venerdì, Novembre 6, 2026
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Primo soccorso a San Giovanni Lupatoto, lezioni e attività pratiche per 23 classi

Il primo soccorso a scuola torna a San Giovanni Lupatoto nell’anno 2026/2027: partecipano 23 classi dei due istituti comprensivi. Professionisti sanitari porteranno nelle aule spiegazioni e attività pratiche, con percorsi adattati all’età per riconoscere le emergenze e imparare a chiedere aiuto.

Come riferisce Telenuovo sui progetti promossi dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, saranno coinvolte undici quinte della primaria e dodici seconde della secondaria di primo grado. Gli incontri si terranno durante l’orario scolastico, con il sostegno dell’amministrazione comunale.

Primo soccorso a scuola, dalla teoria alla pratica

I percorsi si chiamano “Un battito di mani” e “Tieni il tempo: la vita tra le mani”. Affrontano il funzionamento del cuore, il riconoscimento dell’arresto cardiaco, la richiesta di soccorso e le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Le attività sono affidate a personale sanitario specializzato.

L’assessora all’Istruzione Debora Lerin sottolinea il collegamento fra le conoscenze studiate in classe e le situazioni quotidiane. Il sindaco Attilio Gastaldello richiama invece l’importanza di attivare tempestivamente i soccorsi. L’iniziativa prosegue un’esperienza che, nell’edizione presentata nel 2024, aveva raggiunto circa seicento alunni in ventiquattro classi.

La formazione coinvolge anche chi lavora negli istituti

L’educazione alle emergenze riguarda anche gli adulti che accompagnano gli studenti. Il protocollo fra Regione Veneto e Ministero dell’Istruzione per il primo soccorso prevede infatti corsi gratuiti rivolti a docenti e personale ATA delle scuole di ogni ordine e grado. L’accordo copre gli anni scolastici 2025/2026 e 2026/2027.

Il programma regionale comprende tecniche di primo intervento, disostruzione pediatrica e rianimazione con defibrillatore. Alla realizzazione collaborano Ufficio scolastico regionale, istituzioni scolastiche, strutture sanitarie e operatori dell’emergenza. Una cabina di regia, con due rappresentanti per ciascuna parte, coordina le azioni previste.

Il modello indicato è quello della formazione a cascata, pensata per raggiungere progressivamente personale e studenti. Sono così due i destinatari dell’impegno educativo: i ragazzi, con linguaggi adeguati all’età, e gli adulti responsabili della vita scolastica, attraverso una preparazione specifica alle situazioni critiche.

Esercitazione a Magenta, foto di repertorio dalla libreria immagini di VeronaOnline.

Salvini: “Danni per milioni, riproporremo proposta Lega ‘chi rompe paga’”

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(Adnkronos) –
Matteo Salvini attacca dopo le proteste e i disordini alle manifestazioni di ieri. “Dopo le vergognose scene di guerriglia urbana degli ultimi giorni, già questa settimana riproporremo in Parlamento, dopo troppi ritardi causati da altri in passato, la proposta della Lega per introdurre una garanzia finanziaria a carico degli organizzatori delle manifestazioni a rischio, a copertura degli eventuali danni. Manifestare è un diritto, devastare no. Chi rompe paga”, ha detto Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, “vediamo se qualcuno dirà ancora di no”. 

Salvini, in particolare, si è scagliato contro il candidato sindaco di Milano Lorenzo Pacini, attuale assessore al Municipio 1, che si è schierato al fianco dei manifestanti presi a “manganellate” dalle forze dell’ordine esprimendo solidarietà a chi ha subito “pestaggi”.  

Il video, ripostato e criticato su Instagram dalla candidata alla poltrona di Palazzo Marino Silvia Sardone, vede tra i diversi commenti anche quello di Salvini: “Con queste parole deliranti questo assessore dimostra di essere pericoloso, per sé e per gli altri. Solidarietà ai poliziotti feriti da criminali mentre facevano il loro lavoro” è stato il commento del ministro. 

 

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politica

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Tetto al gas, Pichetto Fratin: “Taglierà del 10% le bollette a famiglie e imprese”

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(Adnkronos) –
Il via libera a un tetto italiano sui prezzi del gas “taglierà del 10% le bollette a famiglie e imprese”. Lo afferma, in un’intervista al Messaggero, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. “È un grande passo importante. La metà delle famiglie italiane che hanno scelto i contratti a prezzo fisso è rimasta al riparo dai rincari: i benefici si sentiranno eccome e arriveranno per chi ha i contratti variabili e per le imprese” sottolinea. Quanto alla trattativa con Bruxelles, il ministro spiega che “l’ultima fase tecnica è proprio su questo numero, ancora da definire con precisione. Sono in corso ancora dei calcoli legati all’inflazione e le quotazioni sono molto volatili ma il punto di riferimento sono circa 60 euro”.  

Il nuovo meccanismo dovrebbe scattare “a gennaio” aggiunge Pichetto Fratin. “Il timbro politico arrivato dal Consiglio dei leader, quindi con la presidente Giorgia Meloni, ci permette un’implementazione rapida con il concorso delle elaborazioni che dovrà fare l’Arera. Ho apprezzato che il comunicato della Commissione dicesse che la commissione si impegna anche a rispondere in tempi brevi alla notifica” spiega.  

Quanto alla possibilità di utilizzare i 14 miliardi legati alla flessibilità dell’Ue, il ministro conclude. “Questo è un capitolo a parte che si aggiungerà per portare altri benefici. Abbiamo già trasmesso al Parlamento una lista di investimenti con caratteristiche green, efficientamento per esempio, su ferrovie, edifici, scuole (compresi gli impianti di condizionamento). Stiamo valutando una sorta di ‘Energy release bis'” per le imprese energivore”. 

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economia

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Ucraina, Crosetto annuncia: “Entro fine anno nuovo pacchetto di aiuti a Kiev”

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(Adnkronos) – L’Italia continuerà ad aiutare l’Ucraina, attualmente impegnata nella guerra contro la Russia. A confermarlo è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto: “Abbiamo fatto 12 pacchetti di aiuti ed entro la fine dell’anno probabilmente riusciremo a farne un altro all’Ucraina”, ha detto alla Bbc. 

Nella stessa intervista, Crosetto ha commentato anche la decisione degli Usa di Donald Trump di limitare l’accesso dell’Ucraina ai sistemi satellitari e alle informazioni di intelligence utilizzate per difendersi dagli attacchi russi, bollandola come un “errore completo, un grave errore. Non si può fare una cosa del genere, non ha assolutamente alcun senso e non contribuisce a portare la pace”. 

“La pace arriverà quando Putin sarà convinto che ci sia una situazione di stallo, che non possa avanzare ulteriormente”, ha spiegato Crosetto. Se il presidente russo, “vede delle debolezze da parte ucraina e se gli Stati Uniti privano l’Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora crederà di poter vincere. Quindi continuerà la guerra: penso che sia completamente sbagliato”. 

L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, ricorda Bbc, è stato fin dall’inizio un forte alleato dell’Ucraina, inviando aiuti sia militari che umanitari. Crosetto dal canto suo ha promesso che il sostegno militare italiano continuerà “finché questo governo sarà in carica”, pur avvertendo che ottenere l’approvazione del Parlamento italiano per ulteriori forniture sarà “più difficile” con l’avvicinarsi delle elezioni. 

 

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politica

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Parigi, donna prova a fermare i saccheggiatori: “Perché lo fate?”

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(Adnkronos) – Una donna si è provata a opporre ai saccheggi di Parigi, durante le proteste che hanno messo a ferro e fuoco la Francia nella giornata di ieri. Mentre per la capitale, così come in altre grandi città transalpine, imperversavano i disordini a margine delle manifestazioni degli studenti, una donna è diventata virale nel suo tentativo di fermare alcuni uomini che volevano entrare e distruggere un negozio. 

“Perché lo fate? Fermatevi”, ha urlato cercando di frapporsi, invano, tra i manifestanti e la porta d’ingresso, “non è questa la causa, fermatevi”. Dopo una breve discussione con alcuni uomini, è stata spinta via di forza, con i saccheggiatori che, a volto coperto, sono entrati nel negozio urlando. 

“A cosa serve fare così? Fermatevi”, ha continuato a urlare la donna dopo essere stata allontanata da un passante, che le ha provato a spiegare come le sue rimostranze fossero inutili.  

 

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internazionale/esteri

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Italia-Usa, Meloni e il messaggio a Trump: “In tempi di crisi legame resta fondamentale”

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(Adnkronos) – “In questi momenti di crisi il legame tra gli Stati Uniti e Italia rimane cruciale, insieme dobbiamo continuare a difendere libertà e democrazia”. E’ quanto ha detto Giorgia Meloni nel video messaggio al gala per il 51esimo anniversario della National Italian American Foundation (Niaf). “Quest’anno è un anno particolarmente significativo: mentre gli Stati Uniti celebrano i 250esimo anniversario della loro indipendenza, noi anche celebriamo il profondo contributo che gli italiani e gli italo americani hanno dato alla fondazione, crescita e successo di questa grande nazione sin dall’inizio con Filippo Mazzei e la sua influenza su Thomas Jefferson”, ha affermato in apertura dell’intervento la presidente del Consiglio.  

“La storia degli italo americani è la storia della stessa America: una nazione formata da coraggio, sacrificio e la costante speranza che una vita migliore è possibile oltre l’orizzonte” ha continuato Meloni , sottolineando che “per oltre 5 decenni la Niaf è stata un ponte essenziale tra l’Italia e gli Stati Uniti, un ponte costruito su una storia condivisa, legami familiari, cultura e valori comuni”. 

La premier ha concluso ringraziando la Niaf per “il generoso impegno per la comunità italo americana: grazie per tenere viva la nostra cultura con orgoglio, resilienza e generosità”. 

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internazionale/esteri

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Sosta a Verona, controlli nel comparto Catena dal 19 ottobre: strade, orari e tariffe

Sosta a Verona: nella settimana dal 19 ottobre AMT3 concentra i controlli nel comparto Catena. Restano le verifiche notturne sugli stalli giallo-blu in tutti i quartieri. A Veronetta prosegue l’aggiornamento della segnaletica: in alcune vie il parcheggio costa due euro all’ora, anche nei festivi.

La campagna “Sosta Responsabilmente”, secondo l’aggiornamento di Verona News sui controlli AMT3 del 18 ottobre, interesserà soprattutto Lungadige Catena, via da Verrazzano e via Magellano. Gli stalli blu sono a pagamento dalle 8 alle 20 nei giorni lavorativi, sabato incluso.

Sosta a Verona: attenzione alla fascia notturna

Negli spazi giallo-blu, dalle 20 alle 8 possono parcheggiare soltanto i veicoli autorizzati. I controlli serali e notturni continueranno in tutti i quartieri. Le verifiche nel comparto Catena seguono quelle annunciate per la settimana precedente a Veronetta e nell’area Faccio-Foroni, quando l’attenzione era rivolta anche a vicolo Madonnina, salita San Sepolcro, via San Nazaro e via Trezza.

A Veronetta le tariffe giallo-blu variano fra 1 e 1,50 euro l’ora. In strade come via XX Settembre, Lungadige Pasetto e via dell’Artigliere si arriva a 2 euro dalle 8 alle 20, tutti i giorni. La segnaletica sul posto indica le condizioni dei singoli stalli mentre procedono gli adeguamenti al Piano della Sosta.

Come funziona il pagamento dal telefono

Per gli stalli blu, Paga Sosta Verona consente il pagamento senza commissioni aggiuntive. AMT3 spiega che non serve registrarsi né scaricare un’app dagli store: il servizio si apre dal browser dello smartphone. La procedura prevede la fotografia della targa, la scelta della durata e il pagamento digitale.

È possibile prolungare la sosta una sola volta, entro cinque minuti dalla scadenza. La piattaforma mostra inoltre sulla mappa il punto in cui è stato lasciato il veicolo. Non occorre esporre un tagliando cartaceo: gli accertatori possono verificare in tempo reale il pagamento. Per chi usa questo sistema, durata selezionata e orario di scadenza restano quindi i riferimenti da tenere sotto controllo.

San Giorgio in Braida e il lungadige, foto di repertorio del 2015: Didier Descouens, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Follini: “Schlein ecumenica, ma scoprirà che Meloni non è l’unica avversaria”

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(Adnkronos) – “Elly Schlein appare maestra di se stessa, non troppo in cerca di allievi. E’ la segretaria più longeva della storia del Pd, e qualche volta la lunga durata svela un merito e un talento. Ma lei sembra amare il suo partito con una misura prudente e circospetta. In altre parole, non pratica il patriottismo di setta. Tutt’altro. Cosa che rende la sua leadership niente affatto tirannica. Ma un po’ solitaria, questo sì. Non ha preteso di fondare una sua ‘corrente’, come usava nei partiti di una volta, fino a tempi recentissimi. Cosa che le ha consentito di non preoccuparsi troppo delle correnti altrui. Correnti che evidentemente non ama. Ma che può immaginare, almeno nella sua fantasia, che neppure esistano. Così la sua leadership -vista da fuori e da lontano- non appare controversa più di tanto. E neppure temprata, però. 

Ha accennato nei giorni scorsi a qualche tramestio interno, denunciando senza troppa enfasi un tentativo di ‘farla fuori’. Non inganni la crudezza del linguaggio. La denuncia è apparsa invero assai blanda, priva di quel cipiglio che solitamente serve ai leader per rovesciare le congiure di cui si sentono vittime. Così l’argomento è quasi subito passato in cavalleria, senza dar luogo a quelle dispute che sono state per anni e anni la croce (più raramente la delizia) dei segretari del passato. 

In compenso Elly Schlein ha esercitato tutta la sua pazienza e diplomazia nel rivolgersi agli ‘alleati’. Nessuno dei quali sembra godere di un eccesso di affettuosità politica da parte sua. Ma nessuno dei quali sembra rischiare un bando di esclusione. E neppure un forte (e doveroso) richiamo al gioco di squadra. Quali che siano gli argomenti o le circostanze. 

Si intuisce che il suo umore possa variare, di tanto in tanto. Ma la sua condotta politica sembra tutt’altro che umorale. Semmai appare piuttosto canonica. Nel senso che il partito non vuole sottoporlo a tensioni troppo forti. E l’alleanza ancora meno. L’animosità politica si rivolge semmai per intero all’altra metà campo. Verso cui non c’è mai, non dico un’apertura, ma forse nemmeno una curiosità. 

Ora, che Schlein abbia successo o meno dipenderà da un lungo elenco di fattori. Alcuni dei quali riguardano lei e la sua campagna (alle primarie, alle elezioni). Alcuni, ma non tutti. Poiché è evidente che il percorso iniziato quattro anni fa si andrà infine a misurare con gli umori del paese e tanto più con quelli della piazza. Laddove ribolle un sentimento di opposizione piuttosto radicale su cui la leader del Pd ha scommesso più del dovuto. 

Ma è proprio qui che l’enigma Schlein dovrà svelarsi, prima o poi. Poiché la gestione di un partito in campagna elettorale, e tanto più di un partito complesso come il Pd, avrà bisogno di una partecipazione più calda, più intensa (e anche più collegiale) di quella che si sia vista fin qui. Mentre la gestione di un’alleanza così vasta ed eterogenea, in presenza di una piazza tumultuosa, avrà bisogno a sua volta di una severità più rigorosa di quella che trapela dalla parola d’ordine della sua, chiamiamola così, testardaggine unitaria. 

Fin qui Schlein ha attinto a tutte le risorse di una sorta di diplomazia (di partito e tanto più di coalizione). Evitando con cura di litigare con tutti, anche quando si intuisce che magari le sarebbe venuto spontaneo. E confidando al tempo stesso di poter procedere lungo la sua rotta senza troppi disturbi. Ma man mano che si avvicinano le elezioni questa sorta di ecumenismo politico con cui ha cercato di proteggere se stessa non potrà che mostrare la corda. Poiché la pazienza verso tutti e verso tutto appare sulle prime come un’astuzia ben ponderata, ma a lungo andare mostra sempre un po’ la corda. 

Il fatto è che la democrazia è controversa per la sua stessa natura. Pacificamente controversa. E tanto più lo è la vita di partito. Dunque, se è vero che Schlein si è sentita insidiata da chi la voleva ‘far fuori’, c’è da aspettare che la sua risposta prima o poi smetterà di essere così vaga. A quel punto scoprirà che Meloni non sarà l’unica avversaria contro cui si dovrà battere”. (di Marco Follini) 

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politica

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Francia, 855 fermi dopo disordini. Allarme da Parigi: “Non abbiamo risorse per contrastare i saccheggi”

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(Adnkronos) –
Durante gli scontri e violenze a margine della manifestazione di ieri a Parigi le forze dell’ordine francesi hanno fermato 855 persone, secondo quanto ha reso noto la Prefettura della polizia con un bilancio diffuso nella mattina di oggi, domenica 18 ottobre, alle 8, sottolineando che si tratta di un “un numero record” di fermi.  

Nella capitale 13 agenti di polizia e gendarmi, così come due vigili del fuoco, sono rimasti feriti, ha aggiunto la prefettura, precisando che i responsabili facevano parte di “gruppi violenti, caratterizzati da dimensioni insolitamente grandi (da 500 a oltre mille persone)”. La valutazione dei danni e dei saccheggi ai danni delle attività commerciali è ancora in corso, ma “l’entità dei danni osservati è significativa”, conclude la nota.  

La prima vicesindaca di Parigi, Lamia El Aaraje, intanto lamenta la “mancanza di risorse” a disposizione della polizia per porre fine ai saccheggi che si sono protratti fino a notte fonda in molte zone della capitale. “Direi che ieri sera c’è stata chiaramente una carenza di risorse nella capitale”, ha affermato. “È inaccettabile vedere persone vandalizzare negozi e attaccare fisicamente gli edifici”, ha detto ancora a Franceinfo la vicesindaca socialista, braccio destro del sindaco Emmanuel Grégoire. El Aaraje ha infine descritto il livello di violenza come “senza precedenti, credo” a Parigi. 

 

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Milano, Sala: “Preoccupazione altissima, poche forze dell’ordine in piazza: può essere solo l’inizio”

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(Adnkronos) – “La preoccupazione è altissima”. Lo afferma il sindaco di Milano Giuseppe Sala ospite di Rtl 102.5 all’indomani della guerriglia urbana che una frangia di manifestanti contro il caro vita ha messo in scena in scena nel centro città. Dal primo cittadino arriva una condanna a chi ha danneggiato e “totale solidarietà totale alle forze dell’ordine, io sono con loro”, ma giunge anche una riflessione.  

“Soprattutto in piazza Duomo si vede una quantità di protestanti e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo. Ho l’impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell’ordine non fossero adeguate, ieri mi sembravano tanti contro pochi” spiega il primo cittadino che parla di circa “200 poliziotti, erano pochi”. Sala teme altri disordini nelle prossime settimane, visto quanto accade anche in Francia, e ribadisce di aver avuto, per la prima volta, dopo anni e cortei, “questa sensazione di non controllo della piazza”.  

Il sindaco ha chiesto però di non confondere chi devasta con gli studenti che sono scesi numerosi in piazza e non hanno creato danni. Il primo cittadino ricorda “la complessità” dell’ordine pubblico, di gruppi che si staccano dal corteo e si dividono rendendo complicato il controllo della piazza: “La polizia ha cercato di far arrivare degli idranti in zona Duomo e non è semplicissimo, noi dobbiamo essere ancora più pronti. Io sono solo molto preoccupato che queste sono le prime prove che vedremo…”, una violenza che “io non ho la minima volontà di giustificare” sottolinea il primo cittadino che ribadisce la solidarietà alle forze dell’ordine. 

“Noi non siamo preparati e temo anche che all’interno della comunità poi inizi il tutti contro tutti. Ieri sera mi segnalavano dei post social che identificavano alcuni dei ragazzi vicini alla protesta…con il rischio di arrivare alla soluzione che ci si fa giustizia (da sé, ndr)” conclude. Si tratta di post social poi ‘corretti’, come “finti” e di scherno alla sinistra. 

 

Milano si è risvegliata provando a cancellare gli ultimi segni di una guerriglia urbana che ieri, sabato 17 ottobre, nessuno pensava fosse capace di esplodere e diventare incontenibile. Manca ancora una conta ufficiale, ma sono una sessantina i fermati – la metà minorenni – e almeno 25 i feriti (nessuno grave) medicati in diversi ospedali, tra cui una decina delle forze dell’ordine. I dati definitivi, attesi nelle prossime ore, non sposteranno il focus: Milano, per l’intero pomeriggio, forse per una sottovalutazione del corteo, è stata in balia di una rabbia che ha trovato sfogo nella violenza. 

Le strade sono ripulite, ma restano le tante vetrine sventrate dalla furia cieca di ragazzini che hanno colpito senza bandiera o fede politica. Niente centri sociali, pochi volti maturi, chi ha distrutto usando mazze, cestini dei rifiuti, bici a noleggio o sanpietrini, ha i volti di quelli che vengono etichettati come ‘maranza’ o ‘giovani di seconda generazione’, parole che poco dicono su chi siano davvero e che invece provano a segnare una differenza di origine più che di frustrazione. La condanna della politica è totale, ma da oggi Milano non può ignorare una rabbia che afferra, devasta, saccheggia quello a cui non può più accedere. I cognomi dei fermati sono anche italiani a testimoniare una rabbia trasversale. Se per Expo, nel 2015, la città fu messa a ferro e fuoco da gruppi organizzati con giovani stranieri nelle frange più violente, questa volta a distruggere è chi qui, tra centro e hinterland, ci vive. 

La lista dei danni è ancora da definire, tra vetrine distrutte, negozi saccheggiati, arredi dati alle fiamme, ma i tavolini dei bar del centro sono già pronti a ospitare nuovi turisti ignari della battaglia (alcuni non si sono fermati con i selfie neppure con le fiamme in piazza Duomo). La città si rimette a lucido – lo ha fatto fin da ieri sera con cittadini arrabbiati per la guerriglia e impegnati a rimettere a posto transenne e tavolini rotti – ma la sensazione è che oggi sia più difficile mettere la polvere sotto il tappeto. 

 

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cronaca

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