chi pretende di esercitarla sulla pelle degli altri.

Giuseppe Arnò

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Petri (Assoporti): “Civitavecchia scalo strategico per sistema nazionale”

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(Adnkronos) – Il presidente di Assoporti, Roberto Petri, ha visitato ieri il porto di Civitavecchia e la sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, a Molo Vespucci. Ad accoglierlo il presidente Raffaele Latrofa, il segretario generale Fabrizio Urbani e tutti i dipendenti dell’Autorità. La visita si è aperta con un sopralluogo dal mare nella parte nord del canale portuale, a bordo di un’imbarcazione messa a disposizione dal Gruppo Ormeggiatori e Barcaioli del Porto di Civitavecchia, per poi proseguire a terra. Un’occasione per osservare direttamente gli interventi che stanno trasformando lo scalo e approfondirne le prospettive. 

Nel corso del sopralluogo, Latrofa ha illustrato lo stato di avanzamento delle principali opere: dai lavori di completamento dell’apertura a sud e del collegamento con l’antemurale che conduce ai terminal crociere, al cantiere per il prolungamento dell’antemurale, ormai giunto alla fase conclusiva con la posa dell’ultimo cassone cellulare. Spazio anche ai lavori per il cold ironing, destinati a consentire alle navi ormeggiate di alimentarsi attraverso la rete elettrica da terra, contribuendo alla riduzione delle emissioni in porto. 

Sono state inoltre illustrate le opere già terminate, tra cui le nuove banchine della darsena servizi e l’ultimo miglio ferroviario, infrastruttura strategica per rafforzare il trasporto delle merci su ferro e l’integrazione dello scalo con le reti logistiche. Successivamente, nella sede di Molo Vespucci, Petri ha incontrato i dirigenti dell’Autorità, che hanno presentato le attività in corso. Il confronto ha riguardato l’intero Network, con un approfondimento dedicato agli interventi e alle prospettive dei porti di Fiumicino e Gaeta. 

 

 

Infine, un incontro con tutti i dipendenti dell’AdSP. “Sono onorato di aver ricevuto la visita del presidente Petri, a cui abbiamo potuto illustrare i lavori in corso e il piano di sviluppo degli scali del Network – ha dichiarato il presidente dell’AdSP Raffaele Latrofa – Stiamo rispettando i cronoprogrammi delle opere, portando avanti interventi che rafforzeranno l’accessibilità, l’efficienza e la sostenibilità del porto. A questo impegno si accompagnano prospettive positive per i traffici, a partire dalle crociere, per le quali prevediamo un’ulteriore crescita. Parallelamente, lavoriamo al rilancio dei traffici commerciali: le nuove infrastrutture e il potenziamento dei collegamenti ferroviari sono strumenti fondamentali per attrarre merci, offrire servizi più competitivi alle imprese e creare nuove opportunità di lavoro. L’obiettivo è consolidare il ruolo di Civitavecchia e valorizzare le vocazioni di Fiumicino e Gaeta, facendo crescere l’intero sistema portuale”. 

“E’ stata l’occasione – ha concluso Latrofa – per illustrare al Presidente Petri, che dall’inizio del mandato è stato un riferimento assoluto sia per competenza e professionalità che per indubbie doti umane, lo stato di salute dell’ente anche sotto il profilo economico-finanziario. Ho la certezza che il Presidente sarà la persona migliore per rappresentare le nostre istanze nei consessi deputati”. 

“Quella di oggi è stata una visita particolarmente utile – ha dichiarato il presidente di Assoporti Roberto Petri – perché mi ha consentito di vedere direttamente un porto che sta attraversando una fase importante di trasformazione e di confrontarmi con il presidente Latrofa, con i vertici e con le persone dell’Autorità di Sistema Portuale. Civitavecchia è uno scalo strategico per il sistema portuale nazionale, non soltanto per la leadership nel settore crocieristico, ma per le potenzialità che può esprimere sul fronte commerciale, logistico e dell’intermodalità. Le opere in corso, dal potenziamento delle infrastrutture al cold ironing fino ai collegamenti ferroviari, vanno nella direzione che, come Assoporti, riteniamo fondamentale: porti più competitivi, sostenibili e sempre più integrati con le reti e con i territori. Ho apprezzato particolarmente l’incontro con i dipendenti dell’Autorità, perché dietro le infrastrutture, gli investimenti e i risultati dei nostri porti ci sono sempre competenze, professionalità e persone. Come Assoporti continueremo a rappresentare e sostenere, nelle sedi nazionali ed europee, le esigenze del sistema portuale affinché gli investimenti possano tradursi in crescita, lavoro e sviluppo dell’economia reale”. 

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economia

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Conftrasporto-Confcommercio: “Costi in aumento e infrastrutture congestionate frenano competitività”

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(Adnkronos) – Trasporti e logistica sono settori strategici per la competitività dell’economia italiana, ma l’aumento dei costi energetici, la congestione delle infrastrutture e le tensioni internazionali stanno mettendo sempre più sotto pressione le imprese, riducendone i margini e la capacità competitiva. È quanto emerge dall’Osservatorio Freight Insights, istituito dal MOST e dalla Fondazione CSELI, presentato oggi a Roma in occasione dell’11° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio. Secondo lo studio, nonostante la crescita del fatturato delle imprese di trasporto, che ha raggiunto i 96 miliardi di euro, la redditività non è aumentata nella stessa misura. A pesare sono soprattutto i maggiori costi operativi: tra il 2019 e il 2026 il costo del denaro è cresciuto del 111%, quello dell’energia elettrica del 73%, del gasolio del 30% e della manodopera del 18%. 

“Mai come quest’anno – afferma Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio – emerge con forza il ruolo strategico di trasporti e logistica per la competitività e lo sviluppo dell’intero sistema economico. Il caro energia, l’ETS, la congestione infrastrutturale, i ritardi nella digitalizzazione e le incertezze geopolitiche richiedono interventi su due fronti: da un lato, affrontare le emergenze; dall’altro, programmare politiche di sistema coordinate e di lungo periodo a sostegno degli operatori e dell’intero Paese”. 

 

Nonostante un contesto macroeconomico complesso, il trasporto stradale continua a garantire la flessibilità operativa necessaria a soddisfare le esigenze del sistema produttivo italiano. Nel 2025 il traffico ha superato i 31 miliardi di tonnellate-chilometro, confermando il ruolo centrale di questa modalità nella movimentazione delle merci. 

Restano tuttavia rilevanti le pressioni sui costi operativi. Tra il 2019 e il 2026 il prezzo del gasolio è aumentato di circa il 30%, con un incremento superiore al 15% tra il 2025 e il 2026. Anche i carburanti alternativi hanno registrato rincari nello stesso periodo: +4,1% per il CNG e +3,4% per l’LNG. A queste criticità si aggiunge la crescente saturazione della rete stradale. Il 90% dei veicoli percorre meno di 300 chilometri al giorno, con una prevalenza di trasporti regionali e interregionali che limita le possibilità di trasferimento delle merci verso altre modalità. La congestione stradale in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna determina per i mezzi pesanti un costo operativo superiore a 1 miliardo di euro l’anno. Su scala nazionale, il costo complessivo della congestione per tutti i veicoli, leggeri e pesanti, raggiunge quasi 5 miliardi di euro annui. Rimane inoltre strutturale la carenza di conducenti professionali, stimata in oltre 30mila unità nei prossimi anni, anche a causa di un sistema formativo non ancora adeguato alle esigenze del settore. 

 

  

Il trasporto marittimo rappresenta un settore strategico per l’Italia. Gli scali nazionali si collocano al secondo posto in Europa, dopo quelli olandesi, per movimentazione complessiva delle merci, con un contributo rilevante dei container e delle rinfuse. Il traffico Ro-Ro mostra invece segnali di rallentamento. Le tensioni geopolitiche e le deviazioni delle rotte commerciali, legate anche al mancato attraversamento del Canale di Suez, allungano di circa due settimane i tempi di navigazione verso i porti italiani. Questa situazione accresce il rischio di perdita di centralità degli scali nazionali a vantaggio dei porti del Nord Europa e di altre rotte esterne al Mediterraneo. Sul mercato interno, il traffico Ro-Ro ha registrato nel 2025 una flessione di circa l’1% rispetto al 2024, dopo una crescita complessiva del 12% nel periodo 2018-2025. Sui costi dei collegamenti marittimi pesa anche l’ETS applicato al settore. Il costo del carburante, comprensivo degli oneri ETS, arriva a incidere per oltre il 50% sui costi operativi dei collegamenti insulari, incentivando il ricorso al trasporto interamente stradale e penalizzando la competitività delle soluzioni marittime. 

 

Il trasporto ferroviario costituisce una leva fondamentale per migliorare la ripartizione modale delle merci e ridurre la pressione sulla rete stradale. Tuttavia, i cantieri per l’ammodernamento delle infrastrutture e le rigidità operative del settore hanno contribuito ad accentuare la tendenza negativa registrata negli ultimi anni. Gli effetti positivi degli incentivi al trasporto ferroviario risultano più che compensati dalle ricadute dei cantieri sulla circolazione. Nel primo semestre del 2026 si registra una riduzione dell’8% dei treni-chilometro rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte di un volume di traffico indicato in circa 23 milioni di treni-chilometro per il 2026. Di segno positivo l’andamento complessivo del trasporto aereo delle merci, con un aumento delle tonnellate movimentate e la crescita di alcuni scali a vocazione cargo, tra cui Roma, Brescia e Bergamo. In controtendenza Malpensa, che registra una flessione che lo studio collega all’annuncio della tassa sui pacchi di basso valore. 

 

La rete infrastrutturale italiana ha dimostrato una significativa capacità di sostenere i flussi di merci e passeggeri, ma persistono criticità strutturali che rischiano di tradursi in uno svantaggio competitivo per il Paese. I problemi sono particolarmente evidenti nei nodi strategici e nei valichi alpini, dove saturazione delle arterie, rallentamenti e blocchi compromettono la regolarità dei collegamenti commerciali. Anche il sistema portuale presenta squilibri nella distribuzione dei traffici: accanto a scali esposti al rischio di sovracapacità, permangono infrastrutture sottoutilizzate rispetto ai volumi movimentati e alle scelte degli operatori. Una parte dei costi e dei ritardi potrebbe essere contenuta attraverso un impiego più esteso delle tecnologie digitali per il monitoraggio e la manutenzione delle infrastrutture, con risparmi potenziali stimati in quasi 7 miliardi di euro complessivi. Ulteriori benefici potrebbero derivare dalla digitalizzazione dei documenti di trasporto, delle pratiche amministrative e delle operazioni logistiche, con risparmi stimati in 18 miliardi di euro nei prossimi anni per il sistema economico italiano. Infine, l’informatizzazione delle procedure portuali potrebbe generare risparmi per circa 160 milioni di euro all’anno, riducendo gli oneri amministrativi e migliorando l’efficienza delle operazioni 

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economia

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Violetti (Confassociazioni Digital): “”Data center distribuiti in tutta Italia, serve una legge””

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L’Italia deve aprire una nuova stagione di sviluppo dei data center per raggiungere una sovranità digitale effettiva, valorizzando i dati e le competenze nazionali. Serve legge nazionale urgente che definisca una strategia complessiva. I data center devono essere distribuiti su tutto il territorio.” Così Andrea Violetti, presidente di Confassociazioni Digital, in occasione della conferenza “Data Center Sovrani – Energia, Intelligenza Artificiale, Cybersecurity”, organizzata da Confassociazioni Digital, presso Camera dei Deputati

Pichetto Fratin: “”Data center, consumi fino a 30 TWh annui entro il 2035″”

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I data center richiedono energia continua, reti elettriche adeguate e investimenti per garantire la sicurezza del sistema. Servono regole per la localizzazione e le autorizzazioni, oltre a tecnologie che migliorino l’efficienza nell’uso dell’acqua.” Ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo alla conferenza “Data Center Sovrani – Energia, Intelligenza Artificiale, Cybersecurity”, organizzata da Confassociazioni Digital alla Camera dei deputati.