domenica, Novembre 1, 2026
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Health Journalism Forum 2026, al via a Napoli la seconda edizione

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(Adnkronos) – Torna giovedì 22 ottobre, presso l’Aorn Antonio Cardarelli di Napoli, l’Health Journalism Forum, l’iniziativa promossa da Social Reporters e giunta alla sua seconda edizione, dedicata al rapporto tra salute, informazione e responsabilità della comunicazione. La scelta di ospitare il Forum in uno dei principali ospedali pubblici del Paese, dopo la prima edizione tenutasi a Roma – informa una nota – conferma la volontà di dare all’iniziativa un respiro nazionale, portando il confronto nei luoghi in cui ricerca, cura, accesso ai servizi e rapporto con i cittadini diventano esperienza concreta. Al centro della giornata le trasformazioni dell’informazione sanitaria: dalla crisi di fiducia nelle fonti alla circolazione di fake news, dall’impatto dei social e della creator economy alla sostenibilità del Ssn, fino all’accesso alle cure, ai nuovi linguaggi per parlare alle generazioni più giovani e all’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle redazioni. Il Forum riunirà giornalisti, medici, istituzioni, associazioni ed editori per interrogarsi su come raccontare la salute senza semplificazioni, allarmismi o aspettative distorte e sulle responsabilità di chi produce e diffonde informazione sanitaria. 

“Con questa seconda edizione vogliamo rafforzare un percorso di dialogo tra il mondo della sanità, della ricerca, delle istituzioni e dell’informazione. Troppo spesso il dibattito sulla salute rimane confinato tra gli addetti ai lavori, mentre riguarda da vicino la vita di ciascuno di noi. Crediamo sia necessario aprire questo confronto, rendere accessibili conoscenze e temi complessi e avvicinare i cittadini a un sistema che non sempre è facile comprendere. Il giornalismo e la comunicazione hanno in questo una responsabilità fondamentale: costruire un’informazione sanitaria rigorosa, chiara e capace di generare fiducia”, dichiara Ilario Vallifuoco, ideatore dell’Health Journalism Forum e Ceo di Social Reporters. 

Il Forum si svolge sotto l’Alto patrocinio della Commissione europea – Rappresentanza in Italia e del Parlamento europeo – Ufficio in Italia, e con il patrocinio della Regione Campania, del Comune di Napoli e dell’Ordine dei Giornalisti. Per il secondo anno consecutivo – si legge – Lilly Italia rinnova il proprio sostegno all’iniziativa in qualità di Main Partner, confermando il suo impegno a favore di un’informazione sanitaria autorevole e accessibile. L’edizione 2026 vede inoltre la partecipazione di Novartis come Premium Sponsor e di UniSalute come Partner. I saluti istituzionali vedranno la partecipazione del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e di Antonio d’Amore, direttore generale dell’Aorn Antonio Cardarelli. A seguire, lo scrittore Maurizio de Giovanni porterà al Forum la voce della letteratura con un intervento speciale dal titolo “Il valore del racconto nella percezione della salute”. Il primo confronto entrerà nel rapporto tra etica dell’informazione e sostenibilità della comunicazione sanitaria. Gran parte di ciò che rende possibile la salute – dalla ricerca che trasforma le evidenze in cure alla filiera che ne consente l’accesso – rimane spesso lontano dal racconto pubblico. La sfida è rendere visibili questi processi senza cedere alla semplificazione o alla ricerca dell’allarme. 

 

Interverranno Simona Regina, direttrice responsabile Innlifes, Massimiliano Sisto, coordinatore di rete Trm Network, Marco Malagutti, giornalista e coordinatore area periodici Edra Media, Giovanni Ferrari, presidente e fondatore del Centro urologico europeo (CUrE), direttore del servizio di Urologia e andrologia dell’Hesperia Hospital di Modena, e Gerardo Ausiello, caporedattore e coordinatore delle Cronache de Il Mattino. Il Forum – sottolineano gli organizzatori – affronterà quindi uno dei nodi più delicati dell’informazione sulla salute: fake news, autorevolezza delle fonti e nuovi meccanismi di costruzione della fiducia. In un ecosistema attraversato da sovraccarico informativo, echo chamber, social network e creator economy, l’autorevolezza non passa più soltanto attraverso istituzioni e media tradizionali. Per i cittadini diventa sempre più complesso distinguere tra notizie verificate, opinioni personali e contenuti privi di fondamento scientifico. 

Il panel “Oltre le fake news: fiducia, autorevolezza e community”, che prevede il riconoscimento di crediti formativi per i giornalisti, sarà aperto da Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti, e vedrà tra i protagonisti Matteo Bassetti, ordinario di Malattie infettive – Università degli studi di Genova, direttore Clinica Malattie infettive – ospedale Policlinico San Martino Irccs, Nicola Miglino, presidente Unamsi, Pietro Rinaldi, direttore Comunicazione Aorn Cardarelli, Margherita Lopes, capo redattrice Salute LaPresse, e Adriano Biondi, co-direttore Fanpage.it. Particolare rilievo avrà la sessione speciale dedicata ai 30 anni di Gimbe, con Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe. “Trent’anni al servizio delle evidenze: scienza, fiducia e informazione sanitaria” sarà l’occasione per ripercorrere tre decenni di attività dell’ente nella promozione della medicina basata sulle evidenze e di un’informazione sanitaria rigorosa e indipendente. 

Un momento anche per riflettere sul rapporto tra ricerca scientifica, istituzioni, professionisti, media e cittadini, in una fase in cui la crescente disponibilità di informazioni non si traduce necessariamente in una maggiore capacità di orientarsi. Dalla qualità dell’informazione il confronto si allargherà a una delle questioni più attuali del dibattito sulla sanità pubblica: sostenibilità e universalismo del Ssn. Crescita della spesa privata, nuove forme di copertura, difficoltà di accesso e tenuta del principio universalistico impongono anche al giornalismo una responsabilità particolare: raccontare criticità e trasformazioni senza allarmismi né rappresentazioni eccessivamente rassicuranti. Ne discuteranno Walter Ricciardi, Università Cattolica del Sacro Cuore, Stefano Di Marzio, direttore responsabile Aboutpharma, Anna Lisa Mandorino, segretaria generale Cittadinanzattiva, Duilio Carusi, coordinatore scientifico Osservatorio Salute benessere e resilienza, Fondazione RiES Ets, coordinatore scientifico master Empha, Luiss Business School, e Nino Cartabellotta. Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sul rapporto tra giovani, prevenzione e nuovi linguaggi della salute. Per una parte crescente delle nuove generazioni il primo contatto con temi sanitari, benessere e prevenzione avviene attraverso short video, creator e community digitali: un cambiamento che apre nuove possibilità di divulgazione, ma pone anche questioni di affidabilità e responsabilità. 

 

Il confronto coinvolgerà Benedetta Bitozzi, Director Communication, Advocacy C Policy Lilly Italia, Bianca Arrighini, Ceo e Co-Founder Factanza, Antonio Granatiero, coordinatore digitale Iss, Simone Arminio, coordinatore canale digitale Economia di Ǫn-Ǫuotidiano nazionale, e Martina Benedetti, giornalista scientifica e divulgatrice. Tra le questioni centrali della giornata anche l’accesso alle cure e le disuguaglianze sanitarie. Innovazione terapeutica, tempi necessari perché nuovi trattamenti diventino effettivamente accessibili, prontuari, Hta, disponibilità regionale, liste d’attesa e sanità territoriale compongono un quadro complesso che l’informazione è chiamata a raccontare senza creare aspettative irrealistiche nei pazienti. Il panel “Accesso alle cure: innovazione, prossimità ed equità” vedrà la partecipazione di Annamaria Colao, Cattedra Unesco Università Federico II di Napoli, vicepresidente del Consiglio superiore di sanità, Maria Rosaria Gualano, professoressa di Sanità pubblica UniCamillus; direttivo Simm, Chiara Gnocchi, Communication C Advocacy Head Novartis Italia, coordinatrice gruppo Scienze della Vita, Ferpi, e Adriana Bonifacino, Fondazione IncontraDonna. 

A chiudere i lavori sarà il confronto sull’intelligenza artificiale e il futuro dell’informazione sanitaria. L’AI sta già modificando produzione, verifica e distribuzione delle notizie e pone interrogativi particolarmente sensibili quando i contenuti possono incidere sulle decisioni di salute delle persone. Il panel, che prevede il riconoscimento di crediti formativi dell’Ordine dei Giornalisti, guarderà ai prossimi anni del giornalismo sanitario, tra strumenti generativi, verifica delle fonti e trasformazione delle newsroom. Sarà aperto da Ottavio Lucarelli e vedrà la partecipazione di Ludovico Baldessin, Head of Jakin Life, Cco Gruppo Jakin, ad di Passoni Editore, presidente e ad di iFarma Editore, Alex Dell’Era, coordinatore Commissione Scienze della vita, Ferpi; Public Affairs C Communication, Canon Medical, Paolo Muto, presidente della Fondazione Muto Ets, e Giuseppe Del Bello, giornalista la Repubblica. L’Health Journalism Forum – conclude la nota – prosegue il percorso avviato per creare un luogo stabile di confronto tra chi produce conoscenza scientifica, chi garantisce l’accesso alle cure e chi le racconta. Il filo conduttore resta la fiducia: nelle fonti, nelle evidenze, nei professionisti e nelle istituzioni, in un contesto in cui la qualità dell’informazione sanitaria incide sempre più direttamente sulle scelte dei cittadini. 

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cronaca

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Assolombarda, l’industria è coraggiosa ma chiede più dialogo

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A Milano il forte messaggio dall’assemblea degli industriali lombardi, che ha visto anche la partecipazione del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e un focus su competitività e intelligenza artificiale.

Peppone ospite dell’Adnkronos: “Della cucina amo le storie che ci sono dietro. La spesa è un atto

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Dalle terre dimenticate del nonno alla tv, dalla missione umanitaria in Senegal al titolo di Ambasciatore della Cucina Italiana nel Mondo dal ministro Lollobrigida, fino all’amore per il Potenza Calcio: il conduttore, all’anagrafe Giuseppe Calabrese, volto di ‘Linea Verde’ e ‘Camper’, ospite dell’Adnkronos, racconta la sua visione dell’Italia, fatta di cultura dei territori. “L’agricoltore è un piccolo eroe, dobbiamo farlo sentire sacro”, dice. E avverte: “Non sopporto l’invidia e l’arroganza, mi piace la frase ‘“Ti voglio bene’”.

Ex Ilva, pg Cassazione: “No a stop, serve bilanciamento tutela salute e produzione”

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(Adnkronos) –
“Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano” che ha imposto lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto “è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale”. Lo ha detto l’avvocato generale della Cassazione Luigi Birritteri nell’udienza davanti alle Sezioni Unite Civili chiamate a esprimersi sui ricorsi presentati dalle aziende Ilva Spa in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia Holding contro lo stop dell’attività produttiva dell’area a caldo. 

“La pericolosità dell amianto è indiscussa ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta”, ha sottolineato il rappresentante della procura generale della Cassazione.  

Nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Milano aveva confermato, nuovamente, il provvedimento con cui lo scorso luglio era stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, aveva respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI. Lo scorso 11 settembre, la Corte aveva già confermato lo spegnimento dell’area a caldo, rigettando la prima istanza delle società Acciaierie d’Italia e Ilva. 

Il diritto alla salute dei cittadini prevale sul resto, in sintesi, il contenuto del provvedimento di 11 pagine.  

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cronaca

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Francia, le tensioni di oggi e gli allarmi di ieri: cosa dicevano gli ex 007

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(Adnkronos) –
Gli allarmi erano arrivati già anni fa, da chi aveva guidato i servizi segreti francesi e osservato da vicino l’evoluzione delle minacce alla sicurezza nazionale. Il rischio di fratture nella società, la possibilità di scontri tra gruppi contrapposti, la radicalizzazione jihadista e le difficoltà della politica davanti alle sfide della migrazione e dell’integrazione. Temi che oggi sono al centro del dibattito in Francia, scossa da proteste sociali – alimentate dagli studenti e, da ultimo, i redivivi Gilet Gialli – e polemiche sulla gestione dell’ordine pubblico da parte delle autorità, costrette a imporre il coprifuoco in alcune aree del Paese, anche in quartieri di Parigi. 

Tra le voci più esplicite c’è quella di Pierre Brochand, direttore generale della Direction generale de la Securite exterieure (Dgse) dal 2002 al 2008. Nel suo intervento del 2 luglio 2019 al seminario ‘Immigrazione e Integrazione’, organizzato dalla Fondazione Res Publica, l’ex responsabile dell’intelligence esterna francese indicò nell’immigrazione “l’unico fattore in grado di mettere direttamente a rischio la pace civile”.  

Brochand formulò una critica radicale anche alle allora politiche migratorie adottate dal governo, evidenziando come trasformazioni sociali e culturali, a suo giudizio, rischiassero di indebolire la coesione nazionale, e denunciando l’insufficienza del dibattito pubblico su questi fenomeni. Nelle conclusioni prospettava anche scenari di disordini simultanei in numerosi quartieri, con difficoltà per le forze dell’ordine e il rischio di una destabilizzazione prolungata. 

L’allarme più netto sul rischio di una contrapposizione violenta tra gruppi della società francese era arrivato, tre anni prima, da Patrick Calvar, alla guida della Direction generale de la Securite Interieure (Dgsi) dal 2014 al 2017. Nel 2016, in un’audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta creata dopo gli attentati jihadisti del 2015 e la strage di Nizza, Calvar mise in guardia dal rischio di una “contrapposizione tra la destra radicale e il mondo musulmano”. “L’estremismo è in crescita in tutto il mondo e noi, i servizi interni, stiamo cercando di spostare le risorse per interessarci della destra radicale in attesa di uno scontro – aveva spiegato Calvar – Penso che lo scontro avrà luogo. Spetta a noi anticiparlo e bloccare tutti quei gruppi che, in un momento o in un altro, innescano scontri tra comunità”. In un passaggio riferito dal quotidiano ‘Le Figaro’ sintetizzò la propria preoccupazione con le parole: “Siamo sull’orlo di una guerra civile”. 

Negli anni successivi, il timore di un’escalation della violenza politica era tornato nelle valutazioni dei vertici dell’intelligence francese. Nel luglio 2023, Nicolas Lerner, allora direttore della Dgsi e oggi alla guida della Dgse, mise in guardia dalla radicalizzazione di ambienti radicali sia di destra che di sinistra, avvertendo che “il rischio di un’escalation verso atti di violenza fisica non è affatto immaginario”.  

Un allarme lanciato nel contesto delle tensioni legate alle allora proteste contro la riforma delle pensioni, quando il responsabile dell’intelligence interna sottolineò come alcuni gruppi radicali potessero trasformare la contestazione in un’occasione per legittimare l’uso della forza. Nel gennaio 2025 Lerner era invece tornato sul rischio jihadista, definendolo “una minaccia che le nostre società dovranno affrontare nel lungo periodo”. Dichiarazioni che non costituiscono previsioni delle proteste attuali, ma documentano una preoccupazione costante per la radicalizzazione e per la tenuta delle istituzioni democratiche di fronte alla violenza. 

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internazionale/esteri

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Juve, riflessioni in corso: dalla posizione di Spalletti all’ipotesi Conte, la situazione

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(Adnkronos) – Ore di dubbi e riflessioni in casa Juventus. Dopo il pesante ko in campionato contro la Lazio, i bianconeri guardano già all’impegno in Europa League contro il Rennes per ipotecare la qualificazione al prossimo turno della competizione europea e rituffarsi poi nel campionato. Per la partenza a rallentatore in Serie A, sul tavolo degli imputati c’è in primis l’allenatore Luciano Spalletti. In queste ore, l’ex ct della Nazionale deve far fronte al malcontento dei tifosi e alle voci di un possibile cambio in panchina, con l’ipotesi del ritorno allo Stadium di Antonio
Conte. Una svolta al momento non presa in considerazione dalla società, che monitora comunque la situazione con attenzione verso i prossimi impegni.  

“Se la squadra mi segue ancora? Fino a ieri avrei detto di sì, oggi non lo so. Penso di sì, ma devo ripensare a ciò che ho fatto”. Luciano Spalletti era apparso amareggiato in conferenza stampa, dopo la sconfitta di domenica a Torino contro la Lazio. Un ko senza appelli, che lascia una Juve affaticata – e fischiata in maniera pesante dai tifosi dello Stadium – all’ottavo posto in campionato a 11 punti dopo 7 giornate. “È stata una Juventus inferiore – aveva spiegato il tecnico – senza il pallino del gioco né idee. È anche difficile da spiegare”.  

L’allenatore della Juve fa i conti con i numeri, che raccontano 3 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, con 8 gol incassati e solo 9 segnati in 7 giornate. Il calendario delle prossime settimane non darà tregua, sarà inaugurato dalla sfida di giovedì 22 ottobre contro il Rennes e continuerà con le trasferte contro Lecce e Genoa. Fino a domenica 1 novembre, con il big match contro il Napoli a Torino, non ci saranno pause. In una serie di partite che darà indicazioni maggiori sulle ambizioni della squadra in questa stagione e sul destino del tecnico di Certaldo.  

Come sempre, quando si parla di Juventus in difficoltà, si ipotizzano scenari e soluzioni. Ad oggi, in caso di separazione con Spalletti, tutti gli indizi porterebbero ad Antonio Conte. Il nome che più circola nell’ambiente bianconero e che più di altri attira le simpatie dei tifosi in virtù dei tanti successi condivisi insieme. Dopo l’addio al Napoli in estate, l’allenatore salentino rappresenta una suggestione. Soprattutto dopo le parole affidate a ‘The Athletic’ poche settimane fa, in un’intervista con vista sul futuro: “Ci sono molti club che hanno un po’ perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in una di queste società per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere. Club dove si respira pressione, dove sai perfettamente di non andarci solo per partecipare, ma per competere”. La Juve, in questo senso, sarebbe una destinazione più che plausibile. Anche considerando la storia dell’ex capitano bianconero. Ma, nell’eventualità di un esonero di Spalletti, non è scontato che Conte accetti di allenare una squadra in corsa. 

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sport

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Atterraggio d’emergenza a Fiumicino per volo diretto in Arabia: “C’è una bomba a bordo”. Ma era un falso allarme

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(Adnkronos) – Momenti di paura per i passeggeri di un volo Flynas partito da Milano Malpensa e diretto all’aeroporto di Gedda, in Arabia Saudita: ieri, intorno alle 15:30, l’aereo è stato costretto ad effettuare un atterraggio d’emergenza a Roma Fiumicino a causa di un allarme bomba che a seguito di tutti gli accertamenti del caso si è rivelato essere falso. Lo hanno confermato all’AdnKronos fonti dello scalo capitolino.  

Secondo quanto ricostruito inizialmente dai media, l’allarme è scoppiato dopo che una passeggera, in stato di agitazione, ha riferito della presenza di un ordigno a bordo. Atterrato a Roma, l’aereo, con a bordo 83 passeggeri e 10 membri dell’equipaggio, è stato accolto dalle forze dell’ordine che hanno provveduto a tutti i controlli di procedura previsti in questo caso, confermando che si trattava di un falso allarme. Tutti i passeggeri sono stati “riprotetti” in nottata sempre con destinazione Gedda.  

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cronaca

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Shaquille O’Neal “sfida” Schwarzenegger: la leggenda Nba si allena da bodybuilder a 54 anni

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(Adnkronos) –
Shaquille O’Neal vuole diventare il prossimo Arnold Schwarzenegger? Ovviamente no, almeno non per puntare al titolo di Mr Olympia. Ma la leggenda Nba sta lavorando duramente per migliorare il proprio fisico e, tra una serie e l’altra, non perde il senso dell’umorismo. In un video condiviso durante il suo allenamento, Shaq lancia una sfida scherzosa al leggendario attore ed ex campione di bodybuilding: “Arrivo, Arnold Shaqanager!”. 

Dietro la battuta, però, c’è una routine di allenamento sempre più seria. O’Neal si allena quattro giorni a settimana, dedicando circa un’ora a ogni sessione. Venti minuti sono riservati al cardio a bassa intensità, mentre il resto del tempo è dedicato ai pesi. Tra gli esercizi mostrati nell’ultimo video ci sono le aperture ai cavi per il petto, eseguite con un numero elevato di ripetizioni, e una variante di lat machine su panca inclinata per allenare la schiena. Alla fine della sessione, Shaq si concede anche qualche posa classica da bodybuilding: dal doppio bicipite di schiena alla posa di espansione dorsale. Certo, il fisico di Arnold Schwarzenegger ai tempi d’oro resta un altro pianeta, ma la stazza e la forza dell’ex centro Nba anche a 54 anni, continuano a impressionare. Lavorare con tante ripetizioni, inoltre, gli permette di inseguire una delle sensazioni che ama di più in palestra: il pump muscolare. “La mia parte preferita dell’allenamento è quando sento i muscoli belli pieni, soprattutto i bicipiti. Le mie braccia stanno diventando davvero belle e sembrano giovani”, aveva raccontato a Men’s Health. 

Non tutto, però, è come una volta. Dopo una carriera ai massimi livelli nel basket e un intervento di protesi all’anca nel 2023, correre è diventato molto più difficile. “La parte che mi piace meno è quando devo correre sul tapis roulant. Non riesco più a correre ed è triste. Prima ero il più grande atleta di sempre, adesso devo camminare sul tapis roulant”, aveva ammesso. Negli ultimi anni, Shaq ha comunque dimostrato di voler prendere sul serio la propria forma fisica. Dopo aver preso peso durante la pandemia, è riuscito a perdere circa 25 chili, tornando a concentrarsi su forza, allenamento e benessere. Mr. Olympia? Probabilmente no. Ma a 54 anni, il gigante del basket continua a sorprendere: e se il paragone con Arnold è una battuta, la voglia di allenarsi è decisamente reale. 

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sport

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Veronafiere sceglie SYS-DAT: intelligenza artificiale per accessi, documenti e incontri d’affari

Veronafiere ha scelto SYS-DAT per una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale: il contratto pluriennale riguarda sicurezza, flussi di visitatori, controlli documentali e incontri fra espositori e buyer. Il progetto utilizza la suite arIA e si inserisce in un polo con oltre 400 telecamere.

Veronafiere affida a SYS-DAT Group un progetto di intelligenza artificiale per la gestione delle manifestazioni. Il contratto pluriennale, annunciato dalla società informatica il 20 ottobre, punta a collegare il controllo degli accessi e dei flussi con la verifica dei documenti e l’organizzazione degli incontri commerciali.

Nel progetto per Veronafiere, SYS-DAT ha realizzato una piattaforma che impiega moduli della propria suite arIA. Il comunicato descrive un quartiere fieristico presidiato da oltre 400 telecamere: il numero si riferisce ai sistemi presenti nelle aree da monitorare, non a nuove installazioni annunciate con l’accordo.

Accessi, documenti e appuntamenti: le tre funzioni della piattaforma

La prima area di intervento riguarda la sicurezza e i movimenti nel polo. La soluzione si integra con sistemi di visione artificiale per il conteggio e la verifica dei pass degli allestitori, oltre ai controlli relativi a parcheggi e mezzi. L’obiettivo dichiarato è rendere più efficiente la gestione dei flussi nelle giornate delle fiere.

Il secondo ambito è amministrativo. Un modello semantico interpreta documenti assicurativi, dati amministrativi e certificazioni prodotti da soggetti che partecipano all’organizzazione di una manifestazione. Fra le categorie citate figurano fornitori, allestitori e giornalisti. L’impiego dell’intelligenza artificiale viene quindi esteso alle procedure che precedono o accompagnano l’accesso al quartiere.

La terza funzione riguarda gli incontri fra espositori e buyer professionali. Un sistema di abbinamento mette in relazione gli operatori, mentre un algoritmo costruisce il calendario degli appuntamenti. La finalità, secondo l’azienda, è facilitare incontri mirati e pianificarli automaticamente.

Matteo Neuroni, amministratore delegato di SYS-DAT Group, presenta l’accordo come un riconoscimento del lavoro svolto sulla suite arIA e dell’esperienza dell’azienda nei grandi flussi di visitatori. Nel suo commento mette in relazione sicurezza, controllo documentale e appuntamenti commerciali, sottolineando la necessità di farli funzionare insieme e nel rispetto della privacy.

Le prestazioni descritte e il miglioramento dell’efficienza sono obiettivi illustrati dal fornitore: l’annuncio non include risultati quantitativi già misurati. Non sono indicati il valore economico del contratto, la durata precisa né un calendario di attivazione delle singole funzioni.

L’Intelligenza Artificiale fa lavorare di meno? Non proprio, per i dipendenti aumenta impegno e divario con i dirigenti

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(Adnkronos) – L’Intelligenza Artificiale prometteva di liberarci dalle mansioni ripetitive. Tuttavia, un nuovo studio globale sul tema evidenzia una realtà diversa: anziché lavorare meno, i dipendenti dichiarano di essere più impegnati. La ricerca ‘Worklife 2026: The new shape of work’ realizzato dal Jabra research institute ha intervistato oltre 6.000 professionisti.  

L’85% dei partecipanti riferisce un aumento di lavoro in almeno un’area della propria attività quotidiana nell’ultimo anno, mentre solo il 35% dichiara una diminuzione in qualche area. Questo incremento è particolarmente marcato tra gli assidui utilizzatori di AI. C’è però una sorpresa positiva: contrariamente al timore che l’AI ci isolasse dietro lo schermo. Al contrario, l’uso intensivo dell’Intelligenza Artificiale è associato a una collaborazione più intensa e a un legame più forte all’interno dei team. Tra i professionisti che la utilizzano più volte al giorno, il 63% afferma che il senso di connessione con il proprio gruppo è migliorato, mentre solo il 12% dichiara un peggioramento. Anche la collaborazione è in crescita: oggi il 64% degli assidui utilizzatori di AI lavora di più con gli altri rispetto a un anno fa, a fronte del 25% di chi la usa poco.  

Il motivo è semplice: mentre l’AI accelera ricerche, sintesi e primi bozze, il lavoro umano si sposta verso coordinamento, valutazioni condivise e decisioni. Le riunioni diventano quindi sempre più importanti: il 40% vi dedica tempo principalmente per risolvere criticità insieme, il 39% per prendere decisioni. Eppure, la trasformazione dell’AI non riguarda tutti allo stesso modo. Sta emergendo un divario significativo tra il top management e i singoli collaboratori senza responsabilità gestionali. Il 30% dei dirigenti la utilizza intensamente, a fronte di appena l’8% dei dipendenti. Questa forbice si riflette anche sull’intensità con cui il lavoro sta evolvendo: il 47% dei dirigenti riferisce cambiamenti significativi o radicali nell’ultimo anno, contro il 18% dei singoli dipendenti.  

La formazione mostra un andamento analogo: il 64% dei singoli collaboratori non ha ricevuto alcun addestramento sull’AI o ha beneficiato solo di una breve introduzione, contro il 26% dei dirigenti. Per colmare questo divario, i manager possono svolgere un ruolo importante. Quando i dipendenti percepiscono il proprio manager come competente in AI, l’uso quotidiano degli strumenti si attesta al 65%, contro il 27% di coloro che non godono di tale sostegno. Questo significa che la percentuale di chi usa l’AI su base quotidiana è di 2,4 volte maggiore se il proprio responsabile è competente. Anche l’ottimismo per la propria crescita professionale risulta significativamente più alto tra i lavoratori che considerano il proprio responsabile competente nell’AI, con un punteggio di 8,3 su 10 rispetto al 5,5 di chi non condivide questa percezione. Eppure, solo il 27% dei professionisti ritiene il proprio responsabile diretto molto o estremamente competente nel campo dell’AI. 

Calum MacDougall, presidente di Jabra, afferma: “Le imprese vincenti del futuro saranno quelle che avranno maggiore successo nell’implementazione dell’IA. E vincere in questo percorso dipende dai leader che ascoltano e si confrontano con i propri team per comprendere appieno di cosa abbiano bisogno per lavorare in modo produttivo con l’Intelligenza Artificiale”. 

C’è un ulteriore elemento che emerge dalla ricerca: chi interagisce con l’IA tramite voce, anziché solo digitare, sta meglio. I dipendenti che parlano abitualmente con l’AI riferiscono livelli di benessere più elevati rispetto a chi si limita a digitare: hanno il 24% di probabilità in meno di sentirsi stressati, il 23% in meno di sentirsi esausti e il 37% di probabilità in più di percepire il proprio posto di lavoro come sicuro. Questo modo di operare è più diffuso quando sussistono le corrette condizioni organizzative. I professionisti che parlano regolarmente con l’AI hanno maggiori probabilità di ricevere una formazione pratica, considerare i propri manager come fonti competenti di supporto e operare all’interno di processi strutturati per la moderna collaborazione. Anche la tecnologia gioca un ruolo cruciale: il personale dotato di hardware audio e video professionale, progettato per l’Intelligenza Artificiale conversazionale, ha circa il 40% di probabilità in più di utilizzare abitualmente la voce per interagire con essa nel lavoro quotidiano. 

La percentuale di lavoratori che adotta i comandi vocali per interfacciarsi con l’AI può quindi costituire un importante indicatore del livello di preparazione al futuro di un’azienda. Calum MacDougall sostiene che “tutti noi parliamo con i colleghi. Interagire a voce con gli assistenti virtuali è una naturale estensione del nostro metodo di lavoro: quando possiamo semplicemente dialogare ed elaborare nel flusso delle attività, l’AI diventa un alleato strategico e un prezioso collaboratore. Le aziende che renderanno questa comunicazione tra uomo e Intelligenza Artificiale fluida e sicura otterranno i migliori rendimenti dai propri investimenti nella tecnologia”. 

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economia

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