domenica, Novembre 1, 2026
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Cahill-Sinner ancora insieme? Il messaggio criptico del coach sui social

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(Adnkronos) – Il mondo del tennis se lo chiede da tempo: Darren Cahill sarà ancora l’allenatore di Jannik Sinner? Il super coach, che ha costruito parte delle fortune del numero uno del tennis mondiale, sarà ancora al suo fianco per accompagnarlo in nuovi successi? In questi giorni, in cui si rincorrono le voci su una possibile separazione a fine stagione, Cahill è tornato a farsi vivo sui social. Tra foto e messaggi criptici, che hanno dato il via a una serie di commenti degli appassionati. 

Solo un paio di giorni fa, Cahill aveva postato per esempio una foto su un campo da golf, passione condivisa con Jannik. La curiosità? Sul carrello, accanto al borsone, Darren aveva piazzato una volpe di peluche ben in vista. Un ‘indizio social’? Di sicuro, un chiaro rimando al suo allievo, lontano dai campi nelle ultime settimane per recuperare al meglio dal fastidioso infortunio al ginocchio che lo ha costretto anche alla fine anticipata della stagione.  

 

Non solo. Nelle ultime ore, a fare il giro del web è stato il messaggio inviato a Cahill da un utente sui social, l’89enne nonno Antonio, che ha postato la foto di un abbraccio tra Sinner e il coach, lodando il loro sodalizio vincente: “Questa foto mostra una relazione serena che cerca un possibile futuro insieme. Fin dall’incidente (l’infortunio di Jannik) i giornali, senza alcun motivo, hanno parlato di come non ci fosse più affetto tra voi due. I vostri fan – ha aggiunto l’utente – non credono a queste notizie. Finché non parlerete voi stessi, non ci crederemo”.  

Un messaggio sentito, a cui Cahill ha risposto con l’emoji di un abbraccio. Un commento sintetico, nel suo stile. In attesa di dare chiarimenti ulteriori sul suo futuro e dire a tutti se sarà ancora accanto a Jannik. I tifosi aspettano.  

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sport

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Revolut down, blackout globale delle funzioni e oltre 1.500 segnalazioni in Italia

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(Adnkronos) – Revolut down oggi, app bloccata e pagamenti che non funzionano: numerosi clienti stanno riscontrando problemi nell’accesso al conto, nella consultazione del saldo e nell’utilizzo delle carte. Il disservizio, segnalato anche in Italia, coinvolge diverse funzionalità della banca digitale, compresi bonifici e prelievi. Revolut ha confermato le anomalie e ha comunicato che i tecnici sono al lavoro per ripristinare il servizio. Ecco cosa sta succedendo e quali operazioni risultano interessate dal blackout. 

All’apertura dell’applicazione compare un messaggio di errore generico che recita “Qualcosa è andato storto” (Something went wrong) con l’invito a riprovare più tardi. Di conseguenza, i clienti si trovano momentaneamente impossibilitati a visualizzare il proprio saldo o a disporre dei propri fondi. 

In Italia, dove l’istituto fintech ha da poco superato la quota record di 5 milioni di clienti, la piattaforma Downdetector Italia ha visto un’impennata fulminea delle segnalazioni, toccando un picco di oltre 1.500 avvisi in meno di un’ora. I correntisti italiani si trovano di fatto impossibilitati a effettuare il login e l’accesso all’applicazione. 

 

Secondo quanto monitorato sulla pagina ufficiale di stato del servizio della banca, non si tratta di un semplice bug d’accesso, ma di un’interruzione sistemica che coinvolge quasi tutte le funzionalità principali: 

– Operazioni bancarie: Blocco totale dell’app, impossibilità di consultare il saldo e sospensione temporanea dei bonifici. 

– Pagamenti e prelievi: Segnalate numerose transazioni rifiutate tramite carta fisica e digitale, oltre al blocco dei prelievi di contante presso gli sportelli ATM. 

– Servizi accessori: Paralizzati anche il trading azionario, il mercato delle criptovalute, l’accesso ai ‘Salvadanai’ e persino la chat di supporto live per i clienti. 

– Revolut ha confermato tramite i propri canali (tra cui Reddit) l’esistenza di un disservizio che sta impattando diverse funzionalità dell’infrastruttura. 

– Il team di ingegneri della banca è già attivamente al lavoro per ripristinare la piena operatività dei servizi nel minor tempo possibile. 

– Al momento l’istituto di credito non ha ancora fornito una tempistica precisa per la risoluzione definitiva del guasto. 

 

L’assistenza clienti dell’istituto ha confermato formalmente la crisi attraverso una nota ufficiale diramata via social: “Attualmente stiamo riscontrando un’interruzione del servizio che influisce su più funzionalità. Pertanto, potreste riscontrare problemi con la nostra app. Il nostro team di ingegneri è attivamente al lavoro per ripristinare il pieno servizio il più rapidamente possibile. Ci scusiamo per qualsiasi inconveniente”. 

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internazionale/esteri

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Garlasco, scontro in tv tra Milo Infante e l’ex colonnello Cassese: “Cercavate le prove della colpevolezza di Alberto Stasi”

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(Adnkronos) – Nuovo acceso confronto tv sul delitto di Garlasco. Questa volta protagonisti sono il giornalista Milo Infante e l’ex colonnello dei Carabinieri, Gennaro Cassese, che condusse le indagini subito dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Chiara
Poggi nella villetta di via Pascoli il 13 agosto del 2007. I due sono stati ospiti della trasmissione Quarta Repubblica in onda su Rete 4 lunedì 19 ottobre, condotta da Nicola Porro.  

 

Al centro della discussione le scarpe
di Alberto Stasi, al momento unico condannato per il delitto di Garlasco, e le circostanze della loro consegna ai carabinieri. Un botta e risposta serrato, durante il quale giornalista ha incalzato ripetutamente il colonnello. “Voi cercavate le prove della colpevolezza di Alberto Stasi. Mi spieghi perché gli avete preso le scarpe?”, ha detto il giornalista. “Dove c’è scritto che gliele abbiamo chieste?”, ha replicato Cassese.  

A quel punto, di nuovo Infante: “Voi non avete scritto nulla. Questo lo dice Stasi più di una volta: ‘Hanno aperto un armadio, hanno visto la scarpiera e hanno detto di consegnarle’. Tanto è vero che Alberto le prende e le consegna. Lei adesso mi dice che non avete chiesto le scarpe ad Alberto? È un pazzo che consegna volontariamente le scarpe che voi non avete chiesto?”.  

Cassese ha risposto: “Noi facciamo aprire questo armadio però poi prendiamo solo alcune scarpe e non tutte?”, infine la chiusura di Infante: “Esattamente questo. Se lei smentisce sta dando una notizia
esclusiva. Non avete chiesto voi le scarpe a Stasi?”.  

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cronaca

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A Milano nasce ‘Officina AI’, zona di sviluppo e innovazione voluta da Assolombarda

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(Adnkronos) – Nasce ‘Officina AI’, la Zona di Innovazione e Sviluppo (Zis) di Milano dedicata all’Intelligenza artificale. Promossa da Assolombarda, attuale capofila, la Zis vedrà Made Competence Center assumere il ruolo di hub e soggetto gestore. Si tratta di un partenariato pubblico-privato che riunisce oggi 19 partner per accompagnare le imprese, in particolare le Pmi, dall’avvio di progetti AI fino alla loro industrializzazione. L’annuncio è stato dato dal presidente di Assolombarda Alvise Biffi, dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi e da Marco Taisch, presidente di Made, in occasione del convegno ‘AI e Physical AI, l’impatto nel mondo reale’, organizzato da Assolombarda in collaborazione con Regione Lombardia e Made.  

“Milano oggi fa un passo concreto verso l’obiettivo che abbiamo indicato all’assemblea generale: fare del nostro territorio la fabbrica dell’AI – ha detto Alvise Biffi, presidente di Assolombarda – Perché noi non vogliamo limitarci ad adottare la tecnologia: vogliamo contribuire a costruirla, a partire dalla physical AI, dove la nostra manifattura e la nostra meccatronica sono un vantaggio unico in Europa. Nel Quadrilatero di Assolombarda l’industria attiva più di 44 miliardi di valore aggiunto l’anno, ben il 45% del totale lombardo e l’11% nazionale. I numeri ci dicono che la strada è giusta: in meno di due anni le nostre imprese con progetti di AI sono passate da meno di una su cinque a una su due. Ma il divario tra grandi imprese e Pmi è ancora ampio ed è qui che la ZIS deve fare la differenza: portare l’AI nelle piccole e medie imprese, insieme alle competenze per usarla. Lo stiamo già facendo con forgIA, l’ecosistema digitale condiviso e sicuro che abbiamo promosso per mettere a valore i dati industriali e sviluppare applicazioni concrete, nel rispetto della sovranità del dato e della proprietà intellettuale delle imprese: la forgia in cui la fabbrica dell’AI prende forma. La Zis è la dimostrazione di come la Grande Milano sappia fare sistema: istituzioni, università, grandi aziende, startup e formazione insieme, in un partenariato pubblico-privato che mette l’AI al servizio delle persone e della produttività. Questa è la strada migliore per generare benessere diffuso sul nostro territorio”.  

 

“Per le imprese, e per le Pmi in particolare, la questione non è più capire se l’AI funzioni, ma come portarla dentro i processi e farle produrre risultati misurabili – ha commentato Marco Taisch, presidente di Made Competence Center Industria 4,0 – È in questo passaggio, dal progetto pilota all’industrializzazione, che Made metterà a disposizione della Zona di Innovazione e Sviluppo neocostituita la propria esperienza, in qualità di hub e soggetto gestore. Lo faremo partendo da ciò che sappiamo fare: dalla nostra fabbrica dimostrativa, dove le aziende possono vedere in azione le tecnologie prima ancora di investire; dagli ambienti di sperimentazione protetti, come quelli del nodo italiano di AI-MATTERS, che coordiniamo; dai percorsi di formazione costruiti sui fabbisogni delle imprese. ‘Officina AI’ si inserisce in un ecosistema che stiamo costruendo, con Assolombarda e altri prestigiosi soggetti istituzionali, per fare di Milano una delle capitali mondiali dell’AI. Un grande sistema di competenze di cui fanno parte forgIA, AI4I e Euro-FMX, uno dei due progetti flagship della Commissione europea. Tutto ciò è di estrema importanza, perché nessuna tecnologia, tanto meno l’AI, si rivela utile senza persone in grado di governarla e senza contesti in grado di abilitarla. Grazie ad Assolombarda, agli atenei coinvolti e tutti i partner, ‘Officina AI’ ha le carte in regola per diventare il luogo in cui l’innovazione smette di essere una promessa e diventa pratica quotidiana delle fabbriche del territorio”. 

“La strategia delle Zone di Innovazione e Sviluppo nasce dalla volontà di valorizzare le vocazioni e le competenze dei territori lombardi, mettendo a sistema imprese, università e centri di ricerca per rafforzare la competitività dell’intero sistema produttivo – ha aggiunto l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Guidesi – Con questa nuova Zis proseguiamo un percorso che punta a creare un distretto manifatturiero di produzione dell’intelligenza artificiale, favorendo il trasferimento tecnologico e accompagnando le imprese nell’affrontare le sfide del futuro. Vogliamo creare le condizioni affinché le eccellenze dei nostri territori possano continuare a crescere, attrarre investimenti e generare nuove opportunità di sviluppo e occupazione qualificata, soprattutto per le nuove generazioni”.  

La ZIS AI nasce per riconoscere e consolidare Milano come principale ecosistema italiano per l’adozione, la sperimentazione e lo sviluppo industriale dell’Intelligenza Artificiale. Il mercato italiano dell’AI ha raggiunto nel 2025 un valore stimato di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% sul 2024. L’adozione nelle imprese accelera, ma resta disomogenea. Secondo l’indagine condotta da Assolombarda con il Politecnico di Milano, su 700 aziende del Quadrilatero di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia, il 49% ha oggi progetti di AI attivi, contro meno del 20% di fine 2024, e un ulteriore 18% prevede di avviarli a breve. Il divario per dimensione però resta ampio: 79% tra le grandi imprese, 48% tra le medie, 41% tra le piccole e 40% tra le microimprese.  

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economia

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L’ospedale che guadagna se non ti ricovera: la scommessa da 300 milioni di Matilde Giglio

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(Adnkronos) – Un ospedale che guadagna quando i pazienti non vengono ricoverati. Medici che non ricevono incentivi economici per il numero di interventi effettuati, ma vengono valutati sulla qualità delle cure e sui risultati clinici. Telecamere e sistemi di intelligenza artificiale che controllano in tempo reale quello che accade nelle sale operatorie, segnalando eventuali anomalie prima che si trasformino in complicazioni. E tutto questo in un Paese, l’India, dove milioni di persone rischiano di impoverirsi per pagare le spese mediche. 

È il modello di Even Healthcare, società fondata a Bangalore dall’italiana Matilde Giglio, insieme a Mayank Banerjee e Alessandro Ialongo, che ha appena annunciato un nuovo round di finanziamento da 50 milioni di dollari, guidato da Khosla Ventures con la partecipazione di Alpha Wave. Un’operazione che porta la valutazione dell’azienda a 300 milioni di dollari, triplicata in circa 18 mesi, e la raccolta complessiva di capitali oltre quota 120 milioni. 

A scommettere su Even sono alcuni dei fondi più importanti della Silicon Valley: Khosla Ventures, primo venture capital a investire in OpenAI, Founders Fund di Peter Thiel, tra i finanziatori di SpaceX e Palantir, e 8VC, creato dal cofondatore di Palantir Joe Lonsdale. 

Il percorso è stato rapido. Nell’ottobre 2024 Even aveva raccolto 30 milioni di dollari, portando allora i finanziamenti complessivi a 50 milioni. Nel luglio 2025 aveva inaugurato il primo ospedale a Bangalore, una struttura da 70 posti letto costruita in sei mesi. A gennaio 2026 sono arrivati altri 20 milioni. Oggi gli ospedali operativi sono due e l’obiettivo immediato è arrivare a sette, prima di replicare il modello nelle altre metropoli indiane. 

La società dichiara oltre mezzo milione di iscritti in dieci città e risultati clinici incoraggianti: un tasso di riammissioni ospedaliere non programmate inferiore all’1%, degenze mediamente più brevi del 40% e risparmi generati dalla prevenzione.  

Romana, 34 anni, studi alla London School of Economics, Giglio ha iniziato la propria carriera fondando a Londra Compass News, una startup tecnologica dedicata all’informazione, per poi entrare nel mondo del venture capital con Hambro Perks. Nel 2019 si è trasferita in India, dove ha lavorato alla strategia digitale della campagna elettorale del Congress Party. Da quell’esperienza è nata l’idea di costruire un sistema sanitario alternativo. 

Oggi vive tra Roma e Bangalore. Ad Adnkronos racconta la logica economica di Even, le prospettive di crescita e soprattutto il motivo per cui ritiene che l’innovazione sanitaria debba partire dagli incentivi, prima ancora che dalla tecnologia. 

Avete appena raccolto 50 milioni di dollari, portando la valutazione a 300 milioni. Dove volete arrivare e che cosa farete con questi capitali?
 

“È il round più grande che abbiamo fatto finora e triplica la valutazione che avevamo 18 mesi fa, al momento della Serie A. È un risultato eccezionale non soltanto per la valutazione, ma per gli investitori che siamo riusciti a mettere insieme. Abbiamo Khosla Ventures, Founders Fund, Alpha Wave: fondi che difficilmente si vedono tutti insieme nella stessa operazione. Con questi capitali vogliamo completare una rete di sette ospedali a Bangalore, portarli tutti alla profittabilità e poi espanderci in altre due città nei prossimi 18 mesi. Le destinazioni più probabili sono Delhi e Mumbai”. 

L’obiettivo, quindi, per il momento è esclusivamente l’India?
 

“Sì. L’India è un mercato enorme, in fortissima crescita, con opportunità che difficilmente si trovano altrove. Prima vogliamo espanderci a Bangalore, costruendo una presenza capillare sul territorio, e poi portare il nostro modello nelle altre grandi città indiane. È un mercato così grande che possiamo continuare a crescere qui ancora molto a lungo”. 

La vostra idea è piuttosto controintuitiva: costruire ospedali che, almeno in teoria, guadagnano quando i pazienti non ci entrano. Come funziona esattamente?
 

“Partiamo da un problema strutturale della sanità privata, che non riguarda soltanto l’India. Ci sono due grandi attori, gli assicuratori e gli ospedali, che hanno incentivi diametralmente opposti. Le compagnie assicurative guadagnano quando pagano meno prestazioni possibili. Gli ospedali privati, invece, aumentano i ricavi se fanno più ricoveri, più esami, più interventi. In mezzo c’è il paziente, che spesso è l’unico soggetto del quale nessuno si occupa veramente nel lungo periodo. 

Noi abbiamo cercato di ribaltare questo modello. Even è una società di managed care, quindi gestisce la salute delle persone a 360 gradi. Offriamo assistenza primaria, specialisti, consultazioni online 24 ore su 24, cliniche e ospedali fisici. Ma il nostro modello economico è allineato a quello di un assicuratore: guadagniamo anche quando riusciamo a evitare un ricovero. Paradossalmente, quindi, abbiamo interesse a fare in modo che le persone non debbano entrare nei nostri ospedali”. 

Le faccio un’obiezione. Se guadagnate evitando ricoveri e interventi, come posso essere sicuro che non abbiate interesse a risparmiare anche su cure che sarebbero necessarie?
 

“È una domanda assolutamente legittima. Noi continuiamo a essere un ospedale, quindi gli interventi necessari vengono effettuati e pagati. Abbiamo un incentivo a fare quelli che servono, ma non quelli inutili. La differenza fondamentale è nel modo in cui remuneriamo i medici. Negli ospedali privati indiani una parte molto consistente del loro stipendio può dipendere dai ricavi che portano alla struttura. Noi abbiamo eliminato questo meccanismo. I nostri medici sono valutati sulla qualità clinica, sul rispetto delle linee guida, sulla soddisfazione dei pazienti e sui risultati delle cure. 

Un indicatore fondamentale sono le riammissioni. Se una persona viene operata e deve tornare in ospedale perché qualcosa è andato storto, significa che c’è un problema. Nel sistema indiano le riammissioni possono arrivare intorno al 15%. Nei nostri ospedali siamo sotto l’1%. Il nostro incentivo è fare in modo che il paziente guarisca e non debba tornare per un problema che avrebbe potuto essere evitato”. 

C’è però un secondo possibile rischio: scegliere soprattutto pazienti già sani, lasciando al resto del sistema quelli più costosi e difficili da curare. Come lo evitate?
 

“Non possiamo scegliere i pazienti. Lavoriamo direttamente con le compagnie assicurative, che ci affidano gruppi di loro iscritti. Non siamo noi a selezionare chi entra. Anzi, molto spesso per le assicurazioni è particolarmente conveniente mandarci le persone che hanno maggiori necessità di assistenza, perché riusciamo a gestirle a costi inferiori rispetto alle catene ospedaliere tradizionali. Il nostro modello non consiste nel tenere fuori le persone malate, ma nel prenderci cura di loro meglio e in maniera continuativa, riducendo il rischio che una patologia peggiori o che un intervento renda necessarie ulteriori ospedalizzazioni. 

Non è un concetto completamente nuovo. Negli Stati Uniti esiste Kaiser Permanente, uno degli esempi più importanti di integrazione tra assicurazione sanitaria ed erogazione delle cure. Noi stiamo portando questa logica nel mercato indiano”. 

 

Qual è il vero vantaggio competitivo di Even? La tecnologia, il modello assicurativo o il prezzo delle prestazioni?
 

“Per il paziente la nostra differenziazione principale non è affatto la tecnologia. Sono la qualità clinica e il prezzo. In India il prezzo è una variabile fondamentale. Un ospedale tradizionale apre senza avere una base di pazienti e può impiegare 24 o 36 mesi a diventare profittevole. Nel frattempo deve sostenere costi elevati, spendere tantissimo in marketing e applicare tariffe che gli consentano di coprire queste spese. 

Noi partiamo da una situazione diversa. Lavorando direttamente con gli assicuratori, abbiamo già una base di pazienti che viene indirizzata verso le nostre strutture. Questo ci permette di raggiungere molto rapidamente la profittabilità operativa, senza dover aumentare i prezzi e senza sostenere gli stessi costi commerciali. È così che possiamo offrire prestazioni di alta qualità a tariffe molto competitive”. 

Arriviamo all’intelligenza artificiale. Da fuori Even appare come una società fortemente tecnologica. Quanto conta effettivamente l’AI nell’organizzazione degli ospedali?
 

“Conta moltissimo, ma soprattutto per una ragione: ci permette di rendere scalabile la qualità delle cure. Immagina di passare da un ospedale a sette in dodici mesi. Come fai a garantire che in tutte le strutture vengano rispettati gli stessi standard clinici? 

Una delle tecnologie che utilizziamo maggiormente è la computer vision. Normalmente un ospedale è una specie di scatola nera. Un paziente entra, viene operato, esce, ma non ha gli strumenti per sapere se tutto sia stato fatto correttamente. Se qualcuno ha saltato un passaggio, se una procedura non è stata rispettata, spesso il problema emerge soltanto successivamente. 

Noi utilizziamo sistemi di computer vision per monitorare quello che succede all’interno dell’ospedale, dalla sala d’attesa alla sala operatoria. In sala operatoria, per esempio, il sistema verifica le checklist e segnala immediatamente eventuali anomalie. Non aspetta che un problema si manifesti dopo l’intervento: permette di intervenire mentre la procedura è ancora in corso”. 

L’AI, quindi, non serve soltanto a elaborare diagnosi, ma anche a controllare il lavoro dei medici?
 

“Serve a garantire che vengano rispettati gli standard di qualità. Ma c’è un altro ambito nel quale produce benefici enormi: la burocrazia sanitaria. Quando parlo con i medici italiani, molti mi raccontano che passano una parte impressionante del loro tempo a preparare documentazione, referti, lettere di dimissione, richieste alle assicurazioni. È tempo sottratto ai pazienti. 

Noi abbiamo automatizzato circa l’85% di questo lavoro. Il medico continua a fare il controllo finale, a verificare che tutto sia corretto e ad assumersi la responsabilità clinica, ma non deve più scrivere personalmente tutta quella documentazione. In questo modo può dedicare molto più tempo alla cura”. 

Un sistema che controlla quello che accade nelle sale operatorie e negli ospedali solleva però interrogativi importanti sulla privacy. In Europa, con il nostro sistema di protezione dei dati, sarebbe possibile fare la stessa cosa?
 

“L’India ha un contesto regolatorio più flessibile rispetto all’Italia e questo è certamente uno dei motivi per cui è un Paese straordinario per costruire aziende innovative. Questo non significa che non esistano regole o che non vengano rispettate. Noi abbiamo il consenso delle persone che entrano nei nostri ospedali per utilizzare questi sistemi tecnologici. 

Ma ci sono anche altri vantaggi molto concreti. In India riusciamo a costruire un ospedale in sei mesi e con investimenti enormemente inferiori rispetto all’Europa. Per una struttura comparabile possiamo spendere circa cinque milioni di euro, contro i quaranta milioni che potrebbero essere necessari in Italia. È una differenza gigantesca. 

Naturalmente siamo molto rapidi anche per capacità organizzativa, ma l’ambiente indiano rende tutto questo ancora più semplice. E la possibilità di costruire strutture velocemente, a costi contenuti, è fondamentale per il nostro modello”. 

L’Italia, però, ha un sistema sanitario pubblico, mentre l’India non dispone di una copertura universale paragonabile alla nostra. È un modello esportabile anche in Europa?
 

“In Italia a volte ci dimentichiamo di quanto siamo fortunati ad avere un Servizio sanitario nazionale. In India il problema è molto più grande, perché una quota enorme delle cure viene pagata direttamente dalle famiglie, con conseguenze drammatiche. Ma il problema degli incentivi nella sanità privata esiste anche in Europa. Anche da noi, se un ospedale guadagna soprattutto sul numero di prestazioni che eroga, non necessariamente avrà un incentivo economico a fare prevenzione. 

Noi abbiamo costruito un sistema nel quale gli interessi del paziente e quelli di chi eroga le cure sono allineati. Non è semplicemente una questione di aggiungere tecnologia a un modello già esistente: bisogna ripensare il modello economico e organizzativo. Per il momento, comunque, la nostra priorità rimane l’India. Le dimensioni del mercato e la velocità con cui possiamo crescere ci offrono opportunità enormi”. 

 

Tra cinque anni, dunque, come immagina Even Healthcare? Una grande catena di ospedali o una società tecnologica che vende anche il proprio modello ad altri operatori?
 

“Il nostro obiettivo oggi è costruire una grande società sanitaria integrata. Non vogliamo essere soltanto una piattaforma tecnologica e non vogliamo nemmeno limitarci a gestire ospedali tradizionali. La nostra forza è controllare l’intero percorso di cura del paziente, dalla prevenzione all’assistenza primaria, fino all’eventuale ricovero e al recupero successivo. È questo che permette di avere risultati clinici migliori e, contemporaneamente, costi più bassi. 

Nei prossimi mesi dobbiamo completare la rete di Bangalore e dimostrare che questo modello funziona su scala cittadina. Poi vogliamo replicarlo in altre due grandi città, Delhi e Mumbai. Da lì possiamo continuare a crescere e costruire una delle principali aziende sanitarie del Paese”. 

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economia

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Leccese (Casa Radio): “Partecipazione e azione per costruire l’agenda dell’abitare”

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(Adnkronos) – “Il senso di questa giornata è la partecipazione: vogliamo che le persone che per il quarto anno consecutivo hanno seguito ‘Comunicare l’Abitare’ si sentano parte di una vera comunità, che non si limita a confrontarsi, ma agisce”. Lo ha detto Paolo Leccese, giornalista e direttore editoriale di Casa Radio, ideatore e promotore del think tank dedicato al mondo della casa, del real estate, dell’architettura, della transizione ecologica e dell’innovazione tecnologica, svoltosi alla Casa dell’Architettura a Roma. “Alla fine di questi due giorni – ha spiegato – avremo un’Agenda dell’Abitare, con proposte che racconteremo nel corso del 2027 anche sui territori e che, secondo noi, dovrebbero essere sottoposte al legislatore per migliorare la qualità dell’abitare dei cittadini”. 

Il direttore editoriale, inoltre, ha evidenziato l’importanza della multidisciplinarietà nell’affrontare le sfide legate alla casa. “È fondamentale costruire un concetto di abitare che tenga conto di tutti i temi che riguardano le nostre case – ha osservato -. Abbiamo affrontato questioni come la salubrità degli edifici e la rigenerazione urbana, apparentemente distanti ma in realtà molto vicine. Le case le abitiamo, ma prima dobbiamo pensarle: dobbiamo capire dove vivere e qual è la qualità delle nostre abitazioni, dei nostri quartieri e della nostra società”, ha concluso Leccese, richiamando anche i cambiamenti demografici e la necessità di modelli urbani adeguati a una popolazione sempre più anziana. 

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economia

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Morta Georgina Cates: recitò con Hugh Grant e Alan Rickman

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(Adnkronos) –
Georgina Cates, attrice britannica conosciuta per i ruoli nei film ‘Un’avventura terribilmente complicata’ e ‘Il sapore del sangue’, è morta il 6 maggio 2026 a Brighton, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, all’età di 51 anni. Le circostanze del decesso non sono state rese note. A comunicare la notizia è stata la figlia Naiia, con un messaggio pubblicato su Instagram solo di recente, come riporta ‘The Hollywood Reporter’. Nel ricordare la madre, Naiia l’ha descritta come una persona “bellissima” e dallo spirito libero, ringraziandola per la creatività, la curiosità e il coraggio di essere sempre fedele a se stessa. Cates lascia due figli, Naiia e Jakob, gemello nato nel 2001. Dal 1997 al 2005 era stata sposata con l’attore statunitense Skeet Ulrich, noto per il film ‘Scream’ e per la serie televisiva ‘Riverdale’. 

Nata Clare Elaine Woodgate il 4 aprile 1975 a Colchester, nella contea inglese dell’Essex, Cates aveva iniziato la carriera in televisione, interpretando Jenny Porter nelle prime due stagioni della sitcom britannica ‘2point4 Children’, trasmessa dalla Bbc tra il 1991 e il 1992. In seguito aveva preso parte alla commedia romantica ‘Au Pair’ (1994), prima di ottenere il ruolo che avrebbe segnato una tappa importante del suo percorso artistico.  

Nel 1995 era stata protagonista di ‘Un’avventura terribilmente complicata’, film diretto da Mike Newell e tratto dall’omonimo romanzo di Beryl Bainbridge. La pellicola, ambientata nel mondo teatrale di Liverpool nel secondo dopoguerra, racconta la storia di Stella Bradshaw, una giovane assistente di compagnia che si innamora del regista Meredith Potter, interpretato da Hugh Grant. Nel cast anche Alan Rickman, nei panni dell’attore P.L. O’Hara. Per ottenere la parte, Cates aveva escogitato una strategia insolita. Dopo essere stata inizialmente scartata a un provino sostenuto con il proprio nome di nascita, si era ripresentata con il nome d’arte Georgina Cates, tingendosi i capelli di rosso e adottando un accento da ragazza della classe operaia di Liverpool, in sintonia con il personaggio. Il regista Mike Newell aveva raccontato in seguito di essersi sentito inizialmente ingannato, salvo poi riconoscere il valore dell’iniziativa. Il film fu presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. La critica del ‘New York Times’ Janet Maslin sottolineò come l’interpretazione di Cates fosse uno degli elementi centrali della pellicola, evidenziando la capacità dell’attrice di unire ingenuità e astuzia. 

Nel 1998 Cates recitò ne ‘Il sapore del sangue’, commedia nera diretta da David Dobkin, accanto a Joaquin Phoenix e Vince Vaughn. Nel film interpretava una moglie infedele, in un intreccio dai toni ironici e criminali. Nello stesso anno prese parte a ‘Illuminata’, commedia romantica scritta e diretta da John Turturro e ambientata in una compagnia teatrale newyorkese di inizio Novecento. Recitò inoltre nel film televisivo A Soldier’s Sweetheart, con il marito Skeet Ulrich e Kiefer Sutherland. La sua filmografia comprende anche ‘Frankie delle stelle’ (1995), ‘Big City Blues’ e ‘Stiff Upper Lips’ (entrambi del 1997), ‘Sinner’ (2007) e ‘Jackass – Nonno cattivo’ (2013). La sua ultima apparizione sullo schermo risale a ‘Everlasting’, del 2016. Dopo gli anni trascorsi tra televisione e cinema, l’attrice si era dedicata anche alla fotografia, coltivando la ricerca di nuovi linguaggi espressivi. In un’intervista aveva spiegato di non voler interpretare sempre gli stessi personaggi: “Voglio fare qualcosa di diverso. Non voglio recitare sempre lo stesso ruolo: non sono fatta così”. (di Paolo Martini) 

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spettacoli

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Verona, italiano gratuito per mamme straniere a Santa Lucia: lezioni con baby parking

Il corso di italiano a Santa Lucia prende il via il 20 ottobre nei locali di San Giovanni Evangelista. Due mattine alla settimana sono dedicate alle mamme straniere, mentre i figli da zero a tre anni vengono accolti dalle volontarie. Il percorso gratuito prosegue fino al 5 giugno 2027.

Imparare la lingua senza dover rinunciare alla cura dei bambini: è la formula del progetto promosso dall’Associazione Gruppi di Volontariato Vincenziano AIC Italia – Regione Veneto-Trentino ODV ETS, in collaborazione con il Rotary Club Verona e con il patrocinio della quarta circoscrizione.

Corso di italiano a Santa Lucia: giorni e orari

Le lezioni si tengono il martedì e il giovedì dalle 9.30 alle 11.30, negli spazi della parrocchia di San Giovanni Evangelista, in via del Quadrato 2. Dopo l’avvio di martedì 20 ottobre, il calendario indica gli appuntamenti del 22, 27 e 29 ottobre, seguiti da quello del 3 novembre. La conclusione del percorso è fissata al 5 giugno 2027.

Il Comune presenta l’iniziativa gratuita per le mamme di altra lingua madre nella scheda “Imparo io – Impariamo noi”; nella descrizione il progetto è denominato “Imparo io – Impariamo insieme”. L’attività unisce la formazione linguistica a un servizio di baby parking durante le ore in aula.

Insegnanti Cestim e volontarie per i bambini

I corsi sono affidati a insegnanti abilitati del Cestim. La custodia dei figli nella fascia da zero a tre anni è invece curata dalle volontarie della San Vincenzo, formate da una pedagogista dello stesso Cestim. L’organizzazione consente quindi di affiancare alle lezioni uno spazio dedicato ai più piccoli.

Collaborano al progetto anche l’Istituto Comprensivo 12, la Rete Tante Tinte e il Servizio Bibliotecario del Comune di Verona. La scheda comunale indica come riferimento l’Associazione Gruppi di Volontariato Vincenziano AIC Italia.

Nella stessa circoscrizione, l’orientamento delle famiglie comprende anche la guida Nascere in Quarta ai servizi per bambini da zero a sei anni, che raccoglie le opportunità educative e culturali presenti nei quartieri.

Ora solare 2026, quando cambia?

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Con il passaggio all’ora solare le notti saranno più lunghe, che le giornate sembreranno più corte e ci saranno più ore di buio, con non pochi effetti sul nostro organismo. 🔴Segui Adnkronos su Google: https://profile.google.com/cp/CgovbS8wNHk5OTRq ⏯️🆕Per non perdere altre video notizie iscriviti al nostro canale Youtube #orasolare2026 #cambioora

Gozi (Renew): “Grande opportunità geopolitica, ma senza riforme l’Ue rischia la paralisi”

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“L’allargamento è una grande opportunità geopolitica ed economica per l’Unione europea, ma per unificare il continente bisogna riformare l’Unione”. Lo ha detto l’eurodeputato Sandro Gozi (Renew Europe), segretario del Partito Democratico Europeo, a “Voci dal Parlamento” per Adnkronos, a margine della plenaria di Strasburgo dedicata ai rapporti su Ucraina, Moldova e Serbia. Su quest’ultima, l’eurodeputato ha criticato duramente il governo Vučić: “Vuole i fondi europei, ma viola i valori europei: questa contraddizione non è più accettabile”.