domenica, Novembre 8, 2026
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L’Ucraina colpisce Yandex e i bot russi spariscono? Cosa dicono davvero i dati sulla propaganda online

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(Adnkronos) – Per qualche giorno, dopo gli attacchi ucraini ai data center di Yandex, è sembrato che Internet fosse diventato un posto più tranquillo. Meno commenti aggressivi, meno provocazioni politiche, meno interventi apparentemente automatici a sostegno delle posizioni filorusse. Almeno questa è l’impressione raccontata da molti utenti e rilanciata da politici e commentatori in Europa e negli Stati Uniti. 

Secondo Cloudflare, società attraverso cui passa una buona parte del traffico web, il traffico automatico proveniente dalla rete di Yandex, l’equivalente russo di Google, è calato del 94%. 

L’idea che i droni ucraini avessero in qualche modo spento una parte della macchina propagandistica del Cremlino è diventata rapidamente virale. L’ha rilanciata anche Volodymyr Zelensky, che il 12 ottobre, intervenendo al Warsaw Security Forum, ha osservato come sui social fosse diventato improvvisamente più facile respirare: meno odio, meno divisioni e meno provocazioni, grazie alla diminuzione dei bot (qui il video). 

Il problema è che, passando dalle impressioni alle misurazioni, la conclusione non è così netta. Il crollo del traffico c’è stato, la sua relazione con l’attività delle reti di influenza russa, invece, resta da dimostrare. 

Tra l’8 e l’11 ottobre, droni ucraini hanno colpito tre data center di Yandex, nelle regioni di Ryazan, Kaluga e Vladimir. Gli attacchi hanno provocato pesanti interruzioni dei servizi digitali russi, dai pagamenti ai taxi, dalle applicazioni aziendali al cloud. Il centro di Sasovo ospita anche due dei tre supercomputer utilizzati da Yandex per sviluppare i propri modelli di AI (ma non è chiaro se siano stati danneggiati). 

La vicenda mostra la vulnerabilità di un ecosistema tecnologico fortemente concentrato, nel quale un’unica azienda rappresenta un’infrastruttura essenziale per milioni di cittadini e migliaia di imprese. 

Ma sono soprattutto i dati di Cloudflare Radar ad aver attirato l’attenzione e forse ad aver creato l’equivoco: il termine bot comprende attività profondamente diverse: profili automatizzati che pubblicano commenti sui social, software che inviano spam, ma anche crawler utilizzati dai motori di ricerca per esplorare e indicizzare le pagine web. 

Il traffico misurato da Cloudflare riguarda principalmente quest’ultima categoria. La sua diminuzione non equivale, quindi, alla scomparsa dei profili filorussi su X, Facebook o Telegram. Né dimostra che siano state interrotte le campagne di propaganda online, sebbene non si possano escludere conseguenze indirette. 

In Italia il caso ha attirato l’attenzione di Carlo Calenda, leader di Azione. “Mentre ridiamo di Trump che vuole ribattezzare un oceano col suo nome e aspettiamo divertiti l’ultima diretta Vannacci-Corona, scopriamo che dopo l’attacco ad un data center russo, sui social crollano di oltre il 50% i post pro AfD, pro MAGA, contro gli ucraini, pro-brexit et simili. Metà di quello che leggiamo online sono bot. Messi lì da chi vuole distruggere l’Europa. Il problema non è che non possiamo difenderci. Siamo la seconda o terza potenza al mondo. Il problema è che non ce ne accorgiamo. È arrivato il momento di reagire. Perché nessuno lo farà al posto nostro”, ha scritto su X. 

Più prudente Walter Quattrociocchi, professore di Informatica alla Sapienza di Roma e studioso delle dinamiche di disinformazione e polarizzazione. In un intervento su LinkedIn ha invitato a distinguere la diminuzione del traffico automatico dall’eventuale collasso delle operazioni di influenza, per il quale mancano prove. 

Il ricercatore propone tuttavia di considerare l’episodio come un possibile esperimento naturale: osservare che cosa succede all’ecosistema informativo quando una parte delle sue infrastrutture viene improvvisamente meno. 

Le prime analisi indipendenti ridimensionano l’iniziale euforia social. 

Valdemar Osted, analista della società danese Common Consultancy. Esaminando i commenti Facebook ai post di 76 politici di AfD e 136 account collegati al movimento MAGA, il suo gruppo non ha riscontrato alcun collasso: le variazioni, corrette per orario e anzianità dei post, sono rimaste tra il -8% e il +5% per AfD e tra il +4% e il +10% per MAGA. Oscillazioni considerate ordinarie, ma lui mette in guardia: si parla solo di una piattaforma e solo di pochi giorni. 

Su X è circolata anche la notizia di un calo del 71% delle visualizzazioni dei contenuti del giornalista americano Tucker Carlson (intervistatore di Putin, un tempo trumpiano, oggi “ribelle” ma molto ascoltato dal mondo Maga) dopo gli attacchi. Ma il grafico confrontava sette post precedenti con quattro successivi, pubblicati in momenti diversi. I contenuti più recenti avevano quindi avuto meno tempo per accumulare visualizzazioni: un limite che rende impossibile attribuire il risultato agli attacchi ucraini. 

Anche Amil Khan, amministratore delegato di Valent, società che monitora decine di reti di disinformazione nel mondo, ha dichiarato al Guardian di non aver osservato cambiamenti riconoscibili nei volumi dei contenuti pubblicati. 

Lukasz Olejnik, ricercatore di cybersecurity e ricercatore al King’s College di Londra, autore di studi sulla guerra informativa, su X ha definito la tesi del collasso dei bot “una convinzione sbagliata e pericolosa”. Le operazioni di influenza utilizzano proxy, dispositivi compromessi e infrastrutture cloud occidentali. Continuano dunque a funzionare anche quando Yandex è fuori servizio. Per Olejnik, raccontare che i bot siano diventati improvvisamente silenziosi rischia paradossalmente di produrre altra disinformazione: induce a credere che la minaccia sia scomparsa, proprio mentre le operazioni di influenza proseguono. 

Il punto sollevato da Quattrociocchi riguarda però una questione più ampia. Il professore è tra gli autori di Fractured Reality: How democracy can win the global struggle over the information space, rapporto pubblicato nell’aprile 2026 dal Joint Research Centre della Commissione europea. 

Lo studio sostiene che la disinformazione non possa essere affrontata soltanto individuando notizie false e soggetti che le producono. Il problema riguarda l’architettura stessa dell’ambiente digitale, nel quale gli algoritmi e i modelli economici delle piattaforme premiano i contenuti capaci di catturare l’attenzione, spesso quelli più emotivi e divisivi. 

Le operazioni di influenza straniere sfruttano questi meccanismi, senza averli necessariamente creati. Dietro la manipolazione dell’informazione esiste un’intera infrastruttura fatta di data center, account automatizzati, sistemi di raccomandazione, cloud e AI generativa. 

Gli attacchi a Yandex mostrano quanto questa infrastruttura sia diventata strategica. Ma anche quanto sia difficile misurare scientificamente le operazioni di influenza e quanto rapidamente un dato tecnico possa trasformarsi in una certezza politica. Per stabilire se i droni abbiano effettivamente interrotto specifiche campagne di propaganda serviranno analisi delle reti coinvolte e prove del loro legame con le infrastrutture colpite. 

Resta soprattutto la domanda posta da Quattrociocchi: quale ambiente informativo abbiamo costruito, se i contenuti che riescono meglio a trattenere la nostra attenzione sono spesso quelli che alimentano il conflitto? Una domdanda che resterebbe aperta anche se tutte le fabbriche di troll russe smettessero di funzionare. 

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internazionale/esteri

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Champions League, gol e sostituzione per Diao: cosa è successo

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(Adnkronos) – Il Como sblocca il match di Champions League a Rotterdam contro il Feyenoord dopo 18 minuti grazie a Diao ma la gioia dura poco e si trasforma subito in preoccupazione. Già durante l’esultanza, l’attaccante sembrava accusare qualche problema fisico. Cinque minuti più tardi, al 23’, il giocatore richiama l’attenzione della panchina, facendo intuire che qualcosa non va, poi si stende sul terreno di gioco. La sostituzione diventa inevitabile: Diao è costretto a lasciare il campo. Ora resta da capire l’entità del problema fisico, presumibilmente di natura muscolare e se Diao riuscirà ad essere a disposizione nei prossimi match dei lariani.  

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sport

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Ciliegia delle Colline Veronesi verso l’Igp: concluso il pubblico accertamento a Verona

La Ciliegia delle Colline Veronesi avanza verso l’Igp dopo la riunione di pubblico accertamento a Verona Mercato. Il dossier dovrà proseguire l’iter nazionale ed europeo: il marchio non è ancora acquisito. Per i produttori l’obiettivo è tutelare il nome e rendere più riconoscibile l’origine del prodotto.

Il confronto si è svolto al Centro direzionale congressi di Verona Mercato. ViPiù.it riferisce della conclusione del pubblico accertamento, passaggio che precede la trasmissione della candidatura alla Commissione europea. La notizia, pubblicata il 14 ottobre, riguarda dunque un avanzamento della procedura, non il rilascio definitivo della certificazione.

Ciliegia delle Colline Veronesi: il lavoro della filiera

All’incontro ha partecipato Alberto Bozza, consigliere regionale di Forza Italia, portando i saluti del Consiglio regionale e della Terza commissione, competente sulle politiche economiche e agricole. Bozza ha richiamato il lavoro svolto negli anni da produttori, organizzazioni di categoria e direzione agroalimentare della Regione per costruire il percorso comune.

La candidatura punta a collegare in modo riconoscibile il prodotto alla sua provenienza e alle sue caratteristiche. Per le imprese coinvolte, l’eventuale registrazione rappresenterebbe uno strumento per distinguere la produzione certificata e contrastare gli impieghi impropri della denominazione. La prospettiva commerciale è quella di presentarsi ai mercati con regole condivise e un’identità territoriale più chiara.

Il riconoscimento europeo resta da completare

Il dossier dovrà ora affrontare i successivi passaggi nazionali e comunitari. La valutazione della documentazione precederà l’eventuale iscrizione nel registro delle indicazioni geografiche protette. Il resoconto non indica una data per la decisione finale: osservazioni e adempimenti formali possono incidere sui tempi.

Bozza lega il valore del progetto anche alla remunerazione del lavoro agricolo. La tutela del nome, da sola, non esaurisce però il percorso della filiera: tracciabilità, controlli e promozione restano elementi necessari per sostenere la riconoscibilità del prodotto.

Nel Veronese prosegue anche la candidatura Igp della Mela di Verona, rilanciata a Belfiore con quasi duecento produttori. Sono percorsi distinti, accomunati dall’obiettivo di valorizzare l’origine delle produzioni frutticole locali attraverso il lavoro congiunto delle aziende.

Welfare: Fiaschi (Manageritalia), ‘Welfare sempre più costoso, ridurre il gap puntando su accesso e

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“Il welfare gap si affronta agendo su tre dimensioni: il bisogno, l’accesso e la consapevolezza. L’invecchiamento della popolazione, la cronicità nelle malattie e l’aumento dei costi rendono necessario ripensare le risposte ai bisogni sociali e sanitari.” Ha dichiarato Massimo Fiaschi, segretario generale di Manageritalia, in occasione del Global Welfare Summit 2026 di Roma.

Welfare: Lombardi (Fondo Italiano d’Investimento), ‘Occorre investire nelle filiere per creare

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“Uno dei pilastri della nuova strategia è quello di selezionare con rigore le imprese che aiutiamo a crescere e, dunque, capaci di generare valore industriale, favorendo occupazione e qualificazione della forza lavoro.” Lo ha detto Domenico Lombardi, amministratore delegato e direttore generale Fondo Italiano d’Investimento, al Global Welfare Summit 2026, svoltosi a Villa Miani, a Roma.

RiscattiAMOci a Verona: il 24 ottobre pulizia in via Cà di Mazzè tra ambiente e inclusione

Sabato 24 ottobre, dalle 9 alle 12, RiscattiAMOci torna in via Cà di Mazzè, a Palazzina. AttiviAmo Verona e Liberi Liberi Art. 27 uniscono la raccolta dei rifiuti a percorsi di inclusione sociale. L’associazione racconta il desiderio di continuare a fare volontariato anche dopo gli obblighi giudiziari.

RiscattiAMOci a Verona arriva al secondo appuntamento pubblico: sabato 24 ottobre 2026, dalle 9 alle 12, è prevista una mattinata di pulizia in via Cà di Mazzè, nella zona di Palazzina. Il progetto di AttiviAmo Verona, realizzato insieme a Liberi Liberi Art. 27, lega la cura degli spazi pubblici a percorsi di recupero e reinserimento sociale.

L’intervento riguarda un’area interessata dalla presenza di rifiuti abbandonati. Alla raccolta partecipano volontari dell’associazione e persone impegnate in lavori di pubblica utilità, segnalate dall’Ufficio di esecuzione penale esterna. Il sostegno di AMIA è indicato nella locandina dell’iniziativa.

In caso di pioggia, la mattinata sarà rinviata a sabato 31 ottobre.

RiscattiAMOci, il volontariato oltre gli obblighi

Accanto all’intervento ambientale, il comunicato racconta un cambiamento nelle motivazioni di alcuni partecipanti. Secondo il presidente di AttiviAmo Verona, Stefano Grigoletti, due persone coinvolte hanno espresso il desiderio di proseguire l’attività volontaria anche dopo la conclusione degli obblighi legati al proprio percorso giudiziario.

Una ha già terminato quel percorso, mentre l’altra si trova vicino alla conclusione. L’associazione presenta la loro disponibilità come un segnale del valore delle relazioni nate durante il lavoro comune.

Il progetto non si esaurisce nelle giornate pubbliche. La nota descrive anche uscite periodiche nei quartieri, nelle quali le persone coinvolte lavorano accanto ai volontari abituali. La continuità degli interventi permette di affiancare alla raccolta dei rifiuti una partecipazione regolare alla vita degli spazi cittadini.

Per gli organizzatori, il passaggio decisivo è la possibilità che un’attività inizialmente legata a un obbligo diventi una scelta personale. La cura del territorio viene proposta come occasione concreta per assumere responsabilità, collaborare con altre persone e contribuire alla comunità.

La presentazione del secondo appuntamento alla stampa è fissata per martedì 20 ottobre alle 11, nella Sala Consiliare della Quinta Circoscrizione, in via Benedetti 26. La giornata di pulizia resta invece in programma sabato 24 ottobre in via Cà di Mazzè.

Giustizia riparativa a Verona: il 30 ottobre un convegno su vittime, responsabilità e comunità

Venerdì 30 ottobre, dalle 14.30 alle 18, il Museo di Storia Naturale ospita un convegno sulla giustizia riparativa. Magistrati, docenti e operatori discuteranno il rapporto tra vittime, autori dell’offesa e comunità, con un approfondimento sulle pratiche attivate a Verona.

La giustizia riparativa a Verona sarà al centro di un convegno venerdì 30 ottobre 2026, dalle 14.30 alle 18, nella Sala Sandro Ruffo del Museo di Storia Naturale, in Lungadige Porta Vittoria 9. Il titolo dell’incontro è “La giustizia riparativa. Una nuova idea di pacificazione tra vittima, autore dell’offesa e comunità”.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Verona insieme all’Ordine degli Avvocati, al Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Verona, al centro Neg2Med e alla Fondazione Don Calabria per il Sociale. Il programma mette a confronto prospettive giudiziarie, ricerca universitaria ed esperienza degli operatori.

Nel presentare l’appuntamento, il Comune descrive la giustizia riparativa come uno spazio di confronto volontario e protetto, accompagnato da mediatori, nel quale considerare le conseguenze dell’offesa per le persone coinvolte e per la comunità. L’attenzione del convegno sarà rivolta al riconoscimento di quelle conseguenze e alle possibilità di ricostruire relazioni.

Giustizia riparativa a Verona, gli interventi e la formazione

I saluti istituzionali sono affidati a Stefania Zivelonghi, assessora alla Legalità e sicurezza, a Mauro Regis, presidente dell’Ordine degli Avvocati, e a Giuseppe Comotti, direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche. Il consigliere dell’Ordine e avvocato Claudio Avesani introdurrà e modererà i lavori.

Franca Mangano, presidente dell’ottava sezione civile della Corte d’Appello di Roma, affronterà i principi del modello riparativo. Marco Bouchard, presidente di Rete Dafne, parlerà del riconoscimento dei fatti e delle persone nei percorsi di riparazione.

Seguiranno Elisa Lorenzetto, docente dell’Università di Verona, con un intervento sulla difesa penale, e Adolfo Ceretti, criminologo dell’Università di Milano-Bicocca, sul tema della giustizia come incontro. Silvio Masin, del Centro di Giustizia Riparativa del Comune, illustrerà le pratiche quotidiane sviluppate a Verona.

L’appuntamento si inserisce nel percorso cittadino che comprende la Cittadella della Giustizia intitolata a Tina Anselmi, dove trovano spazio servizi dedicati anche alla giustizia riparativa e al sostegno delle vittime.

Per gli avvocati sono previsti tre crediti formativi in diritto processuale penale; l’iscrizione avviene attraverso Riconosco. L’accreditamento per i commercialisti è invece ancora in corso, secondo quanto comunicato dagli organizzatori.

Pavia, armi e svastiche in casa: arrestato 19enne

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(Adnkronos) – Fucili e pistole, ma anche sciabole, coltelli, tirapugni e manganelli: è un arsenale quello trovato dalla polizia all’interno dell’abitazione di un 19enne residente nel Pavese, arrestato questa mattina per detenzione illegale di armi comuni da sparo. Il giovane è indagato anche per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. 

In casa, oltre alle armi, aveva anche riproduzioni e manuali di Hitler e Mussolini, bandiere con la svastica, materiali di propaganda con le croci celtiche, simboli delle Ss e una skull mask, la maschera indossata dagli iscritti ai gruppi virtuali eversivi. 

Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano e condotte dalla sezione antiterrorismo della Digos milanese, insieme ai colleghi di Pavia e in sinergia con il servizio per il contrasto del terrorismo e dell’estremismo interno della Dcpp, sono collegate a quelle che hanno portato lo scorso 22 aprile nell’arresto di un altro 19enne di Pavia, finito ai domiciliari per aver amministrato la chat ‘Terza Posizione’, in cui veniva fatta propaganda di matrice neofascista, neonazista e antisemita. “Secondo me basta aspettare e un giorno useremo la testa di ogni singolo ebreo come palla da calcio”, uno dei messaggi che circolava nella chat al centro dell’inchiesta della Digos di Milano, che aveva portato nello scorso aprile anche a 14 perquisizioni (nove nei confronti di minori) in tutta Italia. 

Proprio analizzando il device sequestrato al giovane estremista che amministrava il gruppo, gli investigatori sono arrivati al coetaneo arrestato oggi. Il 19enne attraverso il suo profilo social avrebbe manifestato “posizioni d’area skinhead particolarmente radicali” – sottolinea in una nota la Questura di Milano – e diffuso diversi contenuti multimediali. La cosa più allarmante erano però le manifestazioni violente e discriminatorie, in cui faceva sapere di avere disponibilità di armi da fuoco. 

Ed era proprio così: nella sua casa questa mattina sono stati trovati e sequestrati dai poliziotti una pistola Fn Herstal modello 1906 calibro 6.35, una seconda pistola Fn Herstal mod. 1910 calibro 6964, un fucile automatico Marocchi modello Sm66 calibro 9 Flobert, due sciabole, diversi coltelli e pugnali, una tirapugni, un’ascia, un martello, un manganello e una pistola giocattolo senza tappo rosso. Nella sua camera da letto, inoltre, i poliziotti della Digos della Questura di Milano hanno trovato tutto il materiale di propaganda neonazista, tra cui le svastiche e le riproduzioni di Hitler e Mussolini. Il 19enne, su disposizione della Procura di Pavia, è stato arrestato per detenzione illegale di armi comuni da sparo e portato nel carcere di Voghera, in attesa della convalida del gip. 

 

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cronaca

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Galà delle associazioni a Verona: il 23 ottobre docufilm e Lisa Agnelli al Teatro Camploy

Venerdì 23 ottobre, alle 20.30, il Teatro Camploy ospita il terzo Galà delle Associazioni della Prima Circoscrizione. Per la prima volta un docufilm raccoglierà le testimonianze dei volontari del territorio. La serata, a ingresso gratuito, comprende l’esibizione della violinista pop Lisa Agnelli.

Il Galà delle Associazioni torna al Teatro Camploy di Verona venerdì 23 ottobre 2026, alle 20.30. La terza edizione, promossa dalla Prima Circoscrizione, affianca alle testimonianze del volontariato cittadino la musica della violinista pop Lisa Agnelli.

La novità è la proiezione di un docufilm realizzato attraverso i racconti dei volontari e delle volontarie delle associazioni del territorio. È la prima volta che il Galà propone questo formato, con l’intento di mostrare il lavoro quotidiano di chi dedica tempo ed energie alla comunità.

L’appuntamento è aperto a tutta la cittadinanza. La serata del Galà al Camploy è a ingresso gratuito e si svolgerà nel teatro di via Cantarane 32. La scheda comunale indica una capienza massima di 300 posti.

Galà delle Associazioni, il volontariato raccontato dai protagonisti

Il progetto vuole valorizzare il patrimonio di relazioni e aiuto reciproco costruito dalle associazioni della Prima Circoscrizione. Nel docufilm il punto di vista sarà quello delle persone che operano sul territorio: le loro esperienze sono il materiale da cui nasce il racconto cinematografico.

La realizzazione dell’evento è stata possibile grazie alla collaborazione di ViveVisioni Progetto Ri-Ciak. La presidente dell’associazione, Jaya Chiara Zambelli, ha partecipato alla presentazione del programma, tenuta il 14 ottobre.

Andrea Avanzi, presidente della commissione Sociale e terzo settore della Circoscrizione, sottolinea che l’obiettivo della serata è dare visibilità a ciò che le persone costruiscono attraverso solidarietà, relazioni e sostegno reciproco. Il Galà propone così di mettere al centro l’impegno civico quotidiano, portandolo davanti al pubblico del teatro.

Alle immagini e alle testimonianze si affiancherà l’esibizione di Lisa Agnelli. La violinista pop è la protagonista musicale dell’appuntamento, che unisce la proiezione del docufilm a una proposta dal vivo.

“Spietato e calcolatore con un insaziabile appetito sessuale”: le durissime accuse in tribunale a Russell Brand

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(Adnkronos) –
Russell Brand era un “predatore sessuale” che agiva in modo “spietato”: è l’accusa formulata dalla procura britannica all’apertura del processo a carico dell’attore e comico, imputato per tre capi di stupro, tre di aggressione sessuale e uno di atti osceni. Brand, 51 anni, nega tutte le accuse.  

I fatti contestati riguardano sei donne e si sarebbero verificati nell’arco di dieci anni, tra il 1999 e il 2009. Nel corso dell’udienza inaugurale, davanti alla Southwark Crown Court di Londra, la procuratrice Riel Karmy-Jones ha sottolineato che le denuncianti “non si conoscevano” e non si erano mai incontrate, sostenendo che le loro testimonianze siano emerse in modo indipendente. 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Brand avrebbe mostrato un comportamento insistente e indiscriminato nei confronti delle donne. “Il suo desiderio di una qualche forma di contatto sessuale era indiscriminato e insaziabile”, ha dichiarato la procuratrice davanti alla giuria. L’accusa ha inoltre descritto l’imputato come una persona capace di mostrarsi gentile, divertente e affascinante quando voleva ottenere qualcosa, ma anche esigente e convinta di avere diritto a soddisfare ogni proprio desiderio. 

La prima denunciante, riferisce la Bbc, afferma di aver incontrato Brand nel 1999, prima che diventasse famoso, durante un evento collaterale alla conferenza del Partito laburista britannico. Secondo la procura, in quell’occasione l’uomo l’avrebbe violentata. Interrogato dalla polizia in merito all’episodio, Brand avrebbe dichiarato di non ricordare il fatto, aggiungendo di non ricordare il nome della donna e di non aver mai avuto rapporti sessuali non consensuali.  

La seconda donna lavorava per MTV quando, secondo la sua testimonianza, sarebbe stata vittima di un’aggressione sessuale. La procura ha riferito che Brand le avrebbe chiesto indicazioni per raggiungere i servizi igienici e, una volta arrivati, avrebbe cercato di convincerla a entrare con lui, afferrandole l’avambraccio. La donna avrebbe opposto resistenza.  

La terza denunciante sostiene di essere stata violentata oralmente in un bagno dopo aver incontrato il comico a una festa nel 2004. La donna avrebbe inoltre riferito di essere stata afferrata al seno durante la conversazione e successivamente trascinata verso i servizi igienici. In un altro episodio, durante uno spostamento in auto, Brand le avrebbe rivolto richieste sessuali esplicite, alle quali lei avrebbe risposto negativamente.  

Una quarta donna ha dichiarato che, nel 2004 o nel 2005, Brand l’avrebbe spinta contro una parete negli uffici dell’emittente Capital Radio, baciandola con violenza e afferrandola al seno, ai fianchi e ai glutei. La donna sarebbe riuscita ad allontanarlo. La quinta contestazione riguarda un episodio che sarebbe avvenuto dopo che la donna aveva incontrato Brand durante un suo spettacolo all’Hammersmith Apollo di Londra, nel 2009. Secondo la procura, dopo un primo incontro sessuale consenziente, in una successiva occasione l’attore l’avrebbe violentata analmente. 

La giuria ha ascoltato anche il contenuto di alcuni messaggi che i due si sarebbero scambiati nell’estate successiva. In uno di questi, Brand avrebbe scritto: “Voglio spingerti oltre”. La donna avrebbe risposto di essere già stata spinta troppo oltre e di essere stata trattata “come un animale”. Secondo quanto riferito in aula, lui avrebbe replicato: “Mi dispiace”. La sesta denunciante accusa Brand di aggressione sessuale. La donna, impegnata in un incarico di lavoro nel 2009, sostiene che l’attore le avrebbe chiesto un massaggio e che, in seguito, avrebbe compiuto gesti a sfondo sessuale nei suoi confronti. 

La procura ha riferito che, nel corso degli interrogatori del 2023, Brand aveva negato di aver mai avuto rapporti sessuali non consensuali. L’attore avrebbe inoltre sostenuto che le accuse fossero state reinventate o immaginate dopo la diffusione di un documentario a lui dedicato e le successive notizie pubblicate dalla stampa. Brand si è presentato in tribunale accompagnato dalla moglie Laura. Il procedimento è appena iniziato e le contestazioni dovranno essere esaminate nel corso del dibattimento. Il processo dovrebbe durare sei settimane.  

Brand è diventato noto nel Regno Unito come comico e conduttore televisivo, raggiungendo la popolarità con programmi come Big Brother’s Big Mouth e con le trasmissioni radiofoniche per emittenti quali Bbc Radio 2 e Bbc 6 Music. Successivamente ha intrapreso una carriera cinematografica internazionale, recitando in film come Forgetting Sarah Marshall e Get Him to the Greek. Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto ai podcast e vive in Florida, negli Stati Uniti. (di Paolo Martini) 

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