venerdì, Novembre 6, 2026
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Acciaierie Venete a Dolcè, licenziamento nullo: il Tribunale ordina il reintegro di un operaio

Reintegro alle Acciaierie Venete di Dolcè per un operaio licenziato nel 2025: secondo la ricostruzione della Fiom, il Tribunale di Verona ha riconosciuto la natura discriminatoria del provvedimento. Al centro della controversia le assenze per malattia e la tutela del lavoratore con disabilità.

La decisione della sezione Lavoro risale all’8 ottobre. Come riferisce ViPiù.it sulla vertenza dell’operaio di Dolcè, il giudice ha disposto anche il pagamento delle retribuzioni dalla cessazione del rapporto fino al rientro effettivo, dei contributi e delle spese legali.

Reintegro alle Acciaierie Venete: la ricostruzione sindacale

Assunto nel 1999 e addetto alla laminazione, il dipendente era stato licenziato nel settembre 2025 per il superamento del periodo di comporto nel triennio. Secondo la Fiom, l’azienda disponeva di informazioni sulle sue condizioni di salute durature attraverso la sorveglianza sanitaria e le limitazioni indicate dal medico competente. Il sindacato sostiene che occorresse approfondire la situazione, coinvolgere il lavoratore e valutare accomodamenti ragionevoli.

Le tutele contro la discriminazione sul lavoro

Il quadro generale è quello del decreto legislativo 216 del 2003: l’obbligo di adottare accomodamenti ragionevoli, previsto dall’articolo 3, comma 3-bis, riguarda i datori di lavoro pubblici e privati. L’obiettivo è consentire alle persone con disabilità di lavorare in condizioni di uguaglianza rispetto agli altri dipendenti. La norma richiama la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009. Le garanzie antidiscriminatorie investono le condizioni di impiego, comprese quelle relative al licenziamento: la protezione del rapporto di lavoro rientra quindi nella parità di trattamento.

La difesa dell’occupazione attraversa anche altre vertenze metalmeccaniche veronesi. A Vallese, nella vertenza FDF di Oppeano, i lavoratori hanno respinto un incentivo all’esodo da 10mila euro e chiesto continuità produttiva. Lì il confronto riguarda il futuro collettivo dello stabilimento e la ricerca di un nuovo soggetto industriale; a Dolcè la controversia riguarda invece la tutela individuale contro un licenziamento discriminatorio.

Yemen, tv “Esplosioni ad Aden, aeroporto sotto attacco di missili Houthi”

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(Adnkronos) – Si sono registrate esplosioni ad Aden, nel sud dello Yemen. Lo ha riferito la televisione saudita Al-Arabiya. Sotto attacco ci sarebbe l’aeroporto internazionale di Aden che, secondo altri media locali, sarebbe stato attaccato da tre missili lanciati dagli Houthi. 

Il ministero dell’Informazione yemenita ha confermato che gli attacchi condotti dagli Houthi hanno preso di mira la zona dell’aeroporto internazionale di Aden, vicino alla base militare di Badr utilizzata dalle forze armate saudite. Contro lo scalo sono stati lanciati tre missili balistici, spiega. 

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internazionale/esteri

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Vasco Rossi, Diego Spagnoli se ne va: “Abbiamo avuto una discussione sul palco, mi dispiace”

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(Adnkronos) – “Mi dispiace per la decisione di Diego di lasciare questa avventura cominciata insieme più di quarant’anni fa. Proprio adesso che ci prepariamo a festeggiare cinquant’anni di musica sempre al massimo, con dieci concerti a Roma!”. Inizia così il post di Vasco Rossi sui suoi profili social sulla decisione di Diego Spagnoli, storico manager di palco, di chiudere il sodalizio con il rocker.  

“La più grande Residency mai realizzata in Italia – prosegue Vasco – Tutto giugno insieme, per una specie di ‘giubileo’ laico. Le chitarre ci sono… per i miracoli ci stiamo attrezzando! Ringrazio Diego per la gioia, la professionalità e tutti questi anni insieme. È stato il mio complice sul palco. L’ho voluto al mio fianco dal primo giorno: Guido si occupò dell’assunzione, io della scelta. Ognuno aveva il suo mestiere… per fortuna!”. 

 

 

Ieri Spagnoli aveva confermato il divorzio, spiegando che era una sua scelta e che non avrebbe mai rivelato le motivazioni. 

“Quanto alle ragioni della separazione, non c’è alcun mistero. lui non ve lo dirà mai ma ve lo dico io : durante le prove abbiamo avuto una discussione sul palco, davanti a due persone. Ero nervoso e teso, ma non è una giustificazione. Gli ho detto quello che pensavo e lui si è sentito offeso. Mi dispiace”, scrive ancora il Blasco concludendo: “Ha portato a termine il tour con una grande professionalità e, dopo l’ultimo concerto, mi ha mandato un video spiegandomi le sue ragioni. Naturalmente Diego non è sostituibile. Diego è Diego. Ma dobbiamo andare avanti e troveremo una soluzione per continuare lo spettacolo. mai dire mai.. chi vivrà vedrà. Gli auguro tutto il bene del mondo, con affetto e gratitudine. La rotta continua… e ci vediamo a Roma! “. 

 

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Premio Masi 2026, a Gargagnago le firme sulla botte: Carlon, Cristianini e gli altri premiati

Nelle cantine di Gargagnago i vincitori del 45° Premio Masi hanno firmato la storica botte di Amarone. Riconoscimenti a Luigi Carlon, Nello Cristianini, Venice Gardens Foundation, David Khayat e Reporters Sans Frontières. Al centro delle loro testimonianze il tema “Il coraggio della responsabilità”.

La firma sulla botte di Amarone ha riunito venerdì 16 ottobre a Gargagnago di Valpolicella i vincitori del 45° Premio Masi. Nelle storiche cantine, il rito che accompagna il riconoscimento ha dato spazio alle testimonianze di protagonisti dell’arte, della ricerca, della tutela dei giardini e della libertà di stampa, insieme al premiato per la Civiltà del Vino.

Per il Premio Masi Civiltà Veneta sono stati chiamati a firmare Luigi Carlon, imprenditore e collezionista veronese legato al Museo di Palazzo Maffei, Nello Cristianini, docente di Intelligenza artificiale all’Università di Bath, e Adele Re Rebaudengo, in rappresentanza della Venice Gardens Foundation. Il Premio Internazionale Masi Civiltà del Vino è andato all’oncologo e divulgatore francese David Khayat.

Il Grosso d’Oro Veneziano è stato assegnato a Reporters Sans Frontières, rappresentata dal direttore generale Thibaut Bruttin. Alla firma erano presenti i vertici della Fondazione: la presidente Isabella Bossi Fedrigotti, il vicepresidente Sandro Boscaini e il segretario Marco Vigevani.

Le testimonianze sul “coraggio della responsabilità”

Carlon ha collegato il riconoscimento alla propria ricerca di opere d’arte veronesi disperse tra Europa e Stati Uniti e al desiderio di riportarle nel contesto in cui erano nate. Il collezionista ha descritto la restituzione di queste testimonianze alla città come una condivisione della sua memoria e identità culturale.

Cristianini ha ricordato le origini goriziane, gli studi di Fisica a Trieste e il legame con Grado. Nel suo intervento ha raccontato la scelta di studiare l’intelligenza artificiale all’incontro tra statistica e linguaggio, macchina e mente, conservando il rapporto con i luoghi di formazione anche durante il lavoro all’estero.

Per Venice Gardens Foundation, Re Rebaudengo ha richiamato il recupero dei Giardini Reali e dell’Orto Giardino del Convento della Chiesa del Santissimo Redentore a Venezia, sottolineando l’impegno continuativo nella loro cura. Bruttin ha dedicato il premio ai giornalisti che lavorano in condizioni di rischio per difendere il diritto dei cittadini all’informazione.

Khayat ha affidato la propria testimonianza al rapporto personale con il vino e con il territorio, mentre Boscaini ha indicato nella capacità di guardare alle generazioni future uno dei significati della responsabilità per chi fa impresa.

La giornata del premio comprendeva inoltre, nel programma annunciato dalla Fondazione, un incontro all’Agorà di Monteleone21 moderato da Alessandro Milan sul tema dell’edizione, seguito dalla cerimonia di premiazione. La trasmissione televisiva del talk show e della cerimonia è annunciata su TeleArena sabato 17 ottobre alle 21.45.

FDF di Oppeano, respinto l’incentivo da 10mila euro: i lavoratori chiedono continuità produttiva

La vertenza FDF di Oppeano prosegue dopo il no dei lavoratori all’incentivo da 10mila euro per l’uscita volontaria entro ottobre. A Vallese sono coinvolti sessanta dipendenti: la Fiom chiede di riaprire il confronto e trovare un acquirente capace di mantenere la produzione e salvaguardare l’occupazione.

L’assemblea ha giudicato inadeguata la proposta economica, secondo quanto riferisce ViPiù.it sul rifiuto dell’accordo per l’esodo il 16 ottobre. Il sindacato sollecita sia nuove condizioni per le eventuali uscite sia una ricerca di alternative industriali alla chiusura o alla riduzione dell’attività.

Vertenza FDF di Oppeano: la richiesta di un acquirente

Per la Fiom veronese il punto centrale resta la tutela dei posti. Il segretario Martino Braccioforte critica l’importo offerto e richiama le conseguenze per i dipendenti e le loro famiglie. L’appello coinvolge anche istituzioni e imprese del territorio, alle quali viene chiesto di favorire possibili contatti imprenditoriali.

Il voto non annuncia quindi una soluzione già raggiunta: indica la posizione dei lavoratori e la richiesta sindacale di proseguire la trattativa. La disponibilità di un nuovo investitore rimane l’obiettivo da verificare.

Le precedenti fasi del confronto

La crisi FDF e il confronto previsto per il 12 ottobre avevano già posto al centro il futuro del sito. Nel precedente incontro del primo ottobre, svolto presso Confindustria Verona con la Regione collegata da remoto, i rappresentanti incaricati dalla proprietà avevano illustrato le difficoltà finanziarie dell’azienda.

La ricostruzione sindacale di quella fase indicava l’intenzione di passare dal contratto di solidarietà alla cassa integrazione straordinaria per cessazione entro fine anno. Si trattava del percorso prospettato, non dell’annuncio di misure già operative per ogni dipendente.

Tra le richieste avanzate dalla Fiom figuravano uscite volontarie, accesso alla Naspi e percorsi regionali di formazione e ricollocazione. Accanto a queste tutele, la ricerca di un imprenditore interessato a mantenere l’attività costituiva già la priorità. Il rifiuto dell’incentivo riporta ora il confronto sulle condizioni economiche e sulle prospettive produttive.

Guzzanti e Sermonti: “”In politica come in amore, il problema è l’immaturità””

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Alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma arriva ‘Il ministero dell’amore’, firmato dagli autori della serie cult ‘Boris’ Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico. Il protagonista della storia è Aldo (Pif), un cronista parlamentare la cui vita, anche quella sentimentale, è guidata da un governo interno dove Corrado Guzzanti è il presidente del Consiglio e Pietro Sermonti è il ministro dell’amore. (di Lucrezia Leombruni)

Trump, la nuova portavoce Zacharia lascia subito

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(Adnkronos) – Karie Zacharia probabilmente lascerà il suo nuovo incarico da portavoce della Casa Bianca entro “pochi giorni”. Lo ha dichiarato un alto consigliere del presidente americano Donald Trump ad Axios. Zacharia ha iniziato a ricoprire il ruolo da cinque giorni ma è subito stata travolta da uno scandalo in quanto avrebbe mentito sulla sua qualifica di avvocato: non avrebbe mai passato l’esame. Lo stesso Trump l’ha invitata a compiere un passo indietro. “Le ho detto: ‘Se fossi in te, ci ripenserei'”, ha detto il presidente parlando con i giornalisti. “E’ questo che vuoi, Katie? Onestamente, non ne hai bisogno”, ha aggiunto Trump riferendo del colloquio avuto con Zacharia. ”Lascerò che sia lei a prendere questa decisione”, ha aggiunto il tycoon. “E’ stata trattata molto duramente. E’ una brava persona”, ha affermato Trump, “voglio solo che sia felice”. 

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internazionale/esteri

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Trump a Meloni: “”Accordo sul gasolio con Putin è per tutto il mondo non per noi””

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Donald Trump ha risposto a una domanda del collaboratore dell’Adnkronos da Washington, Iacopo Luzi, che gli chiedeva un commento sulle parole di Giorgia Meloni, secondo cui l’accordo sul gasolio tra il presidente americano e il presidente russo Vladimir Putin è “troppo rischioso”. “Loro immetteranno sul mercato del diesel. Quindi è una buona cosa, è una buona cosa. Ma in realtà non è un accordo che ci riguarda direttamente. È un accordo globale”. (di Iacopo Luzi)

Fratoianni: “Tempi maturi per costruire il profilo della coalizione, al tavolo del programma posto per chiunque è anti Meloni”

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(Adnkronos) –
Avs è pronta, e non da oggi, parola di Nicola Fratoianni. Il segretario di Sinistra italiana che domenica, insieme ad Angelo Bonelli, presenterà a Roma le ulteriori proposte rossoverdi anche in vista del tavolo di coalizione ancora non in agenda, in una lunga intervista con l’Adnkronos, mette in fila le priorità: la prima, la più importante, è quella di “offrire un’alternativa al governo di Giorgia Meloni”. Chiunque abbia questo obiettivo, spiega, sarà parte integrante del campo largo, o progressista che dir si voglia: “Per noi non ci sono veti e segnalo che non è interessante chi si siede, ma chi si alzerà insieme da questo tavolo per presentare una proposta al Paese. Sono il programma e la convergenza che fanno il profilo della coalizione”. Nonostante le divisioni, per cui si troverà una sintesi, tanto sull’Ucraina – in cui di passi avanti se ne sono fatti -, quanto sulla patrimoniale. Solo ieri c’è stato uno scambio di battute con il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, che alla fine verrà convinto della bontà della misura, scommette il co-leader di Avs, anche perché è un modo per trovare risorse per le proposte unitarie.  

“Domenica presentiamo l’esito del percorso partecipato fatto da 10mila persone, in maggioranza giovani, molti non iscritti né a Sinistra italiana né a Europa verde, che hanno discusso, avanzato proposte online e in presenza, e che contribuiranno a definire il programma di Avs”.  

Un programma con cui presentarsi al famigerato tavolo di coalizione…
 

“Noi siamo pronti a sederci il tavolo, ma non da oggi o da domenica, da molto tempo. Questo percorso lo avremmo fatto comunque, perché è una scelta di partecipazione che ci aiuta a mettere insieme le priorità per le prossime elezioni politiche per offrire un’alternativa a Giorgia Meloni”. 

Ci sono però anche dei punti critici, uno su tutti: la patrimoniale. Ieri Conte ha detto che non è fattibile, come si può convincerlo del contrario?
 

“Si può convincerlo innanzitutto con la letteratura scientifica, con esempi concreti. C’è un’ampia maggioranza di italiani che è completamente favorevole alla tassazione di una piccolissima, infinitesimale percentuale di italiani, lo 0,1%, circa 50mila persone. Lo si può convincere dimostrando che gli argomenti che si usano, a cominciare dalla fuga dei capitali, non ci sono. Ci sarà l’occasione per spiegarsi, e perché la patrimoniale possa entrare nel programma. Tra l’altro c’è anche un piccolo particolare: molte delle proposte che condividiamo, come il finanziamento della sanità, dell’istruzione, della ricerca e via dicendo, richiedono risorse, ed è necessario che vengano recuperate, e non soltanto con una delle leve che ci tiene insieme come non aumentare la spesa militare. Dunque, oltre a rivedere le priorità di bilancio del governo Meloni, occorre recuperare le risorse, in termini giusti, redistrubitivi, non scaricando il carico sul ceto medio, che continuano a pagare più di quanto sia giusto”. 

Un altro dei temi più divisivi è sicuramente quello che riguarda le armi all’Ucraina. Tra le proposte che porterete domenica non ce n’è traccia, ma si chiede una Conferenza di pace e di sicurezza, possiamo leggerlo come un altro passo avanti per arrivare a una soluzione condivisa dopo le astensioni incrociate di mercoledì nelle risoluzioni per le comunicazioni di Meloni?
 

“Le astensioni avvengono su testi che non sono gli stessi testi che abbiamo votato in passato, contengono delle novità e delle differenze che sono il frutto di una ricerca comune, di una convergenza che è necessaria. Un tema come questo, in cui pare che più che del tema in sé si è discusso di più delle divisioni o dei limiti nel campo progressista, ha bisogno di trovare una convergenza, una compattezza e una coerenza con la proposta di Paese che vogliamo offrire. Continueremo a lavorare, ora non siamo vicini a una soluzione, ma arriverà, anche in altre occasioni sembrava che non saremmo arrivati a una sintesi, e invece ci siamo riusciti”. 

Spostandoci sulla cronaca delle ultime ore, le proteste e gli scioperi, soprattutto nel Mezzogiorno, per il carburante sono un problema non da poco, Meloni ha detto che le risposte arriveranno. Lei cosa le consiglia di fare, o meglio: cosa farebbe se fosse al posto della premier?
 

“Non arrivano risposte perché non sono state messe in campo le misure giuste. Giorgia Meloni ha messo 2,5 milioni sul bollo auto come mancetta elettorale, ha fatto pressione sulle compagnie energetiche per un contributo minimo, ma non ha fatto altro: non è intervenuta sugli extra profitti di quelle società nell’immediato, per esempio. E’ ovvio che oltre a rispondere a un problema emergenziale, occorrono risposte strutturali e il governo è sconosciuto. Investe ancora sulle fonti fossili, che sono esposte alla contingenza, alle crisi geopolitiche che sono scaturite dall’amico Donald Trump. Serve una strategia di lungo corso, un investimento sulle rinnovabili, un intervento deciso sugli extra profitti, non misure generiche. Anche perché l’aumento del costo dei carburanti pesa su categorie specifiche che sono quelle che sono scese in piazza come gli autotrasportatori, ma anche gli altri sono costretti a misurarsi con rincari, e servono misure per alleviare le fatiche, che rischiano di diventare insopportabili. Con l’inflazione che sale, l’aumento dei costi dei beni di prima necessità, gli stipendi fermi al palo, la situazione rischia di diventare esplosiva in alcuni settori della società.  

A proposito di extra profitti, in manovra pare che ci sarà un contributo delle banche, è sufficiente?
 

“Siamo abituati al malcostume che la manovra arriva all’ultimo momento, nel senso letterale: ovvero prima dell’ultimo voto, e questo a prescindere dal governo. Certo, se quello che si preparano a fare sulle banche è quello che hanno già fatto in altre occasioni, quindi grandi prelievi che diventano prestiti rimborsabili, siamo di fronte al solito gioco delle tre carte, e non è quello di cui abbiamo bisogno. D’altronde Meloni ha dato prova in molte occasioni delle sue priorità… 

Ci dica lei, dunque, tre punti della sua ‘contromanovra’.
 

“Il primo è sicuramente un investimento sulla sanità, perché siamo un Paese in cui 6 milioni di persone sono costrette a rinunciare alle cure, alla prevenzione perché non se lo possono permettere, e questo è prioritario. Poi servirebbero degli investimenti contro la crisi climatica e per la transizione, che è irrinunciabile perché il mondo sta andando verso un burrone senza fondo. E’ vero, i costi della transizione esistono, ma ha bisogno di essere sostenuta a partire da chi ha maggiori responsabilità in questa crisi climatica. E poi la ricerca, perché io credo che un Paese non investe in ricerca si condanna alla marginalità. C’è anche un’altra questione, che è fondamentale e riguarda l’emergenza dei salari e degli stipendi. Occorre un intervento decisivo, noi abbiamo fatto una proposta per la reintroduzione del meccanismo di indicizzazione degli stipendi all’inflazione reale per proteggere le persone. Dal 2021 abbiamo un -9,2% di potere d’acquisto, in pratica più di uno stipendio all’anno va in fumo. Ci sono degli strumenti che fanno leva sul fisco, questa restituzione fiscale sarebbe coperta con una patrimoniale e il 98% degli italiani pagherebbero meno tasse”. 

Ha detto di aver fatto un fioretto e non parlerà più di primarie. Se non si facessero, quale potrebbe essere il terzo nome, quello del federatore o federatrice? E poi: ci può dire almeno se c’è una data di massima per vedervi per il tavolo?
 

“Il fioretto riguarda la leadership: se si scegliesse di non fare le primarie, e non mi sembra ci siano le condizioni ed è anche per questo ho deciso di fare questo fioretto, ci siederemo al tavolo e decideremo insieme. Io continuo a parlare dei problemi degli italiani. Per quanto riguarda il tavolo, noi ci sentiamo tutti i giorni, il giorno prima delle comunicazioni di Meloni abbiamo fatto una risoluzione comune sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) in cui oltre ad Avs, Pd e Movimento 5 stelle, c’erano anche Italia viva e +Europa. E’ stata molto avanzata e ambiziosa, ed è la traccia di un programma di governo. Dopodiché noi ci sediamo e discutiamo continuamente. Per dare forma, ordine e un programma, dargli la veste che merita, mettere in chiaro l’idea di Paese che offriamo ci saranno tavoli più specifici su singole proposte e ci sarà il tavolo anche per sciogliere i nodi che vanno sciolti. L’enfasi che continua ad accompagnare questo tavolo non fa i conti con un lavoro che esiste, e non tiene in considerazione che la data delle elezioni è avvolta nel mistero, perché Meloni la usa come merce di scambio al mercato della maggioranza, e non è un tema irrilevante sui tempi del tavolo. Non c’è dubbio: è maturo il tempo perché questo lavoro prenda il via. E ripeto: noi siamo pronti non da domenica, ma da mesi”. 

Al tavolo ci saranno anche i centristi? O sarà un tavolo esclusivo per il blocco unito di Pd, Avs e Movimento 5 stelle?
 

“Per noi non ci sono veti e segnalo che non è interessante chi si siede, ma chi si alzerà insieme da questo tavolo per presentare una proposta al Paese. Sono il programma e la convergenza che fanno il profilo della coalizione. Chi c’è lo si decide discutendo la priorità, che è quella di offrire un’alternativa al governo di Giorgia Meloni”. 

A proposito di centro, sono tante le sigle che lo compongono: qual è il suo consiglio, anche per non disperdere i voti eventualmente?
 

“Mi astengo dal dare consigli, anche perché il tema su come ci si organizza è un tema che è sempre poco appassionante. L’unico consiglio che do a tutti, non solo ai centristi, è: mettiamoci al lavoro per offrire un’alternativa di Paese”. 

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Trump a Meloni: “Accordo con Putin è per tutto il mondo non per noi” – Guarda il video

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(Adnkronos) – “Nel complesso non è una gran cosa, ma è un accordo che riguarda il mondo. Non è un accordo per noi”. Donald Trump ha risposto così a una domanda del collaboratore dell’Adnkronos da Washington, Iacopo Luzi, che gli chiedeva un commento sulle parole di Giorgia Meloni, secondo cui l’accordo sul gasolio tra il presidente americano e il presidente russo Vladimir Putin è “troppo rischioso”. “Loro immetteranno sul mercato del diesel. Quindi è una buona cosa, è una buona cosa. Ma in realtà non è un accordo che ci riguarda direttamente. È un accordo globale” (VIDEO). 

Due giorni fa Meloni al Senato aveva affermato che l’intesa su gasolio russo annunciata da Trump “è una scelta che considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari”, aveva spiegato la premier. 

Ieri poi Taylor Rogers, portavoce della Casa Bianca, rispondendo all’Adnkronos che gli chiedeva un commento sulle osservazioni della presidente del Consiglio, aveva risposto: “Il presidente Trump ha negoziato con successo un altro ottimo accordo per rifornire il mercato globale di ingenti quantità di diesel e far scendere i prezzi. Abbassare i prezzi per gli agricoltori, gli autotrasportatori e le famiglie americane – aveva sottolineato – resta una priorità assoluta per il Presidente, che nel frattempo esorta entrambe le parti del conflitto tra Russia e Ucraina a cessare gli attacchi contro le raffinerie, che fanno aumentare i costi e danneggiano i consumatori americani”. 

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