domenica, Novembre 1, 2026
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Lease 2026, il 28 e 29 ottobre torna a Milano il Salone del Leasing organizzato da Assilea

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(Adnkronos) – Scenari internazionali e sfide del leasing, politiche europee, mercati e investimenti, A.I. e fattori di cambiamento, transizione energetica e capitale umano, banche e intermediari creditizi, imprese e pubbliche amministrazioni, normativa e semplificazione, sono i principali temi di confronto delle 12 tra tavole rotonde e interventi, organizzati in 3 sessioni tematiche: 28 ottobre Sessione I – La nuova geoeconomia: mercato, credito e investimenti; Sessione II – Le frontiere del leasing tra regolamentazione e innovazione. Il 29 ottobre Sessione III – Il leasing che abilita il cambiamento: Immobiliare, Strumentale, Auto. Tra gli altri, in calendario i contributi e gli interventi di Angelo Camilli, vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco, Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo, Alessandro Fontana, direttore Centro Studi Confindustria, Marco Fortis, vicepresidente e direttore Fondazione Edison, Paolo Gerardini, vicepresidente Assolombarda con delega al Credito e alla Finanza Renato Loiero, consigliere del Presidente del Consiglio per le politiche di bilancio, Antonio Patuelli, presidente Abi, Almorò Rubin de Cervin, capo del dipartimento Regolamentazione e vigilanza bancaria della Dg Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali della Commissione europea. 

Nel periodo gennaio-settembre 2026 lo stipulato leasing è cresciuto del +3,2%, segnando un picco nel 2° trimestre e una sostanziale stabilità nel 3°, con un volume di 27 mld di euro e un incremento particolarmente solido del comparto Immobiliare. I Beni strumentali mostrano una stabilizzazione, cresce il settore Auto, con un’elevata incidenza delle alimentazioni green. In Europa il leasing si conferma una delle forme di finanziamento più rilevanti per le PMI e primeggia insieme alle linee di credito/scoperto di conto corrente, posizionandosi ben davanti ai finanziamenti bancari, ai crediti bancari agevolati e al credito per il commercio. Il nostro Paese si assesta al 4° posto per stipulato e l’industria del leasing italiana, guardando a economie paragonabili come quelle di Francia e Germania, presenta ancora margini di espansione. “Il leasing è un ecosistema al servizio della crescita, dello sviluppo e dell’ammodernamento delle imprese e il Salone è il momento in cui suoi principali attori si incontrano, dialogano con le istituzioni italiane ed europee e le associazioni di categoria e si interrogano sul futuro – spiega Paolo Guzzetti, presidente di Assilea – Nonostante il perdurare di un contesto di elevata incertezza per le imprese, causato dalle tensioni geoeconomiche e dalla ridefinizione dei rapporti commerciali in atto a livello globale, anche nel 2026 cresce il sostegno del credito leasing alle PMI italiane e lo stipulato chiude i primi nove mesi dell’anno in positivo. Dalla lettura dei dati e, soprattutto, dagli autorevoli interventi che saranno ospitati a Lease 2026, potranno emergere riflessioni e indicazioni per la politica industriale del Paese e della Ue”.  

“L’edizione di Lease 2026 si arricchisce ulteriormente nell’offerta, sia in termini qualitativi, sia quantitativi – aggiunge Giuseppe Schlitzer, direttore generale di Assilea – partendo da un’analisi geopolitica ed economica, passando per la frontiera tecnologica, fino alle verticali sui tre mercati di riferimento. Il leasing rappresenta un formidabile strumento di sviluppo e, a maggior ragione nel contesto attuale, la riflessione del Salone è incentra su come svilupparlo per sostenere la propensione agli investimenti, sulla ricerca dell’equilibrio tra regolamentazione e accesso al credito, sul ruolo dell’Intelligenza artificiale e della transizione energetica e su quello delle politiche e degli incentivi”. Il settore Auto (autoveicoli, veicoli commerciali e veicoli industriali) si conferma il principale segmento del mercato leasing, con oltre il 62,1% dei volumi finanziati; seguono lo Strumentale (26,3%) e l’Immobiliare (8,9%). Il comparto Auto è in leggero aumento in valore (+2,0%), grazie alla spinta degli autoveicoli e dei veicoli industriali, mentre arretrano i veicoli commerciali dopo la forte crescita registrata nel 2025. Un’autovettura elettrica su quattro è finanziata in leasing o noleggio a lungo termine. Il leasing Strumentale segna un assestamento (-0,9%) da leggersi dopo il +15,2% del 2025, in particolare dovuto alla flessione del segmento “finanziario” sopra i 2,5 milioni di euro, e si conferma lo strumento di finanziamento preferito dalle PMI, scelto per il 67,3% degli investimenti con Nuova Sabatini, Industria 4.0 e Sabatini Green. Il leasing Immobiliare (+21,9%) cresce in tutti i comparti, con il picco del +35% del segmento ‘costruito’ (+77,5% per il taglio sopra i 2,5 milioni di euro), e, per tipologia, degli alberghi e dei centri ricreativi (+51,9%) e degli immobili ad uso ufficio (+45,0%). 

 

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economia

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Non solo Marracash, da Ghali a Kid Yugi: la voce dei rapper contro gli scontri a Milano

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(Adnkronos) – Da Marracash a Kid Yugi, passando per Ghali. Nelle ultime ore anche il mondo del rap ha rotto il silenzio sugli scontri e sugli episodi di violenza che si sono consumati nel weekend nelle principali città d’Italia. Attraverso i social, gli artisti hanno voluto dare voce alle vittime del sistema, a tutto ciò che spesso denunciano attraverso i testi delle loro canzoni. A creare ampio dibattito è stato, in particolare, Fabio Bartolo Rizzo, in arte Marracash, finito al centro delle polemiche per aver scritto: “Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”. Parole che gli utenti hanno decifrato come una sorta di incitamento alla violenza, dando vita a un acceso confronti nei commenti.  

Il rapper della Barona ha chiarito la sua posizione respingendo le accuse di chi lo ha criticato: “A tutti gli indignati sotto questo post, io dico queste cose da sempre, dalle prime canzoni”, scrive denunciando la violenza che “va condannata ma anche quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale. Per una generazione senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai e il mantra che sei quello che hai e cioè niente”, conclude il rapper, “esistono molte forme di violenza”.  

Anche Ghali ha scelto i social per esprimere la propria vicinanza a chi scende in piazza: “A quelli che hanno il coraggio di affrontare discorsi scomodi e a chi, nel silenzio, cerca la pace con sé stesso. Continuate a lottare per ciò in cui credete, anche a costo di sembrare pesanti. La libertà di pensiero e d’animo è l’unica libertà di cui possiamo disporre in questa vita”.  

“Puntano il dito contro la violenza delle manifestazioni per delegittimarle, per togliere il diritto alle persone di ribellarsi a un sistema che non funziona”, scrive Sayf che critica chi si attacca solo agli episodi del weekend. “La violenza delle manifestazioni non è e non sarà mai paragonabile alla violenza con cui si permettono di togliere dignità alle vite delle persone”, aggiunge. Poi aggiunge: “Non c’è destra o sinistra, c’è un sotto e un sopra. E noi siamo tutti sotto”. Sayf entra poi nel merito delle proteste al Sud puntando il dito contro il silenzio dei media: “Vorrei che vi indignaste per il fatto che nessuno di noi ha più un futuro, per il fatto che l’1% della popolazione ha in mano il 99% delle ricchezze del mondo, o per il fatto che c’è un genocidio in atto nel nostro stesso condiviso mar mediterraneo, come vi indignate per delle vetrine rotte”. A condividere la sua rabbia anche Kid Yugi, che appena rientrato a Massafra, in Puglia ha raccontato le conseguenze delle proteste di autotrasportatori, che manifestano contro il caro carburante. Strade bloccate, supermercati vuoti e distributori senza carburante, “file interminabili di camionisti e agricoltori che chiedevano in ginocchio tutele che gli son state negate e la dignità di cui sono stati privati”. 

Anche Kid Yugi si è unito alla denuncia sul silenzio dei telegiornali e delle istituzioni su quello che accade al Sud. “La mia gente non merita questo, la Puglia non merita questo, il meridione non merita questo. Però so che prima o poi scoprirete cosa meritate voi, e sarà troppo tardi per fare ammenda”.  

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cronaca

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‘Comunicare l’Abitare’, a Roma il confronto su qualità della casa e accessibilità

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Si è svolta alla Casa dell’Architettura “Comunicare l’Abitare”, il think tank promosso da Casa Radio. Al centro del dibattito costi, rigenerazione urbana, innovazione tecnologica e qualità degli immobili. Rendere le abitazioni più salubri, sicure ed efficienti, mantenendole economicamente accessibili: è questa la sfida al centro della quarta edizione, che ha riunito professionisti, istituzioni, associazioni e imprese.

Inaugurata a Milano la mostra ‘Prototipi di futuro’, tra macchine, brevetti e tecnologia

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Inaugurata al Palazzo di Assolombarda la mostra ‘Prototipi di futuro. Macchine, brevetti, invenzioni, tecnologia e desideri alla Fiera di Milano’. Ideata e realizzata da Fondazione Fiera Milano in collaborazione con Assolombarda, in occasione dell’evento CES Unveiled Milan, l’esposizione mette in dialogo passato e presente, trasformando lo spazio in un piccolo campionario del futuro, tra intuizioni, scoperte e nuove possibilità e sarà visitabile dal 20 ottobre al 29 gennaio 2027.

Fabrizio Corona contro Mediaset: “Non ho paura, mi prendo responsabilità di quello che ho detto”

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(Adnkronos) – “Mi prendo la responsabilità di tutto quello che ho detto. Hanno sbagliato persona perché io non ho paura, ho fatto otto volte avanti e indietro dalla galera, per essere fermato mi devono sparare. Se pensano di avere ragione perché hanno voluto censurarmi?”. Così Fabrizio Corona al termine dell’udienza davanti alla giudice Stefania Novelli del Tribunale civile di Milano.  

A intentare la causa il gruppo Mediaset, Marina e Pier Silvio Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui per la puntata di ‘Falsissimo’ del 26 gennaio scorso con cui Corona avrebbe infangato i personaggi televisivi causando danni reputazionali e patrimoniali quantificati complessivamente in 160 milioni di euro.  

Nell’udienza tecnica le parti hanno avanzato la propria richiesta di ammissione delle prove, tema su cui la giudice si è riservata: potrà decidere se e quali prove ammettere oppure decidere.  

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cronaca

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Totti e la prima visita alla prostata: “Dottore, cosa vorrebbe fare con questo arnese…?”

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(Adnkronos) – Risate e applausi al Teatro Brancaccio di Roma per la presentazione di ‘Oltre’, il libro di Francesco Totti con il giornalista Alessandro Alciato. Ieri, lunedì 19 ottobre, nel corso della serata l’ex capitano giallorosso si è raccontato senza filtri, snocciolando aneddoti a pioggia per far sorridere i tanti appassionati presenti. Come nel racconto della prima visita alla prostata: “Vado a trovare il figlio di Vito Scala e siccome Vito per me è un fratello maggiore, è stato tutto per me e lo è ancora, mi dice qualunque cosa davanti a tutti e non si vergogna. Fa tremila battute e (a un certo punto) dice: ‘Controlla Francesco che ha 50 anni e deve fare un controllo alla prostata’. Lui sa che per questo cose impazzisco, tra controlli e punture devi stare almeno a due metri di distanza. ‘Allora chiamo l’altro dottore’, dice. Io me ne vado ma lui mi viene a prendere. Arriva questo, due metri, con un pollice enorme. Gli ho detto: ‘Che cosa vuoi fare con questo arnese…?’.  

L’ex capitano della Roma ha fatto divertire il pubblico del Brancaccio con il suo racconto, scandito da tempi comici non banali: “Non ti azzardare – ha continuato – che ti uccido. Non lo conoscevo ma già lo odiavo, solo il pensiero che lui arrivava da giù, avevo la pelle d’oca… Qui tutti avete fatto la visita alla prostata, no? Vabbè, andate a farla che è bellissima…”.  

E ancora: “Lui prende la crema, se la mette su questo metro e mezzo di dito. ‘Non indurire’ mi diceva, ma come non indurisco. Alla fine piano piano entra e mi usciva dalla bocca… Sono morto, non mi sono mosso per dieci minuti. Poi mi ha messo un po’ di ghiaccio e me ne sono andato. Camminavo come i pinguini…”.  

Nel corso della serata, Totti è tornato a parlare del suo addio al calcio: “Il 28 maggio è stato come morire, sotto certi punti di vista. Un addio forzato, che non volevo. È stato doloroso, ma fa parte del calcio: quando servi, servi. Quando non servi, non lo sei più. Ho accettato a malincuore la decisione di quella dirigenza. Avevo paura di voltare pagina, non sapevo cosa avrei trovato. Mi sono sentito perso. Di cosa ho paura? Della morte. Spero di continuare con la voglia e la passione che ho dentro…”. 

E ancora: “In questi 50 anni ho dato e ricevuto tanto amore: dalla famiglia, dai figli, dal popolo. È stato un dare e avere semplice, trasparente. Ho fatto il lavoro che ho sempre voluto: questo per me è amore vero”. 

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sport

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Beppe Signori torna in azzurro come capodelegazione dell’Under 20: dal calcioscommesse all’assoluzione, la seconda vita del bomber

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(Adnkronos) – Ci sono ritorni che hanno il sapore della nostalgia e altri che raccontano qualcosa di più. Quello di Giuseppe Signori in azzurro appartiene alla seconda categoria. L’ex attaccante, uno dei bomber più prolifici e riconoscibili del calcio italiano degli anni Novanta, torna a vestire i colori della Nazionale in una veste nuova: sarà il capo delegazione dell’Under 20 guidata da Carmine Nunziata. Un incarico che lo riporta al centro del mondo federale, dopo una carriera straordinaria sul campo e una lunga vicenda giudiziaria che per anni ha condizionato la sua vita, la sua immagine pubblica e il suo rapporto con il calcio. 

Il ritorno in Figc riapre inevitabilmente il racconto di una storia complessa. Perché il nome di Beppe Signori non evoca soltanto il sinistro micidiale, i gol a raffica, le domeniche all’Olimpico e il secondo posto dell’Italia al Mondiale del 1994. Evoca anche il terremoto del calcioscommesse del 2011, l’arresto, la radiazione dalla giustizia sportiva e una battaglia durata quasi dieci anni per arrivare all’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” nei procedimenti di Piacenza e Modena relativi a specifiche ipotesi di combine. 

Nato ad Alzano Lombardo il 17 febbraio 1968, Giuseppe Signori si impone all’attenzione del grande calcio grazie al Foggia di Zdenek Zeman. In quella squadra spettacolare, capace di rivoluzionare il modo di interpretare il gioco, l’attaccante bergamasco trova l’ambiente ideale per esaltare le proprie qualità: rapidità, intelligenza negli inserimenti, freddezza sotto porta e un mancino che diventa presto il suo marchio di fabbrica. È però con la Lazio che Signori entra definitivamente nella storia del calcio italiano. Negli anni Novanta diventa il simbolo di una squadra che ritrova ambizione e identità, conquistando l’affetto dei tifosi e imponendosi come uno dei centravanti più temuti della Serie A. Il suo rapporto con il gol è quasi istintivo: sa attaccare gli spazi, anticipare i difensori e trovare la porta anche quando sembra non esserci una soluzione. 

Il dato che meglio racconta la sua grandezza è quello dei titoli di capocannoniere. Signori conquista per tre volte la classifica dei marcatori della Serie A: 26 reti nella stagione 1992-1993, 23 nel campionato 1993-1994 e 24 nel 1995-1996. Con la maglia biancoceleste realizza complessivamente 127 gol, diventando uno dei riferimenti assoluti della storia laziale. Il suo bilancio nella massima serie italiana si chiude con 188 reti in 344 presenze, numeri che lo collocano tra i migliori marcatori di sempre del campionato. Dopo la parentesi alla Sampdoria, è Bologna a offrirgli una nuova casa calcistica. In Emilia ritrova continuità, responsabilità e un legame forte con la piazza, mettendo a segno 84 gol in sei stagioni. 

La Nazionale rappresenta un altro capitolo fondamentale. L’esordio arriva il 31 maggio 1992, nello 0-0 contro il Portogallo. Due anni più tardi Signori fa parte del gruppo che vola negli Stati Uniti per il Mondiale del 1994, concluso dall’Italia con un amaro secondo posto dopo la sconfitta ai rigori contro il Brasile nella finale di Pasadena. In azzurro colleziona 28 presenze e sette gol. 

La parabola di Signori subisce una brusca interruzione il 1° giugno 2011, quando il suo nome emerge nell’inchiesta sul calcioscommesse coordinata dalla Procura di Cremona. L’indagine porta alla luce un sistema di scommesse illegali e presunte manipolazioni di incontri calcistici, con il coinvolgimento di diversi protagonisti del mondo del pallone. L’ex attaccante viene raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari, che sconterà per circa due settimane. La notizia provoca un enorme clamore mediatico. Il suo nome, fino a quel momento associato soprattutto ai gol e alle imprese sportive, finisce sulle prime pagine per una vicenda lontanissima dall’immagine costruita in vent’anni di carriera. 

Signori viene indicato dagli inquirenti tra i protagonisti di un gruppo coinvolto nel sistema delle scommesse. Le contestazioni riguardano, tra gli altri aspetti, presunti accordi finalizzati ad alterare risultati calcistici e movimenti di denaro collegati a incontri di campionato. La giustizia sportiva interviene nel 2011 con una sanzione di cinque anni di squalifica accompagnata dall’esclusione definitiva da qualsiasi ruolo in ambito federale  

Il percorso giudiziario di Signori è complesso e si sviluppa attraverso filoni differenti. Nel filone principale dell’inchiesta di Cremona, relativo all’ipotesi associativa, il procedimento si chiude nel dicembre 2020 con una pronuncia di non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Parallelamente Signori affronta altri procedimenti nei quali decide di arrivare a una decisione sul merito delle specifiche accuse che gli vengono contestate. È in questi processi che arrivano due pronunce destinate a cambiare il finale della sua storia. La prima arriva il 23 febbraio 2021, davanti al Tribunale di Piacenza. L’ex attaccante è accusato di aver cercato di alterare il risultato della partita di Serie B tra Piacenza e Padova, disputata il 2 ottobre 2010 e terminata 2-2. Il procedimento riguarda presunti accordi e movimenti di denaro che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati collegati alla manipolazione della gara. Nel corso del dibattimento vengono esaminati gli elementi raccolti dagli investigatori e le testimonianze relative ai rapporti tra i soggetti coinvolti. 

La decisione del tribunale è netta: Signori viene assolto perché il fatto non sussiste. All’uscita dal tribunale, l’ex calciatore non nasconde la soddisfazione, ma nemmeno il peso degli anni trascorsi. “Dopo dieci anni è finita”, afferma, sottolineando come il tempo perduto non possa essere restituito. Parla di una rivincita e di una giustizia soltanto parziale, proprio perché nessuna sentenza può cancellare automaticamente le conseguenze personali e professionali di un decennio vissuto sotto il peso della vicenda. 

Poco più di un mese dopo arriva un’altra decisione favorevole. Il 30 marzo 2021 il Tribunale di Modena assolve Signori, in primo grado, dalle accuse relative alle presunte combine delle partite Modena-Sassuolo e Modena-Siena, entrambe del 2011. Anche in questo caso la formula è “perché il fatto non sussiste”. Due verdetti ravvicinati che assumono un valore particolare per l’ex bomber, impegnato da anni a difendersi dalle contestazioni e a recuperare la propria credibilità. Fuori dal tribunale modenese, Signori ribadisce di aver sempre creduto nella propria innocenza e spiega perché abbia voluto affrontare i processi. La prescrizione, dice, avrebbe lasciato un’ombra di dubbio: il suo obiettivo era ottenere una decisione che affrontasse direttamente le accuse. “Sono passati dieci anni lunghi, che non mi restituirà nessuno”, dichiara.  

La vicenda non si chiude soltanto nelle aule dei tribunali. Dopo le pronunce favorevoli del 2021, resta da affrontare il capitolo della giustizia sportiva, che nel 2011 aveva disposto per Signori cinque anni di squalifica con preclusione definitiva. Il 1° giugno 2021 arriva la svolta. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, concede a Giuseppe Signori la grazia in relazione alla sanzione della preclusione. La Federazione comunica che il provvedimento viene adottato a conclusione dell’iter relativo alla giustizia ordinaria e sulla base del percorso federale compiuto. 

È il passaggio che consente all’ex attaccante di tornare a lavorare in ambito calcistico. Dopo dieci anni, la porta della Federazione si riapre. Per chi aveva vissuto il calcio come professione, passione e identità, si tratta di un momento carico di significato. La possibilità di tornare a occuparsi di pallone non coincide con il recupero del tempo perduto, ma apre una prospettiva nuova. L’ex bomber può rimettere a disposizione del movimento ciò che ha imparato in una carriera lunga e ricca di esperienze. 

Oggi, con la nomina a capo delegazione della Nazionale Under 20, Signori compie un ulteriore passo. La scelta assume un valore particolare proprio alla luce della sua storia. Signori conosce la pressione del grande calcio, l’esposizione mediatica, le aspettative di una piazza e il peso di rappresentare una maglia importante. Conosce anche, per esperienza personale, quanto possa essere difficile attraversare un periodo nel quale tutto sembra ruotare attorno a una vicenda che finisce per oscurare il resto. Il capo delegazione non è soltanto una figura di rappresentanza. È una presenza che affianca il gruppo, sostiene il lavoro dello staff tecnico e contribuisce a creare un ambiente nel quale i giocatori possano sentirsi parte di un progetto. Accanto a Carmine Nunziata, Signori potrà mettere a disposizione la propria conoscenza del calcio italiano e il bagaglio di una carriera vissuta ai massimi livelli. 

La nomina è stata decisa dal commissario della Figc, Giovanni Malagò, in accordo con Claudio Ranieri, direttore tecnico federale e presidente del Club Italia. Nel presentare il nuovo incarico, Malagò ha sottolineato il valore sportivo e umano dell’ex attaccante, indicando nella sua esperienza e nel suo entusiasmo una risorsa per la crescita dei giovani e per il rafforzamento del senso di appartenenza alla Nazionale. “Tornare in azzurro è un’emozione speciale e un grande motivo d’orgoglio”, ha dichiarato Signori, spiegando di voler mettere la propria esperienza a disposizione dei ragazzi e aiutarli a compiere l’ultimo passo verso il calcio di alto livello. 

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sport

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“Non andate in Italia, ci sono le rivolte”: il messaggio dell’Iran ai cittadini

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(Adnkronos) –
“Non andate in Italia, è pericoloso”. Firmato, l’Iran. La Repubblica islamica invita i suoi cittadini ad evitare viaggi “non essenziali” in Italia, Francia e Belgio dopo gli scontri, i disordini e i saccheggi che hanno caratterizzato gli ultimi giorni. In Italia, in particolare, Milano ha vissuto un weekend di fuoco con violenze nelle giornate di sabato e domenica. Da Teheran, quindi, parte l’avviso del ministero degli Esteri, rilanciato dai profili social di varie ambasciate.  

“Il Dipartimento delle Relazioni Pubbliche del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, in considerazione dell’escalation delle sommosse e dei problemi di ordine pubblico in Francia, Belgio e Italia, consiglia ai cittadini iraniani di astenersi dall’effettuare viaggi non essenziali verso questi paesi o di trovarsi in aree interessate da sommosse”, si legge nel messaggio. “I cittadini iraniani attualmente presenti in Francia, Belgio e Italia sono invitati a evitare aree di tensione e siti di scontri, e ad astenersi da viaggi non necessari, in particolare nelle aree interessate da sommosse”, prosegue l’avviso. 

“In considerazione della possibilità di un’escalation delle sommosse, restrizioni di viaggio e interruzioni dei servizi di trasporto pubblico, si richiede ai cittadini iraniani di verificare l’ultima situazione di sicurezza e le condizioni di trasporto prima di effettuare qualsiasi spostamento, e di portare con sé le informazioni di contatto delle missioni diplomatiche della Repubblica Islamica dell’Iran in Francia, Belgio e Italia”, conclude l’alert del ministero. 

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internazionale/esteri

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Turismo, la manager Pagano: “Il vero lusso nell’hôtellerie oggi è un servizio personalizzato per far vivere esperienze”

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(Adnkronos) – Un servizio personalizzato e un’offerta costruita intorno alle aspettative dell’ospite moderno, che cerca esperienze autentiche, benessere, flessibilità e un legame reale con la destinazione. Su questo si misura il vero lusso, oggi, e la capacità dell’hôtellerie di rispondere a una clientela con nuove esigenze sempre più legate all’esperienza. Soprattutto in alberghi storici che devono rinnovarsi anche nella visione, con l’ambizione di lasciare all’ospite non solo il ricordo di una struttura di livello ma anche l’emozione di aver vissuto qualcosa di particolare, compresa l’offerta food&beverage e lo spazio wellness. E’ la rotta indicata da Alessandra Pagano, tra le figure manageriali di riferimento dell’hôtellerie di lusso, con una carriera che dal 2000 l’ha vista protagonista di rilevanti progetti di trasformazione, riposizionamento e crescita di importanti strutture alberghiere. Con la nomina a General manager di The St. Regis Venice, ha ampliato il proprio ruolo alla guida di due delle destinazioni più prestigiose del portfolio Marriott International in Italia, affiancando questo incarico alla direzione di The Westin Palace Milan. 

Una laurea in Economia e Amministrazione del Business turistico, un Mba in International Tourism Business Administration e un percorso di alta formazione che comprende Cornell University, Sda Bocconi e numerosi programmi di leadership Marriott, Alessandra Pagano rappresenta una nuova generazione di manager dell’hôtellerie: orientata ai risultati, ma profondamente convinta che il successo passi dalla valorizzazione delle persone e dalla capacità di costruire una cultura dell’accoglienza.  

In questa intervista ad Adnkronos/Labitalia, parla delle nuove tendenze dell’ospitalità, ma anche della sfida nell’attrazione dei talenti, in un momento in cui il settore fatica a trovare personale, e di welfare aziendale, convinta che il team sia il primo ambasciatore del brand agli occhi degli ospiti. 

 

Da quando ha assunto l’incarico di General Manager del The Westin Palace Milan nel 2018, ha portato avanti una strategia di riposizionamento della struttura. Quali risultati avete raggiunto e quali sono gli obiettivi per il futuro?
 

“Dal 2018 abbiamo intrapreso un percorso di evoluzione che ha interessato sia il prodotto sia l’esperienza complessiva offerta agli ospiti. Abbiamo portato avanti un importante programma di rinnovamento degli spazi comuni e delle camere, culminato nella completa ristrutturazione della Presidential Suite, con l’obiettivo di preservare il carattere storico dell’hotel affiancandolo a una visione più contemporanea, luminosa e orientata al benessere. Parallelamente, abbiamo lavorato sul rafforzamento del legame con la città, trasformando il The Westin Palace Milan in un luogo sempre più vissuto non solo dagli ospiti in soggiorno ma anche dalla comunità locale. Penso a iniziative come SuperLounge del The Lounge Bar o Il Pranzo della Nonna by Pina 1930, progetti che hanno contribuito a rendere l’hotel un punto di incontro tra ospitalità, cultura e convivialità. Per il futuro vogliamo continuare a investire nella qualità dell’esperienza, con un’attenzione crescente al wellness (con un progetto bellissimo in arrivo a breve: la nostra Tèra Spa che aprirà alla fine del mese), alla personalizzazione del servizio e alla capacità di offrire un’autentica porta d’accesso a Milano”. 

 

Questi anni sono stati segnati prima dalla crisi del Covid che ha investito tutto il mondo dell’ospitalità e poi dalla ripresa post-pandemia. Quali sono le nuove esigenze della vostra clientela target e come proporsi in modo anche innovativo?
 

“La pandemia ha accelerato tendenze che erano già in atto. Oggi gli ospiti cercano molto più di una sistemazione di alto livello: desiderano esperienze autentiche, benessere, flessibilità e un legame reale con la destinazione. Il lusso contemporaneo si misura sempre più nella capacità di far sentire ogni ospite compreso e riconosciuto. Per questo, credo profondamente nella personalizzazione del servizio. Non si tratta semplicemente di anticipare una richiesta, ma di comprendere le persone e costruire un’esperienza intorno alle loro esigenze e aspettative. La personalizzazione non è responsabilità di una sola figura, ma il compito di ogni reparto. Un receptionist, un cameriere ai piani, un bartender o un manutentore possono cogliere un dettaglio, interpretare un bisogno non espresso e trasformarlo in un momento memorabile. La differenza la fanno l’attitudine delle persone e la capacità di guardare ogni situazione con gli occhi dell’ospite. Allo stesso tempo, abbiamo puntato sulla valorizzazione delle esperienze locali e sulla creazione di proposte capaci di raccontare Milano attraverso la gastronomia, la cultura e il lifestyle. L’innovazione, per me, non consiste soltanto nell’introdurre nuove tecnologie, ma nel saper interpretare i bisogni delle persone e trasformarli in esperienze significative. L’obiettivo è fare in modo che chi soggiorna al The Westin Palace Milan porti con sé non soltanto il ricordo di una struttura straordinaria, ma l’emozione di aver vissuto qualcosa di autentico, personale e irripetibile”. 

 

Un aspetto importante rinnovato con la sua direzione è stata l’offerta food & beverage. Su cosa avete puntato?
 

“Abbiamo lavorato per costruire un’offerta profondamente legata all’identità italiana e milanese, ma al tempo stesso contemporanea e aperta a nuove contaminazioni. PanEvo è diventato un luogo dove tradizione e innovazione dialogano costantemente. Un ruolo fondamentale in questo percorso è svolto dal nostro Executive chef, Moris La Greca, che interpreta la cucina italiana con una sensibilità contemporanea e una particolare attenzione alla qualità delle materie prime e alla stagionalità. Accanto a lui, siamo orgogliosi di valorizzare il talento della nostra giovane Pastry chef Michelle Hu, che con creatività, tecnica e una visione internazionale contribuisce a rendere l’esperienza gastronomica dell’hotel ancora più distintiva. Parallelamente, abbiamo investito sul The Lounge Bar e sul format SuperLounge, che unisce mixology, musica dal vivo e performance artistiche, creando occasioni di incontro che coinvolgono tanto gli ospiti dell’hotel quanto il pubblico cittadino. La presenza di artisti e performer come La Stryxia ha contribuito a costruire un’identità riconoscibile e contemporanea per questo appuntamento. L’obiettivo è offrire molto più di un servizio ristorativo: vogliamo creare luoghi capaci di generare emozioni, relazioni e senso di appartenenza, trasformando ogni momento della giornata in un’esperienza da ricordare”. 

 

Tra le ultime novità c’è la nuova Spa. Che ruolo ha il design oggi in un moderno centro benessere di un hotel di città?
 

“Il design ha un ruolo fondamentale perché contribuisce a creare uno stato d’animo ancora prima del trattamento stesso. In una città dinamica e veloce come Milano, la Spa deve rappresentare una pausa, un luogo nel quale ritrovare equilibrio e tempo per sé. Oggi il benessere è un concetto sempre più olistico e coinvolge ambiente, luce, materiali, suoni e percezioni sensoriali. Il design deve quindi favorire un senso di armonia e di benessere autentico, creando uno spazio capace di trasportare l’ospite lontano dal ritmo della città pur rimanendo nel suo cuore. La nuova Tèra Spa si inserisce proprio in questa visione più ampia di wellness, che consideriamo una delle direttrici fondamentali dell’evoluzione dell’hotel”. 

Un trend crescente nelle strutture alberghiere è proprio quello di aprirsi sempre più anche alla cittadinanza, ai clienti local. È qualcosa che cercate di implementare anche nella vostra struttura e che importanza ha per un albergo luxury?
 

“Assolutamente sì. Credo che un grande hotel debba essere parte integrante della città in cui opera e non una realtà separata dal contesto che lo circonda. Negli ultimi anni abbiamo sviluppato diverse iniziative proprio con questo obiettivo. SuperLounge è diventato un appuntamento che porta musica, arte e intrattenimento negli spazi dell’hotel, mentre Il Pranzo della Nonna by Pina 1930 crea occasioni di incontro e convivialità che coinvolgono persone di generazioni diverse. Anche la nuova spa andrà nella stessa direzione, aprendosi non solo agli ospiti ma anche alla clientela esterna. Per un hotel luxury questo dialogo con la comunità locale è fondamentale. Contribuisce ad arricchire l’esperienza degli ospiti, che possono entrare in contatto con una Milano autentica e viva, e rende l’hotel un luogo realmente radicato nel tessuto della città, capace di generare relazioni e appartenenza”. 

Nel suo ruolo è responsabile anche delle risorse umane. Che tipo di welfare aziendale promuovete?
 

“Le persone sono il cuore dell’ospitalità. Nessuna strategia, nessun investimento e nessuna struttura, per quanto straordinaria, possono sostituire il valore di un team coinvolto, preparato e orgoglioso del proprio lavoro. Dal punto di vista pratico, cerco di essere presente, di ascoltare e di mantenere un dialogo diretto con i collaboratori. Condivido obiettivi e responsabilità, investo nella formazione e cerco di creare occasioni concrete di crescita professionale. Ritengo inoltre fondamentale riconoscere i risultati e lasciare alle persone lo spazio necessario per esprimere idee, iniziativa e talento. Durante l’esperienza del The Westin Palace Milan come Olympic Family Hotel, ho imparato a utilizzare un’espressione tipica del mondo olimpico. Non si dice semplicemente ‘well done’, ma ‘well played’. Mi sembra una metafora molto efficace anche per la leadership, perché ciò che conta non è soltanto il risultato finale, ma il modo in cui si affronta una sfida, si sostiene la squadra e si contribuisce al successo collettivo. Credo che il compito di un leader sia creare le condizioni affinché ogni persona possa dare il meglio di sé. Un collaboratore che si sente ascoltato, rispettato e valorizzato diventa anche il più autentico ambasciatore dell’hotel e del brand agli occhi degli ospiti. Credo inoltre molto nel valore della convivialità. Prendiamo il nostro lavoro estremamente sul serio, ma cerchiamo di non prenderci troppo sul serio come persone. I momenti di condivisione al di fuori del contesto strettamente lavorativo aiutano a costruire fiducia, spirito di squadra e quel piacere autentico di stare insieme che, inevitabilmente, si riflette anche nell’esperienza degli ospiti”. 

 

C’è un problema di carenza di personale in questo momento nel settore hospitality, dal suo osservatorio privilegiato?
 

“Si tratta di una sfida che interessa gran parte del settore a livello internazionale. L’hôtellerie sta vivendo una fase di trasformazione e le aspettative delle nuove generazioni nei confronti del lavoro sono cambiate. Credo che la risposta non possa limitarsi al recruiting. Dobbiamo continuare a rendere il settore attrattivo attraverso percorsi di crescita concreti, formazione continua, flessibilità e una cultura aziendale capace di mettere davvero al centro le persone. L’ospitalità rimane una professione straordinaria, ricca di opportunità e di esperienze umane uniche. Il nostro compito è raccontarla e valorizzarla nel modo giusto, affinché sempre più giovani possano considerarla una scelta professionale stimolante e ricca di prospettive”. 

 

Lei ha lavorato in prestigiose catene alberghiere in diverse città. Che momento sta attraversando l’hotellerie in Italia?
 

“L’Italia sta vivendo una fase molto positiva, sostenuta dall’attrattività internazionale delle sue destinazioni e dalla crescente domanda di esperienze autentiche e di alta qualità. Osservo un mercato sempre più orientato verso il valore dell’esperienza, della personalizzazione e del legame con il territorio. Le strutture che riescono a raccontare in modo credibile la propria destinazione, integrando cultura, gastronomia, benessere e ospitalità, sono quelle che oggi riescono a distinguersi maggiormente. Si tratta di un momento ricco di opportunità, ma che richiede anche una costante capacità di innovare senza perdere la propria identità. Gli ospiti sono sempre più informati ed esigenti e si aspettano esperienze memorabili, autentiche e costruite su misura”. 

 

Guardando alla sua carriera, ritiene che per una donna sia ancora difficile raggiungere posizioni di leadership in questo settore e qual è, se ritiene ci sia, il plus al femminile?
 

“Nel settore dell’ospitalità sono stati compiuti progressi significativi, ma è importante continuare a costruire organizzazioni nelle quali talento, competenza e potenziale siano riconosciuti senza condizionamenti legati al genere. Personalmente, non amo definire la leadership come maschile o femminile. Per me, guidare significa unire visione strategica, autorevolezza, empatia, capacità decisionale e attenzione alle persone. Sono qualità che appartengono ai leader, indipendentemente dal genere. Se guardo al mio percorso, vedo soprattutto opportunità e professionisti che hanno creduto nelle mie capacità. Allo stesso tempo, sono consapevole della responsabilità che abbiamo, come manager, di contribuire a creare ambienti inclusivi nei quali le nuove generazioni possano crescere e immaginare per sé qualsiasi ruolo. Un momento particolarmente significativo è stato accogliere al The Westin Palace Milan, in occasione dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, Kirsty Coventry, prima donna presidente del Comitato Olimpico Internazionale. Ospitare una figura femminile che ha raggiunto un traguardo così importante e simbolico ha rappresentato un messaggio molto potente. Credo che il cambiamento passi anche attraverso esempi concreti: persone che, con naturalezza e competenza, dimostrano che nessun ruolo debba essere considerato fuori dalla portata di una donna. Oggi autorevolezza e leadership non si misurano attraverso formalità o stereotipi, ma attraverso la capacità di ispirare, costruire fiducia e generare risultati insieme alle proprie squadre. Questo è il modello di leadership nel quale mi riconosco e che cerco di promuovere ogni giorno”. 

(di Alessia Trivelli) 

 

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Urtato da camion mentre lavora su cestello, muore operaio 47enne

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(Adnkronos) – Incidente mortale sul lavoro questa mattina a Sarezzo, in provincia di Brescia. La vittima è un operaio di 47 anni, titolare di una ditta individuale, impegnato nello stabilimento di Acciaierie Venete. Mentre era impegnato sul cestello, l’uomo poco prima delle 7 sarebbe stato urtato da un camion, restando schiacciato. Trasportato d’urgenza agli Spedali Civili di Brescia, è morto poco dopo. Oltre al 118, sono intervenuti vigili del fuoco, carabinieri di Gardone Val Trompia e tecnici dell’Ats. 

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