martedì, Settembre 8, 2026
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Pride di Belgrado, 25 anni dopo il corteo torna alle origini

Il Pride di Belgrado celebra 25 anni riprendendo lo slogan del 2001. Il corteo ha attraversato pacificamente il centro tra richieste di diritti e contestazioni.

Il Pride di Belgrado ha celebrato il venticinquesimo anniversario tornando simbolicamente alle origini. La manifestazione del 5 settembre ha ripreso lo slogan del primo corteo del 2001, “C’è posto per tutti noi”, per sottolineare sia i progressi compiuti sia le richieste della comunità Lgbtq+ rimaste ancora senza risposta.

Pride di Belgrado: il percorso e le richieste

Il corteo è partito dal parco Manjež e ha attraversato il centro della capitale serba, passando davanti al palazzo del governo e in vista del Parlamento. Come riferisce ANSA nella cronaca pubblicata il 5 settembre, la manifestazione si è svolta pacificamente e con una partecipazione significativa, sotto la protezione di cordoni di polizia nei punti considerati più delicati.

Ad aprire la marcia uno striscione arcobaleno con lo slogan scelto per l’anniversario. Madrina dell’edizione 2026 è stata Danica Vučenić, giornalista dell’emittente d’opposizione N1. Nel suo intervento davanti alla sede del governo ha richiamato il clima politico e sociale del Paese, denunciando violazioni dei diritti umani e attacchi contro persone Lgbtq+.

Gli organizzatori chiedono risposte su otto punti, tra cui il riconoscimento delle unioni civili e dei generi. Il confronto con il 2001 resta centrale: il primo tentativo di Pride nella capitale serba fu travolto dalla violenza di nazionalisti e hooligan e venne ricordato come “Pride del sangue”. Oggi il corteo è autorizzato, protetto e molto più visibile, ma gli attivisti ritengono incompleto il percorso legislativo.

Durante la manifestazione si è registrata anche una contestazione davanti alla chiesa dell’Ascensione, dove alcuni religiosi e laici hanno esposto croci, icone e un’immagine di Ratko Mladić. Non sono stati segnalati scontri lungo il percorso.

La marcia si è conclusa nuovamente al parco Manjež con un concerto. L’anniversario ha così unito memoria e rivendicazione: la distanza dalla violenza del 2001 appare evidente, mentre resta aperto il confronto politico sul riconoscimento effettivo dei diritti.

Neonata salvata a Castelmassa: decisivi il medico e il Suem 118

Una neonata salvata a Castelmassa grazie al rapido intervento di un medico della continuità assistenziale e del Suem 118. La Regione ricorda come comportarsi nelle emergenze.

Una neonata salvata a Castelmassa dopo un grave episodio di soffocamento: è accaduto nella notte tra il 2 e il 3 settembre nella sede della Continuità assistenziale ospitata nella nuova Casa della Comunità dell’Ulss 5 Polesana. Il pronto intervento del medico di turno, seguito dall’arrivo del Suem 118, ha permesso alla piccola di riprendere a respirare.

Neonata salvata a Castelmassa: quindici minuti decisivi

Secondo quanto ricostruito nel comunicato della Regione del Veneto del 5 settembre, la bambina è arrivata nella struttura cianotica, priva di coscienza e senza respiro a causa dell’ostruzione delle vie aeree. Il dottor Giuseppe Puliafito ha avviato immediatamente le manovre di disostruzione e rianimazione, proseguite per circa quindici minuti.

La neonata ha quindi ripreso a respirare, piangere e recuperare un colorito normale. Poco dopo il personale del Suem 118 l’ha trasferita in ospedale per gli accertamenti e le cure necessarie. Puliafito è uno specializzando al secondo anno in Medicina fisica e riabilitativa a Verona e presta servizio da due anni nella continuità assistenziale dell’Ulss 5 Polesana.

L’episodio mette in luce il valore della preparazione del personale sanitario e della rapidità della catena dei soccorsi. In situazioni critiche resta essenziale contattare subito il numero 118 o raggiungere il Pronto soccorso, senza rivolgersi a strutture destinate all’assistenza non urgente. Sul tema della risposta alle emergenze, VeronaOnline ha raccontato anche l’intervento dei soccorritori per il ritrovamento avvenuto a Peschiera del Garda.

Il presidente della Regione Alberto Stefani ha ringraziato il medico e gli operatori del Suem, sottolineando che il coordinamento tra professionisti può fare la differenza nei minuti più delicati. Ha inoltre ricordato che le Case della Comunità offrono servizi sanitari di prossimità, ma non sostituiscono i percorsi previsti per le urgenze.

Apiarium Dolomiti, a Pedavena un percorso tra api, arte e natura

Apiarium Dolomiti apre a Pedavena come percorso esperienziale dedicato ad api, biodiversità e apicoltura di montagna, con attività accessibili per scuole, famiglie e visitatori.

L’Apiarium Dolomiti ha aperto a Pedavena, ai piedi delle Dolomiti Bellunesi e vicino al Parco nazionale. Il nuovo percorso della Casa di Maia unisce apicoltura, arte, divulgazione scientifica e turismo lento, con proposte rivolte a scuole, famiglie e visitatori di ogni età.

Apiarium Dolomiti: un’esperienza accessibile tra gli alveari

L’inaugurazione si è svolta sabato 5 settembre alla presenza dell’assessore regionale Dario Bond, del sindaco Nicola Castellaz e delle autorità locali. Secondo il resoconto pubblicato da Bellunopress, il progetto nasce nella fattoria didattica riconosciuta dalla Regione del Veneto e punta a raccontare il ruolo degli impollinatori attraverso un approccio non convenzionale.

Il percorso comprende murales scientifico-artistici firmati da Pavel Nilov, attività sensoriali basate su tatto, gusto e olfatto, approfondimenti per adulti e ragazzi, una sala multimediale che ricrea la vita nell’alveare e un laboratorio del miele visibile attraverso una vetrata affacciata sulle arnie. Le esperienze sono state progettate anche per persone con disabilità.

L’obiettivo non è soltanto mostrare come si produce il miele. L’Apiarium vuole far conoscere l’organizzazione delle colonie, il valore delle api per l’ecosistema e il legame tra apicoltura di montagna e biodiversità. Il contesto comprende fiori melliferi e un piccolo laghetto naturale, seguendo i principi dell’educazione all’aperto.

La struttura amplia l’offerta di turismo educativo del Bellunese, proponendo una visita che combina paesaggio, conoscenza e degustazione. La Casa di Maia, aderente all’Associazione assaggiatori miele italiana, organizza infatti anche percorsi guidati dedicati ai mieli monoflora. L’attenzione pubblica al settore è cresciuta anche grazie agli interventi regionali a sostegno dell’apicoltura.

Per Michela Centeleghe, titolare della Casa di Maia, l’inaugurazione conclude un lungo lavoro ma apre una nuova fase destinata alla comunità. L’idea è fare dell’Apiarium un luogo vivo, dove la visita turistica diventa occasione per comprendere meglio l’ambiente e imparare dal comportamento delle api.

Freddie Mercury, 80 anni fa nasceva la voce leggendaria dei Queen

Freddie Mercury, 80 anni fa, nasceva a Zanzibar. La voce dei Queen continua a influenzare generazioni di artisti e fan, tra musica, cinema e celebrazioni internazionali.

Freddie Mercury, 80 anni fa, nasceva a Zanzibar il 5 settembre 1946. Il cantante dei Queen, morto a Londra il 24 novembre 1991 a soli 45 anni, resta una delle figure più riconoscibili e influenti della musica internazionale.

Freddie Mercury, 80 anni di un mito della musica

Nato Farrokh Bulsara in una famiglia di origine parsi e cresciuto anche in India, Mercury trasformò la propria identità artistica insieme alla band fondata nel 1970 con Brian May e Roger Taylor, cui si aggiunse l’anno successivo John Deacon. La sua voce, la teatralità e la capacità di dominare il palco hanno definito il suono e l’immagine dei Queen.

Nel ritratto pubblicato da ANSA il 5 settembre, emerge il contrasto tra la presenza scenica istrionica e la riservatezza con cui il cantante proteggeva la propria vita privata. La malattia rimase segreta fino agli ultimi giorni, in un periodo in cui l’Aids era ancora poco conosciuto e disponeva di terapie molto limitate.

La scrittura di Mercury combinava melodramma, rock e pop. “Bohemian Rhapsody”, “Somebody to Love”, “We Are the Champions”, “The Show Must Go On” e “Under Pressure” continuano a essere ascoltate da generazioni diverse. La performance dei Queen al Live Aid del 1985 è considerata uno dei momenti più celebrati della storia dei concerti.

Il legame con l’Italia comprende anche la partecipazione al Festival di Sanremo del 1984, quando la band presentò “Radio Ga Ga” e Mercury contestò platealmente l’obbligo del playback. Quell’episodio contribuì a consolidare l’immagine di un artista insofferente alle convenzioni.

Nell’anno dell’ottantesimo anniversario, Montreux ospita i Freddie Days con musica, incontri e una mostra fotografica dedicata ai Queen. Anche il cinema rinnova il ricordo della band riportando sul grande schermo lo storico concerto di Budapest del 27 luglio 1986. Il mito di Mercury resta così vivo non soltanto nella memoria, ma nelle nuove occasioni con cui pubblico e artisti riscoprono la sua eredità.

Il razzo Spectrum raggiunge l’orbita: svolta per l’accesso europeo allo spazio

L’accesso europeo allo spazio compie un nuovo passo con il secondo lancio di Isar Aerospace dal centro di Andøya, in Norvegia. Il razzo Spectrum ha raggiunto l’orbita trasportando per la prima volta carichi di clienti, un risultato che rafforza la prospettiva di un servizio commerciale europeo indipendente.

Accesso europeo allo spazio, Spectrum raggiunge l’orbita

La Commissione europea ha annunciato il successo il 5 settembre, definendolo il primo volo orbitale di un razzo sviluppato da un’azienda privata e lanciato dall’Europa continentale. La missione, denominata “Onward and Upward”, aveva anche lo scopo di qualificare i sistemi del vettore in condizioni operative reali.

A bordo erano presenti cinque CubeSat e una missione sperimentale. I dati raccolti serviranno a perfezionare l’industrializzazione di Spectrum e a preparare una nuova offerta europea nel mercato dei lanciatori, oggi dominato da operatori statunitensi e asiatici.

Isar Aerospace ha ricevuto nel 2022 il premio europeo EIC Horizon per i lanci spaziali a basso costo, accompagnato da dieci milioni di euro. Il sostegno rientra nella strategia dell’Unione per favorire nuovi operatori, ridurre i tempi di accesso al mercato e rafforzare la sovranità tecnologica.

L’autonomia nei lanci non riguarda soltanto l’industria aerospaziale. Navigazione satellitare, telecomunicazioni, osservazione della Terra e servizi di sicurezza dipendono dalla disponibilità di infrastrutture affidabili. Per questo Bruxelles propone di sostenere nel bilancio 2028-2034 l’aggregazione della domanda, gli acquisti congiunti di servizi e lo sviluppo delle strutture a terra.

La missione si collega al più ampio dibattito sul ruolo italiano ed europeo nel settore, già richiamato nell’analisi sulla leadership italiana nello spazio e sugli investimenti del Pnrr.

Il successo di Spectrum non conclude la fase di sviluppo: i prossimi voli dovranno dimostrare regolarità, capacità produttiva e sostenibilità economica. Rappresenta però un passaggio concreto verso un accesso europeo allo spazio più competitivo e meno dipendente da basi e fornitori esterni.

Cigno imbrattato nel Naviglio: ricoverato in condizioni critiche

Un cigno imbrattato nel Naviglio è stato ricoverato al centro Lipu La Fagiana dopo lo sversamento di oli. I veterinari lo hanno stabilizzato, ma resta in condizioni critiche.

Un cigno imbrattato nel Naviglio è stato recuperato nel Milanese e trasferito al centro per la fauna selvatica Lipu La Fagiana di Pontevecchio di Magenta. L’animale, ricoperto da una sostanza oleosa, è arrivato in condizioni critiche dopo lo sversamento che ha interessato il corso d’acqua.

Cigno imbrattato nel Naviglio: le cure del centro Lipu

La responsabile del centro, Stefania Pulici, ha spiegato che il personale sanitario è riuscito a stabilizzare il cigno e ha eseguito un primo lavaggio del piumaggio. Come riferisce ANSA nella notizia pubblicata il 5 settembre, la sostanza copriva il corpo dell’animale dal collo fino al ventre e alle zampe.

Dopo il trattamento di pulizia, il cigno è stato sistemato in una camera calda per favorire il recupero. La prognosi resta delicata, perché il contatto con oli e sostanze inquinanti può compromettere l’impermeabilità del piumaggio, la capacità di mantenere la temperatura corporea e, in caso di ingestione, anche gli organi interni.

Al centro è arrivata anche una tortora completamente imbrattata. L’uccello boccheggiava e, secondo gli operatori, potrebbe avere ingerito la sostanza: nonostante l’intervento, non è sopravvissuto. Il caso conferma la gravità delle conseguenze che uno sversamento può avere sulla fauna acquatica e sugli animali che vivono lungo le sponde.

La Lipu ha attivato il protocollo previsto per emergenze di questo tipo e ha rivolto un appello ai cittadini. Chi trova un animale sporco di olio non deve tentare di lavarlo o alimentarlo autonomamente: detergenti, manipolazioni e procedure improvvisate possono peggiorare le condizioni. È invece necessario contattare il centro di recupero competente o le autorità locali, indicando con precisione il luogo del ritrovamento.

Restano da accertare l’estensione dello sversamento e il numero di animali coinvolti. Il monitoraggio dell’area sarà decisivo per individuare altri esemplari in difficoltà e ridurre i rischi ambientali.

Transizione energetica italiana: un valore pari a 6 punti di Pil in 15 anni

La transizione energetica italiana potrebbe generare un valore pari a sei punti di Pil nei prossimi quindici anni. L’industria indica investimenti, competenze e reti come leve decisive.

La transizione energetica italiana può diventare una delle principali leve di crescita industriale del Paese. Secondo una stima illustrata dall’amministratore delegato di Siemens Italia, Floriano Masoero, il percorso verso un sistema produttivo più efficiente e sostenibile potrebbe valere complessivamente sei punti di prodotto interno lordo nei prossimi quindici anni.

Transizione energetica italiana: investimenti e competitività

L’indicazione è stata riportata da ANSA il 5 settembre. Masoero ha sottolineato che le imprese che investono nella trasformazione energetica mostrano tassi di crescita più elevati. Il dato non riguarda soltanto la produzione di energia rinnovabile, ma comprende anche l’elettrificazione dei processi, l’automazione, la digitalizzazione degli impianti e la riduzione degli sprechi.

Per il sistema industriale italiano la sfida consiste nel trasformare la spesa necessaria in un vantaggio competitivo. Tecnologie più efficienti possono ridurre i consumi, migliorare la produttività e limitare l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi energetici. Allo stesso tempo servono reti adeguate, procedure autorizzative più rapide e competenze tecniche diffuse.

Il tema interessa direttamente anche il settore automobilistico e la mobilità, già alle prese con l’elettrificazione e con una domanda ancora instabile. In questo quadro rientra il dibattito sull’andamento del mercato delle auto elettriche e sugli incentivi, che mostra quanto le decisioni industriali e quelle dei consumatori siano collegate.

La stima dei sei punti di Pil va letta come una proiezione di lungo periodo, non come un risultato automatico. Perché il potenziale si traduca in crescita concreta occorrono continuità nelle politiche, accesso al credito, investimenti nella formazione e una collaborazione stabile tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca. La capacità di misurare i risultati sarà essenziale per distinguere gli interventi realmente efficaci da quelli che producono soltanto costi aggiuntivi.

Rifiuti illegali in Croazia, 50mila persone protestano a Zagabria

La protesta per i rifiuti in Croazia porta circa 50mila persone nelle strade di Zagabria: al centro 37mila tonnellate di scarti industriali interrati vicino a Gospić.

La protesta rifiuti Croazia ha riunito circa 50mila persone a Zagabria per chiedere la bonifica immediata di un sito contaminato alla periferia di Gospić, nella regione centrale della Lika. La mobilitazione è nata dopo la scoperta di decine di migliaia di tonnellate di rifiuti industriali, in parte pericolosi, accumulati e interrati nel terreno.

Protesta rifiuti Croazia: richieste e indagini

Come riferisce la ricostruzione pubblicata il 5 settembre dal Fatto Quotidiano, la manifestazione è stata organizzata dall’iniziativa civica Gospić je naš dom. I partecipanti hanno chiesto tempi certi per la rimozione dei materiali e un monitoraggio costante dell’area. Gli organizzatori hanno sottolineato il carattere apartitico dell’iniziativa, alla quale hanno aderito esponenti di schieramenti diversi.

Nel sito sarebbero presenti circa 37mila tonnellate di scarti. Secondo l’inchiesta dell’ufficio anticorruzione croato Uskok, tra il 2022 e il 2024 sarebbero arrivati illegalmente anche rifiuti provenienti dall’Italia e dalla Slovenia. Le analisi svolte nell’ambito dell’indagine avrebbero inoltre individuato PFAS nelle acque sotterranee a valle dell’area. Il tema degli interventi necessari nei territori esposti ai PFAS riguarda da vicino anche il Veneto.

Il governo guidato da Andrej Plenković ha promesso di accelerare la bonifica. Il premier ha sostenuto che, sulla base dei controlli disponibili, l’acqua della rete idrica resta potabile e non emergono pericoli immediati per la popolazione. Zagabria ha inoltre annunciato l’intenzione di trasferire all’estero circa 30mila tonnellate di materiali, poiché nel Paese non esisterebbero impianti adeguati per il loro trattamento.

Il Parlamento croato ha chiesto controlli continuativi su acqua, suolo e aria, oltre a una relazione del governo entro 90 giorni. La pressione della piazza punta ora a trasformare gli annunci in un calendario verificabile di rimozione, trasporto e messa in sicurezza del sito.

Cinema italiano 2026, incassi in crescita e un’estate da record nelle sale

Gli incassi cinematografici del 2026 superano del 21,6% la media precedente alla pandemia. Le produzioni italiane raggiungono 12,9 milioni di presenze e la stagione estiva registra 20,8 milioni di spettatori, sostenuta anche dalle iniziative promozionali.

Il cinema italiano 2026 chiude la stagione estiva con numeri superiori alle attese e un confronto positivo anche rispetto agli anni precedenti alla pandemia. I dati illustrati durante la Mostra di Venezia indicano una crescita degli incassi, una maggiore presenza delle produzioni nazionali e una distribuzione del pubblico più equilibrata lungo l’anno.

Cinema italiano 2026, i numeri delle sale

Nel bilancio diffuso dal Ministero della Cultura il 4 settembre, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni segnala un aumento del 21,6% degli incassi al botteghino rispetto alla media del periodo precedente alla pandemia. Le produzioni italiane avrebbero raggiunto 12,9 milioni di presenze, con un incremento del 15,9%.

Il dato più evidente riguarda l’estate: le sale hanno totalizzato 20,8 milioni di spettatori, il risultato migliore registrato finora per la stagione. Il Ministero collega questa crescita anche a Cinema Revolution, l’iniziativa che consente di acquistare da giugno a settembre biglietti per i film nazionali al prezzo di 3,50 euro.

La campagna, arrivata al quarto anno, ha coinvolto nel 2026 circa 1,2 milioni di spettatori. L’obiettivo dichiarato è ridurre la tradizionale distanza fra ingressi invernali ed estivi, rendendo la programmazione cinematografica meno dipendente dai mesi più freddi e sostenendo la presenza dei titoli italiani nei periodi di maggiore concorrenza con altre forme di intrattenimento.

Il quadro sarà completato dalle giornate di Cinema in Festa, previste dal 21 al 24 settembre. Il confronto internazionale citato dal Ministero colloca inoltre l’Italia fra i pochi grandi mercati tornati sopra i livelli pre-Covid sia per incassi sia per presenze.

I risultati sono stati presentati nel contesto veneziano, mentre la città ospita appuntamenti, incontri e iniziative collegate alla rassegna: fra questi anche il recente programma dello spazio della Regione del Veneto alla Mostra del Cinema.

La crescita non elimina le differenze fra territori, singole sale e tipologie di film, ma offre un’indicazione sulla capacità del pubblico di tornare al cinema quando programmazione, prezzo e promozione lavorano insieme. Per il settore, la sfida sarà trasformare il risultato estivo in una tendenza stabile.

Estate 2026 in Veneto, caldo oltre i livelli del 2003

L’estate 2026 in Veneto potrebbe aver superato, seppure di poco, persino quella del 2003 per temperatura media. Le analisi diffuse il 5 settembre dalla Regione del Veneto descrivono una stagione segnata da tre grandi ondate di calore, lunghi periodi di afa e piogge complessivamente inferiori alla norma.

Il dato più significativo non riguarda un singolo picco, ma la persistenza delle anomalie lungo tutto il trimestre giugno-agosto. Giugno ha registrato temperature medie regionali superiori di 3,1 °C rispetto al riferimento 1991-2020. Nell’ultima decade del mese, le massime hanno superato la norma di 6,7 °C, mentre le precipitazioni sono risultate inferiori del 15% su scala regionale e del 34% in pianura.

Anche luglio è stato il quarto più caldo della serie storica, con una media di 2,1 °C oltre la norma. In pianura si sono contate mediamente 15 notti tropicali e 24 giornate sopra i 30 °C. Agosto ha poi chiuso la stagione come il secondo più caldo mai registrato in Veneto, con una temperatura media regionale superiore di 3,2 °C alla norma e valori molto vicini al primato del 2003.

Estate 2026 in Veneto: caldo persistente e notti tropicali

L’estate 2026 in Veneto ha prodotto anche due delle più lunghe e intense fasi di disagio da caldo e umidità mai rilevate nella regione. La seconda, tra il 27 luglio e il 13 agosto, è durata 18 giorni consecutivi. In alcune località l’indice Humidex ha superato i 50 °C, raggiungendo un massimo di 53,7 °C a Roverchiara.

Le notti tropicali sono state un altro segnale della continuità del caldo. Ad agosto, in pianura, la media è salita a 18 notti con minime mai inferiori ai 20 °C: tredici in più rispetto al valore normale e sei volte il livello medio degli anni Novanta. A Chioggia e Pila-Porto Peschereccio il fenomeno ha interessato 30 notti su 31.

Alla scarsità delle piogge si sono alternati temporali localmente violenti, con grandine e raffiche di vento che il 28 agosto hanno superato i 100 chilometri orari in alcune zone della pianura. In montagna sono proseguiti la fusione dei ghiacciai, il degrado del permafrost e l’arretramento del terreno gelato: al Piz Boè, a 2.900 metri, alla fine di agosto non ne risultava più.

Secondo l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini, questi dati rafforzano la necessità di investire in adattamento e prevenzione per ridurre gli effetti sulle risorse idriche, sull’agricoltura, sulle città, sugli ecosistemi e sulla sicurezza del territorio. Il quadro stagionale aiuta inoltre a leggere l’allerta caldo prevista in Veneto per domenica 6 settembre, dalla quale restano escluse le aree montane.