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Paolo Gualdo, l’amico vicentino di Galileo Galilei

(Articolo di Fabio Gasparini su Paolo Gualdo da Vicenza In Centro n. 9, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

Il grande scienziato toscano fu professore di matematica e astronomia alla Università di Padova dal 1592 al 1610. Negli stessi anni a Padova divenne amico del nobile vicentino Paolo Gualdo, che fu una importante figura della nostra cultura dell’epoca e merita di essere ricordato ai Vicentini curiosi. Nacque nel 1553 dal giureconsulto conte Giuseppe Gualdo; è ritratto come un elegante giovinetto tredicenne dal pittore Fasolo in un quadro ora al Museo di palazzo Chiericati; fu avviato al sacerdozio e fu ordinato prete nel 1579; contemporaneamente studiò giurisprudenza a Padova e si laureò “utroque jure” (diritto civile e canonico); andò poi a Roma dove operò in Curia. Nel 1596 tornò a Padova poiché nominato Vicario Generale dal vescovo della città. Da poco insegnava all’Università Galileo, ed i due si incontrarono: frequentavano entrambi la casa del nobile e ricco Vincenzo Pinelli, nato a Napoli da famiglia genovese, studente coltissimo in varie materie scientifiche e umanistiche. La casa padovana di Pinelli era accogliente, ben fornita di cibi e vini pregiati, dotata di una ricchissima biblioteca con più di 3000 libri e 400 manoscritti; amici del Pinelli erano il Tasso, il card. Federico Borromeo, Aldo Manuzio, il meglio della cultura dell’epoca; in quella casa si esaminavano e discutevano gli argomenti più vari e interessanti. P. Gualdo scrisse e pubblicò la biografia “Vita di Vincenzo Pinelli patrizio genovese”.
Scrisse anche la prima breve ma precisa vita di Palladio che conobbe personalmente a Vicenza, lui giovane studente universitario e l’architetto al vertice della carriera; ricorda Palladio come persona amabilissima, pronto a istruire muratori, lapicidi e falegnami; precisa che Palladio fu sepolto a S. Corona senza lapide poiché le sue opere basteranno a perpetuarne la memoria. Galileo fu forse a Vicenza, magari dal suo amico Monsignore letterato?
Sembra di no ma sappiamo per certo che Galileo soggiornò ospite dei conti Trento a Costozza, dove sperimentò (a suo danno, con fastidiosi dolori reumatici) l’effetto dei freschi venti- dotti. Quando Galileo lasciò Padova per insegnare a Pisa, i due amici si scambiarono negli anni successivi varie lettere pervenuteci: Gualdo ragguaglia lo scienziato sulle dispute che le sue teorie suscitano a Padova tra i vari professori, Galileo risponde che a Pisa sempre più studiosi e professori si convincono delle sue scoperte.
Paolo Gualdo morì nel 1621, prima che Galileo venisse processato dalla Inquisizione per le sue teorie astronomiche (terra rotante attorno al sole) all’epoca rivoluzionarie.

Cognomi famosi: Pigafetta

(Articolo di Adriano Bevilacqua sui Pigafetta da Vicenza In Centro n. 9, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

L’origine della famiglia risale al XI secolo quando i Della Rosa (questo è il nome originale della famiglia Pigafetta così come si può intuire dall’inciso sulla parte bassa della facciata della casa nella contrada omonima – “Il n’est rose sans espine”) provenienti da una famiglia guelfa fiorentina, lasciarono la città di Firenze per trasferirsi a Vicenza. Qui cambiarono il cognome conservando però lo stemma gentilizio. Fu una delle più nobili famiglie vicentine. Accumularono un immenso patrimonio e diedero nobiltà alla casa con importanti notai, giureconsulti, medici e viaggiatori. Sicuramente il più famoso è Antonio, figlio del notaio Giovanni di Antonino e di Lucia Muzan. Nacque circa nel 1490. Studioso di matematica ed astronomia divenne Cavaliere di Rodi. Nel 1519 mentre si trovava a Barcellona al seguito del vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati, venne a conoscenza dei preparativi per la spedizione di Ferdinando Magellano. Grazie ai buoni uffici del Chiericati ottenne il permesso da Carlo V di imbarcarsi nel viaggio, non come membro dell’equipaggio ma come passeggero pagante. Le vicende del viaggio sono ben note a tutti. Altrettanto importante ma meno famoso, Filippo Pigafetta, lontano cugino del più famoso Antonio, nacque il 1° Maggio 1533. Viaggiatore, militare, letterato e diplomatico. Temendo la peste che infuriava a Venezia si recò in Egitto, sul Sinai e ad Alessandria. Di questo viaggio scrisse una relazione in cui mescola archeologia, religione e geografia con la descrizione delle coste e delle fortezze militari veneziane. Con notazioni sul regno del mitico Prete Gianni. Altri viaggi ed incarichi importanti lo portarono in giro per l’Europa, presso le più importanti case reali. Purtroppo, come in ogni famiglia anche in casa Pigafetta c’è stata una pecora nera. Leonoro Pigafetta, cugino di Antonio, era un personaggio losco, dedito a violenze e soprusi. Il 18 agosto 1595 se la prese con un povero ottantenne, tale Benedetto Sogaro. Incontratolo per strada, senza alcun motivo, lo prese a pugni e a colpi di archibugio. Per questo motivo fu bandito per tre anni e condannato a risarcire la vittima. Questa condanna non lo fece desistere dalla sua natura violenta. Uccise il cugino. Alberto, suo abituale compagno di scorrerie.
Dopo l’omicidio si dichiarò innocente e solamente dopo tre anni di indagini venne riconosciuto colpevole. Il consiglio dei dieci lo bandì in perpetua da tutti i territori della Serenissima. Il figlio di Leonoro, Alessandro di 17 anni, a ponte di Barbarano rapì la nobile Paolina Stopaccero. Fu processato e costretto a sposare la rapita. Dal matrimonio nacquero 6 figli tra i quali si distinse negativamente Alberto che uccise a colpi di archibugio un tale Nicolò Chiarello. Fu condannato a 5 anni di reclusione.

La grande arte al Museo Civico di Bassano del Grappa da Jacopo Bassano ad Antonio Canova

Appena si arriva in piazza Garibaldi a Bassano del Grappa, si nota subito l’ex complesso conventuale di San Francesco, che ospita il Museo Civico, uno dei più antichi musei del Veneto. Risale al 1828 ed è il cuore artistico e culturale della città. Quello che non ci si aspetta è che all’interno si trovino collezioni permanenti di grandissimo valore artistico.

Il Museo

Si tratta di un luogo iconico della città di Bassano. Nel corso dei secoli il museo si è arricchito attraverso donazioni, lasciti e acquisizioni: migliaia di testimonianze storico-artistiche e documentarie, che spaziano dalla preistoria al rinascimento fino alla pittura di realtà e alle sperimentazioni di maestri contemporanei, fanno del Museo Civico il luogo prediletto per immergersi nella storia e nella cultura del territorio bassanese attraverso un racconto visivo che unisce passato, presente e futuro.

Al piano superiore del Museo Civico di Bassano si trova una vasta pinacoteca
Al piano superiore del Museo Civico di Bassano si trova una vasta pinacoteca. Foto: m.c.

Le opere pittoriche

Al piano superiore si trovano eleganti opere pittoriche del Rinascimento Veneto. Tra gli artisti più noti presenti nelle collezioni vi sono Jacopo Bassano e i suoi figli, celebre dinastia di pittori protagonista del rinascimento veneto e di cui si conserva la più ampia e importante collezione al mondo. Il museo conserva inoltre eccezionali testimonianze di grandi maestri che hanno attraversato i secoli: da Guariento a Lorenzo Lotto, da Artemisia Gentileschi a Giambattista Tiepolo, da Alessandro Magnasco a Francesco Hayez. La pinacoteca desta meraviglia per i colori e l’atmosfera.

La pinacoteca all'interno del Museo Civico di Bassano. Foto Marta Cardini
La pinacoteca all’interno del Museo Civico di Bassano. Foto Marta Cardini

Scultura: Busti e statue

Si possono ammirare molti busti e statue di Antonio Canova, tra i massimi scultori di tutti i tempi, oltre a un eccezionale insieme di opere e documenti (statue, dipinti, disegni, libri e lettere) che permettono di testimoniare ad un tempo il suo genio e il suo sorprendente processo creativo. Oltre al Canova sono presenti busti di Giuseppe De Fabris, Orazio Marinali e altri artisti. Ammirare le sculture crea un effetto mozzafiato sul visitatore.

La collezione di sculture in esposizione permanente. Foto m.c.
La collezione di sculture in esposizione permanente. Foto m.c.

L’archeologia

Sorprendente è anche la ricca collezione archeologica, che si trova al piano terra, con anfore della Magna Grecia di artisti alessandrini e altri.

La collezione archeologica. Foto m.c.
La collezione archeologica. Foto m.c.

Le mostre temporanee

Il Museo Civico ospita spesso anche delle mostre temporanee. Attualmente e fino al 21 aprile è visibile la mostra fotografica di Brassaï, celebre fotografo, ungherese di nascita e parigino d’adozione, che ritrae la Parigi del Primo Novecento. La città viene descritta abitata da amanti e malviventi, con feste alla moda e bordelli e con i suoi salotti intellettuali e artistici.

Una foto in mostra di Brassai, Coppia con un marinaio sul ponte della Tour Eiffel, 1932
Una foto in mostra di Brassaï, Coppia con un marinaio sul ponte della Tour Eiffel, 1932

Santhià celebra il Carnevale storico con la Colossale Fagiuolata

Dal 25 febbraio al 4 marzo, il Carnevale storico di Santhià torna a illuminare la città con un’esplosione di colori, tradizioni e sapori. Questo evento, il più antico del Piemonte, è documentato sin dal 1093 e rappresenta un connubio perfetto tra storia e folklore.

La Colossale Fagiuolata: il carnevale di Santhià

Il momento clou della celebrazione è senza dubbio la Colossale Fagiuolata, una tradizione che richiama migliaia di visitatori.

Carnevale Santhià
Locandina Carnevale di Santhià

Con 150 caldaie di rame, 20 quintali di fagioli, 10 quintali di salami e 320 camerieri, l’evento coinvolge tutta la comunità in un pranzo conviviale unico nel suo genere.

Carri allegorici e sfilate

I carri allegorici, veri capolavori di artigianato e creatività, sono protagonisti delle tre sfilate mascherate:

  • Domenica 2 marzo, ore 14:30.
  • Lunedì 3 marzo, sfilata notturna.
  • Martedì 4 marzo, ore 14:30.
Carnevale di Santhià
Carri allegorici Carnevale di Santhià

Oltre 2.000 figuranti e 10 maschere a piedi animeranno le vie di Santhià con scenografie spettacolari e temi che spaziano dall’attualità al fantastico.

Giochi di Gianduja e tradizioni medievali

Il Martedì Grasso, le vie di Santhià si trasformano in un’arena per i tradizionali Giochi di Gianduja, competizioni risalenti al Medioevo in cui le compagnie carnevalesche si sfidano tra loro. È un momento di puro divertimento che coinvolge grandi e piccoli.

Il Carnevale di Santhià: un viaggio nel tempo

Per chi vuole immergersi nella storia, il Carvè Museum offre un percorso affascinante attraverso i documenti e gli oggetti che raccontano le origini di questo evento millenario.

Musica, sapori e folklore: il programma completo

Tra i tanti appuntamenti del Carnevale:

  • Giovedì Grasso: percorso enogastronomico lungo Corso Nuova Italia.
  • Venerdì: apertura del Santhià Carvé Food Village, un tour enogastronomico con specialità regionali italiane.
  • 1 marzo: consegna delle chiavi della città alle maschere Majutin dal Pampardù e Stevulin d’la Plisera, seguita dalla sfilata del Corpo Pifferi e Tamburi.

Le Pule

A partire dall’Epifania, le Pule animano i sabati e le domeniche di Santhià. Ogni compagnia carnevalesca, accompagnata dai musicisti della Banda Musicale Cittadina, percorre le vie e le cascine raccogliendo offerte per sostenere l’organizzazione del Carnevale.

“Il racconto dell’ancella” al Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza

Mercoledì 12 febbraio alle 20:45, il Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza ospiterà un appuntamento imperdibile della Stagione di Prosa 2025: Il racconto dell’ancella, monologo al femminile interpretato da Viola Graziosi, con la regia di Graziano Piazza.

La rappresentazione, prodotta dal Teatro della CittàCentro di Produzione Teatrale, è tratta dall’omonimo romanzo distopico di Margaret Atwood, un’opera tornata al centro dell’attenzione grazie alla serie televisiva The Handmaid’s Tale.

Un racconto di libertà e responsabilità

Attraverso la confessione di un’ancella, Viola Graziosi ci guida in un mondo distopico governato da un regime patriarcale, dove le donne sono divise in categorie secondo il colore degli abiti: dalle Mogli in azzurro alle Marte in verde, fino alle Ancelle in rosso, uniche autorizzate a procreare.

Il racconto dell'ancella
Il racconto dell’ancella

L’ancella, simbolo di sottomissione ma anche di ribellione, pone domande profonde sulla libertà e sulla responsabilità, interrogando il pubblico sulla condizione femminile, sulle disuguaglianze sociali e sulle minoranze oppresse.

La riflessione sul cambiamento

Il racconto dell’ancella nella versione teatrale mantiene un tono meno violento rispetto alla serie TV, ma non per questo meno inquietante. La protagonista ci invita a riflettere su come i cambiamenti sociali possano superare la nostra indolenza, trasformandoci in vittime inconsapevoli.

Con una performance intensa, Viola Graziosi rende il personaggio dell’ancella una voce universale, un grido di libertà che guarda al futuro con speranza e consapevolezza.

Incontro con il pubblico e biglietti per Il racconto dell’ancella

Al termine dello spettacolo, Viola Graziosi incontrerà il pubblico del Ridotto per approfondire i temi della rappresentazione. L’incontro sarà condotto da Antonio Stefani, critico teatrale del Giornale di Vicenza.

I biglietti per lo spettacolo sono disponibili alla biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza (Viale Mazzini, 39) dal martedì al sabato, dalle 15:00 alle 18:15, telefonicamente al numero 0444 324442 dalle 16:00 alle 18:00 nei giorni di apertura e online su www.tcvi.it

Il designer vicentino Davide Librellotto al MIDO di Milano con due nuove creazioni per il mondo dell’eyewear

Al MIDO | Milano Eyewear Show, la principale manifestazione internazionale del settore occhialeria, il designer vicentino Davide Librellotto, fondatore di Altera Brand, presenterà due importanti novità. Dopo la nomination al Silmo d’Oro di Parigi nel 2022 per l’occhiale sportivo più innovativo, Librellotto torna alla ribalta con due nuove creazioni: l’occhiale Xpider (in copertina), sviluppato da Altera Brand per Lotto e pensato per il segmento padel, e Altera®Stealth T1T4N1UM, un progetto d’avanguardia per il mercato del lusso.

Davide Librellotto
Davide Librellotto

Xpider nasce per rispondere alle esigenze del padel, sport in forte crescita. Leggero e resistente, il modello sviluppato per Lotto è dotato di una tecnologia brevettata che permette di trasformare la curvatura dell’occhiale da base 6 a base 4, consentendo il montaggio di qualsiasi lente da vista. Un’innovazione che rende il prodotto perfetto per gli atleti che necessitano di lenti oftalmiche.

Altera®Stealth T1T4N1UM, by Libellotto
Altera®Stealth T1T4N1UM, by Libellotto

La grande novità, che verrà presentata in anteprima al Mido, è Altera®Stealth T1T4N1UM, un salto creativo e tecnologico nell’eyewear di lusso. Il progetto firmato da un team di professionisti per Altera Brand, punta alla tecnicità e alla resistenza, senza perdere il comfort: solo 35 grammi di peso. Realizzato in titanio Ti6Al4V Grado 23, con stampanti 3D della vicentina SISMA S.p.A., con il contributo ingegneristico di Matteo Cervellin (SISMA) e di product design e tecnico rispettivamente di Roberto Trentin e Roberta Tibaldo (Jacques Durand Occhiali), il modello si completa con le lenti Divel, rigorosamente Made in Italy, e la finitura artigianale – con inserti in argento – curata da Marco Carboniero. Altera®Stealth T1T4N1UM si posizionerà come punto di riferimento per chi cerca il massimo in termini di qualità, innovazione e design.

“Da sempre il fulcro del mio lavoro con Altera è stato l’incrocio tra sport e design. Il nostro obiettivo è innovare con stile in un settore estremamente competitivo, offrendo soluzioni che combinano estetica, tecnologia e funzionalità”, dichiara Davide Librellotto. Altera Brand è oggi presente in 50 negozi specializzati nel mondo, da New York a Dubai, da Tel Aviv a Milano.

MIDO | Milano Eyewear Show è l’evento di riferimento per il mondo dell’occhialeria, con oltre 1.200 espositori da 50 paesi e visitatori da 160 nazioni. Da oltre 50 anni, la manifestazione rappresenta un punto d’incontro tra innovazione, business e creatività, accogliendo grandi player del settore, startup e designer emergenti.

Teatrosei 2025: la commedia “Killer” sul palco del Teatro San Giuseppe

Domenica 9 febbraio alle ore 16:30, il Teatro San Giuseppe di Vicenza ospiterà un nuovo appuntamento di Teatrosei 2025. La rassegna è organizzata da FITA Vicenza con il patrocinio del Comune e la direzione artistica delle compagnie La Ringhiera e Lo Scrigno.

Protagonista della giornata sarà Killer, una commedia brillante in due atti scritta da Aldo Nicolaj e messa in scena dalla compagnia vicentina Teatro di Sabbia, con la regia di Eros Emmanuil Papadakis.

La trama di Killer: equivoci e risate

La vicenda di Killer ruota attorno a un misterioso scambio di valigie. Catia e Olivia, madre e figlia appena tornate da una vacanza in un paese esotico, si trovano davanti a una valigia non loro, contenente un fucile di precisione. La situazione si complica quando Fabio, il vicino di casa, reclama la valigia, ma nega ogni responsabilità sull’arma.

Locandina Teatrosei 2025
Locandina Teatrosei 2025

Da qui prende vita una serie di equivoci, dialoghi brillanti e situazioni paradossali che porteranno a un finale inaspettato. “Una storia che sembra incredibile, ma al tempo stesso verosimile, come spesso accade quando la realtà supera la fantasia”, spiega il regista Papadakis.

Teatro amatoriale protagonista con Teatrosei

Teatrosei 2025 si conferma un appuntamento di grande successo nella scena culturale vicentina, grazie alla qualità degli spettacoli proposti e al contributo delle compagnie teatrali amatoriali.

“La scena amatoriale veneta, e vicentina in particolare, dimostra una creatività e un talento che nulla hanno da invidiare a molte realtà professionali”, evidenzia Renato Poli, presidente di FITA Vicenza.

La rassegna alterna spettacoli tra il Teatro San Giuseppe e il Teatro San Lazzaro, arricchendo l’offerta culturale della città con produzioni di alto livello che coinvolgono un pubblico eterogeneo.

Prossimi appuntamenti di Teatrosei 2025

Dopo Killer, il programma di Teatrosei 2025 proseguirà con:

  • Assassinio a Castel Gobbo, della compagnia Teatrino delle Pulci – domenica 16 febbraio.
  • Baciami, Alfredo! di Carlo Terron della compagnia La Ringhiera – sabato 22 e domenica 23 febbraio.
  • Le pillole di Ercole di C.M. Hennequin e P. Bilhaud del Teatro delle Lune – domenica 2 marzo.

La rassegna è realizzata con il patrocinio del Comune di Vicenza, in collaborazione con le parrocchie di San Giuseppe e San Lazzaro, e rappresenta un’occasione unica per vivere il teatro amatoriale in tutte le sue sfumature.

L’intelligenza artificiale non è più futuro

(Articolo di Enrico Rossi da Vicenza In Centro n. 1 del 2025, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

L’Intelligenza Artificiale (Artificial Intelligence) è una tecnologia informatica che rivoluziona il modo con cui l’uomo interagisce con la macchina, e le macchine tra di loro. Possiamo definire l’AI come un processo attraverso cui le macchine e i sistemi informatici simulano i processi dell’intelligenza umana. Le applicazioni specifiche dell’IA includono sistemi come l’elaborazione del linguaggio naturale, il riconoscimento vocale e la visione artificiale. L’intelligenza artificiale fornisce ad un robot qualità di calcolo che gli permettono di compiere operazioni e “ragionamenti” complessi, fino a poco tempo fa caratteristiche esclusive del ragionamento umano. In definitiva: l’intelligenza artificiale è una sezione di linguistica informatica che si occupa della formalizzazione di problemi e compiti simili a quelli eseguiti da una persona. Al giorno d’oggi si tratta di una sotto disciplina dell’informatica che si occupa di studiare la teoria, le tecniche e le metodologie che permettono di progettare sia i sistemi hardware che quelli software in grado di elaborare delle prestazioni elettriche che simulano una pertinenza dell’intelligenza umana. In generale, i sistemi di IA funzionano grazie al fatto che riescono a processare enormi quantità di dati. In questo modo creano correlazioni e modelli usati per fare previsioni. Questo processo consente a un chatbot (software che simula ed elabora le conversazioni umane es.Zendesk, ChatGPT e Gemini) di produrre scambi di informazioni realistici o a uno strumento a imparare a riconoscere le immagini. Le attuali applicazioni dell’IA sono presenti, sempre più, nel settore della comunicazione, sanitario, industriale, finanziario, nella gestione del rischio, nelle auto a guida autonoma, per migliorare l’agricoltura e persino a personalizzare l’apprendimento degli studenti. Il problema è che stiamo delegando, in maniera inconsapevole, a delle macchine questioni sempre più importanti e personali. Il nostro smartphone ci spia? Non è una sensazione, ma una realtà̀ figlia della cosiddetta profilazione o targhettizzazione pubblicitaria. Tutti i servizi digitali che utilizziamo ci usano e ci guardano. Mentre faccio una ricerca, viene subito comunicata all’investitore pubblicitario che si preoccupa di farmi arrivare qualcosa che verosimilmente mi interessa. Se parliamo del riconoscimento facciale intelligente, c’è il divieto assoluto a farvi ricorso, salvo episodi specifici in cui sia un giudice a ordinarlo. L’AI Act stabilisce per ora che questo tipo di soluzioni algoritmiche presenta un rischio inaccettabile e quindi le vieta. Il diritto alla privacy prevale sull’utilità̀, ancorché́ nobile. È assolutamente indispensabile regolamentare legislativamente l’IA al più presto. Il 1° agosto 2024 è entrato in vigore il regolamento europeo sull’ IA che demanda agli Stati Membri la legislazione. Ad oggi, in Italia non esistono ancora leggi o decreti specifici che regolamentano l’uso dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, esistono una serie di leggi e decreti generali che possono essere applicati all’AI, come la legge sulla privacy (GDPR), la legge sul copyright (legge 22-04-1941 n. 633) e la legge sulla sicurezza informatica (legge 109/2021).
dott. Enrico Rossi

L’oratorio del Gonfalone a Vicenza

(Articolo di Francesco Borasco su oratorio del Gonfalone da Vicenza In Centro n. 10, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

Non so per voi ma per me è stata la prima volta. Non mi ero mai trovato ad osservare interessato come si comportano le persone quando entrano in un luogo sacro o che ritengono tale. Gli atteggiamenti che assumono in quelle occasioni sono svariati: devozione (specie le donne), rispetto, curiosità o addirittura indifferenza. I primi visitatori sono stati alcuni passanti incuriositi dall’insolita apertura dell’Oratorio del Gonfalone. Dopo una breve occhiata all’ambiente se ne uscivano indifferenti. Entrò poi una signora che, dopo una sentita genuflessione ed un lento segno della croce, si avviò verso lo splendido e sontuoso altare. Si fermò all’inizio dei banchi e dopo una breve pausa meditativa si guardò attorno come per cercare qualcuno a cui comunicare qualcosa.
A nome di Vicenza in Centro mi sono avvicinato. Non facendo caso alla mia presentazione, la signora intraprese un suo racconto: “…io in questa chiesa mi sono sposata anni fa tutta in bianco con un abito lungo, con lo strascico, due damigelle. Lo sposo era molto in ritardo, io ero sulle spine, poi arrivò e tutto finì bene, tutto finì in gloria…”. Mi congratulavo perciò con lei, che ne fu felice e, con gli occhi lucidi, e si avviò con gioia. Giunta sulla porta si girò per rivolgermi un lieve sorriso di ringraziamento. Seguirono altri visitatori. Quasi al momento della chiusura entrò una signora dai modi frettolosi. Si fece un veloce segno della croce. Diede uno sguardo affrettato a tutta la chiesa e poi si avvicinò per dirci che veniva dal Belgio, emigrata, però in quella chiesa da piccola non era mai entrata da sola. Le avevano insegnato che la chiesa è la casa di Gesù e quindi aveva paura di trovarselo di fronte. Comunque, in quella stessa chiesa ricordava di aver pregato a lungo per l’indulgenza plenaria in favore del nonno, morto in quel periodo. La sua mamma le aveva spiegato più volte di cosa si trattava ma lei all’epoca non lo capiva appieno e, per vero, ancora oggi non sa cosa sia. Le rispondemmo candidamente che avrebbe potuto rivolgersi ad un ministro della chiesa. Con un leggero sorriso ci salutò e uscì. Così chiudemmo quella prima giornata.

 

Cerimonia del Giorno del Ricordo a Vicenza: un omaggio agli esuli istriani, fiumani e dalmati

Questa mattina l’ex collegio Cordellina di Vicenza ha ospitato la solenne cerimonia per commemorare gli esuli istriani, fiumani e dalmati, rifugiatisi nell’ex convento il 3 febbraio 1947, sopravvissuti ad una delle pagine più tragiche della storia italiana, l’orrore delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Presenti all’evento il sindaco Giacomo Possamai e Coriolano Fagarazzi, presidente del Comitato provinciale di Vicenza dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, insieme a diverse autorità locali, tra cui la viceprefetta Teresa Inglese e la vicesindaca Isabella Sala.

Il sindaco Possamai ha sottolineato l’importanza della memoria, ricordando come, dopo la Seconda guerra mondiale, decine di migliaia di italiani, tra cui tante donne e bambini, furono costretti a lasciare le loro terre, affrontando un viaggio doloroso e incerto. “Questo ex convento è stato per molti un primo rifugio, simbolo di accoglienza e sollievo in un momento di grande sofferenza.” ha dichiarato. Ha poi esortato la comunità a mantenere viva la memoria storica, affinché non ci sia spazio per l’odio e l’indifferenza.

Le celebrazioni per il Giorno del Ricordo non si limitano a questa cerimonia. Il Comune di Vicenza, in collaborazione con la Biblioteca civica Bertoliana e l’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ha organizzato un ricco calendario di eventi fino al 26 febbraio. Tra questi, spicca la cerimonia istituzionale prevista per lunedì 10 febbraio al Cimitero Maggiore, in onore delle vittime delle foibe, alla quale parteciperanno autorità cittadine e rappresentanti dell’Anvgd.

Inoltre, martedì 11 febbraio, la Biblioteca civica Bertoliana ospiterà lo storico Gianni Oliva per la presentazione del suo saggio “45 milioni di antifascisti”, in dialogo con Elisa Santucci. La partecipazione è gratuita fino a esaurimento posti.

Dal 17 al 28 febbraio, sarà allestita una mostra intitolata “Sulle ali della Bora nel ruggito del leone”, dedicata alle terre dell’Istria, Fiume e Dalmazia, attraverso le opere di Leonardo Bellaspiga. L’inaugurazione è fissata per il 17 febbraio alle 17.30, seguita da un incontro con Lucia Bellaspiga, inviata speciale di “Avvenire”.

Questi eventi non solo celebrano la memoria degli esuli, ma mirano anche a promuovere la cultura e la riflessione sulla storia italiana del Novecento. La comunità è invitata a partecipare attivamente, poiché ogni iniziativa rappresenta un passo verso la costruzione di un futuro fondato sulla comprensione e il rispetto reciproco.

Per ulteriori dettagli sul programma e gli eventi correlati al Giorno del Ricordo, è possibile consultare il sito web ufficiale del Comune di Vicenza. La memoria è un patrimonio da custodire, e il Giorno del Ricordo rappresenta un’importante occasione per onorare le vite di coloro che hanno vissuto una delle pagine più tragiche della storia italiana.