VENEZIA (ITALPRESS) – “Cominciamo con il dire che in Italia il fine vita esiste già. Normato da una sentenza. Il dire che non esiste, significa non essere rispettosi dei cittadini”. Così, in una intervista al Corriere della Sera, Luca Zaia, che ha incaricato i suoi tecnici di mettere a punto un regolamento per dare attuazione alla sentenza dela Corte costituzionale del 2019 che garantisce l’accesso alla morte volontaria in alcuni casi ben specificati. Il regolamento, secondo Zaia, è “semplicemente, il modo di dare una risposta ai cittadini che, in casi dolorosi e particolari, chiedono di porre fine alla loro esistenza. Come previsto dalla Consulta. Sennonchè, la sentenza lascia in ombra due punti cruciali. Il regolamento dovrebbe colmare questa lacuna”. “In Veneto – spiega – ci sono state sette domande dal 2019 a oggi. Di queste, tre sono state accettate, anche se uno dei pazienti è poi mancato senza l’applicazione della procedura”.
“La sentenza prescrive che una persona possa chiedere il fine vita se è tenuto in vita da supporti vitali, ha diagnosi infausta, è in grande sofferenza fisica e psichica, e decide in libertà di intendere e di volere – ricorda Zaia -. Poi, il comitato etico dell’Ulss (Unità locale socio-sanitaria, ndr) ospedaliera dà la sua risposta. Il problema della sentenza è che non dice due cose: i tempi entro cui deve arrivare una risposta, e chi deve gestire e somministrare il farmaco”. “Il paziente – prosegue Zaia – ha il diritto di chiedere il fine vita, ma le Regioni non sono in condizioni di dare seguito alla richiesta. Arriva la richiesta, ma siccome non c’è un tempo entro cui dare seguito, rischia di rimanere lì. Sarebbe come se discutessimo di una legge sull’interruzione di gravidanza, l’aborto, ma senza stabilire i tempi obbligatori nel dare risposte alle donne e senza definire chi deve praticarla. Sul fine vita la grande ipocrisia di questo Paese è far finta che le norme non ci siano. Ma a un amministratore non devi chiedere se è a favore o contro il fine vita. Devi chiedere di applicare le leggi”. “Ripeto – aggiunge il Governatore -, si tratta di non essere ipocriti. Se qualcuno è contrario, anche se io non condivido l’atteggiamento poco liberale, proponga una legge che vieti il fine vita e non se ne parla più. Ma è inaccettabile il non dare seguito a una sentenza della Corte”. Alla domanda se il problema non è anche nella difficoltà di fornire le cure palliative, risponde: “Qualcuno vuole farlo credere, ma il Veneto è la prima Regioni in Italia per le cure palliative. Certo, non si fa mai abbastanza. Ma nessuna della sette domande che abbiamo ricevuto dipende da quello, i pazienti le rifiutano. Ma non compete a me valutare le loro scelte”. “Ci sono temi etici – aggiunge – su cui va rispettata la posizione di tutti. E, prima di tutto, viene la libertà del cittadino. Io ho l’obbligo di rispondere se c’è una richiesta prevista dalla legge. Mi danno dell’estremista, ma chi lo fa non ha il problema di gestire la sanità, parlarne senza responsabilità è facile. Tenga conto che qui davvero la politica non c’entra…”. “Noi – prosegue – abbiamo i comitati etici che affrontano la questione, la politica non vede che cosa succede. Quando emerge un caso, lo apprendiamo dai giornali, perchè è un fatto clinico. Quello che non è ammissibile è l’ipocrisia di consentire ai malati terminali di inoltrare le domande per accedere al fine vita, dare il responso di ammissibilità e poi far finta di nulla”. “Io ho dato il mandato ai tecnici e saranno loro ad indicare lo strumento migliore. Non è, come invece ha detto qualcuno, un’ossessione della politica. E’ solo il trovare il modo per fare quel che abbiamo il dovere di fare”, conclude il governatore Zaia.
– foto Ipa agency –
(ITALPRESS).
Zaia “Sul fine vita basta ipocrisie”
Zaia “Su liste d’attesa risultati importanti anche grazie a IA”
VENEZIA (ITALPRESS) – Abbattere le liste d’attesa è una sfida che ci appassiona. Lo ha ribadito il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, aggiornando i numeri relativi alle famigerate ‘liste d’attesà in Sanità e soffermandosi su quella che è la reale emergenza, ovvero la mancanza di medici. “Se il Veneto avesse i 3500 medici di cui necessita, basterebbero tre visite al giorno per ciascun medico per sanare le liste d’attesa in poco tempo”. Ciò nonostante Zaia ha ribadito che “Dal maggio 2023 a dicembre 2024 le prestazioni con priorità B (da garantire entro 10 gg dalla prescrizione) da 502 sono state azzerate; quelle con priorità D (30 gg) sono passate da 82.811 a 10.814, con una riduzione dell’87%; quelle con priorità P (60/90 gg) da 74.489 sono scese a 17.381, pari a -77%”. Nel tradizionale unto stampa a Palazzo Balbi Zaia, assieme all’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin, ha raccontato del grande lavoro in atto per abbattere queste liste, a partire dalla cabina di regia che si riunisce sistematicamente per organizzare al meglio le cose, monitorare la situazione, servendosi anche dell’intelligenza artificiale per individuare dati anomali. Un plauso è andato a medici e a tutti gli operatori sanitari che lavorano senza sosta.
“All’origine del problema delle liste d’attesa – ha aggiunto il governatore del Veneto – ci sono molteplici questioni: la medicina difensiva, che talvolta porta il medico a prescrivere qualche esame in più del necessario per tutelarsi contro eventuali denunce, l’inappropriatezza delle prescrizioni e l’offerta diagnostica. Il parco macchine che la Regione Veneto ha, tra risonanze, tac, robot chirurgici, per il quale si investono ogni anno 70 milioni di euro, è di eccellenza. A parità di popolazione, di anno in anno, cresce il numero delle prestazioni: si indaga di più e si dilatano i tempi. Ma il tema vero, ribadito ancora una volta, è la mancanza di medici: 60 mila in Italia, dei quali 3500 nella nostra regione. Nel 2024 sono stati pubblicati 112 concorsi: su 814 posti messi a bando complessivamente in tutte le specializzazioni per dirigente medico, i vincitori sono 197. Per quanto riguarda invece il comparto tutti i posti a bando sono stati coperti. Se potessimo disporre dei professionisti riusciremmo ad abbattere le attese. Per questo, come continuo a sostenere da tempo, oltre ad eliminare i test di ingresso alla Facoltà di Medicina serve consentire al medico ospedaliero di proseguire a lavorare nel pubblico oltre l’età pensionabile”.
“Abbiamo impegnato tutte le risorse del Fondo sanitario, di cui potevamo disporre, per l’abbattimento delle liste di attesa – hanno aggiunto Zaia e Lanzarin: 27 milioni di euro nel 2023; oltre 48 milioni nel 2024 ed altrettanti saranno per il 2025. Sono stati impiegati per prestazioni aggiuntive da parte dei nostri dipendenti oppure come budget aggiuntivo al privato accreditato e convenzionato, con il quale continua un’ottima collaborazione. Abbiamo poi lavorato su un altro fronte, cercando di responsabilizzare di più il cittadino finale, che ha tempo sei mesi per chiamare il Cup per prenotare la prescrizione, o due giorni per l’annullamento dell’appuntamento, in modo da poter offrire il posto libero a un altro utente”.
Sollecitato dai giornalisti Il presidente della Regione ha commentato la creazione in atto delle ‘zone rossè per la sicurezza nelle città. “Non conosco uno specifico le scelte dei sindaci e nel resto fuori dico che possono essere assolutamente utili per curare la fase acuta dopodichè c’è un tema: questi sono dei delinquenti, non rispettano le leggi, addirittura abbiamo visto dei morti e mi sembra evidente che questa non è la società che vogliamo. Spesso si tratta di immigrati di seconda o terza generazione, micro nuclei che hanno deciso di vivere fuori da un contesto di integrazione”.
“Io capisco le statistiche e quello che ne deriva – ha aggiunto Zaia – però la verità è che i cittadini non denunciano. Sanno prima di tutto che spesso perdono tempo, temono di trovarsi l’eventuale aggressore libero dopo poco o meglio neanche arrestato e magari di ritrovarselo a casa. La verità è che le donne in alcune parti delle nostre città dopo una certa ora hanno paura a circolare e questo è un dato di fatto. Non è voler creare allarmismi o fare attacchi politici a qualcun altro, è un problema e dobbiamo affrontarlo con le leggi. Lo abbiamo visto anche con la patente a punti: tutti abbiamo alzato il piede dall’acceleratore. C’è bisogno lavorare sulle leggi, sulle punizioni e questo è un paese nel quale si va in galera solo se prendi più di 4 anni di condanna. Immaginate se fra baby gang prendi più di 4 anni di punizione… “.
Il presidente del Veneto ha aperto la conferenza stampa con un pensiero dedicato alla ‘Giornata del ricordò. “E’ una tragedia autentica, oltre 5 mila morti, 350 mila profughi e tutta che hanno fatto le forze titine, le foibe e tutto quello che è accaduto. Penso che sia la storia di una tragedia che non deve mai più accadere, ma è la storia anche di un popolo, di un esodo, di una diaspora. Un popolo che ha perso le case, gli affetti, anche l’identità, nonostante ancora oggi si parli Veneto in alcune città dell’Istria. Zaia si è complimentato per la doppia candidatura di Gorizia e Nova Gorica come capitale europea della cultura: è un segnale preciso, non solo una candidatura”.
foto: xa7/Italpress
(ITALPRESS).
34° Festival Nazionale “Maschera d’Oro” 2025: “Romanzo breve” al Teatro San Marco di Vicenza
Il Festival Nazionale Maschera d’Oro celebra da 34 anni il meglio del teatro amatoriale italiano. L’iniziativa, organizzata dal Comitato veneto della Federazione Italiana Teatro Amatori, riunisce ogni anno compagnie di alto livello e un pubblico esigente e competente. Quest’anno, la manifestazione conta la collaborazione di numerosi partner istituzionali e mediatici, che rafforzano il prestigio dell’evento.
Il rinnovamento della programmazione con “Romanzo breve”
Originariamente in programma lo spettacolo Blackbird della compagnia Oneiros Teatro di Cinisello Balsamo, per un impedimento non dipendente dall’organizzazione si è deciso di sostituirlo con Romanzo breve.

Questo nuovo spettacolo, già presente nella prima tornata di selezione, ha trovato spazio nell’ambizioso cartellone della 34° edizione, segnando un rinnovamento nell’offerta teatrale.
Maschera d’Oro: Trama e protagonisti di “Romanzo breve”
Romanzo breve è una commedia romantica in pantomima musicale ambientata in un anonimo condominio di Mestre negli anni ’60.
Felice, uno scrittore solitario e introverso, vive una serata qualunque finché Dalila, dirompente e piena di colori, irrompe nella sua vita. La giovane donna, sostenendo di essere stata sfrattata a causa di Felice, scatena una serie di esilaranti gag e situazioni imprevedibili. La regia è firmata da Romina Ranzato, che ha curato anche la scrittura insieme a Cristian Corò e Cristina Maffia.
Le opinioni degli esperti e i riconoscimenti
Il Festival non si limita alla messa in scena di spettacoli, ma premia anche l’eccellenza artistica. Tra i riconoscimenti previsti figurano:
Migliore Regia
Migliore Attore/Attrice (e categorie caratteriste)
Miglior Allestimento (scenografia, costumi, trucco, luci, musiche)
Premio speciale per lo spettacolo più gradito dal pubblico
Premio Renato Salvato per la diffusione della cultura teatrale
Emilio Zenato, presidente di FITA Veneto, ha evidenziato come il festival attragga un pubblico esigente, mentre Cristiano Corazzari, Assessore alla Cultura e Identità Veneta, e Isabella Sala, vicesindaco di Vicenza, hanno sottolineato il valore sociale e culturale dell’iniziativa. Aldo Zordan, vicepresidente di FITA nazionale, ha concluso affermando che il festival “porta in scena le emozioni e i sentimenti, coniugando l’aspra satira con la leggerezza”.
Maschera d’Oro: informazioni e prenotazioni
I biglietti, a posti numerati, costano 12 euro ciascuno.
Gli abbonamenti per 7 spettacoli sono disponibili a 75 euro.
La prevendita, senza supplemento, si svolge al Teatro San Marco nei seguenti orari:
Martedì e giovedì: 14.30-18.00
Sabato: 18.00-20.00
Per prenotazioni telefoniche, chiamare il numero 0444 922749 (da lunedì a venerdì, 14.30-18.00).
Per ulteriori informazioni, è possibile contattare la segreteria regionale di F.I.T.A. (Stradella Barche 7, 36100 Vicenza, tel. 0444/324907) o visitare il sito www.fitaveneto.org e la pagina Facebook “Fita Veneto / Maschera d’Oro – Festival Nazionale”.
CHI È IO?: un viaggio psicologico e surreale a Thiene
Lo spettacolo CHI È IO? si presenta come una commedia psicologica, psicosomatica, psichedelica e psicotropa. Agisce su spettatori e personaggi in maniera realistica e visionaria, intrecciando tre piani narrativi: la realtà, la dimensione metafisica e la finzione di uno show televisivo. Lo spettacolo offre una profonda indagine sulla psiche e sull’anima.
CHI È IO? – La trama e le domande esistenziali
La narrazione segue Leo Mayer, un grande intellettuale e psicoanalista, che si interroga insieme a chi lo ama sulle domande fondamentali: cosa siamo e cosa vogliamo nella vita? In un vortice di paure e passioni, Leo rivive il sogno della sua esistenza, mettendo in discussione il confine tra amore e morte.

La commedia mescola riflessioni filosofiche con un irreale sogno trash televisivo, in cui l’alto e il basso diventano indistinguibili, offrendo così un’esperienza comica e inquietante allo stesso tempo.
CHI È IO? – Il cast e il team creativo
Il cast include attori di rilievo come Francesco Pannofino, Emanuela Rossi, Eleonora Ivone e Andrea Pannofino, che danno vita a personaggi intensi e complessi. Il testo è stato scritto e diretto da Angelo Longoni, mentre la produzione è affidata a Nuovo Teatro, diretta da Marco Balsamo. La cura dei dettagli è garantita dalle scene ideate da Gianluca Amodio, costumi firmati da Lia Morandini, musiche di Paolo Vivaldi, video curati da Gianluca Amodio e Gianni Del Popolo e dall’aiuto alla regia di Lorenzo Rossi.
La produzione e le collaborazioni
Prodotto da Nuovo Teatro e diretto da Marco Balsamo, la commedia si inserisce in una proposta teatrale innovativa e coinvolgente. Il progetto beneficia di numerose collaborazioni artistiche, che hanno contribuito a creare un’esperienza unica sul palcoscenico.

La sinergia tra regia, scenografia, costumi, musiche e video offre un impatto visivo e narrativo che stimola lo spettatore a interrogarsi sul senso della propria esistenza.
CHI È IO? – Date, repliche e informazioni utili
Lo spettacolo debutterà martedì 18 febbraio 2025, con repliche in scena mercoledì 19 e giovedì 20 febbraio 2025. Rappresenta un’occasione imperdibile per chi ama il teatro che sfida la percezione della realtà e invita a riflettere sul valore dell’amore e del perdono, elementi fondamentali per l’essere umano.
Per informazioni e prenotazione: Ufficio Cultura negli orari di apertura al pubblico, piazza A. Ferrarin 1, tel. 0445-804.745-746, http://www.comune.thiene.vi.it/ – teatro@
Il Buso delle Anguane a Valdagno e la misteriosa leggenda del fantasma di Lucio Magrin
Di miti e leggende sulle Anguane, creature misteriose delle acque delle montagne vicentine, se ne sono occupati anche numerosi scrittori e alcuni registi. La grotta o buso delle Anguane di Valdagno si trova presso la Contrada Urbani di Sotto, nella Valle Garzaro ed è ricca di misteri e leggende. Lo stesso Comune di Valdagno propone occasionalmente avventure speleologiche in questa grotta, la cui escursione è considerata facile e fattibile anche dai bambini dagli 8 anni in su. Dal centro di Valdagno si prende la strada che sale a Castelvecchio, appena sorpassata contrada Cengia si svolta a sinistra per Contrada Crosara, si supera anche quest’ultima fino ad arrivare a Contrada Gaiarsa. Da qui si parte per l’escursione verso Contrada Urbani di Sotto. Questo non è l’unico “buso” o grotta delle Anguane nel Vicentino.

Il nostro lettore Giuliano Benetti (di cui troverete un’intervista su Vicenza Più Viva sulle sue escursioni sotterranee nel Vicentino) ha trovato all’ingresso della grotta una leggenda (scritta su due fogli di carta dal signor Massimo Melloni) sulle Anguane. Mentre il nostro lettore Dario Favrin, escursionista amatoriale, ci ha fornito alcune foto.
La leggenda
La leggenda che ha trovato Giuliano inizia più o meno così: “Si narra che nell’anno 1516, nei primi giorni del decimo mese presso la Contrada Urbani di Sopra, gli abitanti di quel piccolo borgo informarono le autorità che durante le ore notturne si udivano voci e rumori provenienti dal bosco”. Gli abitanti del posto pensavano che la grotta fosse una porta per gli Inferi e nessuno aveva il coraggio di entrarci. Le autorità dell’epoca di Vicenza fecero un sopralluogo e liquidarono la cosa come versi di gruppi di animali. In seguito 5 ragazzini, figli di alcuni residenti della contrada, una sera si incamminarono nel bosco verso la cavità. Forse entrarono intorno alla mezzanotte, secondo la testimonianza di un anziano signore. Il giorno seguente i genitori dei ragazzi, li cercarono dappertutto, in ogni angolo del bosco. I ragazzi sembrarono scomparsi nel nulla. I gendarmi accusarono l’anziano signore che li aveva visti, un certo Lucio Magrin, di 94 anni, che a malapena si reggeva in piedi, di averli rapiti, uccisi e seppelliti. Fu portato in carcere, dove morì. I parenti dell’uomo si recarono in carcere, ma il corpo era sparito.

Due mesi dopo, verso le 6 del mattino, un vaccaro trovò i 5 ragazzi infreddoliti, bagnati e sporchi di fango, ma sorridenti. In seguito i ragazzi dissero di aver vissuto un’esperienza bellissima, magica, ma di cui non ricordavano nulla.
Ancora oggi gli anziani del paese dicono che nelle sere d’inverno talvolta si vede passare lungo il sentiero che scende verso il bosco, l’esile figura di un fantasma, di un vecchietto che si regge sul bastone. Alcuni dicono di avergli parlato e il vecchietto si è presentato come Lucio Magrin…

Paolo Gualdo, l’amico vicentino di Galileo Galilei
(Articolo di Fabio Gasparini su Paolo Gualdo da Vicenza In Centro n. 9, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).
Il grande scienziato toscano fu professore di matematica e astronomia alla Università di Padova dal 1592 al 1610. Negli stessi anni a Padova divenne amico del nobile vicentino Paolo Gualdo, che fu una importante figura della nostra cultura dell’epoca e merita di essere ricordato ai Vicentini curiosi. Nacque nel 1553 dal giureconsulto conte Giuseppe Gualdo; è ritratto come un elegante giovinetto tredicenne dal pittore Fasolo in un quadro ora al Museo di palazzo Chiericati; fu avviato al sacerdozio e fu ordinato prete nel 1579; contemporaneamente studiò giurisprudenza a Padova e si laureò “utroque jure” (diritto civile e canonico); andò poi a Roma dove operò in Curia. Nel 1596 tornò a Padova poiché nominato Vicario Generale dal vescovo della città. Da poco insegnava all’Università Galileo, ed i due si incontrarono: frequentavano entrambi la casa del nobile e ricco Vincenzo Pinelli, nato a Napoli da famiglia genovese, studente coltissimo in varie materie scientifiche e umanistiche. La casa padovana di Pinelli era accogliente, ben fornita di cibi e vini pregiati, dotata di una ricchissima biblioteca con più di 3000 libri e 400 manoscritti; amici del Pinelli erano il Tasso, il card. Federico Borromeo, Aldo Manuzio, il meglio della cultura dell’epoca; in quella casa si esaminavano e discutevano gli argomenti più vari e interessanti. P. Gualdo scrisse e pubblicò la biografia “Vita di Vincenzo Pinelli patrizio genovese”.
Scrisse anche la prima breve ma precisa vita di Palladio che conobbe personalmente a Vicenza, lui giovane studente universitario e l’architetto al vertice della carriera; ricorda Palladio come persona amabilissima, pronto a istruire muratori, lapicidi e falegnami; precisa che Palladio fu sepolto a S. Corona senza lapide poiché le sue opere basteranno a perpetuarne la memoria. Galileo fu forse a Vicenza, magari dal suo amico Monsignore letterato?
Sembra di no ma sappiamo per certo che Galileo soggiornò ospite dei conti Trento a Costozza, dove sperimentò (a suo danno, con fastidiosi dolori reumatici) l’effetto dei freschi venti- dotti. Quando Galileo lasciò Padova per insegnare a Pisa, i due amici si scambiarono negli anni successivi varie lettere pervenuteci: Gualdo ragguaglia lo scienziato sulle dispute che le sue teorie suscitano a Padova tra i vari professori, Galileo risponde che a Pisa sempre più studiosi e professori si convincono delle sue scoperte.
Paolo Gualdo morì nel 1621, prima che Galileo venisse processato dalla Inquisizione per le sue teorie astronomiche (terra rotante attorno al sole) all’epoca rivoluzionarie.
Cognomi famosi: Pigafetta
(Articolo di Adriano Bevilacqua sui Pigafetta da Vicenza In Centro n. 9, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).
L’origine della famiglia risale al XI secolo quando i Della Rosa (questo è il nome originale della famiglia Pigafetta così come si può intuire dall’inciso sulla parte bassa della facciata della casa nella contrada omonima – “Il n’est rose sans espine”) provenienti da una famiglia guelfa fiorentina, lasciarono la città di Firenze per trasferirsi a Vicenza. Qui cambiarono il cognome conservando però lo stemma gentilizio. Fu una delle più nobili famiglie vicentine. Accumularono un immenso patrimonio e diedero nobiltà alla casa con importanti notai, giureconsulti, medici e viaggiatori. Sicuramente il più famoso è Antonio, figlio del notaio Giovanni di Antonino e di Lucia Muzan. Nacque circa nel 1490. Studioso di matematica ed astronomia divenne Cavaliere di Rodi. Nel 1519 mentre si trovava a Barcellona al seguito del vescovo e nunzio pontificio Francesco Chiericati, venne a conoscenza dei preparativi per la spedizione di Ferdinando Magellano. Grazie ai buoni uffici del Chiericati ottenne il permesso da Carlo V di imbarcarsi nel viaggio, non come membro dell’equipaggio ma come passeggero pagante. Le vicende del viaggio sono ben note a tutti. Altrettanto importante ma meno famoso, Filippo Pigafetta, lontano cugino del più famoso Antonio, nacque il 1° Maggio 1533. Viaggiatore, militare, letterato e diplomatico. Temendo la peste che infuriava a Venezia si recò in Egitto, sul Sinai e ad Alessandria. Di questo viaggio scrisse una relazione in cui mescola archeologia, religione e geografia con la descrizione delle coste e delle fortezze militari veneziane. Con notazioni sul regno del mitico Prete Gianni. Altri viaggi ed incarichi importanti lo portarono in giro per l’Europa, presso le più importanti case reali. Purtroppo, come in ogni famiglia anche in casa Pigafetta c’è stata una pecora nera. Leonoro Pigafetta, cugino di Antonio, era un personaggio losco, dedito a violenze e soprusi. Il 18 agosto 1595 se la prese con un povero ottantenne, tale Benedetto Sogaro. Incontratolo per strada, senza alcun motivo, lo prese a pugni e a colpi di archibugio. Per questo motivo fu bandito per tre anni e condannato a risarcire la vittima. Questa condanna non lo fece desistere dalla sua natura violenta. Uccise il cugino. Alberto, suo abituale compagno di scorrerie.
Dopo l’omicidio si dichiarò innocente e solamente dopo tre anni di indagini venne riconosciuto colpevole. Il consiglio dei dieci lo bandì in perpetua da tutti i territori della Serenissima. Il figlio di Leonoro, Alessandro di 17 anni, a ponte di Barbarano rapì la nobile Paolina Stopaccero. Fu processato e costretto a sposare la rapita. Dal matrimonio nacquero 6 figli tra i quali si distinse negativamente Alberto che uccise a colpi di archibugio un tale Nicolò Chiarello. Fu condannato a 5 anni di reclusione.
La grande arte al Museo Civico di Bassano del Grappa da Jacopo Bassano ad Antonio Canova
Appena si arriva in piazza Garibaldi a Bassano del Grappa, si nota subito l’ex complesso conventuale di San Francesco, che ospita il Museo Civico, uno dei più antichi musei del Veneto. Risale al 1828 ed è il cuore artistico e culturale della città. Quello che non ci si aspetta è che all’interno si trovino collezioni permanenti di grandissimo valore artistico.
Il Museo
Si tratta di un luogo iconico della città di Bassano. Nel corso dei secoli il museo si è arricchito attraverso donazioni, lasciti e acquisizioni: migliaia di testimonianze storico-artistiche e documentarie, che spaziano dalla preistoria al rinascimento fino alla pittura di realtà e alle sperimentazioni di maestri contemporanei, fanno del Museo Civico il luogo prediletto per immergersi nella storia e nella cultura del territorio bassanese attraverso un racconto visivo che unisce passato, presente e futuro.

Le opere pittoriche
Al piano superiore si trovano eleganti opere pittoriche del Rinascimento Veneto. Tra gli artisti più noti presenti nelle collezioni vi sono Jacopo Bassano e i suoi figli, celebre dinastia di pittori protagonista del rinascimento veneto e di cui si conserva la più ampia e importante collezione al mondo. Il museo conserva inoltre eccezionali testimonianze di grandi maestri che hanno attraversato i secoli: da Guariento a Lorenzo Lotto, da Artemisia Gentileschi a Giambattista Tiepolo, da Alessandro Magnasco a Francesco Hayez. La pinacoteca desta meraviglia per i colori e l’atmosfera.

Scultura: Busti e statue
Si possono ammirare molti busti e statue di Antonio Canova, tra i massimi scultori di tutti i tempi, oltre a un eccezionale insieme di opere e documenti (statue, dipinti, disegni, libri e lettere) che permettono di testimoniare ad un tempo il suo genio e il suo sorprendente processo creativo. Oltre al Canova sono presenti busti di Giuseppe De Fabris, Orazio Marinali e altri artisti. Ammirare le sculture crea un effetto mozzafiato sul visitatore.

L’archeologia
Sorprendente è anche la ricca collezione archeologica, che si trova al piano terra, con anfore della Magna Grecia di artisti alessandrini e altri.

Le mostre temporanee
Il Museo Civico ospita spesso anche delle mostre temporanee. Attualmente e fino al 21 aprile è visibile la mostra fotografica di Brassaï, celebre fotografo, ungherese di nascita e parigino d’adozione, che ritrae la Parigi del Primo Novecento. La città viene descritta abitata da amanti e malviventi, con feste alla moda e bordelli e con i suoi salotti intellettuali e artistici.

Santhià celebra il Carnevale storico con la Colossale Fagiuolata
Dal 25 febbraio al 4 marzo, il Carnevale storico di Santhià torna a illuminare la città con un’esplosione di colori, tradizioni e sapori. Questo evento, il più antico del Piemonte, è documentato sin dal 1093 e rappresenta un connubio perfetto tra storia e folklore.
La Colossale Fagiuolata: il carnevale di Santhià
Il momento clou della celebrazione è senza dubbio la Colossale Fagiuolata, una tradizione che richiama migliaia di visitatori.

Con 150 caldaie di rame, 20 quintali di fagioli, 10 quintali di salami e 320 camerieri, l’evento coinvolge tutta la comunità in un pranzo conviviale unico nel suo genere.
Carri allegorici e sfilate
I carri allegorici, veri capolavori di artigianato e creatività, sono protagonisti delle tre sfilate mascherate:
- Domenica 2 marzo, ore 14:30.
- Lunedì 3 marzo, sfilata notturna.
- Martedì 4 marzo, ore 14:30.

Oltre 2.000 figuranti e 10 maschere a piedi animeranno le vie di Santhià con scenografie spettacolari e temi che spaziano dall’attualità al fantastico.
Giochi di Gianduja e tradizioni medievali
Il Martedì Grasso, le vie di Santhià si trasformano in un’arena per i tradizionali Giochi di Gianduja, competizioni risalenti al Medioevo in cui le compagnie carnevalesche si sfidano tra loro. È un momento di puro divertimento che coinvolge grandi e piccoli.
Il Carnevale di Santhià: un viaggio nel tempo
Per chi vuole immergersi nella storia, il Carvè Museum offre un percorso affascinante attraverso i documenti e gli oggetti che raccontano le origini di questo evento millenario.
Musica, sapori e folklore: il programma completo
Tra i tanti appuntamenti del Carnevale:
- Giovedì Grasso: percorso enogastronomico lungo Corso Nuova Italia.
- Venerdì: apertura del Santhià Carvé Food Village, un tour enogastronomico con specialità regionali italiane.
- 1 marzo: consegna delle chiavi della città alle maschere Majutin dal Pampardù e Stevulin d’la Plisera, seguita dalla sfilata del Corpo Pifferi e Tamburi.
Le Pule
A partire dall’Epifania, le Pule animano i sabati e le domeniche di Santhià. Ogni compagnia carnevalesca, accompagnata dai musicisti della Banda Musicale Cittadina, percorre le vie e le cascine raccogliendo offerte per sostenere l’organizzazione del Carnevale.
“Il racconto dell’ancella” al Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza
Mercoledì 12 febbraio alle 20:45, il Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza ospiterà un appuntamento imperdibile della Stagione di Prosa 2025: Il racconto dell’ancella, monologo al femminile interpretato da Viola Graziosi, con la regia di Graziano Piazza.
La rappresentazione, prodotta dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale, è tratta dall’omonimo romanzo distopico di Margaret Atwood, un’opera tornata al centro dell’attenzione grazie alla serie televisiva The Handmaid’s Tale.
Un racconto di libertà e responsabilità
Attraverso la confessione di un’ancella, Viola Graziosi ci guida in un mondo distopico governato da un regime patriarcale, dove le donne sono divise in categorie secondo il colore degli abiti: dalle Mogli in azzurro alle Marte in verde, fino alle Ancelle in rosso, uniche autorizzate a procreare.

L’ancella, simbolo di sottomissione ma anche di ribellione, pone domande profonde sulla libertà e sulla responsabilità, interrogando il pubblico sulla condizione femminile, sulle disuguaglianze sociali e sulle minoranze oppresse.
La riflessione sul cambiamento
Il racconto dell’ancella nella versione teatrale mantiene un tono meno violento rispetto alla serie TV, ma non per questo meno inquietante. La protagonista ci invita a riflettere su come i cambiamenti sociali possano superare la nostra indolenza, trasformandoci in vittime inconsapevoli.
Con una performance intensa, Viola Graziosi rende il personaggio dell’ancella una voce universale, un grido di libertà che guarda al futuro con speranza e consapevolezza.
Incontro con il pubblico e biglietti per Il racconto dell’ancella
Al termine dello spettacolo, Viola Graziosi incontrerà il pubblico del Ridotto per approfondire i temi della rappresentazione. L’incontro sarà condotto da Antonio Stefani, critico teatrale del Giornale di Vicenza.
I biglietti per lo spettacolo sono disponibili alla biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza (Viale Mazzini, 39) dal martedì al sabato, dalle 15:00 alle 18:15, telefonicamente al numero 0444 324442 dalle 16:00 alle 18:00 nei giorni di apertura e online su www.tcvi.it
