Presentata l’iniziativa “Buon Compleanno… al Museo”, un’esperienza unica e indimenticabile per festeggiare tra storia, arte, archeologia e natura
Il compleanno come lo festeggio? Ebbene, un’idea alternativa agli animatori, ai pagliacci, alla ludoteca o al cinema è quella di festeggiare al museo: un’esperienza unica e indimenticabile, che riuscirà a coinvolgere i bambini tra scoperte, giochi e divertenti rompicapo. Le sale espositive infatti offrono occasioni di vivere con la fantasia meravigliose avventure fatte di storia, arte, archeologia e natura. L’offerta “Buon Compleanno… al Museo”, già sperimentata in altri luoghi d’arte italiani, arriva anche nella città del Palladio: i Musei civici di Vicenza infatti aprono le porte del Museo Civico di Palazzo Chiericati, del Museo Naturalistico Archeologico e del Museo del Risorgimento e della Resistenza. A curare le attività delle feste di compleanno è la cooperativa Scatola Cultura che gestisce la didattica nei musei civici.
Bambini in visita al museo: ora può diventare un modo originale di festeggiare il compleanno
Ma in pratica come si svolge la festa di compleanno nel Museo? Tutte le proposte prevedono una prima parte alla scoperta del museo che ospita l’evento, a cui segue una piccola attività laboratoriale cui partecipano tutti i bambini invitati. Si torna poi alla tradizione con il taglio della torta e l’apertura dei regali.
L’assessore alla cultura, al turismo e all’attrattività della città Ilaria Fantin sottolinea l’originalità dell’iniziativa: “Buon Compleanno al Museo, proposta in molti luoghi d’arte italiani, è studiata per far vivere ai bambini l’esperienza unica di trascorrere qualche ora speciale giocando con l’arte e la storia. Il progetto entra nella serie di attività per famiglie che abbiamo introdotto all’interno dei musei civici, coniugando la parte ludica alla formazione, grazie alla presenza di operatori formati e competenti”.
Le varie proposte
Ogni museo naturalmente ha le sue proposte, in base alle collezioni esposte.
Proprio per questo il più ricco di alternative è il Museo Naturalistico Archeologico, con le sue raccolte di reperti da una parte e di fossili dall’altra, che incuriosiscono i ragazzini e sono pertinenti a quanto contenuto nei libri di scuola. Per chi festeggia lì il compleanno le proposte sono tre: “C’era una volta… l’uomo preistorico”, “Compleanno con Dino e le creature scomparse… a caccia di fossili in museo” e “I mitici antichi Romani!”.
Al Museo Civico di Palazzo Chiericati le proposte sono due: “A caccia di animali fantastici” e “Detective al Museo”.
Al Museo del Risorgimento e della Resistenza, allargandosi fino al parco di Villa Guiccioli, si potrà partecipare a “Verde, bianco e rosso: evviva la bandiera tricolore!”.
Le iniziative possono essere prenotate nei giorni di apertura dei musei dal martedì alla domenica (dal giovedì alla domenica per il Museo del Risorgimento e della Resistenza), dalle 14.30 alle 18 per una durata di 2 ore e 30 e un massimo di 25 bambini dai 5 agli 11 anni e due adulti.
I costi variano da 150 euro per un massimo di 10 bambini con un educatore oppure 200 euro da 11 a 25 bambini con 2 educatori. Alla quota dovrà essere aggiunto il biglietto del museo per ogni bambino (2 euro). Al Museo del Risorgimento e della Resistenza l’ingresso è sempre gratuito.
(Articolo di Michele Lucivero sul prosecco da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Estremamente apprezzato in tutto il mondo, ma anche spesso impunemente imitato, il Prosecco DOCG è il fiore all’occhiello della produzione vitivinicola veneta. Basta dire Veneto e subito viene in mente il profumo, la freschezza e la convivialità legata ad un vino alla portata di tutte le tasche e di tutti i palati. E sono proprio quelle caratteristiche che lo rende unico nel suo genere, infatti grazie alle differenze nel dosaggio degli zuccheri, il Prosecco può variare dal più secco Brut (<12g/l di zuccheri) all’Extra dry leggermente dolce (12 18g/l di zuccheri), fino al Dry (18-35g/l di zuccheri), in cui la dolcezza è piacevolmente percepibile. Questa variabilità gli permette di essere adeguato per un aperitivo leggero, ma anche per primi e secondi piatti più strutturati, fino al dessert. Tuttavia, l’aspetto più interessante del Prosecco è che rimane un vino accessibile alle tasche di qualsiasi consumatore, coprendo una fascia di costi che generalmente può andare anche sotto i 10 euro fino a bottiglie importanti che possono arrivare anche a 50 o 60 euro.
Proprio per questo motivo, a noi preme avvertire che i Prosecchi non sono tutti uguali, infatti, questa eccellenza veneta che vogliamo qui presentare, un Primo Franco della cantina Nino Franco, non è un vino con le bollicine come tanti altri.
In questo caso ci troviamo di fronte ad Prosecco Valdobbiadene Superiore Millesimato Dry del 2019 del tutto particolare, anche perché celebra i 100 anni dalla fondazione della cantina.
Da commercianti vitivinicoli a produttori ed esportatori internazionali, la famiglia Franco con Antonio, Giovanni, Primo e Silvia sono ormai alla quarta generazione di esperti di vini e non solo, avendo allargato il volume d’affari con l’acquisizione di Villa Barberina, una tipica villa veneta settecentesca, punto di riferimento della ricezione charmant di lusso.
Il Prosecco Primo Franco, prodotto da uve Glera in purezza di alta collina, si presenta
di colore giallo paglierino di mela matura, ananas e pesca si accompagna ad un floreale delicato di glicine, biancospino e camomilla. Una nota minerale di gesso lascia delicatamente il posto a intense erbe aromatiche e complesse percezioni eteree tendenti al miele.
In bocca è percepibile la sua tendenza dolce, ma dall’alcool contenuto, un giustissimo 10,5% vol. Qui siamo di fronte ad un Prosecco veneto sapido ed equilibrato con una chiusura di bocca precisa che noi consigliamo per occasioni importanti.
Dal Veneto ci spostiamo in Campania, in una terra estremamente vocata alla viticoltura. In particolare, ci troviamo in provincia di Avellino, un terroir che restituisce eccellenze uniche che vanno dai bianchi Greco di Tufo e Fiano di Avellino ai rossi corposi e strutturati come il Taurasi. Dalla competenza enologica del dott. Mario Ercolino e della dott.ssa Roberta Pirone nasce la Cantina NATIV. Bisogna dire che questa cantina colpisce innanzitutto per la ricercatezza delle sue etichette e, se è vero che «un vino non si giudica dall’etichetta», così come «un libro non si giudica dalla copertina», è anche vero che «l’occhio vuole la sua parte» e, in questo caso, la bellezza della forma trova un’adeguata rispondenza nella gradevolezza della sostanza!
Vernice
Vernice è uno spumante Brut metodo charmat, cioè lo stesso metodo di produzione del Prosecco, prodotto al 100% con uve Falanghina (vi è anche una versione rosé che, però, viene prodotta con uve Aglianico). Dal colore paglierino con riflesso verdognolo e una bollicina piccola e rapida, Vernice si presenta, al naso, con un bouquet intenso di profumi di fiori bianchi e appare estremante fruttato con una buona mineralità. All’assaggio il vino conferma quella sensazione che si percepisce all’olfatto, segno di grande coerenza, alla quale si accompagna la gradevolezza del bilanciamento tra zuccheri e acidità, il tutto agevolato dalla tenuta della bollicina. Si tratta di un vino di un freschezza ammaliante e, del resto, l’impegnativo menù nei giorni di festa richiede, oltre alla presenza necessaria della bollicina a tavola, anche un prodotto versatile, in grado di coprire passaggi anche repentini dal dolce al salato e a questa evenienze bisogna farsi trovare pronti.
Abbinamenti
Come abbiamo già sottolineato, non tutte le bollicine sono uguali, infatti la scelta specifica di questi due prodotti, un Primo Franco di Nino Franco, Valdobbiadene Prosecco Superiore dal Veneto e un Vernice Spumante da Falanghina dalla Campania, è stata fatta in virtù della differenza specifica del dosaggio degli zuccheri, infatti il primo è un Dry, mentre il secondo è un Brut. Il nostro consiglio, dunque, è quello di cominciare con il Vernice per un aperitivo a base di frutti di mare crudi, cioè ostriche, gamberi rossi, scampi, tartufi di mare, e proseguire con un primo con una discreta untuosità e tendenzialmente dolce, magari un risotto o una pasta fresca, sempre con frutti di mare o pesce, abbinando il Primo Franco e osando con questo vino fino ad un dessert che, però, mantenga una discreta quantità di zuccheri… il nostro consiglio è quello di provare una eccellenza del territorio vicentino, La Gata, ma a quel punto non possiamo non consigliare di chiudere con una grappa!
La rassegna “Venerdì: storia. Incontri sul filo della memoria” torna a Bassano del Grappa con un programma ricco di eventi dedicati a momenti significativi della nostra storia. Promossa dalla Biblioteca Civica in collaborazione con diverse associazioni locali, tra cui A.N.P.I., A.V.L., 26 Settembre e ISTREVI, la rassegna si propone di stimolare la riflessione storica e il dibattito tra i cittadini, con un occhio particolare ai giovani.
Ideata nel 2012, la rassegna ha visto oltre duecento appuntamenti e ha registrato più di dodicimila presenze nel corso degli anni, rendendola un punto di riferimento culturale per la comunità. Il Sindaco di Bassano Nicola Ignazio Finco ha sottolineato l’importanza di due eventi chiave del Novecento nel calendario di quest’anno: la Giornata della Memoria e il Giorno del Ricordo, insieme agli ottant’anni dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e l’80° anniversario della Liberazione. Questi temi saranno approfonditi da relatori di altissimo livello, a testimonianza dell’impegno profuso nella programmazione.
L’Assessore alla Cultura, Giada Pontarollo, ha espresso un ringraziamento speciale agli storici e associazioni coinvolti, evidenziando l’intenzione di ampliare il gruppo di relatori per arricchire ulteriormente la rassegna.
Il ciclo di incontri prenderà il via il 24 gennaio, a ridosso della Giornata della Memoria, con un intervento di Chiara Saonara, storica dell’Istituto Veneto per la Storia della Resistenza. La relatrice esplorerà il tema dei “giusti”, coloro che si opposero allo sterminio durante la Shoah, con riferimenti anche a esempi locali.
Il 31 gennaio, il professor Francesco Tessarolo si concentrerà sulla questione arabo-israeliana, analizzando gli sviluppi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino ai giorni nostri, in un intervento intitolato “Il settimo milione”.
Il 7 febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo, Gloria Nemec, storica specializzata nei fatti giuliano-dalmati, parlerà dell’esodo dall’Istria e della minoranza italiana rimasta nei territori ceduti, offrendo un’analisi delle memorie collettive legate a questi eventi.
Il 14 febbraio, Marco Mondini, docente all’Università di Padova, affronterà le sfide moderne della cittadinanza e del militarismo in un contesto globale instabile, con un intervento dal titolo “Cittadini e soldati. Il passato e la minaccia del nuovo disordine mondiale”.
Il 21 febbraio, il focus si sposterà sugli ottant’anni dell’ONU, con una conferenza del professor Giuseppe Nesi, esperto di diritto internazionale, che discuterà i successi e le crisi dell’organizzazione, analizzando come sia riuscita a mantenere un certo equilibrio nel mondo post-bellico.
Il 28 febbraio, il professor Aldo Ferrari porterà l’attenzione su un capitolo della storia meno recente, ma ancora attuale: il genocidio armeno. Il suo intervento, “Armenia. Un genocidio infinito?”, esplorerà le atrocità commesse durante la Prima Guerra Mondiale e le implicazioni del nazionalismo turco.
Il 7 marzo, la rassegna si concentrerà sulla transizione energetica, in un incontro che segna il centenario dell’arrivo delle Smalterie a Bassano. Interverranno esperti del settore per discutere le sfide energetiche del passato e del presente.
Infine, il 14 marzo, per commemorare gli ottant’anni dalla Liberazione, lo storico Gastone Breccia parlerà dell’ultimo inverno di guerra in Italia, fornendo uno sguardo approfondito su un periodo cruciale che ha segnato la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Tutti gli incontri si terranno nella Sala Chilesotti a partire dalle 17:30 e saranno aperti al pubblico fino a esaurimento posti. Sarà possibile seguire gli eventi in diretta streaming sui canali social della biblioteca, e le registrazioni saranno disponibili su YouTube. Gli studenti potranno ricevere un attestato di partecipazione, utile per il credito formativo.
Per ulteriori informazioni, è possibile contattare la biblioteca al numero 0424 519920 o via email all’indirizzo biblioteca@comune.bassano.vi.it. La rassegna si conferma dunque un’importante occasione per riflettere sulla memoria storica e favorire il dibattito culturale nella comunità bassanese.
C’è anche Vicenza tra i 755 Comuni italiani che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento di “Città che legge” per il triennio 2024-2025-2026. Questo titolo, conferito dal Centro per il libro e la lettura (Cepell) del Ministero della Cultura, rappresenta un importante attestato per le comunità che promuovono la lettura come strumento di crescita socio-culturale e di sviluppo del pensiero critico.
Il riconoscimento è il risultato di un lavoro sinergico tra l’assessorato alla cultura del Comune di Vicenza e l’Istituzione Biblioteca civica Bertoliana, che hanno elaborato il “Patto per la lettura di Vicenza”. Questo documento, realizzato tra novembre e dicembre, ha raccolto l’adesione di oltre 30 realtà locali, permettendo così alla città di presentarsi con successo come candidata al titolo.
Alberto Galla, presidente della Bertoliana, ha sottolineato l’importanza di questo risultato. «Un segnale straordinario da parte di un territorio ricco di proposte culturali e attivo nella promozione della lettura. Il patto – ha aggiunto – resta aperto per tutti coloro che ne condividono gli intenti e siano disponibili a collaborare alle attività di promozione della lettura. Pensiamo in primis alle scuole, ma anche a istituzioni e biblioteche pubbliche e private, reti territoriali, librerie, case editrici, associazioni ed enti culturali e del terzo settore, imprese, gruppi informali di cittadini».
L’assessore alla cultura Ilaria Fantin ha aggiunto: «I sostenitori del patto per la lettura di Vicenza potranno in parte coincidere con le realtà che compongono il Forum Cultura, che abbiamo istituito poco più di un anno fa con l’Accademia Olimpica, per la condivisione delle proposte da parte di enti, associazioni e istituzioni culturali in generale. Il patto però si focalizza sulla lettura e la collaborazione con il Forum Cultura non potrà che aumentarne l’efficacia».
Tra gli obiettivi del patto ci sono l’ampliamento della base sociale dei lettori, fin dalla prima infanzia, e l’inclusione di coloro che leggono sporadicamente. A tal fine, Vicenza intende organizzare festival, gruppi di lettura, incontri con autori, eventi di scambio di libri e letture ad alta voce in contesti come ospedali e carceri. Inoltre, si prevede di identificare nuovi spazi fisici per la formazione e la consultazione, utili per orientare i cittadini nell’attuale società dell’informazione.
Il Patto ha una durata triennale e prevede la collaborazione attiva delle realtà aderenti con l’amministrazione comunale e la Bertoliana nelle diverse iniziative. Le organizzazioni interessate a partecipare possono farlo inviando un’email a vicenzalegge@comune.vicenza.it, per condividere informazioni, attività e modalità comunicative in un’ottica di cooperazione e promozione della lettura.
(Articolo di Federica Zanini sul libro di Massimo Parolin da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Il neo scrittore Massimo Parolin allora bocia con la ragazza sul cinquantino ma col gomito mai alzato parla ai suoi amici boomer(s) e a chi vorrà conoscere la Vicenza di quegli anni : “Damiana mi lasciò la mano, ancora la cerco”.
Dopo la calda accoglienza da padrone di casa di Massimiliano Zaramella, presidente del consiglio comunale di Vicenza, che ne aveva fatto le veci in sua attesa, il sindaco Possamai, che gli anni dei boomer non li ha vissuti, parla nei suoi saluti di «belle pagine della storia di Vicenza. Ci voleva il comandante della Polizia Locale per riempire così Sala Stucchi». È stata questa l’introduzione del sindaco Possamai alla presentazione del libro di Massimo Parolin Quella strada per il lago 1980-2023. Storia vicentina di amore e demoni al tempo dei boomers, ospitata martedì 3 dicembre pomeriggio nella sala più prestigiosa di Palazzo Trissino.
In Sala Stucchi
«Ed è giusto che sia così, perché tra queste pareti è passata davvero tanta vita ed è di vita, della vita a Vicenza negli anni ‘80 che parla il libro». Nelle pagine, infatti, rivive un mondo ormai lontano, dove si viveva e ci si divertiva con poco: i ritrovi, il motorino, il cinema e le domeniche pomeriggio in discoteca, dove bruciare in un sol giorno la paghetta settimanale di 4-5.000 lire tra ingresso e consumazione, sigarette e multe per il trasporto di… una passeggera, nel caso si incappasse nei temuti vigili urbani. E oggi, ironia o dono della sorte, l’autore è stimato comandante a Vicenza con la saggezza e l’equilibrio nati dalle esperienze giovanili che tutti hanno ma che, per lui multato per amore sul “cinquantino”, come ha sottolineato Matteazzi, non hanno mai compreso neanche minimamente (un difetto per un veneto?) l’alzare il gomito.
Il volume, che consta di un romanzo e di racconti (e l’autore invita a invertire l’ordine nella lettura: prima i 14 aneddoti per conoscere i personaggi e i tempi, poi la storia), è fatto di pagine che scongiurano eccessi di nostalgia con uno stile spiritoso, ma che a un certo punto cede alle ombre del noir, anzi del gotico.
«Ho sempre avuto una passione per il gotico, l’horror. I miei miti, che non mi sogno di emulare, sono Edgar Allan Poe, Bram Stoker e Stephen King.
Dopo un inizio sommesso, leggero e spensierato, dove si parla di amore e di amicizia, ecco che viro improvvisamente al misterioso e all’esoterico».
Presentazione del libro di Parolin
Gli amici, le ragazze, LA ragazza (chi è Damiana che gli ‘lascerà la mano’?), i motorini incolonnati lungo la Riviera Berica puntati verso il lago di Fimon (evocato in copertina da una foto di Tommaso Cevese), quel senso di libertà…poi una scomparsa nel nulla, le ricerche, la paura, l’incognito, gli anni (ben oltre 40) che passano e le domande che restano. Dalla realtà alla fantasia, dall’autobiografico al sovrannaturale. Tutto in un attimo, perché il libro si legge tutto d’un fiato.
A incalzare l’autore del romanzo, edito dalla romana ma con solide radici locali Editoriale Elas, delle cui collane è curatore, ‘onorato e volontario’, ci ha tenuto a precisarlo il direttore delle nostre testate Vicenza-Più Viva e Vipiu.it, è stata la sempre ‘nostra’ Giulia Matteazzi, disinvolta e ben calata nel suo ruolo di non-boomer per-poco. Alla domanda Come un vigile si scopre scrittore? Massimo Parolin ha spiegato: «A 61 anni non pratico più sport, ma con il lavoro che faccio ho bisogno di una via di fuga dai problemi sulla sicurezza che mi trovo ad affrontare ogni giorno.
Evadere, rasserenarmi sono una via verso l’equilibrio indispensabile a trovare la soluzione a quegli stessi problemi. È stato poi naturale orientarmi verso quello che è un vizio di famiglia…». Il fratello Luciano Parolin era infatti noto come la memoria storica di Vicenza. Senza pretese, ‘con stile umile e povero talento’, Massimo restituisce anche lui, a suo modo, un pezzetto della Vicenza che fu, quella dei Boomers, volutamente scritto con la ‘S’ finale, come direbbe la gente comune, di quel mondo semplice che racconta e di cui ha fatto parte. E che restituisce anche puntualmente nella sua brillante rubrica su VicenzaPiù mensile sui Boomer(s).
Libro di Massimo Parolin
A intervallare il dialogo Parolin-Matteazzi, la lettura da parte di Letizia Tonello di alcuni brevi passaggi del libro. Come quello in cui si descrivono gli amici – schierati tutti in prima fila alla presentazione, compreso il mitico dj Lele -, dal confessore speciale dalle sentenze scomode, ma giuste, al ragazzo della porta accanto che monopolizzava l’interesse delle ragazze, dal figlio del campanaro che lavorava duro in officina senza lamentarsi mai e regalava barzellette irripetibili, fino a tanti altri. «È anche per loro questa mia memoria delle avventure e dei tempi vissuti insieme. Il mio è un libro d’amore e d’amicizia, che è la mia autobiografia e contemporaneamente la biografia di chi ha vissuto con me i famosi e famigerati anni ‘80».
Chiamati in causa non solo tra le pagine, ma anche alla stessa presentazione del libro, tra l’imbarazzato e il lusingato, gli amici di Parolin sono avvisati: il prossimo libro sarà solo sull’amicizia, quella vera, “quella che i greci chiamano philìa – tiene a specificare il comandante Massimo richiamandosi a Roberto Vecchioni – ovvero la più alta forma di amore, disinteressata perché basata sull’affinità spirituale”.
E di amici, vecchi e nuovi martedì sera a fine presentazione, il comandante
ne ha salutato e abbracciato tanti e tante, come si vede anche dalla piccola galleria fotografica che pubblichiamo, e altri ne abbraccerà fisicamente in varie presentazioni (la prima al bar Minerva, giovedì 12 dicembre alle 18 insieme a questo numero di VicenzaPiù Viva, la successiva il 27 dicembre alla stessa ora alla Libreria Galla e poi…) o virtualmente mentre, esotericamente, starà accanto ai lettori della sua opera prima.
(Articolo di Federica Zanini da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Lui, rosso, fece finanziare dall’altro Gianni, Agnelli, una baita a Bardonecchia, ma a Venezia non gli fecero incontrare Madonna: voleva farle comprare la settecentesca Villa Rubini di San Pietro Intrigogna per finanziare l’Ipab di Vicenza. Dietro il suo garbo di piemontese, arrivato a Vicenza per amore, cova ancora lo stesso fervore di esserci e fare dove più serve: tra la gente.
Quando stringo la mano a Giovanni Rolando, per gli amici semplicemente Gianni – proprio come un noto ed elegante personaggio dell’alta borghesia di Torino, città da cui proviene, e di cui parleremo più avanti- e mi siedo con lui al tavolino di un bar del centro, non è decisamente giornata da caffè per me. Per motivi personali ho bisogno piuttosto di un calmante e mai avrei pensato di trovarlo proprio nell’amabile chiacchierata con Rolando: il suo garbo, la sua calma, la cortesia e la sua subito evidente umanità sono immediatamente un balsamo per me.
Gianni Rolando
Incitato a raccontarmi di sé e della sua lunga carriera non solo politica, questo personaggio noto a Vicenza per il tanto che ha fatto per la città, ma soprattutto per la sua modestia e il suo (apparente?) non-presenzialismo («bisogna esserci, non mettersi in mostra») premette subito che non vuole suonare nostalgico. La nostalgia però prende me, per quella generazione che mi ha cresciuta e mi ha nutrita con valori che vanno scomparendo… Quei signori che ci si nasce, non si diventa.
Giovanni Rolando è un ‘superstite’ di un antico codice morale, che lo ha guidato lungo l’intera, pienissima sua vita. Una vita che comincia in Piemonte, a Torino, e che Rolando fin da giovanissimo farà intensa, concreta. Tra le borse cariche di fogli, appunti, libri e ricordi adagiate sulla poltroncina del bar non scorgo nessun cappello con la penna nera, eppure la sua integrità e la sua concretezza mi richiamano subito alla mente quella che è la definizione più densa e vera dei miei amati Alpini: uomini del fare, non del dire. Adesso, qui con me, per Giovanni è tempo del dire, del raccontare, ma la sua carriera di azione, all’età di 78 anni (è nato a Carignano, in provincia di Torino, il 16 maggio del 1946) portati con naturalezza e soprattutto consapevolezza, non è affatto finita, né accenna a rallentare.
Finiti gli studi, ancora sotto la Mole Antonelliana, e subito dopo aver conquistato un trofeo di basket, il suo sport preferito che oggi continua ad amare da tifoso biancorosso sempre sugli spalti, inizia subito a lavorare, o meglio a incarnare quella che lui chiama l’etica del lavoro, concetto forse troppo profondo per il nostro oggi, che lo accompagnerà per sempre e in cui crederà sempre.
È un lottatore Rolando, gentile ma determinato. Lotta per tutto, per tutti, in nome soprattutto di dignità e giustizia, perché gli ideali non si limitino a esser tali, ma si traducano nel cambiamento. E non si arrende, mai. Mossi i primi passi in politica sotto la bandiera rossa -il colore, ricordiamolo, della passione- del PCI, vive, a 38 anni appena compiuti, come un lutto la tragica fine di Berlinguer (l’11 giugno del 1984 a Padova) e il conseguente, graduale declino del partito, ma per lui il vessillo sventola ancora. Il suo personale, intenso slogan recita proprio “Eppure il vento soffia ancora”. Eppur si muove, diceva Galileo Galilei… eppur li possiamo smuovere sarebbe il giusto adattamento a Rolando.
Giovanni Rolando
Intanto, però, era stato l’amore a muovere lui da Torino a Vicenza. Unica conditio sine qua non per seguire in terra berica quella che oggi è sua moglie è, ancora una volta, il lavoro. Trentenne volenteroso, sveglio e competente, lo trova subito. Anzi, appena assunto (parliamo di 3 giorni dopo, solo 3!) trova subito anche di meglio e il promettente tecnico progettista di apparecchiature elettroniche, emigrato da quella piazza torinese che è storicamente meta di grandi migrazioni operaie, diventa pendolare sulla tratta Vicenza – Montecchio Maggiore, «quando ancora c’era il trenino per Valdagno». Alle 8.10 ogni mattina timbra il cartellino su quello che non sapeva ancora sarebbe stato molto più di un posto di lavoro, ovvero il trampolino verso quella vita di dedizione alla causa che ancora lo vede impegnato.
Nell’azienda per cui lavora, in cui non c’è l’ombra di un sindacato, accadono cose non proprio etiche. Con alcuni colleghi Giovanni va in delegazione dal ‘padrone’, che risponde, cito Rolando, ‘NIET’.
La miccia è accesa: Gianni promuove una prima organizzazione sindacale interna, quindi viene eletto nel Consiglio di fabbrica.
Tutto questo senza mai smettere di fare quello che fanno quelli che rappresenta: lavorare. Da lì il passo è breve. Qualcuno gli chiede: perché non entrare attivamente nel partito? Il fidanzamento è brevissimo, il matrimonio con il PCI lunghissimo e all’insegna dell’assoluta fedeltà.
Rolando
Lei è un politico vecchio stampo, diciamolo all’inglese old style, perché io ci vedo tanto stile. Come giudica la politica di oggi?
«Il mondo è cambiato e non è un modo di dire. Ai miei tempi il partito era legato a doppio nodo alla società, i politici avevano il polso di come andavano le cose, di che cosa c’era bisogno, erano parte di quel bisogno, lo vivevano in prima persona. Sotto elezioni non si facevano le costose, appariscenti campagne elettorali di oggi. Noi avevamo la Festa dell’Unità per finanziarci. Con 107 iscritti, nella mia sezione Antonio Gramsci di Montecchio Maggiore cominciavamo a Natale a organizzare per bene quelle due settimane di condivisione, festa e sostegno e sono orgoglioso del fatto che in soli 4 anni riuscimmo a finanziarci una sede tutta nostra, nella nuova piazza Carli. Ho avuto splendidi compagni, di partito e di viaggio, con cui si condividevano ideali ma anche principi, come il rispetto della pluralità. C’era partecipazione, sentimento. Alla morte di Berlinguer ho visto la gente piangere.
Quel mondo non c’è più. La democrazia liberale, non solo da noi, è in crisi. La destra-destra si è saldata con il capitalismo ipertecnologico, tutto ruota intorno ai soldi, mentre bisogna capire che le condizioni di partenza dovrebbero essere uguali per tutti».
Ma, come premesso, Rolando non è un nostalgico. Dopo tanta acqua, tante lotte e tante cariche politiche prestigiose sotto i ponti, a muoverlo è ancora la stessa passione, a nutrirlo la stessa capacità di emozionarsi, a renderlo a chi simpatico a chi scomodo la stessa determinazione. Lo scorso anno ha fatto notizia la sua decisione di abbandonare le cariche ufficiali (ndr, allora era consigliere comunale, dopo essere stato anche consigliere regionale), ma il suo non è stato affatto un addio.
Il vero politico non va mai davvero in pensione, l’attivismo continua, anzi insiste lontano dai riflettori. Al momento, a vederlo schierato, con l’arma invincibile della consapevolezza e con una cartuccera carica di perseveranza, sono due trincee in particolare: la campagna non solo ambientalista per la conclusione della Bretella dell’Albera e l’impegno per gli anziani.
Si dice che Vicenza non è città per giovani. Polemiche a parte, come stanno i non più giovani?
«Non bene, non come dovrebbero. Il 25% dei vicentini è over 65, dato destinato a salire per quella che io chiamo la glaciazione demografica. Sono stato presidente dell’Ipab e conosco la situazione delle case di riposo a Vicenza e nel Veneto. Ancora mi sto battendo perché si superino gli ostacoli legali e burocratici che hanno fin qui fermato il progetto di una nuova RSA da 120 posti letto in zona Laghetto. Proprio di recente ho portato la mia relazione in Commissione. Quanto ai finanziamenti, personalmente non li colloco alla voce impedimento. Sono sempre stato e resto del parere che i soldi, se si vuole, si trovano».
Dice, e fa, sul serio Rolando.
Ancora ragazzo, ancora in Piemonte frequentava l’oratorio, le Acli ecc. sotto la guida del giovane don Paolo. Questi aveva trovato, per ospitare le vacanze in montagna dei ragazzi, una baita in Alta Val di Susa, dalle parti di Bardonecchia, ma era da ristrutturare e mancavano i fondi. Gianni, quasi fosse una battuta, disse allora «Andiamo da Gianni!». L’altro Gianni, Agnelli. Detto, fatto. Nell’ufficio all’ultimo piano di corso Marconi 10, li accoglie Tota Maria, come era nota la segretaria personale dell’Avvocato.
Non fanno a tempo a perorare la causa, che sulla soglia si affaccia Agnelli in persona. «Cosa iè?», chiede. Quanto serve? I due prodi non lo sanno, non hanno fatto ancora una stima. «Maria, quel che serve, diamo». La Maison des Chamoix è ancora lì e serve ancora allo stesso scopo, per i ragazzi.
La famiglia Rolando ogni estate va a farle un saluto…
Non gli è andata altrettanto bene, ma l’importante è provarci, quando, molto più di recente, ha saputo dai giornali che la rockstar Madonna cercava casa in Veneto, meglio ancora a Vicenza, e pro-RSA si è fiondato all’Hotel Bauer di Venezia, dove alloggiava, per proporle di acquistare la settecentesca Villa Rubini, patrimonio dell’Ipab.
Non l’hanno nemmeno lasciato avvicinare…
Il nobile (d’animo) Rolando invece ha permesso a me di avvicinarlo. Non gli ho venduto nulla, anzi ho portato a casa molto, gratis. Tra cui il privilegio di chiamarlo, ormai, anch’io Gianni.
VENEZIA (ITALPRESS) – “Sull’autonomia differenziata è arrivato il momento del dialogo. Dobbiamo smettere di guardare al futuro con le divisioni del passato e concentrarci sui contributi che possiamo offrire insieme per una riforma in grado di rendere il Paese più efficiente e vicino ai cittadini. Dopo anni di attesa, questa è l’opportunità per avviare una stagione di grandi riforme”. Lo ha dichiarato il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, tornando sulla decisione della Corte Costituzionale di non ammettere il referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata.
“Il Veneto si è opposto dinanzi alla Consulta all’ammissibilità del referendum, ottenendo un riconoscimento delle proprie ragioni – ha spiegato Zaia -. Come avremmo rispettato un giudizio contrario, oggi ci aspettiamo che il pronunciamento della Corte rappresenti un’occasione per superare la contrapposizione ad oltranza e abbracciare un approccio costruttivo”. Il governatore veneto ha poi aggiunto: “Con soddisfazione abbiamo rilevato che, nella nota emessa dalla Corte, emergono elementi di accoglimento delle osservazioni contenute nella memoria presentata dalla Regione del Veneto. Le due recenti sentenze sull’autonomia confermano l’autorevolezza della Consulta, espressione di grande competenza e imparzialità. Proprio da questa imparzialità dobbiamo ripartire per lavorare insieme alla realizzazione dell’autonomia, così come prevista dalla Costituzione e adeguata alle indicazioni fornite dalla Corte”.
Infine, il Presidente Zaia ha ringraziato tutti coloro che stanno operando con discrezione e rigore per dare forma a questa riforma, a livello regionale e nazionale: “Ho chiesto che i risultati di questo lavoro vengano messi a disposizione di tutte le Regioni d’Italia. Il Veneto ribadisce la piena disponibilità a essere un punto di riferimento per un Paese che, grazie all’autonomia, potrà rafforzare anche il proprio senso di unità”.
VENEZIA (ITALPRESS) – “La presenza del lupo in Veneto anche in zone abitate è sempre più frequente, in particolare in queste settimane si susseguono nuovi avvistamenti in varie zone del Veneto e in Polesine dove risultano presenti due branchi lungo l’asta del fiume Po. Per questo è fondamentale che i cittadini mettano in atto comportamenti corretti nel caso di incontri con il lupo. A questo fine, come Regione, in collaborazione con i Carabinieri Forestali, abbiamo predisposto un opuscolo informativo che di recente è stato diffuso ai sindaci del Veneto. Si raccomanda di non abbandonare rifiuti e cibo vicino alle case, di non offrire cibo al lupo per non insegnare all’animale ad associare la presenza delle persone alla disponibilità di cibo facile, di proteggere gli animali domestici. Nel caso di incontro con un lupo che mostra un comportamento confidente l’invito è quello di chiamare le autorità al 112”. L’assessore regionale al Territorio e alla Caccia, Cristiano Corazzari, interviene con queste parole alla notizia dei diversi avvistamenti del lupo avvenuti in questi giorni. La Regione del Veneto ha inviato a tutti i sindaci dei comuni del territorio regionale una brochure informativa contenente i corretti comportamenti da mettere in pratica nel caso di incontri con il lupo, con la richiesta di darne massima diffusione ai cittadini. “Il lupo sta tornando con insistenza fin nei centri urbani in cerca di cibo, è una presenza a cui non siamo abituati e che preoccupa – prosegue l’assessore-. La Regione ha rinnovato anche per quest’anno l’impegno in attività di monitoraggio per studiarne numeri e comportamenti, e dalle prime indicazioni emerge che la specie è in espansione anche nelle pianure. Per contenere la sua discesa verso i centri urbani è importante la collaborazione di tutti i cittadini. E per questo lancio un appello a mettere in pratica comportamenti corretti indicati dagli esperti, al fine di contrastare con più forza pericolosi atteggiamenti confidenti che portano il lupo nelle zone abitate e vicino alle case”.
ROMA (ITALPRESS) – “L’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e la Fondazione Cecchettin può essere una svolta nel difficile cammino per l’affermazione tra i giovani della cultura del rispetto reciproco, della gestione matura e non violenta delle difficoltà di rapporto nella sfera sentimentale, scolastica, famigliare, delle conoscenze e amicizie. Giovani più consapevoli saranno ragazzi più maturi e uomini e donne più equilibrati e sereni. Bravi Gino Cecchettin e il Ministro Valditara. E’ stata costruita un’alleanza solida e foriera di ottimi risultati”. E’ favorevole l’opinione del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, al Protocollo d’intesa contro la violenza sulle donne, dal titolo “Educare al rispetto: azioni condivise per prevenire ogni forma di violenza sulle donne attraverso il contrasto a stereotipi e discriminazioni di genere” siglato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dalla Fondazione voluta dal padre di Giulia Cecchettin, dopo il tragico assassinio della ragazza da parte del fidanzato, reo confesso. “La precisione, l’ampiezza e la concretezza del protocollo – aggiunge Zaia – sono un bell’esempio di una alleanza caratterizzata da fatti e azioni mai vista prima, quando purtroppo spesso ci si fermava alle parole. Sono certo che Giulia, da lassù, starà applaudendo, lei così come le tante ragazze e donne vittime della stessa barbarie. Un papà e le Istituzioni hanno unito le forze e le azioni che metteranno in atto promettono di essere foriere di una svolta. Le coscienze e i cuori del Veneto e dei Veneti – conclude – sono stati straziati dalla vicenda di Giulia, il cui ricordo non dovrà mai scemare. Per quanto mi riguarda garantisco fin d’ora, se i firmatari lo riterranno utile, l’impegno della Regione Veneto a supportare nei modi possibili questo cammino di civiltà”.
VENEZIA (ITALPRESS) – “Contiene precisi elementi che richiamano il territorio, i cartelli delle stazioni ferroviarie e il mondo ciclistico il logo della Treviso Ostiglia, una ciclovia strategica per il Veneto che, unita ai cinque itinerari di interesse nazionale che attraversano la nostra Regione, compone una delle reti ciclabili più importanti d’Italia. Proprio su questo percorso, in corso di completamento da parte della Regione attraverso Veneto Strade, la Giunta ha approvato il logo, ideato dalla Federazione dei Comuni del Camposampierese, gestore della ciclovia. Un simbolo grafico che, vista la valenza strategica attribuita alla ciclabile, ricavata sul sedime di una linea ferroviaria dismessa, sul territorio di quattro province, Treviso, Padova, Vicenza e Verona, compreso il Parco Regionale del Sile, sarà utilizzato da tutti i Comuni presenti lungo i 118 chilometri del tracciato, per una valorizzazione e promozione unitaria della ciclovia che diventerà, così, immediatamente riconoscibile a cittadini, cicloturisti e amanti delle due ruote” Lo ha detto la Vicepresidente della Regione del Veneto e Assessore alle Infrastrutture, trasporti e lavori pubblici, Elisa De Berti, con riferimento al provvedimento approvato dalla Giunta e contenente disposizioni per l’utilizzo del logo sull’intero tracciato veneto della Treviso Ostiglia. “Il monogramma del logo, composto da T ed O, rappresenta le iniziali di Treviso e Ostiglia – ha spiegato la Vicepresidente – ma, al tempo stesso, anche un manubrio frontale (T) e una ruota (O). La forma risultante richiama lo stile degli scudetti delle biciclette vintage mentre i colori blue royal e bianco ricordano i cartelli delle stazioni ferroviarie e della segnaletica stradale. Il logo caratterizzerà l’identità della ciclovia e sarà utilizzato per veicolare un’immagine unica e distintiva del percorso”. “Ad oggi – conclude la Vicepresidente – sono stati realizzati circa 89 chilometri del tracciato che da Treviso porta fino al confine con la Lombardia. Una volta conclusi gli ultimi 29 chilometri, i cui lavori sono stati già avviati, del tratto che collega Cologna Veneta a Casaleone, si completerà il tracciato di un asse strategico per la mobilità dolce in Veneto. La ciclabile è ben collegata con altri percorsi, come la GiraSile, la Riviera Berica, l’Anello dei Colli Euganei e la ciclovia del Brenta, oltre che con i grandi itinerari Dolomiti-Venezia, Lago di Garda-Venezia e AIDA. La Treviso Ostiglia fa parte, inoltre, del più ampio progetto della Regione Green Tour – Verde in movimento che, attraverso 600 chilometri di piste ciclopedonali, vie navigabili ed ippovie, promuove l’importanza della mobilità sostenibile e dei corretti stili di vita”. “La Ciclovia Treviso-Ostiglia è un gioiello del cicloturismo in Veneto – ha aggiunto l’Assessore al Turismo, Federico Caner -: un percorso storico trasformato in una pista ciclabile unica nel suo genere, immersa nella natura, che diventerà il percorso più lungo d’Italia recuperato da una ex ferrovia. Questa ciclabile rappresenta un esempio virtuoso di mobilità sostenibile, connessa ad altre grandi ciclovie e servizi dedicati al turismo lento. Il Veneto, con il riconoscimento di questo logo di promozione, continua ad investire nel cicloturismo come asset strategico per un’offerta turistica diversificata, eco-sostenibile e rispettosa del paesaggio rurale. Il brand studiato per promuovere in modo distintivo il tracciato non solo rafforza il legame tra sport e turismo ma ha anche l’obiettivo di generare un impatto positivo e duraturo su economia e territorio, contribuendo al rafforzamento dell’identità locale e alla creazione di valore”.