venerdì, Novembre 6, 2026
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Di Giacomo (Imi): “Ricerca su melanoma per nuove strategie di cura in resistenti”

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(Adnkronos) – “La ricerca, in questo momento, si sta focalizzando su un aspetto importante: comprendere quei meccanismi che rendono i pazienti resistenti ai trattamenti che abbiamo a disposizione e identificare dei biomarcatori che ci aiutino effettivamente a selezionare meglio i pazienti e risparmiare tossicità inutili ai pazienti che non ne avranno benefici. Un altro aspetto assolutamente importante riguarda l’innovazione terapeutica, cioè identificare nuove strategie terapeutiche di combinazione per aumentare quella quota di pazienti effettivamente lungosopravviventi e potenzialmente guariti dai nostri trattamenti”. Così Anna Maria Di Giacomo, consigliere dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi), intervenendo oggi a Bologna al Congresso nazionale Imi, in corso fino al 18 ottobre. 

“La ricerca, all’interno di Imi, che è un gruppo caratterizzato da una grande multidisciplinarità – spiega Di Giacomo – ha l’obiettivo di proporre studi anche con trattamenti innovativi, in particolare, in pazienti più complessi, in cui abbiamo decisamente più necessità di avere un trattamento migliore. La ricerca nel melanoma ha consentito negli ultimi vent’anni di migliorare la sopravvivenza dei nostri pazienti: più del 50% diventano lungosopravviventi, cioè dopo un trattamento sono vivi a 10 anni e in molti casi liberi da malattia e non ricevono trattamenti. L’altro 50% di pazienti, purtroppo, non risponde o diventa resistente. La ricerca indipendente ha l’obiettivo di raccogliere dati relativi alla real life che ci portino a migliorare anche l’utilizzo dei farmaci dopo la loro approvazione. Diventa quindi molto importante anche raccogliere dati relativi alla qualità di vita perché – puntualizza – le nostre terapie migliorano la sopravvivenza, migliorano l’outcome, ma impattano anche in modo molto positivo sulla qualità di vita. I pazienti affetti da melanoma sono spesso più giovani: garantire non soltanto una sopravvivenza a lungo termine, ma una qualità di vita eccellente è un obiettivo assolutamente importante della nostra ricerca”. 

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cronaca

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Melanoma, Massi (Imi): “Digitalizzazione e Ai per diagnosi sempre più accurate”

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(Adnkronos) – Il congresso “è per noi l’occasione di confrontarci in ottica multidisciplinare sulle principali sfide nella prevenzione, nella diagnosi, nei nuovi trattamenti. Abbiamo bisogno di focalizzare l’attenzione su come riuscire a diffondere la digitalizzazione come strumento chiave nella diagnosi” del melanoma. “La digitalizzazione dei preparati è il primo importante passaggio che consente di applicare algoritmi di intelligenza artificiale”. Così Daniela Massi, presidente Imi, all’apertura del 32esimo Congresso nazionale dell’Intergruppo melanoma italiano, oggi a Bologna. Personalizzare la prevenzione e i trattamenti, rafforzare la collaborazione tra specialisti e rendere accessibili le nuove tecnologie diagnostiche sono i temi principali dell’evento che riunisce per 3 giorni gli esperti della neoplasia cutanea.  

“L’obiettivo – spiega Massi – è lavorare in sinergia con le altre società scientifiche e coinvolgere anche le associazioni dei pazienti, per poter dare dei contributi utili per le nostre istituzioni e costruire insieme il futuro della lotta al melanoma. La sfida – sottolinea – non è soltanto tecnologica, ma riguarda anche la sostenibilità, l’organizzazione e la cultura sanitaria”. 

“È fondamentale che vi sia una rimborsabilità e quindi un inserimento nel nomenclatore tariffario dei test Ngs anche per la diagnosi e la prognosi dei tumori melanocitari atipici”. I test Ngs, Next Generation Sequencing “consentono di identificare alterazioni genetiche rilevanti per orientare le scelte terapeutiche – spiega – La loro applicazione, tuttavia, non riguarda soltanto l’impiego a fine predittivo, cioè per stratificare i pazienti in un’ottica di trattamento, ma può contribuire anche a chiarire i casi diagnostici più complessi”. 

La richiesta, inoltrata da Imi al ministero della Salute, si inserisce nel più ampio confronto sull’introduzione delle nuove tecnologie in sanità e sulla loro sostenibilità, insieme alla digitalizzazione dei preparati anatomopatologici e all’applicazione degli algoritmi di intelligenza artificiale. L’obiettivo è favorire diagnosi più accurate e percorsi terapeutici sempre più personalizzati, garantendo ai pazienti l’accesso agli strumenti innovativi. 

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Sciopero autotrasportatori, le immagini dalla Calabria dei camion fermi in strada

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Da oggi e fino al 20 ottobre gli autotrasportatori sono in protesta contro il caro carburante. A promuovere l’agitazione la Fedralog, Federazione regionale della logistica, insieme alle federazioni omologhe di Puglia, Sicilia e Basilicata. Dalle prime ore del mattino sono circa venti i presìdi dei tir attivi in tutte le province della Calabria: tra gli altri, il porto di Gioia Tauro, la raffineria di Vibo Valentia, lo svincolo autostradale di Falerna e l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, dove è stato registrato il video.

Sciopero contro il caro carburanti: “Proseguiremo fino a quando non si svuoteranno i magazzini”

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Proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti anche a Palermo. “Le tariffe dei carburanti non sono adeguate al nostro tenore di vita. Non possiamo andare avanti così, non c’è margine di guadagno – commenta Michele uno dei lavoratori in sciopero -. Al momento la protesta è prevista fino al 22 ottobre ma se non ci mettiamo d’accordo proseguiremo a oltranza fino a quando non si svuoteranno i magazzini e nemmeno i camioncini avranno la forza di consegnare perché non ci saranno più merci. Quando si svuoteranno tutti i magazzini diventerà uno sciopero al 100%”.

Mandalà (Imi): “Oltre il 50% dei pazienti con melanoma vivo a 10 anni dalla diagnosi”

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(Adnkronos) – “Circa 10 anni fa la sopravvivenza mediana dei pazienti con melanoma metastatico era di circa 6 mesi; oggi più del 50% dei pazienti è vivo a 10 anni dalla diagnosi, spesso senza malattia e, in una buona percentuale dei casi, senza terapia”. A fare la differenza sono state due strategie adottate, “da una parte le terapie mirate sulla base della profilazione genomica e, dall’altra, l’immunoterapia. Ma tante altre terapie sono all’orizzonte, anche vicino, tra cui le strategie vaccinali in combinazione con l’immunoterapia, le terapie cellulari e le terapie epigenetiche. Il melanoma, ancora una volta, rappresenta un archetipo di nuove terapie ed è la patologia su cui le nuove terapie vengono testate per essere estese anche ad altre patologie”. Lo ha detto Mario Mandalà, past president dell’Intergruppo melanoma italiano, al Congresso nazionale Imi che si apre oggi a Bologna. 

Queste nuove terapie, “nella loro complessità, ci hanno insegnato una volta di più l’importanza del rapporto tra medico e paziente – sottolinea Mandalà – La relazione tra medico e paziente è fondamentale sotto tanti punti di vista: per migliorare la compliance, i trattamenti e l’aderenza alle terapie; per poter affrontare meglio, ad esempio, le tossicità sia acute sia croniche; ma anche per poterci occupare, insieme ai nostri pazienti, dei problemi dei lungosopravviventi. Abbiamo una quota di pazienti, anche con malattia avanzata, che ormai guarisce: sono vivi a 10 anni e di loro ci dobbiamo occupare. Questo è molto importante soprattutto nella popolazione, ad esempio sotto i 40 anni, perché il melanoma è il terzo tumore solido per incidenza in questa fascia d’età. Dove c’è una prospettiva di vita molto lunga – chiarisce – occuparsi dei nostri pazienti non riguarda soltanto la terapia, ma anche gli effetti delle terapie e la possibilità di costruire una vita dopo la paura e dopo aver temuto di morire. Questa è una cosa che stiamo scoprendo con i nostri pazienti”. 

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Melanoma, Patuzzo (Imi): “Chirurgia sempre meno invasiva e attenta a qualità di vita”

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(Adnkronos) – L’approccio chirurgico al melanoma “è cambiato molto grazie all’avvento delle nuove terapie e anche alla tecnologia. È una chirurgia sempre meno invasiva e sempre più rispettosa della qualità di vita del paziente. Nei nostri reparti vediamo ormai l’80% dei pazienti che guarisce con un trattamento minimo, iniziale, anche perché la diagnosi è più precoce, quindi le terapie sono proprio limitate all’asportazione del melanoma, alla radicalizzazione” e al prelievo “del linfonodo sentinella”. Lo ha detto Roberto Patuzzo, consigliere dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi), in occasione del congresso nazionale che si apre oggi a Bologna. 

“In alcune situazioni più avanzate – spiega Patuzzo – abbiamo una chirurgia mininvasiva come la laparoscopia o, addirittura, la robotica, nei casi più avanzati come il melanoma metastatico a livello retroperitoneale, intraaddominale, che permette una chirurgia mirata con un decorso post-operatorio molto favorevole. Circa il 20% dei pazienti ha un melanoma più avanzato che subisce nell’arco della vita, più trattamenti. Sono pazienti lungosopravviventi, che aumentano sempre di più e che vengono sottoposti a più trattamenti che però riescono a controllare la malattia con una qualità di vita ottima”. 

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cronaca

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Turismo, Aurigemma (Consiglio regione Lazio): “”Tre giorni per raccontare al mondo eccellenze del

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L’iniziativa ‘In Lazio-be excellence. Lazio tourism market’, in programma fino al 18 ottobre, mette al centro le cinque province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, attraverso un percorso che unisce incontri professionali, opportunità commerciali ed esperienze dirette alla scoperta delle identità e delle peculiarità del territorio.

Infortuni, la cultura della sicurezza sul lavoro come valore condiviso: confronto all’Università Vanvitelli

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(Adnkronos) – Diffondere una cultura della sicurezza che metta al centro la persona, andando oltre il mero adempimento normativo. È questo l’obiettivo del convegno ‘Prima delle norme, le persone. La cultura della Sicurezza sul Lavoro come valore condiviso’, in programma martedì 20 ottobre, alle ore 11.00, presso il Rettorato dell’Università degli studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, in viale Ellittico 31, a Caserta. L’iniziativa riunirà rappresentanti delle istituzioni, della magistratura, della pubblica amministrazione e del mondo accademico per promuovere una riflessione condivisa sul valore della prevenzione e della tutela della salute nei luoghi di lavoro. Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali del rettore dell’Ateneo, Gianfranco Nicoletti, della prefetta di Caserta, Lucia Volpe, del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni, e del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, Domenico Airoma. 

La prima sessione, dedicata al tema ‘La Pubblica amministrazione e la sicurezza sul lavoro: il ruolo peculiare dei Vigili del Fuoco, dell’Inail, dell’Asl e della Direzione Provinciale del Lavoro”, vedrà gli interventi di Michele Mazzaro, direttore regionale dei Vigili del Fuoco della Campania, Adele Pomponio, direttrice regionale Inail Campania, Ugo Trama, della direzione generale Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema sanitario regionale Campano, e Paolo Gargiulo, della direzione generale Lavoro e Formazione Professionale della Regione Campania. 

La seconda sessione affronterà il tema ‘La cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro’ con gli interventi di Anna Ida Capone, sostituta procuratrice della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Giovanna Rotriquenz, dirigente responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione dell’Asl Caserta e consulente di Ateneo per la salute e la sicurezza sul lavoro, e Gianfranco De Matteis, delegato del rettore per l’Edilizia e presidente della Commissione Sicurezza di Ateneo. A moderare l’incontro sarà la giornalista e scrittrice Nadia Verdile. 

 

“La sicurezza sul lavoro rappresenta certamente un obbligo giuridico e un dovere organizzativo, ma prima ancora è un valore etico e sociale”, sottolinea il rettore Gianfranco Nicoletti.  

“Nessuna norma, per quanto avanzata, può risultare realmente efficace senza una diffusa cultura della prevenzione, della responsabilità e del rispetto della persona. L’università è chiamata a ricoprire un ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni, affinché la sicurezza diventi un patrimonio condiviso e una consapevolezza radicata, fondata sul valore della vita umana oltre che sul rispetto delle regole”, aggiunge. 

L’iniziativa si propone di consolidare il dialogo tra istituzioni, operatori del settore e mondo della formazione, promuovendo un approccio alla sicurezza che riconosca nelle persone il primo e più importante valore da tutelare. 

 

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Tensione al Ghetto di Roma, la Brigata ebraica insulta l’Anpi: “Fate schifo, vergogna”

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Grida, urla e qualche attimo di tensione all’arrivo della delegazione Anpi a Largo 16 ottobre, nel quartiere ebraico di Roma, dove si è tenuta la commemorazione per la deportazione degli ebrei del 16 ottobre 1943. “I nostri morti si stanno rivoltando nelle tombe”, “Dovete andare via”, “Vergogna”, alcune delle grida lanciate da un gruppo di militanti della comunità ebraica quando i rappresentanti dell’Anpi sono entrati nell’area dove si sarebbe tenuta la cerimonia.

Mieloma multiplo, via libera da Aifa a disponibilità in Italia di belantamab mafodotin

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(Adnkronos) – Poco più di due settimane fa, l’Aifa ha approvato e reso disponibile anche in Italia belantamab mafodotin come terapia d’elezione del mieloma multiplo alla prima recidiva. Lo rende noto Gsk. Da meno di un anno, grazie a programmi d’accesso – informa una nota del gruppo- circa 400 pazienti, in quasi tutti i centri ematologici, stanno ricevendo il farmaco, cardine di due triplette terapeutiche: una che comprende bortezomib e desametasone, l’altra pomalidomide e desametasone. Le combinazioni sono state sperimentate in due studi clinici, rispettivamente il Dreamm 7 e il Dreamm 8, i cui risultati hanno portato prima al via libera europeo lo scorso anno e adesso quello italiano. Il Dreamm-7 – si legge – ha valutato l’efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione come detto con bortezomib e desametasone (Vd) rispetto alla combinazione di daratumumab, bortezomib e desametasone (DVd), standard of care. I pazienti arruolati erano stati precedentemente curati con almeno una linea di trattamento. Nel caso specifico è stata dimostrata un’efficacia statisticamente significativa triplicando la Pfs mediana rispetto a DVd (36,6 mesi vs 13,4 mesi) e riducendo il rischio di morte del 42% .  

Il Dreamm-8 aveva invece l’obiettivo di valutare l’efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con pomalidomide e desametasone (Pd) rispetto alla combinazione di pomalidomide, bortezomib e desametasone (PVd), anche in questo caso in pazienti precedentemente sottoposti ad almeno una linea di trattamento a base di lenalidomide. In questo studio – dettaglia la nota – la sopravvivenza libera da malattia è aumentata a 32,6 mesi rispetto ai 12,5 mesi osservati nel braccio di controllo. Da non sottovalutare, inoltre che nel contesto di entrambi gli studi clinici, il profilo di sicurezza delle combinazioni BVd e BPd è risultato coerente con il profilo di sicurezza noto per i singoli agenti e la qualità di vita dei pazienti (HRQoL) è stata mantenuta durante tutto il trattamento, per entrambi gli studi. 

Acquisito tutto ciò – sottolineano da Gsk – la real life conferma l’efficacia, ed è buona cosa, visto che il paziente ‘della strada’ non è quello selezionato degli studi clinici. Un ulteriore dato, sottolineato da Elena Zamagni, associato di Ematologia all’Università di Bologna e dirigente medico presso l’Irccs Sant’Orsola Malpighi, è come la vita in reparto vada oltre le rigidità dei protocolli: “Accertato che il cardine delle triplette è belantamab, le combinazioni vengono scelte e adattate in base alle caratteristiche della persona malata e della refrattarietà acquisita ai partner e della pregressa esposizione farmacologica. Belantamab mafodotin è inoltre un farmaco di facile gestione, può essere somministrato in regime di day hospital – l’infusione dura 30 minuti ogni 8-12 settimane proprio per la versatilità e adattamento della dose – senza la necessità di pre-medicazioni o ricoveri, rendendo il trattamento facilmente fruibile anche in reparti di ematologia meno strutturati”. 

 

Anche Francesca Gay, associato di Ematologia all’Università di Torino e dirigente medico di 1 livello Ematologia Universitaria Aou Citta della Salute e della Scienza, conferma la maneggevolezza del belantamab. E tranquillizza anche sul principale evento avverso: “L’alterazione temporanea della vista provocata dal farmaco, può essere risolta con la sospensione temporanea della terapia. La somministrazione può essere quindi ripresa adattando la dose e frequenza al paziente. Dosi ridotte e ‘adattate’ alle necessità dei singoli consentono comunque il controllo prolungato della malattia”. Negli ultimi dieci, quindici anni l’aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo è quasi quadruplicata – riferisce la nota – passando da circa 2 anni e mezzo a oltre 10. Una conquista notevole, dovuta ai progressi della medicina, in cui si inserisce quello di cui stiamo parlando oggi: dai trapianti, ai farmaci innovativi – immunomodulanti, inibitori del proteasoma, anticorpi monoclonali, anticorpi farmaco coniugati (Adc); anticorpi bispecifici, Car-T – dove un tempo c’era la chemioterapia mentre gli immunomodulatori come la talidomide, la lenalidomide, la pomalidomide e gli inibitori del proteasoma (bortezomib) iniziavano appena ad affacciarsi nella pratica clinica. Già allora l’obiettivo era il controllo a lungo termine della malattia, che si è poi consolidato con l’arrivo di terapie più mirate, con nuovi meccanismi d’azione e la possibilità di combinazioni più efficaci, a partire dalla prima linea, ma anche in quelle successive. Il mieloma è infatti una patologia che recidiva e che necessita di risposte puntuali in ogni fase del suo corso.  

“La prima considerazione – dice Maria Sofia Rosati, direttore medico di Gsk – riguarda il valore enorme di questa terapia per i pazienti. Tre anni di progression free survival in un setting di seconda linea è una risposta importante e per certi versi decisiva, che sposta un po’ più in là la prospettiva di molte persone. La seconda considerazione è legata alla visione e all’impegno che hanno accompagnato lo sviluppo di belantamab mafodotin. Abbiamo sempre creduto nel potenziale trasformativo di questa terapia per le persone con mieloma multiplo, anche nei momenti più complessi del suo percorso regolatorio. Una convinzione che si è tradotta anche nell’impegno a favorire, laddove possibile, l’accesso al trattamento attraverso programmi di accesso anticipato, per continuare a offrire un’opportunità terapeutica ai pazienti che ne avevano bisogno. La perseveranza nella ricerca e le evidenze emerse dagli studi Dreamm ci hanno consentito di raggiungere questi importanti risultati”. 

ll mieloma multiplo è un tumore maligno che colpisce le plasmacellule, un tipo di globuli bianchi presenti nel midollo osseo, fondamentali per il nostro sistema immunitario. Le plasmacellule hanno il compito di produrre anticorpi, proteine essenziali per difendere l’organismo da infezioni causate da batteri e virus. Oggi – conclude la nota – è la seconda fra le neoplasie ematologiche più frequenti, dopo il linfoma non-Hodgkin. E’ responsabile dell’1-2% di tutti i casi di cancro e del 10-15% dei tumori ematologici. La malattia colpisce soprattutto gli anziani, con un’età media alla diagnosi di circa 70 anni (solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni). Nel nostro Paese ogni anno si stimano circa 6-7 mila nuovi casi, vale a dire l’1,5% di tutti i tumori diagnosticati nella donna e l’1,6% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo. Belantamab mafodotin è un tipo di Adc composto da un anticorpo monoclonale che riconosce una proteina chiamata Bcma, presente sulla superficie delle plasmacellule tumorali. Dopo essersi legato specificamente al Bcma, belantamab mafodotin entra nella cellula malata, dove rilascia il suo farmaco citotossico, Mmaf, che impedisce alle cellule tumorali di dividersi e le porta alla morte. Oltre a questo, l’anticorpo è in grado di stimolare il sistema immunitario, attivando meccanismi come la distruzione diretta delle cellule tumorali attraverso le difese naturali e la loro eliminazione da parte di cellule immunitarie specializzate. 

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