sabato, Settembre 12, 2026
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Superbike, Barbier promuove Portimão “Buona per testare le novità”

ROMA (ITALPRESS) – “Portimão è una pista mediamente severa per i pneumatici, quindi rappresenta un ottimo proving ground per testare alcune novità, nel classico percorso di innovazione continua di Pirelli”. Così il direttore Racing Moto Pirelli, Giorgio Barbier, prima dell’appuntamento portoghese del Mondiale Superbike. A Portimão debutterà la nuova SC0 di gamma e due soluzioni di sviluppo: una soft posteriore e un’opzione da bagnato anteriore.

“Abbiamo deciso di promuovere la specifica D0640 a nuova SC0 di gamma posteriore: al suo debutto in WorldSBK ad Aragón come soluzione di sviluppo ha conquistato la fiducia dei piloti, e poi ha raccolto feedback positivi anche nei test invernali di Jerez e Portimão e nel Campionato Moto2, sia nei due GP corsi a Misano sia nei test pre-stagione di Jerez – spiega Barbier -. Promuoverla a mescola di gamma è stata quindi una decisione naturale perché ha dimostrato di essere migliorativa rispetto alla precedente SC0. Ma il nostro sviluppo è in costante e continua evoluzione: al fianco della nuova SC0 debutterà infatti una soft in specifica E0125, che riprende la mescola della SC0 di gamma ma presenta una carcassa differente, con l’obiettivo di offrire maggiore stabilità e costanza sulla distanza gara”.

“Portimão è un tracciato impegnativo in termini di abrasività, per questo motivo, come in passato, la SCQ solitamente disponibile per prove, qualifiche e Superpole Race sarà sostituita in questo ruolo dalla SCX. In caso di pioggia, i piloti del WorldSBK avranno due opzioni anteriori da bagnato, con la nuova E0158 che si affianca alla SCR1 di gamma”, ha aggiunto e concluso Barbier.

A partire dal round portoghese, la soluzione soft in specifica D0640, introdotta come opzione di sviluppo nel 2024 nel round di Aragón, verrà identificata come la nuova SC0 di gamma per il posteriore. Oltre alla nuova SC0 di gamma, i piloti del WorldSBK potranno contare anche sulla nuova E0125, una soft posteriore di sviluppo che debutta ufficialmente in Portogallo. Questa soluzione mantiene la mescola della SC0 di gamma ma presenta una struttura differente, progettata per migliorare la stabilità e garantire prestazioni costanti sulla distanza di gara.

In caso di pioggia, oltre alla SCR1 di gamma, sarà disponibile l’inedita specifica di sviluppo E0158. Questo pneumatico presenta una struttura innovativa per aumentare l’impronta a terra e migliorare la stabilità sul bagnato.

– Foto Ufficio stampa Pirelli –

(ITALPRESS)

La Russa incontra il vicepresidente cinese Han Zheng

ROMA (ITALPRESS) – Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha incontrato a Pechino il vicepresidente della Repubblica Popolare Cinese, Han Zheng.

vbo/mca3/Italpress
(Fonte video: Senato della Repubblica)

48 azzurri in pedana tra Marrakech, Il Cairo e Budapest per la Cdm

ROMA (ITALPRESS) – Archiviato il Grand Prix di fioretto a Lima, saranno quattro le specialità protagoniste del prossimo weekend di Coppa del Mondo. Da giovedì 27 a domenica 30 marzo la spada femminile e maschile farà tappa a Marrakech, mentre da venerdì la sciabola si dividerà tra Il Cairo, dove saranno di scena le donne, e Budapest, sede di un’altra grande classica per gli uomini. Saranno complessivamente 48 gli atleti azzurri in pedana tra Marocco, Egitto e Ungheria. In tutti e tre i concentramenti del circuito iridato sono in programma sia gare individuali che competizioni a squadre.

Appuntamento a Marrakech per la Coppa del Mondo di spada femminile e maschile. Si comincia giovedì e venerdì con gironi e turni preliminari prima per le donne e poi per gli uomini, sabato i tabelloni principali di entrambe le prove individuali mentre domenica si disputeranno le due gare a squadre. Le spadiste in pedana saranno Giulia Rizzi, Alberta Santuccio, Rossella Fiamingo, Federica Isola, Lucrezia Paulis, Sara Maria Kowalczyk, Nicol Foietta, Alessandra Bozza, Alice Clerici, Carola Maccagno, Gaia Caforio e Roberta Marzani.

Per la competizione maschile, invece, rappresenteranno l’Italia gli spadisti Davide Di Veroli, Andrea Santarelli, Giacomo Paolini, Gabriele Cimini, Valerio Cuomo, Giulio Gaetani, Gianpaolo Buzzacchino, Simone Mencarelli, Enrico Piatti, Filippo Armaleo, Marco Paganelli e Nicolò Del Contrasto. Per le gare squadre indicati inizialmente i seguenti quartetti: Rizzi, Santuccio, Fiamingo e Isola al femminile; Di Veroli, Paolini, Cuomo e Gaetani tra gli uomini.

In Marocco, così come per le due competizioni di sciabola, le formazioni possono essere definite fino al giorno di vigilia. Guideranno la spada azzurra a Marrakech il ct Dario Chiadò e i tecnici Diego Confalonieri, Daniele Pantoni e Alfredo Rota, supportati dal medico Chiara Lodoli e dal fisioterapista Marco Sciunnacche. Da venerdì 28 a domenica 30 marzo farà tappa al Cairo la Coppa del Mondo di sciabola femminile. La prima giornata sarà dedicata alle qualificazioni, sabato il tabellone principale della competizione individuale e chiusura con la prova a squadre domenicale.

Saliranno sulle pedane egiziane le sciabolatrici Michela Battiston, Chiara Mormile, Eloisa Passaro, Alessia Di Carlo, Michela Landi, Manuela Spica, Carlotta Fusetti, Martina Criscio, Claudia Rotili, Giulia Arpino, Benedetta Fusetti e Maria Clementina Polli. Per il team event la squadra segnalata in prima battuta è composta da Battiston, Mormile, Di Carlo e Spica. Saranno in Egitto il commissario tecnico Andrea Aquili, i maestri Alessandro Di Agostino e Alberto Pellegrini, il medico Emanuele Martolini e il fisioterapista Ferdinando Margutti.

Dopo il Trofeo Luxardo di Padova, infine, altro appuntamento di grande fascino per la Coppa del Mondo di sciabola maschile che sarà di scena a Budapest. Anche nella capitale magiara il weekend sarà aperto dal venerdì di qualificazioni, sabato il tabellone principale della gara individuale e domenica riservata alla competizione a squadre. Gli sciabolatori azzurri impegnati saranno Luca Curatoli, Michele Gallo, Luigi Samele, Pietro Torre, Dario Cavaliere, Mattia Rea, Giacomo Mignuzzi, Edoardo Cantini, Marco Mastrullo, Lorenzo Ottaviani, Lupo Veccia Scavalli e Daniele Franciosa.

Per quanto riguarda il team, indicati Curatoli, Gallo, Torre e Cavaliere, con capitan Samele “quinto uomo” in formazione. La spedizione in Ungheria sarà guidata dal ct Andrea Terenzio, affiancato dai maestri Leonardo Caserta e Diego Occhiuzzi, con il supporto del fisioterapista Giuseppe Di Segni.

– Foto Ufficio stampa Federscherma –

(ITALPRESS)

Trump “Siamo nella nuova età dell’oro dell’America”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il presidente Donald Trump ha firmato un atto per riconoscere il 25 marzo “Giornata dell’Indipendenza greca”. Poco prima della firma ha tenuto un discorso nella East Room della Casa Bianca, occasione in cui ha rivendicato i valori di libertà e indipendenza che accomunano gli Stati Uniti alla Grecia: “dall’età dell’oro della predicazione antica all’età dell’oro dell’America. È qui che siamo adesso”, ha affermato. xp6/abr/gtr

traduzione:
I greco-americani hanno arricchito il nostro paese con un coraggio eccezionale, patriottismo e straordinarie capacità. Sotto questa amministrazione, continueremo a onorare le virtù, gli ideali e lo spirito di questa magnifica eredità, e lo è davvero, che è fiorita per migliaia di anni, dall’età dell’oro della Grecia antica all’età dell’oro dell’America. Ecco dove siamo ora. L’l’età dell’oro dell’America.”

Vino e dazi, Muzzetta (Fiere Italiane) “Evitare guerra commerciale”

NEW YORK (USA) (ITALPRESS) – Tariffe fino al 200% su vini e champagne europei: è la minaccia che agita in queste settimane le aziende vitivinicole europee e italiane, in prima linea nel fronte più esposto della nuova tensione commerciale tra Casa Bianca e UE. Un colpo potenzialmente durissimo per l’Italia che solo nel 2024 ha esportato negli USA circa 1,9 miliardi di euro di vino, confermandosi leader assoluto tra i fornitori stranieri.
Per fare il punto, a Manhattan, si è tenuto un incontro tra operatori del settore – importatori, distributori, produttori – e media. Tra i partecipanti, Maurizio Muzzetta, presidente di Fiere Italiane.
(ITALPRESS).
xo9/abr/gtr

Suzuki Cup, la coppia Varesco-Bottega firma la prima vittoria in Toscana

ROMA (ITALPRESS) – È iniziata al Rally Il Ciocco e Valle del Serchio la carica della Suzuki Rally Cup 2025, il trofeo monomarca dedicato alle Suzuki preparate per le prove speciali giunto alla sua 18^ edizione. Le premesse per questo primo atto erano ottime, con un elenco partenti di alto livello e cinque under 21, ma le condizioni della gara toscana hanno ribaltato qualsiasi previsione. Dopo la partenza da Viareggio il sabato di gara è stato caratterizzato da condizioni meteo estreme, che hanno reso il percorso di gara altamente complicato, con rivoli, fango, tanta acqua, rocce e tagli rischiosi.

Alla fine a spuntarla è stato Lorenzo Varesco in coppia con Nicolò Bottega, quasi sempre leader della classifica e apparso a suo agio nello scivolare sull’asfalto zuppo soprattutto il primo giorno. Il pilota trentino al debutto sulla Suzuki Swift Sport Hybrid, ha confermato le ottime doti velocistiche già mostrate la scorsa stagione, portandosi a casa il primo bottino pieno dell’anno. La gara toscana della Suzuki Rally Cup, oltre che dal meteo, è stata fortemente influenzata dalla sospensione di diverse prove speciali, fatto che ha ridotto il totale dei chilometri competitivi cambiando le carte in tavola e le tattiche degli equipaggi.

Secondo così dietro a Varesco si è piazzato Jean Claude Vallino, in coppia con Sandro Sanesi ed anche lui al debutto su una Suzuki Swift Sport Hybrid, vincitore della classifica under 25. Vallino, più cauto durante il primo giorno sotto la pioggia, non ha poi potuto concretizzare la sua gara il giorno successivo, chiudendo a 31.9″ dal vertice. Stessa storia per l’esperto Giorgio Fichera, navigato da Luca Vignolo che nel centro di Castelnuovo Garfagnana è salito sul gradino più basso del podio.

Il driver siciliano non ha infatti voluto rischiare durante la tempesta del sabato, chiudendo la gara con un margine di 47″ dalla vetta. Più incerta invece la sfida per il 4° posto, conquistato dall’equipaggio della famiglia Vitali, composto da Stefano e Maurizio, che hanno avuto la meglio sul vincitore dell’edizione 2017 del trofeo Simone Rivia, affiancato da Valentina Carrara. Quest’ultimo, dopo un anno non al massimo, volta per volta sta ritrovando gli automatismi necessari per essere protagonista di un monomarca così competitivo. Al termine della gara la differenza tra i due equipaggi era di 4.8″ a favore del giovane Vitali.

Al senatore della Suzuki Rally Cup Roberto Pellè, salito questa stagione su una Suzuki Swift Boosterjet con Luca Franceschini, è andata la vittoria nella classifica delle Racing Start. Il driver trentino ha saputo far valere la sua esperienza nel controllare le condizioni difficili, chiudendo con un vantaggio di oltre 1′ sui suoi sfidanti di categoria.

A Stefano Martinelli con Marco Barsotti, ed Andrea La Cola affiancato da Paolo Pontari, rispettivamente secondo e terzo fra le Boosterjet, il merito di aver saputo portare a casa una gara così complicata, dove equipaggi ben più esperti hanno dovuto alzare bandiera bianca. Peccato invece per la 9^ posizione di Giovanni Villardi, navigato da Massimo Boni, che dimostrando grande velocità e carattere si trovava davanti nella PS “Coreglia”, prima di tagliare uno pneumatico e scivolare così via dalla bagarre. Rammarico infine per l’equipaggio Corrado Basso-Lipari, che mentre stava spingendo, pagando un po’ d’inesperienza, si è ritirato nella PS1.

– Foto Ufficio stampa Suzuki –

(ITALPRESS).

‘NDRANGHETA: OPERAZIONE ROS, 17 ARRESTI E SEQUESTRI

CROTONE (ITALPRESS) – I militari del ROS, con l’ausilio dei Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori”, hanno eseguito nelle aree di Crotone, Milano, Verona, Bolzano, Napoli, Perugia e Caltanissetta un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 17 persone. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro. Gli indagati sono accusati di associazione di tipo ‘ndranghetistico, e altri gravi reati, tra cui, estorsione, usura e reati in materia di armi, tutti con l’aggravante mafiosa.
La misura cautelare è stata emessa su richiesta della Procura – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, al termine di una attività di coordinamento, svolta tramite la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, con le Procure Distrettuali di Trento e di Venezia. Contestualmente è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica – DDA di Trento nei confronti di 9 indagati, e delle società a loro riconducibili, nel procedimento collegato con quello catanzarese.
(ITALPRESS).

Operazione dei ROS contro l’ndrangheta, 17 arresti e sequestri

CROTONE (ITALPRESS) – I militari del ROS, con l’ausilio dei Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori”, hanno eseguito nelle aree di Crotone, Milano, Verona, Bolzano, Napoli, Perugia e Caltanissetta un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 17 persone.

Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro. Gli indagati sono accusati di associazione di tipo ‘ndranghetistico, e altri gravi reati, tra cui, estorsione, usura e reati in materia di armi, tutti con l’aggravante mafiosa.

La misura cautelare è stata emessa su richiesta della ProcuraDirezione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, al termine di una attività di coordinamento, svolta tramite la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, con le Procure Distrettuali di Trento e di Venezia. Contestualmente è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della RepubblicaDDA di Trento nei confronti di 9 indagati, e delle società a loro riconducibili, nel procedimento collegato con quello catanzarese.

– Foto Ufficio stampa Carabinieri ROS –

(ITALPRESS)

Il medico che ha curato il Pontefice “Così lo abbiamo salvato”

ROMA (ITALPRESS) – Il pomeriggio del 28 febbraio, all’improvviso, le condizioni di Papa Francesco, ricoverato al Gemelli da 14 giorni, si aggravano, ha un broncospasmo, fame d’aria. Chiede aiuto. E’ stato quello il momento peggiore. “Sì, il peggiore. Per la prima volta ho visto le lacrime agli occhi ad alcune persone che stavano intorno a lui. Persone che, ho compreso in questo periodo di ricovero, gli vogliono sinceramente bene, come a un padre. Eravamo tutti consapevoli che la situazione si era ulteriormente aggravata e c’era il rischio che protesse non farcela”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, Sergio Alfieri, il coordinatore dell’èquipe medica che ha curato il Papa. Professore di Chirurgia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è responsabile dell’Unità operativa complessa di Chirurgia digestiva del policlinico Gemelli di Roma.

“Dovevamo scegliere se fermarci e lasciarlo andare oppure forzare e tentare con tutti i farmaci e le terapie possibili, correndo l’altissimo rischio di danneggiare altri organi. E alla fine abbiamo preso questa strada”, ricorda il medico, sottolineando che “decide sempre il Santo Padre. Lui ha delegato ogni tipo di scelta sanitaria a Massimiliano Strappetti, il suo assistente sanitario personale che conosce perfettamente le volontà del Pontefice”. “Provate tutto, non molliamo”, ha detto “E’ quello che pensavamo anche tutti noi. E nessuno ha mollato”.

Il giorno dopo il ritorno a Santa Marta del Papa, il professor Sergio Alfieri è di nuovo al lavoro al Gemelli. In questi 38 giorni di degenza gli è stato sempre accanto occupandosi anche delle comunicazioni tra l’interno e l’esterno: “Un lavoro di squadra con molti miei colleghi, questo ci tengo a dirlo e sottolinearlo”, dichiara. Ed alla domanda se Papa Francesco ha capito che rischiava di morire, risponde: “Sì, anche perchè è stato sempre vigile. Anche quando le sue condizioni si sono aggravate era pienamente cosciente. Quella sera è stata terribile, sapeva, come noi, che poteva non superare la notte. Abbiamo visto l’uomo che soffriva. Lui però sin dal primo giorno ci ha chiesto di dirgli la verità e ha voluto che raccontassimo la verità sulle sue condizioni”.

“Noi – spiega – comunicavamo ai segretari la parte medica e loro aggiungevano le altre informazioni che poi il Papa approvava, nulla è mai stato modificato oppure omesso. Lui ha persone che ormai sono come familiari, stanno con lui sempre”. “Per giorni – aggiunge il professore – abbiamo rischiato danni ai reni e al midollo ma siamo andati avanti, poi l’organismo ha risposto alle cure e l’infezione polmonare si è attenuata”.

C’è stata però un’altra crisi. “Stavamo uscendo dal periodo più duro, mentre mangiava papa Francesco ha avuto un rigurgito e ha inalato. E’ stato il secondo momento davvero critico perchè in questi casi – se non prontamente soccorsi – si rischia la morte improvvisa oltre a complicazioni ai polmoni che erano già gli organi più compromessi. E’ stato terribile, abbiamo pensato davvero di non farcela”, ricorda ancora Sergio Alfieri, aggiungendo: “Si è sempre reso conto di tutto ma credo che la sua consapevolezza sia stata anche il motivo che invece lo ha tenuto in vita”.

“In passato – racconta -, quando abbiamo parlato gli ho chiesto come fa a tenere questo ritmo e lui mi ha sempre risposto: ‘Ho metodo e regolà. Al di là di un cuore molto forte, ha risorse incredibili. Penso che a questo abbia contribuito anche il fatto che tutto il mondo pregava per lui”. “Esiste una pubblicazione scientifica secondo la quale le preghiere danno forza al malato, in questo caso tutto il mondo si è messo a pregare – aggiunge -. Io posso dire che per due volte la situazione era persa e poi è avvenuto come un miracolo. Certo, lui è stato un paziente molto collaborativo. Si è sottoposto a tutte le terapie senza mai lamentarsi”.

Tornando al 14 febbraio, “stava male da giorni, però resisteva perchè probabilmente voleva rispettare gli impegni del Giubileo – spiega il professore -. Quando ha cominciato a respirare sempre più faticosamente ha capito che non poteva più aspettare. E’ arrivato al Gemelli tanto sofferente, ma forse anche un pò contrariato. In poche ore però ha riacquistato il buon umore”.

“Appena ha cominciato a sentirsi meglio ha chiesto di andare in giro per il reparto – racconta ancora Sergio Alfieri -. Gli abbiamo chiesto se voleva che chiudessimo le stanze dei degenti ma lui al contrario ha cercato lo sguardo degli altri pazienti. Si è mosso con la carrozzina, un giorno è uscito dalla stanza cinque volte, forse anche di più. E poi c’è stata la sera della pizza. Ha dato i soldi a uno dei collaboratori e ha offerto la pizza a chi lo aveva assistito quel giorno. E’ stato un miglioramento continuo e ho capito che aveva deciso di tornare a Santa Marta quando, una mattina, mi ha detto: ‘Sono ancora vivo, quando torniamo a casa?’. Il giorno dopo si è affacciato alla finestra, ha cercato il microfono e si è rivolto alla signora con i fiori gialli. A me è sembrato un segnale chiaro per dire sono tornato e sono nel pieno delle mie facoltà”.

Alla domanda se il Papa sapeva che molti credevano fosse morto, risponde: “Sì, è sempre stato informato di quello che accadeva e ha sempre reagito con la solita ironia”. “Sicuramente in questa fase – aggiunge – ha delle prescrizioni che dovrebbe osservare, come evitare contatti con gruppi di persone o con i bambini che possono essere veicolo di nuove infezioni. Quando è andato via ci siamo parlati e promessi di non sprecare la fatica fatta. Però lui è il Papa, non siamo noi a poter dettare i comportamenti”. Ed infine l’emozione più forte, “quando l’ho visto uscire dalla stanza al decimo piano del Gemelli vestito di bianco. E’ l’emozione di vedere l’uomo tornato a essere Papa”.

– foto IPA Agency –
(ITALPRESS)

Il medico che ha curato Papa Francesco “Così lo abbiamo salvato”

ROMA (ITALPRESS) – Il pomeriggio del 28 febbraio, all’improvviso, le condizioni di Papa Francesco, ricoverato al Gemelli da 14 giorni, si aggravano, ha un broncospasmo, fame d’aria. Chiede aiuto. E’ stato quello il momento peggiore. “Sì, il peggiore. Per la prima volta ho visto le lacrime agli occhi ad alcune persone che stavano intorno a lui. Persone che, ho compreso in questo periodo di ricovero, gli vogliono sinceramente bene, come a un padre. Eravamo tutti consapevoli che la situazione si era ulteriormente aggravata e c’era il rischio che protesse non farcela”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, Sergio Alfieri, il coordinatore dell’èquipe medica che ha curato il Papa. Professore di Chirurgia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è responsabile dell’Unità operativa complessa di Chirurgia digestiva del policlinico Gemelli di Roma.
“Dovevamo scegliere se fermarci e lasciarlo andare oppure forzare e tentare con tutti i farmaci e le terapie possibili, correndo l’altissimo rischio di danneggiare altri organi. E alla fine abbiamo preso questa strada”, ricorda il medico, sottolineando che “decide sempre il Santo Padre. Lui ha delegato ogni tipo di scelta sanitaria a Massimiliano Strappetti, il suo assistente sanitario personale che conosce perfettamente le volontà del Pontefice”. “Provate tutto, non molliamo”, ha detto “E’ quello che pensavamo anche tutti noi. E nessuno ha mollato”. Il giorno dopo il ritorno a Santa Marta del Papa, il professor Sergio Alfieri è di nuovo al lavoro al Gemelli. In questi 38 giorni di degenza gli è stato sempre accanto occupandosi anche delle comunicazioni tra l’interno e l’esterno: “Un lavoro di squadra con molti miei colleghi, questo ci tengo a dirlo e sottolinearlo”, dichiara. Ed alla domanda se Papa Francesco ha capito che rischiava di morire, risponde: “Sì, anche perchè è stato sempre vigile. Anche quando le sue condizioni si sono aggravate era pienamente cosciente. Quella sera è stata terribile, sapeva, come noi, che poteva non superare la notte. Abbiamo visto l’uomo che soffriva. Lui però sin dal primo giorno ci ha chiesto di dirgli la verità e ha voluto che raccontassimo la verità sulle sue condizioni”. “Noi – spiega – comunicavamo ai segretari la parte medica e loro aggiungevano le altre informazioni che poi il Papa approvava, nulla è mai stato modificato oppure omesso. Lui ha persone che ormai sono come familiari, stanno con lui sempre”. “Per giorni – aggiunge il professore – abbiamo rischiato danni ai reni e al midollo ma siamo andati avanti, poi l’organismo ha risposto alle cure e l’infezione polmonare si è attenuata”. C’è stata però un’altra crisi. “Stavamo uscendo dal periodo più duro, mentre mangiava papa Francesco ha avuto un rigurgito e ha inalato. E’ stato il secondo momento davvero critico perchè in questi casi – se non prontamente soccorsi – si rischia la morte improvvisa oltre a complicazioni ai polmoni che erano già gli organi più compromessi. E’ stato terribile, abbiamo pensato davvero di non farcela”, ricorda ancora Sergio Alfieri, aggiungendo: “Si è sempre reso conto di tutto ma credo che la sua consapevolezza sia stata anche il motivo che invece lo ha tenuto in vita”.
“In passato – racconta -, quando abbiamo parlato gli ho chiesto come fa a tenere questo ritmo e lui mi ha sempre risposto: ‘Ho metodo e regolà. Al di là di un cuore molto forte, ha risorse incredibili. Penso che a questo abbia contribuito anche il fatto che tutto il mondo pregava per lui”. “Esiste una pubblicazione scientifica secondo la quale le preghiere danno forza al malato, in questo caso tutto il mondo si è messo a pregare – aggiunge -. Io posso dire che per due volte la situazione era persa e poi è avvenuto come un miracolo. Certo, lui è stato un paziente molto collaborativo. Si è sottoposto a tutte le terapie senza mai lamentarsi”. Tornando al 14 febbraio, “stava male da giorni, però resisteva perchè probabilmente voleva rispettare gli impegni del Giubileo – spiega il professore -. Quando ha cominciato a respirare sempre più faticosamente ha capito che non poteva più aspettare. E’ arrivato al Gemelli tanto sofferente, ma forse anche un pò contrariato. In poche ore però ha riacquistato il buon umore”. “Appena ha cominciato a sentirsi meglio ha chiesto di andare in giro per il reparto – racconta ancora Sergio Alfieri -. Gli abbiamo chiesto se voleva che chiudessimo le stanze dei degenti ma lui al contrario ha cercato lo sguardo degli altri pazienti. Si è mosso con la carrozzina, un giorno è uscito dalla stanza cinque volte, forse anche di più. E poi c’è stata la sera della pizza. Ha dato i soldi a uno dei collaboratori e ha offerto la pizza a chi lo aveva assistito quel giorno. E’ stato un miglioramento continuo e ho capito che aveva deciso di tornare a Santa Marta quando, una mattina, mi ha detto: ‘Sono ancora vivo, quando torniamo a casa?’. Il giorno dopo si è affacciato alla finestra, ha cercato il microfono e si è rivolto alla signora con i fiori gialli. A me è sembrato un segnale chiaro per dire sono tornato e sono nel pieno delle mie facoltà”. Alla domanda se il Papa sapeva che molti credevano fosse morto, risponde: “Sì, è sempre stato informato di quello che accadeva e ha sempre reagito con la solita ironia”. “Sicuramente in questa fase – aggiunge – ha delle prescrizioni che dovrebbe osservare, come evitare contatti con gruppi di persone o con i bambini che possono essere veicolo di nuove infezioni. Quando è andato via ci siamo parlati e promessi di non sprecare la fatica fatta. Però lui è il Papa, non siamo noi a poter dettare i comportamenti”. Ed infine l’emozione più forte, “quando l’ho visto uscire dalla stanza al decimo piano del Gemelli vestito di bianco. E’ l’emozione di vedere l’uomo tornato a essere Papa”.
– foto Ipa agency –
(ITALPRESS).