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Giornata mondiale contro il Cancro, Zaia “Dati positivi in Veneto”

VENEZIA (ITALPRESS) – “I dati in Veneto sono positivi. Il Registro tumori regionale ci dice che il cancro viene curato e che le aspettative di vita sono aumentate”. Lo ha detto stamattina il presidente del Veneto Luca Zaia in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro.
Zaia ha evidenziato il calo dell’1,8% per gli uomini e dello 0,2% per le donne. “Anche la sopravvivenza a 5 anni – ha detto il governatore -riserva ottime performance, perchè aumenta nel tempo per tutte le principali sedi colpite dal tumore, sia nei maschi che nelle femmine. Un successo da dedicare a tutti i nostri medici e ricercatori che, nella loro battaglia quotidiana subiscono meno sconfitte e sempre più vittorie. Un ruolo fondamentale – aggiunge – lo sta svolgendo anche l’organizzazione in rete che abbiamo scelto per l’oncologia veneta e l’attivazione delle breastunit con team multidisciplinari che si prendono in carico la donna colpita da un tumore al seno dalla diagnosi fino all’auspicata guarigione. Così facendo, la sopravvivenza a 5 anni per questa neoplasia è oggi al 91,1%, non lontana dal massimo raggiungibile, grazie alle diagnosi precoci e al miglioramento delle cure. Dati che ci dicono – conclude – che siamo sulla strada giusta e che dobbiamo continuare a percorrerla senza sosta e senza adagiarsi sugli allori”.
L’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin ha insistito sull’importanza della prevenzione: “Promuovere i sani e corretti stili di vita e incentivare gli screening che continuano a dare risultati straordinari, con centinaia di tumori scoperti precocemente e curati, è un aspetto fondamentale”. E ha aggiunto: “Nel 2024 abbiamo allargato la platea dello screening per il tumore del colon retto, a seguito dell’aumento dell’aspettativa di vita ed è uno degli screening che ha maggiore successo grazie al coinvolgimento della rete delle farmacie. Sempre nel 2024 abbiamo previsto l’abbassamento dello screening per il tumore al seno, da 49 a 45 anni, e abbiamo iniziato in questi giorni le prime verifiche su questo. Ricordo inoltre che tramite lo Iov ci sono anche percorsi dedicati a chi ha familiarità anche prima dei 45 anni”.
Lanzarin ha ricordato anche il programma per il contrasto del tumore al polmone che ha coinvolto, sempre tramite lo Iov, circa 400 grandi fumatori.
Nel 2023 sono stati diagnosticati 34.512 nuovi casi di tumore maligno, di cui 18.482 negli uomini e 16.030 nelle donne. Tra le neoplasie più frequenti, il tumore della mammella nelle donne (5.243 casi), il tumore della prostata negli uomini (4.202), il tumore del colon-retto (3.683) e il tumore del polmone (3.283).
Nei maschi sotto i 50 anni, le forme tumorali più comuni sono il tumore del testicolo e il melanoma, mentre tra gli over 50 il tumore della prostata è il più diffuso. Nelle donne, il tumore della mammella risulta il più frequente in tutte le fasce d’età, seguito dal tumore della tiroide tra le più giovani e dal colon-retto nelle più anziane.
I dati evidenziano una tendenza alla diminuzione dell’incidenza per molte neoplasie maschili, con l’eccezione del melanoma, in crescita del 3,7% annuo. Il tumore del polmone registra un calo del 3,8% all’anno, grazie alla riduzione del consumo di tabacco, mentre il tumore del colon-retto diminuisce del 4% grazie agli screening. Anche il tumore della prostata è in calo (-1% annuo), così come quello della vescica (-2,3% annuo dal 2009).
Tra le donne, l’incidenza del tumore della mammella si è stabilizzata dal 2000, con un lieve aumento tra i 70 e i 74 anni dovuto all’estensione dei programmi di screening. Il tumore del colon-retto ha registrato una riduzione del 3% dal 2008, mentre fanno eccezione il tumore del polmone (+0,4% annuo) e il melanoma cutaneo (+2,8%).
Sul fronte della mortalità, nel 2023 si sono registrati 13.691 decessi per tumori in Veneto (7.389 uomini e 6.302 donne), pari al 25% del totale dei decessi. Tra gli uomini, il tumore del polmone è la principale causa di morte oncologica (1.456 decessi), seguito dal colon-retto (704) e dalla prostata (589). Nelle donne, il tumore della mammella ha causato 978 decessi, seguito dal polmone (869) e dal colon-retto (637).
L’analisi dell’andamento della mortalità evidenzia un calo costante: negli uomini, il tasso di mortalità tumorale è diminuito dell’1,9% annuo fino al 2008 e del 2,6% successivamente. Nelle donne, il calo è stato dell’1,1% annuo, con riduzioni più marcate per il tumore del colon-retto (-2,5% dal 2006), della mammella (-1,2%) e dell’ovaio (-1,6%).

– Foto: da Video Regione Veneto –

(ITALPRESS).

Giovanni De Mio, detto Visentino, pittore e mosaicista

(Articolo di Lucio Panozzo su Giovanni De Mio da Vicenza In Centro n. 2-2025, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

Gualtieri Giovanni di Bartolomeo o Bortolamio (abbreviato in Mio) di Bernardo, detto De Mio (Demio, del Mio, Denio, Indernio, forse anche Dioneo) detto Fratino (Frattino, Fratini, Frattini, Fratina, Frattina), detto Visentino, detto Zuane Visentin, pittore e mosaicista (nasce quasi certamente a Schio tra il 1502 e il 1505, data presunta ricavata dalla data della prima opera, muore post 1564, data dell’ultima opera conosciuta, presumibilmente a Schio). Suoi lavori si trovano in parecchie zone d’Italia. Ricordo solo gli affreschi nella cappella Sauli (quinta a destra) del santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano, dove Leonardo dipinse la Cena. E questa non casuale vicinanza dei due pittori la dice lunga sulle qualità del Nostro. Non credo sia fuori luogo citare il fratello: Francesco, detto anch’egli de Mio, soprannome principale, è conosciuto anche come Lete e Fratino. Pittore e probabilmente anche scultore (documentato 1542 – 1565 – data del testamento). Anch’egli lascia Schio, ma non con la curiosità dell’artista che anima Giovanni, sebbene per una necessità che rimane oscura. Lascia un cartello sulla porta di casa, la mattina presto del giorno della partenza senza ritorno: “Addio, mia patria, non mi vedrai mai più”. Esistono opere in cui i due fratelli hanno collaborato. Tornando a Giovanni (che in ambito vicentino riceve un buon giudizio dal Palladio, che lo definisce “Huomo di bellissimo ingegno”), il
suo iter di pittore girovago lo porta in senso geografico a percorrere le strade d’Italia; in ambito artistico, ad iniziare la sua carriera seguendo tra i primi la “Maniera”, per passare
poi ad aderire a varie scuole, sempre in riferimento ai suoi viaggi e alle sempre nuove esperienze. Non si capisce se il suo girovagare sia il semplice itinerario per andare dove c’è richiesta della sua arte, o alla ricerca di sempre nuovi stili. A Vicenza questo pittore ha lasciato numerose opere, ma io vorrei parlare di una che non esiste più: gli affreschi nel palazzo dei nobili Pizzioni, detti Roda per la presenza di una ruota sul loro stemma (visibile). Come scrissi tempo fa su queste pagine, il palazzo è stato in parte ricostruito in occasione di un importante rifacimento edilizio che lo coinvolse. Feci un’ipotesi di poter cercare quella parte di affreschi che certamente si salvarono, magari coperti da una mano di calce. Ora torno sul consiglio di effettuare delle ricerche, in quanto nel frattempo sono venuto a conoscenza dell’esistenza di uno scanner specifico; quindi, è possibile trovare affreschi coperti da malta o da calce. Nella fattispecie l’ho visto in azione (in TV) a Istambul, nella grande chiesa moschea di SANTA SOPHIA, con risultati eccellenti.

Cognomi famosi: Bissari

(Articolo di Adriano Bevilacqua sul cognome Bissari da Vicenza in Centro n. 2- 2025, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

Pur avendo notizia storica solamente nel 1168 dove, in un atto di compravendita ai conti Maltraversi, all’epoca conservato nell’archivio dei monaci di S. Felice, appare come testimone Olderico Bissari, questa famiglia ha origini ben più antiche se, a quella data, già possedeva, nel peronio cittadino (l’attuale piazza dei signori) una torre, un giardino cintato e merlato ed un palazzo che si affacciava sulla piazza e arrivava, al retro, fino alla torre Carnaroli (oggi torre del tormento) Nel 1220 il comune acquisto il palazzo per farne residenza del podestà. I Bissari si trasferirono in un nuovo palazzo a isola, compreso tra contrà Vescovado, contrà porta castello, stradella del Duomo e la parte finale di contra S. Francesco vecchio. Nel 1226 il comune acquistò anche la torre; a proposito della quale, nel lato orientale, in una nicchia, si trova una statua femminile acefala con due bisce sul petto fatta scolpire dai Bissari a rimarcare l’origine del loro cognome.
Durante il dominio di Ezzelino IV da Romano, essendo i Bissari contrari al tiranno, si ritirarono da ogni attività pubblica, limitandosi a curare i propri interessi economici. Infatti, nel 1207 i fratelli Vito e Guardiello acquistarono dai canonici della cattedrale, il feudo di Creazzo, fino ad allora retto dalla famiglia Trissino, per la somma di 27000 Lire. Nel 1280 il vescovo Bernardo Nicelli cede il feudo vescovile di Costa Fabrica, Castelnuovo e della Coltura di Vicenza a Guidone Lozzo che nel 1285 rinuncia al territorio a favore di Gualdinello di Gualdinello Bissari, che gli corrispose 4250 denari piccoli. Con il feudo di Costa Fabbrica acquisirono anche il titolo di conti. Uno dei personaggi più famoso della famiglia fu Spinella Bissari. Nel 1364 fu investito, molto giovane, del titolo feudale alla morte del padre Giovanni e mantenne il titolo per quasi sessant’anni.
Fu deputato cittadino e sedò i tumulti tra il duca di Milano e il Carrara nel 1390. Con la dedizione di Vicenza a Venezia del 1404, mantenne la sua importane posizione tanto che nel 1406 ottenne come privilegio la cittadinanza veneziana. Ebbe una notevole carriera politica ed un ingente accumulo di beni. Senza discendenza, riuscì a far nominare erede del titolo, il figlio naturale Francesco Antonio. Caso raro nella storia, che un paese cambi il proprio nome, Costa Fabbrica, con quello della famiglia che ne deteneva il controllo, Costabissara. Solitamente è il signore del paese che prenda il nome del paese stesso. Nel corso del 500 emerge la figura di un altro Spinella- Fu un importante membro dell’accademia olimpica, tanto da meritare di essere raffigurato nel secondo ordine di statue dell’omonimo teatro, del quale fu anche uno dei fondatori. Ultimo erede della famiglia fu Girolamo Enrico Sforza Bissari alla cui morte il 1859 l’ingente patrimonio fu disperso tra vari eredi.
Adriano Bevilacqua

Un omaggio a Maurice Ravel al Teatro Comunale di Vicenza

La stagione di concerti della Società del Quartetto di Vicenza prosegue con un appuntamento imperdibile per gli appassionati della musica di Maurice Ravel. Lunedì 10 febbraio, alle 20:45 nella Sala del Ridotto del Teatro Comunale, tre grandi nomi della scena musicale italiana – Pietro De Maria, Enrico Dindo e Massimo Quarta – si uniranno per una serata interamente dedicata al celebre compositore francese.

Tre maestri italiani celebrano Maurice Ravel

Il pianista Pietro De Maria, il violoncellista Enrico Dindo e il violinista Massimo Quarta sono tre figure di spicco della musica classica italiana. Ognuno di loro vanta carriere luminose che li hanno portati a collaborare con le principali orchestre e direttori d’orchestra internazionali.  Tra questi Riccardo Muti, Daniel Harding e Mstislav Rostropovich.

Maurice Ravel Massimo Quarta
Massimo Quarta

Distintisi in prestigiosi concorsi internazionali come il Paganini di Genova (Massimo Quarta), il Concorso Rostropovich (Enrico Dindo) e il Dino Ciani (Pietro De Maria), i tre musicisti non solo si sono affermati come solisti, ma hanno anche contribuito alla formazione di giovani talenti attraverso le loro attività didattiche in istituzioni di rilievo come il Mozarteum di Salisburgo e il Conservatorio della Svizzera Italiana.

Un programma interamente dedicato a Maurice Ravel

La serata si aprirà con la Sonata per violino e violoncello, composta da Ravel nel 1922 in memoria di Claude Debussy. Questa pagina musicale, ricca di armonie spiazzanti e dissonanze, rappresenta una delle composizioni più innovative del compositore francese.

 

Pietro de Maria Maurice Ravel
Pietro De Maria

A seguire, Pietro De Maria eseguirà al pianoforte Gaspard de la nuit, un’opera virtuosistica ispirata ai poemetti in prosa di Aloysius Bertrand. I tre movimenti – Ondine, Le gibet e Scarbo – catturano atmosfere oniriche e suggestive, portando il pubblico in un viaggio musicale unico.

Il programma si concluderà con il celebre Trio in La minore, composto nel 1914. L’opera, intrisa di influenze musicali basche e orientali, spicca per il suo carattere cosmopolita e la varietà dei suoi movimenti: dal luminoso esordio al Pantoum malese, fino alla Passacaglia e al brillante finale.

Informazioni e biglietti per l’omaggio a Maurice Ravel

Il concerto inizia alle 20:45 presso la Sala del Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza. I biglietti sono disponibili presso la Sede della Società del Quartetto (Vicolo Cieco Retrone 24), la biglietteria del Teatro Comunale (Viale Mazzini 39) e online sul sito www.tcvi.it.

“Fame – Saranno famosi”: il musical arriva al Teatro Comunale di Vicenza

Il Teatro Comunale di Vicenza ospiterà sabato 8 e domenica 9 febbraio Saranno famosi. Fame il musical. Lo spettacolo, tratto dalla celebre serie TV degli anni ’80, racconta la storia di un gruppo di studenti e insegnanti della scuola di Performing Arts di New York, impegnati a realizzare il sogno di una carriera nel mondo dello spettacolo.

Tra amori, sfide personali, fatiche e successi, la trama rimane attualissima e continua a emozionare spettatori di tutte le generazioni, dai Millennials alla Generazione Z. Il musical, prodotto dalla Fabrizio Di Fiore Entertainment con la compagnia Roma City Musical, è diretto da Luciano Cannito, che ha saputo rendere lo spettacolo moderno e adatto ai nostri giorni, senza rinunciare al suo spirito originale.

Un cast d’eccezione per “Saranno famosi”

Saranno famosi si presenta con un cast eccezionale che unisce grandi nomi del teatro e della TV a giovani talenti emergenti. Tra i protagonisti spiccano Barbara Cola nel ruolo della preside Miss Sherman, Garrison Rochelle come l’insegnante di recitazione Mr. Myers e Lorenza Mario nei panni dell’insegnante di danza classica Miss Bell. Accanto a loro, Stefano Bontempi interpreta il maestro di musica Mr. Sheinkopf.

Saranno Famosi
Saranno Famosi

I giovani artisti del cast, selezionati per la loro versatilità, contribuiscono a dare ritmo e dinamismo a uno spettacolo che alterna momenti di risate, commozione e riflessione. Lo spettacolo include anche coreografie firmate da Luciano Cannito e Fabrizio Prolli, mentre la colonna sonora, arricchita da nuovi arrangiamenti musicali, include brani moderni e l’iconica Fame, vincitrice di un Academy Award.

Una nuova edizione per le nuove generazioni

Questa nuova edizione di Saranno famosi porta il pubblico direttamente negli anni 2000, abbandonando l’atmosfera degli anni ’80 per avvicinarsi ai giovani di oggi. Le contaminazioni pop, il ritmo incalzante e le coreografie innovative rendono lo spettacolo fresco e coinvolgente, ma il messaggio principale rimane immutato: per realizzare i propri sogni servono passione, dedizione e tanto lavoro.

Saranno Famosi
Saranno Famosi

La narrazione affronta temi universali, come la competizione artistica, gli amori giovanili, le sfide quotidiane e il desiderio di emergere in un mondo complesso. I personaggi incarnano i sogni e le emozioni di intere generazioni, ispirando ancora oggi giovani talenti.

“Saranno famosi”: biglietti quasi esauriti per un evento imperdibile

Con pochissimi biglietti rimasti, Saranno famosi si conferma uno degli appuntamenti più attesi della stagione teatrale vicentina.

Non perdete l’occasione di assistere a uno spettacolo iconico che promette emozioni, risate e tanto divertimento. L’appuntamento è per sabato 8 e domenica 9 febbraio alle 20.45 nella Sala Maggiore del Teatro Comunale di Vicenza.

 

Vicenza, città dipinta. Il libro “Nobiltà di Vicenza” di Dragonzino da Fano

(Articolo di Fabio Gasparini sul libro “Nobiltà di Vicenza” da Vicenza in Centro n. 2-2025, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

Come appariva Vicenza al viaggiatore che la visitasse agli inizi del 1500, prima cioè che Palladio vi edificasse i meravigliosi palazzi che la identificano? A questa domanda risponde il racconto di un nobile marchigiano, Dragonzino da Fano che fu a Vicenza nel 1521 e 1524, ospite dei suoi amici Thiene, Porto e Valmarana.
Egli scrisse un libro in versi intitolato “Nobiltà di Vicenza” edito in Venezia nel 1525; la sua copertina mostra una visione precisa della città dal lato di Porta Castello, evidenziando la Porta Feliciana (ora visibile sul fondo del Supermercato Despar), le alte mura, la facciata del Duomo, la torre Bissara ed il gran tetto carenato della Basilica. Esiste una sola copia al mondo della originaria stampa veneziana del libro, presso il British Museum di Londra. Neri Pozza ha pubblicato nel 1981 una nuova accurata edizione del libro, completata da un ampio commento del prof. Barbieri. La attenzione e ammirazione del Dragonzino sono rivolte agli splendidi affreschi, ricchi di colori e dorature, dei palazzi nobiliari, alle opere pittoriche nelle maggiori chiese. Scrive infatti: ……vidi ampie strade e genti pellegrine /li superbi palazzi istoriati/con fondamenti a punte adamantine …… e ancora …..Vidi un
palazzo pregiato / tutto coperto d’oro e di pittura …… Il prof. Barbieri commenta e precisa i versi del Dragonzino ricordando che egli ammirò certamente il palazzo di Cà Impenta entrando in città da Padova, poi palazzo Regaù, Angaran, Garzadori, palazzo Da Schio in Corso e la lunga facciata del Monte di Pietà affrescata con perdute pitture di vari artisti. Ebbe modo di ammirare entrambi i capolavori di Bellini allora in città: oltre al Battesimo a S. Corona c’era nella seconda cappella a sinistra del Duomo la magnifica Trasfigurazione, da fine 1600 emigrata a Napoli. Dragonzino citò i ricchi stemmi gentilizi sui palazzi, ma ignorò i superbi Leoni di S. Marco in piazza, malvisti dai suoi amici nobili vicentini intimamente filoimperiali.
Negli anni della visita di Dragonzino Vicenza era una città gotica istoriata e colorata; Andrea Della Gondola non era ancora Palladio, ma un ragazzetto garzone nella bottega di Pedemuro.

San Giacomo di Lavagno (Vr): la chiesa e la storia

(Articolo di Lucio Panozzo sulla chiesa di San Giacomo di Lavagno da Vicenza in Centro n. 1-2025).

Pensiamo per gioco di attrarre turismo religioso pari a quello di S. Giacomo de Compostela: una bobbana economica. E invece, no, per colpa di papa Gregorio XII, che, nel 1412, proibì il culto di S. Giacomo Maggiore in quel di Lavagno, dove, sul colle Grigliano, stava sorgendo una chiesa in onore del santo. Infatti tutti possiamo ammirare una chiesa monca che ci appare andando verso Verona, appollaiata sopra un colle (Grigliano) alla nostra destra. Una curiosità architettonica rara, perché, anche così non completata, esiste come chiesa ed è anche officiata. Tutto comincia con una leggenda che narra l’avventura di un contadino di nome Filippo, il quale, zappando sul colle Grigliano, scopre una tomba di mirabile fattura con ossa umane all’interno e, all’esterno, i nomi di Filippo e Giacomo. Si faceva presto, a quei tempi, a gridare al miracolo, e fu così che cominciarono ad arrivare torme di pellegrini per curiosità, per cercare il miracolo, per fare delle offerte. Filippo si fece furbo, rubò le ossa e i soldi e cercò di andarsene con un amico fidato (un altro amico a cui aveva chiesto aveva rifiutato, e lui lo aveva accoltellato). Fu intercettato da altri che custodivano assieme a lui le spoglie sacre e i denari, ma fu anche lasciato andare. Finì impiccato in un’altra occasione in cui si era comportato male. Intanto il vescovo di Verona, Giacomo de’ Rossi, solo dopo pochissimo tempo dal ritrovamento, aveva dato il permesso di costruire la chiesa, e la costruzione era andata avanti tra alterne fortune fino a quando il papa di cui sopra aveva interrotto il tutto (e qui aggiungo che, accanto al fatto che S. Giacomo fosse venerato a Compostela già da secoli, esisteva probabilmente qualche altra ragione “diplomatica” con i reali di Spagna, gelosi del primato. La Spagna era paese cattolicissimo, di qui la decisione del papa a favore degli Spagnoli. Questo è solo un mio sospetto). Col tempo la chiesa, romanico gotica a cinque navate, costruita per circa un terzo (la parte del presbiterio, con le cinque absidi), ebbe il permesso di essere chiusa così com’era, e così noi la vediamo ora, una curiosità architettonica niente male, anche perché all’interno custodisce vari affreschi. Attualmente è affidata alla comunità di San Giovanni Calabria. Ho tentato un paio di volte, passando, di entrare in chiesa, ma gli orari sono inflessibili. Chissà che non si riesca ad organizzare con “Vicenza in centro” una visita con guida (e lì vicino c’è Verona, uno dei tanti paradisi della gola… chi ha orecchie da intendere, intenda).

La Partita a Scacchi di Marostica… verso il futuro!

La Partita a Scacchi di Marostica a personaggi viventi guarda al futuro con un convegno aperto alla cittadinanza, condotto dai rappresentanti dell’Accademia Teatro alla ScalaSabato 15 febbraio, alle ore 16, nella Sala Franceschetti di Palazzo Baggio a Marostica, saranno presentati i risultati della ricerca e il progetto di formazione nei mestieri dello spettacolo dal vivo elaborati dalla prestigiosa istituzione e fortemente voluti e promossi dall’Associazione Pro Marostica. 

Tra aprile e settembre 2024, l’Accademia Teatro alla Scala ha svolto un’attività di osservazione e studio sul campo per analizzare la complessa macchina organizzativa della Partita. Questo intenso lavoro ha prodotto un report dettagliato che racconta l’attività svolta e propone idee concrete per la formazione professionale nei mestieri dello spettacolo dal vivo, con l’obiettivo di rafforzare la tradizione della Partita e prepararla alle sfide future.

“Ci siamo chiesti: dopo le grandi intuizioni del passato, che hanno portato alla nascita e allo sviluppo di questo evento unico al mondo, quale eredità potrà lasciare la nostra generazione?” – racconta Simone Bucco, presidente dell’Associazione Pro Marostica. “Con il supporto di professionisti dello spettacolo, abbiamo intrapreso da una parte la strada della codificazione dello spettacolo, con la stesura del piano di produzione, mai realizzato fino ad ora, e dall’altra quella della professionalizzazione, valorizzando le risorse umane del territorio. Inoltre, lo sguardo esterno degli esperti ci ha permesso di prendere consapevolezza del nostro patrimonio materiale e immateriale, offrendoci la possibilità di sognare in grande, fino all’ipotesi di una Fondazione per la gestione della Partita. La presentazione alla cittadinanza e alle istituzioni ha anche lo scopo di coinvolgere tutti verso un unico obiettivo di sviluppo, mantenendo lo spirito collettivo dell’evento”.

Dopo l’introduzione del presidente Simone Bucco e di Nadia Nigris, vice direttore generale dell’Accademia Teatro alla Scala, la presentazione del progetto sarà affidata a Umberto Bellodi, coordinatore del Dipartimento Palcoscenico e Laboratori. Oltre ai saluti istituzionali, la restituzione pubblica prevede anche gli interventi delle diverse figure professionali coinvolte nello spettacolo: il regista Maurizio Panici, il coreografo Massimiliano Volpini, il light designer Andrea Burgaretta e il maître e direttore di palcoscenico Andrea Piermattei.

Le opportunità del turismo culturale, le potenzialità del community theatre, gli obiettivi dell’audience development e una proposta formativa articolata in diverse aree di intervento, dalla direzione di produzione alla direzione di scena, dal customer care in lingua inglese al marketing e ai social media, con focus su sartoria e teatro ragazzi: questi  i capitoli principali del progetto, fondato sui principi della sostenibilità, del trasferimento delle competenze e della partecipazione.

Il progetto e la presentazione sono promossi da Associazione Pro Marostica in collaborazione con l’Accademia Teatro alla Scala e con il patrocinio della Città di Marostica.

Ingresso libero.

Informazioni: Associazione Pro Marostica – Tel. +39. 0424.72127 – info@marosticascacchi.it – www.marosticascacchi.it

Danza in Rete Festival 2025 torna con l’ottava edizione

La nuova edizione di Danza in Rete Festival è stata presentata oggi, martedì 4 febbraio 2025, al Teatro Comunale di Vicenza. Un appuntamento ormai consolidato che porta la danza contemporanea in teatri, palazzi storici e spazi urbani, trasformando Vicenza e il territorio circostante in un vero e proprio hub artistico. Con il titolo Under the spotlight, il Festival si prepara a un’edizione innovativa e ricca di spunti per la crescita del settore coreutico.

Danza in Rete Festival 2025: un appuntamento diffuso tra Vicenza e Schio

Promosso dalla Fondazione Teatro Comunale di Vicenza in collaborazione con numerosi soggetti istituzionali e operatori culturali, Danza in Rete Festival torna con una programmazione intensa che si estenderà dal 14 febbraio al 16 maggio 2025. Gli spettacoli, le performance e gli incontri animeranno spazi teatrali e civili tra Vicenza e Schio. Il pubblico sarà coinvolto in un’esperienza immersiva che intreccia innovazione e tradizione.

Un programma ricco tra prime nazionali e progetti di audience development

L’edizione 2025 prevede 70 appuntamenti distribuiti in 13 settimane, con 35 eventi performativi. Tra questi, si contano 8 prime nazionali e 14 prime regionali. Oltre agli spettacoli, il Festival offrirà 22 incontri con gli artisti, approfondimenti con studiosi, 8 masterclass e 3 percorsi di audience development. Saranno inoltre previsti eventi dedicati alla sensibilizzazione ambientale e progetti di inclusione sociale, come il laboratorio Dance Well – Ricerca e movimento per il Parkinson.

Un crocevia di esperienze internazionali

Danza in rete non si limita al contesto locale, ma si inserisce in una rete internazionale di collaborazioni. Tra gli enti coinvolti figurano il Belgrado Dance Festival e il Beirut Physical Lab, oltre a network nazionali come Orbita Spellbound, DanceHauspiù e Anticorpi XL. L’attenzione alla formazione è testimoniata anche dal coinvolgimento di università e centri di ricerca, tra cui lo IUAV di Venezia.

Tradizione e innovazione

Nato come spin-off della stagione di danza del Teatro Comunale di Vicenza, il Festival ha ampliato il suo raggio d’azione nel tempo, sperimentando nuovi linguaggi coreografici. Under the spotlight non è solo un titolo, ma un obiettivo chiaro: valorizzare nuove esperienze artistiche, promuovendo il dialogo tra artisti emergenti e figure affermate, tra tradizione e avanguardia.

Un progetto che unisce pubblico e artisti

Oltre a essere un laboratorio per la sperimentazione coreutica, Danza in Rete Festival rappresenta un motore di connessioni e relazioni. Grazie alla sinergia con istituzioni locali e realtà produttive nazionali e internazionali, si conferma un punto di riferimento per la danza contemporanea. Il suo valore risiede nella capacità di creare un dialogo aperto tra artisti, pubblico e operatori del settore.

Il nuovo progetto : Artista in Rete

L’edizione 2025 introduce una novità di rilievo: il progetto Artista in Rete. Questo percorso triennale offrirà a un giovane coreografo di talento l’opportunità di crescere professionalmente, sviluppando un legame profondo con il pubblico e il tessuto urbano. Adriano Bolognino, coreografo partenopeo under 35, è stato scelto per il triennio 2025-2027. La sua visione artistica, raffinata e innovativa, porterà nuova linfa al Festival.

Le grandi tematiche di  Danza in Rete Festival 2025

Il Festival continua a esplorare temi fondamentali per la cultura contemporanea, con tre focus principali:

Nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, diversi spettacoli analizzeranno la  poetica di Pasolini e il suo impatto sulla danza contemporanea.
Un omaggio al capolavoro del Novecento, La Sagra della Primavera, reinterpretato in chiave moderna.
Focus Figure Femminili e Divine: dedicato alle icone femminili che hanno segnato la storia della danza e del teatro, da Eleonora Duse a Isadora Duncan.

Danza in rete Festival 2025 Compagnia_Opus_Ballet_La_Duse
Compagnia Opus Ballet La Duse

Il programma di Danza in Rete Festival 2025

Il programma dell’edizione 2025 si articola tra spettacoli di grandi compagnie e sezioni più sperimentali. Tra i protagonisti internazionali si segnalano i francesi Chicos Mambo, la britannica Seeta Patel Dance, la spagnola Compania Antonio Gades e lo statunitense Tulsa Ballet.

Danza in rete Festival 2025
Compagnia di danza Chicos Mambo

Parallelamente, la sezione Danza in Rete Off darà spazio alle nuove tendenze e ai giovani artisti. Tra i progetti più attesi figurano il lavoro di Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi sul tema della vergogna, le suggestioni rituali di Vasco Pedro Mirine e la sensualità queer di Clara Furey.

Biglietti e abbonamenti

I biglietti e gli abbonamenti per Danza in Rete Festival 2025 saranno disponibili dal 5 febbraio. Sarà possibile acquistarli online o presso la biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza. Data la grande richiesta di posti, si consiglia la prenotazione anticipata, soprattutto per gli eventi in programma a Schio.

Danza in Rete Festival si conferma ancora una volta un appuntamento imprescindibile per gli amanti della danza e della cultura. Un’esperienza che unisce spettacolo, sperimentazione e partecipazione attiva in un unico grande evento.

 

 

La colonna infame in Corso Palladio

(Articolo di Adriano Bevilacqua da Vicenza In Centro n. 1-2025, periodico dell’associazione Vicenza in Centro aps).

Nel corso Palladio, all’altezza della libreria Traverso, si può vedere inserita nel muro, una colonna detta infame. Una colonna infame è un monumento eretto, per disprezzo, in memoria di atti criminali commessi da varie persone. Questa di Vicenza ha incisa la frase:
QUESTO È IL LUOGO DOVE ERA LA CASA DEL SCELERATISSIMO GALEAZZO DA ROMA, IL QUAL CUM ISEPPO ALMERCIO ET ALTRI SUI COMPLICI COMMISSERO ATROCISSIMI HOMICIDII IN QUESTA CITA’. DELLO ANNO MDXLVIII DI III DI LUGLIO.
Ma cosa successe quel tragico giorno?
Ecco la cronaca. Galeazzo Da Roma, cittadino vicentino benestante, aveva una sorella, Isabetta. Questa matura vedova era innamoratissima del conte Alberto Valmarana, di 20 anni più giovane, che non ne corrispondeva l’amore. Isabetta arrivò a offrigli in sposa la figlia pur di avvicinarlo. Alberto rifiutò provocando le ire sia di Isabetta ma anche di Galeazzo che ritenne il rifiuto un’onta all’onore della famiglia. Galeazzo vendette tutti i suoi beni, compresa la propria abitazione. Quando si fu spogliato di tutte le proprietà diede atto alla vendetta. A quell’epoca era consuetudine, al mezzogiorno, aprire le porte delle case nobiliari per donare elemosina e avanzi di cibo ai poveri della città. Il giorno 3 luglio 1548 alle ore 12 in punto, Galeazzo, con il fratello Leonardo con Iseppo Almerigo e altri briganti, tra cui un certo Ceccone, assaltò la casa dei Valmarana sita in contrà S. Faustino uccidendo Alberto, i due suoi fratelli Tommaso e Nicolò e anche due servitori. La madre dei Valmarana Lucia Revese, pur gravemente ferita, si salvò e sarà proprio lei, una volta guarita, a raccontare al giudice Ferramosca i terribili avvenimenti. La masnada si diresse poi verso la casa del notaio Giovanbattista Monza uccidendolo. Dopo il massacro la banda, composta da una decina di persone, fuggi dalla città a cavallo. Galeazzo da Roma fuggì prima a Castel Bolognese e poi a Corfù. Il fratello Leonardo da Roma, per i suoi crimini, fu espulso dalla Serenissima Repubblica mentre Iseppo Almerigo, unico a pagare per i delitti, fu impiccato a Firenze a causa delle innumerevoli atrocità compiute in quella città. Per ordine del tribunale, la casa di Galeazzo fu poi demolita e nel luogo venne eretta la colonna che ancora oggi riporta il fatto a perenne marchio di ignominia.