venerdì, Novembre 6, 2026
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Francia, 855 fermi dopo disordini. Allarme da Parigi: “Non abbiamo risorse per contrastare i saccheggi”

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(Adnkronos) –
Durante gli scontri e violenze a margine della manifestazione di ieri a Parigi le forze dell’ordine francesi hanno fermato 855 persone, secondo quanto ha reso noto la Prefettura della polizia con un bilancio diffuso nella mattina di oggi, domenica 18 ottobre, alle 8, sottolineando che si tratta di un “un numero record” di fermi.  

Nella capitale 13 agenti di polizia e gendarmi, così come due vigili del fuoco, sono rimasti feriti, ha aggiunto la prefettura, precisando che i responsabili facevano parte di “gruppi violenti, caratterizzati da dimensioni insolitamente grandi (da 500 a oltre mille persone)”. La valutazione dei danni e dei saccheggi ai danni delle attività commerciali è ancora in corso, ma “l’entità dei danni osservati è significativa”, conclude la nota.  

La prima vicesindaca di Parigi, Lamia El Aaraje, intanto lamenta la “mancanza di risorse” a disposizione della polizia per porre fine ai saccheggi che si sono protratti fino a notte fonda in molte zone della capitale. “Direi che ieri sera c’è stata chiaramente una carenza di risorse nella capitale”, ha affermato. “È inaccettabile vedere persone vandalizzare negozi e attaccare fisicamente gli edifici”, ha detto ancora a Franceinfo la vicesindaca socialista, braccio destro del sindaco Emmanuel Grégoire. El Aaraje ha infine descritto il livello di violenza come “senza precedenti, credo” a Parigi. 

 

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internazionale/esteri

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Milano, Sala: “Preoccupazione altissima, poche forze dell’ordine in piazza: può essere solo l’inizio”

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(Adnkronos) – “La preoccupazione è altissima”. Lo afferma il sindaco di Milano Giuseppe Sala ospite di Rtl 102.5 all’indomani della guerriglia urbana che una frangia di manifestanti contro il caro vita ha messo in scena in scena nel centro città. Dal primo cittadino arriva una condanna a chi ha danneggiato e “totale solidarietà totale alle forze dell’ordine, io sono con loro”, ma giunge anche una riflessione.  

“Soprattutto in piazza Duomo si vede una quantità di protestanti e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo. Ho l’impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell’ordine non fossero adeguate, ieri mi sembravano tanti contro pochi” spiega il primo cittadino che parla di circa “200 poliziotti, erano pochi”. Sala teme altri disordini nelle prossime settimane, visto quanto accade anche in Francia, e ribadisce di aver avuto, per la prima volta, dopo anni e cortei, “questa sensazione di non controllo della piazza”.  

Il sindaco ha chiesto però di non confondere chi devasta con gli studenti che sono scesi numerosi in piazza e non hanno creato danni. Il primo cittadino ricorda “la complessità” dell’ordine pubblico, di gruppi che si staccano dal corteo e si dividono rendendo complicato il controllo della piazza: “La polizia ha cercato di far arrivare degli idranti in zona Duomo e non è semplicissimo, noi dobbiamo essere ancora più pronti. Io sono solo molto preoccupato che queste sono le prime prove che vedremo…”, una violenza che “io non ho la minima volontà di giustificare” sottolinea il primo cittadino che ribadisce la solidarietà alle forze dell’ordine. 

“Noi non siamo preparati e temo anche che all’interno della comunità poi inizi il tutti contro tutti. Ieri sera mi segnalavano dei post social che identificavano alcuni dei ragazzi vicini alla protesta…con il rischio di arrivare alla soluzione che ci si fa giustizia (da sé, ndr)” conclude. Si tratta di post social poi ‘corretti’, come “finti” e di scherno alla sinistra. 

 

Milano si è risvegliata provando a cancellare gli ultimi segni di una guerriglia urbana che ieri, sabato 17 ottobre, nessuno pensava fosse capace di esplodere e diventare incontenibile. Manca ancora una conta ufficiale, ma sono una sessantina i fermati – la metà minorenni – e almeno 25 i feriti (nessuno grave) medicati in diversi ospedali, tra cui una decina delle forze dell’ordine. I dati definitivi, attesi nelle prossime ore, non sposteranno il focus: Milano, per l’intero pomeriggio, forse per una sottovalutazione del corteo, è stata in balia di una rabbia che ha trovato sfogo nella violenza. 

Le strade sono ripulite, ma restano le tante vetrine sventrate dalla furia cieca di ragazzini che hanno colpito senza bandiera o fede politica. Niente centri sociali, pochi volti maturi, chi ha distrutto usando mazze, cestini dei rifiuti, bici a noleggio o sanpietrini, ha i volti di quelli che vengono etichettati come ‘maranza’ o ‘giovani di seconda generazione’, parole che poco dicono su chi siano davvero e che invece provano a segnare una differenza di origine più che di frustrazione. La condanna della politica è totale, ma da oggi Milano non può ignorare una rabbia che afferra, devasta, saccheggia quello a cui non può più accedere. I cognomi dei fermati sono anche italiani a testimoniare una rabbia trasversale. Se per Expo, nel 2015, la città fu messa a ferro e fuoco da gruppi organizzati con giovani stranieri nelle frange più violente, questa volta a distruggere è chi qui, tra centro e hinterland, ci vive. 

La lista dei danni è ancora da definire, tra vetrine distrutte, negozi saccheggiati, arredi dati alle fiamme, ma i tavolini dei bar del centro sono già pronti a ospitare nuovi turisti ignari della battaglia (alcuni non si sono fermati con i selfie neppure con le fiamme in piazza Duomo). La città si rimette a lucido – lo ha fatto fin da ieri sera con cittadini arrabbiati per la guerriglia e impegnati a rimettere a posto transenne e tavolini rotti – ma la sensazione è che oggi sia più difficile mettere la polvere sotto il tappeto. 

 

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cronaca

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Maltrattamento di animali a Verona, il Comune parte civile nel processo per i cani detenuti

Maltrattamento di animali a Verona: per la prima volta il Comune si costituisce parte civile in un processo. Al centro del procedimento ci sono le condizioni in cui venivano tenuti alcuni cani. La vicenda è partita da una segnalazione alla LAV e dalla denuncia della garante comunale Emanuela Pasetto.

Come riferisce Telenuovo sulla costituzione di parte civile, l’amministrazione, rappresentata dal sindaco Damiano Tommasi, è assistita dall’avvocato Emilio Marchiotto. Il procedimento riguarda il proprietario degli animali.

Maltrattamento di animali: le condizioni dei cani

Secondo la ricostruzione delle indagini, i cani sarebbero rimasti costantemente all’aperto, in recinti rudimentali, con pavimentazioni sconnesse, rifiuti pericolosi e ristagni d’acqua. Mancavano acqua fresca e condizioni igieniche adeguate. Una situazione associata a sofferenza e aggressività degli animali. Tre cani sono morti; gli altri sono stati sequestrati su disposizione della Procura e affidati definitivamente all’ENPA di Verona.

Verona News ricostruisce l’intervento delle guardie OIPA e dei carabinieri e richiama il regolamento comunale per il benessere degli animali, adottato nel 2010 e aggiornato dal Consiglio il 12 giugno 2025. La scelta di partecipare al procedimento viene collegata al ruolo istituzionale dell’ente nella protezione e nel rispetto della dignità degli animali.

Il servizio comunale per le segnalazioni

L’Ufficio Tutela Animali del Comune raccoglie le segnalazioni dei cittadini e coordina gli interventi con Polizia locale, forze dell’ordine e guardie zoofile OIPA. Si occupa anche delle emergenze che coinvolgono animali liberi o di proprietà e fornisce informazioni sulle regole vigenti. Il contatto è animali@comune.verona.it; il servizio risponde telefonicamente dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13, ai numeri 045 8078794 e 045 8078755. Fra le competenze del servizio rientrano inoltre il censimento e la gestione delle colonie feline presenti sul territorio comunale.

Il benessere degli animali entra anche nell’organizzazione del lavoro municipale: dal 1° novembre la nuova disciplina sui cani negli uffici comunali consentirà l’accesso negli spazi autorizzati, con obblighi di igiene, custodia e rispetto dei colleghi.

Foto di repertorio dalla libreria immagini di VeronaOnline.

Ucraina, maxi attacco su San Pietroburgo: Kiev colpisce impianto petrolifero

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(Adnkronos) –
Continua senza sosta la guerra tra Russia e Ucraina. Nel corso di un attacco su larga scala sferrato nella notte contro San Pietroburgo, le forze ucraine hanno colpito un terminal petrolifero, un centro dati e un ponte. Lo riferiscono i media statali russi, precisando che droni ucraini hanno colpito il terminal petrolifero di San Pietroburgo e un centro dati appartenente alla società russa di social media VKontakte. Aleksandr Drozdenko, governatore dell’oblast’ di San Pietroburgo, ha annunciato che 127 droni ucraini sono stati abbattuti nella regione, che i detriti di un drone hanno danneggiato 4 auto in un parcheggio e che sono stati segnalati incendi. 

I canali di monitoraggio ucraini Exilenova+ e Supernova+ hanno riferito che il “massiccio” attacco con i droni è iniziato alle 2,50 ora locale. Filmati amatoriali girati da residenti di San Pietroburgo mostrano quelli che sembrano essere droni ucraini in volo e i sistemi di difesa aerea della città in azione. Si possono vedere forti esplosioni illuminare il cielo notturno della città situata a 856 chilometri a nord del confine ucraino. I video girati sul posto sembrano mostrare anche un drone ucraino che colpisce un ponte a otto corsie nella città e altri video ritrarrebbero il terminal petrolifero di San Pietroburgo avvolto dalle fiamme. 

Secondo quanto riportato dalla Tass, l’attacco sul data center nella regione non ha comportato disagi rilevanti, con i servizi che sono comunque disponibili nel Paese, mentre alcuni voli dell’aeroporto di Pulkovo stanno subendo diverse modifiche. Al momento non si registrano vittime, mentre alcuni detriti di droni sono caduti su un’abitazione privata vicino alla città di Kirovsk e su un condominio a Vsevolozhsk. Altri detriti si sono invece schiantati sulle linee elettriche della regione, provocando interruzioni di corrente. 

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internazionale/esteri

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Meteo, piogge sull’Italia: in settimana torna il maltempo

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(Adnkronos) –
Torna il maltempo sull’Italia. A partire da oggi, domenica 18 ottobre, nel Paese entreranno correnti instabili che allenteranno l’alta pressione registrata negli ultimi giorni, con temperature più alte della media, e si verificheranno precipitazioni che, gradualmente nel corso della settimana, si estenderanno a tutta Italia. 

Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, indica l’avvio di una nuova fase di instabilità metereologica a partire da oggi, con le piogge che saranno concentrate soprattutto su Piemonte, Liguria, Lombardia occidentale e le aree tirreniche della Toscana. Deboli precipitazioni interesseranno invece anche Sicilia, Sardegna e i settori tirrenici della Calabria. Sul resto d’Italia resisteranno, per il momento, condizioni di stabilità con ampi spazi soleggiati e temperature massime fino a 23-24°C al Centro-Sud e sulle due isole. 

La situazione inizierà a cambiare a partire da lunedì 19, quando deboli precipitazioni saranno confinate tra basso Piemonte e Liguria, ma saranno preludio a una ripresa di instabilità. Martedì 20 ottobre infatti l’ingresso di una saccatura atlantica favorirà un generale peggioramento delle condizioni meteorologiche su gran parte del territorio nazionale. 

La regione maggiormente interessata potrebbe essere la Liguria, dove la circolazione nei bassi strati favorirebbe la genesi di sistemi temporaleschi strutturati. Su quest’area potrebbe instaurarsi una linea di convergenza tra il flusso caldo e umido di Scirocco, in risalita da sud-est, e le correnti più fredde settentrionali di Tramontana: l’interazione tra le due masse d’aria determinerà forti temporali. 

Contemporaneamente, precipitazioni diffuse coinvolgeranno il restante Centro-Nord, specialmente l’alto Piemonte, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, la Toscana e la Campania, con raffiche di Scirocco stimate fino a 40-50 km/h lungo i litorali. Forte instabilità è prevista anche nella giornata di mercoledì ed è destinata a caratterizzare il resto della settimana. 

 

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cronaca

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L’inaffidabilità ha le sue ragioni. E la Nemesi prende appunti

Le alleanze richiedono impegni credibili: le oscillazioni diplomatiche, le sanzioni e l’energia mettono alla prova la fiducia tra partner internazionali. Le scelte dei governi si misurano anche con la responsabilità verso chi subisce le guerre.

Alleanze e fiducia alla prova delle conseguenze

Alleanze e fiducia: illustrazione con statua e scritta La Nemesi prende appunti

Sanzioni, promesse di pace e giravolte diplomatiche: quando l’alleato diventa una variabile imprevedibile, la fiducia comincia a fare i bagagli.

L’incostanza e il tradimento sono temi antichi quanto la storia umana. Hanno ispirato tragedie, romanzi, riflessioni filosofiche e, più recentemente, conferenze stampa capaci di lasciare gli osservatori con una domanda tutt’altro che marginale: ma da che parte stiamo andando?

La politica internazionale, del resto, offre materiale inesauribile. Prendiamo la questione dell’energia e i rapporti con Mosca. Le aperture americane sul fronte petrolifero e le possibili attenuazioni delle sanzioni alla Russia rischiano di indebolire proprio quella pressione economica concepita per limitarne le risorse destinate allo sforzo bellico. Un risultato che, agli occhi degli alleati europei e ucraini, può apparire più come una concessione al Cremlino che come un passo verso una pace condivisa.

Naturalmente, ogni iniziativa diplomatica merita di essere giudicata dai suoi risultati, non soltanto dalle intenzioni dichiarate. Se l’obiettivo è favorire una tregua negli attacchi alle infrastrutture energetiche, ben venga. Ma occorre che alle dichiarazioni facciano seguito i fatti, possibilmente riconoscibili anche da chi dovrebbe beneficiarne. Un’intesa annunciata non equivale necessariamente a un accordo operativo; e una pace proclamata prima che le parti la riconoscano rischia di restare una creatura della comunicazione politica.

Quanto al prezzo del diesel, poi, il mercato possiede un difetto imperdonabile: non sempre obbedisce ai comunicati. Il costo dei carburanti dipende da una combinazione di fattori, dalle quotazioni del greggio alle tensioni geopolitiche, dai rischi per le rotte marittime alle aspettative degli operatori. Le perturbazioni nei passaggi strategici, a cominciare dallo Stretto di Hormuz, possono produrre effetti ben oltre la regione interessata, raggiungendo l’Europa, l’Asia e, naturalmente, gli Stati Uniti.

Pensare di governare simili equilibri senza prevedere le conseguenze delle proprie mosse è un esercizio di ottimismo che rasenta l’arte divinatoria. E quando il prezzo alla pompa non collabora con le promesse, la soddisfazione degli automobilisti rischia di rimanere confinata nei discorsi di chi quelle promesse ha formulato. Il consumatore, si sa, è un giudice poco incline alla poesia: preferisce che a parlare sia lo scontrino.

Resta poi un interrogativo: quale sarebbe il prezzo politico di una pace ottenuta allentando le sanzioni a Mosca, mentre Kyiv teme di perdere strumenti essenziali per la propria difesa? Se esiste una strategia capace di conciliare concessioni, sicurezza e cessazione delle ostilità, sarà bene illustrarla con chiarezza. Altrimenti, si corre il rischio di scambiare la complessità diplomatica per una profondità strategica riservata a pochi iniziati. Una distinzione sottile, certo, ma non irrilevante: talvolta il piano è geniale; altre volte è semplicemente difficile da spiegare perché difficile da comprendere.

Nel frattempo, Mosca può accogliere con soddisfazione ogni attenuazione della pressione economica, mentre l’Ucraina continua a pagare un prezzo umano drammatico. E la Nemesi, antica signora dell’equilibrio e delle conseguenze, non sembra particolarmente impressionata dalle dichiarazioni di vittoria. Non interviene con fulmini e saette: le basta lasciare che siano i fatti, prima o poi, a presentare il conto.

In politica, il conto arriva spesso sotto forma di consenso perduto. Quando l’economia non dà le risposte attese, le promesse si scontrano con la realtà e gli elettori cominciano a dubitare, anche il protagonista più imprevedibile della scena internazionale può scoprire che l’attenzione mediatica non coincide necessariamente con l’approvazione popolare. La visibilità è un bene prezioso, ma non sempre convertibile in voti. E, soprattutto, non si può pagare il pieno con un comunicato stampa.

Per l’Europa, queste oscillazioni rappresentano qualcosa di più di un motivo di perplessità. Sono un richiamo a ripensare seriamente la propria autonomia energetica, industriale, politica e militare. Un’alleanza rimane un patrimonio prezioso quando poggia su interessi condivisi, impegni credibili e una ragionevole continuità di comportamento. Se, invece, ogni decisione può essere rimessa in discussione dalla prossima giravolta, anche il partner più storico finisce per somigliare a un vicino cordiale che, ogni tanto, cambia la serratura senza avvertire.

Non si tratta di rinunciare alle alleanze, né di confondere l’autonomia con l’isolamento. Si tratta, più semplicemente, di non affidare interamente la propria sicurezza alla buona disposizione altrui. La storia recente insegna che la fiducia è indispensabile, ma la prudenza lo è altrettanto. E che una strategia fondata sulla speranza che tutto vada bene non è necessariamente una strategia: talvolta è soltanto una preghiera formulata in linguaggio diplomatico.

Qui si torna al punto di partenza: l’incostanza, l’inaffidabilità e il tradimento. Tre concetti vicini, ma non identici. L’incostanza è il cambiare frequentemente direzione; l’inaffidabilità è l’incapacità, o la mancata volontà, di offrire garanzie sufficienti di coerenza; il tradimento, invece, evoca una rottura della lealtà e porta con sé un giudizio morale più severo.

Nelle relazioni internazionali, non è sempre necessario stabilire se qualcuno abbia tradito per domandarsi se sia ancora prudente affidargli le chiavi di casa. Basta osservare la distanza fra gli impegni assunti e i comportamenti successivi, fra le rassicurazioni offerte e le conseguenze delle decisioni. Quando questa distanza diventa abituale, la fiducia non scompare necessariamente, ma comincia a chiedere garanzie.

Michele Scirpoli lo riassume in una frase efficace: «Chi ti ha tradito tornerà a farlo, non perché ci prova gusto, ma perché ciò rientra nella sua indole».

Una massima severa, forse troppo assoluta per essere applicata indistintamente alle persone e, ancor più, alle nazioni. Le circostanze cambiano, gli interessi evolvono e perfino gli avversari possono diventare interlocutori affidabili. Ma la fiducia, quando viene ripetutamente delusa, non può essere ricostruita con la sola forza delle dichiarazioni.

In fondo, il problema non è cambiare idea: è pretendere che gli altri continuino a fidarsi come se non fosse cambiato nulla. Le alleanze, come le amicizie, possono sopportare divergenze e persino qualche brusca sterzata; ciò che faticano a sopportare è l’incertezza trasformata in metodo.

E così la Nemesi continua a prendere appunti, senza fretta e senza pregiudizi. Non le occorrono né schieramenti né conferenze stampa: le basta aspettare che le decisioni producano le loro conseguenze.

Perché, in diplomazia come nella vita, cambiare la serratura non significa necessariamente dichiarare guerra. Qualche volta significa soltanto aver imparato la lezione. E impararla prima che arrivi il conto è, dopotutto, una delle poche forme di saggezza che non richiedono traduzioni.

Giuseppe Arnò

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Foto by Canva remix

“Alberto Angela racconta Giulio Cesare”, oggi la serata evento su Rai1

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(Adnkronos) – La vita, le imprese, gli amori e l’eredità di Giulio Cesare, uno dei grandi protagonisti della storia. È il racconto al centro di “Alberto Angela racconta Giulio Cesare”, la serata-evento di Rai Cultura in onda oggi, domenica 18 ottobre, alle 21.30 su Rai 1, nella prestigiosa cornice del Colosseo.  

Ad accompagnare gli spettatori in questo affascinante viaggio nel tempo sarà Alberto Angela che, dal Colosseo, di fronte a un pubblico di giovani e con il commento musicale di un’orchestra dal vivo, ripercorrerà la straordinaria vicenda umana e politica di Cesare. Il Colosseo ai tempi di Cesare ancora non esisteva e sarebbe stato inaugurato più di un secolo dopo la sua morte, ma resta uno dei simboli più potenti di quella Roma imperiale che proprio nelle conquiste e nelle trasformazioni politiche avviate da Cesare affonda alcune delle sue fondamenta. È da qui che prende vita un viaggio che parte dalle Idi di Marzo e torna indietro nel tempo, fino agli anni decisivi che trasformarono un ambizioso uomo politico nel conquistatore della Gallia e nell’uomo più potente di Roma. Battaglie, intrighi politici, amori, alleanze e tradimenti compongono così il ritratto di una personalità complessa, affascinante e controversa, mentre il Colosseo diventa parte integrante dello spettacolo e, grazie alla realtà aumentata e alle ricostruzioni immersive, si trasforma nei luoghi in cui si svolsero gli eventi narrati. Il racconto di Alberto Angela, accompagnato da immagini e sequenze, permetterà di incontrare i protagonisti dell’epoca e di entrare nel mondo delle legioni, della Roma repubblicana, dei popoli della Gallia e tra le monumentali vestigia dell’Egitto dei faraoni. Dalla conquista dell’Europa occidentale allo scontro con Pompeo, dal passaggio del Rubicone alla guerra civile, fino al viaggio sul Nilo e alla storia d’amore con Cleopatra, la vicenda personale di Cesare si intreccia con la crisi della Repubblica e con la sua irresistibile ascesa, spezzata infine dal brutale assassinio ad opera dei congiurati alle Idi di Marzo del 44 a.C. Un grande racconto televisivo, spettacolare ma rigorosamente storico, che prova a comprendere perché, a più di duemila anni dalla sua morte, il nome di Cesare continui a essere sinonimo di successo e vittoria. 

La serata è realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura, il Ministero del Turismo e il Parco Archeologico del Colosseo. 

“Alberto Angela racconta Giulio Cesare” è una produzione realizzata da Rai Cultura e dalla Direzione Produzione Tv – Centro di Produzione Tv di Roma, diretta da Fabrizio Guttuso Alaimo, con la fotografia di Roberto Andreozzi. Il programma è scritto da Alberto Angela con Fabio Buttarelli, Luca Di Ciaccio, Vito Lamberti ed Emilio Quinto. Capo progetto Anna Maria Tiberi, a cura di Francesca Giovannetti. 

 

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Lino Banfi si commuove: “Una carriera bellissima, ho 90 anni ma il pubblico ancora mi emoziona”

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(Adnkronos) –
Lino Banfi in lacrime a ‘Tu si que vales’. L’attore, per tutti il nonno d’Italia è stato ospite speciale della puntata andata in onda ieri, sabato 17 ottobre, e ha rivolto un discorso a tutti i telespettatori e il pubblico in studio ringraziandoli per tutto l’affetto ricevuto in tutti questi anni di carriera e nel farlo, l’attore pugliese, si è emozionato.  

 

 

Dopo un esibizione, al fianco di Sabrina Ferilli, con la parrucca ‘alla’ Little Tony, Banfi ha detto: “Tutto mi aspettavo ma non questa cosa. Ha completato questo mio compleanno che non finisce mai, dall’11 luglio che festeggio. 90 anni”, dice l’attore tra gli applausi del pubblico. 

“Novanta anni senza inganni, senza fare danni, senza malanni. Io ho fatto una carriera bellissima, ho dato retto a quello che mi diceva papa Francesco ‘tu fai solletico a quattro generazioni, solletico al cuore delle persone’. E questo sta succedendo, è successo e vedere la gente in piedi che mi applaude mi riempe il cuore di gioia”, ha concluso in lacrime e tra gli occhi lucidi del resto del cast di Tu si que vales. 

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The Strokes, a Bologna anche ‘Bella ciao’ per una band che non vuole piacere a tutti i costi

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(Adnkronos) – Non c’è un’altra ‘Reptilia’ da cercare o una nuova ‘Last Nite’ da replicare. The Strokes arrivano all’Unipol Arena di Bologna con ventotto anni di carriera alle spalle e un nuovo album, ‘Reality Awaits’, che prende le distanze, almeno in parte, da quello che la band è stata finora. Il pubblico è qui per le canzoni che conosce a memoria, la band porta sul palco anche quelle che fino a qualche mese fa non erano pensabili nel loro repertorio. Come fanno a essere gli stessi Strokes che hanno travolto la scena rock dei primi anni Duemila e quelli che oggi sembrano sempre meno interessati a piacere a tutti i costi? È un equilibrio che la band newyorkese ha imparato a gestire nel tempo. Nel 2001 ‘Is This It?’ aveva fissato i canoni del revival garage rock, dando vita negli anni a una serie infinita di cloni: la voce svogliata di Julian Casablancas e altri quattro musicisti capaci di ottenere un risultato perfetto senza sforzo apparente.  

Non a caso, dopo ‘Room on Fire’ del 2003, ogni tentativo di allontanarsi da quella formula è stato misurato sul confronto con i primi dischi. Da ‘Is This It?’, con la sua apparente semplicità, agli esperimenti di ‘Angles’ (2011) e ‘Comedown Machine’ (2013) e il diverso equilibrio di ‘The New Abnormal’ del 2020, gli Strokes hanno continuato a modificare la propria formula, senza liberarsi mai del tutto dall’etichetta di indie band degli esordi. ‘Reality Awaits’, pubblicato lo scorso luglio e prodotto da Rick Rubin, ha sparigliato le carte. L’Auto-Tune che deforma la voce di Casablancas ha diviso critica e fan ma è anche uno degli elementi più interessanti del disco. Di fatto, Casablancas è tra i pochi a usarlo senza dare sui nervi. Le critiche di Anthony Fantano, tra i recensori musicali più seguiti su YouTube, sono finite persino nel mirino della band, che gli ha risposto per le rime in ‘Lonely in the Future’. Uno dei brani che arriva anche sul palco di Bologna, insieme a ‘Dine N’ Dash’, che cambia continuamente direzione. Dal vivo il legame con il pubblico non si è allentato. Anzi, la band appare in forma come non accadeva da un po’.  

L’attesa italiana è stata lunga: l’ultima esibizione nel nostro Paese risale al 2011, a Vigevano, dove il concerto era stato interrotto per problemi tecnici e portato a termine con una scaletta ridotta. A Bologna è l’unica data italiana e l’Unipol Arena è tutto esaurito. La nuova stagione degli Strokes, del resto, assomiglia a una seconda Golden Age, con un tour sold out e biglietti diventati introvabili per chi non si è mosso in tempo. La formazione sale sul palco dopo le esibizioni di Alex Cameron e Fat White Family. Julian Casablancas entra in scena con un lungo cappotto nero e gli occhiali da sole, nonostante il caldo. Cappotto che, inspiegabilmente, resterà addosso per tutto il concerto. Lo chiude e lo stringe spesso con una mano sul ventre, quasi a volerlo tenere fermo, mentre ondeggia sul palco e in più momenti canta dando le spalle al pubblico. Ma quando parte ‘Reptilia’, la distanza dura poco: la seconda canzone della serata ottiene come reazione un “wow” da parte del cantante stesso. La scaletta affianca i classici – ‘Hard to Explain’, ‘Someday’, ‘Last Nite’, ‘Take It or Leave It, ‘The Adults Are Talking’ – ai brani più recenti, compresi quelli di ‘Reality Awaits’ e alcune chicche, come l’apertura affidata alla nuova ‘Tyrants of the Mellow Moon’.  

 

La distanza tra gli esordi e il presente si sente, è vero, ma non cancella l’intesa tra Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture. Sul palco, Casablancas continua a fare di testa sua. Nelle date londinesi ha improvvisato battute, cambiato testi e rallentato alcuni brani. A un fan che chiedeva una canzone ha risposto: “Se volete che non suoniamo mai un brano, chiedetecelo”. All’Unipol Arena chiede al pubblico quanti non sono di Bologna e le mani che si sollevano sono migliaia. “Allora potete uscire” scherza indicando la porta. Di recente gli Strokes hanno allargato i loro orizzonti. Il 2 ottobre scorso, al concerto di Flushing Meadows, a New York, Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez sono saliti sul palco per introdurre la band, richiamando temi come le disuguaglianze economiche e l’opposizione all’autoritarismo. La politica è entrata così nel racconto di un gruppo che, agli inizi, sembrava voler parlare soltanto di canzoni. E Bologna non è da meno. L’italiano Fabrizio Moretti, alla batteria, intona ‘Bella ciao’ a sorpresa, trascinando Casablancas e l’intera arena che si mette a cantare l’inno partigiano, prima di riprendere le bacchette e attaccare ‘Lonely in the Future’. 

“I just wanted to be one of the Strokes” cantava Alex Turner degli Arctic Monkeys nel 2018. Una frase che oggi racconta l’influenza di Casablancas e compagni su chi è arrivato dopo di loro ma anche quella da cui gli stessi The Strokes hanno provato, disco dopo disco, a prendere le distanze. A Bologna qualcuno si aspettava ancora la band del 2001. Non l’ha ritrovata, per fortuna. O almeno, ha trovato gli Strokes di oggi: meno interessati a ripetersi, ancora capaci di far saltare un’arena intera con brani come ‘Reptilia’ e ‘Last Nite’ e sì, di sorprendere anche con ‘Bella ciao’. (di Federica Mochi) 

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spettacoli

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CUP Ulss 9, chiamate interrotte dopo 33 minuti: i comitati chiedono risposte e più personale

Il CUP Ulss 9 torna al centro delle segnalazioni: secondo i comitati per la sanità pubblica, le chiamate cadono dopo 33 minuti di attesa. La richiesta di intervenire è stata inviata ai vertici aziendali e alla Regione, con particolare attenzione alle difficoltà degli utenti più fragili.

La denuncia dei Comitati Veronesi per la Sanità Pubblica, riferita da Telenuovo il 17 ottobre, raccoglie esperienze di cittadini dei diversi distretti della Scaligera. Dopo oltre mezz’ora senza riuscire a parlare con un operatore, gli utenti dovrebbero ricominciare la procedura e affrontare una nuova attesa.

I rappresentanti descrivono una difficoltà ricorrente, che penalizzerebbe soprattutto anziani, persone fragili e chi incontra ostacoli nell’accesso ai servizi. La segnalazione è stata rivolta alla Direzione generale e all’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Ulss 9. Una PEC ha raggiunto anche l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa e la presidente della Quinta Commissione Manuela Lanzarin.

CUP Ulss 9: le richieste e la raccolta delle testimonianze

I comitati chiedono di eliminare la causa delle interruzioni, rafforzare gli addetti alle prenotazioni telefoniche e fornire una risposta scritta che indichi motivi e tempi di soluzione. Le conseguenze prospettate comprendono maggiore pressione sugli sportelli fisici e difficoltà nel disdire gli appuntamenti: posti inutilizzati potrebbero così restare indisponibili per altri pazienti.

La raccolta delle segnalazioni attraverso 35 sportelli nel Veronese, descritta il 18 ottobre da Verona News, accompagna l’offerta di informazioni gratuite sui diritti in caso di attese troppo lunghe. I comitati invitano chi ha incontrato il problema a raccontare la propria esperienza.

Il tema dell’accesso si inserisce nel precedente confronto tra sindacati e Ulss 9 sulle ore dei servizi CUP in appalto. In quella vicenda le organizzazioni contestavano la rimodulazione, mentre l’azienda sosteneva che la risposta agli utenti restasse garantita. La nuova segnalazione riguarda specificamente il canale telefonico: le cause delle interruzioni restano da chiarire.