sabato, Settembre 12, 2026
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Il medico che ha curato Papa Francesco “Così lo abbiamo salvato”

ROMA (ITALPRESS) – Il pomeriggio del 28 febbraio, all’improvviso, le condizioni di Papa Francesco, ricoverato al Gemelli da 14 giorni, si aggravano, ha un broncospasmo, fame d’aria. Chiede aiuto. E’ stato quello il momento peggiore. “Sì, il peggiore. Per la prima volta ho visto le lacrime agli occhi ad alcune persone che stavano intorno a lui. Persone che, ho compreso in questo periodo di ricovero, gli vogliono sinceramente bene, come a un padre. Eravamo tutti consapevoli che la situazione si era ulteriormente aggravata e c’era il rischio che protesse non farcela”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, Sergio Alfieri, il coordinatore dell’èquipe medica che ha curato il Papa. Professore di Chirurgia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, è responsabile dell’Unità operativa complessa di Chirurgia digestiva del policlinico Gemelli di Roma.
“Dovevamo scegliere se fermarci e lasciarlo andare oppure forzare e tentare con tutti i farmaci e le terapie possibili, correndo l’altissimo rischio di danneggiare altri organi. E alla fine abbiamo preso questa strada”, ricorda il medico, sottolineando che “decide sempre il Santo Padre. Lui ha delegato ogni tipo di scelta sanitaria a Massimiliano Strappetti, il suo assistente sanitario personale che conosce perfettamente le volontà del Pontefice”. “Provate tutto, non molliamo”, ha detto “E’ quello che pensavamo anche tutti noi. E nessuno ha mollato”. Il giorno dopo il ritorno a Santa Marta del Papa, il professor Sergio Alfieri è di nuovo al lavoro al Gemelli. In questi 38 giorni di degenza gli è stato sempre accanto occupandosi anche delle comunicazioni tra l’interno e l’esterno: “Un lavoro di squadra con molti miei colleghi, questo ci tengo a dirlo e sottolinearlo”, dichiara. Ed alla domanda se Papa Francesco ha capito che rischiava di morire, risponde: “Sì, anche perchè è stato sempre vigile. Anche quando le sue condizioni si sono aggravate era pienamente cosciente. Quella sera è stata terribile, sapeva, come noi, che poteva non superare la notte. Abbiamo visto l’uomo che soffriva. Lui però sin dal primo giorno ci ha chiesto di dirgli la verità e ha voluto che raccontassimo la verità sulle sue condizioni”. “Noi – spiega – comunicavamo ai segretari la parte medica e loro aggiungevano le altre informazioni che poi il Papa approvava, nulla è mai stato modificato oppure omesso. Lui ha persone che ormai sono come familiari, stanno con lui sempre”. “Per giorni – aggiunge il professore – abbiamo rischiato danni ai reni e al midollo ma siamo andati avanti, poi l’organismo ha risposto alle cure e l’infezione polmonare si è attenuata”. C’è stata però un’altra crisi. “Stavamo uscendo dal periodo più duro, mentre mangiava papa Francesco ha avuto un rigurgito e ha inalato. E’ stato il secondo momento davvero critico perchè in questi casi – se non prontamente soccorsi – si rischia la morte improvvisa oltre a complicazioni ai polmoni che erano già gli organi più compromessi. E’ stato terribile, abbiamo pensato davvero di non farcela”, ricorda ancora Sergio Alfieri, aggiungendo: “Si è sempre reso conto di tutto ma credo che la sua consapevolezza sia stata anche il motivo che invece lo ha tenuto in vita”.
“In passato – racconta -, quando abbiamo parlato gli ho chiesto come fa a tenere questo ritmo e lui mi ha sempre risposto: ‘Ho metodo e regolà. Al di là di un cuore molto forte, ha risorse incredibili. Penso che a questo abbia contribuito anche il fatto che tutto il mondo pregava per lui”. “Esiste una pubblicazione scientifica secondo la quale le preghiere danno forza al malato, in questo caso tutto il mondo si è messo a pregare – aggiunge -. Io posso dire che per due volte la situazione era persa e poi è avvenuto come un miracolo. Certo, lui è stato un paziente molto collaborativo. Si è sottoposto a tutte le terapie senza mai lamentarsi”. Tornando al 14 febbraio, “stava male da giorni, però resisteva perchè probabilmente voleva rispettare gli impegni del Giubileo – spiega il professore -. Quando ha cominciato a respirare sempre più faticosamente ha capito che non poteva più aspettare. E’ arrivato al Gemelli tanto sofferente, ma forse anche un pò contrariato. In poche ore però ha riacquistato il buon umore”. “Appena ha cominciato a sentirsi meglio ha chiesto di andare in giro per il reparto – racconta ancora Sergio Alfieri -. Gli abbiamo chiesto se voleva che chiudessimo le stanze dei degenti ma lui al contrario ha cercato lo sguardo degli altri pazienti. Si è mosso con la carrozzina, un giorno è uscito dalla stanza cinque volte, forse anche di più. E poi c’è stata la sera della pizza. Ha dato i soldi a uno dei collaboratori e ha offerto la pizza a chi lo aveva assistito quel giorno. E’ stato un miglioramento continuo e ho capito che aveva deciso di tornare a Santa Marta quando, una mattina, mi ha detto: ‘Sono ancora vivo, quando torniamo a casa?’. Il giorno dopo si è affacciato alla finestra, ha cercato il microfono e si è rivolto alla signora con i fiori gialli. A me è sembrato un segnale chiaro per dire sono tornato e sono nel pieno delle mie facoltà”. Alla domanda se il Papa sapeva che molti credevano fosse morto, risponde: “Sì, è sempre stato informato di quello che accadeva e ha sempre reagito con la solita ironia”. “Sicuramente in questa fase – aggiunge – ha delle prescrizioni che dovrebbe osservare, come evitare contatti con gruppi di persone o con i bambini che possono essere veicolo di nuove infezioni. Quando è andato via ci siamo parlati e promessi di non sprecare la fatica fatta. Però lui è il Papa, non siamo noi a poter dettare i comportamenti”. Ed infine l’emozione più forte, “quando l’ho visto uscire dalla stanza al decimo piano del Gemelli vestito di bianco. E’ l’emozione di vedere l’uomo tornato a essere Papa”.
– foto Ipa agency –
(ITALPRESS).

85 anni per Mina, un’icona della musica italiana

ROMA (ITALPRESS) – Una delle voci più iconiche della musica italiana e internazionale compie 85 anni oggi (25 marzo). Si tratta di Mina che, a novembre dello scorso anno, ha pubblicato l’album Gassa d’amante. Da quasi 50 anni l’artista, al secolo Anna Maria Mazzini, non compare in pubblico, ma resta comunque un mito della musica italiana e il suo successo non accenna a scemare.

Il debutto vero e proprio avviene il 23 settembre 1958, a Rivarolo del Re, comune del cremonese: gli Happy Boys devono esibirsi alla serata finale della rassegna insieme a due cantanti famosi in quel periodo, Natalino Otto e Flo Sandon’s, interpreti di molti successi e reduci da una partecipazione al Festival di Sanremo. L’esibizione di Mina è coinvolgente, a tal punto che il pubblico chiede a gran voce il bis.

L’esordio televisivo di colei che viene soprannominata la Tigre di Cremona avviene al “Musichiere” nel 1959. Nel 1960 partecipa al Festival di Sanremo con il brano “E’ vero”, mentre l’anno successivo canta “Le mille bolle blu”. Il 1961 la vede protagonista di “Studio Uno”, la popolare trasmissione televisiva. Mina diventa la regina dei cosiddetti “urlatori”, ossia quel tipo di cantanti che negli anni ’60 venivano così etichettati per via dello stile ribelle e sguaiato.

Ma la personalità di Mina ha sempre saputo differenziarsi: basti pensare che solo qualche anno prima aveva inciso “Il cielo in una stanza”, la poetica canzone intimista di Gino Paoli. Nell’inverno dello stesso anno è di nuovo a Canzonissima, dove lancia la canzone “Due note”.

Nel 1974 presenta con Raffaella Carrà “Mille Luci”: sono le sue ultime apparizioni televisive. La sigla finale del programma è “Non gioco più” e infatti Mina non solo abbandona la televisione, ma smette anche di fare concerti dal vivo. Fa eccezione nel 1978, quando ritorna alla Bussola per i suoi venti anni di carriera e registra il suo terzo e ultimo live (il secondo era uscito nel 1972). Da questa data resta in contatto col suo pubblico con un album all’anno, ma anche con articoli su riviste e trasmissioni radio.

Nonostante il ritiro dalle scene, anche in seguito molte delle sue canzoni diventano grandi successi, tra cui Anche un uomo (1979), sigla della riedizione del quiz Lascia o raddoppia?; Morirò per te, che nel 1982 entra tra i primi 100 singoli della classifica dance americana di Billboard; Rose su rose, scritta dal figlio Massimiliano Pani (1984); Questione di feeling (1985), duetto con Riccardo Cocciante; Via di qua (1986), duetto con Fausto Leali; Lui, lui, lui (1988); Neve (1992); Amore (1994), secondo duetto con Riccardo Cocciante; Noi (1994) duetto con Massimo Lopez; Volami nel cuore (1996) che dopo oltre un decennio avrebbe dato il titolo ad un programma televisivo; nonché tutto il disco Mina Celentano, realizzato nel 1998 con Adriano Celentano.

Fino alle più recenti Grande amore (1999), Oggi sono io, cover del brano di Alex Britti (2001), Vai e vai e vai, Portati via (2005), Mogol-Battisti (2006), duetto con Andrea Mingardi e Adesso è facile (2009), con gli Afterhours. Nel 2019 esce Mina Fossati, album di inediti realizzato in coppia con Ivano Fossati. Nel novembre 2021 viene annunciato il singolo inedito Niente è andato perso, che anticipa la raccolta MinaCelentano – The Complete Recordings. Il 21 aprile 2023 viene pubblicato il nuovo album Ti amo come un pazzo.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS)

“Sipario siciliano” presentato al presidente Sergio Mattarella

ROMA (ITALPRESS) – “Sipario siciliano” è arrivato nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il libro, pubblicato dall’editore Nino Aragno, è stato consegnato al Capo dello Stato dall’autore Giuseppe Cerasa, giornalista di Repubblica.
Il volume che ripercorre più di mezzo secolo di vicende siciliane, spesso inedite, parla di donne coraggiose, passioni fortissime, eventi drammatici che hanno segnato la vita di un’isola laboratorio sperimentale e microcosmo indispensabile nella storia italiana.
Il Presidente Mattarella è il protagonista dell’ultimo capitolo del libro che racconta dell’omicidio di Piersanti Mattarella per poi soffermarsi sui solidissimi rapporti intensi tra l’autore e il Capo dello Stato.
Cerasa e il Presidente si sono confrontati per circa 30 minuti sul ruolo della scuola, sulla speranza che le giovani generazioni possano imprimere una svolta positiva alla storia del mondo, attualmente diviso da guerre e da prospettive incerte.
– foto ufficio stampa Quirinale –
(ITALPRESS).

“Sipario siciliano” presentato al presidente Sergio Mattarella

ROMA (ITALPRESS) – “Sipario siciliano” è arrivato nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il libro, pubblicato dall’editore Nino Aragno, è stato consegnato al Capo dello Stato dall’autore Giuseppe Cerasa, giornalista di Repubblica.
Il volume che ripercorre più di mezzo secolo di vicende siciliane, spesso inedite, parla di donne coraggiose, passioni fortissime, eventi drammatici che hanno segnato la vita di un’isola laboratorio sperimentale e microcosmo indispensabile nella storia italiana.
Il Presidente Mattarella è il protagonista dell’ultimo capitolo del libro che racconta dell’omicidio di Piersanti Mattarella per poi soffermarsi sui solidissimi rapporti intensi tra l’autore e il Capo dello Stato.
Cerasa e il Presidente si sono confrontati per circa 30 minuti sul ruolo della scuola, sulla speranza che le giovani generazioni possano imprimere una svolta positiva alla storia del mondo, attualmente diviso da guerre e da prospettive incerte.
– foto ufficio stampa Quirinale –
(ITALPRESS).

Nuovi raid aerei israeliani sulle basi militari in Siria

ROMA (ITALPRESS) – L’IDF israeliano afferma di avere colpito le “capacità militari rimanenti” della Siria in due basi aeree siriane. Le Forze di difesa israeliane annunciano di avere colpito le “capacità militari rimanenti” nelle basi aeree di Palmyra e T-4 in Siria, diversi giorni dopo avere preso di mira in modo simile entrambi gli aeroporti. “L’IDF continuerà ad agire per rimuovere qualsiasi minaccia ai cittadini israeliani”, afferma una dichiarazione dell’esercito.
– foto Ipa agency –
(ITALPRESS).

Nuovi raid aerei israeliani sulle basi militari in Siria

ROMA (ITALPRESS) – L’IDF israeliano afferma di avere colpito le “capacità militari rimanenti” della Siria in due basi aeree siriane. Le Forze di difesa israeliane annunciano di avere colpito le “capacità militari rimanenti” nelle basi aeree di Palmyra e T-4 in Siria, diversi giorni dopo avere preso di mira in modo simile entrambi gli aeroporti. “L’IDF continuerà ad agire per rimuovere qualsiasi minaccia ai cittadini israeliani”, afferma una dichiarazione dell’esercito.
– foto Ipa agency –
(ITALPRESS).

Webuild, a Roma torna a splendere la Chiesa di Santa Maria di Loreto

ROMA (ITALPRESS) – Torna a splendere a Roma un capolavoro cinquecentesco che affaccia la sua cupola su piazza Venezia: è la Chiesa di Santa Maria di Loreto, riportata agli antichi fasti grazie agli interventi di ristrutturazione del consorzio guidato da Webuild e Vianini Lavori, nell’ambito delle attività di realizzazione della futura stazione Venezia della Linea C della Metropolitana. Diciotto mesi di interventi, iniziati nel 2023, hanno permesso di riqualificare la Chiesa. “Proteggere e riqualificare questo patrimonio fa parte dell’impegno che, con orgoglio, il nostro Gruppo ha assunto verso le comunità in cui opera, per la tutela del bello e la protezione del passato che abbiamo la fortuna di aver ereditato”, commenta l’amministratore delegato Webuild, Pietro Salini.
fsc/gtr

Salini “Torna a risplendere a Roma la Chiesa di Santa Maria di Loreto”

ROMA (ITALPRESS) – “Nelle città esistono tesori da custodire, perchè possano essere tramandati e raccontati alle future generazioni. Proteggere e riqualificare questo patrimonio fa parte dell’impegno che, con orgoglio, il nostro Gruppo ha assunto verso le comunità in cui opera, per la tutela del bello e la protezione del passato che abbiamo la fortuna di aver ereditato. Il senso di quell’eredità vive nell’equilibrio tra la tecnica e la bellezza, lo stesso equilibrio che Webuild ricerca nelle grandi infrastrutture che realizza nel mondo”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, commentando la conclusione della ristrutturazione della Chiesa di Santa Maria di Loreto, capolavoro cinquecentesco che affaccia la sua cupola su piazza Venezia a Roma. “Ne abbiamo testimonianza proprio a Roma, dove, con la costruzione di un’opera tecnologicamente sfidante e innovativa come la linea C della metropolitana, contribuiamo a rafforzare la mobilità sostenibile nella Capitale, valorizzando al contempo la storia che ci ha preceduti – ha aggiunto Salini -. Lo facciamo tramite i reperti che, lavorando, ogni giorno abbiamo l’opportunità di riportare alla luce, ma anche attraverso la tutela dei monumenti e dei palazzi storici lungo tutta la linea. A Piazza Venezia ad esempio abbiamo lavorato per il consolidamento e il restauro della chiesa di Santa Maria di Loreto, in sinergia con le istituzioni e in particolare con la Soprintendenza Speciale di Roma”.
“La Chiesa torna oggi a splendere grazie ad un grande lavoro di squadra multidisciplinare, che ha permesso di valorizzare e riportare all’originario splendore la sua ricchezza artistica, frutto di una lunga storia, che guarda oggi al futuro grazie a questo intervento. Voluta dalla corporazione dei Fornai di Roma e autorizzata da Papa Alessandro VI Borgia nel 1492, la chiesa è uno dei 15 edifici di valore artistico monitorati e valorizzati nell’ambito dei lavori della stazione Venezia della Linea C”, ha detto ancora Salini.
La Chiesa è stata riportata oggi agli antichi fasti grazie agli interventi di ristrutturazione del consorzio guidato da Webuild e Vianini Lavori, nell’ambito delle attività di realizzazione della futura stazione Venezia della Linea C della Metropolitana. Gli interventi sulla Chiesa di Santa Maria di Loreto rientrano in un più ampio programma eseguito dal consorzio per la tutela e la valorizzazione dei monumenti e dei palazzi storici di Piazza Venezia, in pieno centro storico, con la direzione scientifica e l’alta sorveglianza della Soprintendenza Speciale di Roma. In questo caso, le attività si sono concentrate sulla chiesa dedicata alla Madonna di Loreto di proprietà del Pio Sodalizio dei Fornai.
Diciotto mesi di interventi, iniziati nel 2023, hanno permesso di riqualificare questo tesoro di Roma grazie ad un grande lavoro di squadra che ha unito competenze ingegneristiche, architettoniche e artistiche con il coinvolgimento di un team multidisciplinare di operai, ingegneri, architetti, topografi e restauratori. Le attività hanno previsto il consolidamento strutturale, con l’inserimento di rinforzi in acciaio nelle murature e l’installazione di innovativi sistemi di monitoraggio, e il restauro del prezioso patrimonio artistico interno, tra cui gli affreschi della cupola e gli stucchi del presbiterio.
Fu la corporazione dei fornai di Roma, autorizzata da Papa Alessandro VI Borgia nel 1492, a finanziare la costruzione di questa chiesa iniziata nel 1507, interrotta a causa del Sacco di Roma, e poi ricominciata fino alla conclusione dei lavori nel 1594. Un patrimonio unico opera di Antonio da Sangallo il giovane per l’edificio, mentre la Cupola porta la firma di Jacopo Del Duca, allievo di Michelangelo. Il suo restauro nel 1870 fu curato da Giuseppe Sacconi, l’architetto che pochi anni dopo avrebbe progettato e diretto i lavori di costruzione del Vittoriano.
Uscendo dalla chiesa, arte e infrastrutture si fondono anche nel vicino cantiere per la realizzazione della stazione Venezia. Promosso dal consorzio, con il patrocinio di Roma Capitale e di concerto con le Soprintendenze competenti, il progetto di rigenerazione urbana Murales ha trasformato Piazza Venezia in una innovativa piattaforma culturale, trasformando i silos del cantiere, tipici strumenti industriali, in tele per la rappresentazione di opere di arte contemporanea create da artisti di respiro internazionale che a partire dallo scorso dicembre si alterneranno ogni quattro mesi. Ad aprile sarà dunque svelata l’opera del secondo dei sei artisti selezionati per interpretare le trasformazioni in corso nella città.
– foto ufficio stampa Webuild –
(ITALPRESS).

Tajani incontra la ministra svedese Busch, focus sull’interscambio

Tajani incontra la ministra svedese Busch, focus sull’interscambio

ROMA (ITALPRESS) – Il vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha incontrato alla Farnesina la vice primo ministro e la ministra dell’Energia, delle Imprese e dell’Industria della Svezia, Ebba Busch. Nel corso del cordiale incontro, Tajani e Busch hanno fatto il punto sugli eccellenti rapporti bilaterali italo-svedesi e hanno espresso la comune volontà di rafforzare ulteriormente il dialogo tra Roma e Stoccolma a cominciare dall’ambito commerciale.

Tajani ha manifestato particolare apprezzamento per il considerevole flusso di investimenti svedesi in Italia e ha auspicato un’ulteriore intensificazione dell’interscambio tra il nostro Paese e la Svezia.

I due ministri hanno sottolineato l’importanza di rafforzare la competitività e l’efficienza della UE, anche investendo sulle energie rinnovabili per assicurare l’indipendenza energetica del continente. Tajani e Busch hanno infine concordato di mantenere uno stretto coordinamento con il comune obiettivo di preservare la solidità delle relazioni transatlantiche e di evitare logiche escalatorie nel dialogo tra partner nel settore commerciale.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS)

“Moneta e promesse”, al Museo del Risparmio il libro di Zannoni

TORINO (ITALPRESS) – “Moneta e promesse. Sette storie di banchieri che hanno plasmato il mondo moderno” è il titolo del libro di Paolo Zannoni, banchiere d’affari di lungo corso, presentato a Torino, al Museo del risparmio di Intesa Sanpaolo.
In questo volume Zannoni spiega il complesso rapporto tra banche e Stati, mostrando come regimi diversi in periodi e in culture differenti abbiano tutti collaborato con le banche per raggiungere i propri obiettivi.
f19/mgg/gtr