sabato, Ottobre 31, 2026
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Manovra, Messina: “C’è accordo triennale con Meloni, ci ho creduto”

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(Adnkronos) – “Ci sono tantissime aziende in Italia che hanno degli utili ed è giusto allora considerare anche quelli. Se oggettivamente siamo in una situazione di difficoltà, non è solo un settore che deve pagare, peraltro a fronte di accordi già presi. Noi l’anno scorso abbiamo raggiunto un accordo per un contributo triennale che sarebbe stato quello richiesto alle banche per i prossimi tre anni. Io ci ho creduto”. Lo ha detto Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa SanPaolo, intervenendo XXIV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Coldiretti, in corso a Roma. “Non è un mistero, mi ha chiamato Giorgia Meloni e l’anno scorso abbiamo raggiunto un accordo triennale. E adesso vuoi mettere lo stigma che noi non vogliamo dare il contributo – ha sottolineato – secondo me queste cose vanno gestite nell’equità e nel fare delle cose coerenti rispetto agli accordi presi”. 

“Ci ho creduto eccome” ha proseguito Messina a proposito dell’accordo precisando che “noi avevamo proposto di farlo annuale e ci hanno chiesto di farlo triennale per dare stabilità al bilancio pubblico e per dare stabilità alle banche che non avrebbero dovuto subire ogni anno questa campagna stampa che sembra che siamo i profittatori di questo Paese”. “Da quel momento sono aumentati i titoli di Stato soprattutto da parte delle banche, ricordo solo che oggi la Bce finanzia per 500 miliardi di euro il debito pubblico italiano e le banche per 400 miliardi e le assicurazioni per altri 300 miliardi. Banche e assicurazioni sono il principale sostenitore del debito pubblico di questo Paese”. 

“La manovra è complessa e indubbiamente ci troviamo di fronte a un momento complicato dell’economia europea e dell’economia mondiale. E’ evidente che io ritengo che l’approccio di Giorgetti nel tenere il più possibile il bilancio pubblico in sicurezza sia un approccio vincente perché stiamo entrando in scenari dove tra il debito pubblico degli Stati Uniti e il debito pubblico della Francia, l’effetto contagio rispetto al nostro debito pubblico può essere significativo”, ha spiegato Messina. “Oggi l’Italia è vista come un paese solido che non rappresenta elementi di debolezza, – ha aggiunto – peraltro dove la stabilità politica ha premiato, viene vista in modo politico. Però certo non si può escludere che effetti contagio e la crescita dei debiti in altri paesi, in particolare la Francia più vicina a noi, ma anche gli Stati Uniti, possano rappresentare dei punti di attenzione. Per questo oggi è necessario fare squadra, non dividersi e fare polemiche”. 

 

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economia

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Champions League, oggi Roma-Slovan Bratislava 0-0 – Diretta

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(Adnkronos) – Torna in campo la Roma. Oggi, martedì 20 ottobre, i giallorossi ospitano allo stadio Olimpico lo Slovan Bratislava in un match valido per la terza giornata della fase campionato di Champions League. Partita fondamentale per la squadra di Gian Piero Gasperini, reduce dalla sconfitta per 4-3 subita in rimonta dal Real Madrid nell’ultimo turno e che al momento ha un solo punto in classifica, ottenuto con il pareggio per 1-1 di Istanbul all’esordio contro il Fenerbahce. Nell’ultima giornata di Serie A invece la Roma ha battuto il Genoa per 2-0 grazie ai gol di Castro e Lulli. Gli slovacchi sono ancora a zero punti in virtù delle due sconfitte per 6-1 a Parigi con il Psg e 3-0 in casa con lo Stoccarda.  

Tra due settimane nella quarta giornata i giallorossi andranno a Old Trafford a sfidare il Manchester United, mentre lo Slovan sfiderà in trasferta gli austriaci del Lask.  

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sport

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Champions League, oggi Napoli-Bodo Glimt 0-0 – Diretta

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(Adnkronos) – Torna in campo il Napoli. Oggi, martedì 20 ottobre, gli azzurri ospitano al ‘Maradona’ il Bodo Gllimt in un match valido per la terza giornata della fase campionato di Champions League. Gli azzurri sono reduci dalle sconfitte contro Arsenal e Villarreal nelle prime due uscite europee e stanno vivendo un momento particolarmente negativo acuito dal ko di sabato scorso contro il Venezia, nell’ultimo turno di Serie A. I norvegesi arrivano invece dal successo per 1-0 contro il Borussia Dortmund nell’ultima gara di coppa, dopo il ko all’esordio contro il Bayern Monaco. 

Nella quarta giornata di Champions League il Bodo Glimt ospiterà il Lille, mentre il Napoli affronterà il Porto in trasferta.  

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sport

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Lotto, inaugurazione della nuova sala estrazionale di Milano

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(Adnkronos) – E’ stata inaugurata a Milano la nuova Sala estrazionale del Lotto, completamente rinnovata nell’ambito del programma di innovazione avviato con la nuova concessione del Gioco del Lotto, che Brightstar Lottery si è aggiudicata nel luglio 2025. Un percorso che interessa l’intero ecosistema del Lotto, dalle infrastrutture tecnologiche alla rete di vendita, fino alla valorizzazione degli elementi più iconici della sua tradizione. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, i vertici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e della Federazione Italiana Tabaccai. La nuova sede di Milano comprende una sala di circa 200 metri quadrati, una regia tecnica dedicata, una sala test e spazi specializzati a supporto delle attività operative. Progettata per ospitare le tecnologie dedicate alle operazioni di estrazione, la struttura è soprattutto il nuovo sito nazionale di Disaster Recovery per le estrazioni del Lotto: in caso di necessità, può assumere l’intera operatività estrazionale, contribuendo a garantire continuità, sicurezza e resilienza del servizio.  

La Sala di Milano rappresenta una delle espressioni più visibili di un più ampio programma di trasformazione tecnologica avviato con la nuova concessione del Lotto e che ha interessato anche la rete di vendita. Nel documento di risposta al bando di gara per il rinnovo della concessione era stato assunto l’impegno di completare in 12 mesi il rinnovo tecnologico della rete. Il programma è stato completato in soli 8 mesi, con quattro mesi di anticipo rispetto alle tempistiche previste, portando alla sostituzione di 300.000 dispositivi presso i 35.000 punti vendita della rete del Lotto. Un intervento che testimonia la capacità di realizzare programmi di innovazione tecnologica complessi in tempi rapidi, mettendo a disposizione della rete terminali di ultima generazione e piattaforme tecnologiche evolute, efficienti e progettate per accompagnarne l’evoluzione. 

 

Parallelamente, è stata rinnovata l’infrastruttura tecnologica centrale attraverso una moderna architettura di Private Cloud articolata su due Region, Roma e Milano, con tre Data Center ciascuna, rafforzando ulteriormente l’ecosistema tecnologico a supporto delle attività del Lotto. “La nuova Sala Estrazionale di Milano è molto più di uno spazio tecnologico: rappresenta il percorso di trasformazione avviato con la nuova concessione del Lotto. Un progetto in cui l’innovazione permea ogni aspetto della nostra attività, dalle infrastrutture ai processi, dall’offerta di gioco alla valorizzazione della tradizione. Abbiamo realizzato un ambiente moderno, sicuro e resiliente, capace di guardare al futuro senza perdere di vista i valori che da sempre alimentano la fiducia dei giocatori: trasparenza, affidabilità ed eccellenza operativa. Perché in Brightstar l’innovazione non è solo una questione di tecnologia, ma soprattutto di persone, delle loro competenze, della loro passione e di cultura orientata al miglioramento continuo”, dichiara Alessandro Paciucci, SVP Italy Lottery Operations di Brightstar.  

Nel corso dell’evento è stata presentata anche la Nuova Smorfia, un progetto che rinnova uno dei patrimoni culturali più rappresentativi italiani e del Lotto mantenendo saldo il legame con la tradizione. Restano intatti i novanta numeri, mentre vengono rinnovati significati, immagini e linguaggio attraverso un nuovo universo visivo contemporaneo. Dal progetto è nato anche un libro dedicato alla Nuova Smorfia, che raccoglie i novanta numeri, le loro storie, i significati e il nuovo immaginario visivo. Il volume sarà distribuito nelle ricevitorie del Lotto a Natale. La nuova Sala estrazionale, il rinnovamento tecnologico della rete e la Nuova Smorfia raccontano così un percorso che guarda al futuro attraverso innovazione, tecnologia ed efficienza, preservando al tempo stesso l’identità e lo storico legame del Gioco del Lotto con la cultura italiana. 

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cronaca

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Nasce il reato di partecipazione violenta a una manifestazione, cos’è e cosa prevede

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(Adnkronos) –
Nasce il reato di partecipazione violenta a una manifestazione. La stretta nel decreto sicurezza varato oggi dal Consiglio dei ministri, un insieme di misure voluto dal governo per contrastare i fenomeni di violenza durante le manifestazioni dopo gli scontri nelle piazze degli ultimi giorni.  

Con il nuovo decreto, spiega la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video sui social dopo il via libera del Cdm, “nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione, tradotto: se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone e ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a 20mila euro di multa”. “Se avevi il volto coperto – aggiunge la premier – o se hai ferito qualcuno la pena aumenta, e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo”. 

Nel secondo punto del decreto legge, “applichiamo un principio semplice: chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori”. “Come funziona? Se il danno è a un bene pubblico – una pensilina, un semaforo, una camionetta – il prefetto manda a casa l’ingiunzione di pagamento, se il danno è a un privato – una vetrina, un negozio, un’auto – il proprietario va dal giudice e ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Ci si potrà opporre, certo, ma intanto i genitori di quel ragazzo che si è divertito a spaccare tutto dovranno pagare, e chi ha subito il danno potrà rivalersi su tutto, sui beni di quella famiglia, anche sui soldi che lo Stato eventualmente le deve”, dice ancora la premier. 

“Terzo: i minorenni. Oggi per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni lo Stato deve dimostrare ogni volta che era in grado di capire quello che stava facendo. Noi avevamo già approvato una norma che ribalta questo principio: si presume che fosse in grado di capire quello che stava facendo salvo prova contraria. Quella norma è in Parlamento, ma con il decreto di oggi diventa operativa immediatamente. E il fermo preventivo, che finora valeva solamente per gli adulti, si potrà applicare anche ai minorenni”, spiega la presidente del Consiglio. 

Nel decreto sicurezza varato oggi dal Consiglio dei ministri, dice il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, illustrando il decreto intitolato ‘misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile’, “vi sono degli aumenti delle pene quando il fatto è commesso da soggetti travisati, cioè mascherati o comunque in modo da impedire la loro identificazione, quando il lancio o l’utilizzo di oggetti atti ad offendere è diretto contro infrastrutture destinate all’erogazione dell’energia, servizi di trasporto eccetera, cioè elementi di pubblica utilità”. E poi “vi è una fattispecie autonoma punita da 4 a 12 anni per chiunque, anche mediante strumenti informatici o telematici, organizza o promuove la formazione di gruppi”. Si tratta di “una formulazione nuova di reato che riguarda gli organizzatori di manifestazioni violente. Organizzatori che agiscono anche attraverso strumenti telematici”. 

Ancora, nel nuovo decreto sicurezza varato oggi, “vi è una modifica al Codice di procedura penale che consente l’arresto differito. L’arresto differito – spiega Nordio – vuol dire che il reato viene commesso al di là della flagranza”. E aggiunge: “Vi sono casi in cui l’arresto in flagranza è obbligatorio e altri nei quali è facoltativo. In questi casi può essere anche differito. E, cioè, l’arresto può avvenire dopo la flagranza del reato e prima della emissione dell’ordinanza di custodia cautelare, che dovrebbe invece essere quella normale per la quale una persona viene incarcerata prima del giudizio”. 

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politica

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Alzheimer, analisi Altems: “Priorità garantire diagnosi e cure omogenee”

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(Adnkronos) – Trasformare la programmazione sanitaria sulle demenze in servizi stabili, ridurre le differenze territoriali e preparare il Servizio sanitario nazionale alle nuove opportunità diagnostiche e terapeutiche. È il focus principale dell’incontro ‘La malattia di Alzheimer come sfida di sanità pubblica’, che si è svolto oggi nella Sala Matteotti della Camera dei deputati, su iniziativa dell’onorevole Annarita Patriarca, promotrice dell’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer. In Italia, ricorda una nota, la malattia di Alzheimer colpisce circa 700mila persone e coinvolge oltre 3 milioni di familiari e caregiver. Le demenze rappresentano la settima causa di morte a livello globale, con un impatto che si estende ben oltre la clinica, incidendo sull’autonomia, sulla vita delle famiglie e sulla capacità dei servizi sanitari e sociosanitari di assicurare un’assistenza continuativa. L’incontro ha promosso un confronto tra istituzioni, comunità scientifica, rappresentanti regionali e associazioni dei pazienti sulle evidenze del policy paper ‘Alzheimer in Italia: sistemi regionali alla prova dell’innovazione diagnostico-terapeutica. Governance, percorsi e readiness organizzativa: un’analisi comparativa di nove Regioni’, realizzato da Altems Advisory con l’obiettivo di individuare le azioni necessarie per rendere la risposta ai bisogni delle persone con malattia di Alzheimer e delle loro famiglie più preparata, equa e omogenea. 

“Riaccendere l’attenzione sull’Alzheimer significa mettere ancora una volta al centro dell’agenda pubblica i bisogni delle persone e delle famiglie che affrontano ogni giorno la malattia e hanno bisogno di risposte concrete – dichiara Patriarca – Questa iniziativa nasce dalla volontà di creare un’occasione di confronto tra istituzioni, comunità scientifica, e associazioni e individuare le priorità su cui concentrare l’impegno comune. Di fronte all’evoluzione delle possibilità diagnostiche e terapeutiche, come istituzioni abbiamo la responsabilità di accompagnare il cambiamento, affinché si traduca in servizi accessibili e percorsi di assistenza continui, in qualsiasi parte del territorio nazionale. Mantenere alta l’attenzione significa dare continuità a questo impegno e fare in modo che le famiglie possano contare su un sostegno lungo tutto il percorso della malattia”. 

L’Italia ha costruito negli anni un impianto istituzionale dedicato – a partire dal Piano nazionale demenze del 2014, cui si sono affiancati il Tavolo permanente sulla demenza e il Fondo per l’Alzheimer e le demenze – che ha consentito alle Regioni di avviare delle progettualità. In questo quadro si inserisce il nuovo Piano nazionale demenze 2027-2031. Articolato in 7 aree di intervento, il documento introduce obiettivi, azioni e indicatori misurabili per accompagnare il passaggio da una logica prevalentemente progettuale a una programmazione stabile. Tra le priorità, oltre all’integrazione tra centri specialistici e servizi territoriali, il sostegno ai caregiver e lo sviluppo di sistemi informativi capaci di misurare la qualità dell’assistenza, figurano la prevenzione e la diagnosi biologica precoce, rilevante anche per quanto concerne l’utilizzo di nuovi farmaci disease-modifying. Questi intervengono sui meccanismi biologici della malattia con l’obiettivo di rallentarne la progressione, ed è dunque fondamentale identificare tempestivamente le persone che possono beneficiarne, evidenzia la nota. In questo scenario, assume crescente importanza l’impiego dei biomarcatori, tra cui quelli ematici, che possono contribuire a rendere il percorso diagnostico più accessibile e tempestivo, nell’ambito di protocolli clinici appropriati. Favorirne l’implementazione nella pratica clinica, insieme al rafforzamento dell’accesso agli esami diagnostici specialistici, rappresenta dunque una priorità per preparare il Ssn all’innovazione. Tale trasformazione richiede una rete coordinata tra medicina generale, Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) e servizi sociosanitari per accompagnare le persone dall’identificazione dei primi segnali fino alla diagnosi, al trattamento e alla continuità assistenziale. 

“Il position paper realizzato da Altems Advisory dà corpo e numeri alle difficoltà di malati e famiglie, che sopportano il peso delle differenze territoriali in cure, assistenza e servizi – evidenzia Patrizia Spadin, presidente di Aima, Associazione italiana malattia di Alzheimer – Aima denuncia da anni la mancanza di una rete effettiva e di una presa in carico adeguata per tutte le fasi di malattia: meno del 50% dei pazienti con diagnosi riesce ad essere in carico ai Cdcd, e i pazienti in fase avanzata e con problemi comportamentali non hanno luoghi adeguati di cura né specialisti disponibili (se non a pagamento) nella maggior parte dei territori. La diagnosi precoce è possibile in un manipolo di centri, soprattutto nel Nord Italia, e l’ipotetico accesso all’innovazione farmacologica, oggi disponibile soltanto a pagamento, è reso inattuabile non soltanto dall’ente regolatorio, ma anche dalle Regioni che non investono nell’ammodernamento della rete e nell’organizzazione dei servizi. Sempre più l’Alzheimer diventa una malattia per ricchi”. 

Il paper restituisce una fotografia di questo percorso attraverso l’analisi di 9 Regioni, approfondendo sia la programmazione sanitaria e l’organizzazione delle reti sia i percorsi diagnostico-terapeutici. Il risultato, si legge nella nota, evidenzia una distanza ancora da colmare: gli strumenti di programmazione sono generalmente presenti sul piano formale, ma la loro traduzione in una pratica operativa uniforme resta incompleta. Governance, integrazione dei servizi, utilizzo dei dati e supporto ai caregiver presentano livelli di sviluppo differenti. Anche l’accesso alla diagnostica avanzata riflette questa disomogeneità. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità richiamati nel report, solo 2 Cdcd su 3 a livello nazionale hanno accesso alla Pet amiloide; nelle Regioni analizzate, la quota varia da circa il 48% al 92%. Un’evidenza che, alla luce delle nuove opportunità terapeutiche, rende ancora più urgente rafforzare la capacità diagnostica dei servizi, promuovendo anche l’integrazione dei biomarcatori nei percorsi clinici, secondo criteri condivisi di appropriatezza e in raccordo con gli approfondimenti specialistici. La sfida non riguarda soltanto la disponibilità delle tecnologie, ma la capacità del sistema di garantirne un utilizzo appropriato ed equo sul territorio nazionale. 

“L’analisi delle 9 Regioni mostra una convergenza più formale che operativa: piani, atti e progettualità ci sono quasi ovunque, ma la loro traduzione in reti stabili, dati condivisi e percorsi diagnostici standardizzati è ancora disomogenea – afferma Eugenio Di Brino, co-fondatore e partner di Altems Advisory – Abbiamo osservato una catena causale riconoscibile: dove manca una governance operativa, i Pdta invecchiano, i sistemi informativi si frammentano e la diagnosi precoce finisce per dipendere dalla sensibilità dei singoli professionisti. Per questo la preparazione alla futura innovazione non si misura sulla disponibilità di una singola tecnologia, ma sulla capacità di integrare governance, percorsi, infrastrutture informative e continuità assistenziale, valorizzando il ruolo della medicina generale. È su questa integrazione che si gioca la possibilità di offrire alle persone con Alzheimer le stesse opportunità di diagnosi e presa in carico in ogni Regione”. 

Il rafforzamento dei servizi richiede risorse e continuità nella programmazione. Il Fondo per l’Alzheimer e le demenze ha destinato alle Regioni 33,4 milioni di euro nel triennio 2024-2026, oltre il doppio rispetto al triennio precedente. Per lo studio, questo investimento rappresenta una base da consolidare attraverso finanziamenti adeguati e orizzonti temporali superiori ai tre anni, così da rendere strutturali gli interventi avviati. 

“La sfida della malattia di Alzheimer – rimarca Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio e finanza di Regione Lombardia – richiede una visione capace di anticipare l’innovazione, rafforzando le reti assistenziali e garantendo diagnosi precoci e accesso equo alle nuove opportunità terapeutiche. Regione Lombardia vuole continuare a essere un punto di riferimento, promuovendo modelli organizzativi all’avanguardia, capaci di guardare oltre gli attuali indirizzi nazionali ed europei. In questa prospettiva, appare sempre più rilevante sviluppare un sistema condiviso di validazione degli indicatori di processo e di risultato tra le Regioni, in grado di rendere confrontabili le esperienze territoriali e generare dati strutturati a livello centrale, a supporto di evidenze sia sul piano clinico sia su quello economico-contabile. Investire nell’integrazione tra ricerca, centri specialistici e medicina territoriale, insieme alla misurazione degli esiti e alla sostenibilità degli interventi, significa trasformare il progresso scientifico in risposte concrete per i pazienti e le loro famiglie”.  

Gli obiettivi sono dunque: rafforzare il coordinamento delle reti regionali, aggiornare e armonizzare i percorsi diagnostico-terapeutici alla luce dell’evoluzione delle opzioni diagnostiche e di cura e assicurare strumenti di finanziamento adeguati ai bisogni assistenziali. L’iniziativa – conclude la nota – è stata realizzata con il contributo incondizionato di Lilly Italia, Roche e Roche Diagnostics. 

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cronaca

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Alzheimer, Zamboni (UniMoRe): “Nuove terapie ne rallentano la progressione”

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(Adnkronos) – “Oggi abbiamo la possibilità di modificarne la traiettoria” della malattia dell’Alzheimer, “attraverso farmaci che rimuovono la proteina che è causa della malattia, soprattutto nelle fasi iniziali. Non curiamo la patologia: questi pazienti non potranno guarire. Non sono farmaci in grado di restituire ciò che è andato perduto, ma rallentano la progressione e, su alcune persone selezionate, potrebbero portare dei benefici”. Lo ha detto Giovanna Zamboni, professoressa di Neurologia all’università di Modena e Reggio Emilia, intervenendo all’evento istituzionale ‘L’Alzheimer come sfida di sanità pubblica’, organizzato oggi a Roma su iniziativa dell’onorevole Annarita Patriarca alla Camera dei deputati. Nel corso dell’incontro è stato presentato lo studio di Altems Advisory ‘Alzheimer in Italia: sistemi regionali alla prova dell’innovazione diagnostico-terapeutica. Governance, percorsi e readiness organizzativa: un’analisi comparativa di nove Regioni’. 

Per questa patologia, “fino a oggi – sottolinea Zamboni – non avevamo strumenti per poter modificarne la traiettoria che, ahimè, è inesorabilmente progressiva: porta infatti a una perdita delle funzioni cognitive che causa la perdita dell’autonomia e, successivamente, la morte”. 

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cronaca

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Alzheimer, Di Brino (Altems Advisory): “75% persone con demenza fuori da percorsi cura”

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(Adnkronos) – “Ad oggi, il 75% delle persone con demenza non è ancora inserito in un percorso strutturato e l’assistenza appare spesso frammentata, mentre occorre un modello che si evolva di pari passo con l’arrivo delle nuove tecnologie e delle risorse dedicate. Inoltre, si registra un forte divario tra Nord e Sud nell’accesso ai Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd), che varia da una copertura del 76% a una del 49%, con una difformità analoga nella presenza di Pdta integrati a tali centri, oscillante tra il 69% e il 27%”. Lo ha detto Eugenio Di Brino, co-fondatore e partner di Altems Advisory, oggi a Roma all’evento istituzionale nel corso del quale è stato presentato lo studio ‘Alzheimer in Italia: sistemi regionali alla prova dell’innovazione diagnostico-terapeutica. Governance, percorsi e readiness organizzativa: un’analisi comparativa di nove Regioni’. 

“In generale – prosegue Di Brino – osserviamo una convergenza formale a cui, talvolta, corrisponde una divergenza operativa. Esiste infatti un trend comune verso la transizione da una gestione pubblica frammentata a un modello di rete organizzativa. Tuttavia, se sui piani programmatici e sugli atti ufficiali c’è allineamento, sul piano attuativo, in termini di standardizzazione, utilizzo del dato e capacità operativa al 100%, c’è ancora molto da lavorare. Dalla nostra analisi – illustra – si evidenzia che i sistemi più integrati sono quelli che hanno valorizzato tre elementi chiave: un meccanismo organizzativo strutturato e Pdta formalizzati, una forte integrazione nella presa in carico tra ospedale e territorio con il coinvolgimento di diversi operatori sanitari, e l’efficienza dei sistemi informativi. Queste realtà presentano un livello avanzato nella gestione del paziente, dalla diagnostica al follow-up”. Un altro nodo centrale, per l’esperto, “risiede nell’integrazione con i medici di medicina generale sul territorio, che rappresentano il primo contatto nelle fasi primordiali della malattia e l’interfaccia con i caregiver, prima dell’accesso alle strutture ospedaliere ad alta intensità assistenziale. Anche sulla diagnosi precoce si rileva una situazione disomogenea e legata a iniziative locali, pur posizionandosi le Regioni su un livello medio senza estremi negativi o positivi. Per quanto riguarda le tecnologie avanzate – puntualizza – circa il 70% dei centri garantisce l’accesso alla rete, un valore positivo ma che lascia ampi margini di miglioramento, in particolare per i test genetici e specialistici”. 

Come colmare queste differenze? “Un ruolo determinante è svolto dai finanziamenti – osserva Di Brino – Le risorse messe in campo con il Piano nazionale demenze rappresentano un importante fattore di accelerazione, specialmente alla luce del Fondo per l’Alzheimer: quest’ultimo non solo è stato riconfermato rispetto ai 15 milioni del periodo 2021-2023, ma è stato ampiamente rifinanziato superando il doppio della capienza, con una stima di circa 33,4 milioni di euro da distribuire tra le Regioni. A queste si sommano le risorse del Pnrr, fondamentali per la gestione dei dati e l’interoperabilità dei sistemi informativi, strumenti indispensabili per misurare i bisogni di salute e gli indicatori di performance. Disponiamo di un ottimo punto di partenza che deve essere però consolidato – rimarca – Avere le risorse non basta se la componente organizzativa non procede di pari passo. Le Regioni mostrano un diverso grado di maturità verso un modello integrato. All’interno di un’architettura coerente, la misurazione continua delle performance deve porsi alla base del percorso, facendo leva sul fondo nazionale come catalizzatore indispensabile per il cambiamento”, conclude. 

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Angioedema ereditario, Cancian (Aou Padova): “Più conoscenza, meno ritardi diagnostici”

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(Adnkronos) – “Nelle forme ereditarie di angioedema, come per tutte le malattie rare, l’aspetto principale è diffondere la conoscenza della malattia, perché solo una adeguata consapevolezza dell’ereditarietà di queste forme, che non sono quelle allergiche tradizionali, può ridurre il ritardo diagnostico e può soprattutto consentire l’accesso dei nostri pazienti alle moderne terapie che consentono di condurre una vita normale come qualunque altra persona, a differenza del passato”. Lo ha detto Mauro Cancian, direttore dell’Uosd di Allergologia dell’azienda ospedale-università Padova, in occasione della presentazione alla Festa del Cinema di Roma del documentario ‘Aspettando Mr Hyde’, un viaggio attraverso le storie di pazienti e medici per raccontare la convivenza con una malattia rara. 

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cronaca

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Romani e Amato, ‘con Aspettando Mr Hyde riflettori su angioedema ereditario’

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(Adnkronos) – “Volevamo accendere i riflettori su una malattia rara spesso dimenticata, che costringe molte famiglie ad affrontare difficoltà diagnostiche e isolamento. L’angioedema ereditario è come un ‘Mr Hyde’ che arriva all’improvviso, con sintomi che possono essere anche molto pericolosi. Soprattutto per gli adolescenti, può diventare motivo di solitudine e diversità. Le storie delle quattro famiglie raccontate nel documentario dimostrano che, grazie alla scienza e alla capacità di condividere la propria esperienza, è possibile imparare a convivere con la malattia. Nel documentario, anche i dettagli della quotidianità, i gesti, i sorrisi e i momenti di commozione aiutano a entrare nella vita dei protagonisti e a comprenderne più profondamente le emozioni”. Lo hanno detto Donatella Romani e Roberto Amato, autori di ‘Aspettando Mr Hyde’, in occasione della presentazione alla Festa del Cinema di Roma del loro documentario dedicato alla malattia rara.  

Le malattie rare “sono spesso dimenticate, soprattutto le famiglie che le vivono hanno grande difficoltà nell’arrivare a una diagnosi, hanno difficoltà anche a essere accolte”, aggiungono gli autori del documentario. “L’angioedema ereditario all’improvviso gonfia un occhio, una mano, le labbra o a volte dà degli attacchi addominali o addirittura chiude la glottide, quindi è anche molto pericoloso”, concludono.  

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cronaca

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