(Articolo di Federica Zanini sui supplì da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati).
Ciuc(c)a Matta, in questo momento di grandi impegni non solo di stomaco una soluzione pratica, veloce e gustosa.
Dicembre, mese di banchetti, apericene (che adesso fa tanto figo), brunch (ancora più figo), cenoni, veglioni…ricchi premi e cotillon. Anche per chi è agnostico, ateo, di altro credo o semplicemente non praticante, nel periodo natalizio c’è un rito solenne che non lascia scampo a nessuno e che, senza tema di risultar blasfemi, è insindacabilmente sacro: scambiarsi gli auguri insieme a seduzioni gastronomiche, di ogni gusto, forma, tradizione e taglio.
Amuse-bouche, antipasti, primi, secondi, contorni, macedonie, sorbetti e dolci senza ritegno… nemmeno i più morigerati e i meno golosi sapranno trattenersi. Nonostante questo, apriti frigo… che avanzerà di tutto e di più.
Qualche tartina del pranzo potrà riapprodare, intristita e raggrinzita, in tavola a cena, qualche insalata per star leggeri si appesantirà del cappone arrosto rimasto sul piatto da portata, la frutta secca inviterà a finire quel po’ di mascarpone e gorgonzola, ma poi – fidatevi – ci sarà sempre di che metterci mano. E cervello.
Fatto salvo che la ‘vellutata ‘all inclusive’ di cui ho raccontato nel numero precedente di VicenzaPiù Viva per introdurvi il singolare, creativo ed ecosostenibile concetto culinario di Ciu(c)ca Matta è sempre l’infallibile jolly per un riciclo da poco tempo e tanta resa, non mi sostituirò ai giornali e l’Internet di stagione che propinano le scoperte del secolo: come fare il tiramisù con il pandoro avanzato, come fare una zuppa saporita e portafortuna con quei miseri mucchietti di puré e lenticchie che si sono mescolati tra loro nella pirofila e manco se vuoi li puoi più separare, come preparare dei rustici di pasta sfoglia con quelle due fette di cotechino miracolosamente risparmiate dalla curva senior della tavolata (la generazione, insomma, che ancora sapeva mangiare), come fare un timballo veloce con la pasta o i ravioli avanzati, come ridurre (letteralmente) in polpette carni e pesci abbandonati.
No, in questo momento di grandi impegni non solo di stomaco, vi suggerisco una soluzione pratica, veloce e gustosa, che non richiede troppo lavoro, stuzzica l’acquolina e che, sempre che non abbiate deciso di nutrirvi di gamberoni, aspic, baccalà, arrosti, lessi con la mostarda, pandoro e mandorlato fin dal primo di dicembre, vi risolverà la vita anche nell’attesa del clou delle Feste.
Il risotto che fu: abracadabra, eccovi degli sfiziosi supplì. Nel mio caso mi ero dedicata a uno degli abbinamenti d’autunno che più amo: zucca e salsiccia. Ben freddo di frigo (per essere certi che tenga bene si può comunque mescolarvi un uovo e un po’ di farina), inumidendo prima le mani, ne ho fatto delle palline al cui centro ho posizionato un bel quadrotto di formaggio tipo latteria. A parte ho preparato abbondante pan grattato (possibilmente a grana grossa o, ancora meglio, grattato a mano con la grattugia grossa come facevano i nonni), condito con sale, pepe, aglio in polvere, abbondante grana grattugiato ed erbe aromatiche secche.
Il tocco in più, briciole di cipolle fritte croccanti. Passati i singoli supplì nella panatura, li ho messi in friggitrice ad aria con qualche pouf di olio evo e fatti cuocere a 200° per una quindicina di minuti (girandoli a metà cottura). Si possono dorare anche in forno o addirittura friggere in olio bollente.
A seconda di quanto supplì…zio vogliate imporvi.
La Sala Maggiore di Ponte di Barbarano (VI) si prepara a ospitare la quarta edizione di Giallo Berico, l’attesa rassegna cinematografica dedicata al genere giallo e thriller, promossa da SHATTER Edizioni. L’evento si terrà sabato 15 febbraio 2025 a partire dalle ore 15:00 e offrirà al pubblico un’immersione tra proiezioni, incontri esclusivi, omaggi e approfondimenti unici sul mondo del brivido.
Tra i momenti salienti, un tributo al regista Claudio Lattanzi, con la proiezione del suo horror apocalittico Everybloody’s End e l’intervento dello sceneggiatore Antonio Tentori, che ricorderà la collaborazione con il regista recentemente scomparso. Inoltre, sarà proiettato un contenuto esclusivo tratto dall’ultima opera di Lattanzi, Il tempo del sogno.
Ospiti di rilievo e anteprime esclusive
Tra i nomi di spicco, lo sceneggiatore Franco Ferrini, noto per il sodalizio con Dario Argento, presenterà in anteprima il suo romanzo Modena: caccia al Mostro, ispirato al cold case del “Mostro di Modena”, protagonista anche di una docuserie a cura del regista Gabriele Veronesi, che sarà proiettata integralmente durante l’evento.
Gli amanti del cinema di culto potranno godere di un omaggio all’attore Charles Bronson, con la proiezione di un mistery movie e l’incontro con il critico Massimo Moscati, autore della monografia Charles Bronson – Il duro di Hollywood.
Musica e memorabilia
A rendere l’atmosfera di Giallo Berico ancora più coinvolgente ci sarà la pianista Angela Busato, che interpreterà dal vivo celebri colonne sonore del genere thriller. Gli appassionati potranno esplorare stand tematici con gadget, libri e dischi.
Un evento imperdibile per i cultori del giallo e per chi cerca emozioni da brivido sotto i colli Berici.
(Articolo della psicologa Sabrina Germi sulla depressione natalizia da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati).
L’albero, i regali, le luci colorate, il profumo dei biscotti appena sfornati… L’atmosfera natalizia è davvero magica, ma per alcune persone questo è il periodo più triste dell’anno.
Sono coloro che soffrono della Christmas Blue, la cosiddetta depressione natalizia, che colpisce milioni di italiani.
Christmas Blues è direttamente collegata al periodo festivo: un vero e proprio ‘tour de force’ di convenzioni sociali e festeggiamenti ‘obbligati’ che, per alcuni, porta con sé ansia, insonnia, crisi di pianto, pensieri negativi, anedonia.
Il Natale è associato, infatti, al ‘dover essere felici’, ad avere una famiglia unita, oltre al “dover apparire al meglio”. La depressione natalizia è strettamente legata e circoscritta al periodo delle feste natalizie e tende a scomparire con la fine delle stesse. Queste ultime, infatti, implicano degli elementi che potenzialmente innescano un umore triste:
• cene con i parenti e occasioni conviviali che riattivano dinamiche conflittuali non risolte;
• regali da fare che possono generare l’ansia di non trovare il regalo perfetto oppure l’ansia di spendere troppo;
• riduzione degli impegni lavorativi che generano tempo libero e dunque un maggior contatto con se stessi, con i propri pensieri o con vissuti emotivi negativi non risolti, che spesso vengono mascherati e soffocati dalla routine quotidiana.
Paradossalmente, di fronte agli addobbi e alle luci colorate capita di non provare la gioia del Natale.
Come mai? È il “paradosso del sii spontaneo” di cui parla Paul Watzlawick nella Pragmatica della Comunicazione Umana (1971): dal momento in cui si chiede a qualcuno di essere spontaneo si annulla l’essenza stessa della spontaneità, quando mi sento obbligato a condividere un sentimento è il momento in cui non lo provo. Quindi, c’è qualcosa di sensato nel fatto che il Natale porta con sé molta più rabbia e depressione di quanto si sia disposti ad ammettere.
Come affrontare, dunque, la malinconia del Christmas blues?
Vediamo insieme alcuni suggerimenti:
• organizzarsi per tempo, per non ritrovarsi coinvolti nell’estenuante “corsa ai regali” dell’ultimo minuto; acquistare con criterio, stabilendo in anticipo un budget;
• partecipare agli eventi sociali nel rispetto dei nostri “limiti”, sapendo “dire di no”;
• accogliere le proprie emozioni senza combatterle: sentirsi tristi o malinconici non significa che siamo “sbagliati” o che ci dobbiamo sforzare per uniformarci al contesto;
• abbandonare il rimuginìo sul passato o sui problemi della vita: il pensiero ricorsivo non contribuisce a risolvere i problemi, non aiuta a prendere decisioni, non lenisce l’angoscia;
• utilizzare le ore di luce: una passeggiata di almeno un’ora all’aria aperta, favorisce il nostro benessere psicofisico e aiuta a contrastare gli effetti del Christmas blues;
• prendersi cura di sé: dedicare del tempo ad attività piacevoli, alla cura del proprio corpo, alla lettura o al cinema, ai propri hobbies. Anche facendosi un piccolo regalo.
Se non puoi evitare di festeggiare, puoi però gestire la tua realtà piuttosto che subirla, uscendo dalla classica ritualità e inventando nuovi modi per organizzare le feste, divertendoti. E se proprio ti senti obbligato a provare emozioni, per ‘paradossare’ il paradosso del “sii spontaneo”, sforzarti di provare proprio le emozioni negative che vorresti evitare, così le bloccherai!
Dai quotidianamente uno spazio all’angoscia e alle sensazioni depressive, ma solo al mattino, isolandoti. Calati nei pensieri catastrofici rispetto alla giornata davanti a te. Questa attività consente di dedicare uno spazio e un tempo alle sofferenze, limitandone così il vissuto.
Inoltre, essendo una prescrizione paradossale, fa fare quello che volontariamente vorremmo evitare, tende a ridurre l’impatto dell’angoscia e dei meccanismi depressivi limitandoli a una fase temporale per poi dare spazio alla positività.
Se il tempo del Natale dovesse, alla fine e per qualunque motivo, significare rimanere soli, o quasi, ti auguro a maggior ragione di darti la possibilità di affrontare questo spazio vuoto: è sulle pagine bianche che si possono iniziare scrivere le storie migliori!
Buon Natale.
Per scrivere alla dottoressa:
cittadini@vicenzapiu.com
Riferimenti bibliografici
P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D.
Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Roma, Astrolabio,
1971.
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Come ogni anno, il Veneto si prepara a celebrare una delle sue tradizioni più sentite: il Panevin, il grande falò che la sera della vigilia dell’Epifania illumina piazze e campi, portando con sé il calore della comunità e il fascino di antiche usanze. Anche per l’edizione 2025, il presidente della Regione, Luca Zaia, sarà protagonista della serata, partecipando a quattro appuntamenti tra i più significativi della Marca Trevigiana.
Domani, domenica 5 gennaio, Zaia farà tappa a Bibano di Godega di Sant’Urbano alle ore 19.00, per poi proseguire con le accensioni di Fontanelle alle 20.00, Vazzola alle 20.30 e Arcade alle 21.00. Quattro località che incarnano lo spirito autentico del Veneto, tra i canti, le musiche e i sapori che accompagnano il rito del fuoco.
Il Panevin non è solo una festa, ma un momento di riflessione collettiva. Il falò, infatti, simboleggia il rinnovamento: il fuoco che brucia il vecchio anno e i suoi problemi, per lasciar spazio alla speranza e alla prosperità del nuovo. Non manca mai l’osservazione delle scintille, che secondo la tradizione indicano come sarà l’anno che verrà: se si alzano verso est, sarà un anno positivo; se vanno verso ovest, occorrerà prepararsi a qualche difficoltà.
Zaia, da sempre vicino alle tradizioni della sua terra, ha sottolineato l’importanza di mantenere vive queste usanze: “Il Panevin è il cuore pulsante della nostra identità. È il racconto di una comunità che, attorno al fuoco, si riunisce per guardare avanti con speranza e determinazione. La tradizione non è solo memoria, ma anche futuro.”
Gli eventi saranno accompagnati da vin brulé, pinza (il tipico dolce veneto preparato per l’occasione) e un clima di festa che coinvolgerà grandi e piccini. Con l’arrivo della notte, il Veneto si riappropria di un pezzo della sua anima, rinnovando quella magia che ogni anno continua a scaldare i cuori di tutti i partecipanti.
Non resta che lasciarsi trasportare dal calore del fuoco e dalla suggestione delle scintille, per vivere insieme un rito che attraversa il tempo, unendo passato e presente in un unico grande abbraccio.
(Articolo sul Natale e la credenza nella Befana da VicenzaPiù Viva n. 294, sul web per gli abbonati).
«Ma da bambina non ho mai creduto a Babbo Natale che portava i regali. Credevo fermamente nella Befana».
Adoro il Natale. Praticamente sono l’anti Scrooge, il vecchio e avaro banchiere londinese che, prima di ravvedersi, lo odia perché per lui è solo una pausa dal lavoro, in cui non può guadagnare e, anzi, deve persino pagare il suo umile contabile. Del Natale, invece, mi piace tutto. Fare l’albero, costruire il Presepe, comprare i regali, decorare la casa, cantare a squarciagola jingle bells e salutare perfetti sconosciuti, come è consentito fare solo incrociando altre persone sui sentieri di montagna.
Manca qualcosa? Sì, la messa.
In realtà su quella non sono proprio ligia. La messa di mezzanotte della vigilia non l’ho mai seguita, quella della mattina di Natale, dipende. Sulla parte liturgica sono più brava a Pasqua. Del resto, il Natale è una festa mista, un po’ pagana un po’ cristiana. E poi sono i sentimenti quelli che contano.
Adesso sto meno sui social, ma fino a cinque sei anni fa sui miei profili Facebook e Instagram partivo col conto alla rovescia a settembre. Anzi, c’è un negozio ad Asiago che vende oggetti natalizi tutto l’anno, e che ha fuori un Babbo Natale con il conteggio dei giorni che mancano al 25 dicembre.
Ebbene, ogni volta che salgo in Altopiano devo assolutamente fare una foto al negozio per ricordare quanto tempo manca.
Il negozio di Asiago con esposto quanti giorni mancano a Natale
Intendiamoci: non vorrei proprio che ci fosse un Natale al mese. Assolutamente no, si perderebbe il gusto dell’attesa. Anche perché come insegna il gioviale Leopardi nel “Sabato del villaggio”, è molto più bella l’attesa della festa stessa. Che poi a casa mia l’attesa si conclude la sera del 24, come nei calendari dell’Avvento. Da che sono in grado di ricordare, nella mia famiglia apertura dei regali, cenone, grande festa… tutto è sempre stato fatto la sera della vigilia. Infatti, da bambina non ho mai creduto a Babbo Natale che portava i regali.
Credevo fermamente nella Befana (scoprire la verità è stato uno dei grandi traumi della mia infanzia), ma Babbo Natale non aveva collocazione logica nella nostra routine natalizia: se i regali li aprivamo tutti la sera della vigilia, e non la mattina del 25, Babbo Natale non serviva.
La mattina di Natale si andava a messa – se ci alzavamo in tempo – e poi a fare un giro di saluti ad alcuni amici dei miei genitori, quindi si tornava a casa per un pranzo a base di lessi col cren e la pevarà.
Poi la cosa che ricordo di più era la soddisfazione di pensare che il bello della festa era già arrivato e io avevo ancora quindici giorni di vacanza per godermi i regali…
Ma torniamo ai primi di dicembre. A casa mia albero e presepe sono sempre stati fatti. Ho ricordi un po’ vaghi di quando ero piccola, ma sono sicura che fosse mio papà a “fare il presepio”. Noi bambine eravamo solo assistenti. Una volta diede a me e mia sorella più grande l’incarico di dipingere di blu un grande foglio di carta per fare il cielo. Credo che in realtà i fogli fossero due e ne avesse dato uno a testa, perché mia sorella ha colorato il suo di blu come richiesto, mentre io ad un certo punto mi sono stancata di tanta monotonia e ho usato il rosso… Anche qui la memoria si confonde, mi sembra che mio padre abbia riso, e che il mio attacco da William Turner sia stato rimediato aspettando che il colore asciugasse e passandoci una mano di blu sopra. O forse l’angolo di cielo rossastro è semplicemente stato nascosto dietro un monte…
La gatta nel presepe
Col passare degli anni, i miei hanno lasciato che noi bambine facessimo sempre più da sole. Soprattutto io ho continuato a fare il presepe, aggiungendo ogni tanto casette o personaggi. Intendiamoci, non faccio certo presepi sofisticati col giorno e la notte, il fuoco vero e l’acqua corrente. Anzi, non rispetto nemmeno tanto le proporzioni, dato che spesso sono alle prese con personaggi molto più grandi delle case, con un simpatico effetto Gulliver-Lilliput. Ma la cosa non mi agita, cerco di dare un minimo di prospettiva mettendo le cose più piccole lontane e quelle grandi più vicine, e va bene così. Ho anche una mentalità ecologica: sono anni che riutilizzo lo stesso muschio e addirittura riciclo i fogli di alluminio per fare corsi d’acqua e laghetti.
Quanto alle luci, le metto sempre troppo tardi, quando ho già inserito tutti i personaggi, per cui per non dover smontare tutto finisco col tenerle di contorno, rendendole praticamente inutili. Da almeno vent’anni poi faccio il presepe sugli scaffali della libreria, per difenderlo dagli agguati della mia vecchia gatta, la quale una volta, che avevo provato a farlo su un ripiano basso, ha deciso che il posto d’onore dentro la capanna fosse suo e non di Gesù bambino… E dato che in effetti il presepio in libreria ci sta bene, continuo a farlo lì anche se nel frattempo la gatta demolitrice è passata a miglior vita e adesso ho un gatto nero molto meno distruttivo.
Quanto all’albero, da ormai trent’anni, ma forse sono di più, uso un abete finto. Non è sempre lo stesso, un paio di volte abbiamo dovuto cambiarlo per danneggiamenti vari. In realtà anche quello che ho attualmente ha un ramo sbilenco, ed era dove la mia gatta si acquattava, però francamente non ho voglia di sostituirlo, mi va bene anche così, con aria vissuta e un po’ sofferente.
Naturalmente non ho sempre avuto alberi finti. Quand’ero bambina non esistevano nemmeno, si portava a casa un abete vero. Ricordo che pungeva molto e
che tra le decorazioni (qualcuna sopravvissuta fino ai giorni nostri) mi piaceva una fila di lucine con gli angioletti di plastica, davvero deliziosi anche da spenti. Ed è bene che fosse così perché credo di non averli mai visti accesi, secondo me quella fila di luci è stata acquistata già non funzionante… Proprio perché gli angioletti non davano soddisfazione, quando allestivamo l’albero io avrei voluto illuminarlo con candele vere, come vedevo fare in qualche vecchio film, ma mia mamma, che pure raccontava che quando era piccola a casa sua le mettevano, diceva che era troppo pericoloso. Questo peraltro va a smentire il concetto che l’albero di Natale è un’americanata che non c’entra con la nostra tradizione: mia mamma era del 34 e a casa sua l’ha sempre visto.
Tornando a me, quando faccio l’albero di Natale sono assolutamente contraria a schemi, armonie di colori e studi estetici: nel mio albero ci va di tutto. Dal lavoretto dell’asilo dei nipoti alla slitta comprata da Harrods, dalle palline scolorite di quarant’anni fa alle sfere di cristallo luminescenti comprate da poco. E pure i fili, le luci, i capelli d’angelo… E senza badare troppo ai colori. Anche perché io ci provo ad alternare oro, rosso, argento, verde, azzurro, ma ho troppi ornamenti ed è inevitabile che ad un certo punto due palline o due ghirlande dello stesso colore finiscano vicine. In questo caso, ed è un consiglio che do al lettore, non provo assolutamente a scambiarle di posto con altre due.
Il risultato – garantito – sarebbe che le palline dello stesso colore vicine diventerebbero quattro o addirittura sei. Quando ho completato l’allestimento il mio albero è una specie di tronco di cono irregolare, una piramide a gradoni, un budino in equilibrio precario, che però fa tanta allegria e non tarda a riempirsi di doni.
Ecco, anche quello dei regali è un capitolo importante. Da piccola, come ho già detto, non li ricevevo da Babbo Natale ma dai miei, che me ne hanno sempre fatti in giusta misura, e li ho sempre scartati la sera del 24. La cerimonia dell’apertura dei pacchetti è sempre continuata e continua tutt’ora la sera della vigilia. Unica concessione, finché i figli delle mie sorelle erano piccoli abbiamo richiamato in servizio Babbo Natale, quindi la mattina del 25 ciascun bambino trovava un giocattolo sotto l’albero.
Ma il grosso del malloppo veniva scoperto dopo la cena della vigilia che, da quando sono mancati i nostri genitori, viene organizzata da mia sorella più giovane. Peraltro una cena rigorosamente di magro, nel rispetto della tradizione. Un magro molto abbondante, per essere del tutto sinceri…
Gli acquisti dei regali cominciano già a metà novembre, ma non c’entra il black friday, è che se vediamo una cosa che può piacere o che è nella famosa “lista dei desideri” (che ognuno di noi compila diligentemente), la compriamo e la incartiamo. Ciascun membro della famiglia fa almeno un regalo a tutti gli altri: considerando che solo i familiari diretti sono nove, vuol dire una settantina abbondante di doni.
Se poi si aggiungono altri parenti, che non vorrai mica lasciarli senza un pacchetto, o addirittura giovani fidanzati di nipoti, che magari a casa non festeggiano la vigilia e quindi la passano con noi, il traguardo dei cento pacchetti si supera regolarmente. E c’è da dire che il momento dell’apertura dei pacchi a casa nostra – di solito verso le dieci della sera della vigilia, nell’intervallo tra il secondo e i dessert – è qualcosa di incredibile. Dieci minuti di puro caos, esclamazioni e rumori di carta che viene stracciata. Gli ospiti che partecipano per la prima volta ai nostri cenoni normalmente rimangono basiti. Infatti ogni tanto mi tocca pure rassicurarli: «Noi facciamo così tutti gli anni, so che fa un po’ paura, ma poi vedrai che ti abitui”…
Una settimana dopo l’avvio dell’evento espositivo “Caravaggio, Van Dyck, Sassolino. Tre capolavori a Vicenza”, il grande salone della Basilica palladiana si trasforma in un’agorà con il via ai 17 appuntamenti sul ruolo e l’impatto del tempo nelle discipline più disparate.
«Il nostro regalo ai vicentini si arricchisce di appuntamenti culturali che si svolgono proprio all’interno dell’evento espositivo che trasformano il grande salone della Basilica in un’ideale agorà, in un luogo di incontro dove ascoltare riflessioni sul tema protagonista della serata e ammirare le opere esposte,già apprezzate da duemila visitatori nel primo fine settimana di apertura» – commenta il sindaco Giacomo Possamai.
Nel solo weekend, esclusa l’inaugurazione, sono stati già 1998 i visitatori della mostra 504 sabato e 1494 domenica.
La rassegna culturale prende il via sabato 23 dicembre alle 18 con un evento musicale che registra già il tutto esaurito: il “Concerto di Natale attorno ai tre capolavori” con il gruppo vocale Libera Cantoria Pisani, diretto da Filippo Furlan, che eseguirà musiche di Amy Beach, Hugo Distler, Franz Gruber.
Sold out anche per il tradizionale concerto di Capodanno dell’Ensemble I musicali affetti giunto alla ventinovesima edizione che quest’anno è intitolato “Da Caravaggio a Tiepolo: musiche di Gabrieli, Castello, Corelli, Vivaldi”, con Fabio Missaggia violino e direzione.
Per entrambi i concerti i posti che non saranno occupati all’avvio dell’evento saranno resi disponibili per chi si presenterà in Basilica palladiana.
La rassegna propone anche appuntamenti dedicati alla fotografia, alla filosofia, alla danza, all’astrofisica e alla letteratura.
Sabato 30 dicembre Stefania Portinari Storica dell’arte (Università Ca’ Foscari, Venezia) interverrà sul tema “Il tempo, lo sbaglio, lo spazio: poetiche del corpo e dei sentimenti nell’arte”.
Con il nuovo anno il giornalista Antonio Di Lorenzo dedicherà l’incontro di sabato 6 gennaio a “Epifania, la luce delle donne: sette storie di vicentine straordinarie e sconosciute”
Il giorno successivo, domenica 7 gennaio alle 18 Andrea Pilastro del Centro nazionale della biodiversità dell’Università di Padova parlerà di “Tempi moderni: Darwin e la crisi della biodiversità”.
“Il tempo nella musica: misura, scansione, battito vitale” avrà come protagonista lo scrittore Venerdì Marco Ghiotto, venerdì 12 gennaio.
Sabato 13 gennaio si parlerà di “Tempi e memorie: un percorso tra psicoanalisi e filosofia” con Raffaella Corrà, filosofa e Guido Savio psicoanalista.
Domenica 14 gennaio la Basilica ospiterà Marcello Ghirardi, filosofo (Università di Padova) che interverrà su “L’eternità nel tempo. Esistenza, impermanenza, contemplazione” e giovedì 18 gennaio, Stefano Soprana, orologiaio , che parlerà di “Come religione, politica, trasporti e comunicazioni hanno cambiato la lettura del tempo”.
Eugenio Coccia, fisico nucleare (Gran Sasso Science Institute) e Giulio Nardon (La Via delle Scienze) venerdì 19 gennaio terranno una conferenza su “Il tempo, dal Big Bang ai buchi neri”, in collaborazione con il Comune di Valdagno.
L’appuntamento di sabato 20 gennaio sarà dedicato alla fotografia: “Questione di tempo: dialogo intorno a tre diversi modi di fruire un’immagine” vedrò gli interventi di Marco Zorzanello fotografo, documentarista, Alberto Sinigaglia, fotografo e visual artist, Sebastian Arthur, Hau book expert & festival organizer.
Stefano Lorenzetti direttore del Conservatorio A. Pedrollo di Vicenza domenica 21 gennaio interverrà su “Nata per morire: la musica e l’arte della memoria”; giovedì 25 gennaio Guido Tonelli, fisico al CERN di Ginevra e professore Università di Pisa propone un evento in collaborazione con Relazionésimo dal titolo “Uccidere il tempo”, introdotto da Fortunato D’Amico, architetto.
In collaborazione con Fondazione Zoé sabato 27 gennaio di “Cronos e Bios: la nuova concezione del tempo nelle scienze della vita” parlerà Roberto Manfredini, professore di Medicina interna all’Università di Ferrara.
Guido Beltramini, curatore della mostra, domenica 28 gennaio sarà il relatore con il filosofo Luca Illetterati dell’evento “Forme nel tempo” a cui parteciperà anche l’artista Arcangelo Sassolino.
In collaborazione con Relazionésimo l’evento di giovedì 1 febbraio vedrà come protagonisti Gaetano Thiene dell’Università di Padova e Rolando Bellini Accademia di Brera di Milano con “Leonardo Da Vinci e il Rinascimento, l’arte strumento per la scienza e i suoi esiti in Caravaggio”.
La rassegna si chiuderà sabato 3 febbraio con lo spettacolo “La danza delle ore: balletto dal repertorio classico” e l’esibizione degli allievi della scuola di danza Grazia Paulon diretti da Noemi De Grandi.
L’evento espositivo sarà affiancato anche da laboratori didattici per bambinidai 5 agli 11 anni, gratuiti, condotti dal Palladio Museum Kids dal titolo “La forma del tempo”. Il primo appuntamento è in programma sabato 23 dicembre dalle 11 alle 12.30. Si proseguirà poi in gennaio domenica 14 gennaio (ore 16.30 – 18), 21 gennaio (ore 11 – 12:30) e 28 gennaio (ore 11 – 12.30). Ogni laboratorio, che si svolgerà nella sala degli Zavatteri e sarà preceduto da una breve visita alla mostra, durerà 1 ora e 30 minuti e accoglierà al massimo 25 bambini. Prenotazione obbligatoria: edu@palladiomuseum.org
La mostra è curata da Guido Beltramini e Francesca Cappelletti,è ideata e promossa dal Comune di Vicenza con la co-organizzazione di Intesa Sanpaolo.
Il progetto espositivo ha coinvolto i Musei Civici Vicenza, Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza e Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio con il supporto di Marsilio Arte.
L’iniziativa è stata possibile grazie alla sponsorizzazione di Confindustria Vicenza, Gemmo, Beltrame, Melegatti e LD 72 e alla partnership con Art Bonus con Cereal Docks, Relazionésimo e amer group.
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 18. Ingresso gratuito per i residenti in città e provincia.
Aperture straordinarie: 25 dicembre dalle 15 alle 20; 1° gennaio dalle 15 alle 18.
Il 2024 sarà ancora un anno di importanti live a Vicenza. Grazie a DuePunti Eventi, piazza dei Signori risuonerà della grande musica internazionale con l’arrivo di Nick Mason, batterista dei Pink Floyd (19 luglio), e di Marcus Miller, leggenda del funk (20 luglio), una produzione D’Alessandro e Galli. I concerti sono organizzati in collaborazione con la Città di Vicenza.
«Entra nel vivo la programmazione musicale del 2024. Dopo aver annunciato la presenza a Capodanno di uno dei nomi più apprezzati della musica leggera italiana, Max Gazzè, iniziamo a popolare di appuntamenti anche la stagione estiva – annuncia l’assessore ai grandi eventi Leone Zilio -. Grazie alla disponibilità dell’artista, accoglieremo il 19 luglio, nuovamente, il batterista di Pink Floyd, Nick Mason che nel 2023 non si è potuto esibire a causa del maltempo offrendo così ai numerosi fan l’opportunità di ascoltare dal vivo una grande star. Il giorno successivo avremo invece una leggenda del jazz e del funk, Marcus Miller, uno dei migliori artisti del genere. Il calendario degli eventi musicali non si chiude qui ma si arricchirà di altri nomi per una città sempre più viva!»
Nick Mason ritorna in cartellone con il progetto “Saucerful Of Secrets” il 19 luglio 2024 (ore 21.30), dopo l’annullamento del concerto della scorsa estate a causa del maltempo. Gli appassionati potranno così ritrovare sul palco il supergruppo che ha formato nel 2018 con Guy Pratt (bassista dei Floyd dal 1987), Gary Kemp (Spandau Ballet) e Lee Harris (Blockheads) e che ha l’obiettivo di riportare sui palchi i primi successi dei Pink Floyd, attingendo alla discografia pre- Dark Side Of The Moon e ricreando la stessa atmosfera psichedelica e iconoclasta che i Pink Floyd hanno insegnato a tutte le generazioni. Un ritorno agli albori della band, agli anni in cui Syd Barrett era l’autore dei testi e l’anima di quello che poi sarebbe diventato uno dei gruppi più grandi della storia della musica. Mason ha dichiarato che il gruppo non è una tribute band, bensì un mezzo per “catturare lo spirito dell’epoca” e trasmetterlo al pubblico tramite tracce estratte da dischi come The Piper At The Gates Of Dawn, A Saucerful Of Secrets ed Ummagumma.
Marcus Miller, tra i musicisti più influenti del nostro tempo, sarà a Vicenza il 20 luglio 2024 (ore 21.30). Virtuoso del basso e vera e propria leggenda del jazz e del funk , Marcus ha sempre composto e prodotto per il cinema: da Boomerang (1992) a Marshall (2017); dal Black Movie Soundtrack Festival alle numerose collaborazioni con Disney Studios, e più recentemente con Apple per un documentario sulla vita di Sidney Poitier (2022). Per questo nuovo spettacolo che mette in primo piano il suo genio come produttore, Marcus sarà circondato da una band eccezionale. L’artista newyorkese ha una carriera di 45 anni. DueGrammy Awards, un Edison Prize in Olanda, una ‘Victoire du Jazz’ in Francia e la nomina UNESCO nel 2013 come Artista per la Pace e portavoce del progetto Slave Route, sono alcuni dei riconoscimenti che gli sono stati conferiti in tutto il mondo durante gli anni di attività. Marcus non è solamente un bassista, ma è anche un creatore, produttore, polistrumentista e un compositore straordinario e prolifico. Le sue numerose collaborazioni parlano per lui: Miles Davis, Eric Clapton, George Benson, Aretha Franklin, Bryan Ferry, Wayne Shorter, Al Jarreau, Herbie Hancock e Carlos Santana, solo per citarne alcuni, hanno plasmato il suo ambiente musicale e lo hanno reso un’icona della musica jazz, funk e soul.
I biglietti per i concerti di Nick Mason e Marcus Miller saranno disponibili in prevendita nel circuito Ticketone a partire dalle 11 di giovedì 21 dicembre 2023.
Concerto Nick Mason – Piazza dei Signori – Vicenza
19 luglio 2024 – ore 21.30
Poltronissima Platinum € 100+ diritti di prevendita
Poltronissima Gold € 75+ diritti di prevendita
Poltronissima € 60+diritti di prevendita
Poltrona € 50+ diritti di prevendita
Marcus Miller – Piazza dei Signori – Vicenza
20 luglio 2024 – ore 21.30
Poltronissima Platinum € 46+ diritti di prevendita
È in corso la distribuzione capillare dell’opuscolo Natale 2023 a Vicenza, stampato in 15.000 copie, che raccoglie tutti gli eventi in programma durante le festività natalizie in centro storico e nei quartieri.
Chi desidera avere l’opuscolo può ritirarlo fin d’ora nella sede di Palazzo Trissino tutti i giorni dalle 8 alle 18.30 dal lunedì al venerdì, il sabato dalle 8.30 alle 12 (esclusi i festivi).
Da lunedì prossimo si potrà trovare anche in tutti i palazzi comunali, nei centri di aggregazione anziani e nei centri giovanili. 7000 copie verranno consegnate agli alunni delle scuole dell’infanzia e primarie per le famiglie. Inoltre gli assessori porteranno personalmente le copie agli esercizi commerciali e alle realtà del territorio.
L’agevole libretto di 68 pagine, con una veste grafica e un concept completamente rinnovati, introdotto dagli auguri alla città del sindaco Giacomo Possamai, contiene anche pagine tematiche con relative mappe dedicate ai mercatini, ai presepi, ai parcheggi messi a disposizione in via straordinaria per i fine settimana e ai parcheggi di interscambio con centrobus gratuiti.
L’opuscolo contiene anche informazioni sull’evento espositivo Caravaggio, Van Dyck, Sassolino che aprirà il 16 dicembre in Basilica palladiana con un ricco calendario di incontri, tra conferenze, concerti e spettacoli di danza.
Inoltre saranno a disposizione 50.000 cartoline con qrcode per consultare il calendario eventi online
Aggiornamenti del programma saranno disponibili nel sito del Comune di Vicenza:
Il Centro Internazionale di Architettura Andrea Palladio, i Musei Civici di Vicenza e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza hanno ottenuto quasi 60.000 euro (57.300) di fondi PNRR dal Ministero della Cultura, a cui si somma un cofinanziamento di circa 14.000 euro del CISA Andrea Palladio, per un progetto innovativo di digitalizzazione e valorizzazione dei disegni di Andrea Palladio conservati a Vicenza, avviato nelle scorse settimane.
«L’amministrazione esprime soddisfazione per questo finanziamento – ha dichiarato il sindaco Giacomo Possamai – che consente di accendere un faro su un importante patrimonio artistico e storico dei Musei Civici di Vicenza, ai quali pervenne nel 1839 grazie alla donazione di Gaetano Pinali, mecenate appassionato di architettura e archeologia. La digitalizzazione ad altissima definizione dei disegni palladiani con una tecnologia innovativa che consentirà di cogliere persino la tridimensionalità delle linee di costruzione tracciate dall’architetto, rappresenta infatti un’occasione straordinaria per valorizzare questo nostro prezioso patrimonio e renderlo fruibile non soltanto agli studiosi, ma anche al pubblico più vasto, che potrà scoprirne ogni segreto grazie alle postazioni multimediali previste a Palazzo Chiericati e al Palladio Museum».
«Il Codice per i Beni Culturali indica chiaramente ricerca e restituzione ad un pubblico vasto – ha aggiunto il soprintendente Fabrizio Magani e il presidente del CISAAP Edoardo Demo – come due pilastri dell’azione sul patrimonio artistico italiano, due obiettivi che in questo caso riusciremo a raggiungere in pieno grazie allo studio dei preziosi fondi palladiani, alla loro connessione con le fonti storiografiche, e alla loro messa in rete tramite tecnologie innovative».
Gli originali palladiani saranno riprodotti con una risoluzione superiore ai 100 megapixel tramite una fotocamera Hasselblad, erede di quella già impiegata nelle missioni spaziali sulla Luna. Per la prima volta i disegni saranno acquisiti ad altissima definizione con la riproduzione fedele non solo dell’aspetto bidimensionale del foglio, ma persino della tridimensionalità materica delle increspature della carta e delle tenui linee di costruzione, tracciate da Palladio a secco con uno stilo d’avorio e non meno importanti di quelle a inchiostro.
Tale rivoluzionaria metodologia di acquisizione fotogrammetrica tridimensionale è stata messa a punto dal quarto partner del progetto, il dipartimento di Architettura dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, nella figura del prof. Marco Gaiani, in collaborazione con l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, ed è stata testata scientificamente su alcuni dei più celebri disegni di Leonardo da Vinci come l’Uomo vitruviano delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ma mai applicata in maniera estesa a un intero corpus di disegni. E saranno proprio i team delle due Università ad effettuare la digitalizzazione grazie a queste straordinarie tecniche, sotto l’attento controllo conservativo della Soprintendenza e con la supervisione degli esperti del CISA Andrea Palladio.
Al termine del progetto, che prevede una durata di 18 mesi, saranno a disposizione del pubblico due postazioni multimediali touchscreen: una in Palazzo Chiericati e una sua gemella presso il Palladio Museum, per rendere accessibili i fogli palladiani in forma tridimensionale; i disegni potranno quindi essere ingranditi, girati, capovolti come avendoli in mano, per riuscire a vedere fino al più piccolo dettaglio. Parallelamente i disegni saranno collegati a una banca dati con l’archivio delle loro fonti documentarie, fra le quali preziosi materiali custoditi dalla Biblioteca Bertoliana, per rendere possibile ogni approfondimento, con la validità scientifica sempre alla base di tutti i contenuti proposti.
Sempre nell’ambito dell’accordo fra CISA Andrea Palladio, Comune di Vicenza e Soprintendenza, dal 13 dicembre verrà esposto un disegno originale di Andrea Palladio all’interno del Palladio Museum, grazie al sostegno della Camera di Commercio di Vicenza. La comprensione del disegno da parte di un pubblico vasto sarà resa possibile attraverso una serie di apparati scientifico-educativi approntati per l’occasione.
Dopo il grande successo della tournée in Sardegna, che ha avuto luogo per un mese con diversi sold-out e numerosi spettacoli aggiuntivi, We are Shardana arriva in Veneto per un’unica data all’Auditorium dei Carmini di Vicenza il sabato 9 dicembre 2023 alle ore 17:30. Questo evento speciale è stato organizzato grazie al Circolo Culturale Grazia Deledda, presieduto da Luciana Sedda. L’ingresso è a offerta libera e su prenotazione, telefonando o scrivendo al numero 392 9871637.
Tre giovanissimi attori vicentini
Durante la proiezione saranno presenti il regista e produttore Christian Canderan e l’autrice Chiara Errico, insieme ai giovani attori di Altavilla Vicentina Christian e Isabel Peloso. Nel film c’è anche un altro giovanissimo di Altavilla, Mattia Zin.
Una società vicentina tra i produttori
We are Shardana è un documentario cinematografico prodotto da Sunfilms con il supporto del Fondo Regionale dell’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, della Fondazione Sardegna Film Commission e con la collaborazione della FilmCommission Bologna – Cineteca di Bologna. Un contributo importante è stato dato anche da un gruppo di aziende italiane, tra cui la vicentina Vector Srl, Victory Group Srl, Gamian Consulting Srl, Innovo Renewables SpA, Decal Renewables SpA, Marocchi Srl, Grimaldi Group SpA, Sina SpA, Sa Marigosa, Ommo’s Arredamenti Srl e ICB Srl.
Un documentario ambientato in Sardegna
Quest’opera è in competizione alla 77a edizione del Festival Internazionale del Cinema di Salerno e racconta il viaggio di Paolo (interpretato da Andrea Fornalè), un giovane studente universitario che si reca sull’isola per approfondire la sua conoscenza della civiltà prenuragica e nuragica, in preparazione della sua tesi di laurea. Durante il suo viaggio, Paolo incontra Maria Carmen (interpretata da Elisa Pistis), una donna più grande di lui che cambierà in modo inaspettato il significato del suo viaggio.
Nel cast del documentario ci sono anche gli attori veneti Andrea Fornalè, Ketty Montagner e Guido Laurjni, insieme al friulano Luciano Roman e ai sardi Elisa Pistis, Giovanni Maccioni e Gisella Vacca.
Dalla Sardegna ad Altavilla Vicentina
Le riprese si sono svolte in quasi tutte le province sarde e hanno coinvolto anche Udine, Bologna e Altavilla Vicentina (in provincia di Vicenza). Le famiglie di Elisabetta e Davide Zin e di Erika e Massimo Peloso hanno fornito una collaborazione importante, con le loro case che sono state utilizzate come location per le riprese. I figli di entrambe le famiglie, Christian Peloso (9 anni) e Isabel Peloso (6 anni), fanno parte del cast del documentario, con Christian che interpreta il protagonista da bambino.
Shardana giovanissimi attori di Altavilla
We are Shardana permetterà al pubblico di riscoprire e approfondire la conoscenza delle creature leggendarie sarde, il tutto arricchito da scenografie suggestive, momenti onirici e flashback, tutto mentre si è comodamente seduti sulla poltrona.
Le fiabe e il folklore
L’ispirazione per il soggetto del documentario è nata dai ricordi d’infanzia di giochi e divertimenti. L’autrice ha trovato ispirazione nelle creature protagoniste delle fiabe e dei racconti del folklore friulano, veneto e sardo che spesso i nonni raccontano ai propri nipoti. Chi da bambino non ha mai avuto un amico speciale con cui giocare? Chi non ha mai provato strane paure notturne, quando, da soli nell’oscurità, si intuiva la presenza di mostri nell’armadio o sotto il letto?
Le fate, i giganti e gli spiriti malevoli rappresentano l’emergere della coscienza umana di fronte a fenomeni che non potevano essere spiegati. In passato, quando la qualità della vita era diversa, gli esseri umani vivevano in contatto stretto con la natura, e la loro sensibilità favoriva una pacifica convivenza con queste creature particolari.
Oggi, al contrario, la frenesia del mondo moderno ha sopraffatto i nostri sensi, costringendoci in uno stato di continua fretta. Siamo immersi nell’azione e nel possesso, trascurando l’essenza stessa della vita. Grazie a Maria Carmen e alle sue narrazioni, Paolo riscoprirà sempre più consapevolezza delle emozioni e delle sensazioni che nel corso degli anni aveva dimenticato.