venerdì, Novembre 6, 2026
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The Voice Senior, la storia di Francesca Magnelli: “Ho rincorso la mia identità per 30 anni”

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Lacrime e commozione a The Voice Senior. Tra i concorrenti che si sono esibiti nel corso della puntata andata in onda ieri non è passata inosservata Francesca Magnelli che ha portato sul palco voce, grinta e una storia che ha commosso i giudici.  

La concorrente si è presentata con il brano ‘La fine’ di Nesli e ha convinto alle prime note Arisa, che è stata la prima a girarsi. Seguita poi da Fiorella Mannoia, da Clementino e Rocco Hunt, ricevendo la standing ovation dal pubblico. “Io sono Francesca, in arte Francis. Ho 62 anni e vengo da Lucca. Ho un percorso di vita un po’ particolare perché i primi 30 anni li ho passati a rincorrere la mia vera identità, artistica e personale. Poi sono rinata come Francesca”.  

L’artista ha spiegato il motivo per cui ha scelto di cantare il brano di Nesli, rivisitato da Tiziano Ferro: “Racconta molto del mio vissuto e la sento profondamente mia. ‘Chiedo scusa a chi ho tradito e fanculo a ogni nemico’, dedicata a tutti quelli che hanno pensato che non riuscissi a fare questo percorso e avere questo coraggio”. 

 

 

Una storia di sofferenza e riscatto che è arrivata dritta nel cuore dei giurati, in particolare in quello di Clementino che emozionato ha aggiunto: “Ho sentito l’emozione quando ero ancora girato. Tutti vogliamo essere migliori, mi hai emozionato tanto”. Arisa poi le ha proposto di duettare insieme sulle note de ‘La donna cannone’ e dopo il brano Francis ha scelto il suo coach: “Dopo questo duetto come faccio? Scelgo Arisa”. 

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Lampitella (Meritocrazia Italia), “L’IA non sia guidata solo dal profitto, le persone restino al

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L’intelligenza artificiale deve innovare il mondo del lavoro senza mettere in secondo piano le persone e il loro valore. Meritocrazia Italia propone incentivi fiscali per le imprese che investono nella tecnologia senza rinunciare al capitale umano e chiede di riconoscere anche il “diritto all’imperfezione”. Lo ha detto Lampitella, vicepresidente nazionale di Meritocrazia Italia, all’8° Congresso di Meritocrazia Italia che si tiene a Roma il 16 e il 17 ottobre, illustrando la proposta dell’associazione sul futuro del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.

Festa Roma: Javier Bardem show, infiamma il red carpet e si siede al posto dei fotografi

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(Adnkronos) – Il calore latino di Javier Bardem infiamma il red carpet della 21ma Festa del Cinema di Roma. L’attore spagnolo, ospite alla kermesse come protagonista del film ‘El ser querido’, diretto dal regista Rodrigo Sorogoyen e presentato nella categoria ‘Best of 2026’, ha solcato il tappeto rosso concedendosi generosissimo alle centinaia di fan assiepati dietro le transenne, firmando autografi e facendo selfie. Dopo aver posato davanti ai fotografi, schierati davanti a lui, l’attore e regista è tornato indietro e si è seduto in mezzo a loro, mandando in delirio i fan e dando vita ad un siparietto che resterà negli scatti più iconici della manifestazione. Stasera Bardem ha ricevuto il Premio alla Carriera della 21ma Festa del Cinema di Roma. 

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Giustizia: Ostellari, “Il 98% di chi impara un mestiere in carcere non delinque più”

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Investire nel lavoro e nella formazione professionale durante l’esecuzione penale per favorire il reinserimento sociale e ridurre la recidiva. È l’obiettivo di un progetto nazionale da circa 280 milioni di euro destinato a detenuti e minori. “Il 98% di chi impara un mestiere all’interno di questo percorso, quando esce non delinque più”. Lo ha detto Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, all’8° Congresso di Meritocrazia Italia che si tiene a Roma il 16 e il 17 ottobre, illustrando l’iniziativa e il suo legame con il principio rieducativo dell’articolo 27 della Costituzione. Ostellari ha indicato 144 milioni di euro per i detenuti negli istituti penitenziari, 75 milioni per chi è in misura alternativa e 30 milioni per i minori. Il sottosegretario ha inoltre richiamato il peso economico di una giustizia efficiente, citando la riduzione dei tempi dei procedimenti civili da sei anni nel 2022 a tre anni e mezzo e il calo del 33% per quelli penali.

Alex Baudo, l’abbraccio con Katia Ricciarelli e il ricordo di papà Pippo: “Ho scoperto a 30 anni di essere suo figlio”

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Nel ricordo di Pippo Baudo, il figlio Alex e Katia Ricciarelli si sono rincontrati a Verissimo. Nella puntata andata in onda oggi, sabato 17 ottobre, Alex Baudo ha ricordato di aver scoperto di essere figlio del conduttore soltanto quando aveva 30 anni. Alex è nato nel 1962 dalla relazione di Pippo Baudo con Mirella Adinolfi ed stato riconosciuto ufficialmente dal conduttore nel 1996, quando Pippo Baudo era sposato con Katia Ricciarelli. 

La madre Mirella era sposata con Tullio Formosa, che ha cresciuto Alex come fosse suo vero padre. A raccontargli la verità fu proprio il padre Tullio: “Si ammalò e decise di raccontarmi la verità, anche perché molti personaggi dello spettacolo lo sapevano e voleva che io lo sapessi da lui. La mia reazione è stata tremenda”, racconta Alex che ricorda di essere sprofondato nel buio più totale. “Non ero ancora stato riconosciuto da Pippo, stavo vivendo una crisi matrimoniale e mio padre Tullio è morto. Prendevo medicinali e bevevo, una sera sono crollato. Mi ha trovato un mio amico. Ho cominciato a fare la terapia per diversi anni. E oggi sono qui”. 

Katia Ricciarelli, ospite di Silvia Toffanin, ha ricordato di aver scoperto dai giornali che Alex fosse figlio di Baudo. “Mi ricordo di aver pensato: ‘Gli assomiglia’”. Il soprano assicura di non aver reagito male alla notizia che il marito avesse un figlio segreto: “Ero tranquilla, serena. Ho detto a Pippo: ‘Tu hai avuto la tua vita e io la mia, non c’è problema’”. Ma a distanza di anni ammette: “Avrei voluto saperlo prima”. Il primo incontro tra Katia Ricciarelli e Alex Baudo è avvenuto però molti anni dopo. “Ci sentivamo al telefono, ma ci siamo incontrati per la prima volta cinque o sei anni fa”, rivelano. 

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IA, Mauriello (Meritocrazia Italia): “La macchina non sostituisca l’uomo, servono regole”

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Regole per governare l’intelligenza artificiale e tutelare il ruolo delle persone nel lavoro, nelle professioni, nelle imprese e nella ricerca. Meritocrazia Italia annuncia un testo unico per definire limiti e criteri di utilizzo delle nuove tecnologie. Lo ha detto Walter Mauriello, presidente nazionale di Meritocrazia Italia, all’8° Congresso di Meritocrazia Italia che si tiene a Roma il 16 e il 17 ottobre, illustrando le priorità del movimento. “L’intelligenza artificiale sostituisce l’uomo, non lo assiste. Dobbiamo creare un perimetro per arginare la sproporzione tra macchina e attività umana”, afferma. Il testo riguarderà professioni, lavoro, impresa, fiscalità e ricerca scientifica. Senza una componente umana critica e culturale, avverte Mauriello, rischiano di indebolirsi anche la competitività e la capacità di innovazione. “Loro inseguono l’urgenza, noi programmiamo la visione”, aggiunge, indicando nella collaborazione con le istituzioni una strada per promuovere un uso consapevole dell’IA. Anche gli algoritmi potranno contribuire alla meritocrazia, conclude, purché siano guidati dalla conoscenza, dalla cultura e dalla capacità critica delle persone: “L’uomo deve essere sempre la guida”.

Attentato a Ranucci, il Riesame: “Su Lavitola materiale investigativo granitico”

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(Adnkronos) – “Il materiale investigativo” nei confronti di Valter Lavitola “risulta granitico” in merito “alla sussistenza di gravità indiziaria (…) anche tenuto conto delle ammissioni, seppure parziali”. E’ quanto scrivono i giudici del Riesame di Roma nelle motivazioni dell’ordinanza con cui lo scorso settembre hanno respinto le istanze delle difese confermando la misura cautelare
in carcere per l’ex editore, mandante reo confesso dell’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. Con la decisione i giudici avevano anche confermato l’aggravante del metodo mafioso.  

Il Tribunale della Libertà sottolinea la “contraddittorietà” delle dichiarazioni rese da Lavitola in merito all’organizzazione dell’attentato dinamitardo. “In un primo momento, infatti, Lavitola ha affermato di avere conferito un incarico preciso, circoscritto al suo uomo di fiducia Clesio Tavares Gomes e cioè sparare lui stesso, senza coinvolgere altri, tre o quattro colpi contro il muro dell’abitazione del Ranucci; solo il giorno dopo l’attentato, dai mezzi di informazione, aveva scoperto che il coindagato non aveva seguito le sue istruzioni ed aveva fatto di testa sua, assoldando soggetti a lui ignoti che avevano posizionato l’ordigno presso l’abitazione del Ranucci”. In seguito però Lavitola “ha sensibilmente modificato la sua versione, affermando, in un primo momento, di avere accettato il rischio che il coindagato, in virtù delle sue pregresse esperienze non solo nel campo della sicurezza, ma anche in ambito militare internazionale, potesse discostarsi dalle sue indicazioni per poi sostenere di avere conferito al Clesio Tavares una sorta di ‘mandato in bianco’ perché ‘non gli ho detto fai così o è meglio non fare l’attentato’. Al di là delle incontestabili e rilevanti differenze fra le versioni offerte” da Lavitola, sottolineano i giudici nelle 31 pagine di motivazioni, “appare del tutto inverosimile che Clesio Tavares abbia di sua iniziativa modificato nel senso indicato le modalità esecutive dell’attentato senza consultare previamente il Lavitola. Ciò proprio in considerazione del rapporto che lega i due indagati, più volte ribadito dallo stesso Lavitola, di natura quasi filiale, di estrema fiducia reciproca; fiducia che non si comprende per quale ragione il coindagato avrebbe dovuto tradire, assumendosi le conseguenti gravi responsabilità ed anche i correlativi oneri economici”. 

Fra le bugie dette da Lavitola, per i giudici del Riesame c’è anche il sopralluogo effettuato da Lavitola e da Clesio Tavares davanti l’abitazione di Ranucci il 15 settembre 2025. “Sopralluogo negato da Lavitola sia in sede di prime dichiarazioni spontanee che di interrogatorio. Dall’analisi del traffico telefonico degli indagati” però è emerso che quel pomeriggio “Lavitola e Clesio Tavares si recavano in zona Torvajanica, dove si trova l’abitazione del Ranucci per poi immediatamente fare rientro a Roma”. Per i giudici inoltre resta confermata l’aggravante del metodo mafioso, in particolare per le “allarmanti modalità dell’azione (…) già di per sé evocative della forza intimidatrice del metodo mafioso e così infatti sono state percepite, nell’immediatezza, dalla persona offesa, che, in sede di denuncia e poi di sit, riferiva di essere stato oggetto nel corso degli ultimi anni di ripetute minacсе е avvertimenti connessi alla sua attività giornalistica e d’inchiesta anche in ambito di criminalità organizzata, motivo per cui gli era stata assegnata sin dall’agosto 2021 una misura di tutela personale”. I giudici evidenziano le “gravi modalità dell’azione, indicative di una personalità spregiudicata, con una propensione delinquere non comune, tenuto conto che il Lavitola incaricava il coindagato individuare esecutori materiali che, per pochi soldi, si prestavano a compiere il fatto in esame che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi considerato che le autovetture della persona offesa erano a gas”. Per il Tribunale della Libertà infine sussiste anche il pericolo di fuga dato che Lavitola, come emerso dalle intercettazioni, “a partire dal 1 luglio 2026, subito dopo l’esecuzione della misura nei confronti dei quattro esecutori materiali, era in procinto di partire per l’Africa”. Per i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, “le motivazioni del Riesame non convincono, in particolare sull’aggravante” e annunciano ricorso in Cassazione. 

 

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cronaca

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Papa, il chirurgo rassicura: “Pieno recupero in una decina di giorni, non ci sono motivi per rinviare il viaggio in America Latina”

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(Adnkronos) – “Una decina di giorni per il pieno recupero”. Tanto durerà la convalescenza del Papa dimesso oggi dal Gemelli, dopo un ricovero di cinque giorni per l’asportazione di un tumore maligno al polmone, calcola il chirurgo Stefano Margaritora che lo ha operato. “Trattandolo come una persona normale, dopo questi tipi di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, – ha spiegato il chirurgo ai media vaticani – essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato io credo che il Papa in un’altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato”.  

“Papa Leone è stato un paziente ideale. Non lo dico per piaggeria ma è stato veramente un paziente che non ha dato alcun minimo problema all’équipe che si occupava di lui, e non l’avrebbe dato neanche se si fosse chiamato Mario Bianchi. Sempre sereno, sempre sorridente, molto poco lamento di fronte a un dolore che comunque, malgrado tutte le manovre, sicuramente una persona prova. Ha seguito tutte le nostre tappe dal punto di vista dietetico, dal punto di vista fisioterapico”. Il chirurgo ha raccontato anche un particolare curioso: “Faceva sempre anche un pochino di più di quello che gli veniva richiesto. Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Noi gli abbiamo detto: ‘Santo Padre, ci siamo noi’. E lui: ‘Non importa, riesco a farlo, lo faccio’. Quindi, che cosa posso dire? È stato veramente un paziente assolutamente ideale”. 

 

“La scoperta del tumore maligno del polmone del Papa è stata assolutamente casuale, come purtroppo succede frequentemente, perché facendo degli esami di routine all’addome, è stato scoperto, in torace, alle basi polmonari, questa piccola macchietta” ha spiegato il chirurgo che ha operato il Papa al Gemelli, Stefano Margaritora. “Questo – ha detto ai media vaticani – è abbastanza normale, perché quando si fanno degli esami radiologici all’addome, dato che il diaframma è una specie di paracadute, si visualizzano normalmente le basi polmonari. Ma certamente, se questa piccola macchia fosse stata un pochino più alta, non sarebbe stata vista”. 

Il chirurgo, che ha definito il pontefice “paziente ideale”, ha spiegato che si è trattato di un intervento routinario: “Sarei disonesto a dire che era molto complicata per fare gesta eroiche. In realtà, l’intervento sul Santo Padre è stato un intervento di routine, nel senso che in casi simili, nel caso di un tumore del polmone di una certa dimensione, si deve togliere tutto il lobo in cui è contenuto. Nel caso del Santo Padre, il lobo inferiore del polmone destro. E quindi, da questo punto di vista, è stato un intervento di routine”. Il chirurgo si è detto soddisfatto del recupero post-operatorio del Pontefice: “Sì, di questo siamo veramente contenti, perché il Santo Padre, nell’ambito del suo recupero post-operatorio, ha messo veramente anima e corpo come le persone più motivate dopo questo genere di operazioni. E quindi la nostra assistenza nei suoi confronti è stata veramente minima, perché la sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile”. 

 

“Direi che non ci sono motivi clinici per cui” il viaggio del Papa in America Latina “non venga fatto” sostiene il chirurgo Stefano Margaritora. Dal punto di vista medico, quindi, il Papa può sostenere l’impegnativa trasferta in America Latina prevista dal 6 al 17 novembre prossimi. 

 

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cronaca

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Verona, il Caffè Viviani cerca un gestore: proposte entro il 18 novembre, affitto da 2.300 euro

Il Caffè Viviani cerca un nuovo gestore per riaprire nel centro storico di Verona. Fondazione Cariverona raccoglie proposte fino al 18 novembre: il futuro conduttore dovrà finanziare impianti, arredi e attrezzature. Il canone parte da 2.300 euro mensili e il contratto previsto dura sei anni.

Il locale occupa 167 metri quadrati al civico 1 di piazza Francesco Viviani, nel complesso di Palazzo del Capitanio, vicino a piazza delle Erbe. Come ricostruisce Verona News, il progetto di rilancio del caffè punta a riportare ristorazione e accoglienza in uno spazio oggi sostanzialmente privo di dotazioni.

Caffè Viviani, investimenti e condizioni della locazione

L’avviso di Fondazione Cariverona prevede una locazione commerciale di sei anni, rinnovabile. La base è di 27.600 euro annui, oltre IVA se dovuta: sono ammesse offerte superiori, non inferiori.

Il canone tiene conto delle opere stabilmente incorporate nell’immobile. Arredi e attrezzature restano invece interamente a carico del gestore, senza riduzioni ulteriori o rimborsi. Anche l’eventuale plateatico dovrà essere acquisito dal conduttore: non è compreso nella locazione.

Gli interventi richiedono il preventivo assenso della Fondazione e, quando necessario, le autorizzazioni degli enti competenti. L’edificio è sottoposto a tutela storico-artistica: allestimento e impianti dovranno rispettarne i vincoli.

Candidature e tempi di apertura

Possono candidarsi società e operatori individuali con esperienza e solidità adeguate. La proposta deve indicare attività, investimenti, copertura finanziaria, ricavi e costi attesi, tempi di avvio e canone offerto. La valutazione considererà l’insieme del progetto, non soltanto l’affitto.

Le domande devono arrivare esclusivamente via PEC a segreteria@cert.fondazionecariverona.org entro le 17 del 18 novembre 2026. La ricognizione non vincola la proprietà alla stipula e non stabilisce ancora una data di riapertura.

Intanto la piazza sarà interessata dai lavori di asfaltatura dal 20 ottobre: sono previsti cinque giorni di chiusura al traffico, con accesso garantito ai residenti e percorsi alternativi nelle strade vicine.

Fachechi (Meritocrazia Italia), “Costruiamo un’agenda del merito per rispondere ai bisogni reali”

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Superare le logiche emergenziali e costruire un’agenda politica del merito capace di rispondere ai bisogni reali della società e dell’economia. È l’obiettivo indicato da Meritocrazia Italia, che punta su cinque priorità: uguaglianza, trasparenza, istruzione, lavoro ed economia. Lo ha detto Alessia Fachechi, responsabile dei Ministeri di Meritocrazia Italia, all’8° Congresso di Meritocrazia Italia che si tiene a Roma il 16 e il 17 ottobre, spiegando le ragioni del congresso dedicato all’agenda politica del merito.