sabato, Novembre 7, 2026
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Allarme cardiologi: “Epidemia di scompenso, garantire cure capillari e uniformi in tutta Italia”

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(Adnkronos) – Circa 800mila italiani colpiti, oltre 130mila ricoveri all’anno. Quelli dello scompenso cardiaco sono numeri da “epidemia”. La malattia rappresenta “una delle principali sfide per la salute pubblica”, una “vera e propria emergenza sanitaria e sociale in forte crescita sia in Italia che a livello internazionale”. Una patologia “in cima alla lista delle ospedalizzazioni potenzialmente ‘evitabili’ attraverso una migliore gestione terapeutica sul territorio”. Lanciano l’allarme gli esperti dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, che il 16 e 17 ottobre si sono dati appuntamento a Milano per la Convention nazionale Centri scompenso cardiaco Anmco 2026, evento scientifico focalizzato sulle innovazioni e sulle strategie cliniche più efficaci per la gestione dell’insufficienza cardiaca. La due giorni – spiegano dall’Anmco – si propone di coinvolgere tutti coloro che si occupano di insufficienza cardiaca sul territorio nazionale, al fine di ottimizzare le cure di una sindrome con ancora forte impatto negativo in termini prognostici ed economici. Nel corso delle sue edizioni, la convention si è consolidata come un momento di confronto concreto e operativo, orientato allo sviluppo di competenze clinico-assistenziali avanzate, immediatamente applicabili nella pratica quotidiana del Servizio sanitario nazionale. 

“La gestione dello scompenso cardiaco si trova oggi davanti a una sfida cruciale: garantire la massima capillarità e diffusione della terapia ottimale su tutto il territorio nazionale”, afferma Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore di Cardiologia all’ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari). “Non basta disporre di trattamenti efficaci: è fondamentale che queste cure raggiungano ogni singolo paziente, riducendo le ospedalizzazioni e migliorando la qualità della vita. La possibilità di ottimizzare al meglio il percorso terapeutico esiste ed è concreta, e l’Anmco è in prima linea in questa missione, promuovendo capillarmente standard d’eccellenza attraverso protocolli di ricerca innovativi, documenti di consenso strategici, congressi scientifici e programmi di formazione continua per i cardiologi. Solo unendo la capillarità della diffusione alla precisione della formazione medica possiamo trasformare le evidenze scientifiche in salute per i cittadini”, ammonisce Grimaldi. “Il nostro obiettivo strategico – chiarisce – è non lasciare indietro nessuno. Il futuro della cardiologia non si misura solo sul piano delle innovazioni scientifiche, ma anche sulla capacità concreta di applicarle ogni giorno, in modo uniforme, da Nord a Sud. La rete dei nostri Centri scompenso Anmco rappresenta l’infrastruttura clinica e umana fondamentale per vincere questa sfida. Continueremo a investire nella ricerca scientifica di alta qualità e nella formazione dei professionisti, perché ottimizzare la terapia dello scompenso cardiaco oggi significa fare una promessa concreta ai nostri pazienti: garantire loro non solo una vita più lunga, ma una qualità della vita nettamente migliore e più sicura. Questa è la rotta che Anmco ha tracciato e che continuerà a seguire con assoluta determinazione”. 

“Nel corso degli ultimi anni – continua Fabrizio Oliva, past president Anmco e direttore della Cardiologia 1 dell’ospedale Niguarda di Milano – si sono resi disponibili una serie di nuovi trattamenti farmacologici e non. Nel contesto dei trial alcune di queste terapie hanno dimostrato di essere in grado di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti, ma nel mondo reale permangono difficoltà nella loro implementazione. Altri trattamenti risultano estremamente promettenti, ma ancora di nicchia o con dati non consolidati. All’insufficienza cardiaca si associano spesso altre patologie che possono peggiorare la prognosi e complicare la cura di questi pazienti. I dati emersi dallo studio osservazionale Bring-Up 3 Scompenso, studio osservazionale Anmco che ha coinvolto circa 180 centri sul territorio nazionale, rappresentano una fotografia epidemiologica fondamentale e un motivo di profondo orgoglio per la rete di ricerca ospedaliera Anmco. Il registro evidenzia come l’introduzione tempestiva della quadruplice terapia farmacologica – i cosiddetti 4 pilastri dello scompenso – sia ormai una realtà consolidata nel 65% dei pazienti seguiti. L’adozione diffusa di questi nuovi standard di cura, avviata precocemente, ha permesso negli anni di ridurre drasticamente la mortalità legata a questa patologia. Tuttavia, a fronte di questo straordinario successo clinico, lo studio ci ricorda che circa 1 paziente su 5 va incontro a un nuovo ricovero entro l’anno. Questo dato ci dice chiaramente che la stabilità emodinamica non finisce con le dimissioni dall’ospedale: la nostra sfida prioritaria adesso è abbattere l’inerzia clinica residua, spingere al massimo sulla titolazione dei dosaggi e ottimizzare il follow-up territoriale nei primi 30 giorni, trasformando l’efficacia del protocollo Bring-Up in uno scudo concreto contro le re-ospedalizzazioni precoci”. 

Per Federico Nardi, presidente designato Anmco e direttore di Cardiologia all’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato (Alessandria), “il futuro della lotta allo scompenso cardiaco si gioca su due fronti strettamente connessi: l’evoluzione clinico-scientifica e la riorganizzazione tecnologica dell’assistenza. Le prospettive a medio e lungo termine – rimarca – aprono scenari straordinari grazie a terapie farmacologiche di associazione sempre più precoci, trattamenti fenotipici mirati sulla specifica biologia del paziente e innovazioni strutturali applicate ai device. La vera sfida del domani risiede nella capacità di personalizzare il trattamento tempestivamente, intercettando la malattia fin dalle sue prime fasi evolutive, passando così da una logica puramente reattiva a una vera e propria medicina di precisione. Guardare alle prospettive future significa comprendere che la cardiologia non può più limitarsi a trattare l’acuzie all’interno delle mura ospedaliere. Dobbiamo puntare a una gestione predittiva e integrata sul territorio, dove la digitalizzazione, la telemedicina e l’applicazione dell’intelligenza artificiale ai sistemi di monitoraggio remoto rappresentano i pilastri su cui si reggerà la sanità del domani. Le nuove frontiere della ricerca ci offrono gli strumenti per modificare la storia naturale di questa patologia. Abbiamo gli strumenti per cambiare la storia di questa malattia. Ora la missione di Anmco è trasformare l’avanguardia terapeutica e digitale in un modello organizzativo concreto, capace di garantire a ogni paziente, ovunque si trovi, il massimo livello di cura possibile”. 

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salute

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Napoli, lesione muscolare per Neres: gli azzurri perdono il brasiliano fino alla sosta

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(Adnkronos) –
David Neres si ferma per un problema muscolare. L’esterno del Napoli ha accusato un risentimento nel corso del match di Champions League contro il Villarreal, rendendo necessari gli esami strumentali per valutare l’entità dell’infortunio. Gli accertamenti, effettuati presso il Pineta Grande Hospital, hanno evidenziato una lesione di basso grado del muscolo semimembranoso della coscia destra, come comunicato ufficialmente dal club azzurro con una nota sul proprio sito ufficiale. “David Neres si ferma per un problema muscolare. L’esterno del Napoli ha accusato un risentimento nel corso del match contro il Villarreal, rendendo necessari gli esami strumentali per valutare l’entità dell’infortunio. Gli accertamenti, effettuati presso il Pineta Grande Hospital, hanno evidenziato una lesione di basso grado del muscolo semimembranoso della coscia destra, come comunicato ufficialmente dal club azzurro. Neres ha già iniziato la riabilitazione”. Al momento, la comunicazione ufficiale del club non specifica i tempi di recupero che dovrebbero aggirarsi intorno alle 3-4 settimane, il che vuol dire che l’ex giocatore dell’Ajax tornerà dopo la sosta per le nazionali in programma a novembre.  

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sport

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Proventi delle multe, Verona chiede un confronto ANCI: Bertucco teme effetti sui bilanci comunali

Verona chiede un confronto in sede ANCI sulla bozza di decreto che ridisegna l’impiego dei proventi delle multe. L’assessore Michele Bertucco apprezza la possibilità di finanziare il personale dedicato alla sicurezza stradale, ma teme effetti sui conti dei Comuni. L’impatto deve ancora essere quantificato.

La destinazione dei proventi delle multe entra nel confronto sulla tenuta dei bilanci locali. Il Comune di Verona chiede che la bozza di decreto legislativo sulle norme del Codice della strada sia discussa in sede ANCI prima dell’approvazione definitiva, per misurarne gli effetti sulle risorse degli enti. La posizione è stata espressa il 15 ottobre dall’assessore al Bilancio Michele Bertucco.

Il giudizio dell’amministrazione distingue due aspetti. Da un lato viene valutata positivamente la possibilità di sostenere anche le spese per il personale impegnato nei controlli e nella prevenzione. Dall’altro, Palazzo Barbieri teme che la nuova ripartizione e i vincoli di utilizzo riducano il margine con cui i Comuni finanziano altre spese e servizi.

Bertucco chiede di misurare gli effetti sui bilanci

Secondo la ricostruzione contenuta nella nota comunale, la bozza approvata in via preliminare dal Consiglio dei ministri prevede, per le violazioni accertate da Regioni, Province e Comuni, una quota del 70 per cento all’ente da cui dipende l’organo accertatore e del 30 per cento all’ente proprietario della strada. Il comunicato descrive impieghi destinati al potenziamento dei controlli, alla manutenzione e alla sicurezza delle infrastrutture, compresi segnaletica e barriere, e ad attività legate alla cultura della sicurezza stradale.

Bertucco considera favorevolmente l’inclusione del personale tra le spese finanziabili, che attribuisce anche ai suggerimenti dell’amministrazione veronese. Per l’assessore, investire sulla sicurezza comprende infatti le persone che effettuano i controlli, oltre agli interventi materiali sulle strade.

La preoccupazione riguarda però le conseguenze complessive sui conti. Nella valutazione del Comune, una destinazione più rigida degli introiti potrebbe rendere necessario coprire con risorse proprie voci finora sostenute anche con le sanzioni. La nota non quantifica una perdita per Verona: proprio la verifica dell’impatto è al centro della richiesta di confronto.

L’assessore ricorda inoltre che, nelle rendicontazioni annuali presentate entro il 31 maggio, Verona indica già un utilizzo prioritario dei proventi per strade, segnaletica e infrastrutture. La richiesta rivolta all’ANCI è quindi di esaminare il meccanismo e gli eventuali margini di modifica prima del testo definitivo, tenendo insieme sicurezza stradale ed equilibrio della finanza locale.

Sirianni (Fater): “Si può coniugare la sostenibilità ambientale con quella finanziaria”

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(Adnkronos) – “Coniugare sostenibilità ambientale e sostenibilità finanziaria è possibile. L’adesione agli Accordi di Parigi innescò un virus benigno in azienda, che lentamente aumentò la consapevolezza su queste tematiche. A un certo punto ci rendemmo conto che volevamo fare sostenibilità veramente, ma non per dovere, per un accordo o per degli obiettivi esterni, bensì perché avevamo capito che era la cosa giusta da fare. Avevamo capito che gli obiettivi finanziari, e anche gli stessi benefit personali, non avrebbero avuto poi un grande valore di fronte alla necessità di garantire alle generazioni future un mondo sano e un futuro felice. Questo passaggio dal fare sostenibilità perché ‘si doveva’ al perché ‘si voleva’, credo sia stato il cambiamento di approccio più grande fatto in Fater su questa tematica”. Lo ha detto Giuseppe Sirianni, Chief Technology Innovation Officer Fater, all’Adnkronos Q&A dal titolo ‘Sostenibilità, le nuove parole chiave’, oggi a Palazzo dell’Informazione di Roma. 

“È relativamente facile – osserva Sirianni – declinare le azioni che si fanno. La cosa più difficile è poi trasformarle in risultati. Nel 2020 abbiamo aderito a SBTi, Science Based Targets initiative, una piattaforma nata dalla collaborazione tra Wwf e alcune agenzie non profit, che aiuta le aziende a tradurre i principi in obiettivi scientifici, numerici, misurabili e tracciabili nel tempo. Quello che facemmo con SBTi fu innanzitutto definire le aree di focus e, per ogni area, stabilire degli obiettivi numerici e un cronoprogramma. Sono due le aree di focus in ambito di sostenibilità. La prima – precisa – è la decarbonizzazione. L’obiettivo che ci siamo posti, prendendo come linea di base le emissioni totali del 2020, è di ridurle del 27% entro il 2030 e del 90% entro il 2040. La seconda area di focus riguarda la plastica. L’obiettivo che ci siamo dati è di passare completamente a plastica riciclabile e ridurre in termini assoluti l’utilizzo di plastica vergine del 60% entro il 2030 e del 75% entro il 2035”. Su entrambi gli obiettivi “siamo in anticipo – afferma Sirianni – rispetto ai nostri cronoprogrammi. Per le emissioni di anidride carbonica, chiuderemo il 2026 con una riduzione totale del 26% rispetto al 2020, a un passo dall’obiettivo del 2030. Questo 25-26% è una media delle emissioni relative alla parte energetica e di quelle relative alla parte fisica. Abbiamo ridotto le emissioni carboniche relative alla componente energetica del 42% in 6 anni: si può fare. Per quanto riguarda la plastica – aggiunge – oggi il 98% è già riciclabile. E, per quanto riguarda l’utilizzo di plastica riciclata, siamo al 30%: eravamo partiti da zero. Arriveremo al 50% entro il 2027. Sono numeri che ci rendono fieri, ma ciò che ci rende ancora più orgogliosi è anche il modo in cui li abbiamo raggiunti”. 

“Abbiamo ridotto le emissioni del 25% – puntualizza Sirianni – ma, contemporaneamente, abbiamo aumentato il volume delle vendite del 15%. Questo significa che le emissioni per singola unità di vendita sono scese del 40%, normalizzando per volume di vendita. Un altro aspetto importante è che si può coniugare sostenibilità ambientale, decarbonizzazione e crescita economica. Un dato che voglio aggiungere è che le azioni che hanno portato a questa decarbonizzazione hanno avuto un impatto netto sui costi per singola unità di vendita pari a -8,5%”, conclude. 

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economia

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Salute in movimento e approccio One health, a Vicenza torna la rassegna ‘Gli orizzonti della salute’

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(Adnkronos) – Che cosa ci spinge a muoverci? Come cambia la salute quando si spostano le persone, gli animali, le specie, il clima? E che cosa possiamo imparare dai movimenti che attraversano il nostro corpo, le nostre città, il nostro pianeta? Dal 18 al 25 ottobre – informa una nota – torna a Vicenza la rassegna ‘Gli orizzonti della salute’, curata da Fondazione Zoé – Zambon open education, dedicata quest’anno al tema ‘One Health – La salute in movimento’. Il movimento è il principio invisibile che attraversa la vita: è inscritto nella biologia delle specie, nella diffusione delle piante, nelle rotte animali, ma è anche esperienza culturale e interiore, dai pellegrinaggi antichi ai cammini contemporanei. Oggi diventa una chiave per interpretare il presente e immaginare nuovi equilibri per il futuro. Cornice del programma – si legge – è l’approccio One Health, che permette di leggere questi movimenti non come fenomeni separati ma come parti di un unico sistema di relazioni: la salute come equilibrio dinamico tra esseri umani, animali, piante e ambiente. 

“Prendersi cura della salute significa anche prendersi cura della città: della qualità dell’ambiente, degli spazi in cui viviamo e delle relazioni tra le persone – dichiara il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai – ‘Gli orizzonti della salute’ ci invitano a riconoscere questi legami, portando la ricerca scientifica in dialogo con la cultura e con la vita quotidiana. È prezioso che questo confronto coinvolga tanti luoghi di Vicenza e generazioni diverse, a partire dai bambini e dai giovani. Ringrazio Fondazione Zoé e Zambon per un’iniziativa che rende la conoscenza accessibile e offre alla nostra comunità strumenti per compiere scelte più consapevoli, per il proprio benessere e per quello collettivo”.  

E proprio sul concetto di una salute interconnessa si fonda la visione di futuro sostenibile di Zambon – sottolineano dall’azienda -. Il modello One Health, infatti, ne orienta le scelte verso un impatto positivo, concreto e misurabile che, attraverso una responsabilità condivisa, si trasforma in Open Health: azioni, alleanze e iniziative capaci di generare valore duraturo nel tempo. “Nel 2026 Zambon celebra 120 anni di storia; una storia che a Vicenza ha le sue radici e che, attraverso Fondazione Zoé, continua a coltivare il dialogo con la comunità. “Gli Orizzonti della Salute” nascono proprio da questa vocazione: osservare i movimenti attorno a noi significa esplorare ciò che cambia e aprire nuove strade per comprendere la salute. La sfida, oggi, è trasformare la consapevolezza in responsabilità perché il prossimo orizzonte della salute non è qualcosa che possiamo semplicemente osservare: è un futuro a cui siamo chiamati a dare forma insieme” dichiara Elena Zambon, Presidente di Fondazione Zoé – Zambon open education”. 

 

La rassegna si apre domenica 18 ottobre. Dalle 11 alle 17, nelle Serre di Parco Querini, il workshop creativo “Animali in movimento” a cura di Fossick Project guida ragazze e ragazzi tra gli 8 e i 13 anni nella creazione di marionette ispirate alle specie animali e in una passeggiata sonora. Alle 20.45, al Teatro Comunale di Vicenza, la lectio magistralis di apertura “Migranti, da sempre” è affidata a Telmo Pievani, evoluzionista e filosofo della scienza, che insegna Filosofia delle Scienze biologiche all’Università degli Studi di Milano. Per Charles Darwin la migrazione era “il fiume della vita”: dall’evoluzione umana ai flussi di oggi, libertà di migrare e diritto di restare sono due valori complementari da difendere nel XXI secolo. Lunedì 19 ottobre, alle 18.30 presso Fondazione Zoé, Maya Fedeli (Università Vita-Salute San Raffaele) e Valentina Tagliapietra (Fondazione Edmund Mach) presentano “Citizen Science e One Health” a partire dal caso ZeccApp. L’incontro mostra come cittadini e ricercatori possano osservare insieme i cambiamenti che influenzano la salute umana, animale e degli ecosistemi. 

Mercoledì 21 ottobre, alle 18.30 presso Health & Quality Factory Zambon, “La rotta della longevità”, in collaborazione con Fideuram – Sanpaolo Invest. Ennio Tasciotti, responsabile del Laboratorio di Human Longevity Program dell’Irccs San Raffaele, dialoga con Marco Falaguasta su biomedicina, medicina rigenerativa e intelligenza artificiale. Al centro anche le scelte quotidiane che aiutano a vivere più a lungo e in salute. Giovedì 22 ottobre, alle 17 a Palazzo Bonin Longare, “Da One Health a Open Health”, in collaborazione con Confindustria Vicenza e Cuoa Business School. L’incontro presenta il Framework strategico One Health – Esg, promosso da Zambon e Fondazione Zoé e sviluppato dall’Università degli Studi di Milano – Centre for Multidisciplinary Action for Global Health – Magh. Ne parlano Silvia Cantele (Cuoa e Università di Verona), Sara Laura Ferrari (Centre for Magh), Alessandro Mezzalira (Confindustria Vicenza) e Barbara Redaelli (Zambon), con la moderazione di Gian Marco Mancassola.  

Venerdì 23 ottobre è la giornata del no profit. Alle 18.30 presso Fondazione Zoé, “No profit per One Health. La salute oltre i confini” vede protagoniste A Casa Lontani Da Casa, Flying Angels e Medici con l’Africa Cuamm, con la moderazione di Laura Ferrari, del Comitato Scientifico di Fondazione Zoé. Alle 21, al Teatro Astra, nell’ambito di Stardust – Festival di Teatro per le Nuove Generazioni, Gaia Nanni porta in scena “La notte dei bambini”, per la regia di Giuliana Musso. Il monologo racconta il trasferimento, nella notte del 14 dicembre 2007, dell’intero Ospedale Meyer di Firenze. Sabato 24 ottobre, alle 11 presso Fondazione Zoé, Andrea Grignolio (Università Vita-Salute San Raffaele) e Giovanni Cattoli (Direttore Sanitario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie) affrontano il tema “Spillover e geografie dei virus nell’Antropocene”. Modera Gianmaria Pitton. Dalle 16.30 alle 23.30, alle Scuderie de La Rotonda, l’evento off “eMERGEnti” del CollettivoFM, gruppo di under 35 nato dal percorso “Costruisci il tuo evento”, intreccia passeggiata sonora, radiotrekking, concerto e installazioni: workshop “Alla ricerca dell’invisibile” (16.30–18.30): radiotrekking con Impero della Luce e la ballerina Ilaria Campagnolo, su prenotazione; live acustico ed elettronico (dalle 18.30): con Orlando, Impero della Luce, Nic T, Common Source e Pietro Coquinati. Durante la serata: il progetto di citizen science “Adotta una centralina” di MegaHub e la video installazione “Aria di casa” di Elia Guderzo, che rende sensibili i dati ARPAV sulla qualità dell’aria in Veneto. 

 

E ancora: domenica 25 ottobre, giornata conclusiva, si parte alle 11. A Palazzo Chiericati, Michele Morgante (Università di Udine e Istituto di Genomica Applicata) parla di “Genomi vegetali in movimento”, tra variazioni cromosomiche ed elementi trasponibili. Alla stessa ora, al Palladio Museum, il laboratorio “Creature del vento” a cura dei Servizi Educativi del museo è rivolto ai bambini tra i 5 e gli 11 anni. Alle 16, presso Fondazione Zoé, “Musici itineranti” porta il quartetto d’archi della European Orchestra Academy di Iván Fischer in collaborazione con la Società del Quartetto Vicenza. Il programma prevede una selezione di movimenti da Haydn, Mozart, Beethoven e Mendelssohn. Alle 18.30, a Palazzo Cordellina (Biblioteca Bertoliana), l’inaugurazione della mostra “Abitare gli alberi” con aperitivo e l’incontro con l’illustratrice Irene Penazzi. L’iniziativa nasce da Fondazione Zoé, La Piccionaia e Biblioteca Bertoliana nell’ambito del progetto /e.mò.ti.con/ ed è anche parte di Stardust Festival. 

Il movimento prosegue su rotaia. Dall’11 al 13 novembre, alla Stazione di Vicenza, fa tappa il Treno della Salute, iniziativa di Medici con l’Africa Cuamm e Ferrovieri con l’Africa, realizzata con il supporto della Direzione Prevenzione, Sicurezza Alimentare, Veterinaria della Regione del Veneto. Quattro carrozze, trasformate in ambulatori e laboratori, offrono gratuitamente prestazioni sanitarie e consulenze. La rassegna “Gli Orizzonti della Salute” sale a bordo con un’installazione interattiva dedicata a salute globale e One Health. Venerdì 13 novembre, alle 18.15, a conclusione della tappa vicentina, va in scena “Silent Play. Un altro sguardo”, drammaturgia immersiva collettiva di e con Carlo Presotto, con radioguide. 

La partecipazione alla rassegna “Gli Orizzonti della Salute” è libera fino a esaurimento posti; è raccomandata la prenotazione (con lista d’attesa in caso di esaurimento posti). Prenotazione obbligatoria per il workshop “Animali in movimento” e per il radiotrekking “Alla ricerca dell’invisibile”. Fa eccezione “La notte dei bambini” (biglietto intero 18 €, ridotto 15 €, prenotazione obbligatoria agli Uffici del Teatro Astra, tel. 0444 323725, info@teatroastra.it). “eMERGEnti” e l’inaugurazione della mostra “Abitare gli alberi” sono a ingresso libero senza prenotazione. Per informazioni e prenotazioni: www.fondazionezoe.it – 0444 325064 – segreteria@fondazionezoe.it. 

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cronaca

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Banda della minicar, il bollettino di Davide Iacopini: “Stabile nella gravità, rimane in terapia intensiva”

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(Adnkronos) – Per Davide Iacopini, l’attore ricoverato al San Camillo di Roma dopo l’incidente in monopattino causata da una minicar, “prosegue la graduale rimodulazione dell’intensità di cura”. Le sue condizioni “sono stabili, nella gravità, e il decorso prosegue senza complicazioni”, riferisce l’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini. 

“Il supporto intensivo rimane comunque ancora completo – resta infatti in terapia intensiva – i progressi verranno valutati nel corso delle prossime settimane. La prognosi rimane riservata”.  

Intanto, sarà inviato in giornata dalla procura di Roma a quella per i Minori il fascicolo relativo all’inchiesta sull’aggressione a Iacopinie ad altre cinque persone avvenute tra il 4 il 5 ottobre nei quartieri di Monteverde e Testaccio. Gli autori, rei confessi, di sedici e diciassette anni, quest’ultimo figlio di un carabiniere, sono stati individuati dopo le indagini dei militari dell’Arma e della polizia locale, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Ambrogio Cassiani, e denunciati a piede libero per tentato omicidio e lesioni. 

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cronaca

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Festa Roma: presentata la serie ‘Memoriae’, quando il passato scompare e il male torna a parlare

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(Adnkronos) – All’improvviso, un’intera comunità dimentica completamente sei anni della propria vita. Non soltanto volti e avvenimenti, ma amori, figli, scelte, identità. Da questao inquietante evento prende le mosse ‘Memoriae’, la serie diretta Cosimo Alemà e Isabella Aguilar, presentata alla 21ma edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle dedicata alle serie tv. Una produzione Rai Fiction e Minerva che sceglie le coordinate del thriller e del mistery per addentrarsi in un territorio misterioso e oscuro: quello della memoria, individuale e collettiva, e dei fantasmi che tornano a reclamare il proprio posto nella storia. Tutto comincia con una frana apparentemente innocua nel piccolo paese di Vallata. Poco dopo, alcuni abitanti cominciano a soffrire di una misteriosa amnesia: sei anni cancellati, come se non fossero mai esistiti. Il borgo viene isolato, mentre fuori nessuno sa che cosa stia accadendo. A cercare una risposta è Matteo, reporter di guerra originario del luogo, interpretato da Dario Aita, che riesce a eludere la sorveglianza e si allea con Alma (Gaia Messerklinger), oncologa rimasta bloccata in paese durante un’escursione, per scoprire la verità. Ma la perdita dei ricordi è soltanto l’inizio: visioni sempre più vivide incrinano il confine tra realtà e immaginazione, lasciando affiorare un passato che forse non vuole più restare sepolto. 

“È una serie ambiziosa, per noi una punta di diamante. Ci lavoriamo da cinque anni”, raccontano i produttori Leonardo Ferrara e Gianluca Curti. “Quando abbiamo letto il soggetto siamo rimasti colpiti. I riferimenti alla mente umana hanno avuto subito una grandissima presa sulla nostra sensibilità editoriale”. La sfida, spiega la regista Aguilar, che è anche autrice della sceneggiatura insieme a Gaetano Colella e Andrea Simonetti, era trovare una strada originale nella serialità italiana, tenendo insieme due polarità narrative: il calore umano e l’oscurità del thriller. “È stata una sfida graditissima, arrivata dalla Rai. Il risultato è codificato, ma è strano vivere questo genere nel nostro Paese, con personaggi costruiti per rispecchiare la nostra anima latina, emotivamente calda”. Al centro, un interrogativo che supera i confini della finzione: che cosa succede quando un trauma collettivo viene rimosso, anziché elaborato? “Mi sono posta il problema: e se facessimo finta di niente, come se il male non fosse mai avvenuto? Che cosa succederebbe?”, spiega Aguilar. La domanda attraversa la serie e allarga il campo dal destino dei singoli alla responsabilità delle generazioni e dei popoli. L’Olocausto, il Muro di Berlino, le ferite della storia diventano riferimenti di una riflessione che, nel caso italiano, torna anche al fascismo. “Il filo rosso ha a che fare con tutti gli orrori che abbiamo compiuto, non solo individualmente, ma anche come generazioni e come popolo. Non a caso siamo tornati al fascismo, un tema molto attuale”. 

Per Alemà, che firma la regia insieme ad Aguilar, il lavoro si è misurato anche con le difficoltà concrete di una lavorazione segnata spesso da condizioni meteorologiche impegnative, capaci di contribuire all’atmosfera della serie quanto di complicare le riprese. Un riferimento dichiarato è ‘Les Revenants’, la serie francese che ha dimostrato come un mistero possa diventare coinvolgente attraverso personaggi nei quali il pubblico riesce a riconoscersi e ad affezionarsi. “Uno degli obiettivi della Rai era produrre qualcosa di innovativo, ma che non risultasse alieno allo spettatore”, osserva il regista. Per Aita, il cuore del racconto è proprio la possibilità di immaginarsi privati di una parte essenziale di sé. “Il tema della memoria è fondamentale. Credo e spero sia attrattivo immaginare, come è successo a me, che cosa si proverebbe a trovarsi in quella situazione”. E aggiunge: “Oggi parlare di memoria collettiva e dei tentativi che si fanno, in qualche modo, per cancellarla mi sembra un argomento molto attuale e necessario. Mi piace anche quando tutto questo avviene attraverso il genere, quando è in grado di intrattenere e divertire”. 

Messerklinger descrive invece Alma come una donna che “reagisce all’incertezza assumendosi la responsabilità di capire. Ogni personaggio ha una sua storia ed è interessante vedere come ciascuno reagisca dal proprio punto di vista, quanto possa essere diversa la risposta -spiega- Alma si prende la responsabilità di capire che cosa sta succedendo”. Per interpretarla, racconta, ha cercato “una reazione concreta e credibile davanti a un mondo in cui ogni certezza sembra venir meno. Penso che questa serie sia sorprendente e io per prima ho lasciato che mi sorprendesse”. Tra ricerca scientifica e suggestione mistica, ‘Memoriae’ costruisce così un enigma che non si accontenta di chiedere che cosa sia accaduto a Vallata, ma interroga ciò che una comunità sceglie di ricordare, o di dimenticare.  

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spettacoli

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Neonati prematuri, Borgo Trento tra gli otto centri di TINinTOUR: formazione con il simulatore

La Terapia intensiva neonatale di Borgo Trento ha partecipato a TINinTOUR, progetto itinerante di simulazione promosso dalla Società Italiana di Neonatologia. Al Centro Practice i medici si sono esercitati con un manichino ad alta fedeltà. AOUI indica Verona tra gli otto centri selezionati per l’iniziativa.

Un’unità mobile, una culla attrezzata e un simulatore capace di riprodurre le reazioni di un neonato: la Terapia intensiva neonatale di Borgo Trento è stata coinvolta nel progetto itinerante TINinTOUR, dedicato alla formazione sulla rianimazione dei bambini prematuri. La giornata si è svolta al Centro Practice di Verona, con pediatri arrivati anche da altre sedi.

Nel comunicato diffuso il 15 ottobre, AOUI riferisce che l’équipe diretta da Renzo Beghini è fra gli otto centri italiani selezionati per l’iniziativa, promossa dalla Società Italiana di Neonatologia. La selezione viene presentata in relazione al progetto formativo; la nota non illustra criteri o risultati di una graduatoria clinica nazionale.

La simulazione e il ruolo del centro veronese

Durante la formazione TINinTOUR al Centro Practice, i professionisti hanno sperimentato manovre avanzate in un ambiente che riproduce situazioni critiche. Il manichino può piangere e muoversi; un monitor ne visualizza i parametri vitali simulati. L’obiettivo è consentire ai medici di esercitarsi prima di affrontare emergenze reali. Il progetto è organizzato da Accurate, con una sponsorizzazione non vincolante di Chiesi, secondo quanto precisa l’azienda ospedaliera.

Il reparto dispone di dodici posti letto, che AOUI indica in fase di ampliamento. Accoglie neonati prematuri e bambini con altre condizioni che richiedono assistenza ospedaliera. La durata del ricovero dipende dal percorso del singolo paziente: il comunicato descrive degenze che possono protrarsi per mesi nei casi più complessi.

Beghini sottolinea che Verona concentra una quota elevata di situazioni delicate proprio per la sua funzione di riferimento. Il servizio di trasporto neonatale interviene anche negli ospedali territoriali delle province di Verona e Vicenza privi di Terapia intensiva neonatale, con ambulanza attrezzata, medico e infermiere specializzati disponibili nell’arco delle ventiquattro ore.

Il direttore generale Paolo Petralia ha richiamato la responsabilità dei professionisti che assistono i neonati fragili e il valore della preparazione attraverso la simulazione. Maria Angela Cerruto, direttrice della Formazione, riferisce che il Practice ha formato oltre tremila persone ed è anche sede del Centro di simulazione e formazione avanzata della Regione Veneto, SIMFARV. Per l’azienda, consolidare queste competenze significa rafforzare la preparazione delle équipe che operano sui pazienti più piccoli.

Verona Passione Teatro, venti spettacoli al Camploy: dal 17 ottobre si parte con Molière

Dal 17 ottobre al 16 maggio il Teatro Camploy ospita Verona Passione Teatro: venti spettacoli delle compagnie amatoriali, il sabato sera e la domenica pomeriggio. Si comincia con «Il medico per forza» di Molière. Biglietti interi fino a 10 euro, ridotti fino a 7 e ingresso gratuito per le persone con disabilità.

Venti spettacoli e otto mesi di programmazione: Verona Passione Teatro riporta le compagnie amatoriali al Teatro Camploy da sabato 17 ottobre 2026 a domenica 16 maggio 2027. La rassegna è organizzata dal Comune, attraverso la Direzione Cultura, Turismo e Spettacolo, insieme alle compagnie cittadine. Gli appuntamenti si concentrano nel fine settimana, con inizio alle 21 il sabato e alle 16.30 la domenica, nella sala di via Cantarane 32.

Ad aprire il cartellone sarà La Pocostabile con «Il medico per forza» di Molière, diretto da Lucia Ruina e Mario Peretti: le prime due recite sono in programma il 17 e 18 ottobre. Il fine settimana successivo, 24 e 25 ottobre, l’associazione La Bugia porterà in scena «Nonne squillo» di Dory Cei, con la regia di Elena Merlo.

Da Molière a Goldoni, il calendario fino a maggio

Il programma di Verona Passione Teatro prosegue il 14 e 15 novembre con La Graticcia e «Il sogno dell’Onorevole Largaspugna» di Arnaldo Fraccaroli. Il 21 e 22 novembre La Maschera interpreta «Il ventaglio» di Carlo Goldoni; il 28 e 29 novembre la compagnia Giorgio Totola propone «Classe di ferro» di Aldo Nicolay. A dicembre arrivano «Guerra e pace per Lysistrata», il 5 e 6, e «Non dire gatto», il 12 e 13.

Nel nuovo anno il percorso riparte il 23 e 24 gennaio con «La famiglia Addams» di Zeropuntoit. Tra febbraio e aprile il cartellone alterna commedie, riletture e musical: figurano, fra gli altri, «Le ceneri di mammà», «Una medium di nome Wanda», «Avari», «Giulietta VS Shakespeare, musical pop» e «Mi sposo Mohamed». La chiusura è affidata alla Compagnia dell’Armadillo con «Chiave per due» di Freeman e Chapman, il 15 e 16 maggio.

Alla presentazione l’assessora alla Cultura Marta Ugolini ha sottolineato il valore della partecipazione e del volontariato teatrale: dopo le proposte estive nei cortili, le compagnie tornano a condividere il palcoscenico del Camploy durante la stagione invernale.

Il prezzo massimo del biglietto intero è di 10 euro; il ridotto arriva a 7 euro per gli over 65, gli studenti under 26 e gli accompagnatori delle persone con disabilità. Per queste ultime l’ingresso è gratuito. La prevendita è gestita dalle singole compagnie, da contattare per gli spettacoli scelti.

Ora solare: il debito di sonno resta, indagine: “Un italiano su 3 recupera nel weekend”

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(Adnkronos) – Avremo un’ora in più per dormire, “ma difficilmente ci sentiremo più riposati. Siamo sempre più vittime del sonno ritardato. Dormire meno del necessario, purtroppo, è diventata la norma per molte persone”, spiega Vincenzo Tullo, neurologo esperto di medicina del sonno di Doctolib. È il paradosso del ritorno all’ora solare: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette torneranno indietro e avremo teoricamente più tempo per stare a letto. Ma – informa una nota di Doctolib – “se arriviamo a quel momento dopo settimane o mesi di riposo insufficiente, un’ora in più non può cancellare la stanchezza accumulata. Il problema, infatti, non è il cambio dell’ora, ma tutto quello che succede nelle notti che lo precedono. Sveglie che suonano quando il corpo non è ancora pronto, giornate piene di impegni, ore trascorse al chiuso, smartphone consultati fino a pochi minuti prima di coricarsi e tentativi di recuperare nel weekend: il sonno finisce spesso per diventare la prima voce sacrificata quando la giornata non basta. E così rischiamo di vivere in una sorta di perenne jet lag, fuori sincrono rispetto al nostro orologio biologico anche senza attraversare alcun fuso orario”. 

Il nostro organismo – si legge – segue ritmi circadiani regolati da un orologio biologico centrale che si sincronizza soprattutto attraverso la luce. Quella del mattino tende ad anticipare l’orologio interno, mentre quella serale tende a ritardarlo. Quando spostiamo le lancette, il sistema biologico non si adegua istantaneamente: per alcuni giorni, sonno, risveglio e impegni quotidiani possono non coincidere perfettamente. Ma il disallineamento può essere già presente nella vita di tutti i giorni. Le persone con un cronotipo serale, per esempio, tendono ad addormentarsi e a svegliarsi più tardi e possono faticare maggiormente quando devono rispettare orari mattutini rigidi, soprattutto se non dormono abbastanza. C’è poi il cosiddetto social jet lag, la differenza tra gli orari di sonno imposti dagli impegni durante la settimana e quelli che seguiamo spontaneamente nei giorni liberi.  

Secondo un’indagine realizzata da Doctolib tra il 7 e il 12 ottobre 2026 su 3.000 italiani over 18, circa uno su tre (32%) dorme di più nel weekend sperando di recuperare il sonno perduto: il 22% un’ora in più e il 10% due o più ore. Dormire molto più a lungo il sabato e la domenica può spostare il ritmo del sonno, rendendo più difficile riprendere la routine il lunedì. Il recupero concentrato nei giorni liberi può dare sollievo, ma non equivale necessariamente a compensare tutto il sonno perduto. “Il nodo non è il weekend dello spostamento, ma il disallineamento cronico tra l’ora dell’orologio e quella biologica, che porta molte persone a svegliarsi ogni mattina prima che il corpo sia pronto”, sottolinea Tullo. Quando le energie scarseggiano, cerchiamo di compensare con soluzioni immediate: un altro caffè nel pomeriggio, un sonnellino più lungo del previsto, qualche ora di sonno in più il sabato e la domenica. La caffeina può interferire con il riposo anche diverse ore dopo l’assunzione: per un caffè standard, il margine indicativo è di circa 8-9 ore prima di coricarsi. Un sonnellino breve nel primo pomeriggio può essere ristoratore, mentre uno troppo lungo o tardivo può ridurre la pressione del sonno e rendere più difficile addormentarsi. Un altro ostacolo è rappresentato, poi, dalle abitudini serali. 

 

I dati dell’indagine – dettaglia la nota – confermano il ruolo centrale degli schermi: prima di dormire, il 59% degli intervistati guarda serie o programmi televisivi e il 49% usa il telefono per social network, video o chat. Solo il 19% legge, mentre il 3% lavora o controlla le e-mail di lavoro. Tra chi usa il telefono prima di dormire, il 18% vi trascorre più di un’ora e il 14% continua a utilizzarlo fino ad addormentarsi. Solo il 25% si ferma entro 15 minuti. Trascorriamo, quindi, le giornate in ambienti poco illuminati e poi ci esponiamo alla luce artificiale degli schermi proprio nelle ore nelle quali dovremmo iniziare a rallentare. Notifiche, lavoro fuori orario e contenuti coinvolgenti mantengono attivo il sistema della vigilanza e possono ritardare il passaggio dalla veglia al sonno. L’indagine rileva, inoltre, un’associazione tra l’uso prolungato del telefono e la sensazione di un risveglio poco ristoratore: il 62% di chi continua a utilizzarlo fino ad addormentarsi si sveglia poco o per niente riposato, contro il 45% di chi lo usa per meno di 15 minuti. Il dato non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto, ma segnala una correlazione meritevole di attenzione. 

L’abitudine è particolarmente diffusa tra i più giovani: il 76% dei 18-34enni usa il telefono prima di dormire, contro il 31% degli over 65. Tra gli under 35 che lo utilizzano, il 46% trascorre più di un’ora sul dispositivo o continua a tenerlo in mano fino ad addormentarsi, contro il 28% degli over 65. Il risultato è una sensazione familiare: essere stanchi, ma non riuscire a spegnere la mente. Il corpo chiede riposo, mentre il cervello resta in allerta e il momento di coricarsi diventa quello in cui riaffiorano i pensieri rimasti in sospeso durante la giornata. Non è soltanto lo smartphone, infatti, ad interferire con il sonno: circa 4 intervistati su 10 (41%) indicano pensieri, preoccupazioni, ansia, stress tra i motivi che li tengono svegli la notte. Al secondo posto, molto distaccato, si colloca il bisogno di andare in bagno, citato dal 9%. 

Svegliarsi senza sentirsi riposati, impiegare molto tempo per carburare al mattino, perdere il filo durante una riunione, avvertire sonnolenza davanti allo schermo o diventare più irritabili sono segnali che spesso attribuiamo allo stress e ai ritmi frenetici. Se persistono, tuttavia, meritano attenzione. I dati mostrano differenze significative anche tra le fasce d’età. Il 60% dei 18-34enni e il 61% dei 35-44enni si sveglia poco o per niente riposato, contro il 31% degli over 65. Eppure, il 38% degli under 35 intervistati dichiara di dormire più di 7 ore, rispetto al 26% degli over 65: un dato che suggerisce come la quantità di sonno, da sola, non basti a descrivere la qualità del riposo percepito. Anche il genere sembra incidere sulla percezione del riposo: pur registrando la stessa quota di persone che dormono meno di 6 ore (29%), le donne si svegliano poco o per niente riposate più spesso degli uomini (47% contro il 36%). 

 

“È importante, però, distinguere un episodio occasionale da un problema continuativo – precisa Tullo -. Nell’insonnia cronica, le difficoltà ad addormentarsi, a mantenere il sonno o i risvegli precoci si accompagnano a conseguenze durante il giorno e si presentano almeno tre notti alla settimana per almeno tre mesi. Anche un russamento marcato accompagnato da pause respiratorie, risvegli con sensazione di soffocamento o una sonnolenza diurna importante richiedono un approfondimento medico: possono essere segnali di un sonno frammentato da un disturbo che non sempre viene riconosciuto”. Eppure, del sonno si parla ancora poco con il medico: soltanto il 24% degli intervistati dichiara di aver affrontato l’argomento con un professionista sanitario. Più di uno su quattro vorrebbe farlo (16%) oppure non saprebbe a chi rivolgersi (10%). Anche tra chi si sveglia stanco, soltanto il 32% ne ha parlato con un medico. La difficoltà a chiedere aiuto emerge soprattutto tra i più giovani: solo il 15% degli under 35 ha parlato del proprio sonno con un medico, contro il 26% degli over 65. Tra i 35-44enni, quasi uno su cinque (18%) non saprebbe a chi rivolgersi, rispetto al 6% degli over 65. 

La privazione di sonno, inoltre, non si manifesta soltanto con la sensazione di essere stanchi. L’attenzione sostenuta può risentirne, così come i tempi di reazione e la capacità di mantenere la concentrazione. Il rischio è abituarsi a funzionare in condizioni di riposo insufficiente e sottovalutare quanto questo possa incidere sulla giornata, dal lavoro alla guida. Dopo il cambio dell’ora, più che cercare di recuperare tutto in una sola notte, è utile puntare sulla regolarità. Esporsi alla luce naturale al mattino, fare una passeggiata all’aperto e mantenere orari di sonno e risveglio sufficientemente stabili aiuta a dare riferimenti al nostro orologio biologico, senza sacrificare le ore necessarie per riposare. La sera vale la regola opposta: meglio ridurre progressivamente l’illuminazione, attenuare gli schermi e lasciare spazio ad attività meno stimolanti nelle ore che precedono il sonno. Anche l’attività fisica e un’organizzazione più regolare della giornata possono contribuire al benessere, ma non sostituiscono un riposo adeguato. 

L’indagine evidenzia anche il ricorso a rimedi per dormire meglio: il 42% degli intervistati afferma di utilizzare almeno uno dei prodotti o delle soluzioni proposti. Il 18% ricorre a melatonina o integratori simili, il 17% a tisane o camomilla, il 13% a farmaci e il 2% all’alcol. Le donne dichiarano più frequentemente di ricorrere a questi rimedi rispetto agli uomini (46% contro il 33%). Con l’età aumenta soprattutto il ricorso ai farmaci: ne fa uso il 19% degli over 65, contro il 7% degli under 35. La melatonina, invece, mette d’accordo tutte le generazioni, con il picco di utilizzo tra gli under 35 (20%). Questi dati richiamano l’importanza di non affidarsi soltanto a soluzioni estemporanee: in caso di difficoltà persistenti, è opportuno confrontarsi con il medico, evitando di ricorrere autonomamente a farmaci o alcol per favorire il sonno. Il ritorno all’ora solare, quindi, può diventare un promemoria per rivedere le proprie abitudini, più che un’occasione per dormire un’ora in più e considerare risolto il problema. Perché il benessere non dipende soltanto da come affrontiamo la giornata, ma anche da quanto spazio lasciamo al recupero. “Il messaggio è che il sonno non è tempo tolto alla giornata, ma la fase in cui il cervello riordina ed elabora quello che abbiamo fatto. Trattarlo come la voce comprimibile dell’agenda è la ragione per cui il conto si presenta altrove, sull’attenzione e sull’umore”, conclude il neurologo.  

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