venerdì, Novembre 6, 2026
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Verona, al nido Il Girasole un incontro per genitori sul linguaggio del corpo dei bambini

La consulenza educativa a Verona propone un nuovo appuntamento gratuito per i genitori: lunedì 26 ottobre, al nido Il Girasole, si parlerà delle manifestazioni fisiche e dei conflitti dei bambini. L’incontro del centro L’Arca durerà dalle 17 alle 18.30; per partecipare occorre iscriversi.

Consulenza educativa a Verona: come partecipare

Il titolo scelto è Mi esprimo con il corpo. Il programma del centro L’Arca, aggiornato il 16 ottobre, colloca l’incontro in via Don Sturzo 16, nel quartiere Stadio. A condurlo saranno le educatrici del Servizio Nidi per l’Infanzia del Comune.

Le richieste vengono accolte secondo l’ordine di arrivo. Per informazioni e prenotazioni si può scrivere a consulenzaeducativa@comune.verona.it oppure telefonare al 335 6723392. L’appuntamento fa parte delle iniziative mensili rivolte alle famiglie con bambini fino a sei anni.

Ascolto e documentazione per la fascia zero-sei

L’Arca offre anche un servizio gratuito di consulenza pedagogica: uno spazio per affrontare dubbi e domande sull’educazione, incontrare personale competente e confrontarsi con altri genitori. Possono rivolgersi al centro anche i professionisti dei servizi educativi e scolastici.

La sede della consulenza è in via Castello San Felice 6. L’accesso richiede una prenotazione, tramite lo stesso indirizzo email o i numeri 335 6723392 e 045 8301863. La scheda comunale precisa che non sono richiesti documenti.

Il Centro di Documentazione 0-6 si trova invece in via Ponchielli 14. Consente di consultare gratuitamente i materiali prodotti nei servizi per l’infanzia e propone consulenza e formazione sulla documentazione educativa. È aperto lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 13, martedì e giovedì dalle 14 alle 17. Si prenota scrivendo a documentazione06@comune.verona.it o chiamando il 338 2048636.

Per le esperienze da condividere con i piccoli, restano aperte anche le iscrizioni agli eventi gratuiti dei Centri per le Famiglie, dalla Lanternata di San Martino del 6 novembre agli incontri di dicembre dedicati all’inverno e al Natale.

Accende il camino nella casa del figlio e manda a fuoco l’immobile: papà condannato a risarcire

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(Adnkronos) – Era andato a casa del figlio per riparare la stufa, ma dopo averla accesa per verificarne il funzionamento aveva lasciato l’abitazione, accendendo anche il camino per riscaldare i locali. Alcuni giorni dopo, al suo ritorno, aveva scoperto che un incendio aveva danneggiato gravemente l’immobile. Una vicenda che si è conclusa davanti al Tribunale di Lucca, con la condanna del padre, 58 anni, al risarcimento di circa 24mila euro, oltre a 5mila euro di spese legali. A sostenere il pagamento sarà, tuttavia, la compagnia assicurativa, chiamata a rispondere in base alla polizza stipulata dall’uomo. La notizia è riportata da ‘Il Tirreno’. 

I fatti risalgono alla fine di gennaio del 2022. Il 26 gennaio il padre si era recato nell’abitazione del figlio, 31 anni, a Stazzema, per sostituire il tubo della stufa. A causa delle basse temperature, dopo aver completato l’intervento, aveva acceso l’apparecchio per verificarne il corretto funzionamento e aveva alimentato anche il camino. Terminato il lavoro, aveva lasciato la casa. Soltanto l’8 febbraio, secondo quanto ricostruito nel procedimento, l’uomo aveva scoperto le conseguenze dell’incendio, che aveva interessato il piano terra, il primo piano, il solaio divisorio tra due locali e gli arredi presenti nell’immobile. La perizia tecnica aveva ritenuto plausibile che il rogo fosse scaturito dalla stufa, oggetto dell’intervento di riparazione, oppure dal camino, entrambi accesi dal padre. Una ricostruzione che non è stata contestata dall’uomo. 

Dopo aver richiesto alla compagnia assicurativa una valutazione dei danni, il 58enne si era visto negare il risarcimento. La società aveva motivato il rifiuto sostenendo che non sussistesse una situazione di terzietà tra il danneggiato e il responsabile del danno. Il figlio aveva quindi citato in giudizio il padre per ottenere il risarcimento delle somme necessarie a riparare i danni subiti. Il genitore, a sua volta, aveva chiamato in causa l’assicurazione, contestando il mancato riconoscimento della copertura prevista dalla polizza.  

La controversia si è concentrata sulla validità e sull’operatività della garanzia assicurativa rispetto ai danni provocati dal padre all’abitazione del figlio. Il giudice del Tribunale di Lucca, Giovanni Piccioli, ha riconosciuto la responsabilità del 58enne per i danni causati dall’incendio, ritenendo rilevante la condotta dell’uomo, che aveva lasciato l’immobile dopo aver acceso la stufa e il camino. Il Tribunale ha quantificato il risarcimento in circa 24mila euro, oltre a 5mila euro per le spese legali, ma ha anche accertato e dichiarato l’operatività della polizza assicurativa stipulata dal padre. La somma dovrà quindi essere corrisposta dalla compagnia, chiamata a farsi carico delle conseguenze economiche del sinistro. Si chiude così, almeno sul piano della responsabilità e della copertura assicurativa accertate in giudizio, una vicenda in cui un intervento domestico si è trasformato in un contenzioso tra familiari. 

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cronaca

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Foro Italico, torna la copertura dello Stadio del Nuoto dopo 20 anni: il progetto di Sport e Salute

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(Adnkronos) –
Il Foro Italico continua a rinnovarsi, ampliando i propri spazi e rafforzando la propria capacità di rispondere alle esigenze dello sport di oggi e di domani. Nel quadro dell’ampio progetto di riqualificazione del Parco Sportivo, a vent’anni dall’ultima volta torna la copertura della piscina dello Stadio del Nuoto: un intervento che restituisce a uno degli impianti più belli al mondo una nuova dimensione, rendendolo fruibile dodici mesi l’anno. Dalla fine di ottobre, grazie a una struttura pressostatica installata da Sport e Salute, lo Stadio del Nuoto sarà nuovamente utilizzabile anche durante la stagione invernale. La copertura, che misura 37 metri di larghezza, 66 metri di lunghezza e 7 metri di altezza, rappresenta un investimento concreto nella valorizzazione del patrimonio esistente e nell’ampliamento delle opportunità di pratica sportiva. L’obiettivo è restituire alle società sportive uno spazio acqua strategico, garantendo continuità alle attività e agli allenamenti durante tutto l’anno. Dal nuoto alla pallanuoto, dal salvamento ai corsi di nuoto, l’impianto potrà accogliere discipline e attività diverse, offrendo nuove opportunità agli atleti e alle società che ogni giorno animano il Foro Italico. 

La disponibilità dello Stadio del Nuoto coperto rappresenta inoltre una risposta concreta alle esigenze di gestione degli spazi acqua anche in vista degli Internazionali Bnl d’Italia 2027. La possibilità di contare su un impianto fruibile per dodici mesi consentirà di garantire continuità alle attività delle società sportive anche durante il periodo del grande evento tennistico, conciliando al meglio le esigenze delle manifestazioni internazionali con quelle dello sport praticato quotidianamente. 

“Abbiamo fortemente voluto questo intervento perché crediamo che il Foro Italico debba continuare a evolversi, anticipando le esigenze dello sport di domani. Questa nuova copertura è molto più di un’opera infrastrutturale: è un investimento sulle persone, perché consentirà a un numero sempre maggiore di atleti e cittadini di allenarsi e vivere lo sport in ogni stagione, con spazi ancora più funzionali e versatili -ha detto Diego Nepi Molineris, Amministratore Delegato di Sport e Salute-. La nostra visione è quella di un Foro Italico sempre più multidisciplinare, moderno e proiettato al futuro, capace di accogliere i grandi eventi internazionali e, allo stesso tempo, di generare ogni giorno nuove opportunità di pratica sportiva. Perché il successo dello sport non si misura soltanto nelle medaglie conquistate ai grandi appuntamenti, ma anche in ogni persona che avviciniamo all’attività fisica, in ogni giovane che trova nello sport la propria strada, in ogni cittadino che scopre il benessere del movimento. È questa la sfida più importante: fare in modo che lo sport non abbia confini, che sia sempre più accessibile e che ogni spazio possa trasformarsi in un’opportunità di crescita, benessere e futuro. Un ringraziamento alla Federazione Italiana Nuoto per la collaborazione che ha reso possibile raggiungere questo importante obiettivo”. 

 

Paolo Barelli, Presidente della Federazione Italiana Nuoto ha aggiunto: “La copertura dello Stadio del Nuoto rappresenta un passaggio strategico per la città e l’intero movimento acquatico. Grazie all’accordo di collaborazione tra la Federazione Italiana Nuoto e Sport e Salute viene restituita a Roma un’infrastruttura d’eccellenza operativa anche nei mesi invernali dopo 20 anni. Questo intervento risponde in modo concreto alle necessità delle società sportive del territorio, autentico presidio sociale ed educativo, offrendo ai cittadini maggiori spazi acqua dedicati alla salute, al benessere e all’attività motoria. In un momento storicamente complesso per i costi di gestione delle piscine, garantire continuità e sostenibilità alle realtà sportive è un segnale di grande responsabilità istituzionale e di reale sostegno al settore. Inoltre la copertura dello Stadio del Nuoto s’inserisce nell’ambito di un programma strategico condiviso con Sport e Salute per rendere ulteriormente il Parco del Foro Italico centro dell’interesse dei cittadini per attività ludiche e sportive quotidiane, oltre che per i grandi eventi organizzati insieme come gli Internazionali di Nuoto/Trofeo Settecolli IP che dal 2027 durerà 4 giorni, aumentando una giornata il programma delle finali, e ospiterà due amichevoli del Settebello per rispondere alla sempre maggiore richiesta degli appassionati di nuoto e pallanuoto”. 

Infine Alessia Filippi, vincitrice della medaglia d’oro nei 1500 stile libero femminili ai Mondiali di Roma 2009 ha concluso: “Lo Stadio del Nuoto di Roma ha rappresentato per me un passaggio fondamentale: la transizione da atleta dilettante a professionista. So bene cosa significhi poter nuotare tutto l’anno in un impianto di questo livello e quanto possa fare la differenza per un atleta. Da anni, durante il periodo invernale, questa possibilità era venuta meno. Finalmente, grazie all’intervento di Sport e Salute, sarà di nuovo possibile. Restituire alla comunità un impianto così importante e garantire agli atleti la possibilità di allenarsi in condizioni adeguate era doveroso, ma per nulla scontato. Grazie a Sport e Salute per aver reso possibile tutto questo”. 

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sport

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Papa Leone sarà dimesso oggi dal Gemelli, domani l’Angelus dall’appartamento pontificio

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(Adnkronos) – Papa Leone XIV, ricoverato da martedì scorso al Policlinico Gemelli di Roma per la rimozione di un tumore al polmone, sarà dimesso nel primo pomeriggio di oggi. I medici Luigi Carbone e e Stefano Margaritora nell’ultimo bollettino medico spiegano che “in considerazione degli esami del sangue, del controllo radiologico del torace eseguiti questa mattina e valutato il quadro clinico il Santo Padre è stato giudicato idoneo alla dimissione”. lntanto, alle 12, il Pontefice presiederà la messa al decimo piano del Policlinico. 

A quanto si apprende, i medici non hanno parlato di necessità di presidi medici per il Papa una volta rientrato nel Palazzo apostolico vaticano. Il Papa, domani, reciterà la preghiera dell’Angelus dalla finestra dell’appartamento pontificio, comunica quindi il Vaticano.  

 

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cronaca

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È morto Beppe ‘Sugar’ Angiolini, punto di riferimento per il fashion d’avanguardia e il Made in Italy

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(Adnkronos) – È morto Giuseppe Angiolini, per tutti Beppe o ‘Sugar’, protagonista della moda italiana e figura di riferimento internazionale per la ricerca stilistica e le tendenze contemporanee. Nato ad Arezzo nel 1952, avrebbe compiuto 74 anni il prossimo 5 dicembre. Si è spento nella sua abitazione aretina, dopo aver combattuto a lungo contro la malattia, senza perdere il coraggio, l’entusiasmo e la fiducia nel futuro. Con la sua scomparsa, Arezzo perde una delle personalità che più hanno saputo coniugare identità cittadina, creatività e respiro internazionale.  

La sua storia imprenditoriale comincia nel 1978, quando apre una boutique in Corso Italia. Da quel primo negozio nasce un progetto destinato a trasformarsi in un punto di riferimento per la moda d’avanguardia, capace di anticipare tendenze e di proporre un linguaggio stilistico fondato sulla portabilità, sull’identità e sull’eleganza informale. Nel corso dei decenni, ‘Sugar’ si afferma ben oltre i confini cittadini, diventando un concept store riconosciuto a livello nazionale e internazionale, luogo d’incontro tra abbigliamento, accessori, arte e design. Dal 2018 il marchio ha sede nello storico Palazzo Lambardi, in Corso Italia, dove il recupero dell’edificio ha intrecciato architettura storica e visione contemporanea. Un progetto che rispecchia pienamente la sensibilità di Angiolini, per il quale la moda non era soltanto commercio, ma espressione culturale ed esperienza estetica. Precursore e innovatore, dotato di un particolare fiuto per le evoluzioni del gusto, Angiolini aveva fatto della ricerca il tratto distintivo del proprio lavoro. La sua attenzione alla bellezza si estendeva a ogni ambito della creatività, dalla moda all’arte, dall’architettura al design, con l’obiettivo di costruire un dialogo costante tra tradizione e contemporaneità. 

Profondo il legame con la sua città, che aveva nel cuore e alla quale ha dedicato numerosi progetti. Angiolini era stato chiamato a ricoprire il ruolo di direttore artistico in diverse iniziative, mettendo a disposizione competenze, visione e relazioni maturate nel panorama internazionale. Prezioso anche il contributo al distretto orafo, per il quale aveva svolto il ruolo di direttore artistico di Arezzo Oro, lavorando alla valorizzazione di uno dei settori più rappresentativi dell’economia locale. Di rilievo nazionale il suo incarico alla guida della Camera Buyer Italia, l’organizzazione che riunisce i principali operatori italiani del settore degli acquisti nella moda. Dopo aver ricoperto la presidenza effettiva, ne era diventato presidente onorario, confermando il riconoscimento conquistato nel comparto. La sua competenza lo aveva portato anche nei salotti televisivi, soprattutto in occasione di grandi appuntamenti dello spettacolo come il Festival di Sanremo, dove veniva chiamato a commentare le scelte di abbigliamento e l’immagine pubblica dei protagonisti. Un osservatorio privilegiato dal quale raccontare le trasformazioni del costume e interpretare il rapporto tra stile, personalità e comunicazione. 

La passione per Arezzo lo aveva spinto, nella primavera scorsa, a mettersi in gioco anche sul terreno amministrativo, candidandosi in vista delle elezioni comunali per la scelta del sindaco. Un progetto nato dal desiderio di contribuire al futuro della città, mettendo al servizio della comunità esperienza, intelligenza e capacità progettuale. L’iniziativa non aveva trovato lo sbocco auspicato, ma aveva restituito l’immagine di un uomo disposto a esporsi personalmente per ciò in cui credeva. 

Accanto alla dimensione pubblica e professionale, Angiolini coltivava rapporti di amicizia e collaborazione con numerosi protagonisti della moda e della cultura. Solido il legame con lo stilista Ermanno Scervino; storica e proficua anche la collaborazione con Franco Marinoni e con Confcommercio. Molti degli artisti e degli operatori del settore che frequentavano Sugar erano stati coinvolti negli anni in iniziative e appuntamenti ad Arezzo, contribuendo a rafforzare il profilo internazionale della città. 

A renderlo una figura speciale, oltre ai risultati imprenditoriali, erano i tratti umani: il rispetto per gli altri, la delicatezza nei rapporti, la generosità e la capacità di mantenere un atteggiamento umile anche dopo aver raggiunto una posizione di grande autorevolezza. 

 

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moda

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“Super batteri nuova pandemia”, appello microbiologi: fondi certi in Manovra e politiche ambientali

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(Adnkronos) – In 30 anni nel mondo le vittime dei ‘super batteri’ invulnerabili agli antibiotici sono destinate quasi a decuplicare: dagli oltre 4,7 milioni del 2021, entro il 2050 i morti associati all’antimicrobico resistenza (Amr) potrebbero superare i 39 milioni se non verranno messi in atto interventi per controllare o invertire un trend in crescita costante. Solo in Europa si stimano almeno 35mila decessi all’anno, di cui circa 12mila – 1 su 3 – proprio in Italia. I costi annuali sfiorano gli 11,7 miliardi di euro tra Ue e Spazio economico europeo, e potrebbero arrivare a 412 miliardi di dollari a livello planetario entro il 2050. Numeri da “nuova pandemia”, un’emergenza silenziosa che richiede misure urgenti e decise. “Servono innanzitutto fondi certi, in tempi chiari, vincolati alla diffusione sul territorio dei moderni strumenti diagnostici che permettono di sapere rapidamente quali sono i batteri responsabili di un’infezione, a quali antibiotici resistono e a quali rispondono”. E “serve una visione One Health con politiche ambientali volte a frenare il riscaldamento globale e ad abbattere l’inquinamento atmosferico, perché il cambiamento climatico e lo smog aumentano l’antimicrobico resistenza e contrastarli la riduce”. A lanciare l’appello è Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli – Associazione microbiologi clinici italiani.  

Già direttore Uoc di Microbiologia dell’Asst Ovest Milanese, l’esperto ha acceso i riflettori sul tema a Capo d’Orlando al congresso ‘Il futuro della medicina interna: tra complessità, nuove tecnologie, intelligenza artificiale ed umanizzazione’ (8-10 ottobre), promosso da Antonino Mazzone, già direttore Uoc Medicina interna e Dipartimento Medico della stessa Asst legnanese. Oggi l’analisi per l’Adnkronos Salute, a cominciare dal capitolo risorse. Nella scorsa Finanziaria, tra gli obiettivi del pacchetto di fondi destinati alla voce “prevenzione collettiva e sanità pubblica” – per un totale di 485 milioni di euro nel 2026 (commi 340 e 341) – si faceva riferimento “all’avvio di programmi per l’accesso ai test diagnostici microbiologici rapidi e multiplex” sul territorio, un punto caro alla comunità microbiologica italiana. “Ci hanno parlato di 160 milioni di euro – spiega Clerici – da girare, previo decreto attuativo, alle Regioni che li avrebbero messi a disposizione di aziende ospedaliere e Asl per l’acquisizione di strumenti di diagnostica rapida microbiologica di cui dotare in particolare le Case di comunità”. Soldi che però “risultano non arrivati, o comunque non usati con la specifica finalità indicata nel comma 340 relativamente alla diagnostica microbiologica. Non sappiamo se arriveranno né quando, se sono spalmati nel tempo e su quanti anni. Insomma, nessuna certezza”. Da qui la prima richiesta, in vista della prossima legge di Bilancio: “Nella Manovra in discussione deve essere ripreso quel comma 340, ma questa volta prevedendo dei fondi vincolati alla diagnostica microbiologica innovativa, esplicitandone l’ammontare e indicando la tempistica dell’effettiva erogazione”, precisa il numero uno dell’Amcli. Sarebbe cruciale, aggiunge, “anche in funzione del nuovo Pncar, il Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza 2027-2031, che in teoria dovrebbe partire l’anno prossimo, ma è ancora in discussione”.  

Clerici insiste sulla necessità di attrezzare il territorio con i moderni test microbiologici e di promuovere “un uso consapevole dell’antibiotico, che oggi in gran parte manca. Lo dico da sempre”, ricorda: “Così come prima di prescrivere un farmaco per una qualunque malattia, dal diabete all’artrite reumatoide, si effettuano delle indagini per dimostrare che il paziente ha effettivamente quella patologia, allo stesso modo prima di prima di prescrivere un antibiotico bisognerebbe capire se l’infezione è davvero batterica, qual è il patogeno che la causa, a quali farmaci risponde e a quali è resistente. Oggi, di prassi, tutto questo non accade”, osserva l’esperto. “Succede piuttosto che, per esempio, in caso di sospetta faringite si prescrive l’antibiotico senza nemmeno fare un tampone faringeo. Invece – salvo urgenze, perché è ovvio che se si sospetta una meningite in atto l’antibiotico va dato subito – anche sul territorio sarebbe fondamentale poter procedere a un’indagine microbiologica che permetta di mirare la terapia, evitando trattamenti inutili. Abbiamo a disposizione strumenti Poct (Point-of-Care Testing) che in 45 minuti, un’ora, massimo un’ora e mezza, sulla base di un semplice prelievo microbiologico, ci dicono tutto: di che microrganismo si tratta, quali antibiotici si possono somministrare e quali no. E allora abbiamo bisogno dei soldi da investire sul territorio per queste indagini. Il che non significa darle alle farmacie”, tiene a puntualizzare Clerici: “Le si darebbero alla Case di comunità o ai poliambulatori decentrati, e tutto – dall’acquisto alla formazione, dai controlli di qualità alla valutazione dell’esito – sarebbe controllato dall’Asl attraverso il laboratorio di microbiologia ospedaliero”. Mettendo a terra questo modello, è convinta l’Amcli, “sicuramente ridurremmo le antimicrobico resistenze che circolano”. 

Per provare a vincere la guerra contro i super batteri, dunque, i microbiologi invocano risorse certe. Ma non solo. C’è bisogno anche di una visione a lungo termine del problema, che va guardato attraverso le lenti dell’approccio One Health. “Quello che noi abbiamo combattuto per anni – giustamente, e lo dobbiamo combattere ancora – ossia la trasmissione interumana o animale-uomo dei microrganismi, oggi dobbiamo assolutamente vederlo in un’ottica completamente diversa”, avverte Clerici: “Un’ottica One Health, quindi anche ambientale. Perché ormai la pressione selettiva sulle resistenze viene esercitata dall’ambiente, cosa che fino a poco tempo fa ritenevamo un’ipotesi se non assurda, quantomeno remota”. Concretamente, “è indispensabile contrastare seriamente il climate change e l’inquinamento”: minacce che procedono in parallelo, due facce della stessa medaglia, che si influenzano a vicenda e alimentano entrambe la resistenza dei batteri agli antibiotici.  

“Come noto – illustra il presidente dell’Amcli – il cambiamento climatico incide innanzitutto sull’aumento delle temperature. Considerando che negli ultimi 10 anni la temperatura globale è cresciuta fino a superare la soglia critica di +1,5°C rispetto al periodo pre-industriale, e che ci sono studi secondo cui ogni aumento di 1°C causa un incremento del 4% circa della resistenza di alcuni batteri, vuol dire che globalmente in un decennio abbiamo aumentato del 6% le resistenze batteriche. Con punte probabilmente più alte in alcune aree del mondo. Succede poi che il riscaldamento globale comporta desertificazione, ossia riduzione dell’acqua presente sulla superficie terrestre. Ebbene, un lavoro pubblicato quest’anno su ‘Nature Microbiology’ descrive bene l’impatto del fenomeno sull’antimicrobico resistenza: l’acqua diminuisce concentrandosi in piccoli spazi, piccole raccolte in cui i batteri proliferano in un ambiente ricco di antibiotici naturali prodotti dal suolo, crescendo quindi già resistenti” per via di questa massiccia esposizione.  

E’ un problema anche per la ricerca farmacologica, rimarca l’esperto: “Viene infatti meno il paradigma positivo per cui, storicamente, gli antibiotici venivano ricavati da microrganismi del suolo”, dove i germi rilasciano sostanze antibiotiche come arma per competere con i microbi concorrenti. “Si raccoglieva il microrganismo, si estraeva l’antibiotico e lo si dava ai malati per guarire. Se oggi facessimo lo stesso raccoglieremmo batteri già resistenti in partenza”, con il rischio di accelerare e diffondere l’antimicrobico resistenza. “Si perde così anche la possibilità di avere nuovi antibiotici per poter combattere le infezioni emergenti”. Ecco perché, per contenere l’emergenza Amr, “bisogna intervenire riducendo le emissioni dei gas serra che aumentano le temperature. E bisogna agire anche sull’inquinamento” perché nello smog, veicolata dalle polveri sottili, viaggia “una marea di geni della resistenza agli antibiotici”. 

Clerici cita uno studio apparso nel 2023 su ‘The Lancet Planetary Health’, la prima analisi a descrivere su scala globale l’associazione tra particolato fine e resistenza antimicrobica. Per stimare l’effetto del Pm2,5 sull’Amr, gli autori hanno raccolto informazioni su svariarti potenziali predittori (dall’inquinamento atmosferico al clima, dall’uso di antibiotici a fattori igienico-sanitari e socio-economici), in 116 Paesi nel periodo 2000-2018. Il dateset finale comprendeva oltre 11,5 milioni di isolati esaminati e i dati grezzi sull’antimicrobico resistenza includevano 9 patogeni e 43 tipi di antibiotici. Sono state osservate “correlazioni significative e coerenti a livello globale tra Pm2,5 e resistenza agli antibiotici per la maggior parte dei batteri resistenti, con un rafforzamento di queste correlazioni nel tempo”. I ricercatori hanno stimato che, nel 2018, la resistenza agli antibiotici derivante dal Pm2,5 ha causato nel mondo 480mila decessi prematuri cancellando 18,2 milioni di anni di vita, con una perdita annua di benessere economico pari a 395 miliardi di dollari. Gli scienziati hanno anche effettuato proiezioni al 2050 sulle tendenze globali aggregate dell’antimicrobico resistenza e della mortalità prematura riconducibili al Pm2,5, considerando diversi scenari. E hanno calcolato che il raggiungimento entro il 2050 dell’obiettivo di una concentrazione di Pm2,5 pari a 5 microgrammi/metro cubo, fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità, ridurrebbe la resistenza agli antibiotici del 16,8% ed eviterebbe il 23,4% delle morti premature attribuibili all’Amr, con un risparmio economico di 640 miliardi di dollari.  

Risultati ancora più drammatici, commenta il microbiologo, considerando che “ad oggi questa riduzione di particolato non c’è, anzi paradossalmente sembra che vi sia un incremento e anche questo concorre all’aggravarsi della resistenza antimicrobica. E’ tutto un percorso One Health correlato”, ricapitola Clerici: “L’incremento delle temperature aumenta la concentrazione del particolato, quindi dei geni di resistenza e dei microrganismi resistenti”; si innesca inoltre un circolo vizioso, perché molte delle attività umane che generano smog e polveri sottili rilasciano anche grandi quantità di gas serra, primi responsabili del riscaldamento globale. 

“Nel Pncar che – come ci auguriamo – dovrebbe essere licenziato a breve, questo argomento viene trattato. Però il problema non è trattarlo in senso scientifico, è tradurlo poi in atti”, ammonisce il vertice Amcli. “Ci vuole la volontà politica, perché senza questa volontà possiamo parlarne all’infinito, ma non cambierà mai nulla. Purtroppo anche a livello internazionale questi argomenti appaiono trascurati, quando invece è proprio internazionale la dimensione del problema. La questione andrebbe affrontata a 360 gradi attraverso l’Oms che però è in grave difficoltà, ma se l’Oms viene definanziata e depotenziata il sistema salta. Va compreso che l’inquinamento, essendo aereo, non trova barriere. Che il riscaldamento è globale. E che non esistono frontiere per i microrganismi: siano essi virus o batteri, non hanno confini, come dovremmo avere imparato con il Covid. Se non capiremo finalmente tutto questo – chiosa Clerici – allora abbiamo già perso la battaglia”. 

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cronaca

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Ucraina, Crosetto alla Bbc: “Limite a sistemi satellitari per Kiev? Grave errore di Trump”

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(Adnkronos) – La decisione degli Usa di Donald Trump di limitare l’accesso dell’Ucraina ai sistemi satellitari e alle informazioni di intelligence utilizzate per difendersi dagli attacchi russi è stato un “errore completo, un grave errore”. A dirlo è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista alla Bbc. Come riporta l’emittente britannica, per il ministro la mossa da parte dell’amministrazione del presidente statunitense “non ha assolutamente senso” ma anzi rischia di prolungare l’invasione russa su vasta scala anziché contribuire a portare la pace. 

“La pace arriverà quando Putin sarà convinto che ci sia una situazione di stallo, che non possa avanzare ulteriormente”, spiega Crosetto. Se il presidente russo, continua il ministro, “vede delle debolezze da parte ucraina e se gli Stati Uniti privano l’Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora crederà di poter vincere. Quindi continuerà la guerra: penso che sia completamente sbagliato”.  

L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, ricorda Bbc, è stato fin dall’inizio un forte alleato dell’Ucraina, inviando aiuti sia militari che umanitari. Crosetto dal canto suo ha promesso che il sostegno militare italiano continuerà “finché questo governo sarà in carica”, pur avvertendo che ottenere l’approvazione del Parlamento italiano per ulteriori forniture sarà “più difficile” con l’avvicinarsi delle elezioni. 

 

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internazionale/esteri

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Palazzo (Regione Lazio): “”‘In Lazio-be excellence. Lazio tourism market’ accende riflettori su

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Per Elena Palazzo si deve puntare sulla qualità dell’offerta, costruire nuove relazioni commerciali e far conoscere anche le destinazioni meno note, dai borghi alle aree interne, dalle coste ai percorsi enogastronomici e sportivi. Le dichiarazioni dell’assessore Turismo, Ambiente e Sport della Regione Lazio, in occasione della presentazione della prima edizione di ‘In Lazio-be excellence. Lazio tourism market’, la manifestazione dedicata alla promozione delle eccellenze turistiche, culturali e territoriali del Lazio.

Conte: “Meloni mi vuole evitare come competitor, su Renzi garanzie le deve dare il Pd”

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(Adnkronos) – “Il tostapane l’ho già comprato, anzi, a casa ne ho due con tutte le garanzie non ancora scadute. C’è un equivoco: non è Renzi che mi deve dare una garanzia, perché che può dire di sé? Il tema è al Partito democratico, a Schlein, al Nazareno, che ritengono assolutamente determinante che ci sia anche Renzi in questo progetto”. Lo ha sottolineato il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ospite di ‘Myrta Confidential’, il nuovo programma di Myrta Merlino, in onda ogni venerdì in prima serata alle 21.00 su San Marino Rtv sul canale 550, diretta da Roberto Sergio, capoprogetto Paolo Alberti. 

“Obiettivamente -ha aggiunto l’ex premier come si può rivedere nel video – Renzi per le sue vicende storiche, politiche, ha dimostrato non solo con me, con Letta, di saper cogliere l’attimo di opportunità che ha per smarcare e per lavorare in altro modo. In questa legislatura non è un mistero che per i primi due anni ha avuto una buona intesa con la maggioranza su tanti passaggi e tanti voti. Poi, a un certo punto, ha scartato. Quindi per evitare che possa continuamente scartare secondo le opportunità del momento, ho chiesto garanzie a chi ritiene che sia indispensabile la sua presenza. Su questo, però, ce la vedremo riservatamente”. 

Nell’intervista Conte ha poi toccato anche altri temi. Sulla legge elettorale, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha affermato che il leader 5 stelle con il nuovo sistema di voto nel 2018 non sarebbe potuto approdare a Palazzo Chigi, “credo che mi voglia evitare come competitor, il suo è un attacco un po’ scomposto”.  

Conte ha poi toccato il tema del Covid: “hanno indagato in lungo e in largo tutte le Procure. Adesso in commissione stanno rastrellando di tutto per cercare di trovare qualcosa, sono anni che stanno indagando e non hanno trovato uno spillo. Ben venga questo che è stato costruito come un plotone di esecuzione, perchè sta dimostrando che loro sono miserevoli, anziché ricostruire quello che è successo a memoria futura per ricavare delle lezioni che a loro non interessano. E ci stanno restituendo anche l’onore degli attacchi che ci hanno fatto”. 

Infine il leader M5S è tornato a parlare del centrosinistra e della chat WhatsApp con gli altri leader della coalizione, definendola una “‘chat costituzionale’. E anche per questo ho proposto ‘Alleanza per la Costituzione’ come nome per la coalizione. ‘Campo largo’ come nome non mi ha mai sfiorato”. 

 

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politica

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Real Madrid contro Tebas: “Paragone con Goebbels intollerabile”. Il club chiede le dimissioni

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(Adnkronos) –
È guerra aperta tra il Real Madrid e Javier Tebas. Le parole del presidente della Liga hanno fatto scoppiare il finimondo in Spagna dopo il paragone delle strategie comunicative della dirigenza madridista ai metodi utilizzati da Joseph Goebbels, il famigerato ministro della Propaganda della Germania nazista. Un’uscita che ha provocato l’immediata e durissima reazione del club di Florentino Pérez, che in un comunicato, ha definito le parole del numero uno della Liga “intollerabili”, “gravissime” e incompatibili con il ruolo istituzionale che ricopre, chiedendo le “dimissioni immediate” del dirigente.  

Tebas ha criticato la comunicazione del Real Madrid e della Televisione interna al club merengues, sostenendo che alcuni meccanismi adottati ricorderebbero tecniche di propaganda riconducibili a Goebbels. Secondo il presidente della Liga, si tratterebbe di strategie basate sulla ripetizione sistematica di determinati messaggi, sulla costruzione di un nemico e sulla subordinazione dei fatti a una precisa narrazione. Tebas ha poi provato a chiarire la sua posizione con un lungo post pubblicato su X in cui il numero uno della Liga ha precisato di non aver mai accostato il Real Madrid al nazismo come ideologia, ma di essersi limitato a una critica puramente tecnica sui metodi di comunicazione usati dal club e da Real Madrid Tv. “Non credo alla notizia secondo cui il Consiglio Superiore dello Sport starebbe pensando di agire d’ufficio per le mie dichiarazioni. Se si conferma, spero lo faccia iniziando a leggere ciò che ho scritto e rivedendo alcuni precedenti”, ha spiegato Tebas che poi ha ricordato quali sono state le sue parole: “Quel metodo ricorda meccanismi di propaganda sfruttati da Goebbels, ministro della Propaganda della Germania nazista: ripetizione sistematica, costruzione di un nemico e subordinazione dei fatti al racconto. Il paragone è con quelle tecniche di propaganda, non con un’ideologia né, ovviamente, con la passione madridista’”. 

Una spiegazione che però non ha calmato le acque nella casa blanca. Per la società guidata da Fiorentino Pérez, tirare in ballo il regime nazista per attaccare il club e la sua TV resta un gesto “moralmente ripugnante e istituzionalmente indegno” e si tratterebbe solo dell’ultimo capitolo di una vera e propria campagna che Tebas porterebbe avanti da tempo contro la società. Un caso che si inserisce in quello legato a Negreira (per i presunti pagamenti del Barcellona all’ex vicepresidente degli arbitri). Secondo i blancos, Tebas starebbe usando la sua posizione per spostare l’attenzione e screditare chi, come il Real, continua a chiedere riforme radicali nel sistema arbitrale spagnolo. Nel comunicato del Real si legge che, anche tenendo conto della precisazione successiva di Tebas, il paragone resta “profondamente offensivo” e per il club non ci sono attenuanti: Tebas ha perso ogni neutralità e non è più idoneo a guidare il calcio spagnolo. Per questo il Real ne chiede l’immediata rimozione da presidente della Liga e da vicepresidente della Federcalcio, invocando un azzeramento totale dei vertici del calcio iberico. “Javier Tebas deve dimettersi immediatamente dalla carica di presidente della Liga e da quella di vicepresidente della Federazione calcistica spagnola”. Il club rivendica inoltre di essersi rivolto direttamente alla Uefa affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e ribadisce la necessità di una profonda riforma del sistema arbitrale. 

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