venerdì, Novembre 6, 2026
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Tor Vergata intitola aula di Ingegneria a Federica Torzullo, vittima di feminicidio

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(Adnkronos) – L’Ateneo Tor Vergata di Roma intitola un’aula della facoltà di Ingegneria a Federica Torzullo, vittima di femminicidio nel gennaio scorso. Torzullo si è laureata a Tor Vergata il 21 febbraio 2011 in Ingegneria Gestionale, con una tesi dal titolo ‘Indicatori produttivi e controllo di gestione, fattori essenziali in chiave industriale: il Termovalorizzatore di Terni En.A. S.p.A.’. Prima che la cronaca ne raccontasse la morte, si legge in una nota, Federica Torzullo è stata una studentessa della facoltà di Ingegneria dell’università di Roma Tor Vergata. Ha studiato, sostenuto esami, portato la propria preparazione nel lavoro. Il suo nome torna oggi nel luogo in cui una parte di quel percorso aveva preso forma. La sua perdita continua nel tempo e riguarda anche chi non la conosceva. Per questo ogni femminicidio è un lutto collettivo. Commosso, Nathan Levialdi Ghiron rettore dell’università di Roma Tor Vergata la ricorda davanti alla comunità accademica, professori, studenti e alla famiglia: “L’università non è soltanto il luogo in cui si trasmettono conoscenze, si fanno ricerca e si preparano professionisti. È anche una comunità che custodisce storie, riconosce le persone e si interroga sul mondo in cui viviamo. È un luogo che deve educare al rispetto, alla libertà e alla dignità di ogni essere umano. Intitolare un’aula a Federica significa fare in modo che il suo nome continui a essere presente nella vita quotidiana di questa comunità. Da oggi, studenti e studentesse entreranno in quest’aula, costruiranno progetti e immagineranno il proprio futuro. E il nome di Federica sarà qui, non come un ricordo distante, ma come una presenza che ci invita a non essere indifferenti”. 

Per l’università, assumere questa consapevolezza significa tenere insieme la crescita delle opportunità e il rispetto della libertà di chi le conquista. Il valore di una formazione si misura anche nella cultura che contribuisce a costruire: nella dignità riconosciuta alle persone, nella parità vissuta nei rapporti, nella responsabilità con cui le istituzioni rispondono a un bisogno di protezione. Il suo relatore, il professor Armando Calabrese, docente di Gestione aziendale del dipartimento di Ingegneria dell’Impresa: “Il suo lavoro, sviluppato durante uno stage curriculare, affrontava un problema concreto di ingegneria gestionale, attraverso la progettazione di un sistema di controllo delle prestazioni di un impianto industriale. Federica aveva analizzato dati produttivi ed economici, – continua – definito indicatori di prestazione e approfondito strumenti di pianificazione e controllo, mettendo in relazione le conoscenze acquisite all’Università con le esigenze reali di un’organizzazione. Quelle pagine raccontano molto di lei, di una giovane donna che studiava, si metteva alla prova, costruiva le proprie competenze e guardava avanti entusiasta, al lavoro e alla vita che l’aspettavano. La sua tesi non è più soltanto un documento accademico. È ciò che resta, tra queste mura, dei giorni che Federica ha vissuto qui, delle cose che ha imparato, di quello che ha saputo costruire con il suo talento e con il suo impegno”. 

“Federica aveva una formazione Stem, era indipendente, pienamente inserita nella società e nel mondo del lavoro. Aveva costruito con determinazione la possibilità di scegliere la propria strada. Eppure è stata uccisa – dichiara Barbara Martini, delegata alle Pari opportunità e inclusione di Roma Tor Vergata – La sua storia ci impedisce di confondere l’autonomia con la sicurezza. Il femminicidio attraversa livelli di istruzione, condizioni economiche e contesti sociali diversi. Alle donne chiediamo di studiare, lavorare, rendersi indipendenti. La responsabilità di fermare la violenza non può essere un altro compito da lasciare sulle loro spalle. Riguarda tutta la società. Per l’Università, intitolare un’aula a Federica significa custodirne la memoria nel luogo della sua formazione e assumere un impegno preciso: far crescere, insieme all’autonomia delle donne, una cultura che ne rispetti la libertà. Anche quando quella libertà contraddice le aspettative di qualcuno”. La cerimonia, moderata da Barbara Martini, delegata alle Pari opportunità e inclusione dell’Ateneo ha visto gli interventi di Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’università degli studi di Roma Tor Vergata, di Massimiliano Caramia, coordinatore della Macroarea di Ingegneria e professore ordinario del dipartimento di Ingegneria dell’Impresa ‘Mario Lucertini’, Armando Calabrese, direttore del dipartimento di Ingegneria dell’Impresa ‘Mario Lucertini’, Carlo Mastropaolo, avvocato, Stefania Torzullo, sorella di Federica e Stefano Torzullo, suo papà. 

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cronaca

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Verona, “Strictly Ballroom” al Filarmonico il 24 ottobre: torna Musica e Cinema a 5 euro

Sabato 24 ottobre alle 18 il Filarmonico proietta il debutto di Baz Luhrmann, in lingua originale con sottotitoli italiani. Biglietti a 5 euro per la rassegna di Fondazione Arena, che prosegue con The Dreamers il 21 novembre e Black Swan il 12 dicembre. Confermati altri sei film nel 2027.

Il Teatro Filarmonico di Verona torna a ospitare Musica e Cinema, la rassegna con cui Fondazione Arena affianca il grande schermo alla stagione di opera e balletto. Il prossimo appuntamento è sabato 24 ottobre alle 18 con Strictly Ballroom, film del 1992 diretto da Baz Luhrmann. La proiezione sarà in lingua originale con sottotitoli in italiano, con biglietto a 5 euro.

Distribuito in Italia con il titolo Ballroom – Gara di ballo, il musical racconta un giovane campione di ballo da sala deciso a mettere in discussione le regole della disciplina per esprimere la propria arte. È l’esordio cinematografico di Luhrmann, che avrebbe poi firmato, tra gli altri, Romeo+Giulietta, Moulin Rouge!, Il Grande Gatsby ed Elvis.

La scelta del film dialoga con Amelia al Ballo e Jeu de cartes, i titoli abbinati all’appuntamento nella stagione del Filarmonico. Il criterio della rassegna è infatti proporre, prima di ciascun titolo d’opera o balletto, un film legato allo stesso tema.

Da Bertolucci a Black Swan, gli altri appuntamenti

Sabato 21 novembre sarà la volta di The Dreamers di Bernardo Bertolucci, uscito nel 2003 e ambientato nella primavera del 1968. Il film, basato sul racconto The Holy Innocents di Gilbert Adair, ha ispirato la regia della Bohème in scena dal giorno successivo. La proiezione è vietata ai minori di 14 anni.

La rassegna 2026 si chiuderà sabato 12 dicembre, eccezionalmente alle 18.30, con Black Swan di Darren Aronofsky. L’horror psicologico del 2010, interpretato da Natalie Portman, precederà il ritorno del balletto Il Lago dei cigni al Filarmonico. Fondazione Arena ne consiglia la visione a un pubblico adulto.

I biglietti sono disponibili online e nelle biglietterie di via Dietro Anfiteatro 6/b e via Roma 1. La rassegna punta a intrecciare cinema, musica e spettacolo dal vivo, ampliando le occasioni di accesso al teatro per residenti e visitatori. È già confermata anche l’edizione 2027: altri sei film saranno abbinati alle opere e ai balletti della nuova stagione.

Legnago, calcolo biliare “gigante” rimosso senza chirurgia tradizionale al Mater Salutis

Al Mater Salutis di Legnago l’équipe diretta da Luca Benazzato ha frammentato ed estratto per via endoscopica un calcolo che ostruiva le vie biliari di un paziente con colangite severa. L’Ulss 9 annuncia la prima applicazione della procedura nell’ospedale, con colangioscopio e litotrissia elettroidraulica.

Un calcolo biliare di dimensioni eccezionali, che impediva il normale deflusso della bile, è stato rimosso all’ospedale Mater Salutis di Legnago senza ricorrere alla chirurgia tradizionale. Lo comunica l’Ulss 9 Scaligera nella nota del 19 ottobre: a eseguire il trattamento è stata l’équipe di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva diretta da Luca Benazzato.

Il paziente era ricoverato per una colangite severa, una grave infiammazione delle vie biliari. L’ostruzione era causata da un calcolo definito “gigante” dall’azienda sanitaria, che non ne indica le dimensioni numeriche. Per trattarlo, medici e infermieri hanno utilizzato un colangioscopio e la litotrissia elettroidraulica per via endoscopica.

Frammentazione del calcolo sotto visione diretta

La strumentazione ha consentito di raggiungere il dotto biliare e osservare direttamente il punto da trattare. Il calcolo è stato quindi frammentato mediante onde d’urto; i frammenti sono stati successivamente estratti. Secondo quanto riferisce l’Ulss 9, è la prima volta che questa procedura viene eseguita al Mater Salutis per affrontare un quadro clinico di tale gravità.

La novità riguarda la possibilità di gestire nell’ospedale legnaghese un caso complesso con un approccio endoscopico. L’azienda spiega che, fino a poco tempo fa, calcoli con quelle caratteristiche e in quelle posizioni avrebbero richiesto un intervento chirurgico a cielo aperto oppure l’invio del paziente a un centro di terzo livello.

Tra i vantaggi della metodica, la nota indica l’assenza di tagli chirurgici e la precisione consentita dalla visione dell’interno dei dotti biliari. L’Ulss associa inoltre a questo approccio una riduzione dei tempi di degenza e convalescenza. Sono benefici descritti dall’azienda per la tecnica introdotta: il comunicato non riporta tempi di dimissione o dati sul decorso del singolo paziente.

Per Benazzato, la risoluzione della colangite severa con un trattamento poco invasivo testimonia la crescita del reparto. Il direttore collega il risultato alle competenze dell’équipe medica e infermieristica e agli investimenti dell’Ulss 9 nelle tecnologie per le patologie bilio-pancreatiche complesse.

Ricerca: BioSpecNet, ‘a Milano operativo nuovo spettrometro di risonanza magnetica da 800 MHz’

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(Adnkronos) – È entrato in funzione il nuovo spettrometro di risonanza magnetica nucleare (Nmr) Bruker Avance Neo da 800 MHz, acquisito nell’ambito di BioSpecNet (Biophysical Spectroscopy Network), il consorzio scientifico costituito da Italfarmaco Spa e dall’Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche “G. Ronzoni”, dopo oltre vent’anni di collaborazione nella ricerca strutturale e biochimica. Installato presso la sede milanese dell’Istituto G. Ronzoni, “è il primo strumento di questa potenza nel settore privato italiano e il primo a essere operativo nel Nord del Paese – informa una nota – In Italia esistono oggi soltanto altri 3 sistemi Nmr da 800 MHz, tutti collocati in contesti universitari pubblici, mentre in Europa se ne contano poco più di 60”. Con il nuovo spettrometro Nmr da 800 MHz, l’Istituto G. Ronzoni amplia il proprio parco strumenti, che comprende già 2 sistemi da 500 MHz e uno da 600 MHz. Il nuovo sistema sposta l’asticella delle possibilità di ricerca su un piano che, in Italia, resta appannaggio di pochissimi centri, e finora, mai nel settore privato. Lo spettrometro Nmr da 800 MHz permetterà di studiare con maggiore dettaglio la struttura di proteine, polisaccaridi e altre biomolecole complesse, accelerando la ricerca e lo sviluppo di nuove terapie. 

La risonanza magnetica nucleare (Nmr) è una delle tecniche più potenti a disposizione della scienza per osservare le molecole senza distruggerle. Posizionando un campione in un campo magnetico omogeneo e irradiandolo con onde radio – riferisce la nota – è possibile ottenere informazioni dettagliate sulla struttura delle molecole e sul modo in cui interagiscono tra loro. Questo consente di ricostruire con precisione la struttura di una proteina e capire come un farmaco riconosce e si lega al suo bersaglio biologico. È, in un certo senso, un modo per fotografare l’invisibile: non un’immagine nel senso tradizionale, ma una mappa dettagliata della struttura e del comportamento della materia a livello atomico. 

Il nuovo sistema è inoltre equipaggiato con tecnologia CryoProbe: una sonda raffreddata a temperature estremamente basse (20 gradi Kelvin, circa -253 °C), che permette allo strumento di “ascoltare” il segnale delle molecole con un disturbo di fondo molto più basso, un po’ come passare da un microfono economico a uno professionale. Il risultato è una sensibilità che può moltiplicarsi fino a 5 volte rispetto a una sonda tradizionale. Significa poter analizzare campioni a concentrazioni molto basse: una differenza cruciale quando si lavora con proteine disponibili solo in quantità minime, come spesso accade nello studio delle malattie rare. Coerentemente con il modello del consorzio BioSpecNet, il nuovo Nmr non sarà riservato all’uso interno: sarà reso accessibile anche a università, centri di ricerca e aziende esterne, su base di collaborazione scientifica o servizio specialistico. Si tratta di un approccio che punta a moltiplicare l’impatto dell’investimento, mettendo una risorsa scientifica di alto livello al servizio dell’intero territorio, oltre i confini dei due enti che l’hanno resa possibile. 

 

Le possibilità di utilizzo del nuovo strumento sono ampie e riguardano alcuni dei fronti più attivi della ricerca biomedica contemporanea. Nella drug discovery – dettaglia la nota – l’Nmr permette di osservare come un farmaco sperimentale si aggancia al proprio bersaglio biologico, un’informazione decisiva per capire se una molecola funzionerà davvero, molto prima di arrivare alla fase clinica. Nella biologia strutturale, lo strumento consente di ricostruire l’architettura tridimensionale di proteine complesse, spesso al centro di processi patologici ancora poco compresi. Nella metabolomica, permette di analizzare simultaneamente centinaia di piccole molecole presenti in un fluido biologico, offrendo una fotografia dello stato metabolico di un organismo, un approccio con applicazioni che vanno dalla diagnostica alla ricerca su nuove patologie. Nella chimica dei carboidrati, “area di eccellenza storica dell’Istituto G. Ronzoni fin dai suoi studi sull’eparina”, la maggiore risoluzione dello strumento apre a una caratterizzazione più fine di polisaccaridi complessi, alla base di molte ricerche su farmaci antitrombotici e antitumorali. 

“L’entrata in funzione dell’Nmr da 800 MHz rappresenta un passaggio strategico per l’Istituto G. Ronzoni e per il sistema della ricerca italiana – afferma Marco Guerrini, direttore dell’Istituto G. Ronzoni – Disporre di una piattaforma di questo livello significa poter studiare biomolecole e interazioni farmaco-proteina con un grado di dettaglio che fino a oggi non era disponibile nella nostra struttura. È un investimento che rafforza le nostre competenze nella biologia strutturale e nella chimica dei carboidrati, ma soprattutto crea nuove opportunità di collaborazione con università, centri di ricerca e imprese impegnate nello sviluppo di terapie innovative”.  

Il nuovo Nmr da 800 MHz, per Christian Steinkuhler, Chief Scientific Officer Italfarmaco, “è un esempio concreto di come la collaborazione tra industria e ricerca possa generare un valore che va oltre i singoli enti coinvolti. La partnership tra Italfarmaco e Istituto G. Ronzoni, costruita in oltre vent’anni di collaborazione scientifica, ci ha permesso di mettere a disposizione della ricerca una tecnologia di frontiera, con applicazioni importanti nelle malattie rare, in oncologia e nella drug discovery. Siamo particolarmente convinti del valore di un modello nel quale un investimento dell’industria contribuisce a rafforzare un’infrastruttura scientifica e, allo stesso tempo, ne favorisce l’accesso a università, centri di ricerca e altre imprese. È così che questa collaborazione – conclude – può tradursi in un acceleratore di conoscenza, innovazione e, nel lungo periodo, nuove opportunità terapeutiche per i pazienti”. 

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cronaca

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Angela Grignano, dopo 8 anni al via il processo per l’esplosione di Parigi: “Persi quasi la gamba, ora voglio giustizia”

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(Adnkronos) – “Finalmente, dopo otto anni, inizierà il processo. Penso sempre alle vittime. Il processo non mi ridarà indietro quello che mi è stato tolto ma finalmente capiremo come è andata quel giorno. Sono stati anni lunghissimi in cui ho affrontato dieci interventi chirurgici e un percorso medico e riabilitativo estremamente complesso. Per salvare la mia gamba sinistra, gravemente compromessa dall’esplosione, i chirurghi hanno dovuto intervenire su diverse parti del mio corpo, utilizzando tessuti prelevati dalla schiena, dalla testa, innesti ossei e cutanei, in una situazione vascolare delicatissima, con una sola arteria funzionante. Tutti interventi sperimentali. Ho trascorso oltre sei anni tra sedia a rotelle, stampelle, scarpe ortopediche, interventi e riabilitazione. Ora chiedo solo una cosa: che venga fatta giustizia”. A parlare con l’Adnkronos è Angela Grignano, la giovane ex ballerina trapanese che il 12 gennaio del 2019 rimase gravemente ferita nella esplosione che a Parigi provocò quattro morti e numerosi feriti.  

Domani inizierà a Parigi il processo che coinvolge oltre 500 persone, appartenenti ad almeno cinque nazionalità. E tra le parti civili c’è anche lei, Angela Grignano, che all’epoca si trovava a Parigi da appena un mese con il sogno di fare la ballerina a Disenyland. “Non sono mancati momenti di sconforto, nei quali sono arrivata persino a considerare l’amputazione. L’ultimo grande intervento, un’artrodesi, ha comportato il blocco definitivo della caviglia sinistra. Soltanto nella primavera del 2025 sono riuscita a tornare a camminare senza ausili”, racconta oggi Angela Grignano, che da ieri è a Parigi, con sua mamma. “Ma tornare a camminare non significa tornare alla vita di prima. Non posso più correre, non posso più ballare come facevo un tempo e continuo a convivere con conseguenze permanenti”, dice. 

L’appuntamento è alle ore 13.30, presso il Tribunale giudiziario di Parigi, situato al 45 Avenue de la Porte de Clichy, 75017 Parigi. Le udienze si terranno con cadenza quotidiana, secondo il calendario giudiziario previsto, e si protrarranno fino al 7 dicembre 2026. Un processo che si preannuncia particolarmente complesso e, per certi aspetti, ancora controverso. A distanza di quasi otto anni, infatti, permangono divergenze tra le ricostruzioni tecniche elaborate nell’ambito dei procedimenti penale e civile, con interrogativi ancora aperti sulle cause della catastrofe e sull’individuazione delle responsabilità. 

L’esplosione, che provocò danni lungo circa 200 metri di strada, sarebbe stata la conseguenza del progressivo deterioramento del terreno, causato da perdite delle condutture delle acque reflue. Il cedimento del sottosuolo avrebbe provocato la rottura di una tubazione del gas, la conseguente fuga e infine l’esplosione. Al centro delle contestazioni del processo penale figurano il Comune di Parigi, per i presunti mancati approfondimenti sui ripetuti cedimenti del marciapiede, e la società CIPA, amministratrice dello stabile, per le presunte omissioni relative alle perdite delle condutture fognarie. I soggetti coinvolti sono chiamati a rispondere, a vario titolo, di omicidio involontario, lesioni involontarie e danneggiamenti involontari, con responsabilità che dovranno essere accertate nel corso del dibattimento. 

“A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta una nuova perizia nell’ambito del procedimento civile, nel 2026, che ha sollevato interrogativi sulle condizioni della tubazione del gas in ghisa e sulla mancata sostituzione di quel tratto, a differenza di altri segmenti della rete circostante. Sono così emerse ulteriori questioni riguardanti le possibili responsabilità di GRDF, gestore della rete di distribuzione del gas, che non figura tra gli imputati del processo penale- racconta Angela Grignano – Il quadro tecnico e giudiziario rimane dunque articolato, mentre numerose questioni risarcitorie sono ancora irrisolte”. Secondo le informazioni organizzative disponibili, il procedimento coinvolgerà circa 500 persone, appartenenti ad almeno cinque nazionalità differenti, con la presenza di interpreti giudiziari e un sistema di web radio riservato alle parti civili. Le associazioni delle vittime stimano inoltre una platea più ampia, di circa 800 persone colpite direttamente o indirettamente dalla tragedia. 

Oltre al danno fisico, anche “il danno professionale, il cui pieno riconoscimento rappresenta ancora oggi una delle questioni più complesse sul piano risarcitorio”, dice Grignano. “Avevo 24 anni, un percorso universitario e una formazione artistica nel mondo dello spettacolo, della danza e della comunicazione. Ero arrivata a Parigi da appena un mese, con il sogno di entrare nel corpo di ballo di Disneyland Paris e una carriera ancora tutta da costruire”. “Dimostrare il valore di ciò che avrei potuto realizzare, e che quella mattina mi è stato sottratto, si è rivelato uno degli aspetti più difficili di questa vicenda”. Eppure, nonostante l’evidenza delle lesioni, la gravità degli interventi e le conseguenze permanenti, anche ottenere il pieno riconoscimento dei danni fisici e professionali si sta rivelando un percorso lungo e complesso. Ma la battaglia non è stata soltanto fisica. 

“Sto lottando anche per ottenere il riconoscimento delle conseguenze psicologiche e morali di quanto accaduto. Paradossalmente, proprio la forza con cui ho cercato di reagire è diventata un ostacolo. Ho sempre cercato di tenermi occupata, talvolta riempiendo le mie giornate di impegni ben oltre le mie possibilità, forse anche per evitare di fermarmi a pensare a ciò che mi era successo. Ho incontrato tanti ragazzi nelle scuole, raccontando la mia esperienza per incoraggiarli a non arrendersi davanti alle difficoltà e a trovare la forza di reagire anche quando la vita sembra mettere tutto in discussione. Ho cercato, insomma, di trasformare ciò che mi era accaduto in qualcosa di utile anche per gli altri- dice – Eppure, il fatto di continuare a sorridere, prendermi cura di me, uscire con gli amici e cercare di ricostruire una quotidianità è stato interpretato come la dimostrazione che avessi superato il trauma”. “Ma sorridere non significa non soffrire. E reagire non significa essere guariti. Non ho mai voluto ostentare il mio dolore, né rendere la mia condizione più drammatica di quanto già fosse. Perché cosa può esserci di più doloroso che vedere infrangersi, a soli 24 anni, i propri sogni e ritrovarsi su un letto d’ospedale a lottare persino per salvare una gamba?”. “Sono profondamente fiera di come ho reagito. Non avrei potuto trascorrere il resto della mia vita chiusa in una stanza a piangere, soprattutto sapendo che altre quattro persone non hanno avuto la mia stessa possibilità di continuare a vivere”. 

“Ed è proprio questo uno dei pesi più difficili da portare: il senso di colpa del sopravvissuto. Tra le quattro vittime ci sono due vigili del fuoco che persero la vita a pochi passi da me, mentre erano intervenuti per proteggere e salvare altre persone. Il loro sacrificio ha segnato profondamente il mio modo di guardare alla vita. Per molto tempo mi sono chiesta perché io fossi sopravvissuta e loro no. Ho cercato una risposta nel desiderio di non sprecare questa seconda possibilità, di fare qualcosa di buono e di dedicare idealmente ogni passo riconquistato e ogni piccola vittoria anche a chi non ha avuto la stessa fortuna”. 

“Non dovrebbe essere necessario mostrarsi distrutti per dimostrare di aver subito un trauma. La mia capacità di reagire non può diventare un motivo per ridimensionare ciò che ho subito- ribadisce -Oggi sono nuovamente a Parigi, insieme a mia madre, per affrontare uno dei momenti più importanti e difficili della mia vita. Il calendario provvisorio prevede una prima fase dedicata alla ricostruzione dei fatti e all’ascolto degli investigatori, dei vigili del fuoco e dei consulenti tecnici. A partire dal 12 novembre dovrebbero essere ascoltati i testimoni e le parti civili che desiderano intervenire, mentre nella seconda metà del mese sono previsti gli interrogatori degli imputati e, successivamente, nella fase conclusiva del dibattimento saranno presentate le richieste dell’accusa e le argomentazioni finali degli avvocati delle parti civili e della difesa. Seguirò le udienze e renderò la mia testimonianza quando sarò chiamata a farlo. Sarà difficile confrontarmi nuovamente con quella mattina davanti a tutti, ascoltare le ricostruzioni e incontrare i familiari di chi non è più tornato a casa. Ma è un passaggio fondamentale per provare a chiudere un capitolo rimasto aperto troppo a lungo”. 

La tragedia di rue de Trévise ebbe una fortissima risonanza anche in Italia. “Ricordo l’apprensione della mia città, Trapani, e la solidarietà arrivata da ogni parte del Paese. Quando la mia storia cominciò a circolare sui giornali e nelle televisioni, io ero ricoverata in condizioni gravissime, in coma farmacologico. Non potevo nemmeno rendermi conto di quanto stesse accadendo. Al mio risveglio ho scoperto che tantissime persone avevano seguito la mia vicenda come quella di una figlia, di una sorella, di una persona di famiglia. Un affetto che non dimenticherò mai. Anche le istituzioni italiane mi sono state vicine. L’Ambasciata e il Consolato Generale d’Italia a Parigi hanno rappresentato negli anni importanti punti di riferimento, così come le tante persone che, a vario titolo, si sono interessate alla mia situazione, come il Presidente Mattarella. Oggi, alla vigilia di questo processo, mi piacerebbe sentire ancora una volta l’Italia al nostro fianco. Non soltanto per la mia storia personale, ma per tutte le vittime e le famiglie che attendono risposte, perché il diritto alla giustizia e alla tutela dei cittadini non dovrebbe conoscere confini”. 

“La stampa francese segue con grande attenzione l’imminente apertura del processo e anche testate di altri Paesi si stanno interessando alla vicenda. Non si tratta di sollecitare un’attenzione dovuta, ma di condividere un aggiornamento importante su una vicenda che ha coinvolto e commosso tante persone anche in Italia e far sì che si possa conoscere anche questo nuovo e fondamentale capitolo: quello della ricerca della verità e della giustizia”. “In questi anni ho avuto accanto medici francesi e italiani che hanno lottato insieme a me per permettermi di tornare a camminare, avvocati che mi hanno accompagnata in un percorso giudiziario estremamente complesso, istituzioni e persone che non hanno mai smesso di sostenermi. Un ringraziamento particolare va all’associazione VRET e a quella che ormai considero la mia famiglia di rue de Trévise: persone unite da una tragedia, ma anche da una solidarietà che in questi anni è diventata una forza straordinaria”. 

Oggi rue de Trévise è cambiata. Una parte di quella strada è diventata uno spazio di memoria, con un giardino e una stele che ricorda le vittime. Un luogo che custodisce ciò che è accaduto e che invita a non dimenticare. “Quel 12 gennaio 2019 non sono crollati soltanto muri e palazzi. In pochi istanti si sono interrotte quattro vite e sono cambiati per sempre i destini di tante altre persone. Oggi chiedo soltanto che, dopo quasi otto anni, si arrivi finalmente a una ricostruzione rigorosa dei fatti, all’accertamento delle responsabilità e al pieno riconoscimento dei danni subiti. Perché sopravvivere è stato soltanto il primo passo. Il resto è stata una lunga battaglia per tornare a vivere. E adesso è arrivato il momento di chiedere giustizia.Io testimonierò, ci metto la mia faccia, e lo farò davanti a tutti i familiari delle vittime. Chiedo che vengano rispettati i miei diritti. Così potremo mettere la parola fine a questo capitolo importante della mia vita. Un capitolo che porterò sempre con me…”. (di Elvira Terranova) 

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cronaca

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Ex Ilva, operai bloccano l’aeroporto di Genova: “Tutti insieme, uniti nella lotta”

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Proseguono le proteste dei lavoratori ex Ilva di Genova: questa mattina gli operai hanno occupato l’aeroporto Cristoforo Colombo. I lavoratori sono partiti in corteo dallo stabilimento di Cornigliano e all’arrivo in aeroporto non hanno trovato resistenza da parte dei poliziotti che li hanno fatti passare.

Festa del Cinema di Roma, è il giorno di ‘Mustang’: Kasia Smutniak ricorda Pietro Taricone

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(Adnkronos) –
Alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma arriva la regista e attrice Kasia Smutniak, che torna dietro la macchina da presa per ‘Mustang’. A due anni dal suo precedente lavoro ‘Mur’, presenta alla kermesse racconto intimo e inedito che nasce dal primo viaggio compiuto nel 2003 insieme a Pietro Taricone nella remota regione del Mustang e racconta oltre vent’anni di vita.  

Il doc, che sarà prossimamente nelle sale distribuito da Fandango, arriva a 16 anni dalla morte di Taricone, allora 35enne, dopo un incidente di paracadutismo. I due sono stati insieme per quasi dieci anni e dal loro amore è nata la figlia Sophie. ‘Mustang’ diventa così una promessa ai confini del mondo che attraversa il tempo e le generazioni: un percorso tra amore, perdita e memoria, alla ricerca di ciò che resta quando tutto cambia.  

“Sono felice e onorata che Mustang venga presentato al pubblico italiano proprio a Roma. Sette anni di lavoro, oltre vent’anni di vita. Ho iniziato a raccontare questa storia senza sapere dove mi avrebbe portata”, dichiara Smutniak in una nota. “‘Mustang’ mi ha trascinata in un viaggio che si può compiere solo abbandonandosi completamente. Un viaggio profondamente personale, che si è intrecciato con il destino di una comunità e con il suo desiderio di preservare la cultura tibetana. In questo film c’è molto di quello che ho vissuto, delle persone che ho incontrato e di ciò che, negli anni, ho imparato a lasciare andare”. Nel 2003 Kasia e Pietro si conoscono da poco quando zaino in spalla e una piccola telecamera, partono per il Mustang.  

Quel luogo sospeso nel tempo, dove non esiste neppure la strada, diventa parte di loro e lì si scambiano una promessa: tornare un giorno e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Ma il corso degli eventi cambia improvvisamente e insieme non ci torneranno più. Molti anni dopo la loro figlia Sophie riscopre le immagini di quel primo viaggio e di quelli che sua madre ha fatto poi con lei da bambina. È in questo percorso che nasce l’incontro con una donna speciale, Kunzom e con lei si realizza la promessa fatta un tempo: costruire una scuola che consente ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza dover abbandonare le loro famiglie. Attraverso la voce di Sophie, il racconto ripercorre oltre vent’anni di vita, tra memoria personale e storia collettiva, in un viaggio che attraversa il tempo e le generazioni, cercando ciò che resta quando tutto si trasforma in quel flusso incessante che in Mustang chiamano Samsara.  

‘Mustang’ è un film documentario scritto da Kasia Smutniak e Marella Bombini, è una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà con il contributo di Associazione Pietro Taricone grazie al sostegno di Unione Buddhista italiana ed è prodotto da Domenico Procacci, Laura Paolucci e Kasia Smutniak.ì 

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spettacoli

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La Lazio batte la Juventus e Filippo Bisciglia… impazzisce

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(Adnkronos) –
Filippo Bisciglia ‘impazzisce’ dopo Juventus-Lazio. Il conduttore di Temptation Island, grande tifoso biancoceleste, ha condiviso sul proprio profilo Instagram alcune storie che mostrano l’esultanza sfrenata dopo le reti biancocelesti firmate da Provstgaard, Isaksen e Dele-Bashiru, che sono valse il trionfo per 3-0 all’Allianz Stadium e uno storico primo posto in classifca. 

Il primo video postato da Bisciglia mostra l’esultanza dei tifosi nel settore ospiti di Torino, con tanto di dedica alla Curva Nord affiancata da due cuori, uno bianco e uno celeste. Il secondo invece ritrae la gioia sfrenata del conduttore al triplice fischio: Bisciglia si alza la maglietta, si copre la testa e agita le mani in segno di esultanza, raffigurando l’estasi, e la sorpresa, di tanti tifosi laziali. 

 

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sport

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Mostre, quattro allestimenti collaterali per esposizione Caravaggio a Potenza

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(Adnkronos) – Un dialogo contemporaneo con Caravaggio, un costume che parla la lingua della tradizione lucana, una scultura che fa dello sguardo il proprio soggetto e due grandi fotografie in cui il desiderio di bellezza finisce per sostituire il volto stesso. Sono quattro le esposizioni collaterali alla mostra ‘Caravaggio. Narciso. Il mito di un capolavoro’, al Museo archeologico provinciale di Potenza fino al 30 novembre, promossa dall’Agenzia di promozione territoriale. Le quattro esposizioni, che troveranno posto al piano terra dello stesso edificio, sono state scelte nell’ambito della manifestazione d’interesse promossa dall’Apt la scorsa estate e rivolta ad associazioni, enti, artisti che volessero proporre esposizioni e convegni collaterali alla grande mostra. I quattro artisti sono stati selezionati da una commissione tecnica, composta da Merisabell Calitri, storica e critica d’arte; Mariadelaide Cuozzo, storica dell’arte e docente all’Università della Basilicata; ed Elisa Laraia, artista, direttrice del Laboratorio di arte pubblica di Potenza e docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, e nominata gratuitamente da Apt per la valutazione delle proposte. 

“La ratio di fondo che ha orientato le scelte della commissione nel selezionare le proposte pervenute – spiega Mariadelaide Cuozzo, presidente della commissione – è stata innanzitutto quella della coerenza, richiesta dal bando, con i contenuti della mostra ‘Caravaggio. Narciso. Il mito di un capolavoro’, coerenza che la commissione ha inteso in senso tematico e concettuale. Si sono seguiti criteri qualitativi, selezionando le proposte più convincenti sul piano tecnico-formale e contenutistico, formulate in modo corretto e rigoroso, e considerando la congruità dei curricula professionali degli artisti e artigiani proponenti. La varietà sul piano interpretativo e tecnico delle proposte scelte dimostra quanto il mito di Narciso sia ancora oggi vivo e culturalmente generativo”. “L’idea che ci ha mossi – sottolinea il direttore di Apt, Margherita Sarli – è stato il coinvolgimento del tessuto creativo lucano, ma abbiamo voluto affidare a una commissione di comprovata esperienza, che ringrazio per la disponibilità, le valutazioni tecniche al fine di mantenere rigore e qualità. Arricchiamo così l’esperienza della visita, aprendo lo sguardo al nostro territorio. Inoltre, nei prossimi giorni presenteremo anche gli eventi che ci accompagneranno fino alla fine di novembre”. 

I quattro allestimenti sono: ‘Narciso oltre lo specchio – dialogo tra Caravaggio e Franco Corbisiero’, che sarà esposto sino al primo novembre. Sino al 23 novembre, invece, i visitatori potranno ammirare ‘Il Narciso in costume’ di Donata Claps, sarta artigiana di Cancellara: un unico pezzo su manichino che riproduce l’abito del protagonista del dipinto;- Dal 3 al 23 novembre toccherà a ‘Oltre il riflesso’ di Antonella Carucci, scultrice nata a Polla nel 1980, che vive e lavora a Caggiano: nella sua ricerca gli occhi delle sculture diventano superfici specchianti e restituiscono il volto di chi guarda, ma anche il luogo e la luce. Infine, il visual artist Silvio Giordano esporrà ‘The Silver Mirror’: due grandi fotografie che nascono dalla sua ricerca tra video installazioni, fotografia, scultura e operazioni transmediali, sul rapporto tra bellezza, desiderio e identità. 

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Movimento 17 ottobre lancia la mobilitazione permanente: diffusa guida anti-manganellate

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(Adnkronos) –
Una “guida tascabile alle manifestazioni di piazza per principianti”, con “consigli pratici e informazioni utili su repressione e reazione collettiva”. Si intitola ‘Safer in the street’ ed è il documento che circola nelle chat legate al Movimento 17 ottobre, accompagnato dall’invito a “stampare e condividere in piazza” queste informazioni.  

Sui social il Movimento dà poi appuntamento ogni sabato alle 15 nelle principali piazze italiane “fino alla caduta di questo governo ladro”: piazza del Duomo a Milano, piazza Nettuno a Bologna, piazza Castello, Circo Massimo a Roma, piazza Santa Maria Novella a Firenze, piazza Mazzini a Padova, piazza Umberto I a Bari e piazza De Ferrari a Genova 

 

Il testo parte dalle situazioni che possono verificarsi prima ancora dell’inizio di una manifestazione: controlli, identificazioni e perquisizioni nelle strade, nelle stazioni ferroviarie e nei pressi delle uscite autostradali. Ai partecipanti viene ricordata l’importanza di avere con sé un documento e vengono fornite indicazioni generali sui propri diritti in caso di controllo o accompagnamento in questura. 

Una parte consistente della guida è dedicata a quello che può accadere durante una manifestazione. Il capitolo sulla “reazione collettiva” invita a prestare attenzione a chi cade, viene ferito, ha difficoltà respiratorie o viene fermato, sottolineando i rischi legati al panico e agli spostamenti disordinati della folla. 

“Non scappare disordinatamente”, si legge nel testo, che invita a mantenere la calma e ad aiutare chi si trova in difficoltà. Poi ci sono i capitoli dedicati ai diversi strumenti di ordine pubblico: lacrimogeni, spray urticanti, idranti e manganelli. Questi ultimi “fanno molto male” quindi “puoi proteggerti usando caschi da cantiere, protezioni da moto o skate” suggerisce il vademecum ma “potrebbero ostacolare la mobilità dei tuoi movimenti”. La guida descrive gli effetti delle sostanze irritanti e fornisce indicazioni generali per affrontare un’eventuale esposizione. “Conoscerne gli effetti è il modo migliore per disinnescare gran parte del loro potere repressivo”, si legge nella sezione dedicata ai lacrimogeni. 

Il documento dedica spazio anche all’eventualità di un arresto o di un fermo. Il messaggio è quello di conoscere i propri diritti, chiedere assistenza legale e non rendere dichiarazioni senza aver prima parlato con un avvocato. Tra le formule suggerite compare: “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. E l’invito è a mantenere la calma: “Cerca di mostrarti tranquill*”.  

Non manca il capitolo sulla documentazione delle manifestazioni. Foto e video, si legge, possono essere importanti per ricostruire quanto accaduto e persino per difendere persone finite sotto processo ma possono anche contribuire all’identificazione dei manifestanti. “Hai la responsabilità dei materiali che stai producendo”, avverte la guida, invitando a non riprendere chi non vuole essere filmato e a valutare con attenzione cosa pubblicare. E ancora: “Stai attent* a come e a chi parli di eventuali movimenti caldi prima o durante la manifestazione” e che “le telefonate e i messaggi possono essere intercettati”. 

C’è poi un’attenzione particolare alla presenza delle forze dell’ordine nelle immagini. Il documento sostiene il diritto di filmare gli agenti nello svolgimento delle loro funzioni ma avverte anche dei possibili rischi nel farlo durante momenti di tensione. L’invito generale è a utilizzare foto e video con responsabilità e a non diffondere immagini che possano esporre inutilmente altre persone.  

La guida arriva fino al “dopo”. La repressione, sostiene ‘Safer in the street’, non finisce con lo scioglimento del corteo: possono esserci conseguenze giudiziarie nei giorni e nei mesi successivi. Da qui l’invito alla solidarietà verso chi viene fermato o arrestato e a seguire anche ciò che accade dopo la manifestazione. “Non limitarti alla manifestazione”, si legge, perché “partecipare a un presidio, mandare una lettera, seguire un processo, vuol dire non lasciare da sol* chi lo subisce”. Il documento si chiude con un invito a conoscere i propri diritti e a informarsi prima di affrontare situazioni che non si sanno gestire. “Non dare nulla per scontato”, è l’ultima raccomandazione, accompagnata dall’invito a chiedere informazioni “da chi ha più esperienza (legale o di piazza)”. 

 

“Mobilitazione permanente ogni sabato. Fino alla caduta di questo governo ladro”, annuncia sui social il Movimento. “Capiamo di organizzarne altre – scrivono sul canale Telegram del Movimento -. Facciamo girare al massimo e mettiamo più gente possibile in questo gruppo. Raggiunto un certo numero di membri lo dividiamo per città”. 

Nella descrizione del profilo Instagram del Movimento 17 ottobre si legge: “Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l’unica violenza nel manganello degli sbirri”. E ancora, in un post aggiungono: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”. 

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