Non sono i numeri a far grande una città. Esistono luoghi di modeste dimensioni che fanno invidia perfino alle grandi metropoli: e fra questi Vicenza. Non solo per il suo autore, l’architetto più famoso sulla terra, ma anche per l’ingegno dei suoi abitanti.
Che con la loro industriosità fanno conoscere Vicenza anche nei luoghi più sconosciuti. Sono costoro gli ambasciatori della repubblica vicentina, i migliori promotori della nostra multiforme realtà. Perché la natura è stata generosa con noi, dai monti alla pianura, dalla posizione strategica alla prossimità della montagna al mare. In un contesto simile non poteva mancare l’arte non solo quella espressiva delle scritture o figurativa dei palazzi, le sculture, le pitture, ma anche il genio delle arti applicate.
Per tutte la meccanica, per migliorare quando non modificare il nostro modo di vivere. Ma se Vicenza è tutto questo, e non solo, non avvertiamo la calca di visitatori e tantomeno la sosta. Eppure ci sono, anche se non si notano. Dalle visite ai palazzi, al teatro, ai musei, alle ville, dalla partecipazione alla fiera, ai pellegrini del Monte Berico. È un continuo andirivieni ma senza assembramento.
Sembra quasi che l’ospite o il turista non voglia farsi notare. Un po’ come il carattere dei vicentini. Quella strana contrarietà a mostrarsi consapevoli se non orgogliosi di questo ben di dio. E quindi agire di conseguenza.
Pur piccola quanto a numeri può diventare una grande città per iniziative collettive. Purché lo voglia.
Di Giovanni Bertacche da Vicenza In Centro (Aprile 2023)
I Vicentini conoscono molto bene il cognome Fogazzaro, ma che origini ha? All’inizio era Fugazzaro, ma si sa che i cognomi variano. In rari casi la forma Fugazzaro è ancora presente.
Tra le circa 150 contrade di Valli del Pasubio, ne esiste una che porta questo nome: da lì nascono le famiglie Fugazzaro e Fogazzaro. La zona è compresa in quella vastissima area che io chiamo comprensorio cimbrico (parte del Trentino, parte del Veronese, parte del Vicentino, tra loro confinanti), caratterizzata da insediamenti misti a macchie di leopardo, perché la popolazione di origini latine e l’altra di origine germanica preferivano restare separate.
Un esempio curioso di questa separazione è la presenza della contrada Brandelleri, non lontana dalla contrada Fugazzaro. La seconda, autoctona, ha un chiaro significato: fuochista, dal lavoro degli abitanti che si dedicavano alla produzione del carbone di legna nella zona di Pian delle Fugazze, lì vicino.
Come dire “il piano dei fuochi”, perché lì, nella giusta stagione, era un continuo fumigare prodotto da questo lavoro cui molti si dedicavano. Quindi dimentichiamo la traduzione “pian delle focacce” nel senso di dolci cotti al forno come ho sentito dire frequentemente, anche se la focaccia da mangiare deriva dallo stesso termine fuoco.
La prima contrada, Brandelleri, deriva il suo nome dal cimbro Brandler che, guarda caso, significa fuochista, nell’identica accezione esposta più su. Da Brand, fuoco; abbiamo anche qualche esempio similare in cimbro: Prant, tizzone (cimbro di Asiago), Bratziel, brace (cimbro di Luserna).
Una nota sulle derivazioni cosiddette cimbriche. Non è bello da dire, ma esistono casi al mondo in cui si può definire “nemico naturale” uno o più popoli viciniori. Nel nostro caso, i popoli che ci portarono guerre (e, in forma diversa, leggi guerre economiche, ne portano anche ora; nessuno può negare che l’attuale Germania sia dominante, verso molti altri paesi dell’Unione).
Anche altri popoli passarono di qua, soprattutto dall’est vicino e lontano, ma a volte erano mescolati con popoli germanici, secondo l’antico sistema dell’alleanza o del consorzio.
Quindi, quando troviamo un termine germanico nel comprensorio cimbrico, non possiamo considerarlo sempre come cimbro, perché potrebbero essere lasciti di altri popoli: Goti, Longobardi, ecc. Potrebbero essere anche tedeschi, ma nelle specificità antico alto tedesco, antico medio tedesco, antico basso tedesco. Il cosiddetto cimbro è un dialetto bavarese del XII secolo.
Di Francesco Borasco da Vicenza In Centro (Marzo 2023)
Non tutti conoscono il significato del “terzo tempo” nel Rugby, sport noto per la sua durezza, per il grande impatto e furore agonistico, ma anche per la disciplina improntata sulla lealtà e sul rispetto dell’avversario.
Dopo ogni partita le due squadre avversarie e gli arbitri si ritrovano a mangiare e bere festeggiando per non dimenticare mai che in campo si compete e al di fuori si condividono gli stessi principi dello sport: l’inclusione e lo stare insieme in un’atmosfera di cordialità nella quale si stemperano le tensioni della partita.
Forse questo rappresenta il vero spirito del rugby.
La gioiosa sfilata di sabato scorso organizzata dal Rangers Rugby Vicenza in Corso Palladio per la vittoria del campionato nazionale di serie A e conclusasi nella sala Stucchi del Comune di Vicenza con la consegna del sindaco Possamai di una ”Targa Ricordo”, ha avuto un altro memorabile momento quando il presidente Augusto Fantelli ha donato una maglia a Possamai e anche all’ex sindaco Rucco con la scritta “Insieme per Rangers Rugby Vicenza” nelle quali i due concorrenti politici hanno impresso le loro firme di impegno.
Una nuova applicazione del “Terzo Tempo” nella Politica? Sarebbe sicuramente una buona pratica da adottare in modo convinto per andare oltre a certe modalità dannose ai valori ed esempi necessari a migliorare la nostra Comunità Vicentina e non solo.
Da venerdì 16 a domenica 18 giugno 2023 piazza dei Signori di Vicenza ospita la prima edizione di “Pizza in piazza”, una tre giorni dedicata alla pizza di qualità, quella nobilitata da lunghe lievitazioni, dall’utilizzo di farine pregiate, guarnite da prodotti di alta qualità, artigianali.
L’iniziativa è promossa dall’associazione Eccellenza nella pizza, presieduta da Francesco Savarise, in collaborazione con il Comune di Vicenza.
Tra i pizzaioli che inforneranno le loro specialità per farle assaggiare ai vicentini ci sono Catello Buononato della pizzeria Catello di Vigardolo, Rosario Giannattasio di Acqua e Farina di Vicenza, i due giovani talenti premiati dalla Guida al Mangiare e Bere Bene in Veneto, Massimiliano Fraccarolo e Riccardo Furlani di Fattore F di Vicenza, Mauro Pozzer de La Rotonda Thiene, Giuseppe Soldà de La Pieve Chiampo, Alessandro Buono di Amor di pizza di Paese nel trevigiano, Giuseppe Nalesso di Impasti la Villana in pizzeria di Grantorto nel padovano, Vittorio di Nunzio della pizzeria City di Treviso e, infine, Andrea Piccolo de Il laboratorio in fermento Falzè di Trevignano nel trevigiano.
Degustazioni di pizza e birra artigianale
In piazza dei Signori verranno allestite otto casette in legno che ospiteranno sei postazioni dedicate ai pizzaioli, dove i maestri dell’arte lievitata creeranno in diretta le loro specialità che potranno essere gustate calde fumanti sul posto; altre due casette saranno dedicate alle birre artigianali di qualità, in una le spine gelate del birrificio vicentino La Villana, sogno di Ilaria e Marco, che hanno dato vita ad una realtà produttiva artigianale di altissima qualità che al momento produce 18 varietà di birra.
Al birrificio locale si abbinerà Erdinger Weissbräu di Erding, città tedesca dell’Alta Baviera, la più importante fabbrica di birre di frumento in Germania e nel mondo, con una produzione che supera abbondantemente il milione di ettolitri, pur avendo mantenuto una attenzione maniacale alla qualità, anche attraverso l’uso della tecnica tradizionale della doppia fermentazione.
In degustazione anche la prima Cola italiana, la MoleCola, l’acqua di Fonte Margherita e il caffè di Julius Meinl.
Tre giorni di degustazioni e musica
Alla degustazione di pizze e birre artigianali si abbinerà un accompagnamento musicale dal vivo, venerdì sera i mitici Fred e i Cocchi di Mamma, una band travolgente che propone i successi degli anni 50 e 60 da Fred Buscaglione in poi.
L’accesso a piazza dei Signori è libero, pizze e bevande si potranno acquistare utilizzando i token in vendita alle casse.
Per informazioni: sito web: www.pizzainpiazza.org, Facebook e Instagram@pizzainpiazzavicenza, telefono: 3938475937.
Vicenza, una città che è essa stessa un gioiello, è sempre stata considerata la città dell’oro, anche perché può vantarsi di produrre da secoli un terzo circa di tutta la lavorazione orafa italiana.
Basti pensare che il primo documento che attesta questa caratteristica vicentina risale al 1399. In quell’anno è stata emanata infatti la “Costituzione della fraglia degli orafi di Vicenza” perché già in quella lontana epoca a Vicenza si contavano 150 orafi artigiani.
La bravura degli artigiani vicentini era in particolar modo apprezzata dai nobili veneziani, soprattutto dalla Chiesa, che periodicamente richiedeva loro la realizzazione di manufatti religiosi preziosissimi.
Col passare dei secoli le richieste continuarono ad aumentare, così la città ha avuto modo di farsi conoscere ed apprezzare anche in questo settore merceologico e ciò permise alla città un notevole arricchimento. Il decollo del settore però avvenne con l’inizio dell’era industriale intorno al 1800, con l’inizio dell’era dei consumi e del benessere.
In tal modo accanto ai laboratori artigianali iniziarono a nascere vere e proprie aziende orafe, di piccole e medie dimensioni e per lo più di carattere famigliare.
Negli anni 2000 le aziende orafe nel vicentino (il capoluogo, Bassano del Grappa, Trissino, ecc.) avevano raggiunto il considerevole numero di oltre 1300 con più di 10.000 addetti. Qualcuna di esse lavorava mediamente oltre 100 kg d’oro.
Oggi il settore ha subìto una restrizione notevole, tuttavia la fiera “Vicenza Oro” con il “Museo del Gioiello” è un punto di riferimento di tutto il settore, sia per l’Oreficeria che per la Gioielleria.
Di Francesco Borasco da Vicenza In Centro (Marzo 2023)
Bassano Music Park 2023 parte con l’annunciato e attesissimo concerto dei Modà,giovedì 22 giugno, alle 21 e 30 con orchestra dal vivo per festeggiare i loro 20 anni di storia. La band capitanata da Francesco “Kekko” Silvestre ha ottenuto in carriera 1 disco di diamante, 9 dischi di Platino, 2 dischi d’oro, 15 singoli certificati platino e 6 certificati oro e a tutto questo si aggiunge poi un lungo elenco di palazzetti e stadi sold out in tutta Italia. Ma non è tutto. Il 2023 segna anche il decimo anniversario della pubblicazione di “GIOIA”, album certificato 5 volte platino che ha segnato un importante punto di svolta nella storia del gruppo.
Venerdì 23 giugno Parco Ragazzi del ’99, location del Bassano Music Park, diventa palcoscenico di alcuni live con l’evento Aperipark, aperitivo al parco accompagnato dal dj set di Luciano Gaggia (dalle ore 18.30), seguito dall’esibizione di Liveplay, band di riferimento in Europa nel tributo ai Coldplay (ore 21.30). Oltre all’assoluta fedeltà alle sonorità (tutti i membri della band sono polistrumentisti), elemento distintivo dei Liveplay è la capacità di coinvolgere scenograficamente ed emotivamente il pubblico con videoproiezioni ed effetti speciali. Liveplay è la prima band in assoluto ad aver eseguito dal vivo tutti i brani degli album più recenti (“Ghost Stories”, “A Head Full Of Dreams”, “Kaleidoscope”, “Global Citizen EP”) con uno spettacolo che è ciò di più simile agli indimenticabili concerti dei Coldplay si sia mai visto.
Sabato 24 giugno la festa continua nel week endcon lamusica tutta da ballare di 90 Wonderland, ilparty anni ’90 più grande d’Italia, una serata di grandi successi, di un decennio glorioso, con le hit pop, rock e dance mixate a raffica.Energia, ritmo, divertimento, un tuffo nel passato e fra i ricordi delle estati più belle, con la nostalgia alle spalle e la magica atmosfera musicale degli anni ’90. Con la musica, una festa ricca di animazione, djs, ballerini, personaggi fantastici simboli dell’epoca, gadgets, effetti speciali e super video show.
A chiudere, il 26 luglio (ore 21.30), una star della scena contemporanea, Madame, la vicentina Francesca Calearo, che ha appena pubblicato il suo secondo album, L’Amore, a distanza di due anni dal suo disco d’esordio. Nel tempo trascorso nel mezzo, la cantautrice e rapper è stata eletta artista più ascoltata degli ultimi dieci anni su Spotify; ha collezionato finora 35 certificazioni tra platino e oro; è diventata la più giovane vincitrice della Targa Tenco per il miglior album d’esordio e per la miglior canzone, Voce, che ha vinto anche il Premio Lunezia e il Premio Bardotti, entrambi per il miglior testo.
“Dopo un concerto-evento nel 2022, che è stato un primo banco di prova di successo – afferma il sindaco di Bassano del Grappa, Elena Pavan – torniamo quest’anno con un vero e proprio calendario di grandi eventi e un nuovo brand, il Bassano Music Park, che puntiamo a valorizzare e far crescere per fare di Bassano una delle città di riferimento in Veneto anche per i grandi concerti e l’intrattenimento estivo. Vi aspettiamo numerosi per vivere insieme un’estate di musica e divertimento in uno scenario unico”.
Lunedì 12 giugno, alle 21, sarà l’Oratorio di San Nicola ad ospitare il primo concerto finale delle due master class di giugno del festival Vicenza in Lirica. Un concerto lirico eseguito dagli allievi di canto che hanno partecipato alla master class tenuta dal celebre soprano Barbara Frittoli. Il festival conferma e rinnova ancora una volta il suo impegno verso i giovani cantanti lirici attraverso un percorso di formazione artistica rivolto a perfezionarli vocalmente ed artisticamente.
Protagonisti della master class sono 10 nuove promesse del bel canto provenienti da Italia, Germania, Russia, Turchia, Cina e Iran, confermando il richiamo internazionale del Festival e della sua attenzione verso i giovani cantanti lirici. Ad accompagnare al pianoforte le celebri aria del melodramma è il pianista cubano Marcos Madrigal.
Il soprano Barbara Frittoli, una delle voci italiane più apprezzate sui palcoscenici di tutto il mondo, è un’affezionata presenza al Festival, con il quale ha consolidato un rapporto duraturo di collaborazione e amicizia, tornando negli anni sia in qualità di artista ospite, che di apprezzata docente, condividendo la visione di un festival non solo alla portata di un pubblico giovane, ma in grado anche di rendere le nuove generazioni protagoniste sul palcoscenico.
Sarà possibile ascoltarla il 4 settembre al Teatro Olimpico nel Requiem di Mozart insieme a Sara Mingardo, Roberto Manuel Zangaro e Riccardo Zanellato insieme all’Orchestra Camerata Musicale Città di Arco diretta da Maestro Marco Comin ed al coro Iris Ensemble.
Il concerto all’Oratorio di San Nicola sarà il primo di tre appuntamenti formativi e concerti ad ingresso gratuito, che vogliono mettere in risalto le giovani voci; i prossimi appuntamenti sono fissati il 17 giugno con gli allievi di Giovanna Canetti e a settembre con quelli del mezzosoprano Renata Lamanda.
Il Festival gode del sostegno del Ministero della Cultura, del sostegno e collaborazione del Comune di Vicenza e di AGSM AIM, del patrocinio della Regione del Veneto, del Teatro La Fenice di Venezia, del Comune di Sabbioneta e della collaborazione con l’Archivio storico Tullio Serafin.
La Rangers Rugby Vicenza, in occasione della conquista del titolo di Campione d’Italia di serie A con la promozione nel massimo campionato italiano di rugby, organizza per sabato 10 giugno, a partire dalle 17, una sfilata nel centro cittadino per festeggiare lo storico risultato. Da Campo Marzo, dove è previsto il ritrovo in piazza Esedra, il corteo partirà in direzione corso Palladio.
A Palazzo Trissino la prima squadra della Rangers Rugby Vicenza sarà accolta nella Sala degli Stucchi dal sindaco di Vicenza Giacomo Possamai che, per l’occasione, ha voluto invitare il predecessore Francesco Rucco. Un gesto che riconosce l’importanza del supporto dato dal Comune negli anni alla crescita di questa disciplina sportiva.
Saranno presenti tutti gli atleti biancorossi della società presieduta da Augusto Fantelli: dalla prima squadra di capitan Pietro Piantella ai piccoli del minirugby, oltre allo staff, le famiglie e tutti gli appassionati e supporter che vorranno aggregarsi, vestendo i colori del rugby biancorosso.
“Un risultato straordinario per una società che è un fiore all’occhiello per la nostra città – ha dichiarato il sindaco Giacomo Possamai – e che è riuscita a portare il rugby a livelli inaspettati con il traguardo della massima serie e le centinaia di iscritti che oggi popolano i campi cittadini. Il Comune ha saputo sostenere questo sport negli anni, e per questo ho voluto invitare il mio predecessore, Francesco Rucco. I nostri complimenti vanno ai Rangers Rugby Vicenza per la tenacia e la caparbietà che da quasi 50 anni li contraddistinguono insieme con i valori del sacrificio, della lealtà, del rispetto e dell’altruismo che riescono a dimostrare”.
Rangers Rugby Vicenza
La società biancorossa, fondata nel 1974 e prossima al cinquantesimo di attività, è sostenuta da quasi vent’anni dal Gruppo Battistolli, il cui titolare è Luigi Battistolli, vicepresidente e mecenate vicentino, rappresenterà a partire da ottobre 2024 la Città del Palladio e tutta la Provincia berica nell’Eccellenza ovale italiana.
Da anni la Rangers Rugby Vicenza collabora con altre società della provincia quali Aries Rugby, Rugby Thiene, Valchiampo Rugby e Rugby Alto Vicentino con l’obiettivo di promuovere e diffondere il rugby di base e migliorare il livello tecnico delle formazioni giovanili e seniores.
Bugie, tempo, sonno, comunicazione, identità, paesaggio. Sono queste le sei “parole chiave” attorno alle quali l’Accademia Olimpica e le Gallerie d’Italia – Vicenza, sede museale di Intesa Sanpaolo, proporranno ogni mercoledì alle 18, dal 14 giugno al 19 luglio, un nuovo ciclo di appuntamenti: “Dialoghi di mezza estate”. Il programma, sviluppato in sinergia dalle due istituzioni culturali e realizzato in collaborazione con il Comune di Vicenza, si articolerà fra Palazzo Leoni Montanari, sede cittadina delle Gallerie d’Italia, il giardino del Teatro Olimpico e il chiostro del Museo Naturalistico Archeologico.
Dodici gli esperti coinvolti, due per ogni tema, spesso scelti volutamente in (almeno apparente) “antitesi disciplinare”.
Sipario allora sui “Dialoghi di mezza estate” il 14 giugno alle Gallerie d’Italia – Vicenza, con il neurobiologo Giorgio Vallortigara (Università di Trento – CIMEC) chiamato a conversare con il neurologo Gianfranco Denes (Università di Venezia) sul “Perché si dicono le bugie”: dalla piccola “quasi verità” alla più complessa menzogna, il pubblico avrà l’occasione di scoprire che cosa spinge gli esseri viventi ad alterare la realtà.
Il 21 giugno, nel chiostro del Museo Naturalistico Archeologico, si rifletterà invece su “Che cos’è il tempo?”, intrecciando i punti di vista del filosofo e accademico olimpico Paolo Vidali e del fisico Gianguido Dall’Agata (Università di Padova): sarà l’occasione per un tuffo in un concetto solo in apparenza lineare, ma in realtà ricco di declinazioni e di sfumature.
Dal tempo in generale a un tempo speciale e vitale per gli esseri viventi come “Il sonno, dono della notte: necessario e ispiratore”, che il 28 giugno alle Gallerie d’Italia – Vicenza vedrà confrontarsi il medico Sara Montagnese (Università di Padova – Università del Surrey) e Roberto Cuppone, regista teatrale, docente (Università di Genova) e accademico olimpico.
Appuntamento nel giardino del Teatro Olimpico, il 5 luglio, per il quarto “Dialogo”, dedicato a un tema particolarmente attuale: “Comunicare stanca? Sociologia e tecnologia a confronto”. In un mondo che cambia, anche questo tipo di interazione sta conoscendo una profonda trasformazione, destinata a evolvere ulteriormente, come sarà sottolineato dal fisico-informatico Matteo Salin e dal sociologo Renato Stella (Università di Padova), entrambi accademici olimpici.
Ritorno alle Gallerie d’Italia – Vicenza il 12 luglio per una conversazione su una domanda centrale per l’essere umano: “Ma io chi sono? Identità genetica e sociale”, attorno alla quale spazieranno le riflessioni del genetista e accademico olimpico Guido Barbujani (Università di Ferrara) e dell’antropologo culturale Marco Aime (Università di Genova).
Dall’individuo si passerà al mondo che lo circonda nel sesto e ultimo “Dialogo di mezza estate”, in programma il 19 luglio nel giardino dell’Olimpico: alla domanda “Quanto vale il paesaggio?” risponderanno il geologo Francesco Vallerani (Università di Venezia) e l’agronoma Mara Thiene (Università di Padova), entrambi accademici olimpici.
«Per questi “Dialoghi di mezza estate” – commenta il presidente dell’Accademia Olimpica, Giovanni Luigi Fontana – abbiamo deciso di sperimentare una nuova formula che compendia originalità dei contenuti, qualità dei relatori e snellezza degli incontri, volutamente divulgativi e limitati alla durata di un’ora. Il pubblico avrà così l’occasione di confrontarsi sia con cruciali tematiche, quali quelle della comunicazione contemporanea o del rapporto con la nostra identità e con il paesaggio, sia con problemi e dimensioni del vivere quotidiano, quali la bugia, il tempo o il sonno, spesso banalizzati ma in realtà centrali ed estremamente ricchi di implicazioni per l’intera nostra esistenza».
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. In caso di maltempo, son previste alternative al coperto. Per informazioni segreteria@accademiaolimpica.it.
La Fiera orafa di Vicenza è una tra le prime in Italia per livello di visibilità e fatturato complessivo. La Fiera nacque quando intorno a Vicenza fioriva un mercato economico e finanziario significativo e la città berica era la prima provincia delle Tre Venezie per industria e artigianato.
Questa manifestazione fu soprattutto espressione di una possibile rinascita dopo il disastro della guerra. Il grande successo della prima edizione portò alla realizzazione, nel settembre del 1946, della “Fiera Campionaria Nazionale di Vicenza” dove si tornò a parlare della “Fiera di merci”, basata soprattutto sulla grande tradizione laniera e sulla struttura industriale della meccanica.
G.Vajenti, Fiera della nostra storia. La fiera di Vicenza al Giardino Salvi- 1946-1971, Ente
Il 15 settembre del 1946 il noto quotidiano locale “Il Giornale di Vicenza” definiva la fiera come la più grande esposizione del lavoro vicentino, visitata da molte migliaia di persone. Nel giro di poco tempo le vere proporzioni della Fiera di Vicenza e la sua più indicata caratterizzazione si delinearono quasi spontaneamente.
Nel 1947 ebbe luogo la “Fiera Campionaria Nazionale di Vicenza”, per favorire la diffusione dei prodotti industriali, artigiani e agricoli vicentini, per trovare nuovi sbocchi e per riallacciare i rapporti di scambio nazionali e internazionali, contribuendo così alla ricostruzione del Paese. Il successo della manifestazione e l’interesse per lo sviluppo dell’economia cittadina portarono il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio a costituire l’Ente Autonomo per la Fiera Campionaria (20 febbraio 1948).
Presidente fu nominato Gaetano Marzotto e Giacomo Rumor fu il vicepresidente. La Fiera si tenne in un apposito edificio del Giardino Salvi; tale sede fu mantenuta fino al 1971. Il progetto espositivo era stato disegnato dall’architetto Sergio Ortolani che creò una struttura studiata appositamente perché ripetesse in successione il motivo dei colonnati della vicina loggia Valmarana e della seicentesca adiacente loggia Longhena, riflessi nell’acqua.
In questa importante rassegna sia i produttori che i consumatori avevano modo di apprezzare i prodotti delle industrie e dell’artigianato locali in nobile gara con quelli delle altre province d’Italia. La Fiera campionaria rispondeva a delle necessità unicamente commerciali e propagandistiche. Nell’immediato dopoguerra viva era infatti, da parte di imprese e commercianti, l’esigenza di rilanciare la propria attività dopo gli anni di stasi economica. Questa realtà fieristica diede notevole impulso ai settori dell’industria vicentina, come la lana, la ceramica e l’oro.
La Fiera mantenne queste caratteristiche fino al 1957, quando il numero degli espositori passò dai 146 iniziali ai 547. Nel corso di quegli anni si poté assistere alla progressiva specializzazione delle manifestazioni, tanto da giungere alla creazioni di saloni specializzati per ogni settore. Questo era dovuto alla particolare espansione in provincia (grazie anche alla stessa Fiera) di due settori, la ceramica e l’oreficeria, il che determinò una più ampia adesione di aziende extra-provinciali appartenenti ai settori specifici.
Il 1958 fu l’anno del rilancio della fiera di specializzazione. Infatti, alla “XII Fiera di Vicenza” il nuovo settore del marmo fu affianco a quello dell’oro e della ceramica e la Fiera era composta da tre settori dalla denominazione diversa e precisamente: “Salone Internazionale della Ceramica”; “Mostra internazionale dell’Oreficeria e Argenteria”; “Mostra Nazionale del Marmo (l’unica del settore in Italia e nel mondo, con cadenza biennale a partire dal 1958)”. Si nota, dunque, una diretta correlazione tra sviluppo della struttura fieristica e specializzazione la quale portò l’Ente fieristico a dimostrare la sua forte vitalità. Alla Fiera di Vicenza del 1960 giunsero commercianti provenienti persino dal Canada, dall’Australia e da Hong Kong. Quindi, già in questo primo periodo si registrò un grande interesse nei confronti delle mostre dove 440 ditte dei vari settori dell’artigianato vicentino trovarono uno spazio privilegiato per poter esporre la propria manifattura.
Il Presidente Gaetano Marzotto con Alcide De Gasperi
In questo primo periodo della Fiera ci furono alcune difficoltà di carattere logistico e organizzativo, che aprirono, negli anni successivi, il dibattito riguardante lo spazio a disposizione, che risultava molto limitato, e sulle date di svolgimento che non corrispondevano al momento di mercato più favorevole per i tre settori. Erano lacune che vennero colmate con il passare degli anni e con l’esperienza: a partire dal 1966, infatti, le mostre vennero realizzate in epoche diverse per rendere più rispondenti alle rispettive esigenze di mercato.
Il Comitato dell’Ente Fiera decise di distinguere la manifestazione orafa da quella del marmo, che vennero pianificate in date consecutive, entrambe nel mese di settembre. Lo scopo era di dare maggiore visibilità in Italia e all’estero a entrambi i settori produttivi vicentini. Entrambe le mostre vennero realizzate al Giardino Salvi. Negli anni Sessanta la specializzazione dei settori diventò la meta principale della Fiera di Vicenza; ogni manifestazione doveva essere costantemente aggiornata, con una struttura elastica, agile, dinamica. Aderire alle esigenze dei settori era l’imperativo categorico, facendo i conti con i consumatori e con l’opinione pubblica. Era necessario conoscere le preferenze e i gusti dei compratori.
Fu questo il periodo più felice della Fiera di Vicenza dovuto principalmente al clima favorevole dato dallo sviluppo economico generale, dove vennero introdotti anche i concorsi a premi che valorizzarono maggiormente i vari settori. In quegli anni iniziò la politica della differenziazione fra mostre economiche e mostre per il pubblico. Succedeva quindi che in concomitanza con la “grande” Fiera campionaria organizzata al Giardino Salvi veniva inaugurata una piccola mostra. Le prime mostre, come quella del mobile vicentino e dei fiori e delle piante ornamentali, trovarono spazio all’interno della basilica palladiana. Successivamente le mostre vennero organizzate anche all’interno delle famose ville del territorio.
Questa seconda fase – fino al giugno 1971 – vide da un lato l’abbandono del marmo e del tessile, dall’altro una ulteriore affermazione della ceramica e dell’oreficeria e la nascita della “Mostra del Mobile e del Campeggio”. A Lonigo, invece, su incarico del Comune, si organizzò la “Mostra delle Sementi Certificate”. È in quegli anni, inoltre, che venne messa allo studio la realizzazione di una nuova sede, più ampia e adeguata alle esigenze sempre maggiori di infrastrutture e servizi, espresse dagli espositori. Il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio crearono allora l’Immobiliare Fiera Spa, che aveva lo scopo di costruire la sede, in un’area della zona industriale, a ovest della città, nelle immediate vicinanze dell’uscita dell’autostrada, per facilitare operatori e visitatori.
Il nuovo stabile venne dato in uso all’Ente Fiera mediante un contratto di comodato. L’edizione della Fiera di Vicenza del 1971 fu l’ultimo anno del Giardino Salvi. In questa occasione si registrò un grande interesse per la rassegna della ceramica. Al Salvi vennero esposti mediamente centomila pezzi per circa trecento espositori. Si trattò di modelli d’uso e ornamentali, artistici. Inoltre erano presenti le ultime novità del settore curate dai maggiori designer stranieri, ad esempio la produzione finlandese di Sarpaneva e Wikkala. Si giunse così al terzo periodo della fiera di Vicenza, che iniziò il 3 settembre 1972 con la cerimonia inaugurale della nuova sede fieristica, in occasione della “XXI Mostra nazionale dell’oreficeria, gioielleria e argenteria”, dove furono presenti oltre otto tonnellate di oro lavorato. In quell’anno alla mostra furono esposti anche ventiquattro pezzi di alta gioielleria firmati da Giò Pomodoro e una collana di lavorazione artigianale in platino con brillanti per 80 carati. L’esposizione fu visitata da circa 50.000 visitatori.
In questa nuova fase della Fiera di Vicenza si potenziarono le mostre già acquisite e si aprì a nuovi settori. Gli appuntamenti con la fiera dell’oro si sdoppiarono: le mostre diventarono due, quella invernale di gennaio e l’edizione tradizionale a settembre. Vennero potenziati il Salone Internazionale della Ceramica, quelli del Mobile, del Campeggio e delle Sementi (trasferito da Lonigo a Vicenza); contemporaneamente furono avviate la manifestazione della Concia, dei Vini DOC, dei Formaggi del Veneto.
A Bassano, ad Asiago e a Recoaro, venne fornito un supporto a manifestazioni locali nell’ambito dell’artigianato. Il calendario cominciava a farsi nutrito. E mentre cominciava a registrarsi una certa instabilità e incertezza nel settore orafo, nel 1975 la Fiera inaugura e promuove la “Mostra della gemmologia, mineralogia e paleontologia”, una rassegna specializzata che contribuì a dare continuità a quella orafa. Gli allestimenti delle fiere delle gemme risultarono essere molto spettacolari ed interessanti. Con l’introduzione di questa rassegna e l’esposizione di macchinari e delle attrezzature per i preziosi, si registrò una certa stabilità nelle vendite, malgrado l’elevato costo dell’oro. All’inizio degli anni Ottanta l’assetto espositivo della Fiera era esteso su una superficie di circa 10.000 metri quadri, sviluppati su tre piani, con impianti e servizi raccordati. Malgrado il clima di crisi con cui la mostra dell’oro si aprì, in quegli anni la Fiera si avviò ad essere, oltre che una vetrina, anche e soprattutto un “laboratorio” in grado di offrire agli operatori una vasta gamma di servizi economici e commerciali.
Nel gennaio 1987 l’Immobiliare, accogliendo le richieste dalla Fiera, provvide all’acquisto di un capannone situato ai margini dei terreni dell’Immobiliare stessa. Da quella data in poi, il quartiere fieristico vicentino andò sempre più sviluppandosi, avviando pian piano un ampliamento che lo portò ad essere uno dei più significativi poli fieristici italiani.
Dalla tesi di laurea di Anna Milan“Dalla Fiera al Museo dell’oro: oreficeria e gioielleria a Vicenza” pubblicata a puntate su Storie Vicentine n. 10 settembre-ottobre 2022