mercoledì, Settembre 9, 2026
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Mario Mirko Vucetich, l’architetto-artista naturalizzato vicentino

(Articolo di Francesca Sanson da Vicenza In Centro n. 8, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

Dalmata, ma naturalizzato “vicentino” Mario Mirko Vucetich, di professione architetto ci regala, grazie alla donazione di Maurizio Breganze e nipoti, un’ecclettica profusione delle sue creazioni e ideazioni realizzate nell’epoca del Liberty, del Modernismo e del Futurismo.
Provetto architetto ha lasciato in eredità ville magnifiche, disegni magistrali e si badi bene che ogni progetto tecnico ed esecutivo è realizzato a mano libera.
Disegni per gli sviluppi delle sue concezioni, sculture in gesso, in terracotta e in bronzo ci accompagnano nella visita. L’esposizione, aperta sino a settembre 2024 nelle sale ipogee di Palazzo Chiericati, non può essere ignorata! Di lui Bolzano Vicentino detiene il “Monumento ai caduti di tutte le guerre”, esemplare sintesi, densa di pathos, che ben si discosta dalle tematiche consuete adottate per realizzare monumenti “ai caduti”: l’abbraccio di due persone, che, sopravvissute, si ritrovano, dopo il disastro bellico, è intenso e coinvolgente.

Un'opera di Vucetich in esposizione a Marostica lo scorso autunno
Un’opera di Vucetich in esposizione a Marostica lo scorso autunno.

Prevale e comunica il senso di conforto nel ritrovare un essere umano scampato al disastro, nessun’arma, nessun elmetto, come siamo soliti a vedere in tali manufatti. “Il Primo sonno”, scultura in pietra di Vicenza, presentata alla Biennale del 1942 e tutt’ora presente nei Giardini della Biennale, resta pure essa un’evocazione sottile e affascinante sul significato emotivo che l’artista ha sintetizzato nella Pietra. “Il Cristo di Buchenwald” e la “Pietà del perdono” sculture anch’ esse che coinvolgono e commuovono, per i tratti dei volti, per la sinuosità delle forme. Nulla di queste sculture rimanda a quanto lo spettatore potrebbe supporre di vedere, leggendo i titoli delle opere: tutto è vita e liricità.
Mario Mirko Vucetich, più grande dei “ragazzi” che formarono “Gli amici della gaia gioventù”, resta un virtuale proseguo a quanto questi giovani ragazzi negli anni ’30 e ’50 del secolo scorso hanno proferito in cultura, passione ed entusiasmo con le proprie opere. Vucetich, dotato di perizia tecnica e incessante curiosità sperimentale, è difficilmente circoscrivibile nelle categorie artistiche del secolo scorso e proprio questo suo tratto lo rende “vivo” ancora oggi. A lui si deve la” Partita a scacchi con i personaggi viventi”, ideata nel 1954 e messa in scena nel 1955 a Marostica, evento che ancora oggi si realizza secondo la concezione di Vucetich. Vicenza non può che essere orgogliosa di accogliere l’abilità e il sapere di questo poliedrico artista del ‘900.

Hugo Pratt, la storia del fumettista veneziano: l’intervista a Sergio Brancato, sociologo, scrittore e sceneggiatore

Prosegue l’approfondimento sul mondo del cinema e del fumetto con la storia e l’analisi di uno dei migliori fumettisti di sempre: Hugo Pratt.

Hugo Pratt: la biografia

Hugo Pratt è stato un fumettista e scrittore italiano, considerato uno dei più grandi maestri del fumetto mondiale. Cresciuto a Venezia, Pratt ha vissuto un’infanzia cosmopolita che ha profondamente influenzato la sua poetica. Durante la giovinezza trascorsa in Etiopia, ha sviluppato una sensibilità narrativa e visiva unica, frutto dell’esposizione a culture diverse e alle letture di grandi classici come Kipling e Zane Grey.

Dopo aver collaborato con importanti riviste di fumetti in Italia e in Argentina, Pratt ha dato vita a personaggi iconici come Sgt. Kirk, Ernie Pike e, soprattutto, Corto Maltese, il marinaio romantico e disincantato che lo ha consacrato come pioniere del graphic novel. Le sue opere si distinguono per un tratto elegante e sintetico, un raffinato uso del bianco e nero e una narrativa capace di fondere storia, mito e realismo magico.

Corto Maltese
Un’ illustrazione dedicata a Corto Maltese © Fred Antonio

Corto Maltese, apparso per la prima volta in Una ballata del mare salato (1967), è diventato un simbolo di libertà e avventura, incarnando i temi universali cari a Pratt: la ricerca dell’identità, il confronto tra culture e il fascino dell’ignoto.

Intervista a Sergio Brancato: l’analisi del fumettista

Per approfondire il linguaggio, lo stile e l’eredità artistica di Hugo Pratt abbiamo intervistato Sergio Brancato, professore ordinario di Sociologia dei Media e Sociologia della Comunicazione e Storia dei Media dell’Università di Napoli Federico II.

Come descriverebbe il linguaggio narrativo utilizzato da Hugo Pratt nei suoi fumetti? Quali elementi lo rendono distintivo rispetto ad altri autori della sua epoca?

Occorre distinguere due fasi. Nella prima, Pratt è uno dei tanti disegnatori epigoni di Milton Caniff (il maestro americano della linea scura , ovvero di una visione espressionista del medium disegnato) che lavora con sceneggiatori quali Alberto Ongaro o il grande Héctor Oesterheld. Nascono qui personaggi seriali di successo come Asso di Picche, Sgt. Kirk, Ernie Pike e Ticonderoga. Nella seconda fase, Pratt inizia a scrivere le storie da solo, liberando il suo talento di contastorie, nutrito da innumerevoli letture. Questa evoluzione lo conduce a una straordinaria libertà grafica, culminata in Una ballata del mare salato (1967), dove sperimenta tecniche visive derivate dall’acquerello e un realismo magico innovativo per il fumetto dell’epoca. Secondo il critico Luca Raffaelli, è con questa opera che nasce il graphic novel, ben prima del Contratto con Dio di Will Eisner.

In che modo il rapporto tra testo e immagine viene utilizzato da Pratt per costruire l’immaginario narrativo e trasmettere emozioni?

Pratt scriveva poco e disegnava molto, lasciando che il flusso dell’ispirazione guidasse la narrazione. La sua capacità di fondere scrittura e disegno raggiungeva momenti di rara intensità, come nelle lunghe sequenze silenziose – ad esempio, il finale di Corte sconta detta arcana. Qui Pratt si distacca dagli standard seriali del fumetto per abbracciare una sensibilità narrativa in grado di coinvolgere profondamente il lettore.

Quali sono le caratteristiche principali dello stile visivo di Hugo Pratt? Come si è evoluto nel corso della sua carriera?

Con la maturità, Pratt si è affrancato dal desiderio di essere Caniff, approdando a uno stile personale, insieme sintetico e poetico. La sua capacità di evocare emozioni attraverso un uso sobrio del segno è cresciuta nel tempo, rendendo il mondo di Corto Maltese sempre più astratto e informale, allontanandosi da ogni tentazione naturalistica.

In che misura la tecnica del “bianco e nero” adottata da Pratt è riuscita a valorizzare il racconto e l’atmosfera delle sue opere?

Il bianco e nero è fondamentale nel lavoro di Pratt. Come molti altri autori influenzati da Caniff, Pratt utilizza una linea sporca che accentua il carattere espressionista delle sue opere, contrapponendosi alla limpida ligne claire di Hergé. Questa tecnica conferisce profondità emotiva e un senso di mistero alle sue storie.

Tintin di Hergè

Quali influenze culturali, paesaggistiche o storiche del Veneto e di Venezia emergono nei lavori di Hugo Pratt?

Del Veneto, poco; ma Venezia è onnipresente. Spesso le sue trame si aprono o si chiudono nella città lagunare, che per Pratt rappresentava più un paradigma dell’anima che una semplice ispirazione. Venezia, con la sua natura sospesa tra terra, cielo e acqua, è un luogo che riflette l’identità cosmopolita e nostalgica dell’autore.

In che modo Venezia ha influenzato il mondo creativo e immaginifico di Pratt?

Crescere a Venezia, una città al confine tra mondi, ha permesso a Pratt di sviluppare il suo cosmopolitismo. Non è un caso che qui nasca Il Milione di Marco Polo, il libro che ha fondato l’immaginario dell’Occidente moderno, e che Pratt abbia assorbito questa eredità per dare vita a personaggi e storie senza tempo.

Quali influenze figurative hanno contribuito a formare il linguaggio artistico di Pratt?

Milton Caniff è stato il riferimento principale, ma Pratt aveva un solido background artistico e una passione per autori come Frederic Remington, che ha definito l’iconografia della frontiera americana. Anche il cinema ha avuto un grande impatto, come dimostrano le inquadrature di Ernie Pike, ispirate a film come Corea in fiamme di Samuel Fuller.

Ernie Pike Hugo Pratt
Ernie Pike © Ferran Cornella

Ci sono stati artisti, scrittori o fumettisti che hanno influenzato la costruzione di personaggi come Corto Maltese?

Corto Maltese è, come scriveva Umberto Eco, la trasfigurazione autobiografica di Pratt: un romantico gentiluomo di ventura, giramondo e amante dei classici della letteratura. Sebbene Pratt avesse una straordinaria erudizione, era un narratore naturale, capace di sintetizzare l’arte e la letteratura in storie avvincenti e universali.

Hugo Pratt viene spesso considerato uno degli autori che hanno trasformato il fumetto in un medium di alto valore culturale. Quali aspetti del suo lavoro hanno contribuito a questo cambiamento di percezione?

Pratt ha saputo raccontare storie universali in un momento in cui il fumetto stava superando i pregiudizi delle vecchie generazioni. Con le sue opere, ha legittimato il fumetto come forma di letteratura disegnata, capace di dialogare con l’alta cultura e le nuove sensibilità.

In che modo le opere di Hugo Pratt possono essere lette e apprezzate dalle nuove generazioni?

Pratt durerà finché le sue storie riusciranno a intercettare la sensibilità collettiva. La profondità dei temi trattati e l’universalità dei suoi personaggi continuano a rendere le sue opere attuali e capaci di affascinare nuovi lettori.

Ci sono aspetti del suo stile o dei suoi temi che hanno influenzato artisti e fumettisti contemporanei?

Senza dubbio. Pratt, come ogni grande innovatore, ha lasciato un retaggio inevitabile, influenzando generazioni di autori e ridefinendo i confini del linguaggio del fumetto.


Le puntate di Veneto cinema e fumetto

 

La compagnia di circo contemporaneo Madame Rebiné presenta il nuovo spettacolo “La Burla” al Teatro Comunale di Vicenza, domenica 26 gennaio

Il Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza ospita domenica prossima 26 gennaio con inizio alle 17 un nuovo appuntamento della stagione 2024-2025 di circo contemporaneo: la compagnia italo-francese Madame Rebiné, che già il pubblico vicentino aveva apprezzato nel 2023 per lo spettacolo “Il Gran Ventriloquini”, proporrà il suo ultimo lavoro “La Burla”, “commedia circense” adatta al pubblico tutte le età, che racconta la storia di un piccolo negozio di giocattoli di quartiere costretto a chiudere per lasciare spazio alle grandi catene.

La burla al ridotto del teatro comunale di Vicenza
Appuntamento domenica pomeriggio con “La Burla”, spettacolo di circo contemporaneo della compagnia italo-francese Madame Rebiné

Gli spettatori potranno seguire la vicenda dei tre anziani gestori del negozio, simpatici e testardi, alle prese con il calo degli incassi, la poca affluenza dei clienti e i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, un mondo in cui cambia tutto troppo velocemente per le loro gambe stanche. È una storia semplice, poetica e divertente, raccontata attraverso la magia del circo, che trova il suo habitat naturale nel gioco e nella fragilità della vita, in uno spettacolo che utilizza tecniche non verbali come la manipolazione degli oggetti, gli hula hoop, il trapezio fisso, la bici acrobatica e il teatro d’ombra. Una storia che potrebbe essere quella di ognuno di noi, ma che è arricchita da un’atmosfera in bilico tra poesia e comicità, con momenti d’interazione clownesca e numeri di nouvelle magie.

Come spesso accade delle produzioni della compagnia Madame Rebiné, si ride e si sorride, ma oltre al divertimento lo spettacolo propone un tema di riflessione e interesse sociale.

Orari e biglietti

Lo spettacolo La Burla è in programma domenica 26 gennaio alle 17.00. Durata 50 minuti

Sono ancora disponibili biglietti acquistabili direttamente in biglietteria del Teatro Comunale aperta dal martedì al sabato, esclusi i festivi, dalle 15.00 alle 18.15, oppure al telefono, chiamando lo 0444 324442 nei giorni di apertura della biglietteria dalle 16.00 alle 18.00; oppure online su www.tcvi.it.

Costo: 16 euro l’intero e 12 euro il ridotto over 65 e il ridotto under 30 per gli spettacoli al Ridotto, mentre per gli spettacoli in Sala Maggiore i prezzi sono 25 euro l’intero, 20 euro il ridotto over 65, 15 euro il ridotto under 30; per gli studenti universitari in possesso della VI-University Card è previsto un biglietto unico a 7 euro. È possibile comprare i biglietti e gli abbonamenti anche tramite con la Carta del docente.

Il fotoreporter Pierpaolo Mittica presenta a Vicenza il suo libro Chernobyl

Il fotoclub Il Punto Focale di Vicenza presenta il libro fotografico Chernobyl di Pierpaolo Mittica, uno dei più apprezzati fotoreporter italiani a livello internazionale, sabato 25 gennaio 2025, alle 18 e 30 presso il Centro Civico dei Ferrovieri, via Rismondo 2, Vicenza.

Pierpaolo Mittica, con alle spalle una carriera dedicata alla documentazione di alcune delle aree più inquinate e compromesse del pianeta, porterà i partecipanti in un viaggio straordinario attraverso la zona di esclusione di Chernobyl. Il libro, risultato di anni di lavoro sul campo, racconta con sensibilità e profondità le vite e le storie delle comunità che hanno abitato e attraversato questa terra segnata dalla catastrofe nucleare del 1986.

Oltre a esplorare le conseguenze ambientali e sociali del disastro, il reportage offre una testimonianza unica della situazione prima che la guerra russo-ucraina trasformasse definitivamente l’area, rendendola una zona di esclusione totale.

Durante l’incontrola, Mittica condividerà la sua esperienza diretta, accompagnando il pubblico tra immagini e storie che toccano profondamente. Sarà inoltre possibile acquistare una copia del libro e dialogare direttamente con l’autore.

Chi è Pierpaolo Mittica

Fotoreporter pluripremiato, Pierpaolo Mittica è noto per i suoi reportage di denuncia sociale e ambientale. I suoi lavori sono stati pubblicati su testate prestigiose come Time, National Geographic e Le Figaro Magazine, e sono esposti in musei e gallerie di tutto il mondo.

L’ingresso è libero e aperto a tutti. Vi aspettiamo per una serata di grande ispirazione e riflessione!

Abbracciamo gli alberi, sulle colline di Cornedo iniziativa di “Incanto del bosco”

Domenica prossima 26 gennaio, nell’ambito della giornata mondiale degli abbracci (celebrata nei giorni scorsi) è in programma a Cornedo, nel Vicentino, un evento particolare con attività e percorsi adatti a tutti, bambini, ragazzi e adulti.

Ritrovare la connessione con la natura, riscoprire la propria biofilia (l’amore per la vita), il senso di meraviglia, il desiderio di impegnarsi per portare bellezza nel mondo e per prendersi cura della Terra. È questa la filosofia che intende perseguire l’associazione no profit “Incanto del bosco” che sta realizzando un parco sensoriale all’interno di un bosco in località Montepulgo, frazione di Cornedo Vicentino

La manifestazione denominata “Abbracciamo gli alberi” prevede una passeggiata sensoriale per trascorrere un rilassante pomeriggio nel bosco, sussurrando poesie alle piante.

“Gli abbracci fanno bene alla salute del corpo e della mente, e abbracciare gli alberi ancora di più – dichiara Francesca Celeste Sprea, una delle ideatrici del progetto e “Forest Therapy Guide” – e proprio per questo abbiamo voluto creare un parco sensoriale come luogo di incontro in cui bambini, ragazzi e famiglie possano avvicinarsi alla natura con percorsi, aree dedicate alla poesia, all’arte, agli esseri fatati e alla musica delle piante. Incanto del Bosco è tutto questo e molto di più”.

L’evento di domenica pomeriggio inizierà alle 14.00 con ritrovo a Montepulgo per poi iniziare il cammino con lettura di poesie, l’abbraccio degli alberi e una merenda con biscotti, cioccolata calda e brulè di mele. Alle 17.00 omaggio al bosco, saluti finali e rientro.

È richiesto un contributo di 20,00 euro ed il ricavato sarà destinato alla realizzazione del percorso “Gli alberi sonanti” e delle tabelle botaniche in collaborazione con i licei artistici di Valdagno e Vicenza. 

Per informazioni ed iscrizione obbligatoria entro il 24 gennaio contattare il numero 377 3298 262 via Whatsapp.

Perché abbracciare un albero? – conclude Francesca Celeste Sprea – Per riconnettersi alla natura, per innalzare la nostra energia, per provare sensazioni di pace e benessere, per amare e proteggere i boschi, per ascoltare i segreti del popolo verde, per essere felici”. 

Tornano in Fiera a Padova, il 25 e 26 gennaio “I gatti più belli del mondo”. Oltre 400 esemplari da Italia, Europa e Stati Uniti

Per i vicentini appassionati di gatti (non per mangiarli, del resto quella del magnagati è più una leggenda che una verità storica), sabato e domenica prossimi c’è la possibilità di vederne di meravigliosi in arrivo da tutto il mondo: basta spostarsi nella vicina Padova, dove in Fiera avrà luogo l’esposizione internazionale Felina “I gatti più belli del mondo”, appuntamento organizzato da E.N.F.I. Ente Nazionale Felinotecnica Italiana.

La kermesse, oltre a proporre il campionato italiano e internazionale che decreterà i gatti più belli tra i belli in base agli standard di razza valutati da giurie di esperti (ma anche il pubblico potrà dire la sua), offrirà la possibilità di vedere da vicino circa 400 gatti di tutte le razze e di tutte le provenienze, di interagire con veterinari ed esperti di comportamento felino per avere consigli o spiegazioni, di scoprire tutte le novità in termini di alimentazione e accessori per gatti, e anche di riposarsi nel punti ristoro.

Inoltre per le famiglie con bambini sarà a disposizione una “cat room”, una zona protetta dove sarà possibile accarezzare i mici e passare del tempo con loro. Gli ingressi a tale area saranno controllati e scaglionati, in modo da rendere l’esperienza rilassante in primis per i gatti e poi per tutti gli umani che vorranno lasciarsi travolgere da fusa e giochi. Quest’anno, inoltre, vi sarà anche un angolo pensato per i bambini che amano disegnare, i quali potranno realizzare un disegno a tema felino direttamente in fiera. Tutti i capolavori verranno raccolti e valutati dalla giuria, che distribuirà gadget e premi.

A proposito di premi, su tutte le pagine social è attivo il contest fotografico dedicato ai gatti domestici: in palio l’ingresso gratuito alla mostra.

gatto somalo
Il meraviglioso Somalo, detto anche “gatto volpe”

Tornando ai gatti, sono tante le razze presenti, dai Ragdoll, adorabili micioni che in ossequio al loro nome si abbandonano come bambole di pezza, ai giganti Norvegese e Maine Coon, poi i gatti “nudi” Sphinx, i sempre elegantissimi Persiani, e ancora il maculato Bengal, ancora molto simile ad un felino selvatico, poi gli Scottish, i British, i Bombay e ancora il Kurilian Bobtail, con la sua coda a pon-pon. Due i gatti particolarmente rari: il Somalo, comunemente chiamato il gatto-volpe proprio per l’aspetto e il colore che traggono in inganno, e il Burmese, razza nata nel 1930, quando un felino color noce di nome Wong Mau fu portato negli Stati Uniti dal Myanmar.

Insomma, un vero paradiso per i gattofili.

L’ingresso alle due giornate, dalle 9.30 alle 18.30, sarà gratis per tutti i bimbi fino agli 8 anni, accompagnati. Ridotto per ragazzi dai 9 ai 14 anni e per gli over 70 e interessanti promozioni per le famiglie. È già possibile acquistare biglietti sul sito ufficiale.

Asiago, al Museo Le Carceri incontro con l’artista KayOne in occasione della mostra “Libertà non autorizzata” 

In occasione della mostra “Haring, Banksy, Obey. Libertà non autorizzata”, ospitata al Museo Le Carceri di Asiago fino al 23 febbraio 2025, è in programma per sabato 1 febbraio l’incontro con l’artista milanese KayOne, che presenterà il suo libro “Vecchia scuola”. L’incontro avrà inizio alle 15,30 e la partecipazione è inclusa nel biglietto d’ingresso alla mostra (per informazioni tel. 0424-600255 – info@museolecarceri.it).

kayone al museo le carceri
L’artista KayOne, ospite al Museo Le Carceri di Asiago

Il libro di KayOne raccoglie, racconta e fotografa la nascita del fenomeno del Graffiti Writing a Milano tra il 1980 e i primi anni ‘90, visto attraverso gli occhi dei protagonisti. Sono gli anni in cui la cultura Hip Hop e del Graffiti Writing si diffusero in Italia, posando le basi per lo sviluppo di un fenomeno nazionale ben visibile oggi, in tutte le nostre città. Attraverso le immagini dunque gli appassionati potranno conoscere i percorsi e le storie dei pionieri della nuova cultura in Italia, ispirata dai mostri sacri americani ed europei, in un viaggio fotografico e di racconti fatto di emozioni, amicizie e rivalità, ma soprattutto di tanta creatività, originalità e ricerca. “Vecchia scuola” dunque è un libro che rende omaggio ai writer che in quegli anni iniziarono il loro percorso, e attraverso loro, a questa cultura e alla sua evoluzione.

L’arte di KayOne

KayOne stesso è pioniere a Milano, in anni in cui i Graffiti comparivano solo nelle serie riciclate dei telefilm americani e quando le tendenze impiegavano cinque anni per attraversare l’Oceano. KayOne dipinge quadri e muri in Italia e all’estero ed è art director di Stradedarts, l’associazione da lui fondata. Colpito dalla grande forza e dall’impatto visivo che il Graffiti Writing sa esprimere nella strada, e da quel sapore unico che il movimento Hip Hop trasmette, quel momento segnò il corso della sua vita fino ad oggi.

All’incontro con l’artista seguirà la visita guidata della mostra al Museo Le Carceri con il curatore Matteo Vanzan.

Intitolato a Gianni Mastella il Centro Fibrosi Cistica di Verona

VERONA (ITALPRESS) – Si è tenuta oggi, in occasione del quarto anniversario dalla sua scomparsa, la cerimonia di intitolazione dell’Unità operativa Centro Fibrosi cistica al professor Gianni Mastella, pediatra veronese che dagli anni ’60 è stato pioniere e protagonista nella ricerca e nella cura della fibrosi cistica, una delle malattie genetiche gravi più diffuse, senza una cura risolutiva. Grazie al suo lavoro, nel 1993 è stata emanata la Legge 548, nota come “Legge Garavaglia”, che ha esteso a tutta Italia il modello assistenziale sperimentato nell’ospedale di Verona.
L’intitolazione è stata deliberata dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona su proposta del presidente della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (FFC Ricerca), Matteo Marzotto, e dopo aver acquisito parere favorevole da parte della Prefettura di Verona.
L’apertura della cerimonia è stata fatta dal direttore generale Aoui, Callisto Marco Bravi, seguito dall’intervento del presidente FFC Ricerca Matteo Marzotto che ha ricordato la figura del prof Mastella, e dal direttore UOC Fibrosi cistica Centro regionale, Marco Cipolli. Il professor Giuseppe Lippi, delegato dal Rettore e preside della Facoltà Medicina, ha parlato del legame fra ricerca e assistenza clinica. Le conclusioni sono state a cura dell’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin.
Erano presenti: la vedova del professor Mastella, Pisana Talamini, con i tre figli; la paziente “storica” di Mastella, Claudia Rinaldi; Maddalena Morgante, membro della commissione Sanità della Camera; il vicepresidente della Provincia di Verona, Luca Trentini; il sindaco di Verona, Damiano Tommasi; il viceprefetto, Gabriella Mucci; il comandante di Compagnia dei Carabinieri, maggiore Alessandro Papuli; il comandante della Stazione dei Carabinieri di Parona, Vincenzo Reggio; il presidente dell’Ordine dei Medici prof Alfredo Guglielmi.
Gianni Mastella è stato padre e pioniere della ricerca italiana sulla fibrosi cistica, una delle malattie genetiche gravi più diffuse. Laureato in Medicina all’Università di Padova, pediatra e luminare di spicco per lo sviluppo e la conoscenza scientifica della malattia, nel 1957 ha diagnosticato per primo un caso di fibrosi cistica in Italia, all’epoca pressochè sconosciuta e nota con il nome di ‘mucoviscidosì. Nel 1967 nella sua città, a Verona, costituisce e dirige il primo Centro di cura per la Fibrosi Cistica d’Italia presso l’attuale Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI), che assumerà un ruolo sempre più rilevante a livello nazionale e internazionale. Ed è proprio al Centro di Verona che a inizio anni ’80, in via sperimentale, si getteranno le basi dei primi test per effettuare lo screening neonatale della fibrosi cistica. Dieci anni dopo, su stimolo del prof. Mastella, l’intero Veneto diventerà la regione capofila del progetto pilota. L’Italia sarà in anticipo di quasi 20 anni sugli Stati Uniti. Nel 1993, grazie al suo fondamentale supporto, vede la luce la legge 548, nota come Legge Garavaglia, che estende a tutte le regioni italiane il modello organizzativo e assistenziale sperimentato in Veneto. Una vera e propria rivoluzione nel trattamento della fibrosi cistica, che ha contribuito ad una qualità delle cure ai malati che raramente si riscontra in altri Paesi.
Consapevole dell’urgenza di riempire un vuoto nel campo della ricerca sulla malattia in Italia e spinto dal desiderio di porre le basi per una ricerca avanzata con l’obiettivo di far progredire le cure, nel 1997, insieme agli imprenditori Vittoriano Faganelli, Matteo Marzotto e a Michele Romano, istituisce a Verona la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (FFC Ricerca) della quale resta Direttore Scientifico sino al 2021, anno della sua scomparsa. Nel 2002, a testimonianza del suo contributo alla comunità scientifica, è insignito dalla European Cystic Fibrosis Society dell’ECFS Award, prestigioso riconoscimento riservato a personalità illustri in campo medico, per aver contribuito con le sue scoperte e studi ad ampliare gli orizzonti di cura della malattia.
“Quando il presidente Marzotto mi ha proposto l’intitolazione ho condiviso con convinzione l’iniziativa – ha detto Callisto Marco Bravi, direttore generale Aoui Verona -. Se fra le nostre eccellenze riconosciute nel mondo c’è anche il Centro Fibrosi cistica, lo dobbiamo alla tenacia e alla capacità del prof Mastella. La sua lezione e il suo impulso sono stati il motore che ha cambiato la vita a tanti bambini e dato speranza alle loro famiglie. La Regione è sempre stata al passo con gli stimoli che venivano da Verona e ha accompagnato la crescita, diventando lei stessa punto di riferimento nazionale. Gli altri elementi di questo traguardo sono i protagonisti di oggi: la nostra Unità clinica di cura avanzata e con il continuo impegno anche nel progresso della medicina, la Fondazione ricerca FC che non ha mai smesso di lavorare per raccogliere fondi da investire nella ricerca. Tre eccellenze con lo stesso obiettivo vengono celebrate oggi nel nome del prof Mastella”.
Matteo Marzotto, presidente FFC Ricerca: “Esprimiamo la nostra sincera gratitudine all’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona per questo riconoscimento, che celebra la memoria di un amico e di uno dei più grandi pionieri della ricerca scientifica italiana. Gianni Mastella è stato il primo pediatra in Italia a voler promuovere con urgenza una ricerca avanzata sulla fibrosi cistica, colmando un vuoto a livello nazionale. Con la sua visione lungimirante e il desiderio di garantire alle persone con fibrosi cistica una possibilità di cura, nel 1997, insieme a me, all’imprenditore Vittoriano Faganelli e con il contributo di Michele Romano, allora Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera, il professor Mastella ha dato vita alla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, mettendo in rete il maggior numero di ricercatori con l’obiettivo di far progredire le cure. Ha dedicato la sua vita a questa missione con incrollabile tenacia e dedizione, dando impulso alla ricerca e contribuendo al miglioramento della qualità di vita delle persone con fibrosi cistica. Dai malati alle loro famiglie, dai volontari ai ricercatori, tutti vedevano in lui un punto di riferimento. Grazie al suo instancabile operato – ha aggiunto – la Fondazione è diventata negli anni la prima realtà di riferimento in Italia per la promozione e il finanziamento di studi scientifici sulla fibrosi cistica, puntando su una ricerca indipendente, capace di trovare forme di aggregazione tra competenze a livello nazionale e internazionale. Il suo esempio continua ad essere un faro guida per tutti noì.
“Siamo Centro di riferimento regionale per il Veneto, ma la consolidata reputazione della nostra struttura fa sì che abbiamo il 40% dei pazienti provenienti da altre regioni – ha sottolineato Marco Cipolli, direttore Centro Fibrosi cistica Verona -. Il nome di Verona è da sempre protagonista in questo campo, cominciata con l’impegno pionieristico del prof Mastella, che tutti abbiamo conosciuto. Il suo lavoro è stato portato avanti, a tutt’oggi la nostra missione è di sviluppare il costante miglioramento nella diagnosi, nella cura dei pazienti e nella presa in carico. Abbiamo continuato a sviluppare la ricerca clinica-scientifica e l’organizzazione dell’Unità operativa sempre con la centralità del paziente. Collaboriamo costantemente con Centri FC di eccellenza in tutto il mondo, con le associazioni di pazienti, con le Società scientifiche nazionali e internazionali per implementare programmi di ricerca multicentrici, con iniziative che migliorino le possibilità di cura e la qualità di vita dei pazienti. Una ricerca costante e senza soluzione di continuità consente di consolidare la posizione del Centro Regionale Veneto-FC come riferimento nazionale e internazionale per la cura della fibrosi cistica. In questi anni abbiamo proseguito con la ricerca, tanto che oggi siamo punto di riferimento anche per altre malattie genetiche come la SDS, per la quale siamo il centro mondiale con il più alto numero di casi trattati e con una sperimentazione in corso per un nuovo farmacò.
“La ricerca e la cura della fibrosi cistica rappresentano una sfida importante per la medicina moderna – ha sottolineato Giuseppe Lippi, preside Facoltà Medicina Univr -. Grazie ai continui progressi scientifici, garantiamo oggi ai pazienti diagnosi precoci e terapie efficaci. Un contributo straordinario in questo campo è stato dato dal professor Gianni Mastella, pioniere nello studio e nella cura della malattia. Il suo lavoro ha gettato le basi per la creazione di centri specializzati e l’introduzione di approcci innovativi che hanno migliorato considerevolmente l’aspettativa e la qualità di vita dei pazienti. La ricerca scientifica gioca un ruolo essenziale nello sviluppo di strumenti diagnostici accurati e terapie avanzate, i cui progressi sono resi possibili dalla stretta sinergia tra ricerca di laboratorio ed applicazione clinica. Il nostro Ateneo svolge un ruolo fondamentale nel promuovere la ricerca sulla fibrosi cistica, offrendo un ambiente stimolante per lo sviluppo di nuove idee e la formazione di specialisti altamente qualificatì. ‘L’Università di Verona investe molte risorse nella formazione di medici e ricercatori, consapevole che il progresso nella lotta contro la fibrosi cistica dipende dall’impegno congiunto di scienza, medicina e istituzioni sanitarie – ha evidenziato -. La cooperazione tra l’Università e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona è stata, è ancora, e sarà anche in futuro il paradigma per sviluppare nuove prospettive diagnostiche e terapeutiche”.
Per Manuela Lanzarin, assessore regionale Sanità, ‘la visione di una persona illuminata ed allo stesso tempo attenta al dolore altrui, ha permesso di affrontare proprio a partire da questa regione, una delle malattie genetiche più diffuse e gravi. Il Centro regionale, istituito fin dal 1976, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona è cresciuto sugli insegnamenti del professor Mastella e proprio com’è per le grandi cose, il riconoscimento a memoria coincide con la via percorsa dai professionisti che oggi, qui, continuano ad operare per il benessere in primis dei neonati e per supportare i pazienti con fibrosi cistica nell’arco della vita. Un bell’insegnamento quello del prof. Mastella: da soli si fa molto, assieme si percorre molta più strada in ricerca, medicina ed assistenzà.

– foto ufficio stampa FFC Ricerca –
(ITALPRESS).

Bando da 800 mila euro a sostegno delle associazioni di pesca sportiva

VENEZIA (ITALPRESS) – “Questo bando è dedicato alle associazioni della pesca dilettantistico-sportiva, sentinelle fondamentali nelle attività di presidio e valorizzazione dei corsi d’acqua nonchè nella promozione di tecniche di pesca a basso impatto ambientale come il no-kill e il catch & release. Il loro sostegno è di grande rilevanza per garantire presidio delle acque interne e delle sue risorse. Si tratta di attività che con convinzione sosteniamo attraverso specifici contributi economici”. L’assessore regionale alla Pesca, allo Sport e al Territorio, Cristiano Corazzari, presenta così il bando, approvato con delibera dalla Giunta Regionale, finalizzato all’erogazione di contributi a favore delle Associazioni di pesca dilettantistico-sportiva e amatoriale del Veneto, come previsto dalla legge regionale 19/1998.
“In tutto vengono stanziati 800 mila euro suddivisi in differenti misure – prosegue Corazzari-. La finalità è quella di sostenere i progetti di valorizzazione delle realtà associative della pesca dilettantistico-sportiva e amatoriale e le iniziative per la gestione, il controllo, la tutela e la preservazione del patrimonio ittico autoctono delle acque interne e delle acque marittime interne. E ancora di sostenere gli investimenti dedicati alle attività di formazione, di divulgazione, di vigilanza e di sviluppo del patrimonio ittico autoctono”.
Lo stanziamento è suddiviso su cinque misure: Misura 1 (100mila euro per la valorizzazione delle realtà associative della pesca dilettantistico-sportiva e/o amatoriale operanti sul territorio veneto), Misura 2 (300mila euro per la tutela e conservazione del patrimonio ittico regionale, con riferimento alle acque interne e alle acque marittime interne), Misura 3 (50mila euro per azioni per la preservazione del patrimonio ittico regionale attraverso le attività di recupero ittico), Misura 4 (150mila euro a sostegno delle attività di vigilanza ittica delle Guardie Giurate Volontarie ittiche e per il supporto ai centri di produzione e riproduzione), Misura 5 (200mila euro a sostegno delle attività di formazione, divulgazione, vigilanza e tutela della fauna ittica).
La trasmissione della domanda di contributo e della relativa modulistica deve avvenire entro e non oltre le ore 23:59 di lunedì 24 febbraio 2025, primo giorno feriale utile trascorso il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del bando sul Bur. Possono partecipare le Associazioni di pescatori dilettantistico-sportivi e amatoriali iscritte al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche (RASD) e Federazioni e/o Consorzi e/o Unioni di Associazioni di pescatori. Le progettualità devono essere realizzate nei confini del territorio regionale.

foto: IPA Agency

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Assaltato treno con tifosi del Venezia, fermati otto ultrà dell’Udinese

UDINE (ITALPRESS) – Una cinquantina di ultras dell’Udinese, spalleggiati da numerosi supporter del Salisburgo con cui sono gemellati, hanno assaltato un treno diretto a Venezia che riportava a casa i circa 1200 tifosi della formazione lagunare. E’ accaduto alla stazione di Basiliano, in provincia di Udine, dopo la fine della partita disputata al Bluenergy Stadium. Registrati attimi di tensione, con fumogeni, pietre e cinghiate contro i tifoni veneti. Sei persone sono rimaste ferite, due gravemente sono state trasportate in ospedale. Secondo una ricostruzione della Polizia di Stato un gruppo di circa 50 persone, friulani ed austriaci tutti sostenitori dell’Udinese in buona parte con il volto coperto, si è diretto presso la Stazione di Basiliano prima del transito del treno, che trasportava i tifosi del Venezia, e hanno occupato i binari e la massicciata ferroviaria accendendo torce e fumogeni rendendo necessario l’arresto del treno ed impedendo quindi al convoglio di proseguire. Conseguentemente, dal treno sono scese svariate decine di tifosi veneziani che si sono scontrati fisicamente con i tifosi locali in una maxi rissa. Il treno inoltre è stato oggetto di un violento lancio di oggetti da parte dei tifosi locali che hanno danneggiato alcune autovetture del convoglio stesso. Gli scontri ed i danneggiamenti sono proseguiti per alcuni minuti prima dell’arrivo degli agenti della Polizia di Stato. Alla loro vista, la maggior parte dei sostenitori dell’Udinese, che aveva assaltato il treno, si è data alla fuga mentre i tifosi veneziani sono risaliti sul treno. I poliziotti sono riusciti a fermare alcune delle persone coinvolte, diverse delle quali presentavano lesioni e due delle quali sono state trasportate presso l’Ospedale di Udine dalle ambulanze nel frattempo giunte sul posto mentre le altre rifiutavano le cure del caso. Nell’intervento di contenimento sono rimasti feriti anche tre agenti della Polizia di Stato. Comunque, grazie al tempestivo intervento delle Forze di Polizia sono state evitate peggiori conseguenze dell’assalto dei supporters bianconeri ai tifosi veneziani. I primi accertamenti hanno consentito agli investigatori di procedere all’arresto in flagranza di reato di 8 persone, di cui 5 austriaci, 1 bosniaco, residenti in Austria e 1 albanese ed 1 italiano residenti a Udine e la denuncia a piede libero di 1 cittadino italiano. Le ipotesi di reato per gli indagati sono di blocco ferroviario, rissa aggravata, resistenza a pubblico ufficiale, utilizzo di artifizi pirotecnici e bastoni in occasione di manifestazioni sportive. Nei loro confronti verrà applicato anche il Daspo, divieto di avvicinamento ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive. Al fine di ripristinare la circolazione ferroviaria, Trenitalia ha fatto giungere a Basiliano un treno a bordo del quale sono stati trasferiti i passeggeri estranei all’incontro mentre i tifosi lagunari sono stati spostati nelle carrozze integre del treno coinvolto negli scontri. La circolazione ferroviaria è stata ripristinata alle 19.24 mentre i treni interessati sono ripartiti alle ore 20.06. Gli arrestati sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria per la convalida dell’arresto da parte del gip del Tribunale di Udine e per essere sottoposti a giudizio direttissimo. Proseguono le attività di indagine per verificare la sussistenza di altre ipotesi di reato o anche solo di violazioni amministrative anche a carico di numerosi altri contendenti in corso di identificazione.

– Foto: ufficio stampa Polizia –

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