ROMA (ITALPRESS) – Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato oggi al Viminale il Ministro per l’Immigrazione e l’Integrazione della Danimarca Kaare Dybvad Bek.
“Pieno sostegno– ha dichiarato Piantedosi – alla prossima presidenza di turno danese della UE, prevista nella seconda parte del 2025″. “La strada da percorrere – continua il titolare del Viminale – è quella tracciata nella lettera, di cui la Danimarca è stata uno dei principali promotori, che abbiamo indirizzato insieme ad altri 13 Stati Membri alla Commissione europea. In questo senso dovremmo creare le condizioni giuridiche e operative affinché sia possibile effettuare rimpatri anche in Paesi terzi vicini a quelli di origine degli immigrati, ma anche lavorare per la creazione di veri e propri hub per i rimpatri in Paesi terzi”.
“Dobbiamo lavorare a livello europeo – ha concluso il Ministro Piantedosi – per incrementare il tasso di rimpatri e guardiamo con fiducia alla proposta di regolamento in materia di rimpatri e, in particolare, al contenuto dell’articolo 17 che apre la strada alla possibilità di fare accordi con Paesi terzi per costituire hub per i rimpatri”.
(Articolo di Aristide Malnati e Virginia Reniero su Giulietta e Romeo da Vicenza PiùViva n. 295, sul web per gli abbonati ora anche il numero di 296 di marzo, acquistabile in edicola in versione cartacea).
Montorso e Montecchio Vicentino hanno fatto da sfondo all’Historia novellamente ritrovata di Luigi Da Porto, a cui si è ispirato Shakespeare per il suo Romeo and Juliet.
Uno scrittore, un brillante uomo di cultura e la sua Terra. Pregnante, sorprendentemente intenso è stato il legame, quasi un cordone ombelicale, che ha unito Luigi Da Porto (Vicenza, 10 ottobre 1485 – Vicenza, 10 maggio 1529) alla Terra che lo partorì e che fece da sfondo alla sua rigorosa narrazione da storico e alla sua sontuosa prosa novellistica.
Nacque e mosse i primi passi, maturò le prime esperienze a Vicenza, in ambiente altoborghese di una cittadina di buon tenore di vita e di forte tessuto culturale, politicamente sotto Venezia, ma con la Serenissima capace di rivaleggiare in importanti attività commerciali, ad iniziare dal settore manifatturiero.
In questo clima fervido Da Porto mosse i primi passi, irrobustendo poi la propria cultura grazie a un lungo soggiorno presso la corte dei Montefeltro, a Palazzo Ducale di Urbino, dove fu a stretto contatto con Pietro Bembo e conobbe mostri sacri della letteratura e dell’arte, ad iniziare dal giovane Raffaello. Ma la sua indole era ribelle, romantica e
ribelle. Potentemente attratto dalle armi, intese come possibilità di imprese eroiche per conoscere nuovi territori e per narrarne i meccanismi che li regolavano, ma anche per ambientare potenti quadri di sentimenti umani, per lo più tragici, iniziò le sue imprese militari nella zona di frontiera dell’attuale Friuli (1510-1511). Iniziò e subito finì, ferito in modo invalidante da un colpo di spada al collo, da cui uscì fortemente menomato.
Una parziale paralisi, che se ne bloccò gli impeti fisici ne scatenò e ne irrobustì, se ce ne fosse stato bisogno, creatività e fantasia narrativa.
Si scelse un buen ritiro che ancora oggi, quando lo visitiamo, sprigiona attrattiva, quasi come calamita potente. Il suo palazzo di Montorso Vicentino offre un panorama a perdita d’occhio sulla campagna e pianura circostante, una sorta di micro habitat che per Da Porto fu coestensivo del mondo, di cui la sua fervida mente poteva cibarsi. Fu proprio perché agevolato da ciò che ammirava al mattino dal suo ampio salone aperto sulla vastità del paesaggio, che l’ancor giovane Luigi spaziò partorendo una delle liaison letterarie più famose della storia umana. Fu nei vicini castelli di Montecchio Vicentino che egli immaginò la contorta e drammatica vicenda di Giulietta e Romeo, che poi il genio di Shakespeare eternò facendola diventare leggendaria. Ma l’incipit, la scaturigine nacque qui, in queste terre aperte, fredde ma spesso soleggiate, teatro inconsapevole del dramma d’amore più celebre della letteratura.
Castello di Romeo
È dunque interessante, e foriero di spunti di storia locale non così conosciuti, avventurarci nella conoscenza delle due località che hanno fatto da teatro alle creazioni letterarie e alle indagini storiche di tanto erudito novellatore. Montorso Vicentino, centro vivace della Valle del Chiampo, presenta monumenti antichi che ne rivelano un ricco passato, tra la cronaca locale, diremmo oggi, ed eventi epocali. Montorso, l’antico “oppidum” romano Monte di Ursio, si formò poco dopo l’anno mille attorno a un massiccio maniero feudale, la rocca sul colle Fratta.
Fu quello per circa 200 anni il punto di riferimento della comunità, fino a quando Ezzelino III da Romano, detto “Il Terribile” (condottiero e signore della Marca trevigiana), la cinse d’assedio (1236) e la rase al suolo (1241). Il paese passò nel 1266 sotto il potentato di Padova, che riedificò il castello in tutta la sua maestosità, fino a quando il comune che si era ormai sviluppato passò sotto gli scaligeri (1311), prima, e, seguendo le sorti della vicina Vicenza, sotto la serenissima, poi (1404). La maestosa fortezza turrita, oramai completamente in disuso, era però ben visibile all’epoca di Da Porto e sicuramente ne alimentò la curiosità per le intrecciate vicende delle famiglie altolocate della zona. Qui c’è anche, aristocratica dimora, suggello di uno sfarzo antico, la villa dei Da Porto, appunto la base in cui l’uomo d’armi e poi di lettere redasse i suoi scritti, tra cui quello più famoso. Ma, in questo, come anticipato, si fece suggestionare e ispirare dai due castelli imponenti di Montecchio più che dal maniero del colle Fratta, ormai ombra sbiadita di quello che fu. Il Castello della Villa e il Castello della Bellaguardia, conosciuti come Castello di Romeo e Castello di Giulietta, sono due fortezze con masti di ridotte dimensioni, l’una a poca distanza dall’altra, in posizione strategica, su una collina che si staglia sulla piana circostante. Ci avviciniamo, quasi arrampicandoci lungo un viottolo scosceso e altri camminamenti che li collegano, e ne respiriamo l’aria di antiche tresche, feroci duelli, ardite tenzoni, che fino al XVI secolo, l’epoca di Da Porto, animavano la vivace quotidianità di chi lo ha abitato. E guardando vestigia testimoni di fatti eroici, ma anche più prosaici, ci immedesimiamo in chi vedeva queste mura possenti da un punto d’osservazione privilegiato, Villa Da Porto.
Una “location”, diremmo oggi, in cui lo scrittore vicentino scatenò il suo immaginario che arrivò persino a colpire “quel barbaro dotato di ingegno”, come Manzoni tre secoli dopo definì Shakespeare. Ed è allora non inutile fare una veloce rassegna dello scritto daportiano alla base, sine qua non, del Romeo and Juliet di sir William. La prima versione scritta di Giulietta e Romeo è appunto la Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti, pubblicata da Da Porto nel 1530, quasi 60 anni prima del capolavoro di Shakespeare che certamente (ormai il consesso degli studiosi è concorde) copiò la trama. L’opera del vicentino è così intrecciata a eventi storici e a richiami letterari, che tutti i suoi riferimenti possono essere indagati e scoperti. Come accennato, Da Porto ebbe la tipica vita di un uomo di corte rinascimentale: avventure varie, duelli, amori e ozi letterari. Proprio la scrittura a un certo punto, dopo la sua menomazione, fu predominante e gli consentì di travasare in opere letterarie il suo breve ma intenso vissuto precedente: scrisse rime, lettere, novelle e, ovviamente, incisivi trattati storici, di storia locale.
Luigi Da Porto
Di questo corpus articolato fa parte la Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti con la pietosa loro morte intervenuta già nella città di Verona nel tempo del signor Bartolomeo della Scala. Il racconto è preceduto da una dedica alla “bellissima e leggiadra madonna Lucina Savorgnana”. Chi fu tanta giovanile beltà? Siamo agli inizi del 1500. Da oltre un secolo Vicenza, Verona e tutto il nord est erano ormai parte dello stato della Serenissima. L’espansione della potente Repubblica lagunare sembrava non dover aver fine e Papa Giulio II, alleatosi con Francia, Spagna e Sacro Romano Impero, mosse guerra a Venezia.
E il nostro si trovava arruolato come cavaliere nell’esercito veneziano, di stanza in Friuli, come abbiamo anticipato. Al suo fianco vi è un arciere di nome Peregrino, sulla cinquantina, Veronese, molto ciarliero e di grande intrattenimento. Nonostante l’età (allora 50 anni erano 50 anni), è sempre innamorato di qualcuna e inanella storie di avventure galanti da raccontare. Mentre marciano per la campagna devastata e arsa dalla guerra, Peregrino coglie la tristezza sul volto del suo signore. È uomo di esperienza e capisce subito l’origine di quel malcontento. Pene d’amore, di quell’amore dolce-amaro che scioglie le membra, direbbe Saffo. E così parte con un “saggio” consiglio: è pericoloso seguire l’Amore e quasi sempre conduce a una triste fine. E per testimoniare quello che dice gli racconta un avvenimento della sua Verona.
Castelli di Giulietta e Romeo
È la storia di due nobili amanti che seguendo la propria passione sono morti miseramente. La storia è ovviamente quella di Giulietta e Romeo. Il 20 giugno 1511, sul fiume Natisone, nei pressi di Manzano, l’esercito veneziano si scontra con quello imperiale. La battaglia è violenta, Luigi da Porto, come già detto, viene ferito al collo e resta paralizzato. Non
sappiamo cosa succeda a Peregrino.
Ma torniamo ora alla misteriosa dama della dedica iniziale. Chi è Lucina Savorgnan? I Savorgnan erano una nobile famiglia friulana, imparentati con Luigi Da Porto per parte materna; ma non gente da poco: il loro salotto è frequentato da artisti e umanisti dell’epoca, spesso invitati in feste mondane, la crème dell’epoca.
Feste dove Lucina brillava di luce propria. Lo scrittore Gregorio Amaseo descrive la ragazza come di una bellezza fulgente e dice che nel corso di una festa carnevalizia che si tiene a casa Savorgnan nel 1511 era nettamente la più bella ed elegante.
E, scherzi del destino, alla stessa festa partecipò anche il nostro giovin scrittore e uomo d’arme. Cupido agisce subito: il focoso cavaliere si innamora follemente della bella Lucina, probabilmente ricambiato. La chiede subito in sposa allo zio della ragazza che ne è tutore dopo la morte del padre. Ma vi sono screzi tra i due rami della famiglia e lo zio rifiuta.
Accade poi quel che sappiamo, frutto del destino cinico e baro. Quattro mesi dopo Luigi da Porto viene ferito sul Natisone. Lucina va in sposa a Francesco del Torre. Le vicende personali si compiono, la sofferenza è servita, ma la sofferenza alimenta il genio letterario: tutte le tessere della Historia novellamente ritrovata sembrano comporsi. Il finale, in particolare ha un gusto amaro e significativo.
L’arciere Peregrino conclude il racconto lamentandosi delle donne del suo tempo rispetto a quelle del medioevo. Si domanda quante oggi, come Giulietta, sarebbero così fedeli al proprio innamorato da seguirlo nella morte. Secondo lui ben poche.
Il riferimento a Lucina è lampante. Luigi da Porto era colto: la sua Historia novellamente ritrovata è, senza dubbio ormai, un modo per nascondere in un racconto letterario le sue vicende personali. Un racconto che si innerva su vicende personali, ma che segue un clichet narrativo: erano tante le novelle, soprattutto nel Novellino (1525), che riproducono la falsariga di unioni impossibili con finale drammatico e di amori inizialmente corrisposti, poi però traditi.
Un filone fervido a cui Da Porto ha adeguato la propria vicenda mettendo la prima pietra per il capolavoro shakespeariano.
VENEZIA (ITALPRESS) – “Abbiamo vinto la sfida e realizzato un pezzo di storia, recuperando un’area e una pista abbandonate che erano ridotte a una sorta di discarica. La nuova Eugenio Monti non sarà solo la pista più iconica dal punto di vista sportivo con bob, skeleton e slittino. Definiamola un po’ come il nostro Guggheneim Museum, perché qui si verrà a vedere un’opera unica dal punto di vista architettonico e ingegneristico”. Lo ha detto il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, salito oggi a Cortina in occasione dell’apertura della pista da Bob Eugenio Monti e delle prime discese degli atleti.
“Quassù abbiamo dimostrato – ha aggiunto Zaia – che la volontà e la determinazione portano ai risultati: un’opera da quasi 120 miliardi realizzata in un anno rispondendo coi fatti a chi diceva che in Italia le opere non si riescono a fare. Soprattutto – ha sottolineato – abbiamo risanato un versante di montagna devastato, un’autentica discarica a cielo aperto, anche con la ripiantumazione addirittura di diecimila alberi. A suo tempo definii tutto questo ‘un monumento alla follia’ perché tutto il dossier nasce da una mia idea e in quel dossier volli inserire la pista da bob, dato che si tratta della pista più vecchia del mondo che era tristemente abbandonata”.
“Per me una grande soddisfazione, non lo nego. Sono partito da un’idea a fronte di un sacco di scettici che dicevano che sarebbe stato un fiasco e che era una presa in giro per i cittadini. Invece a Cortina verranno in centinaia di migliaia e saremo visti sui vari canali media da almeno 3 miliardi di persone. Senza contare che sul piatto abbiamo messo anche l’apertura e la chiusura delle Paralimpiadi e la Chiusura delle Olimpiadi all’Arena di Verona, che sarà anche interessata da un grande restauro. A Cortina abbiamo comunque realizzato un’opera che ridona dignità e standing alla Regina delle Dolomiti, mentre c’era chi, per il bob, pensava di farci girare per mezza Europa. Ricordo anche che il Cio ha detto che questa sarà l’ultima pista di Bob realizzata al mondo”.
Sul piano economico, Zaia ha sottolineato che “non sto nemmeno a parlare del punto e mezzo di Pil che prestigiose università hanno previsto. Cito l’ultimo studio in ordine di tempo, quello di Banca Ifis, che indica un valore di 5 miliardi e 300 milioni. Lo stiamo capendo già adesso andando per le strade, dove i cantieri pullulano e le gru svettano. In più, e scusate se è poco, realizziamo un miliardo e 800 milioni di opere pubbliche che non avremmo visto nemmeno in sogno se non avessimo avuto le Olimpiadi”.
TRIESTE (ITALPRESS) – “La presenza del Friuli Venezia Giulia all’Expo di Osaka è una straordinaria opportunità per far conoscere la cultura, le eccellenze, le bellezze e le tradizioni del nostro territorio a un pubblico che conosce ancora poco questa parte dell’Italia. È fondamentale stringere collaborazioni sempre più strette con il Giappone e con quest’area del mondo anche da un punto di vista economico. Le nuove rotte commerciali che possono essere attivate con il Far East possono diventare strategiche per lo sviluppo del sistema logistico della nostra regione”.
Lo ha affermato questa mattina a Trieste il governatore Massimiliano Fedriga presentando la partecipazione del Friuli Venezia Giulia alla prossima esposizione universale di Osaka in Giappone pronta a ospitare circa 30 milioni di persone. Dal 27 aprile e fino al 3 maggio la nostra regione avrà, infatti, una serie di spazi dedicati all’interno del Padiglione Italia. “L’Expo di Osaka cade in corrispondenza con la ‘golden week’ giapponese, un periodo che racchiude in pochi giorni ben quattro festività nazionali – ha spiegato Fedriga -. Per questo abbiamo deciso di tarare la nostra presenza su un pubblico generalista. Le iniziative dedicate al mondo delle imprese si terranno invece nei giorni precedenti e successivi alla nostra settimana all’esposizione universale di Osaka”.
Il 25 aprile l’Auditorium del Padiglione Italia ospiterà infatti un’anticipazione della terza edizione di Selecting Italy, l’evento sull’attrazione degli investimenti esteri che anche quest’anno sarà organizzato a Trieste dalla Regione e dalla Conferenza delle Regioni il 4 e 5 novembre 2025. Nel ringraziare tutti i soggetti che stanno lavorando fattivamente alla realizzazione di questa iniziativa – Ufficio stampa e comunicazione, Ufficio di gabinetto, Direzione Cultura, PromoturismoFVG, Select Fvg e le altre Direzioni della Regione, il governatore ha ricordato che saranno oltre 160 i Paesi espositori che animeranno l’isola artificiale di Yumeshima interpretando il tema generale “Progettare la società futura per le nostre vite”.
“L’Arte rigenera la vita” sarà il focus specifico sviluppato nel contesto del Padiglione Italia, mentre “Friuli Venezia Giulia – L’Italia che non hai (ancora) visto” è invece il titolo della nostra presenza all’Expo di Osaka. Con un video saluto direttamente dal cantiere del Padiglione Italia, l’ambasciatore Mario Vattani, commissario generale per l’Italia all’Expo 2025 di Osaka, ha sottolineato quanto le Regioni siano al centro del racconto del “Made in Italy”, ricordando che soprattutto nei distretti industriali e nelle filiere locali si sviluppano le eccellenze del nostro Paese. Per questo all’interno del Padiglione Italia sarà valorizzato il contributo dei territori e la straordinaria varietà di paesaggi, culture e competenze che esprimono.
Nel corso della conferenza stampa, che ha visto anche la partecipazione del vicegovernatore con delega allaCultura Mario Anzil, sono state illustrate le caratteristiche del Padiglione Italia, il quale avrà sulla facciata due ledwall verticali che, grazie a una serie di contenuti dinamici, valorizzeranno le diverse aree espositive. All’interno saranno collocati sei spazi – che vogliono richiamare le tradizionali botteghe artigianali – dove saranno presentati i prodotti e le attività del Museo carnico delle arti popolari Gortani di Tolmezzo, dello Scriptorium Foroiuliense di San Daniele del Friuli, della Scuola mosaicisti di Spilimbergo, della Scuola dei merletti di Gorizia, del Cluster legno-arredo di Manzano e del Palazzo del fumetto di Pordenone. Sul palco del teatro del Padiglione andrà in scena invece lo spettacolo “Podrecca in Japan: music and puppets for Expo 2025”, organizzato dal Teatro Stabile Rossetti, in collaborazione con la Fvg Orchestra. I Piccoli di Podrecca, la famosa compagnia di marionette creata da Vittorio Podrecca nel lontano 1914, daranno vita a ben sette repliche.
“Abbiamo anche realizzato un fumetto in italiano, inglese e giapponese che avrà una tiratura di 30mila copie e che racconterà una vera e propria storia ambientata in alcuni luoghi simbolo del Friuli Venezia Giulia – ha rivelato Fedriga -. Nel racconto alcuni personaggi del folklore giapponese finiranno per scoprire le tradizioni locali e la nostra cultura enogastronomica, che troverà comunque spazio anche all’interno del Padiglione Italia”.
Infine, nella vasta area espositiva di 110 metri quadrati, caratterizzata da una videoinstallazione immersiva, saranno messi in mostra tre importanti reperti archeologici originali del patrimonio Unesco di Aquileia: una lastra marmorea con scena di fondazione della città del I secolo a.C.; una stele funeraria del mirmillone Quintus Sossius Albus del II secolo d.C.; un rilievo decorativo con i santi Pietro e Paolo del IV secolo d.C.
“In collaborazione con Unido è stato inoltre sviluppato il progetto ‘Innovation Gateway Trieste-Osaka’, volto a favorire l’internazionalizzazione delle imprese regionali, offrendo loro strumenti concreti per ampliare il proprio network e avviare cooperazioni strategiche a lungo termine”. Sono sei le aziende selezionate: Acetaia Midolini, Molo 17, VitesyLaboratori Fabrici, Macoritto Valentino, Ros Lavorazione lamiere e Vigna Petrussa. Queste realtà saranno prima impegnate a Tokyo in incontri B2B e successivamente saranno presenti all’Expo di Osaka.
– Foto Ufficio stampa Regione Friuli-Venezia Giulia –
ROMA (ITALPRESS) – “È il secondo incontro ad alto livello che ho avuto, devo registrare un grande interesse per il rapporto della Cina con l’Italia e una grande attenzione, specie dopo la visita del Presidente della Repubblica e della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che hanno rinnovato i termini del nostro partenariato che sembra in crescita importante”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ai microfoni di Senato Tv, a margine dell’incontro a Pechino con il vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese, Han Zheng.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni “ha avviato un percorso, io mi sono limitato a cercare di consolidarlo e a dare il segnale che il Parlamento italiano e il Senato sono nella stessa direzione e nella stessa lunghezza d’onda di ricercare uno sviluppo commerciale e culturale, ma soprattutto un ruolo comune per una pace giusta e duratura nei luoghi di conflitto che purtroppo sono presenti nel mondo”, ha aggiunto La Russa.
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Tariffe fino al 200% su vini e champagne europei: è la minaccia che agita in queste settimane le aziende vitivinicole europee, incluse quelle italiane, in prima linea nel fronte più esposto della nuova tensione commerciale tra Casa Bianca e UE. Un colpo potenzialmente durissimo per l’Italia che solo nel 2024 ha esportato negli USA circa 1,9 miliardi di euro di vino, confermandosi leader assoluto tra i fornitori stranieri. In attesa di capire se e come le nuove tariffe volute dal presidente Donald Trump verranno applicate – in risposta ai contro-dazi europei seguiti a quelli statunitensi sull’acciaio – l’Italia si interroga sulle conseguenze per le proprie imprese e su quali misure adottare per tutelare un asset strategico del Made in Italy.
Tra i timori, anche quello che le tariffe doganali possano favorire i competitor internazionali. Per fare il punto, presso il ristorante Fasano di Manhattan, si è tenuto un incontro tra operatori del settore – importatori, distributori, produttori – e media. Il dibattito, a cura di Fiere Italiane, è stato moderato dalla giornalista Valeria Robecco e ha visto la partecipazione di Maurizio Muzzetta (presidente di Fiere Italiane), Federico Zanella (CEO di Vias Import Ltd), Gianmaria Rizzo (CEO di More Than Grapes), Natalie Oliveros (titolare dell’azienda La Fiorita di Montalcino).
“In questi momenti è importante restare fiduciosi nelle istituzioni. Come nel passato, il nostro paese farà il possibile per sostenere l’export e le imprese del vino”, ha detto Muzzetta. L’incontro si inserisce in un percorso più ampio di riflessione e confronto, volto non solo a sostenere il comparto italiano in un contesto commerciale instabile, ma anche a individuare soluzioni che controbilancino l’effetto dei dazi. Tra esse, l’allargamento del mercato alle aree degli Stati Uniti ancora poco presidiate dalle etichette italiane. Italpress ha intervistato i protagonisti per saperne di più dei rischi che corre questo importante settore dell’esportazione italiana negli USA.
ROMA (ITALPRESS) – “Oggi non mi sono sentito con Salvini, ma ci sentiamo sempre, le sue parole sono state chiare come le mie: i rapporti sono più che positivi, lavoriamo insieme al governo, poi che siamo forze politiche diverse questo si, altrimenti avremmo fatto il partito unico, la Lega è la Lega, Forza Italia è Forza Italia”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine di una conferenza stampa.
“I partiti seri approfondiscono tutti i temi e gli argomenti, i populisti sono tanti nel mondo, sono quelli che non affrontano seriamente i problemi e lavorano soltanto con slogan, da parte mia non c’è stato nessun riferimento specifico, era un riferimento teorico a come un partito deve muoversi per essere serio neo confronto degli elettori – ha continuato Tajani- Alternative fùr Deutschland è un partito populista, il M5S è un partito populista, mai parlato della Lega o fatto alcun riferimento e credo che Salvini lo abbia capito molto bene”.
VENEZIA (ITALPRESS) – Venezia si prepara ad accogliere il veliero più bello del mondo con un omaggio che solo la Serenissima sa rendere ai grandi protagonisti del mare. Per l’arrivo dell’Amerigo Vespucci, la leggendaria nave scuola della Marina Militare Italiana che sarà ormeggiata a Riva San Biasio a Castello dal 27 al 31 marzo 2025, il Comune di Venezia ha organizzato un grande saluto dall’acqua in collaborazione con le remiere della città, gli appassionati di voga, i gruppi sportivi, le associazioni di vela e di categoria, i circoli velici, le darsene e chiunque vive il mare come un elemento imprescindibile della propria identità.
Il programma della mattinata è stato presentato questa mattina nella sede del Circolo della Vela Mestre, al Polo Nautico San Giuliano, dal sindaco Luigi Brugnaro accompagnato dal Comandante dell’Istituto di Studi Militari Marittimi e del Presidio Militare di Venezia, Contrammiraglio Domenico Guglielmi, dal Consigliere delegato alle tradizioni, Giovanni Giusto, e dal direttore operativo di Vela spa Fabrizio D’Oria.
Il suggestivo corteo acqueo sarà capitanato dalla maestosa ammiraglia ‘imbarcazione storica veneziana “Serenissima” con partenza alle ore 10.30 da Punta della Salute: l’arrivo in riva San Biasio alle ore 11 circa, con l’omaggio alla Vespucci, sarà caratterizzato da un alzaremi preceduto dall’Inno Nazionale e dall’Inno della Serenissima. Una cascata d’acqua, sprigionata da un rimorchiatore, concluderà il saluto alla maestosa imbarcazione, che unisce tradizione, orgoglio marinaro e passione per l’acqua.
“La seconda tappa del “Tour mediterraneo” di Nave Vespucci racconterà ai cittadini veneziani e veneti l’importante missione diplomatica e culturale svolta dalla Nave nel suo tour mondiale, iniziativa interministeriale per promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, rafforzare le relazioni internazionali e celebrare l’eccellenza del Made in Italy – ha raccontato il Contrammiraglio Guglielmi – La sosta a Venezia di Nave Vespucci sarà nuova e ulteriore occasione per mostrare la forza del legame che vincola la Marina Militare alla città di Venezia; una relazione caratterizzata da reciproca stima, rispetto e fattiva volontà collaborativa”.
“È un privilegio avere l’Amerigo Vespucci a Venezia e un onore organizzare un saluto dall’acqua con la nostra Serenissima e le imbarcazioni a remi a seguito – ha commentato il sindaco Brugnaro – L’Amerigo Vespucci è legato anche alla storia di Venezia, una storia che inizia dall’Arsenale e che nei secoli ha sancito il dominio della Serenissima come protagonista dei mari. Il motto della nave è “Non chi comincia ma quel che persevera” ed esprime la vocazione alla formazione e addestramento dei futuri ufficiali della Marina Militare. Un motto che richiama proprio la storia di Venezia, un continuo perseverare del lavoro e dell’ingegno dell’uomo in un ecosistema unico come lo è solo la nostra grande città. Ringrazio tutti quelli che parteciperanno con noi a questa grande festa del mare”.
“Sarà un momento di grande emozione e orgoglio, Venezia abbraccia l’Amerigo Vespucci con il rispetto e l’affetto che si riservano agli amici di lunga data – ha aggiunto il consigliere Giusto – La Vespucci non è solo una nave, è un pezzo di storia che solca i mari, portando con sé il valore della tradizione, della disciplina e della bellezza senza tempo, uno dei simboli più amati della marineria italiana. Sarà un incontro tra due anime profondamente legate all’acqua, un dialogo tra la nostra laguna e il nostro spirito indomito con il veliero più bello del mondo”.
“L’arrivo di Nave Vespucci è una tappa di avvicinamento verso il Salone Nautico Venezia, che si terrà nello storico Arsenale dal 29 maggio al 2 giugno 2025– ha concluso D’Oria- È un piacere rinnovare la collaborazione con la Marina Militare, che anche quest’anno mette a disposizione i loro spazi all’Arsenale di Venezia e organizza delle visite guidate a bordo dei mezzi operativi in occasione del Salone Nautico”.
ROMA (ITALPRESS) – Lo studio multidisciplinare Multi-Temporal Relative Sea Level Rise Scenarios up to 2150 for the Venice Lagoon (Italy) condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con Enti italiani e stranieri, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica ‘Remote Sensing’, ha analizzato le proiezioni climatiche più aggiornate dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e i dati geodetici disponibili per stimare l’estensione delle superfici esposte all’allagamento nei prossimi decenni, a causa dell’aumento del livello marino.
I risultati ipotizzano scenari critici per l’intera laguna e il MoSE, attualmente progettato per proteggere Venezia dalle acque alte fino a un’altezza di 3 metri di differenza tra il mare aperto e la laguna e un livello medio del mare di 60 cm nel 2100, potrebbe essere superato dal mare verso la fine di questo secolo. “L’indagine è stata condotta con lo scopo di fornire informazioni sulla prossima evoluzione dell’innalzamento del livello del mare nella Laguna di Venezia per comprendere come questo possa influenzare una delle città più iconiche al mondo”, afferma, Marco Anzidei, primo autore della ricerca dell’INGV.
Lo studio combina dati geodetici, topografici e proiezioni climatiche per valutare l’impatto delle variazioni del livello del mare sulle coste e sulle isole della laguna nei prossimi decenni. “Per stimare gli effetti dell’aumento del livello del mare nella Laguna di Venezia entro il 2150, lo studio ha adottato un approccio multidisciplinare basato su differenti tipologie di dati, tra i quali quelli geodetici provenienti dalle reti di stazioni Global Navigation Satellite System, note come GNSS, i dati satellitari Synthetic Aperture Radar – SAR (che insieme alle stazioni GNSS consente di misurare i movimenti del suolo con precisione millimetrica), le serie temporali del livello del mare raccolte dalla rete di mareografi dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dal Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia e i dati topografici ad alta risoluzione messi a disposizione dal CO.RI.LA e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE)”, spiegano Marco Anzidei e Cristiano Tolomei, ricercatori dell’INGV.
Le analisi condotte hanno permesso di proiettare i livelli del mare attesi per la Laguna di Venezia fino al 2150, fornendo anche mappe dettagliate dei possibili scenari di inondazione per il 2050, il 2100 e il 2150, in assenza di sistemi di protezione della laguna da livelli del mare più alti di oggi.
“I risultati indicano che nel peggiore dei casi il livello del mare del 2150 potrebbe aumentare fino a 3,47 metri sopra il riferimento della stazione mareografica di Punta della Salute, situata nel Canale della Giudecca, in caso di eventi estremi di alta marea, simili a quelli avvenuti nel 1966 e più recentemente nel 2019. Il territorio potenzialmente sommerso entro il 2150, inoltre, raggiungerebbe i 139 km², con un’estensione che potrebbe arrivare a 226 km² (pari al 64% dell’area investigata) in caso di queste acque alte eccezionali. I dati evidenziano che senza ulteriori interventi specifici Venezia sarà maggiormente esposta a fenomeni di inondazione, con un impatto significativo sulla popolazione e sul patrimonio storico”, aggiungono Tommaso Alberti e Daniele Trippanera, ricercatori dell’INGV.
Lo studio, che è stato finanziato dal Ministero dell’Università e Ricerca nell’ambito del progetto PRIN – GAIA, e che prosegue gli altri studi già pubblicati su Venezia nell’ambito del progetto europeo SAVEMEDCOASTS2 (www.savemedcoasts2.eu), evidenzia anche come l’aumento del livello del mare nella Laguna avvenga da tempi storici e che la sua vulnerabilità sia oggi amplificata dagli effetti del cambiamento climatico e dalla continua subsidenza del suolo, che raggiunge valori fino a 7 mm all’anno. Le aree più basse della laguna risulterebbero quindi maggiormente esposte al rischio di allagamento, con implicazioni critiche per le infrastrutture costiere e le attività economiche.
“Gli scenari delineati suggeriscono che è necessario intraprendere prima possibile degli aggiornamenti alla pianificazione territoriale e ai piani di rischio da parte dei decisori politici e degli enti locali, con azioni concrete per proteggere Venezia e la sua laguna. Solo attraverso una gestione responsabile e consapevole, sarà possibile preservare la città, la sua popolazione e un patrimonio culturale unico al mondo dalle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare atteso nei prossimi decenni” conclude Marco Anzidei.