Le manifestazioni contro il caro-vita del fine settimana sono sfociate in violenti scontri di piazza nelle città di Milano, Torino e Bologna. Solo nel capoluogo lombardo sono state 271 le persone accompagnate in questura per i disordini avvenuti domenica, di cui 60 stranieri e 220 minori.
Guerriglia a Milano, l’appello di Pierluigi Diaco a BellaMa’: “Vietiamo i social a questi criminali”
(Adnkronos) – “Vietare l’uso dei social a chi venisse condannato per questi reati commessi, anche se minorenni, e verificare che rispetti questa pena attraverso il controllo della pubblica sicurezza”. È la proposta avanzata da Pierluigi Diaco a ‘BellaMa”, nella puntata in onda oggi, lunedì 19 ottobre, all’indomani degli scontri e degli episodi di violenza che si sono consumati nelle piazze delle principali città italiane.
Il giornalista ha lanciato il suo appello commentando la notizia dei 270 ragazzi portati in questura, 200 dei quali minorenni: “Togliere i social vuol dire togliergli l’identità, se tu glieli togli, lo punisci”, ha detto il conduttore, che non ha nascosto la rabbia di fronte alle immagini delle piazze devastate dagli scontri. “A Milano la protesta è degenerata nel peggiore dei modi. Ragazzi, minori, hanno assaltato negozi, sfondato vetrine e lanciato pietre contro le forze di polizia. Poi si sono filmati e hanno postato i video sui loro social”, ha sottolineato Diaco, alzando i torni contro i responsabili che ha definito “delinquenti” e “criminali”.
Pierluigi Diaco ha posto poi l’attenzione sulla differenza tra le proteste e le manifestazioni “pacifiche”: “Io capisco le ragioni di un’associazione studentesca, di un sindacato, di un partito politico. Scendono in piazza legittimamente e si esprimono attraverso manifestazioni pacifiche. Ma c’è una ragione. Se di fronte una protesta, fatta con violenza, non viene apportata una ragione, io penso – ha aggiunto – che abbiamo di fronte una generazione di ragazzini ignorante figlia dell’era dei social”.
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Calabrese (Tor Vergata): “Qui una parte di storia di Federica Torzullo e noi ne avremo cura”
(Adnkronos) – “Oggi vorrei dire alla famiglia di Federica una cosa molto semplice: qui c’è una parte della sua storia e noi ne avremo cura. Da oggi un’aula porterà il suo nome: sarà un’aula piena di vita. Entreranno i ragazzi con i libri sotto il braccio, cominceranno lezioni, nasceranno domande, si parlerà di esami, di progetti, di futuro. Il nome di Federica sarà lì, dentro queste giornate. E quando qualcuno chiederà chi era, avremo una storia da raccontare. La storia di una giovane donna che ha studiato in questi stessi luoghi ed è diventata ingegnere. Di una persona il cui lavoro è ancora qui e continua a portare il suo nome”. A dirlo è stato Armando Calabrese, docente di Gestione aziendale del dipartimento di Ingegneria dell’Impresa, alla cerimonia – oggi a Roma – per lo svelamento della targa dell’aula porta il nome di Federica Torzullo, laureata in Ingegneria gestionale nel 2011 nell’Ateneo e vittima di femminicidio l’8 gennaio 2026.
“Sono stato il suo relatore – ha ricordato il professore -, l’ho accompagnata nel lavoro che l’ha portata a diventare ingegnere gestionale. Ho conosciuto Federica in un momento della sua vita dedicato a imparare, a mettere alla prova le proprie capacità, a costruire qualcosa di suo. In questi giorni ho ripensato al significato di quel lavoro. Una tesi raccoglie mesi di studio e di impegno. A un certo punto viene consegnata, discussa, riposta in un archivio. La vita prosegue. Oggi quelle pagine ci permettono di ritrovare Federica attraverso qualcosa che ha fatto lei. Ci sono le sue analisi, ciò che aveva imparato, il risultato che aveva raggiunto. C’è una parte del suo cammino che possiamo ancora conoscere e raccontare. Questo è il piccolo ricordo che possiamo affiancare ai vostri – ha aggiunto Calabrese -. Voi custodite la sua voce, il suo modo di essere, i momenti condivisi: ricordi intimi che appartengono alla vostra famiglia e ai quali ci avviciniamo con delicatezza. Noi custodiamo il passaggio di Federica in questa università e oggi desideriamo dirvi che quel passaggio conta, che per noi ha un valore, che merita di rimanere. Averla avuta tra i nostri studenti è qualcosa di cui siamo grati”.
“Mi auguro che questo nostro gesto possa farvi sentire il nostro affetto, che possiate riconoscervi il desiderio sincero di essere vicini a voi e di custodire bene ciò che Federica ci ha lasciato – ha detto ancora -. Sento che questo è anche un compito della nostra comunità: dare continuità alla memoria, dedicare attenzione e tempo, fare in modo che le persone non diventino nomi dei quali si è smesso di conoscere la storia. Oggi vi siamo accanto con rispetto per il vostro dolore e con gratitudine per aver condiviso con noi questo momento – ha concluso il docente -. Vorrei che portaste con voi un pensiero semplice: in questi luoghi Federica ha fatto qualcosa di bello e di importante per la sua vita. Ha imparato, ha costruito le proprie competenze, ha raggiunto un traguardo che le appartiene per sempre. Qui continueremo a raccontarlo e, ogni volta che tornerete, saremo lieti di accogliervi, di aprire quelle pagine insieme a voi e di ricordare Federica”.
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Stefania Torzullo: “Ricordo di Federica ci rende fieri£
(Adnkronos) – “Siamo molto fieri che l’Università di Tor Vergata abbia voluto intitolare quest’aula a mia sorella, perché lei ha vissuto dei momenti bellissimi qui: era così contenta di studiare in questo ateneo e, soprattutto, ha realizzato il suo sogno più grande, che era quello di diventare un ingegnere. Il dolore ce lo portiamo dentro tutti i giorni e ce lo porteremo per tutta la vita, ma oggi vogliamo lasciare spazio alla fierezza che la caratterizzava. Lei era una donna fiera, una grande lavoratrice e una persona piena di gioia: oggi voglio portare proprio questo ricordo in questo evento”. Sono le parole di Stefania Torzullo, sorella di Federica, laureata in Ingegneria gestionale nel 2011 all’Università Tor Vergata e vittima di femminicidio l’8 gennaio 2026. Stefania ha partecipato alla cerimonia per lo svelamento della targa dell’aula che porta il nome della sorella.
Già da oggi l’aula è aperta agli studenti e alle studentesse, futuri uomini e future donne: “Al di là del denunciare situazioni che non dovrebbero esistere nella realtà, speriamo che le generazioni future crescano uomini migliori. Alle ragazze auguro di essere donne forti e di trovare la forza di riuscirci”, conclude.
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Caramia (Tor Vergata): “Dobbiamo fare nostra parte contro femminicidi”
(Adnkronos) – “Il femminicidio non è una fatalità, non è un destino inevitabile: è la pretesa di esercitare un potere sulla vita di un’altra persona. Il rispetto non deve essere una concessione, ma un principio. La libertà di una persona non deve terminare dove iniziano le aspettative di un’altra. Credo fortemente che l’università debba sapersi porre in maniera critica su questi aspetti e, insieme alle istituzioni, deve fare la propria parte. Si può insegnare tutto questo non soltanto attraverso le parole, ma attraverso il comportamento quotidiano, il modo in cui ci relazioniamo, il modo in cui ascoltiamo e riconosciamo la dignità delle persone”. Sono le parole di Massimiliano Caramia, coordinatore della macroarea di Ingegneria e professore ordinario del dipartimento di Ingegneria dell’impresa ‘Mario Lucertini’ dell’Università Tor Vergata, alla cerimonia – oggi nell’Ateneo romano – per lo svelamento della targa dell’aula che porta il nome di Federica Torzullo, laureata in Ingegneria gestionale nel 2011 e vittima di femminicidio l’8 gennaio 2026.
“Già da oggi in quest’aula entreranno studenti e studentesse che non avranno mai conosciuto la storia di Federica Torzullo: vedranno la targa, leggeranno un nome e magari si domanderanno chi era, cosa le è accaduto e perché – ha proseguito -. Il valore di ciò che facciamo oggi si misurerà anche nella risposta che saremo capaci di dare a queste domande. Oggi non possiamo restituire a Federica il futuro che le è stato sottratto. Possiamo, però, fare in modo che il suo nome continui ad accompagnare il futuro di altri giovani. Insegniamo ai nostri studenti a risolvere problemi, li abituiamo a riconoscere le cause, a studiare le conseguenze, a gestire la complessità, a prendere decisioni. Possiamo formare ingegneri straordinariamente competenti, possiamo insegnare loro a progettare sistemi efficienti e a organizzare in modo meticoloso realtà molto complesse – ha detto ancora Caramia -. Ma tutto questo non basta se non accompagniamo alle competenze la capacità di rispettare gli altri, le loro scelte e la loro autonomia. Perché una società non è migliore soltanto quando diventa più efficiente: è migliore quando diventa più giusta. E occorre saper insegnare anche che ciascuno di noi deve imparare a riconoscere i propri doveri inderogabili, che supportano il raggiungimento dei diritti inviolabili personali e, la cosa più difficile da capire e attuare, anche di quelli degli altri”.
“Oggi abbiamo scelto di fare qualcosa di importante – ha aggiunto Caramia -, abbiamo scelto di dare il nome di Federica Torzullo a un’aula universitaria, in particolare a un’aula di lettura. Un’aula di lettura è un luogo molto particolare: a differenza delle aule dove si seguono le lezioni, dove gli studenti e le studentesse ascoltano quasi esclusivamente le spiegazioni dei docenti per formarsi, l’aula di lettura è un posto dove ogni anno entrano e si siedono persone diverse non solo per ascoltare. Studenti e studentesse studiano, si ascoltano, parlano anche della loro vita personale, cosa che nelle aule durante le lezioni non si può fare. Qualche volta si annoiano, perché no? Qualche volta scoprono qualcosa che cambierà la loro vita. Insomma, sono persone diverse: non solo maschi e femmine, ma cittadini con storie, aspettative, ambizioni, paure e speranze diverse”.
“Questo è proprio quello che dice la nostra Costituzione italiana – ha osservato -. In particolar modo faccio riferimento all’Articolo 2: non siamo semplici cittadini o numeri, siamo uomini e donne con i nostri diritti inviolabili. Che non sono solo quelli che vediamo esternamente tutti i giorni e per i quali combattiamo, l’educazione, la scuola, il lavoro, la sanità: i diritti inviolabili di cui parla l’Articolo 2 sono quelli più specifici di ciascuno di noi, quelli che ognuno si crea interiormente e che spesso non condivide neanche con gli altri. Federica è stata una di quelle studentesse che passava ed entrava in queste aule, studiava, si fermava, aveva queste ambizioni – ha ricordato – Come nostra studentessa, e come tanti giovani che oggi frequentano questi luoghi, aveva scelto un percorso impegnativo fatto di studio, esami, sacrifici, progetti e aspirazioni. Spesso, quando pensiamo all’impegno che mettiamo nel raggiungere le nostre ambizioni, pensiamo sempre a qualcosa di individuale, ci impegniamo per noi stessi. Penso invece che una delle cose più belle sia pensare che il nostro impegno è ciò che garantisce anche agli altri l’opportunità di soddisfare le proprie esigenze, i propri progetti e le proprie scelte. E questa è una cosa molto complicata”, ha concluso Caramia.
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Verona, dieci atleti sul podio ai campionati ANA di tiro a segno: 270 partecipanti al poligono
Al poligono di via Magellano si sono conclusi i Campionati nazionali ANA di tiro a segno: 270 atleti e dieci piazzamenti veronesi fra i primi tre nelle categorie ufficiali. Tra Amici e Aggregati spiccano le vittorie di Brunelli, Bortoletto e Modena, con una tripletta nella Bench Rest Diottra.
Dieci veronesi sul podio ai Campionati nazionali ANA di tiro a segno, conclusi domenica 18 ottobre al poligono di via Magellano, nel quartiere Navigatori. Secondo il bilancio della sezione cittadina dell’Associazione Nazionale Alpini, alla manifestazione hanno partecipato 270 atleti provenienti da tutta Italia. Le gare si sono distribuite su tre giornate.
Il risultato più netto per Verona è arrivato nella Bench Rest Diottra, categoria Aggregati: Francesco Modena ha conquistato il primo posto, davanti a Nadio Marchi e Marco Guerra. Nella classifica riservata agli Alpini, il veronese Luca Fasoli ha chiuso terzo, alle spalle del vincitore Mario Monza della sezione di Como e di Carlo Luciano Faccoetti della sezione di Bergamo.
I risultati veronesi in carabina e pistola
Nella Carabina libera a terra, Thomas Scardoni della sezione di Verona si è classificato secondo fra gli Alpini, mentre il titolo è andato alla sezione di Como e il terzo posto a Francesca Di Mauro di Biella. Nella graduatoria di Amici e Aggregati, invece, Verona ha ottenuto la vittoria con Nicola Brunelli e il terzo posto con Roland Resuli; fra loro, secondo, Marco Bacchion della sezione di Treviso.
La Pistola standard ha portato un altro secondo posto veronese con Sergio Arvotti, preceduto dal campione Paolo Priano di Biella e seguito da Silvano Gri di Vittorio Veneto. Nella stessa specialità, fra Amici e Aggregati, i primi due gradini sono stati occupati da Luca Bortoletto e Pietro Bonetti della sezione scaligera, davanti a Claudio Favetto di Biella.
L’apertura della manifestazione ha avuto come protagonista Roberto Di Donna, che ha acceso il tripode. L’olimpionico, presente a quattro edizioni dei Giochi, vinse ad Atlanta nel 1996 l’oro nella pistola ad aria compressa e il bronzo nella pistola libera.
Accanto alle competizioni ufficiali, il Tiro a Segno Nazionale di Verona e la sezione ANA hanno organizzato “Alpini e Pallini”. L’iniziativa promozionale ha consentito ad Alpini, Amici e Aggregati di provare carabine e pistole ad aria compressa sulla distanza dei dieci metri. In questa prova amatoriale ha primeggiato il veronese Luca Fattori, tra i fotografi ufficiali dell’ANA cittadina.
Il presidente della sezione veronese, Maurizio Trevisan, ha ringraziato partecipanti e organizzatori per aver scelto Verona come sede della finale nazionale. Un ringraziamento specifico è stato rivolto al presidente del Tiro a Segno, Luca Zanotto, e al suo staff per il supporto alla preparazione e allo svolgimento delle gare.
Verona, “Tu Donna” riparte al Modus: otto spettacoli, da Elena di Sparta a Rita Pelusio
Otto spettacoli per la decima edizione di “Tu Donna”, dal 23 ottobre 2026 al 14 maggio 2027. Al Modus si parte con Silvia Priori in “Elena di Sparta”; al Camploy arriverà Rita Pelusio con “Lo sciopero delle bambine”. In scena diritti, emancipazione, stereotipi e violenza di genere.
“Tu Donna” riparte venerdì 23 ottobre alle 21 al Teatro degli Orti/Modus con “Elena di Sparta”, scritto e interpretato da Silvia Priori. La decima edizione della rassegna veronese propone otto spettacoli fino al maggio 2027, con un appuntamento al Camploy e gli altri sul palcoscenico di San Zeno.
Il percorso, curato dal direttore artistico Andrea Castelletti, affronta condizione femminile, diritti, stereotipi e violenza di genere. È nato con VE.G.A, Veronesi Giuriste Associate, e Convergenze; lo sostengono l’assessorato alla Parità di genere e Pari Opportunità e la Consulta delle Associazioni Femminili del Comune.
Nel cartellone della stagione 2026/27 del Modus, il ciclo dedicato alle donne mette in relazione figure storiche, personaggi letterari e conflitti contemporanei. La vicesindaca Barbara Bissoli lo descrive come un ponte ideale tra il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, e l’8 marzo.
Il calendario: da Elena di Sparta allo sciopero delle bambine
L’apertura con la Compagnia Teatro Blu di Varese porta in scena un’Elena ormai anziana, sola con i ricordi della bellezza e della gloria. La regia è di Silvia Priori e Renata Coluccini. Dal 4 al 13 dicembre debutta “Anna. La Magnani”, produzione Modus scritta e interpretata da Laura Murari: dopo Frida Kahlo e Maria Callas, si conclude la trilogia dedicata ad artiste capaci di affermare il ruolo della donna nella società.
Il 18 dicembre Santibriganti Teatro presenta “Un bravo ragazzo”, che guarda al femminicidio attraverso la madre dell’uomo. Il 16 gennaio 2027 arriva la commedia “La gonna che visse due volte”, scritta e interpretata da Norina Benedetti della Compagnia Estragone Teatro.
Dal 26 febbraio, per due fine settimana consecutivi, torna “Hannah Arendt. Il futuro alle spalle”, scritto e interpretato da Consuelo Trematore, con la regia di Laura Murari. Il 26 marzo Teatro delle Temperie propone “Sottobanco. Sei solo un altro mattone nel muro”, dedicato alla scuola e a chi la vive.
Il 28 aprile al Teatro Camploy, Rita Pelusio e Rossana Mola interpretano “Lo sciopero delle bambine. L’eroicomica impresa del 1902”, diretto da Enrico Messina. Lo spettacolo ricostruisce con ironia la protesta delle lavoratrici bambine del distretto della moda milanese per la tutela dei propri diritti. La chiusura, il 14 maggio, è affidata a “El fuego no muere. Tina Modotti”, della Compagnia Adelinquere, tra arte, impegno politico e vicenda personale della fotografa.
Per gli spettacoli al Modus il biglietto intero resta a 12 euro, il ridotto a 10 e l’extra ridotto a 5 per universitari, under 20 e persone di nazionalità diversa dall’italiana. Le riduzioni comprendono socie e soci delle associazioni della Consulta. Per l’apertura del 23 ottobre è raccomandata la prenotazione; il teatro risponde al 392 3294967.
Salernitana, Serse Cosmi si sfoga in conferenza e ‘cambia’ (ancora) voce
(Adnkronos) –
Serse Cosmi non ci sta. E, in conferenza stampa, si sfoga dopo il 2-2 della sua Salernitana contro la Scafatese: “Sono triste per la squadra, non meritava di uscire dileggiata dal campo – ha detto il tecnico -. I ragazzi non devono preoccuparsi e devono essere forti. Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per portarla a casa”. L’allenatore dei granata, decimi nel Girone C della Serie C con soli 14 punti, ha parlato del momento dei suoi, fischiati a fine partita: “Io quando alleno una squadra, a casa mia, vorrei giocare in casa”.
L’allenatore granata ha aggiunto: “Io devo regolare i conti con voi? Spiegatemi. Non voglio fare il vecchio, ma sapete quante volte sono stato in una sala stampa e a quante domande che non erano sulla qualità del cross ho risposto? Me ne hanno fatte milioni di domande, più o meno pertinenti, e ho sempre risposto. Tu dici che sono inca**ato… certo che lo sono. Non vinciamo una partita che la Salernitana meritava di vincere. Che ti aspetti? Questo vuol dire regolare i conti?”. La curiosità, diventata presto virale sul web, è che Cosmi – durante il suo intervento – ha cambiato voce… senza accorgersene.
Un episodio non nuovo per il tecnico e già successo un passato. Tanto che, durante la sua esperienza al Crotone (nel 2021), Cosmi ne parlò con il sorriso rispondendo alla domanda di un tifoso: “Molti non lo sapranno ma io ho fatto anche il doppiatore per un film della Disney, ‘I Robinson’. Mi chiamarono per fare la parte di un professore, un coach. Mi capitava di cambiare voce senza volerlo. I responsabili di quel doppiaggio rimasero colpiti perché io lo faccio senza volerlo, mentre per i doppiatori è un risultato che arriva dopo tantissimi anni di allenamenti…”.
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Verona, la borsa Leonardo Lorini raddoppia a 6.000 euro per un periodo di studio all’estero
La seconda edizione della borsa Leonardo Lorini sostiene uno studente del terzo anno di una scuola superiore di Verona che partirà nell’estate 2027. Il contributo raddoppia a 6.000 euro. Presentazione il 27 ottobre alle 17.30 in Camera di Commercio, con WEP, Comune, famiglia e Safety and Promo.
Una borsa da 6.000 euro per studiare all’estero, nel ricordo di Leonardo Lorini. A Verona torna per il secondo anno il progetto promosso da WEP – World Education Program insieme al Comune, alla famiglia del giovane e all’azienda veronese Safety and Promo. La presentazione al pubblico è fissata per martedì 27 ottobre alle 17.30 in Camera di Commercio.
Il sostegno è destinato a uno studente che frequenta il terzo anno di una scuola secondaria di secondo grado del territorio comunale. L’esperienza scolastica, semestrale o annuale, inizierà nell’estate 2027 e potrà svolgersi nelle destinazioni previste dalla formula “Classic” di WEP. Rispetto alla prima edizione, l’importo del contributo raddoppia e sarà detratto dal costo totale del programma. Il sostegno non è cumulabile con il programma INPS ITACA.
I criteri di selezione della borsa Lorini comprendono motivazione, rendimento degli ultimi due anni e competenza linguistica; l’ISEE non è richiesto. WEP prevede un colloquio di idoneità con quota di 100 euro, una lettera motivazionale e le pagelle dei due anni precedenti. Gli esiti saranno comunicati entro gennaio 2027.
Un’esperienza internazionale nel ricordo di Leonardo
Leonardo Lorini, veronese, studiava Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani all’Università di Padova. È morto nel 2024 in un incidente stradale in Circonvallazione Oriani. Viaggiare, incontrare persone e conoscere culture diverse erano parte del futuro che immaginava: da questo interesse nasce il legame tra la sua memoria e il percorso formativo offerto a un altro giovane.
La prima edizione ha già portato alla selezione di una studentessa, che si trova in Spagna per un semestre scolastico. La seconda conferma dunque una collaborazione avviata lo scorso anno su impulso dell’assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche.
Per l’assessora Elisa La Paglia, l’esperienza internazionale è un’occasione per sviluppare autonomia e confrontarsi con realtà differenti. Il promotore Cristian Papa sottolinea invece la continuità del progetto e il valore del contributo raddoppiato: trasformare il ricordo in una possibilità concreta per un ragazzo o una ragazza.
La famiglia, rappresentata dal padre Luciano, riconosce nell’incontro con altre culture un modo per mantenere vivo ciò che appassionava Leonardo. Anche l’amministratore delegato di WEP, Lorenzo Agati, lega il sostegno economico alla curiosità e al dialogo interculturale.
Morta a 39 anni Lua Blanco, l’attrice brasiliana protagonista di “Rebelde”: lutto in tv
(Adnkronos) – È morta a 39 anni Lua Maria Blanco, attrice e cantante brasiliana nota soprattutto per il ruolo di Roberta
Messi nella telenovela per adolescenti “Rebelde”, trasmessa dall’emittente Record. Nata a San Paolo il 5 marzo 1987, è scomparsa a Rio de Janeiro il 15 ottobre scorso, dopo aver combattuto negli ultimi mesi contro un tumore intestinale.
La notizia è stata annunciata sui social dalla famiglia. Nel messaggio pubblicato online, i familiari hanno ricordato gli ultimi mesi di vita dell’attrice, trascorsi circondata dall’affetto dei suoi cari e degli amici più stretti. “Se n’è andata in pace, colma d’amore e con la ferma fede di ricongiungersi direttamente a Dio”, si legge nella comunicazione, che si conclude con una richiesta di rispetto per il dolore e il silenzio della famiglia.
Lua Blanco proveniva da una famiglia profondamente legata al mondo della musica. Era figlia del cantante e musicista Billy Blanco Jr. e nipote del compositore Billy Blanco, figura di riferimento della bossa nova brasiliana. Aveva cinque fratelli: Pedro Sol, Ana Terra, Estrela Blanco, Daniel Céu e Marisol Blanco. Prima di raggiungere la notorietà televisiva, aveva intrapreso un percorso musicale come cantante e compositrice nella band Lágrima Flor. Nel 2009 aveva inoltre lavorato come presentatrice del programma per ragazzi “Tv Globinho”, trasmesso da Rede Globo. La svolta professionale era arrivata nel 2011 con “Rebelde”, versione brasiliana della celebre telenovela giovanile, nella quale interpretava Roberta Messi. La produzione le aveva garantito una vasta popolarità presso il pubblico più giovane. Nella serie, il suo personaggio faceva parte del gruppo musicale RebeldeS, esperienza che contribuì a consolidare il legame tra la sua attività di attrice e quella di cantante.
Dopo il successo della serie, Blanco aveva proseguito la carriera sul piccolo schermo, entrando nel cast di “Pecado Mortal”, nel 2013, e di “A Força do Querer”, nel 2017. Parallelamente aveva continuato a lavorare in teatro, prendendo parte nel 2014 al musical “Se Eu Fosse Você”, nel ruolo di Bia, figlia dei protagonisti. Il suo percorso artistico comprendeva anche il cinema, con partecipazioni a film come “Socorro, Virei uma Garota!” e “Turbulência”, e a produzioni audiovisive, tra cui la serie comica “Homens?”. Nel corso degli anni si era dedicata anche alla scrittura, ampliando ulteriormente i propri interessi professionali. Sul fronte musicale, nel marzo 2016 aveva pubblicato il suo primo album in studio, “Mão no Sonho”, dal quale erano stati tratti i singoli “Eu e o Tempo”, “O Mundo Todo” e “Perde Tudo”. Successivamente aveva portato avanti i propri progetti musicali sia come solista sia con la formazione denominata Lua Blanco e a Órbita.
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