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Acqua, l’agricoltura affronta nuove sfide

Acqua, l'agricoltura affronta nuove sfide

ROMA (ITALPRESS) – La corretta gestione delle risorse idriche e l’impatto della crisi climatica sull’agricoltura, dalla siccità alle alluvioni. Se n’è parlato nel corso del convegno “Acqua e Agricoltura: politiche e strumenti per innovazione ed efficienza”, organizzato da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il patrocinio di UNESCO World Water Assessment Programme, e con Almaviva e Acea in qualità di partner.

spf/sat/gtr

Proteste contro Hamas a nord di Gaza “Lasciateci vivere in pace”

GAZA (ITALPRESS) –  Centinaia di residenti della città di Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza, hanno partecipato oggi a una manifestazione che chiedeva la fine della guerra e attaccava Hamas in quanto responsabile della situazione in cui versano i palestinesi della Striscia.

Secondo quanto riporta il sito del giornale “Asharq al Awsat”, le proteste trasmesse sui social media da diversi account palestinesi a Gaza, sono avvenute poche ore dopo che israeliani avevano impartito ordini di evacuazione ai residenti di Beit Lahia. I dimostranti hanno ritenuto Hamas responsabile degli ordini di evacuazione impartiti in seguito al lancio di razzi dalle zone vicine alla città verso gli insediamenti israeliani da parte dei suoi membri.

I manifestanti hanno esposto cartelli con la scritta “Il sangue dei nostri figli non è a buon mercato… Vogliamo vivere in pace e sicurezza… Fermate lo spargimento di sangue”, e altri slogan che chiedevano principalmente la fine della guerra nella Striscia di Gaza e degli attacchi ai civili nel contesto dell’escalation delle operazioni militari israeliane.

Non lontano dalla protesta, alcuni dei giovani e dei ragazzi partecipanti hanno scandito slogan contro Hamas, come: “Hamas fuori, fuori”, mentre alcuni di loro hanno attaccato il movimento e il suo leader Yahya Sinwar, ucciso dalle forze israeliane negli scontri a Rafah nell’ottobre 2024.

La marcia, che includeva giovani e ragazzi, ha attraversato le strade principali, fermandosi principalmente alla piazza Zayed, a pochi metri dall’ospedale indonesiano, che è stato oggetto di diversi attacchi israeliani durante la guerra nella Striscia di Gaza. I partecipanti hanno condannato il continuo lancio di razzi verso gli insediamenti israeliani, citandolo come motivo degli ordini di evacuazione emessi da Israele per i residenti che hanno dovuto subire ripetuti spostamenti negli ultimi 15 mesi.

Alcuni partecipanti hanno cercato di calmare coloro che scandivano slogan anti-Hamas, mentre altri hanno cercato di interromperli fischiando e aggredendoli per impedire lo svolgimento della protesta. Gli attivisti di Fatah e Hamas si sono scontrati sui social media e sono emersi disaccordi sull’importanza che attribuiscono all’evento.

La Striscia di Gaza sta affrontando circostanze eccezionali e difficili con la ripresa dei combattimenti da parte di Israele e la chiusura dei valichi di frontiera durante il mese sacro del Ramadan. Da martedì scorso, quando Israele ha ripreso le operazioni militari, sono morti 792 palestinesi, tra cui più di 720 bambini, e ha costretto più di 124.000 palestinesi a fuggire dalle loro case nel giro di pochi giorni, secondo i rapporti delle Nazioni Unite.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Acqua, 4 miliardi di persone devono far fronte a scarsità idrica

ROMA (ITALPRESS) – Circa 4 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale, devono far fronte ad una scarsità idrica grave almeno per parte dell’anno, 3,5 miliardi non hanno accesso a servizi igienico-sanitari e 2,2 miliardi ad acqua potabile gestiti in sicurezza.

Questa la drammatica situazione globale fotografata nell’edizione 2022 dello UN-WWDR. Oggi, nell’Anno internazionale dedicato dalle Nazioni Unite alla conservazione dei ghiacciai, i riflettori vengono puntati proprio sulle montagne e i ghiacciai, spesso definiti “torri d’acqua” del mondo, che stanno diventando sempre più vulnerabili alla crisi climatica e alle attività umane non sostenibili, mettendo in pericolo le risorse idriche da cui dipendono miliardi di persone e innumerevoli ecosistemi.

Sono 33 i milioni di km2 della superficie terreste occupati dalle montagne e ospitano oltre 1,1 miliardi di persone, mentre altri 2 miliardi vivono a valle e dipendono dalle riserve idriche naturali fornite dallo scioglimento dei ghiacciai. Le foreste coprono circa il 40% delle aree di montagna e svolgono funzioni di protezione contro calamità naturali grazie alla stabilizzazione dei pendii più ripidi, alla regolazione dei flussi verso gli acquiferi, alla riduzione del deflusso superficiale e dell’erosione del suolo e alla mitigazione del rischio di frane e inondazioni.

È quanto emerge, in estrema sintesi, dal Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2025 con focus su “Montagne e ghiacciai: torri d’acqua”, pubblicato da UNESCO per conto di UN Water, la cui produzione è coordinata da UNESCO World Water Assessment Programme (WWAP) e la cui traduzione ufficiale in italiano è curata dalla Fondazione UniVerde con il supporto di UNESCO WWAP in collaborazione con Acquedotto Pugliese, G.M.T., E.P.M., CiviSmart e AVR Associazione italiana produttori Valvole e Rubinetti federata Anima Confindustria presentato questa mattina a Palazzo Rospigliosi in occasione del convegno “Acqua e Agricoltura: politiche e strumenti per innovazione ed efficienza”, promosso da Fondazione UniVerde e Coldiretti, con il patrocinio di UNESCO WWAP, con Almaviva in qualità di main partner, con la media partnership di Rai Radio 1 e con event partner Acea, trasmesso in diretta streaming su Radio Radicale.

In occasione dell’evento, com’è tradizione, è stato presentato il Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura” giunto alla XV edizione, con focus su Acqua, agricoltura e crisi climatica, realizzato dalla Fondazione UniVerde e Noto Sondaggi in collaborazione con Coldiretti, ANBI e Fondazione Campagna Amica. Da quest’ultimo report emerge che gli italiani sono particolarmente preoccupati dal rischio alluvioni e dal rischio siccità considerando (85%) gli effetti del cambiamento climatico un problema urgente da affrontare anche per tutelare gli agricoltori, custodi del territorio e della nostra sicurezza alimentare.

Per contrastare gli effetti sull’agricoltura di lunghi periodi siccitosi, sempre più frequenti, il 77% ritiene necessario realizzare nuovi invasi ma favorire interventi di risparmio ed efficientamento idrico, unitamente all’elaborazione di piani di adattamento specifici per il settore agricolo e investimenti in innovazione tecnologica, non escludendo la possibilità di garantire sussidi agli agricoltori.

La proposta di istituire meccanismi incentivanti il risparmio idrico come i certificati blu, anche in agricoltura, è sostenuta dal 69% degli italiani, con alte percentuali di apprezzamento al Sud (76%). Ben l’81% si dichiara favorevole all’ipotesi di fare uso delle acque reflue depurate per fini irrigui (item in crescita del 9%), soprattutto a garanzia del risparmio idrico, mentre, per il 66%, occorre investire in tecnologie per il monitoraggio e la gestione dell’irrigazione.

L’incontro è stato aperto dal saluto di Vincenzo Gesmundo (Segretario Generale Coldiretti): “Cinque anni fa abbiamo lanciato la proposta di un piano di invasi con sistemi di pompaggio per generare energia elettrica, con l’obiettivo di affrontare un problema, quello della mancanza di risorse idriche, che sta diventando purtroppo un fenomeno strutturale, per l’agricoltura ma anche per i cittadini, con molti comuni delle aree interne e del Centro Sud dove la presenza delle autobotti per rifornire di acqua potabile è ormai una consuetudine. È ora di capire che non possiamo più limitarci a inseguire le emergenze. Serve adottare una strategia che, oltre alla realizzazione di nuovi invasi, comprenda la manutenzione dei corsi d’acqua e una più efficiente distribuzione delle risorse idriche. Solo così potremo affrontare le sfide del clima rispetto a fenomeni che negli ultimi tre anni sono costati 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana”.

“Drammatiche alluvioni, prolungate siccità e inquinamento delle acque dolci richiamano l’attenzione sull’urgenza di realizzare iniziative per un uso più intelligente e sostenibile della risorsa acqua – ha detto Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente della Fondazione UniVerde e promotore della campagna #NoFakeFood contro l’agropirateria e in difesa del made in Italy) -. Un percorso che interessa Istituzioni, imprese, organizzazioni di categoria e tutti i settori produttivi. Lo UN-WWDR 2025 mette in guardia sugli impatti presenti e futuri di tali fenomeni: la tutela delle acque di montagna è fondamentale per garantire la sicurezza alimentare ed energetica rinnovabile a miliardi di persone. A giudizio degli italiani, come evidenzia anche il Rapporto “Gli italiani e l’agricoltura”, Istituzioni e amministrazioni locali dovrebbero contribuire a facilitare l’adozione di sistemi che favoriscano l’efficientamento idrico in agricoltura. Parliamo di infrastrutture tecnologiche abilitanti, semplificazione burocratica e fattori premianti. La proposta rilanciata al Governo è quella di istituire meccanismi di incentivi al risparmio idrico, come i certificati blu, al fine di promuovere innovazione e applicazione delle migliori soluzioni tecniche di efficientamento idrico per l’approvvigionamento e per gli usi agricoli e industriali”.

Per Fulvio Conti (Director Customer Project Management, Almaviva) “diventa strategico integrare la filiera irrigua nel processo di digitalizzazione che ha investito il Sistema Idrico Integrato. Il Gruppo Almaviva è sicuramente oggi il player più competente che può affrontare questa sfida grazie alla conoscenza dei dati agricoli, alla competenza ingegneristica/idraulica e alla pluralità di tecnologie da poter applicare. La nostra piattaforma permette una gestione integrata, con un unico punto di accesso a tutte le informazioni rilevanti per la gestione della rete e dei fabbisogni e abilita i Consorzi a prendere decisioni consapevoli che li accompagnano nell’adozione di pratiche agricole sostenibili”.

Tommaso Foti (Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di coesione) nell’intervento di indirizzo ha dichiarato: “Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta una straordinaria opportunità per la nostra Nazione anche nell’ambito della rivoluzione verde e della transizione ecologica, a cui è dedicata la Missione 2 del PNRR. Complessivamente la dotazione di investimenti dedicati agli interventi di potenziamento e resilienza delle reti e di contrasto della dispersione idrica ammonta a 5,4 miliardi di euro, ripartiti su quattro misure: sicurezza dell’approvvigionamento idrico; migliore gestione delle acque di scarico; uso irriguo della risorsa idrica; implementazione della dotazione di contatori di terzo e quarto livello, con l’obiettivo di misurare il volume d’acqua utilizzato e limitare sprechi e usi non autorizzati. Questi investimenti non solo migliorano la gestione dell’acqua, ma contribuiscono a rendere la nostra agricoltura da un lato sostenibile e dell’altro resiliente di fronte ai cambiamenti climatici. Ulteriori investimenti, poi, sono previsti nell’ambito dei Programmi finanziati dai Fondi Strutturali Europei che contribuiscono al settore idrico con 1,7 miliardi, a cui si aggiungono 1,4 miliardi previsti dalla programmazione del Fondo Sviluppo e Coesione, i cui strumenti sono stati recentemente riorganizzati negli Accordi per la Coesione. La gestione sostenibile delle risorse idriche e la qualità delle acque, compresa la conservazione delle infrastrutture idriche esistenti, rappresentano dunque un tema ormai centrale delle politiche di investimento e un obiettivo di primo piano per il governo Meloni”. 

La traduzione ufficiale del UN-WWDR2025, sostenuta da partner virtuosi, e frutto della collaborazione tra la Fondazione UniVerde e l’UNESCO WWAP, si rinnova ormai dal 2018 ed ha notevolmente contribuito alla diffusione di una maggiore informazione e a un più alto grado di sensibilizzazione intorno al tema dell’acqua a tutti i livelli, permettendo all’Italia di elevarsi verso le prime posizioni al mondo per numero di download del Documento e di stimolare i necessari interventi di Istituzioni e imprese, a favore della tutela della risorsa idrica e per il conseguimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 6 dell’Agenda 2030: “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie”.

Tuttavia, afferma il Rapporto, “la carenza di dati e le lacune nelle attività di monitoraggio continuano a ostacolare una valutazione accurata degli altri traguardi dell’Obiettivo 6, ad esempio con riferimento alla gestione delle risorse idriche, alla qualità dell’acqua, agli ecosistemi idrici e a un ambiente ad essi favorevole”.

Miguel De França Doria (Direttore UNESCO WWAP – World Water Assessment Programme) ha spiegato che il Rapporto “evidenzia naturalmente l’urgenza di migliorare la governance delle risorse idriche negli ambienti montani, anche tramite la gestione integrata dei bacini fluviali, e la necessità anche di aumentare la capacità, aumentare le innovazioni, aumentare la cooperazione a tutti i livelli per raggiungere la sicurezza idrica”, evidenziando anche il ruolo degli investimenti e dei finanziamenti in quest’area.

La criosfera delle montagne costituisce una delle componenti del sistema terrestre più sensibili al cambiamento climatico. La maggior parte dei ghiacciai del mondo si sta sciogliendo ad un ritmo crescente, aumentando lo scioglimento del permafrost e il rischio di catastrofi naturali, come colate di detriti, valanghe, inondazioni da collasso di dighe e di laghi glaciali.

I flussi di acqua provenienti dalle montagne diventeranno sempre più imprevedibili, incerti e variabili. I cambiamenti nei tempi e nei volumi dei flussi massimi e minimi, oltre all’erosione e ai carichi di sedimenti, influenzeranno le risorse idriche a valle in termini di quantità, regolarità e qualità. L’UNWWDR2025 richiama dunque l’attenzione sui servizi e sui benefici essenziali che le acque di montagna, e i ghiacciai alpini, forniscono alle comunità, alle economie e all’ambiente.

Concentrandosi sulle soluzioni tecniche e sulle politiche necessarie per migliorare la gestione dell’acqua in montagna, il Rapporto di quest’anno affronta questioni fondamentali come l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari, la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, la sicurezza alimentare ed energetica, l’industria, la riduzione del rischio di disastri naturali e la protezione degli ecosistemi.

-Foto ufficio stampa Fondazione UniVerde-
(ITALPRESS).

Scuola, un progetto contro le discriminazioni

ROMA (ITALPRESS) – Il contesto italiano è cambiato profondamente negli ultimi decenni: da paese di emigrazione siamo diventati un paese di immigrazione. Nel 2024 erano oltre 5 milioni i residenti stranieri, con un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente. Questo fenomeno è particolarmente visibile in regioni come il Lazio, dove gli stranieri rappresentano l’11,1% della popolazione. L’Università Europea di Roma con il contributo della Fondazione Lottomatica ha condotto uno studio per rafforzare rafforzare la coesione sociale, attraverso il contrasto delle discriminazioni. Il progetto ha sperimentato un modello educativo basato su realtà virtuale e mindfulness per favorire l’inclusione nelle scuole. L’iniziativa ha coinvolto i ragazzi del Liceo “Ettore Majorana” di Latina, città caratterizzata da una significativa multietnicità.
L’impiego della Realtà Virtuale ha consentito ai ragazzi di assumere la prospettiva altrui e progettare iniziative contro il pregiudizio etnico da proporre alle istituzioni scolastiche: gli studenti hanno suggerito l’organizzazione di incontri divulgativi, la creazione di pagine social di sensibilizzazione, la produzione di cortometraggi, e masterclass culinarie per favorire l’incontro tra diverse tradizioni enogastronomiche.

abr/mrv

La Giunta Regionale dà l’ok al piano integrato di attività e organizzazione

CATANZARO (ITALPRESS) – La Giunta della Regione Calabria, su proposta del vicepresidente e assessore all’Organizzazione e alle Risorse umane, Filippo Pietropaolo, ha approvato il Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) 2025/2027.

Il Piano, che definisce specifici ambiti di attività amministrativa e gestionale, è composto da cinque allegati: Piano della performance 2025-2027, Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza 2025-2027; Piano Azioni Positive 2025-2027; Piano del fabbisogno del personale 2025-2027 ; Piano triennale di formazione del personale 2025-2027. Su indicazione dell’assessore all’Ambiente, Giovanni Calabrese, sono stati, poi, deliberati gli “Indirizzi per la valorizzazione delle aree verdi e delle formazioni vegetali in ambito urbano”.

La Regione Calabria si è dotata della Legge regionale 7/2024 che ha l’obiettivo di incentivare l’adozione generalizzata degli strumenti di pianificazione del verde da parte degli Enti locali, ivi compresa l’implementazione di approcci gestionali corretti, nonché di preservare il capitale naturale, contrastare i cambiamenti climatici, migliorare la qualità ambientale e la salute dei cittadini. Più in particolare, l’articolo 1, comma 2, della LR 7/2024 stabilisce che “Al fine di cui al comma 1, la Regione Calabria fornisce agli enti locali indirizzi per riqualificare, progettare, gestire, tutelare, fruire e manutenere, secondo criteri di sostenibilità ambientale, il capitale naturale nel contesto urbano”.

Infine, la Giunta, su proposta dell’assessore alle Politiche sociali, Caterina Capponi, ha nominato Francesco Campana – già funzionario della Regione – commissario per l’adozione degli atti occorrenti a garantire il regolare funzionamento dei servizi sociali, nelle more del completamento delle attività e per un periodo non superiore a 60 giorni, per la definizione dell’assetto di governance da parte dei Comuni di Amantea, Aiello Calabro, Belmonte Calabro, Cleto, Fiumefreddo Bruzio, Lago, Longobardi, San Pietro in Amantea, Serra D’Aiello. Confermato anche Saverio Ruga quale commissario liquidatore della Fondazione Calabria Etica.

-Foto regione Calabria-
(ITALPRESS).

Tg News – 25/3/2025

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Francia, fermati nonni materni e zii del piccolo Emile
– Colloqui di pace a Riad, Cremlino: “Nessun accordo specifico”
– Liberato regista palestinese Premio Oscar Hamdan Ballal
– Strage Erba, Pg Cassazione chiede inammissibilità ricorso Olindo e Rosa
– Garlasco, trovato frammento tappetino bagno casa Poggi
– Santanchè cambia avvocato, salta udienza processo
– Fifa Gate, Platini e Blatter assolti in appello da accuse di frode
– Amazon, torna la Festa delle Offerte di Primavera
– Previsioni 3B Meteo 26 Marzo
mrv

Metsola “Due terzi dei cittadini vogliono che l’Ue rafforzi la sicurezza”

ROMA (ITALPRESS) – “Due terzi degli europei vogliono che l’UE giochi un ruolo maggiore nella loro protezione, rafforzando sicurezza e difesa e aumentando la competitività”. Lo ha detto la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola alla presentazione del sondaggio Eurobarometro Inverno 2025.

Difesa e sicurezza (36% in UE, 31% in Italia), competitività, economia e industria (32% in UE, 34% in Italia), sono le aree su cui secondo i cittadini dei 27 Stati membri intervistati tra inizio gennaio e inizio febbraio (totalizzate 26.354 interviste), l’UE dovrebbe concentrarsi maggiormente per rafforzare la propria posizione nel mondo.

“È un appello chiaro all’azione – ha aggiunto –, al quale risponderemo. L’Europa deve essere più forte, affinché i nostri cittadini si sentano più al sicuro. Il Parlamento europeo farà in modo che ogni proposta sia audace e ambiziosa quanto basta per affrontare la gravità delle minacce che incombono sull’Europa. Dobbiamo alzarci oggi per non rischiare di essere calpestati domani”.

Il nuovo sondaggio dello strumento che dà alla Commissione europea, al Parlamento europeo e ad altre istituzioni e agenzie dell’UE la possibilità di monitorare regolarmente lo stato dell’opinione pubblica in Europa su questioni relative all’Unione europea, nonché gli atteggiamenti su argomenti di natura politica o sociale, ha evidenziato che il 66% dei cittadini (con una forte prevalenza giovani) vuole che l’Unione assuma un ruolo più importante nella protezione da crisi globali e dai rischi legati alla sicurezza. A livello nazionale, la richiesta di un ruolo rafforzato dell’UE varia dall’87% in Svezia al 47% in Romania e al 44% in Polonia. In particolare i cittadini europei vorrebbero che il Parlamento europeo si prodigasse maggiormente per la difesa della pace (45%), della democrazia (32%) e per la tutela dei diritti umani (22%).

Quasi tre quarti dei cittadini dell’UE (74%: il più alto dal 1983) credono che il proprio Paese abbia beneficiato dell’appartenenza all’Unione: coerentemente con il contesto attuale, gli intervistati citano il contributo dell’UE al mantenimento della pace e al rafforzamento della sicurezza (35%) come principale motivo per cui l’adesione è ritenuta vantaggiosa. In Italia la percentuale è del 67%. I pareri convergono ulteriormente sul fatto che gli Stati membri, in un contesto geopolitico in rapida evoluzione, debbano agire in modo più unito per affrontare le sfide globali (89% per l’UE, 88% in Italia) e che l’Unione Europea abbia bisogno di più risorse per affrontare le sfide future (76%, contro l’82% dei cittadini italiani).

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Da Intesa Sanpaolo e Confindustria 40 mld per le imprese meridionali

NAPOLI (ITALPRESS) – Si è svolto oggi a Napoli il primo incontro territoriale di presentazione del nuovo Accordo quadriennale tra Confindustria e Intesa Sanpaolo per la crescita delle imprese italiane annunciato lo scorso gennaio dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e da Carlo Messina, Consigliere Delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo.

Il programma nazionale congiunto mette a disposizione 200 miliardi di euro fino al 2028, di cui 40 miliardi alle aziende del Mezzogiorno, per rilanciare lo sviluppo del sistema produttivo e cogliere le opportunità di Transizione 5.0 e I.A., integrando così le risorse già stanziate dalla Banca per la realizzazione degli obiettivi del PNRR.

Oggi, nella sede dell’Unione Industriali di Napoli, Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, e Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo (nella foto), hanno evidenziato le peculiarità delle nuove misure messe in campo e si sono confrontati con gli imprenditori del Sud Italia sulle strategie di sviluppo del territorio – uno dei filoni di lavoro congiunto dell’Accordo – e sulle opportunità offerte dalla Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno quale leva di stimolo per la crescita in termini di connettività e competitività del tessuto economico meridionale.

Sono state presentate misure ad hoc per favorire il supporto a nuovi insediamenti produttivi, all’ampliamento e ammodernamento di quelli esistenti e agli investimenti nel settore energetico, sostenendo così l’attrattività dei territori italiani con posizione strategica per le rotte e gli interscambi internazionali.

Il protocollo nazionale presentato oggi consolida e rinnova la collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Confindustria avviata nel 2009 che, grazie a un volume di crediti erogati al sistema produttivo italiano pari a 450 miliardi di euro in quindici anni, ha contribuito a evolvere il rapporto tra banca e impresa accompagnando i bisogni delle PMI e delle industrie mature anche nelle fasi più complesse.

Tale supporto è stato declinato in numerose iniziative congiunte che, anche attraverso le garanzie governative attivate nelle fasi critiche, hanno consentito di sostenere con nuovo credito decine di migliaia di imprese e prevalentemente PMI, struttura portante del Made in Italy nel mondo.

Le novità riguardano: la crescita delle imprese del Sud attraverso la valorizzazione della ZES Unica del Mezzogiorno; gli investimenti in nuovi modelli produttivi evoluti ad alto potenziale con particolare attenzione ad Aerospazio, Robotica, Intelligenza Artificiale e Scienze della Vita; l’accelerazione della transizione sostenibile in linea con il Piano Transizione 5.0, dei processi innovativi ad alto contenuto tecnologico, dell’economia circolare verso un bilanciamento energetico ottimale tra fonti energetiche sostenibili; l’impatto in ricerca e innovazione, favorendo la nascita e lo sviluppo di startup e PMI ad alto contenuto tecnologico anche attraverso soluzioni finanziarie e servizi dedicati; piano per l’Abitare Sostenibile, per facilitare la mobilità e l’attrazione dei talenti nell’industria italiana.

“Il nostro primo incontro territoriale a Napoli conferma l’attenzione e la storica vicinanza di Intesa Sanpaolo al Mezzogiorno – afferma Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo -. Insieme a Confindustria continueremo a supportare per i prossimi quattro anni l’economia meridionale mettendo a disposizione 40 miliardi di euro da investire nelle nuove opportunità per le imprese nel Paese e sui mercati esteri. Crediamo nelle potenzialità del Sud Italia, che rappresenta la settima area manifatturiera europea e ospita un quarto delle filiere italiane, e siamo confidenti che le iniziative presentate oggi potranno favorire l’accelerazione degli investimenti e della crescita anche grazie alla ZES Unica, in grado di garantire vantaggi fiscali e semplificazione amministrativa”.

Per Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, ‘il Mezzogiorno è un pilastro strategico per la crescita del Paese e dell’industria italiana ed europea. Con questo accordo vogliamo rafforzare gli strumenti a disposizione delle imprese meridionali in una fase decisiva, mettendo al centro investimenti, credito e semplificazione. Il nostro impegno congiunto punta a valorizzare le potenzialità del territorio e la ZES Unica rappresenta un’opportunità concreta per accelerare la competitività del Sud, attrarre capitali e rafforzare le filiere produttive. Insieme a Intesa Sanpaolo, vogliamo creare le condizioni per un rilancio strutturale, agganciando il Mezzogiorno alle grandi trasformazioni economiche in atto. Un Sud più forte significa un’Italia più competitiva in Europa e nel mondo”.

Dopo i saluti di Costanzo Jannotti Pecci, Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, e Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM-Centro Studi collegato al Gruppo bancario, e Natale Mazzuca, Vicepresidente per le Politiche Strategiche per lo sviluppo del Mezzogiorno di Confindustria, hanno presentato lo studio “Check-up Mezzogiorno” e commentato le policy per il Sud e l’andamento dei principali driver di crescita.

A seguire, si sono confrontati in una tavola rotonda Anna Roscio, Responsabile Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo, Angelo Camilli, Vicepresidente per il Credito, la Finanza e il Fisco di Confindustria, e Giuseppe Romano, Commissario ZES Unica del Mezzogiorno.

I lavori si sono conclusi con il dialogo tra Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, e Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
“Check-up Mezzogiorno 2024” di Confindustria e SRM: le principali evidenze.

L’analisi sullo stato di salute dell’economia meridionale realizzato annualmente da Confindustria e SRM, mostra un quadro congiunturale piuttosto disomogeneo. Infatti, le variabili che compongono l’indice sintetico assumono andamenti diversificati: la numerosità delle imprese e l’export appaiono in calo nell’ultimo anno mentre gli altri indicatori sono in crescita o tendenzialmente stabili rispetto al 2023; tutti, inoltre, superano il valore del 2019 colmando la perdita legata agli eventi degli ultimi anni, incluso l’export. Il Mezzogiorno continua, dunque, a mostrare segnali di vitalità non indifferenti. Segno di una capacità competitiva e dell’esistenza di un potenziale di sviluppo che va liberato e irrobustito. Per consolidare i risultati ottenuti, servono investimenti infrastrutturali adeguati e misure di sostegno incisive per le filiere individuate dal Piano Strategico della ZES Unica, oltre all’incremento nell’utilizzo delle Autorizzazioni Uniche e agli interventi in grado di assicurare sostegno alla resilienza del tessuto economico esistente.

L’Indice sintetico dell’economia meridionale per il 2024 si attesta a 541,3 punti, in lieve calo rispetto al 2023, con un divario di 48,1 punti rispetto al Centro-Nord. Nel medio periodo il differenziale tra le due macroaree tende a ridursi: negli ultimi tre anni, il Mezzogiorno ha recuperato oltre 6 punti, segnale di una progressiva convergenza tra le due macroaree.
Seppur in calo nell’ultimo anno a causa delle difficoltà di comparti strategici come automotive e oil, l’export meridionale supera i livelli del 2019 (+36 punti). Nel 2024 l’export delle regioni meridionali ha toccato quasi 65 miliardi di euro, con un saldo commerciale negativo.

La manifattura del Sud è fortemente interconnessa con il resto d’Italia, con un impatto economico maggiore rispetto ad altre aree del Paese. L’area è interconnessa in “lungo” e in “largo” con il resto del Paese: per ogni euro che va all’estero se ne aggiunge poco più di un altro (1,1) destinato al resto del Paese.

L’impatto complessivo a livello Paese generato dalla manifattura meridionale risulta maggiore rispetto a quello generato da un investimento in qualsiasi delle altre aree geografiche italiane: la realizzazione di investimenti nel manifatturiero meridionale genera, in media, una domanda aggiuntiva nel Centro-Nord.

Il Mezzogiorno concentra il 27% dell’occupazione nazionale, con una crescita degli occupati del +2,2%nel 2024. Cresce anche l’occupazione femminile, con un incremento del +3,3%, segnale di una trasformazione strutturale del mercato del lavoro.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate il credito d’imposta per la ZES Unica ha visto quasi 7.000 domande nel 2024 pervenute dalle imprese localizzate nelle regioni meridionali, per un totale di poco superiore ai 2,5 miliardi di euro di incentivi erogati. Con un importo medio di circa 370 mila euro ad azienda richiedente. Ciò conferma come sul versante delle policy poste in essere per il Mezzogiorno, questo strumento sia uno tra i più rilevanti.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
(ITALPRESS).

Da Intesa Sanpaolo e Confindustria 40 mld per le imprese meridionali

NAPOLI (ITALPRESS) –

Si è svolto oggi a Napoli il primo incontro territoriale di presentazione del nuovo Accordo quadriennale tra Confindustria e Intesa Sanpaolo per la crescita delle imprese italiane annunciato lo scorso gennaio dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e da Carlo Messina, Consigliere Delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo.

Il programma nazionale congiunto mette a disposizione 200 miliardi di euro fino al 2028, di cui 40 miliardi alle aziende del Mezzogiorno, per rilanciare lo sviluppo del sistema produttivo e cogliere le opportunità di Transizione 5.0 e I.A., integrando così le risorse già stanziate dalla Banca per la realizzazione degli obiettivi del PNRR.

Oggi, nella sede dell’Unione Industriali di Napoli, Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, e Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo (nella foto), hanno evidenziato le peculiarità delle nuove misure messe in campo e si sono confrontati con gli imprenditori del Sud Italia sulle strategie di sviluppo del territorio – uno dei filoni di lavoro congiunto dell’Accordo – e sulle opportunità offerte dalla Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno quale leva di stimolo per la crescita in termini di connettività e competitività del tessuto economico meridionale.

Sono state presentate misure ad hoc per favorire il supporto a nuovi insediamenti produttivi, all’ampliamento e ammodernamento di quelli esistenti e agli investimenti nel settore energetico, sostenendo così l’attrattività dei territori italiani con posizione strategica per le rotte e gli interscambi internazionali.

Il protocollo nazionale presentato oggi consolida e rinnova la collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Confindustria avviata nel 2009 che, grazie a un volume di crediti erogati al sistema produttivo italiano pari a 450 miliardi di euro in quindici anni, ha contribuito a evolvere il rapporto tra banca e impresa accompagnando i bisogni delle PMI e delle industrie mature anche nelle fasi più complesse.

Tale supporto è stato declinato in numerose iniziative congiunte che, anche attraverso le garanzie governative attivate nelle fasi critiche, hanno consentito di sostenere con nuovo credito decine di migliaia di imprese e prevalentemente PMI, struttura portante del Made in Italy nel mondo.

Le novità riguardano: la crescita delle imprese del Sud attraverso la valorizzazione della ZES Unica del Mezzogiorno; gli investimenti in nuovi modelli produttivi evoluti ad alto potenziale con particolare attenzione ad Aerospazio, Robotica, Intelligenza Artificiale e Scienze della Vita; l’accelerazione della transizione sostenibile in linea con il Piano Transizione 5.0, dei processi innovativi ad alto contenuto tecnologico, dell’economia circolare verso un bilanciamento energetico ottimale tra fonti energetiche sostenibili; l’impatto in ricerca e innovazione, favorendo la nascita e lo sviluppo di startup e PMI ad alto contenuto tecnologico anche attraverso soluzioni finanziarie e servizi dedicati; piano per l’Abitare Sostenibile, per facilitare la mobilità e l’attrazione dei talenti nell’industria italiana.

“Il nostro primo incontro territoriale a Napoli conferma l’attenzione e la storica vicinanza di Intesa Sanpaolo al Mezzogiorno – afferma Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo -. Insieme a Confindustria continueremo a supportare per i prossimi quattro anni l’economia meridionale mettendo a disposizione 40 miliardi di euro da investire nelle nuove opportunità per le imprese nel Paese e sui mercati esteri. Crediamo nelle potenzialità del Sud Italia, che rappresenta la settima area manifatturiera europea e ospita un quarto delle filiere italiane, e siamo confidenti che le iniziative presentate oggi potranno favorire l’accelerazione degli investimenti e della crescita anche grazie alla ZES Unica, in grado di garantire vantaggi fiscali e semplificazione amministrativa”.

Per Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, ‘il Mezzogiorno è un pilastro strategico per la crescita del Paese e dell’industria italiana ed europea. Con questo accordo vogliamo rafforzare gli strumenti a disposizione delle imprese meridionali in una fase decisiva, mettendo al centro investimenti, credito e semplificazione. Il nostro impegno congiunto punta a valorizzare le potenzialità del territorio e la ZES Unica rappresenta un’opportunità concreta per accelerare la competitività del Sud, attrarre capitali e rafforzare le filiere produttive. Insieme a Intesa Sanpaolo, vogliamo creare le condizioni per un rilancio strutturale, agganciando il Mezzogiorno alle grandi trasformazioni economiche in atto. Un Sud più forte significa un’Italia più competitiva in Europa e nel mondo”.

Dopo i saluti di Costanzo Jannotti Pecci, Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, e Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM-Centro Studi collegato al Gruppo bancario, e Natale Mazzuca, Vicepresidente per le Politiche Strategiche per lo sviluppo del Mezzogiorno di Confindustria, hanno presentato lo studio “Check-up Mezzogiorno” e commentato le policy per il Sud e l’andamento dei principali driver di crescita.

A seguire, si sono confrontati in una tavola rotonda Anna Roscio, Responsabile Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo, Angelo Camilli, Vicepresidente per il Credito, la Finanza e il Fisco di Confindustria, e Giuseppe Romano, Commissario ZES Unica del Mezzogiorno.

I lavori si sono conclusi con il dialogo tra Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, e Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
“Check-up Mezzogiorno 2024” di Confindustria e SRM: le principali evidenze.

L’analisi sullo stato di salute dell’economia meridionale realizzato annualmente da Confindustria e SRM, mostra un quadro congiunturale piuttosto disomogeneo. Infatti, le variabili che compongono l’indice sintetico assumono andamenti diversificati: la numerosità delle imprese e l’export appaiono in calo nell’ultimo anno mentre gli altri indicatori sono in crescita o tendenzialmente stabili rispetto al 2023; tutti, inoltre, superano il valore del 2019 colmando la perdita legata agli eventi degli ultimi anni, incluso l’export. Il Mezzogiorno continua, dunque, a mostrare segnali di vitalità non indifferenti. Segno di una capacità competitiva e dell’esistenza di un potenziale di sviluppo che va liberato e irrobustito. Per consolidare i risultati ottenuti, servono investimenti infrastrutturali adeguati e misure di sostegno incisive per le filiere individuate dal Piano Strategico della ZES Unica, oltre all’incremento nell’utilizzo delle Autorizzazioni Uniche e agli interventi in grado di assicurare sostegno alla resilienza del tessuto economico esistente.

L’Indice sintetico dell’economia meridionale per il 2024 si attesta a 541,3 punti, in lieve calo rispetto al 2023, con un divario di 48,1 punti rispetto al Centro-Nord. Nel medio periodo il differenziale tra le due macroaree tende a ridursi: negli ultimi tre anni, il Mezzogiorno ha recuperato oltre 6 punti, segnale di una progressiva convergenza tra le due macroaree.
Seppur in calo nell’ultimo anno a causa delle difficoltà di comparti strategici come automotive e oil, l’export meridionale supera i livelli del 2019 (+36 punti). Nel 2024 l’export delle regioni meridionali ha toccato quasi 65 miliardi di euro, con un saldo commerciale negativo.

La manifattura del Sud è fortemente interconnessa con il resto d’Italia, con un impatto economico maggiore rispetto ad altre aree del Paese. L’area è interconnessa in “lungo” e in “largo” con il resto del Paese: per ogni euro che va all’estero se ne aggiunge poco più di un altro (1,1) destinato al resto del Paese.

L’impatto complessivo a livello Paese generato dalla manifattura meridionale risulta maggiore rispetto a quello generato da un investimento in qualsiasi delle altre aree geografiche italiane: la realizzazione di investimenti nel manifatturiero meridionale genera, in media, una domanda aggiuntiva nel Centro-Nord.

Il Mezzogiorno concentra il 27% dell’occupazione nazionale, con una crescita degli occupati del +2,2%nel 2024. Cresce anche l’occupazione femminile, con un incremento del +3,3%, segnale di una trasformazione strutturale del mercato del lavoro.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate il credito d’imposta per la ZES Unica ha visto quasi 7.000 domande nel 2024 pervenute dalle imprese localizzate nelle regioni meridionali, per un totale di poco superiore ai 2,5 miliardi di euro di incentivi erogati. Con un importo medio di circa 370 mila euro ad azienda richiedente. Ciò conferma come sul versante delle policy poste in essere per il Mezzogiorno, questo strumento sia uno tra i più rilevanti.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
(ITALPRESS).

Da Intesa Sanpaolo e Confindustria 40 mld per le imprese meridionali

NAPOLI (ITALPRESS) – Si è svolto oggi a Napoli il primo incontro territoriale di presentazione del nuovo Accordo quadriennale tra Confindustria e Intesa Sanpaolo per la crescita delle imprese italiane annunciato lo scorso gennaio dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e da Carlo Messina, Consigliere Delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo.

Il programma nazionale congiunto mette a disposizione 200 miliardi di euro fino al 2028, di cui 40 miliardi alle aziende del Mezzogiorno, per rilanciare lo sviluppo del sistema produttivo e cogliere le opportunità di Transizione 5.0 e I.A., integrando così le risorse già stanziate dalla Banca per la realizzazione degli obiettivi del PNRR.

Oggi, nella sede dell’Unione Industriali di Napoli, Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, e Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo (nella foto), hanno evidenziato le peculiarità delle nuove misure messe in campo e si sono confrontati con gli imprenditori del Sud Italia sulle strategie di sviluppo del territorio – uno dei filoni di lavoro congiunto dell’Accordo – e sulle opportunità offerte dalla Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno quale leva di stimolo per la crescita in termini di connettività e competitività del tessuto economico meridionale.

Sono state presentate misure ad hoc per favorire il supporto a nuovi insediamenti produttivi, all’ampliamento e ammodernamento di quelli esistenti e agli investimenti nel settore energetico, sostenendo così l’attrattività dei territori italiani con posizione strategica per le rotte e gli interscambi internazionali.

Il protocollo nazionale presentato oggi consolida e rinnova la collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Confindustria avviata nel 2009 che, grazie a un volume di crediti erogati al sistema produttivo italiano pari a 450 miliardi di euro in quindici anni, ha contribuito a evolvere il rapporto tra banca e impresa accompagnando i bisogni delle PMI e delle industrie mature anche nelle fasi più complesse.

Tale supporto è stato declinato in numerose iniziative congiunte che, anche attraverso le garanzie governative attivate nelle fasi critiche, hanno consentito di sostenere con nuovo credito decine di migliaia di imprese e prevalentemente PMI, struttura portante del Made in Italy nel mondo.

Le novità riguardano: la crescita delle imprese del Sud attraverso la valorizzazione della ZES Unica del Mezzogiorno; gli investimenti in nuovi modelli produttivi evoluti ad alto potenziale con particolare attenzione ad Aerospazio, Robotica, Intelligenza Artificiale e Scienze della Vita; l’accelerazione della transizione sostenibile in linea con il Piano Transizione 5.0, dei processi innovativi ad alto contenuto tecnologico, dell’economia circolare verso un bilanciamento energetico ottimale tra fonti energetiche sostenibili; l’impatto in ricerca e innovazione, favorendo la nascita e lo sviluppo di startup e PMI ad alto contenuto tecnologico anche attraverso soluzioni finanziarie e servizi dedicati; piano per l’Abitare Sostenibile, per facilitare la mobilità e l’attrazione dei talenti nell’industria italiana.

“Il nostro primo incontro territoriale a Napoli conferma l’attenzione e la storica vicinanza di Intesa Sanpaolo al Mezzogiorno – afferma Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo -. Insieme a Confindustria continueremo a supportare per i prossimi quattro anni l’economia meridionale mettendo a disposizione 40 miliardi di euro da investire nelle nuove opportunità per le imprese nel Paese e sui mercati esteri. Crediamo nelle potenzialità del Sud Italia, che rappresenta la settima area manifatturiera europea e ospita un quarto delle filiere italiane, e siamo confidenti che le iniziative presentate oggi potranno favorire l’accelerazione degli investimenti e della crescita anche grazie alla ZES Unica, in grado di garantire vantaggi fiscali e semplificazione amministrativa”.

Per Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, ‘il Mezzogiorno è un pilastro strategico per la crescita del Paese e dell’industria italiana ed europea. Con questo accordo vogliamo rafforzare gli strumenti a disposizione delle imprese meridionali in una fase decisiva, mettendo al centro investimenti, credito e semplificazione. Il nostro impegno congiunto punta a valorizzare le potenzialità del territorio e la ZES Unica rappresenta un’opportunità concreta per accelerare la competitività del Sud, attrarre capitali e rafforzare le filiere produttive. Insieme a Intesa Sanpaolo, vogliamo creare le condizioni per un rilancio strutturale, agganciando il Mezzogiorno alle grandi trasformazioni economiche in atto. Un Sud più forte significa un’Italia più competitiva in Europa e nel mondo”.

Dopo i saluti di Costanzo Jannotti Pecci, Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, e Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, Massimo Deandreis, Direttore Generale SRM-Centro Studi collegato al Gruppo bancario, e Natale Mazzuca, Vicepresidente per le Politiche Strategiche per lo sviluppo del Mezzogiorno di Confindustria, hanno presentato lo studio “Check-up Mezzogiorno” e commentato le policy per il Sud e l’andamento dei principali driver di crescita.

A seguire, si sono confrontati in una tavola rotonda Anna Roscio, Responsabile Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo, Angelo Camilli, Vicepresidente per il Credito, la Finanza e il Fisco di Confindustria, e Giuseppe Romano, Commissario ZES Unica del Mezzogiorno.

I lavori si sono conclusi con il dialogo tra Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, e Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
“Check-up Mezzogiorno 2024” di Confindustria e SRM: le principali evidenze.

L’analisi sullo stato di salute dell’economia meridionale realizzato annualmente da Confindustria e SRM, mostra un quadro congiunturale piuttosto disomogeneo. Infatti, le variabili che compongono l’indice sintetico assumono andamenti diversificati: la numerosità delle imprese e l’export appaiono in calo nell’ultimo anno mentre gli altri indicatori sono in crescita o tendenzialmente stabili rispetto al 2023; tutti, inoltre, superano il valore del 2019 colmando la perdita legata agli eventi degli ultimi anni, incluso l’export. Il Mezzogiorno continua, dunque, a mostrare segnali di vitalità non indifferenti. Segno di una capacità competitiva e dell’esistenza di un potenziale di sviluppo che va liberato e irrobustito. Per consolidare i risultati ottenuti, servono investimenti infrastrutturali adeguati e misure di sostegno incisive per le filiere individuate dal Piano Strategico della ZES Unica, oltre all’incremento nell’utilizzo delle Autorizzazioni Uniche e agli interventi in grado di assicurare sostegno alla resilienza del tessuto economico esistente.

L’Indice sintetico dell’economia meridionale per il 2024 si attesta a 541,3 punti, in lieve calo rispetto al 2023, con un divario di 48,1 punti rispetto al Centro-Nord. Nel medio periodo il differenziale tra le due macroaree tende a ridursi: negli ultimi tre anni, il Mezzogiorno ha recuperato oltre 6 punti, segnale di una progressiva convergenza tra le due macroaree.
Seppur in calo nell’ultimo anno a causa delle difficoltà di comparti strategici come automotive e oil, l’export meridionale supera i livelli del 2019 (+36 punti). Nel 2024 l’export delle regioni meridionali ha toccato quasi 65 miliardi di euro, con un saldo commerciale negativo.

La manifattura del Sud è fortemente interconnessa con il resto d’Italia, con un impatto economico maggiore rispetto ad altre aree del Paese. L’area è interconnessa in “lungo” e in “largo” con il resto del Paese: per ogni euro che va all’estero se ne aggiunge poco più di un altro (1,1) destinato al resto del Paese.

L’impatto complessivo a livello Paese generato dalla manifattura meridionale risulta maggiore rispetto a quello generato da un investimento in qualsiasi delle altre aree geografiche italiane: la realizzazione di investimenti nel manifatturiero meridionale genera, in media, una domanda aggiuntiva nel Centro-Nord.

Il Mezzogiorno concentra il 27% dell’occupazione nazionale, con una crescita degli occupati del +2,2%nel 2024. Cresce anche l’occupazione femminile, con un incremento del +3,3%, segnale di una trasformazione strutturale del mercato del lavoro.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate il credito d’imposta per la ZES Unica ha visto quasi 7.000 domande nel 2024 pervenute dalle imprese localizzate nelle regioni meridionali, per un totale di poco superiore ai 2,5 miliardi di euro di incentivi erogati. Con un importo medio di circa 370 mila euro ad azienda richiedente. Ciò conferma come sul versante delle policy poste in essere per il Mezzogiorno, questo strumento sia uno tra i più rilevanti.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
(ITALPRESS).