sabato, Settembre 12, 2026
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UniPa, Napoli “La memoria è il punto in cui la storia diventa vita”

UniPa, Napoli

PALERMO (ITALPRESS) – “Quest’appuntamento ci permette di allargare lo sguardo e collegare diverse sedi universitarie italiane nelle città in cui, in quegli anni terribili, sono avvenuti episodi gravissimi – sottolinea Enrico Napoli, prorettore vicario dell’Università degli Studi di Palermo – È stato un momento drammatico della storia del nostro paese e farne memoria è uno dei compiti che abbiamo tutti, istituzioni culturali in primis: la memoria è il punto in cui la storia diventa vita, chiunque abbia vissuto quel periodo deve tramandarlo e farlo diventare vita anche per i giovani”.

xd8/pc/mca1

Friuli Venezia Giulia, Anzil “400 mila euro per evento ciclistico GO!4BIKE2025”

ROMA (ITALPRESS) – “La Regione intende celebrare lo sport quale strumento di integrazione tra culture e popoli. Quale occasione migliore della Capitale Europea della Cultura? Per questo motivo, sosteniamo l’organizzazione di un nuovo evento ciclistico internazionale, capace di mettere in risalto il superamento delle barriere geografiche a favore di uno sviluppo condiviso del territorio”. Il vice governatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Cultura Mario Anzil ha spiegato così gli obiettivi di GO!4BIKE2025 a cui la Giunta regionale ha destinato 400mila euro attraverso una convenzione con il Comitato regionale Fvg della Federazione Ciclistica Italiana che intende realizzare la manifestazione tra giugno e luglio prossimi.

“Grazie all’intesa con la Federazione il calendario della capitale europea della Cultura si arricchirà di competizioni sportive su due ruote e una serie di attività collaterali con percorsi pensati per esaltare la bellezza, la storia e l’identità condivisa del territorio ed uno spettacolo sportivo entusiasmante” ha sottolineato Anzil, aggiungendo che “la formula consente anche di far conoscere ai visitatori i percorsi cicloturistici tra Italia e Slovenia e le offerte enogastronomiche”.

Il programma del progetto “GO!4BIKE2025” si articola in diverse iniziative. È prevista una giornata di attività di gioco-ciclismo per i ragazzi in Piazza Transalpina – Trg Europe e una pedalata ecologica che muova i partecipanti da Gorizia a Nova Gorica, attraverso le piste ciclabili che si sviluppano in territorio transfrontaliero e ai margini del fiume Isonzo.

Sul fronte prettamente sportivo saranno organizzati i Campionati Italiani di Ciclismo con gare in linea per esordienti ed allievi maschili e femminili, per professionisti ed Elite, oltre alle gare a cronometro per allievi, juniores, Under23 e professionisti maschili e femminili. Completa il programma una conferenza di approfondimento sul tema della sicurezza stradale.

-Foto regione Friuli Venezia Giulia-
(ITALPRESS).

Plastica in Mare, migliaia di rifiuti sui fondali del Mar Mediterraneo

Plastica in Mare, migliaia di rifiuti sui fondali del Mar Mediterraneo

ROMA (ITALPRESS) – Nei fondali del Mar Mediterraneo c’è una vera e propria discarica. Secondo un recente studio del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione Europea, pubblicato sulla rivista scientifica Marine Pollution Bulletin, ad una profondità di oltre 5 chilometri nell’abisso Calipso, situato nel Mar Ionio sud-orientale, nonché punto più profondo del Mar Mediterraneo, ci sono ben 26.715 rifiuti per ogni chilometro quadrato. La ricerca è stata condotta con un veicolo sommergibile della Caladan Oceanic, che ha esplorato il fondo marino, utilizzando telecamere ad alta definizione, le cui immagini sono state successivamente analizzate per identificare e contare i detriti. I dati hanno rivelato che il sito sottomarino ospita una delle maggiori concentrazioni di rifiuti marini. Tra questi, circa l’88% erano oggetti di plastica, tra cui sacchetti pesanti, buste della spesa e bicchieri. Oltre alla plastica, sono stati trovati anche piccoli quantitativi di vetro (4,5%), carta e metallo (3%). La maggior parte dei rifiuti proviene da detriti galleggianti, che arrivano sia da fonti meridionali che settentrionali, con molti rifiuti derivanti da scarichi diretti delle navi. Per i ricercatori questi risultati dovrebbero spingerci ad affrontare con urgenza l’inquinamento dei nostri oceani, lanciando un messaggio forte alla società riguardo le abitudini di consumo, lo smaltimento dei rifiuti e la coscienza ambientale.
È fondamentale agire ora per proteggere i nostri mari e oceani per le generazioni future – ribadisce il team di ricerca – tenendo conto delle difficoltà politiche e dei conflitti che potrebbero ostacolare le misure di mitigazione.
mgg/mrv

Trump minaccia i giudici federali, ma arriva ammonizione dalla Corte Suprema

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Negli ultimi giorni, l’amministrazione Trump ha scatenato una vera e propria battaglia su più fronti, facendo tremare le istituzioni americane. Dallo scontro senza precedenti con la magistratura alla chiusura di emittenti storiche come Voice of America, passando per attacchi alle università e la risposta alle proteste contro Elon Musk, la Casa Bianca sta ridefinendo i confini del potere. Il tutto mentre il mondo osserva con il fiato sospeso i suoi colloqui con Putin e Zelensky. Il presidente ha lanciato una crociata contro i giudici federali che hanno bloccato le sue politiche, chiedendone l’impeachment in un attacco senza precedenti all’indipendenza della magistratura. Il bersaglio principale? James Boasberg, il giudice che ha bloccato la deportazione di presunti membri di gang venezuelane, decisa dalla Casa Bianca con il controverso Alien Enemies Act del 1798. Trump lo ha definito un “radicale di sinistra” non eletto da nessuno, minacciando di spazzare via quei giudici che ostacolano la sua agenda.

Ma qui è arrivata la risposta più potente della settimana: il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha spezzato il silenzio e ha attaccato Trump con parole durissime. “L’impeachment non è una soluzione alle sentenze sgradite”, ha dichiarato Roberts, ribadendo che negli Stati Uniti esiste un processo di appello per queste decisioni, ricordando anche al presidente che i giudici federali sono nominati a vita e non eletti – come quelli della Corte Suprema – proprio per non poterli condizionare politicamente. Uno scontro frontale tra poteri dello Stato che per ora vede Trump agire con prudenza rispetto alla “tirata d’orecchie” ricevuta dal più importante giudice della Corte Suprema, ma che se andasse avanti potrebbe provocare un terremoto istituzionale mai visto prima nella storia degli Stati Uniti.

Negli stessi giorni, l’amministrazione Trump si è trovata a gestire una crescente ondata di proteste contro Elon Musk, oggi a capo del DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa. Manifestazioni violente hanno preso di mira la sua Tesla, con attacchi incendiari ai concessionari dell’azienda di automobili in diverse città. L’Attorney General Pam Bondi ha reagito senza mezzi termini: gli atti vandalici contro Tesla saranno trattati come “terrorismo interno”.

Ma può davvero il governo equiparare atti di vandalismo alla minaccia terroristica? Se la libertà accademica aveva già subito colpi sotto questa amministrazione, l’ultima settimana ha segnato un’escalation. Badar Khan Suri, un ricercatore della Georgetown University munito di visto e di nazionalità indiana, è stato arrestato dalle autorità federali con l’accusa di diffondere propaganda pro-Hamas. Per il suo avvocato è una persecuzione politica, e il vero motivo del suo arresto è la moglie palestinese. Questo caso ha sollevato un’ondata di indignazione nel mondo accademico, con professori e studenti che parlano di una caccia alle streghe in stile McCarthy. Il rischio? Un clima di paura che potrebbe soffocare il dibattito libero nelle università americane.

E se tutto questo non bastasse, Trump ha deciso di chiudere due istituzioni storiche della comunicazione americana: Voice of America e Radio Liberty – Free Europe. Queste emittenti, nate per contrastare la propaganda dei regimi totalitari, non trasmetteranno più. La Casa Bianca difende la decisione dicendo che sono sprechi inutili, ma il Wall Street Journal ha attaccato duramente Trump: “Vuole la pace attraverso la forza, ma senza le idee”. Un colpo al cuore della diplomazia americana, che fino ad oggi usava la voce della libertà come un’arma potente nel mondo.

In questo clima da resa dei conti, quella che è stata presentata come una vittoria seppur parziale della Casa Bianca sembra arrivare dal fronte estero. Trump ha parlato a lungo e separatamente con Vladimir Putin e Volodimir Zelensky, cercando di mediare un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. Il risultato? Un accordo c’è: per 30 giorni Mosca non colpirà più le infrastrutture energetiche ucraine. Lo stesso farà Zelensky che ha definito il colloquio con Trump “positivo e concreto”, ma gli analisti restano scettici: è davvero il primo passo per la pace o solo una tregua tattica di Putin per riorganizzare le sue forze? In cinque giorni, Trump ha dichiarato guerra alla magistratura, stretto il pugno contro accademici e manifestanti, chiuso storiche emittenti e provato a imporre il peso della sua amministrazione nella politica globale.

Alcuni pensano che sta smantellando il “deep state”, lo “stato profondo”, altri vedono in questi eventi un pericoloso assalto alla democrazia americana. Così mentre la Casa Bianca intensificava la sua “rivoluzione” dell’apparato federale, ecco che Trump rilasciava anche tutti i documenti rimasti top secret sull’assassinio di JFK, MLK e RFK. Cosa rivelano? C’è stata davvero una connessione tra le agenzie federali e i delitti dei fratelli Kennedy e di Martin Luther King? O è solo fumo negli occhi per distogliere l’attenzione da quello che sta accadendo oggi? Ci vorranno ancora dei giorni per capirlo, sperando che qualche documento non sia stato fatto già sparire per sempre. Dopo due mesi dall’inizio del secondo atto della presidenza Trump, gli equilibri di potere nella democrazia americana non sono mai stati così fragili.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Minardo “Serve più cyber defense nella formazione militare”

ROMA (ITALPRESS) – Promuovere negli istituti e nelle scuole di formazione militare l’inserimento di corsi di formazione e di attività di insegnamento in materia di cyber defence e sicurezza informatica. E’ questo l’obiettivo della risoluzione approvata nell’ultimo Ufficio di presidenza della Commissione Difesa della Camera dei Deputati e annunciata oggi dal presidente della IV Commissione Nino Minardo. “La rapida evoluzione delle minacce cibernetiche – spiega Minardo – impone un costante aggiornamento dei programmi formativi militari, rendendo la sicurezza informatica non solo una disciplina tecnica, ma un tema trasversale che deve permeare l’intera formazione. L’intento è di rafforzare la diffusione di una cultura cibernetica soprattutto nelle nuove generazioni nella convinzione che l’introduzione di un programma strutturato di cyber defence, che comprenda l’insegnamento delle basi della sicurezza informatica, la protezione dei dati personali e la gestione responsabile delle tecnologie, costituirebbe un investimento per il futuro della nostra nazione, partendo proprio dalla formazione del personale delle Forze Armate”.

Per il presidente della Commissione Difesa di Montecitorio “non si tratta di aggiungere una o più materie ai programmi di formazione militare ma di impiegare risorse ed investimenti al fine di sviluppare programmi di studio mirati e corsi specializzati sulla cyber defence finalizzati ad una formazione diffusa e permanente che consenta al personale delle Forze Armate di acquisire competenze ormai indispensabili per la sicurezza nazionale e che abilitino anche ad affrontare le sfide dello sviluppo di tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e la computazione quantistica”, conclude.

– foto ufficio stampa Nino Minardo –

(ITALPRESS).

America Week – Episodio 11

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Negli ultimi giorni, l’amministrazione Trump ha scatenato una vera e propria battaglia su più fronti, facendo tremare le istituzioni americane. Dallo scontro senza precedenti con la magistratura alla chiusura di emittenti storiche come Voice of America, passando per attacchi alle università e la risposta alle proteste contro Elon Musk, la Casa Bianca sta ridefinendo i confini del potere. Il tutto mentre il mondo osserva con il fiato sospeso i suoi colloqui con Putin e Zelensky. Il presidente ha lanciato una crociata contro i giudici federali che hanno bloccato le sue politiche, chiedendone l’impeachment in un attacco senza precedenti all’indipendenza della magistratura. Il bersaglio principale? James Boasberg, il giudice che ha bloccato la deportazione di presunti membri di gang venezuelane, decisa dalla Casa Bianca con il controverso Alien Enemies Act del 1798. Trump lo ha definito un “radicale di sinistra” non eletto da nessuno, minacciando di spazzare via quei giudici che ostacolano la sua agenda. Ma qui è arrivata la risposta più potente della settimana: il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha spezzato il silenzio e ha attaccato Trump con parole durissime. “L’impeachment non è una soluzione alle sentenze sgradite,” ha dichiarato Roberts, ribadendo che negli Stati Uniti esiste un processo di appello per queste decisioni, ricordando anche al presidente che i giudici federali sono nominati a vita e non eletti – come quelli della Corte Suprema – proprio per non poterli condizionare politicamente. Uno scontro frontale tra poteri dello Stato che per ora vede Trump agire con prudenza rispetto alla “tirata d’orecchie” ricevuta dal più importante giudice della Corte Suprema, ma che se andasse avanti potrebbe provocare un terremoto istituzionale mai visto prima nella storia degli Stati Uniti. Negli stessi giorni, l’amministrazione Trump si è trovata a gestire una crescente ondata di proteste contro Elon Musk, oggi a capo del DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa. Manifestazioni violente hanno preso di mira la sua Tesla, con attacchi incendiari ai concessionari dell’azienda di automobili in diverse città. L’Attorney General Pam Bondi ha reagito senza mezzi termini: gli atti vandalici contro Tesla saranno trattati come “terrorismo interno”. Ma può davvero il governo equiparare atti di vandalismo alla minaccia terroristica? Se la libertà accademica aveva già subito colpi sotto questa amministrazione, l’ultima settimana ha segnato un’escalation. Badar Khan Suri, un ricercatore della Georgetown University munito di visto e di nazionalità indiana, è stato arrestato dalle autorità federali con l’accusa di diffondere propaganda pro-Hamas. Per il suo avvocato è una persecuzione politica, e il vero motivo del suo arresto è la moglie palestinese. Questo caso ha sollevato un’ondata di indignazione nel mondo accademico, con professori e studenti che parlano di una caccia alle streghe in stile McCarthy. Il rischio? Un clima di paura che potrebbe soffocare il dibattito libero nelle università americane.
In cinque giorni, Trump ha dichiarato guerra alla magistratura, stretto il pugno contro accademici e manifestanti, chiuso storiche emittenti e provato a imporre il peso della sua amministrazione nella politica globale.
Alcuni pensano che sta smantellando il “deep state”, lo “stato profondo”, altri vedono in questi eventi un pericoloso assalto alla democrazia americana.

xo9/gtr/sat

Donna morta in mare a Cagliari, recuperato un altro corpo

Recuperato questa mattina un altro corpo a Cala Fighera. Potrebbe trattarsi di Paolo Durzu, 33enne fidanzato di Manola Mascia, la 29enne trovata morta proprio nelle acque a largo del promontorio due giorni fa.

Le ricerche del ragazzo erano partite subito dopo aver rinvenuto i suoi documenti tra gli scogli di Cala Fighera, nel luogo in cui era scomparsa la giovane. Saranno gli accertamenti a confermare se si tratta del corpo di Durzu, con l’ipotesi di una caduta accidentale che resta al momento la pista più accreditata.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Meloni “Mafie nemiche della democrazia, le combattiamo ogni giorno”

ROMA (ITALPRESS) – “Oggi è la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, un importante momento di riflessione per tutti noi. L’Italia e le sue Istituzioni si inchinano davanti al sacrificio di chi ha perso la vita per mano della criminalità organizzata: cittadini onesti, servitori dello Stato, persone innocenti cadute sotto i colpi vigliacchi di un giogo vile e spietato”. Così su X il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Le mafie sono un nemico dichiarato della nostra democrazia, un’offesa alla dignità della Nazione. Per questo, con assoluta determinazione e fermezza, ribadiamo la nostra condanna ad ogni tipo di mafia e ci impegniamo, ogni giorno, a combatterla – prosegue Meloni -. Onorare il sacrificio delle vittime significa agire per rafforzare la giustizia, garantire sicurezza, difendere la libertà di tutti i cittadini, rifiutare ed estirpare ogni forma di illegalità, violenza e sopraffazione. La loro memoria è, e sempre deve essere, la nostra guida”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Hamilton in pole position nella Sprint Race in Cina

SHANGHAI (CINA) (ITALPRESS) – E’ di Lewis Hamilton la prima Sprint Qualifying della stagione 2025 di F1. Il sette volte campione del mondo firma il record della pista (1’30″849) nel Gran Premio di Cina e batte di un nulla un Max Verstappen perfetto. L’olandese della Red Bull, iridato in carica, compie un autentico miracolo nell’ultimo tentativo, il compagno Liam Lawson scatterà 20esimo, ed è secondo a 0″018 dal britannico della Ferrari. “Non mi aspettavo questo risultato, ma sono felicissimo e orgoglioso della giornata di oggi. Melbourne era stato un disastro e sapevamo di non aver estratto tutto il potenziale della macchina. Abbiamo fatto qualche aggiustamento, ma non mi aspettavo la pole”, le parole di Hamilton. Charles Leclerc (Ferrari) è quarto. Il monegasco, con qualche difficoltà nell’approccio a curva 1, 2 e 3, non dimostra lo stesso feeling di Hamilton e incamera 0″208 di ritardo dal compagno di squadra. Ho faticato sin dall’inizio delle qualifiche – afferma Leclerc – e mi sono sentito un passo indietro rispetto a Hamilton. Ho avuto difficoltà nell’approccio di curva 1, 2 e 3, ma domani cercheremo di fare un’ottima gara insieme”. Delude Lando Norris (McLaren) sul più bello. Il leader del Mondiale non riesce a mettere insieme un buon giro e termina 6^ a 0″544. Oscar Piastri (McLaren) si conferma costante in qualifica e chiude terzo a 0″080. In terza fila insieme al britannico della McLaren c’è George Russell (Mercedes), quinto a 0″320. Buona qualifica di Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) che, nonostante un Q3 non esaltante, si piazza settimo a 0″889. “Ho fatto fatica nell’ultimo tentativo. Mi sono trovato meglio con le gomme medie. Con le soft non avevo il grip ideale. Sono convinto che avrei potuto fare qualcosa di più, ma domani ci sarà un’altra qualifica per migliorare”, l’analisi del pilota italiano classe 2006. Completano la top ten Yuki Tsunoda (Racing Bulls), Alexander Albon (Williams) e Lance Stroll (Aston Martin). Fuori in Q2 sia Fernando Alonso (Aston Martin) che Carlos Sainz (Williams). I due spagnoli sono rispettivamente 11^ e 13^. In mezzo Oliver Bearman (Haas) che, dopo l’esordio disastroso a Melbourne, batte il compagno Esteban Ocon, 18°, e sfiora la qualificazione in Q3. Domani alle 4.00 (ora italiana) la Sprint Race. Seguiranno alle 8.00 le qualifiche per la gara lunga di domenica (sempre alle 8).
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Realpolitik – Ucraina: a che punto è la tregua?

ROMA (ITALPRESS) – Cosa sta succedendo tra Russia e Ucraina? A che punto sono le trattative? Quanto siamo ancora lontani dalla pace? L’ambasciatore Giampiero Massolo nella rubrica dell’Italpress “Realpolitik” ci aiuta a orientarci in un contesto geopolitico complesso come in pochi altri momenti storici.
abr/mrv